domenica 8 settembre 2013

This is Sparta! urlano gli Springboks da Brisbane


The Rugby Championship - Lang Park - Suncorp Stadium , Brisbane 
Australia 12 - 38 South Africa

Non piove né tira vento a Brisbane ma il risultato è pressocché il medesimo di Hamilton, Nzl, dove s'è disputata l'altra partita del turno del Rugby Championship. Solo che qui vince l'ospite, cosa sinora mai successa nella storia delle sfide tra Wallabies e Springboks al Suncorp Stadium, e ce n'eran state sette in precedenza.
 Le squadre venivano da un turno pre-pausa per molti versi enigmatico. Gli Aussie ancora perdenti in Nuova Zelanda, mostravano qualche vago segnale di ripresa all'inizio e nel finale, erosi nel mezzo dal "terminale" Ben Smith e dall' "esecutore" Tom Taylor; mentre i Boks devastanti in casa, in Argentina più che cinici erano apparsi in affanno, inchiodati su quel 17-16 a vantaggio Pumas dal 45' al 71', senza saper trovare il bandolo della matassa né con gli avanti presi a schiaffoni (inaudito!), né con la solita accelerazione dei trequarti a partire dall'ora di gioco. Il confronto diretto tra le due tradizionali "seconde forze" nel terzo turno assumeva quindi un carattere esiziale per entrambe: "push or perish" gli Aussie, mostrare se fossero per caso solo giovanotti da fortezza casalinga i Boks.

Dopo questa partita i dubbi sono stati chiariti: Wallabies rimandati a novembre, Springboks alternativa potenziale contro lo strapotere All Blacks. I ragazzi di Heyneke Meyer han eseguito alla perfezione un modello di rugby tradizionale, in apparenza quasi opposto al "gioco espansivo"; se questo si fonda sul ribaltamento del possesso in fase difensiva e sulla velocità, come tutti i modelli apparentemente solo attacco (dal calcio totale olandese anni '70 a Sacchi), quest'altro se ne frega del possesso anche se quando ce l'ha lo sfrutta e piuttosto gioca il territorio. Alla base c'è sempre grinta, muscolarità e gran fiato, un pizzico di neuroni "tattici", tanta compattezza e spirito di sacrificio; nel caso AB affidandosi alla tecnica individuale e all'affiatamento di gruppo, nel caso Boks ripetendo fino alla noia ma in modo perfetto poche cose basilari.
This is Sparta! pare da come giocano il grido che i Vermeulen di turno (in foto) lanciano forte oggi da Brisbane; parafrasando Leonida lanciano la loro sfida stile 300 ai dominatori del rugby: " Il Mondo saprà che giocatori inesperti si opposero ai tiranni del ranking, che pochi caps resistettero ai tanti e prima che la battaglia sia finita, saprà che anche i semidei sanguinano".

Oltre al punteggio, l'alto numero di errori nel ball handling è stato simile nelle due partite giocate oggi. A Brisbane non è certo imputabile al tempo umido. In sintesi, la causa degli errori è da un lato una difesa Boks impeccabile in ogni evenienza, anche quando si difendono dai propri errori; dall'altra, una ulteriore prova indeterminata dei padroni di casa, ancora sotto lo standard richiesto dal Championship. Più che un "cantiere aperto" come li definirebbe il cronista cane, per rimanere nel classico gli uomini di Ewen McKenzie paiono ventitré personaggi più staff in cerca d'autore. Con tutto il bene che vogliamo all'ex coach dei Reds e dello Stade, la ARU non poteva scegliere un momento più inadatto per cambiar coach, e meno male che il ranking Irb conta poco, adesso.
Interessante è far cenno anche all'effetto di tutti quegli errori: quel modo particolare del rugby Union di riprendere il gioco chiamato mischia ordinata. Avevamo acceso i riflettori su quel fondamentale collettivo sin da Gara Uno, sottolineando come gli Springboks ci fossero parsi la squadra che meglio aveva saputo adattarsi alle nuove regole, con buona pace delle previsioni di alcuni addetti ai lavori neozelandesi. Oggi i sudafricani hanno dominato tutte le mischie, fregandosene del repertorio trucchi, di spinte trasversali o anticipate degli avversari, mostrando in mondovisione la ricetta per gestire in modo ottimale una fase finalmente "trasparente": presa dura iniziale, attesa vigilante, tenuta mentre si tallona e/o spinta diritta in otto a palla introdotta. Come da regolamento. In pratica funziona come la seconda spinta con le vecchie regole. E' il recupero di antiche, sane pratiche. Si fanno al proposito gran complimenti a Tendai Mtawarira, una roccia, ma anche Jan Du Plessis è perfetto, in coppia col fratello Bismark al nr.2 spinge diritto i due davanti e ara il terreno. Per non parlare del suo rimpiazzo Coenie Oosthuizen, tipico giovanotto ben piazzato scuola Cheetahs.
Oggi la mischia è stata più importante della rimessa laterale per lanciare gli attacchi e rubare qualche possesso; potrebbe tornare ad esserlo regolarmente, con le attente difese dinamiche odierne e quel suo inchiodare tutti gli avanti in 25 metri quadri. E i Boks sono più "avanti" di tutti per approfittarne. Pertinente al proposito il flash di Munari in telecronaca, quando ricorda quel sano vecchio tecnico sudafricano che diceva, il giocatore più importante in campo è il pilone destro e il secondo più importante è il rimpiazzo del pilone destro.

Nel Queensland la gara si chiude quasi con lo stesso punteggio degli altri nel Waikato, con la importante differenza delle quattro mete a zero e secondo punto di bonus offensivo conquistato fuori casa dai sudafricani, contro il solo degli All Blacks alla seconda gara casalinga su tre, quindi leadership della classifica provvisoria. Merito non solo delle fasi statiche - della rimessa nemmen parliamo. Della fase offensiva Boks ha colpito la perfezione automatica del momento fondamentale della pulizia: il sostegno arriva tipicamente in coppia e rimuove in modo "coercitivo" (direbbe Molla) chiunque arrivi dopo il placcatore; della fase difensiva impressionano il commitment di un solo uomo al placcaggio mentre tutti gli altri rimangono ad addensare la linea, oltre al dinamismo anche dei più cicci in recupero: lo scrambling che è un po' il loro trademark e consente di gestire con serenità errori o rischi presi in fase di possesso. Aggiungi alla ricetta avanti impavidi e muscolari e trequarti attenti ma sempre in agguato, soprattutto dopo lo scoccare dell'ora di gioco quando ottengono license to kill, più un mediano tattico con la bombarda e l'altro precisino anche se non un fulmine di guerra: questa è la ricetta  Springboks, semplice e dannatamente concreta, easy like a sunday morning.  Ai Wallabies l'ingrato ruolo di far da sparring partners di giornata, visto il loro stato attuale un po' da "pallone frenato".

Eppure McKenzie aveva mostrato qualche interessante adattamento nella formazione: in particolare Folau finalmente estremo, lasciando in panca l'inefficace Hogg, col fisico Cummins all'ala. L'enfant gaté non ha commesso topiche ma è stato subito target delle palle alte: sa tirarle giù come pochi ma gestire quei bestioni subito addosso non è facile; lui e Cummins sono comunque stati gli unici capaci di rompere episodicamente la linea difensiva, ma il sostegno dov'era? Poi s'è visto  Quade Cooper titolare all'apertura, giocare a ridosso della linea con precisione ma scarsa efficacia: la difesa aspettava il portatore di palla, a lui lo lasciava caracollare bel bello in orizzontale mentre si ripiazzava. Compiti balistici lasciati a Leali'ifano (piazzati) e O'Connor (calci nella profondità) ai suoi lati. Tutto ha molto senso, coem la conferma del migliore di tutti Adam Ashley-Cooper ma mancano i basics, a partire dal sostegno. Altro adattamento di buon senso, l'aumento di massa e centimetri, spostando Fardy al blind side e presentando sia Simmons che Douglas in seconda linea, più l'agile Slipper col suo solito compagno Kepu al posto del più esperto Alexander e dell'indisponibile Robinson in prima. Adattamenti appunto, che non bastano all'Australia confusa e infelice di oggi.
Pochi adattamenti pertinenti quelli di casa Boks: coach Mayer - quello calmo e freddo come uno "juventino bene" allo stadio, che manco fosse in campo suo figlio tredicenne -sposta a scanso di rischi su palle alte il piccolo Willie LeRoux al suo posto, l'ala, inserendo Zane Kirchner estremo e riportando Bismark DuPlessis titolare dopo tanto tempo; a Juandre Kruger reduce dai doppi turni del campionato francese vien dato riposo extra in panca, sostituito da Flip Van der Merwe e la rimessa laterale non ne risentirà; no mercy invece per gli altri francesi Morne Steyn e Bryan Habana schierati titolari (avevan giocato pochi minuti nel turno infrasettimanale del Top14).

La cronaca - La partita prende forma nei primi dieci minuti: un errore di handling australiano e zac, il reggimento degli avanti in verde s'installa nella zona rossa, conquista terreno e manda il rilievo temporaneo Oosthuizen a marcar meta di forza nei primi 5 minuti; poco dopo è cartellino giallo a Alberts reo di aver affossato un passaggio di Genia, ma la fase in superiorità numerica termina sul 6-10, solo tre i punti  recuperati dai Wallabies che sostanzialmente non vedono quasi mai la luce dietro la fitta linea difensiva avversaria; se non estemporaneamente con Cummins, cui peraltro vien fatta sfuggire palla in avanti.
Non è facile avanzare nemmeno per i Boks, a volte frenetici e sprecisi in fase di ripartenza, oppure un filo troppo lenti con Pienaar nella distribuzione. Come detto, anche quando sbagliano i sudafricani hanno la serenità del sapere che i compagni recupereranno qualsiasi situazione; quando poi i Wallabies decidono di rinunciare a tre punti per puntare su una penaltouch a ridosso della linea di meta (due volte), vengono stroncati dalla difesa perfetta sulle percussioni multifase, così imperturbabile da costruire trappole a ridosso della propria linea di meta in cui gli avversari s'infilano commettendo tenuto. Sta di fatto che un errore nel piazzare di Steyn chiude il primo tempo sul 6-13 oltre il break. L'impressione è quella del lavoro ai fianchi in attesa della luce verde per il decollo dei trequarti, nel mentre mischie e rimesse Verdi dettano la loro legge.

Nel secondo tempo è ovvia reazione dei padroni di casa, ma non si fa tanta strada senza controllo delle fasi statiche; in più Louw guida i suoi nel frenare gli attacchi e possibilmente recuperare ovali. Son tutti big men i Verdi e come nel primo tempo gli attacchi senza sostegno Gialli non creano buchi, mentre le percussioni di Bismark, Etzebeth o Vermeulen son portate avanti a suono di rimozioni coercitive. Quando ne hanno abbastanza, è Steyn a rilanciare il gioco nel profondo del campo avverso, e risalire da lì è defatigante.
Così è scambio di un paio di punizioni a testa tra Leali'ifano e Steyn, al 53' è 12-19 e va detto che i Boks non approfittano della superiorità numerica, quando l'arbitro Clancy finalmente decente (del resto la superiorità in mischia è così evidente che nemmen io avrei potuto fischiarle a papocchio), oops il Tmo puniva Hooper per un accenno di spear tackle a gioco fermo ai danni di Habana. L'impressione è che ai Boks interessi di più far trascorrere il tempo. Di fatto quelli deò 53' saranno gli ultimi tre punti marcati dai padroni di casa.
Poi al 57' c'è il cambio delle linee - Steenkamp, Oosthuizen e Strauss più Kruger. La freschezza unita allo scoccare della fatidica ora di gioco, apre le porte del corral in cui tengono a freno i reparti arretrati: al 60' c'è la percussione sulla sinistra di Habana su palla recuperata, errore difensivo che consente metri e lancio al piede, controllo palla degli attaccanti arrembanti, apertura finale dettata da capitan Jean de Villiers attraverso la difesa ancora da ripiazzare e meta. Al 66' sul lato opposto è l'altra ala Willie Le Roux a infilarsi e aprire grandiosamente per Kirchner, il quale quasi perde palla per fare il tuffo carpiato in meta. Due minuti dopo è lo stesso LeRoux a incorniciare la sua splendida prestazione con la quarta meta.
Senza fretta e senza troppe fantasie è gran lavoro al corpo mettendoci la faccia, organizzazione nelle fasi statiche e commitment difensivo; poi lanciano i colpi del ko. Semplice, lineare, devastante. Nel garbage time che segue ci saranno un paio di chiare occasioni da meta per i Wallabies, ma evidentemente non era giornata, i soliti problemi di handling - o di convinzione? - rovinano le opportunità di chiudere con un passivo meno rovinoso.

I Wallabies lasciano virtualmente la scena di questo Championship già a metà del cammino, ultimi a zero punti. Fuori i secondi, è tutto pronto per la prossima settimana, la gara che potrebbe spaccare il torneo, anche se è in casa All Blacks e quel punticino in più in classifica a favore Springboks potrebbe venir gestito con religiosa attenzione. In ogni caso sarà confronto vero tra due modelli di gioco abbastanza divergenti, anche se improntati entrambi su grandi competenze tecniche individuali e tattiche, gran affiatamento e fisicità. La differenza sta nella velocità rispetto alla organizzazione nelle fasi statiche, alla apparente complessità rispetto alla semplicità fin disarmante - difatti è montagne di caps di esperienza contro "prestanza".
Sparta contro Atene, ma i muscoli saranno in ogni caso dispiegati e decisivi su ambo i lati: Kieran Read coi Whitelock, Luatua, Retallick etc. sono senz'altro in grado di portar la sfida sul piano della forza ad Alberts, Louw, Vermeulen ed Etzebeth. Anche senza il carisma di McCaw. Saprà la linea difensiva che ha deprivato i Wallabies, capace di non far vedere la luce dietro ad essa anche ai Dagg, Conrad e Ben Smith, Savea e Nonu? Sarà un confronto da vincere alla League, per chi saprà cogliere quel rimbalzo decisivo su un grabber ben piazzato? Finalmente una sfida di interesse e apparente equilibrio, ci mancava da fine maggio.

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