martedì 20 dicembre 2011

Approccio al doppio derby d'Italia

Il calendario del campionato italo-celtico Pro12 propone durante le festività il doppio derby d'Italia tra Aironi e Benetton.
L'interessante back-to-back  ha già avuto la "prima" nella stagione scorsa ed esisteva prima dell'arrivo delle italiane. L'idea era stata introdotta dalle scozzesi Edinburgh e Glasgow; visto il successo, la Union ha istituito un premio, quasi fosse un mini-torneo interno scozzese, è la 1872 Cup sponsorizzata Greaves Sports, che un tempo andava alla vincitrice del campionato nazionale.
Un derby resta sempre un derby a prescindere dai premi, ma troviamo sarebbe una buona idea copiare gli scozzesi mettendo in palio una coppa nel doppio derby italiano. Senza rubare il trofeo all'Eccellenza: una nuova, magari di quelle che cambino bacheca ogni volta che si conquistano, coi nomi incisi sul basamento.
Idea che buttiamo lì: se ci pensavano prima, i federali nostrani potevan fare un figurone presso le Altissime Sfere Nazionali (Coni e più su ancora), titolandolo "Trofeo del Centocinquantenario". Troppo tardi; del resto secondo il Presidente Federale "le italiane sono in Celtic League per sviluppare gli atleti della Nazionale", la priorità mica son le vittorie.

Tant'è, torniamo sul campo: un derby è sempre un derby si diceva, l'incertezza regna sovrana. L'anno scorso seguimmo live le due sfide: alla Vigilia fu 15-10 a Treviso, con gli Aironi a segnare l'unica meta e andare due volte avanti nel punteggio; a Capodanno fu 15-16 a Viadana, una partita vinta per un pelo dall'esperienza e dalla panchina più lunga dei Benettoniani.
Già allora i due team arrivavano da percorsi affatto diversi: Aironi con zero vittorie in dieci incontri (la prima arrivò alla 17' giornata), mentre Benetton aveva già strappato diversi scalpi celti, sfruttando l'effetto sorpresa e la saldezza casalinga. La storia si ripete quest'anno come evidenziato nel post precedente.  Il morale degli Aironi è sotto i tacchi, c'è aria di sbandamento, la squadra si esprime solo a sprazzi, si rumoreggia apertamente di spogliatoio spaccato e di prossima sostituzione dell'allenatore.
Lasciamo la "Marca Gaudiosa et Amorosa" e proviamo a tuffarci nei problemi della Bassa Padana: cosa sta succedendo a Viadana?

Nonostante le difficoltà economiche, non si può dire che la società mantovana sia rimasta ferma rispetto alla stagione precedente. In un organico di livello (18 convocati su 34 al recente raduno Azzurro) sono stati innestati nomi prestigiosi italiani: Masi, Orquera, Ongaro, stranieri: Sinoti Sinoti, Viljoen, Keats, Naas Olivier e giovani interessanti: Trevisan, Venditti, Romano, Furno, d'Apice, più i recuperi di Quartaroli e Favaro.
Se quantitativamente stan bene, dubbi emergono sulla qualità, in specie in cabina di regìa: un po' come gli Azzurri. I "nazionalisti" che nel rugby non mancano,  indicano come causa prima un gruppo di stranieri che non stanno rendendo secondo la loro fama. Incredibile in effetti vedere un rinomato cecchino come Naas Olivier fallire in modo marchiano i piazzati a Monza, nel secondo tempo della partita di Heineken Cup.  
Anche nel comparto Azzurri le cose non vanno granché bene: Masi è l'ombra del MVP dello scorso Sei Nazioni, continua a schiantarsi contro le difese come un moscone sulla lampada; la prima linea dei Perugini, Staibano, Aguero fatica, tutta la seconda linea Azzurra coi Bortolami, Del Fava e Geldenhuys annaspa tra acciacchi e alternanze, i limiti di  Orquera e Ongaro sono evidenti. S'è aggregato nel tempo un "clan senatoriale Azzurro" fatto di tante esperte primedonne, quasi tutte a fine carriera e quindi anche un po' "gelosette" dei giovani virgulti che scalpitano dietro di loro. Tant'è che solo Trevisan riesce a trovar spazio regolare.
Mettici anche, secondo l'accusa, un coaching team incapace di gestire i rapporti interni o forzare alternative, e un game plan poco interiorizzato, che si sgretola sempre più  a ogni gara che passa: penosi gli Aironi contro l'Ulster, un gioco che si allargava lento e senza varianti, scontato, prevedibile e poco duraturo oltre la quarta/quinta fase, tutto strappi e iniziative personali. E poco determinato in difesa.

Per quel che sembra a noi che siamo lontani e vediamo sfocato, il problema ci pare però diverso da uno meramente tecnico. Tanto per cominciare gli Aironi hanno un problema di leadership in campo. A dirla tutta, un "trascinatore naturale" ce l'avevano: era Nick Williams, mostruoso maori 28enne, un nr.8 da 1,92m per 12okg proveniente da Munster e prima dagli Auckand Blues. Questo signore è il secondo metaman della Lega Pro12, con cinque marcature in sei partite e mezza giocate, dietro solo a Timbo Visser: una in più di Nitoglia, due più di Brendan Williams che pure sono trequarti, in forma e in una squadra che vince di più. Williams purtroppo s'è infortunato: con lui nelle prime giornate gli Aironi perdevano alla seconda giornata in casa con Ulster per soli sei punti (ne han presi 26 nel weekend) e poi battevano Edinburgh alla quarta, ma dalla sesta giornata in poi senza il nr.8 è una frana progressiva.

Guarda il caso, Nick Williams con Pizarro è l'unico straniero confermato dalla scorsa stagione. Gli altri non ci sono più, cancellando in alcuni casi anni di integrazione e bagaglio tecnico; quanto ai nuovi, tutti con splendidi curriculum, quando tratti qualcuno da mercenario (contratti annuali, limiti all'utilizzo per via delle regole Fir etc.) quel che ottieni è un mercenario.
Anche gli Azzurri, vecchi e nuovi, calati spesso "spintaneamente" via Fir, han giocoforza dei legami laschi con la bandiera; abbiamo tante esperte "primedonne", sovrapposizioni di ruolo, leadership sottoposte a veti incrociati, lo svantaggio di frenare implicitamente le opportunità per giovani rampanti.
No, non ci pare sia la qualità a mancare a Viadana. Più che un problema tecnico, manca piuttosto il senso della missione da compiere, il "che ci faccio io qui", la motivazione, l'amalgama, ciò che rende "squadra" un insieme di bravi Professionisti.

In tale scenario, sicuri sia un problema del coaching team? Sostituirlo ora sa di misura alla calcio ignorante, "per dare un segnale allo spogliatoio". Tra l'altro, che disastro parlarne prima di un doppio derby, l'appuntamento cardine di tutta la stagione!
Per metterci chi poi?  L'unica figura interna carismatica e rispettata ci risulta sia ancora Bernini (a Monza una regìa Sky maliziosa lo inquadrava  in tribuna, assieme  all'ultimo arrivato Mauro Bergamasco); il vincitore se non sbagliamo dell'unico trofeo nella bachecha viadanese (un Super10), non s'è rivelato però un grande esperto di rugby internazionale. Si sentono in giro sparate alla totomercato su Mallett piuttosto che Mallinder passando per Munari o Cuttitta, o più realisticamente sul noto coach della vicina Calvisano che bene sta facendo in Eccellenza; poi c'è la Francia: Jacques Brunel s'è portato dei numeri in rubrica, i giornali parlano dei recentemente segati Delmas e Gajan, quest'ultimo con trascorsi scudettati italiani. E se lo scrivono i giornali ... (sarcasmo).

Il punto a nostro avviso è un altro. Lo insegna proprio Treviso: le soluzioni non si improvvisano, partono da lontano. Quando in campo serve dar di più del "minimo sindacale", ci vuole attaccamento alla maglia. Questa nasce e si corrobora solo con politiche societarie lungimiranti e coerenti, attente al  lato umano, vòlte a dare stabilità e certezze a chi se lo meriti (invece di rispedirli in Sudafrica a fine spremitura ...). E' un qualcosa che pertiene alla organizzazione e al management della Società. Non è solo una questione tecnica, economica o peggio, politico-federale come pensano in tanti.
 Lo  "spirito di squadra" e la sua trasmissione ai "nuovi" non si improvvisa.
E' più chiaro allora che a Viadana il vero problema non siano certo i "brocchi" stranieri o i "bolliti" italiani, come qualcuno sostiene?
A Viadana dove l'orgoglio non manca, a nostro modestissimo avviso servirebbe un sano esame di coscienza societario che faccia emergere la bandiera del club e con essa una identità meglio definita di quella un po' nebulosa odierna.
Qual'è la Missione degli Aironi Celti? Far da parking lot federale per veterani e prospetti Azzurri in cerca di fissa dimora o qualcosa di più? Fino a ieri la Fir premiava questo allineamento muto e obbediente, ora ci sono le dichiarazioni di Jacques Brunel sul bisogno che la Nazionale ha di franchigie di successo. Con esplicito riferimento "interventista": "E' fondamentale che gli Aironi ottengano più risultati positivi. Vogliamo collaborare perché ciò accada". Parla così non per altruismo, ha solo compreso che a continuare come sempre, la Nazionale oltre l'ultimo posto nel Sei Nazioni non arriva.
Un interventismo che a nostro avviso Brunel intende declinare "alla scozzese", dove il Cuttitta federale di turno spende il suo tempo presso le franchigie celtiche e non si dedica solo ai raduni della nazionale. Tutto poi può essere, ma sinceramente saremmo stupiti se si arrivasse invece all'ingresso ufficiale della Fir, già domina occulta, nella compagine societaria degli Aironi, creando una autentica "franchigia federale". Lo è già così ... che ci guadagnerebbe la Fir, le responsabilità dirette?

Tutto ciò detto, un derby anzi due, son sempre dei derby: il posto perfetto affinché la frustrazione e la delusione si trasformino in lucida rabbia, l'ingrediente giusto per far propria una gara di uno sport di combattimento. In bocca al lupo a tutti.

13 commenti:

ringo ha detto...

Maliziosamente: ad inizio stagione, con i nazionali in NZ, gli Aironi giocavano a rugby. Maliziosamente, si badi.

Abr ha detto...

Beh, c'era Nick Williams in campo, a inizio stagione ...

ivanot ha detto...

Un giocatore non fa una squadra, ma cinque o sei cambiano tutto. Maliziosamente, si badi.

Abr ha detto...

Vero, ma 5 o 6 o anche di più li han presi, no?
E pure di gran nomea. Sia italiani che stranieri: a Masi volevan fare i monumenti dopo il 6Nazioni; il tanto vituperato Tysoin Keats ha fatto un figurone nell'NPC giusto prima di sbarcare in Italia.

Il punto non è CHI han preso, almeno dal mio punto di vista. Il problema parte da 'a capa, e non è l'allenatore, sta più su.

ringo ha detto...

Sono pienamente d'accordo con te, Socio (la frustrazione di coach Phillips dopo le sconfitte è evidentissima). La mia era solo una considerazione sulla performance tra inizio stagione e quest'ultima parte.

Abr ha detto...

Han tutti un po' di colpe, come per l'Italia. E come per essa, piange il cuore a veder tutta quella collezione di esperienza perdersi per il campo a vagolare DISORGANIZZATA (che è diverso da esser male preparata) e senza costrutto.

Il rugby è una bestiaccia come sport: se non sei SQUADRA, puoi anche avere i migliori del mondo, fai solo Harleem Globetrotters.
Come Tolone per un paio di stagioni.

Abr ha detto...

Ps, per quelli che il totomercato allenatori: dopo Loffreda contattato dagli Usa anche Eddie Jones è andato, allenerà il Giappone ;)

ivanot ha detto...

Concordo pienamente un allenatore in un anno inizia a conoscere bene i suoi polli, ci vogliono più anni per costruire qualcosa di solido, non è un caso che gli Aironi ad inizio stagione giocavano meglio senza nazionali (intendevo loro 5 o 6), non lo dico io ma le partite e le statistiche. Oggi nel mondo del professionismo il management è fondamentale, la testa deve essere pensante con capacità e competenza, non può essere lasciato al caso e al dilettantismo neanche la sistemazione del campo, perché se fatta male si rischiano infortuni, qualcuno a Viadana deve rileggersi cosa vuol dire buonsenso e umiltà e camminare con i piedi per terra.

Abr ha detto...

Management: hai detto quella che per me è la parola chiave. Altrimenti il resto è solo album delle figurine.

Nick ha detto...

HarlEEm Globetrotters. Abr, la doppia E non credo sia prevista (lo sarebbe stata nel XVII secolo), ma è splendida lo stesso. Fa molto Oranje.

Abr ha detto...

Sorry, scivolata di olandesismo anzi come correttamente arguisci, di "boerismo" :)
Oppure filologico rigore, quando New York era Nieuw Amsterdam dei Knickerbockers ...

Alessandro Cossu ha detto...

Cari Abr e Ringo, sono curioso di conoscere la vostra opinione sulla notizia, letta stamane su Planet Rugby (http://www.planetrugby.com/story/0,25883,16024_7391432,00.html), secondo cui la federazione irlandese metterà un limite agli stranieri che possono giocare in ciascuna posizione per le tre province maggiori. Considerato che, secondo me, l'Irlanda rappresenta in Europa l'esempio migliore d'integrazione tra le esigenze della nazionale e quelle dei club, mi piacerebbe sentire la vostra opinione su questa svolta, dato che voi avete - giustamente, per me - criticato la politica pseudo-autarchica della FIR. Suppongo che il paragone tra Italia e Irlanda sia improprio, dato il diverso grado di sviluppo dei due movimenti (non a caso, la nuova regola non varrà per Connacht, considerata meno "sviluppata" delle tre province maggiori). Vi faccio i miei auguri di buon Natale; occhio anche al filogico rigore italico (ho visto un apostrofo di troppo davanti a un "qual"...). Statemi bene e continuate cosí. Geseënde Kersfees! (questa è per te, Abr)

Abr ha detto...

Grazie della segnalazione Alessando, utilissima per un post che stavo elaborando sulla decisione Gallese di istituire un salary cap.

A mio avviso infatti la decisione irlandese è un segno dei tempi duri come quella gallese, solo che l'Irlanda è a uno stadio diverso e anche a un altro livello di controllo, essendo tutte le franchigie totalmente federali.

La misura a mio avviso ha l'intento di STABILIZZARE il movimento dal punto di vista finanziario. Come quella gallese, che però si deve arrendere alla fuga dei campioni.

Detta in sintesi: lo sviluppo dei giovani talenti è un "falso scopo", o meglio un desiderato byproduct.
In realtà meno stranieri, qualsiasi sia il tecnasma inventato dagli irlandesi, significa più monte salari a disposizione per tenere i campioni nazionali in casa, prima che inizino le fughe in massa anche dall'Emerald Island, dopo quelle da Scozia e Galles.
Ma ne riparliamo a brevissimo.

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