sabato 15 giugno 2013

L'Italia si trascina a fine stagione


Castle Lager Series 2013
Italy 10 - 39 Samoa

Commitment: termine che rievoca elementi fondanti del rugby e che dall'inglese si traduce in impegno. Al di fuori delle indicazioni di un semplice vocabolario, si può interpretare come approccio e quindi predisposizione con il quale si affronta ciò che si para di fronte. Siamo a fine stagione - anzi, speriamo arrivi presto a questo punto: è un gioco non di contatto, ma di scontro fisico e che lascia i segni sul corpo e nello spirito, quindi sull'approccio e sull'impegno. In soldoni, l'Italia di Jacques Brunel non pare aver granché da dire in queste Castle Lager Series 2013 ed esce sconfitta per 39-10 da Samoa nel secondo impegno del torneo. A questo punto, (ri)viene da chiedersi perché per la trasferta sudafricana non siano stati aggregati al gruppo elementi nuovi, da testare se tanto l'approccio questo è: ad esempio, il debuttante Andrea Manici è l'unico elemento da appuntarsi per la volontà di mettersi in mostra in una macchina inceppata, ammaccata, in affanno. Nel conteggiare i turnover concessi dagli Azzurri si arriva a quota 17, per lo più palloni rubati di forza e abrasione dagli avversari nei punti d'incontro e nelle ruck, dove le maglie pacifiche arrivano prima e in maggior numero, tagliano fuori qualsiasi sostegno e ripartono erodendo terreno a quelle italiane, che non hanno timing nell'organizzarsi, nel cinturare la zona di contesa. A meno che non sia tutta una strategia per puntare all'unico scalpo messo in preventivo per l'estate, la solita Scozia - i precedenti ci ricordano che poi la sorpresa amara è dietro l'angolo e come strategia lascerebbe perplessità notevoli. 

Tant'è, il 39-10 vede una sola meta italiana nell'unico vero momento di iniziativa offensiva determinata da parte di Sergio Parisse e colleghi, a dieci dalla fine, quando Andrea Masi raccoglie un pallone in mezzo al campo, Manoa Vosawai dà una mano a mantenere l'abbrivio nei 22 e ci si raduna nell'angolo destro del campo, sulla linea dei 5 metri: l'ala Alapati Leiua viene ammonita dal penalty si opta per la mischia ordinata, il solo punto di ancoraggio nel pomeriggio a Nelspruit. L'impatto della prima linea azzurra (con i cambi Michele Rizzo e Lorenzo Cittadini) vale la meta tecnica assegnata senza pensarci troppo da Craig Joubert per rendere meno gravoso il punteggio, in quel momento sul 32-3. 
Il buongiorno si vede dal mattino: l'Italia ha problemi in rimessa, i primi due lanci vengono persi, mentre già nelle ruck i fetcher samoani si danno da fare e sono agevolati in alcuni frangenti dal ball carrier azzurro rimasto isolato. Alberto De Marchi prende bene le misure a Cencus Johnston in mischia ordinata e Joubert punisce il pilone avversario perché non entra correttamente a contatto. Parisse opera da trequarti aggiunto in mezzo al campo ed è subito nel mirino delle guardie al largo. Luciano Orquera potrebbe aprire le marcature al 15' dalla piazzola, ma non trova i pali e solo l'azione personale di Masi che conquista il break pone rimedio alla dormita sul restart (è mia, è tua, di chi è?), ma al momento dello scontro con il muro posto di fronte, i samoani recuperano uno dei tanti palloni. Tommaso Iannone si sacrifica sul pilone Zak Taulafo, ma dal calcio dalla base di Edoardo Gori che resta in campo si aprono le danze, con Alesana Tuilagi (minimo indispensabile per lui) che ripropone, l'apertura Tusi Pisi trova il varco e Paul Williams a rimorchio corre in meta, con Parisse che nemmeno tenta di rincorrerlo. E' la prima delle cinque mete isolane. 
La prima frazione si chiude sul 10-3 (calcio di punizione trasformato da Orquera al 27') perché il piede di Williams non è ben calibrato e lascia sul terreno tre punti, dopo un errore anche di Gonzalo Garcia da centrocampo - gittata che arriva corta. Il sussulto finale con Gonzalo Canale favorito da un fumble samoano è tradito dal rimbalzo che il centro non riesce a giudicare in prossimità dei pali dopo un grabber per contrattaccare e nel raggruppamento a terra nei 22 è Leiua il più lesto a riconquistare il possesso. 

Con la ripresa, il colpo del ko su un animus pugnandi che non c'è: calcetto di Pisi che viene raccolto dallo stesso Leiua arrivando alle spalle lungo la linea laterale e al 42' Samoa allunga sul 15-3. Williams aggiunge un penalty, mentre Alberto Di Bernardo prende il posto di Orquera. Parisse, De Marchi e Masi dialogano bene dalla trequarti, ma ogni volta che l'Italia mette piede nei 22 si ritrova a doversi schierare difensivamente per l'ovale che passa di mano. Così al 53', colpa di un altro possesso gettato via, Pisi innesca il contropiede, il puntuale Numero 8 Tai Tu'ifua dà una mano e serve il centro Johnny Leota che corre per mezzo terreno di gioco indisturbato, con Parisse che stringe sul dirimpettaio e non riesce a stare dietro al trequarti. 
L'Italia perde un'altra rimessa in attacco, Samoa gestisce il suo di possesso difendendo il pallone anche quando dopo una serie di fasi prolungate pare impantanarsi, ma ecco che il blind side flanker Ofisa Treviranus accelera sul lato chiuso, si appoggia sul tallonatore Ole Avei a cui riesce un perfetto riciclo per Tu'ifua con Parisse che lo placca per portarlo fuori: il TMO convalida l'azione e ad una ventina di minuti dal termine il distacco sale a 29 punti. Detto sopra della penalty try per gli Azzurri, a cinque dalla fine il buco tra Antonio Pavanello e Garcia viene percorso dall'estremo Brando Va'aulu per il 39-10 definitivo. 

Che si dice? Un passo indietro come suggeriscono gli ambienti federali attraverso uno stringato comunicato stampa per riassumere gli ottanta minuti? Troppo facile liquidarlo in tal maniera. La nazionale non aveva idee e sia ringraziata Samoa per aver sgomberato il tavolo dai soliti preconcetti: potenza fisica e disordine. Gli isolani (settimi nel ranking, due estati fa superarono 33-32 i Wallabies nel corso degli ultimi preparativi per la RWC) sono certamente armadi ben assestati, ma il disordine lo hanno lasciato a casa, in mezzo all'oceano. Avevano un game plan solido, elementare e vincente - maturo per i loro canoni. L'annata boreale è stata lunga e faticosa, densa di impegni e la testa va alle ferie prima di ritrovarsi ai raduni dalle seconda metà di luglio, sacrosanto. Però se 1) è la costanza quella che questo gruppo andava cercando, ripassare a novembre; 2) davvero, con uomini stanchi, perché non testare leve meno "usurate"? Su, attendiamo gli scozzesi... 

Update - Le dichiarazioni di Sergio Parisse: "Possiamo dire che siamo a fine stagione, che contro Samoa non abbiamo giocato spesso, che eravamo stanchi. Sarebbero scuse. La verità è che Samoa oggi è stata migliore di noi e lo ha dimostrato sul campo. Siamo frustrati e delusi, soprattutto perché sappiamo molto bene di poterci esprimere ad un livello superiore a quello mostrato oggi. Abbiamo perso, dobbiamo accettarlo e riconoscere che Samoa è una grande squadra, avere l’umiltà per dire che hanno giocato meglio. Sono settimi nel ranking, abbiamo grande rispetto per loro, ma noi avremmo potuto fare meglio di quanto fatto". 

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