domenica 12 maggio 2013

Castres aggredisce, Montpellier subisce



Castres Olympique25 - 12Montpellier Hérault Rugby

La seconda partita del barrage francese non è certo al livello della prima. Lo scontro fisico permane alto come i ritmi, ma questi ultimi risultano più intermittenti al Pierre Antoine di Castres che nella vicina Tolosa. L'impressione finale è che la squadra di casa sia riuscita a giocare come sa e vuole mentre gli ospiti no, sono stati invischiati dalla difesa e si sono sfarinati. Ancora una volta vince la capacità di fare collettivo e sostenerlo sotto pressione con la lucidità. Lo chiarisce a fine partita Antonie Claassen (nella foto), lo skipper sudafricano dei Tarnais Man of the Match, eletto nazionale francese dall'ultimo Sei Nazioni: non è un mistero, afferma, che i mediterranei impostino le loro gare sulla fase offensiva del pack, guidato dai giganti Gorgodze e Toulu; una volta controllati loro ...
A proposito di uno dei due menzionati da Claasen, è inoltre questo un caso di partita chiaramente determinato da un singolo episodio, da un punto di svolta ben evidente: al 37' del primo tempo sul punteggio nove pari, il georgiano spostato da tempo alla posizione di lock per lasciare il nr.8 al duo Alex Toulu/John Beattie e quindi aumentare il tonnellaggio a prua del rompighiacci dell'Herault, veniva pescato dall'arbitro Poite a non rotolar via in un placcaggio sui dieci metri difensivi. Era stato avvisato poco prima e si becca il giallo. Nel periodo in inferiorità numerica, Montpellier subisce la meta di Claasen che spacca la partita.

Fino al momento del giallo a Gorgodze e per tutto il primo tempo concluso sul 12-9, la partita era aperta, in sostanziale equilibrio. Castres appariva ovviamente più propositiva e in grado ogni tanto di mettere in moto il suo veloce reparto arretrato - il piccolo Andreu e il gigantesco Martial alle ali, il giovane già nazionale Dulin estremo, i potenti Bai e Bonnefond in mezzo, innescati dal diligente Rémi Tales, fotocopia meno talentuosa del contrapposto Francois Trinh Duc ma autore di un bel drop nel primo tempo che apre le marcature per i suoi.
Interessante in particolare uno schema, ripetuto su ambo i lati, con Dulin o un centro che ricevono in sovrapposizione e corrono non diritti ma verso il lato del campo e appena chiusi dai difensori, invece di scaricare alla mano o calciare a scavalcare per se stessi, tirano una pedata profonda verso il centro per le ali che intanto incrociano veloci, cercando di prendere in contropiede la seconda linea difensiva avversaria.
Il tutto si fondava su una prova di gran sacrificio del pack, dove emergevano in fase di possesso i sudafricani di terza linea Jannie Bornman e Claasen. Anche nelle fasi statiche Castres era in grado di esercitare un relativo controllo, anche se in mischia ordinata i piloni ospiti Nariashvili e Bustos reggevano bene la sfida con i Pacifici Taumopeau e Wihongi ("le dernier de Mohicans" secondo il cronista, per come s'è ridotto i capelli "alla Marler") e in rimessa laterale Ouedraogo svettava.

Castres deteneva il pallino, s'è detto, ma Montpellier avanzava decisa quando aveva il possesso e soprattutto approfittava della maggior precisione al piede del mediano Benoit Paillaugue preferito a Julien Tomas (la prossima stagione a Castres), rispetto al contrapposto Rory Kockott, il secondo marcatore del torneo dopo Jonny Wilkinson che pure alla fine fa un bottino di 15 punti:  in una partita molto contrastata sui punti di incontro, Castres con più possesso e territorio ottiene più punizioni a favore ma il mediano sudafricano inizialmente ne sbaglia due o tre.
Mano a mano che il tempo passava, appariva chiaro che Castres riusciva a sviluppare meglio i propri avanzamenti, mentre la sua difesa molto aggressiva riusciva sovente a isolare i portatori di palla avversari Creevy, Gorgodze, Toulu etc. Al punto che l'impressione era che il sostegno arrivasse in ritardo e le iniziative degli ospiti fossero individuali, disorganizzate. L'aggressività difensiva dei giocatori di casa impediva inoltre a Trinh Duc di dar ariosità al gioco ospite, per cui il pericoloso Timoci Nagusa riusciva a mettersi in evidenza una volta sola con una azione personale; all'ala c'era anche un giovane neozelandese abbastanza spento o fuor d'acqua, Tupuola, mentre il talentuoso Santiago Fernandez al centro (altro prossimo arrivo a Castres) con Combezou  e l'estremo Sicart (assenti Artru, Peyras e AmorosinoBustos Moyano è in panca) non sono mai attivati in modo pericoloso.
L'azione che spacca la partita come s'è detto è al 45', in superiorità numerica; mischia ai cinque metri, Claasen raccoglie da fondo mischia, si lancia tra nove e dodici troppo larghi sul lato aperto (Trinh Duc era fuori per una ginocchiata subita alla testa, finita sul lato sbagliato in un placcaggio, lo sostituiva Fernandez all'apertura), sfonda e marca.
Il tempo ci sarebbe e abbondante per recuperare, dato anche il ristabilimento della parità numerica in campo al 47', ma la concentrazione dei padroni di casa e la loro aggressività difensiva non cala, impedendo di dar sostanza ai tentativi del Montpellier, sempre più scoordinati e slegati, assurdamente febbrili dato il tempo a disposizione. Solidità contro confusione, collettivo e sostegno contro individualismo e scoramento mentale,  evidenti anche nei movimenti dalla panchina: Galthié manda dentro tutti, a partire da un poco intelleggibile cambio Bustos Moyano al posto di Nagusa, l'unico trequarti realmente pericoloso e in grado di fare il break individuale, invece Travers e Labit prossimi allenatori del Racing, tenevano in campo sempre gli stessi fin oltre il 70'. Le successive marcature da calci di punizione sono in effetti un sei a tre per Castres tra 52' e 65'.

E' una sconfitta pesante sul piano mentale e motivazionale quella subita dai mediterranei: ancora una volta fatti fuori a Castres nei quarti, vittime della propria scarsa solidità mentale prima che della forza dell'avversario. E' come vedersi dimostrare in faccia che per come sono, questi sono i limiti e di più non si può. Difatti la campagna acquisti di Montpellier si preannuncia per una volta massiccia e non al risparmio - stavolta più Australia  che Argentina.
Quanto ai Tarnais, vedremo se l'entusiasmo saprà togliergli di dosso l'etichetta di vittima sacrificale designata sull'altare del Clermont. L'anno scorso affrontarono la semifinale col Tolosa mostrando chiari timori reverenziali. Basterà la capacità di far collettivo e il legame forte di un team che si sa esser probabilmente vicino alla fine di un ciclo, con la fuoriuscita dei due allenatori?

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