giovedì 4 ottobre 2012

Eccellenza Internazionale

Andiamo a capire cosa sia successo nella seconda giornata del campionato di Eccellenza: non qui, non siamo competenti, ma sempre da chi ci ha edotto e commentato la prima.

Cavalieri e Viadana con Petrarca, Rovigo e Calvisano in alto, nulla di sorprendente ma quest'ultima dal tecnico un po' troppo nervoso nel reclamare - e ottenere - "aiutini"?  Nel mentre Mogliano stenta a decollare: ci vuole più "amalgama", prodotto esaurito da tempo al supermercato?
Bella l'analisi del San Donà, speriamo costruiscano presto l'expertise necessario - in ogni dove - su gioco tattico e touch.

Aldilà della giornata, quanto raccontato sul Viadana è uno spunto interessante per una valutazione generale, "esterna" ai temi strettamente di campionato.
Viene giustamente sottolineato, Viadana è sceso in Eccellenza portandosi otto "internazionali" - non nel senso anglosassone di "convocati in Nazionali" ma di ex giocatori di campionato Pro, tipicamente non nati in Italia anche se in molti casi diventati Eleggibili.
Abbiamo esposto già tante volte la nostra opinione sui giocatori stranieri (di  livello), FATTORE POSITIVO per l'evoluzione tecnica e etico-professionale dei giovani: gli stranieri "rubano il posto" solo a chi non sa o non può migliorarsi.
Lo scriviamo da tempi remoti, quando il mainstream applaudiva a ogni limite posto dai Federale:"è cosa buona e giusta", si leggeva, salvo trovarsi oggi zittiti nei Tinelli da chi sa di cosa parla. Lo consideriamo quindi un tema che finalmente non ha più bisogno di noi "trail blazers"; con buona pace della retroguardia che insista nel controsenso di imporre limiti anagrafici (età, nascita) al ruolo di apertura delle squadre di élite: protezione sindacale invece di investire nella formazione e nei formatori del settore giovanile.

Lo spunto che ne ricaviamo è un altro. A nostro sommesso avviso, dovrebbe essere vissuto con grande piacere da tutto l'ambiente il fatto che gente col tasso tecnico superiore "scenda" e contamini l'ambito locale: ciò comporta crescita, stimolo, miglior tasso tecnico.
Capiamo le tifoserie, ma a che titolo viene concesso di confondere le passioni col "diritto"? O confondere "pari opportunità" con "livellamento verso il basso"? Ricordiamo che in Inghilterra e Francia sono stati introdotti "salary cap" o meccanismi similari, non certo per garantire l'impossibile "uguaglianza tecnica" ma per la sostenibilità economica dei club.
La questione assomiglia e confina con la richiesta di por fine ai compartimenti stagni tra Pro (dodici) e semipro in Italia, consentendo ad esempio i "permit player al contrario", cioè a dei Pro fuori rosa di giocare temporaneamente in Eccellenza, come si fa in ogni Paese rugbisticamente avanzato.  Sarebbe l'inizio di un percorso fattivo, non basato sul Risiko, per arrivare a cluster territoriali che si possano veramente identificare in una delle franchigie Pro.
Alcuni insistono sull'impatto alla "regolarità" del campionato: pensano catastrofici all'arrivo chessò, al Petrarca di Barbieri, Cittadini e Benvenuti giusto prima del derby col Rovigo ... Si guarda cioè al particulare, da tifosi, perdendo di vista l'obiettivo vantaggio generale della misura.
L'obiezione sensata sarebbe piuttosto che il rugby è uno sport di squadra, necessita di quello strano ingrediente chiamato "amalgama" e uno non può per quanto bravo, inserirsi all'improvviso. In realtà l'affiatamento pesa più o meno a seconda del ruolo; se poi le connection territoriali fossero chiare dall'inizio, si potrebbe pianificare chi si alleni dove, quando e con chi.
Saremo più furbi e simpatici ma non antropologicamente diversi da sudafricani e neozelandesi, che fanno regolarmente da sempre tutto ciò nelle loro Currie Cup e NPC. Di più, nel SuperRugby o nell'NPC, altro che singoli giocatori, altro che "regolarità del campionato"! Alcune squadre si incontrano due volte, altre nessuna.
Immaginate se qui I Cavalieri vincessero il campionato senza esser mai passati da Calvisano: apriti cielo! Date retta a un cretino: tutto questo è un mero problema di evoluzione del nostro ambiente. In alternativa, lasciamo pure che tutto si "calcifichi", e allora vai col bandieròn

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Sante parole...

Abr ha detto...

Amen, grazie.

Anonimo ha detto...

Concordo Abr che "l'asecensore" pro12-eccelenza dovrebbe andare in entrambe e direzioni (e non entro neanche nei meriti degli sranieri e le regole assurde Fir...se qualcuno ha visto Connacht-Leinster la scorsa settimana ha visto Parks sbraitare al 19enne irlandese schierato estremo spesso dove posizionarsi e cosa fare).
L'unico problema e' quello che sottolinei tu di "amalgama"...insomma guardando al fato che i clubs d'Eccellenza comunque hanno una vita propria diventa un po' difficile per un allenatore di Eccellenza schierare un giocatore il sabato che magari si agrega alla squadra il Giovedi' se non il Venerdi'.

Certo ci sono soluzioni a questo problema. Alla fin fine la cosa riguarderebbe principalmente i giovani che hanno poco spazio (i top players ogni tanto un turno di riposo lo devono anche avere, non vedrei il senso di spedire un Favaro, Zanni in Eccellenza quando magari avrebbero bisogno di riposo per tirare il fiato...diverso magari il discorso al rientro di un lungo infortunio come potrebbe essere per un Bortolami nelle prossime settimane...ecco li' magari un paio di partite o spezzoni di esse potrebber essere util) quelli che a fine stagione difficilmente arrivano a 300 minuti con le celtiche, ecco si potrebbe ipotizzare un periodo coninuativo di allenamento e gioco in Eccellenza piuttosto che altro...esempio: Ambrosini (il primo che mi viene in mente) va per un mese (o uno e mezzo o due) al club X e li' sta per quel periodo allenandosi e giocando...i poblemi potrebbero nascere se il giocatore diventasse per il club d'Eccelenza non la prima scelta ma qua mi vorrei fidare che i tecnici delle squadre coinvolte dialohino al riguardo.

Naoto

Abr ha detto...

Per me la soluzione per allenare gente in due squadre si trova facilmente, posto che si sappia IN ANTICIPO E CON STABILITA' quali siano queste due squadre: non c'è da inventar nulla, basta capire come fanno a Taranaki o a Free State.
Chiaro che un Cavinato magari gli rugherebbe di "coordinarsi" con Franco Smith o Gajan, ma rimossi gli orgoglioni, il resto fila. Anche perchè l'ascensore potrebbe finalmente funzionare anche per gli allenatori, una volta costruito un "sistema" in cui si parlino e crescano. E via, verso l'Italia divisa in tre Unions! (dove devo firmare?).

Condivido le considerazioni su chi e come coinvolgere.

franky ha detto...

io farei che per ogni squadra di eccellenza ci possono essere al massimo due giocatori in comproprietà (per non incasinare troppo i piani degli allenatori dell'eccellenza) per esempio esposito e fuser vanno a mogliano se ne stanno la qualche settimana si allenano giocano, in caso di emergenza tornano a treviso, oppure maistri a calvisano o qualche giocatore che torna da infortunio; naturalmente alla base di ciò serve il dialogo, una guida/programmazione tecnica condivisa e che le franchigie seguano i loro giocatori in eccellenza ... a me non pare così complicato quanto delle seconde squadre (soluzione a mio parere migliore ma complicata al momento)poi si può fare con territori di riferimento come si vuole però non credo che esposito muoia dalla voglia di vedere il campo solo a febbraio,fa bene qualche partitina in un campionato non difficile ma comunque decente (i campionati delle altre celtiche non so quanto siano meglio anzi)

Abr ha detto...

Due comproprietà per quattro club collegati fa otto, che sarebbe il 20% dei giocatori della franchigia: concordo su questo e sul resto.
Questo per i giovani; in più, un paio di "wild card" da giocarsi a stagione: tesserati solo franchigia prestati per alcune gare all'Eccellenza - tipo il Bortolami da recuparare post infortunio.
Anche per me non sarebbero gran casini da gestire, basta comunicare.

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