martedì 9 ottobre 2012

Investi, investi!

Sessanta milioni di sterline: era il debito contratto dalla Welsh Rugby Union all'incirca una decina (o poco più) anni fa, quando si palesò lo spettro della bancarotta e sui bilanci pesava e non poco la costruzione del Millennium Stadium. Prima ancora che ne parlassero i governi di mezza europa, compreso quello di Londra, da Cardiff era arrivato il monito di provvedere ad una politica d'austerity o quanto meno di ferreo controllo sulle uscite, per tornare ad una stabilità finanziaria quanto mai preziosa. Dopo tutto, esponendosi particolarmente con gli istituti di credito, quest'ultimi avevano minacciato di riprendersi le chiavi del Millennium. L'estinzione del debito è programmata per il 2021. 

Il debito, brutto affare. La WRU ha puntato molto sul Millennium, aumentando il numero dei match disputati ivi dal Galles per raccogliere più entrate possibili e secondo le anticipazioni della rubrica del Guardian, The Breakdown, 2,9 milioni di sterline saranno investite per rinnovare - o meglio, migliorare - l'impianto: alle porte c'è la Rugby World Cup 2015 e il Millennium è nella lista degli stadi presentata per ospitare i match in programma. 
Scorrendola, si noterà il Leicester City Stadium (32.000 posti), di Leicester. La parte calcistica però, dal momento che il Welford Road, casa dei Tigers, è stato escluso. E da quelle parti non l'hanno presa molto bene: 24.000 posti a sedere, situato nel centro città (come il Millennium), ha ospitato gare mondiali già nel 1991 e nel 1999, quando la capacity non era pari a quella odierna, in entrambi i casi in questione andò in scena l'Italia, sconfitta dalla Nuova Zelanda e da Tonga.
Aldilà dei motivi di bandiera e di heritage, il nuovo Caterpillar Stand che sorge di fronte alla tribuna centrale del Welford Road, è costato 15 milioni di sterline e quindi si può ben comprendere l'insoddisfazione con la quale i vertici del club hanno appreso che la casa dei Tigers non rientra nei piani della ER2015, il board che sovraintende l'organizzazione della prossima Coppa. L'idea a Leicester non è però di feramrsi a chiagnere e protestare, in nome della storia e della cultura come si farebbe da altre parti schierando intellettuali e bandieroni; la scelta è invece molto pragmatica: andar oltre il recente ampliamento e arrivare a 30.000 posti a sedere, dando contemporaneamente un tocco di modernità allo stile un po' troppo "funzionale" del complesso attuale (vedi foto).  


Per la cronaca, sono soltanto tre gli impianti dedicati al rugby nella famosa lista: a parte Twickenham e Millennium, c'è solo il Kingsholm del Gloucester. Poi una serie di avenue "miste" che abbiamo incontrato in diverse occasioni, come Wembley (dove i Saracens radunano i tifosi per i big match) o lo Stadium.mk di Milton Keynes, dove il Northampton mette le tende nelle fasi calde della Heineken Cup. Tre su una rosa di diciassette. E stiamo parlando di Gran Bretagna, dove la Rugby Football Union lancia chiare intimidazioni alle società che non provvedono a mettere a norma (leggi non solo in materia di sicurezza ma di accoglienza, di numeri) i propri stadi. Non facciamo paragoni con casa nostra, non è il caso di darsi mazzate. 

Piuttosto, contro altare degli investimenti - a parte non vedere il proprio impianto candidato ai Mondiali, anche se c'è da attendere come andrà a finire? Nella politica d'austerity gallese si è registrata la fuga di diversi giocatori chiavi nella nazionale di oggi: Mike Phillips, Gethin Jenkins, James Hook e Paul James, per esempio. Il salary cap fissato a 3,5 milioni di sterline sottoscritto da Cardiff Blues, Ospreys, Scarlets e Newport Dragons ha i suoi effetti, specialmente di fronte alle sirene francesi - i club inglesi lo sanno bene. 

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