lunedì 25 novembre 2013

Il paradosso All Blacks: battibili ma non pérdono

Paura di vincere, o bisogno assoluto di vincere? L'han persa gli Irish o l'han vinta gli All Blacks? Si stiamo parlando dell'incredibile 22-24 finale tra Irlanda e Nuova Zelanda all'Aviva Stadium di Dublino. Una partita che finirà negli annali del rugby come una delle dieci partite più belle di tutti i tempi anche tra cento anni, accettiamo scommesse.
Una partita moralmente vinta dai padroni di casa, che alla fine del tempo regolamentare (concetto calcistico, scusate ma è per capirci) conducevano per ben 5 punti; invece nei famosi annali rimarrà il pari All Blacks di Ryan Crotty con meta all'82' suonato e la vittoria due minuti dopo con la trasformazione di Aaron Cruden. Il thriller non era concluso con la meta in extra time inoltrato, la vittoria difatti arrivava solo al secondo piazzato: una sciocchezza di capitan Paul O'Connell (saliva incontro al calciatore prima che questi iniziasse la rincorsa) e la pistineria francamente eccessiva del miglior arbitro internazionale oggi sulla piazza (quale occasione persa per passare alla storia, grazie a una decisione magari più giusta che inattaccabile), concedeva al migliore AB in campo un inaudito mulligan. Decisivo per giunta.

Giusto ieri si scriveva a commento di Francia-Sudafrica, in dubio pro domo; non a Roma,  non a Dublino. Sic transit gloria mundi: sarebbe stata la prima vittoria irlandese di sempre con gli All Blacks - o la prima non sconfitta; ciliegina perfetta sulla torta della luminosa carriera alla fine di Brian O'Driscoll, partito titolare e ritirato ai box ben ammaccato al 53'. Un pari sarebbe stato sufficiente per impedire a questi All Blacks il conseguimento della "stagione perfetta", 14 vittorie in altrettanti incontri nel 2013, prima assoluta da quando questo sport è diventato Pro. A questo punto e annali alla mano, è difficile contestare chi afferma da qualche settimana che ci troviamo ad ammirare i più grandi All Blacks di sempre, cioè la più grande squadra di rugby di tutti i tempi.
Non ci pare il caso di inoltrarci in questioni così epocali; diciamo solo che è più facile esser d'accordo se si guarda solo al loro rateo partite vinte contro perse. Dopotutto è quel che alla fine conta, ma se andiamo a vedere COME son maturate le vittorie in questo trittico europeo novembrino e lo si mette in prospettiva, forse si potrebbe distinguere qualche segnale favorevole agli avversari, in prospettiva mondiale. Vincono sempre, sinora, e han stabilito il record di tutti i tempi, ma paradossalmente questi All Blacks han mostrato anche di essere battibili, di avere punti deboli: allo Stade de France, a Twickenham e più che mai al Lansdowne Road.

C'erano alcuni segnali che potevano far presagire un andamento analogo alla incredibile conclusione della stagione scorsa di Test Match autunnali - ricorderete gli All Blacks sconfitti in modo pesante a Twickenham. Innanzitutto l'arbitro designato: Nigel Owens è attualmente il più attento, o forse l'unico, sia a capirne di mischia ordinata che ad avere fiato e occhi per non farsi prendere per il naso nelle ruck (ingressi laterali e rallentamenti) e sulla linea (fuorigioco); anche i più irriducibili fanatizzati sanno che si tratta di precisi cardini difensivi dell'economia di gioco degli AB sotto il regno di Richie McCaw. Secondariamente è indicativa la scelta della Haka, la tradizionale (e più bella) Ka Mate che oramai gli AB riservano alle compagini di secondo piano.

Un segnale di disimpegno, di testa già al volo di rientro e alle ferie? Pare confermato dall'andamento delle prime fasi di gioco: gli All Blacks in campo son quelli di verde vestiti, Leprechaun velocissimi a rimettere in gioco la palla, sempre i primi in ogni contesa, un gioco tutti incroci e offload. Coach Schmidt, neozelandese, e staff hanno evidentemente studiato le due partite precedenti dei Test neozelandesi, quando sono stati messi in serie difficoltà sia a Parigi e Londra dal martellamento senza concedere loro spazi, difficoltà da cui sono usciti faticando, grazie all'esperienza, alla capacità di accelerare in ogni momento e a una panchina più lunga e omogenea di quella degli avversari. Presupponendo l'indispensabile livello medio molto alto in campo, gli AB li metti in crisi usando le loro stesse armi: l'abnegazione, il ritmo alto senza rifiati e la concentrazione per ottanta o meglio ottantatré minuti.

Gli irlandesi partono fortissimo e benissimo e vengono premiati dalla fortuna: al 4' minuto è il mediano Conor Murray a sbucare da in mezzo una ruck e marcare il 7-0. Azione analoga bissata sei minuti dopo dal tallonatore Rory Best che s'allunga in pura abnegazione e sprezzo del pericolo: marca meta ma dovrà uscire poco dopo, lasciando il posto a un Sean Cronin da controllo antidoping (ha giocato come fosse la fusione di Bismark DuPlessis e Adriaan Strauss, solo un filo meglio). E non finiva lì: entro cinque minuti dalla seconda marcatura, una palla persa dai Tutti Neri nel mentre attaccano la linea dei 22m irlandese, si trasforma in una rampa di decollo per l'estremo Rob Kearney,  il fratello più famoso (l'altro è l'ala Dave), il quale arriva intoccato in meta dall'altra parte. Al 17' è 19-0 agli All Blacks, sogno o son desto? Da quando non capitava, ammesso e non concesso fosse capitato mai, prima? Che han fatto per meritarsi questo?

Dunque, in campo coach Hansen schierava la prima linea dei vice - con Hore ci sono Faumuina e Crockett, i solidi Whitelock e Retallick in seconda al posto del previsto Sam Whitelock, terza col capitano McCaw,  Luatua (a cottimo, quindi autore di un'ottima gara) e Kieran Read. In mezzo la mediana titolare dei due impeccabili Aaron, Smith e Cruden, al centro con Ma'a Nonu sempre più secondo regista per il numero di palle che gestisce, c'è l'esperimento d'autunno Ben Smith (uno che schiererei anche lock pur di non lasciarlo fuori); in fondo Israel Dagg per il gioco tattico, alle ali il rientrato Corey Jane (motivo dello spostamento di Ben Smith) e il micidiale Julian Savea. Che gli manca? Nulla, evidentemente solo un filo di garra. E' quanto basta per portare la linea di galleggiamento pericolosamente sott'acqua, persino quella All Blacks. Evidentemente i livelli si vanno avvicinando, anche se non ce n'eravamo accorti.

Più che gli AB a subire, sono difatti i verdi irlandesi a imporsi: a iniziare dalla prima linea, dove Cian Healy con Best (poi Cronin) e il massiccio Mike Ross se li macinano, anche se la mischia AB pesa 25kg in più; le due super torri Toner e l'esperto O'Connell "sicurizzano" la propria rimessa e disturbano quella avversaria;  in terza linea Peter O'Mahony con Jamie Heaslip e Sean O'Brien si danno un daffare dannato, pur contro avversari diretti che non mollano assolutamente nulla (solo Read appare un po' inferiore ai suoi standard altissimi). Non solo solo le fasi statiche, gli avanti in verde dominano la scena nel gioco aperto, arrivando regolarmente prima e in di più degli avversari. Murray e Sexton in mediana sono intraprendenti,  veloci e precisi; il secondo viene regolarmente cercato dagli avversari nelle percussioni (molte centrali, penalizzando così le ali che magari invece ...). Al centro è ricomposta la coppia di sempre D'Arcy - Driscoll, Kearney è in fondo col fratello Dave da una parte e l'immarcescibile Tommy Bowe dall'altra.

Deve arrivare il 25' perché gli All Blacks muovano il tabellone: ci vuole un'invenzione di Cruden, un delizioso calcetto sulla sinistra verso l'area di meta a sfruttare la superiore velocità di Savea che schiaccia in facile meta. Non è sufficiente comunque per cambiare l'inerzia della gara, a riprova che non son tanto gli AB belli addormentati, quanto gli irlandesi sugli scudi. I quali non si scompongono, mantengono la fede e al 34' Sexton allunga con un penalty, è 22-7 alla fine del primo tempo. Quindici punti di margine sugli AB punti, due break sui numeri uno, robe da grattarsi al testa e domandarsi sogno o son desto.  Invece magari in spogliatoio ci si domanda tra se, quanto durerà? Dopotutto siamo umani, noi di questo Emisfero ...

Nella ripresa la musica ovviamente cambia: è McCaw a suonare come al solito la tromba della carica, col carisma di chi offre l'esempio mettendoci la faccia e il corpo, supportato da Lautua e da Cruden in vena eccelsa, non solo trick ma anche tentativi di sfondare il canale centrale. Tra alterne, equilibrate vicende si deve arrivare comunque fino al 52' per vedere i primi punti della seconda frazione, un piazzato di Cruden che lima un po ' il divario, che pure resta imponente mentre il tempo passa.
La battaglia è pesante, nel secondo tempo lascia come detto O'Driscoll toccato duro - lo rimpiazza Luke Fitzgerald - e anche quel gran lavoratore di O'Mahony lascia a McLaughlin. Lato AB, un inutile Dagg vien rimpiazzato da Crotty (il gioco è tutto tranne che tattico e c'è bisogno di rinfoltire la linea per recuperare), Messam rileva Lautua che molto s'è speso, Cole e i due fratelli Franks provano a riequilibrare la mischia. A proposito di mischia, gli All Blacks ne vincono cinque in fila attorno al 50' guadagnando terreno, ma la difesa verde li blocca, procurando scorte di morale al pubblico entusiasta e a chi è in campo. C'è ancora fieno in cascina.

Un'altra squadra al posto degli All Blacks avrebbe detto in cuor suo, oggi non ce n'è. Invece loro non mollano e gli sforzi vengono compensati al 65', quando Ben Franks può allungarsi oltre la linea nel punto quasi esatto e con modalità simili a quelli di Best nel primo tempo. Cruden trasforma, è 22-17. Coach Schmidt inserisce via via i cambi "aerobici" per i più affannati, l'Irlanda tiene nonostante la furia Tutta Nera.
Il momento della svolta è a cinque minuti dalla fine, quando sui piedi di Sexton c'è il piazzato che li porterebbe sopra break, irraggiungibili. Lo fallisce di un pelo! Eppure non era così angolato (e ora chissà la stampa irlandese: il ragazzo ha giocato 13 partite in 12 settimane da quando è in Francia, figurarsi...).

Fallita l'occasione positiva resta quella reattiva, la difesa. Questa regge nonostante le energie consumate in una gara giocata oltre i ritmi abituali; solo che Murray, insomma, dà l'impressione di essere preda di spirito combattivo in eccesso: estrae palla dalle ruck troppo velocemente, quasi fosse l'Irlanda a dover marcare, senza mai aspettare lo "use it!" dell'arbitro come farebbe qualsiasi sano mediano di serie C in vantaggio di 5 punti contro la prima in classifica a tre minuti dalla fine.
Il minutaggio fatale è il 79'.30'', quando Owens fischia un tenuto irlandese nemmen tanto evidente. Agli All Blacks restano 30 secondi o meglio un solo possesso per risalire metà campo. Lo fanno senza errori, infine all'82' suonato Cruden sulla linea dei 22m apre lungo perfetto sulla sinistra dopo una "fisarmonica" degli avanti a concentrare la difesa, trovando le gambe più fresche, quelle di Crotty che pestano e arrivano  a marcare. Classica meta "all'italiana" (di quelle che subiamo) presa per debito d'ossigeno - si dice poi, in realtà presa per la convinzione che quelli vestiti di Nero vinceranno. Una convinzione che condividono tutti quelli in campo, indipendentemente dal colore della maglia che indossino.
Il destino pare contrariato da questo esito contro natura (anche se sottolineiamo, gli AB non han rubato nulla - stavolta - e pur lasciando perdere il piazzato fallito da Sexton, Murray ha sulla coscienza almeno una trentina di secondi, che avrebbe potuto consumare guardandosi attorno "alla argentina"). Difatti un refolo di Giustizia Divina sposta appena fuori il piazzato di Cruden. Sarebbe pari, sempre da mangiarsi le dita ma comunque risultato storico e sgarro indimenticabile ai primi della classe privati della fedina annuale immacolata. Ma in campo ci sono troppi umani. E storia fu, anche se ci han provato. Tutti.

(qui gli highlights).

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