sabato 24 agosto 2013

Same old Blacks

Rugby Championship: New Zealand 27-16 Australia

Resta in Nuova Zelanda la Bledisloe Cup, primo trofeo in palio in questa edizione di Rugby Championship, visto che dopo il successo della scorsa settimana a Sydney gli All Blacks di Steve Hansen fanno loro anche il match di ritorno contro l'Australia di Ewen McKenzie: finisce 27-16, nessuna scossa metaforica a quelle latitudini dopo il sisma vero e proprio che aveva interessato la zona di Wellington alla vigilia del torneo. Same old Blacks, prendendo in prestito e adattando all'occasione un motivetto da stadio (ad esempio "same old Sarries, always cheating!") diffuso tra le tribune inglesi. Always winning. Il modo non cambia: grandi accelerate, alternate a fasi più conservative anche se stavolta qualche brivido iniziale c'è per la truppa di casa, se non altro nel punteggio, dato che il piede di Christian Leali'ifano porta avanti i Wallabies per 6-0 nel primo quarto di partita, grazie all'indisciplina neozelandese e fischiata dall'arbitro sudafricano, Jaco Peyper.

Poi gli AB prendono le redini del tabellino e del resto. La partenza, accompagnata dall'arrivo della pioggia, è con i giri alti del motore e con Will Genia messo sotto pressione attorno ai raggruppamenti: le pertiche neozelandesi tipo Brodie Retallick vanno a caccia di ovali da stoppare dai calci dalla base, ci riescono e consentono all'apertura debuttante, il 24enne Tom Taylor, di mettersi in mostra con un break. Gli Aussie non sfruttano un'opportunità con una rimessa sui 22 avversari (qualche sbavatura da un lato e dall'altro in touch, alla lunga sono soprattutto gli australiani a soffrirne), ma Matt Toomua e Jesse Mogg amministrano al largo e gli ospiti bussano in attacco. Arriva il sostengo di Michael Hooper, Ben Alexander e Stephen Moore: il pilone si allunga per il touchdown con Peyper che ha già indicato un vantaggio, dal replay l'ovale pare toccare la linea di meta, ma l'arbitro torna indietro - forse considerando quello di Moore un secondo movimento? La decisione fa arrabbiare il blindside Scott Fardy e Leali'ifano al 7' apre le marcature. 
Ben Smith, Julian Savea e Israel Dagg allora rispondono accelerando sulle gambe, cominciano ad esplorare la profondità della metà campo australiana, Hooper prova a metterci una mano per interrompere un assist ancora a Savea, l'inerzia si chiude con un penalty per Taylor che non trova i pali. Ha invece il gps acceso Genia quando non si trova con due cacciatori alle calcagna e trova una rimessa nei 22 neozelandesi, gli AB commettono pure fallo sul proprio lancio e così i Wallabies si accampano sulla linea dei 5 metri. Il secondo tentativo dalla piazzola di Leali'ifanu non va a buon fine, il terzo sì per l'allungo momentaneo al 25'. La propensione offensiva della squadra di McKenzie è favorita pure dai 6 turnover concessi da Richie McCaw (che prima del fischio d'inizio aveva guidato l'haka) e compagni - scena già vista a Sydney, dove a pesare maggiormente erano stati i falli fischiati contro i campioni del mondo nello stesso arco di partita. 

Da qui l'Australia si vede sorpassata e staccata. Mogg - nuovamente, proprio come sette giorni fa, pare tutto un déjà vu- non trova la rimessa con una pedata lunga, Kieran Read recupera l'up&under di Dagg e così i neozelandesi prendono ritmo, accelerano con gli inserimenti di Savea e di Steve Luatua e completano all'angolo con B. Smith. Taylor trasforma per il 7-6, il pilone James Slipper si prende le spese di viaggio nell'impatto poco dopo con Ma'a Nonu per difendere il fortino, intanto Taylor può marcarne altri tre e non spreca al 36'. Il numero 10 prende confidenza, sul fuorigioco di Moore oltre la metà campo punta i pali, la gettata c'è, ma la traiettoria è appena larga. Poco importa, c'è il tempo giusto per un'ultima folata con Nonu, Conrad Smith a fare da spalla ancora la terza linea Luatua che slalomeggia per vie centrali e arriva sotto i pali, al largo ci pensa Dagg a smistare per la doppietta di B. Smith alla bandierina: il tentativo di conversione di Taylor sbatte contro entrambi i pali, ma il break è fatto per l'intervallo, 15-6.

La ripresa offrirà a Tony Woodcock, al 100° cap tuttonero, di vedere la sua mischia mettere alle strette quella davanti a lui - ci sono attimi in cui l'ingaggio ricorda da vicino il Rugby League (ovvero, che si fa la mischia a fare?), altri in cui si torna ai consolidati problemi (gente che non entra dritta, prima linea che cede a causa della distanza dal punto di incontro), mentre i mediani per lo meno introducono secondo le regole - in particolare Genia, che s'inventa l'introduzione dritta, ma direttamente dietro il piede del tallonatore, almeno l'ovale non è sparato in seconda linea. 
I Wallabies lavorano di più, James O'Connor si invola verso i 22, ripreso dal ritorno di Taylor mentre l'ala cerca di saltare Aaron Smith che presidia l'angolo di corsa di Adam Ashley-Cooper a rimorchio. Ne esce comunque una penaltouche e nella battaglia di trincea che ne segue Read obbliga Hooper al tenuto. L'Australia ora guida nel conteggio dei palloni persi, Taylor dalla distanza fissa il +12 e al 59' gli risponde Leali'ifano per tenere i suoi in scia, ma il neozelandese replica a sua volta un minuto più tardi, mentre Toomua lascia il posto a Quade Cooper. Genia subisce la terza stoppata dell'incontro e sempre Taylor firma il massimo vantaggio (24-9) quando si sta per entrare negli ultimi dieci minuti. Cooper, Leali'ifano e il neoentrato Tevita Kuridani ci provano, ma quest'ultimo non aggancia la palla. Mogg smarrisce il radar nel gioco al piede (o non trova la rimessa o calcia direttamente fuori), al 70' gli Aussie perdono il lancio in touch, ma a mettere ordine ci pensa Israel Folau che intercetta un pigro e prevedibile passaggio di Nonu e va in coast-to-coast, fintando su Dagg che rimane a guardarlo da terra correre a marcare per il 24-16. Lo stesso estremo mette gli ultimi punti a referto da sotto i pali a quattro dalla fine. 

Gli All Blacks continuano a tenere meno palla, a placcare di più, ad occupare di meno il territorio nemico e a vincere. Quanto all'Australia, il materiale c'è e gli intenti non mancano - i due nuovi innesti della gestione McKenzie, Toomua e Mogg, alternando alti e bassi toccano più palloni. Ha due settimane per prendere le misure ai panzer sudafricani in arrivo sull'isola: che invidia... 
Quanto al resto, Rugby Dump offre gli spunti alcuni dei quali annotati anche sul nostro taccuino, specie per ciò che concerne la mischia e quella meta di Moore nel primo tempo che, vista l'inerzia ospite della prima parte, sarebbe pesata nell'economia degli ottanta minuti - Peyper per di più assegna un calcio di punizione alla Nuova Zelanda quando pareva aver segnalato un vantaggio agli australiani, perché alle sue spalle un Wallaby si piglia giusto un istante con un avversario (pure il commentatore di casa si lascia scappare "are you kidding?").

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