sabato 20 marzo 2010

6 Nations 2010: l'Italia si ritrova di legno


Millenniun Stadium, Cardiff; Wales 33 - 10 Italy

Wales: L Byrne (Ospreys); T Prydie (Ospreys), J Hook (Ospreys), J Roberts (Cardiff Blues), S Williams (Ospreys); S Jones (Scarlets), M Phillips (Ospreys); G Jenkins (Cardiff Blues), M Rees (Scarlets), A Jones (Ospreys), B Davies (Cardiff Blues), L Charteris (Newport Gwent Dragons), J Thomas (Ospreys), S Warburton (Cardiff Blues), R Jones (Ospreys, capt)

Replacements: H Bennett (Ospreys), P James (Ospreys), I Gough (Ospreys), G Delve (Gloucester), D Peel (Sale Sharks), A Bishop (Ospreys), T Shanklin (Cardiff Blues)

Italy: L McLean (Benetton Treviso); K Robertson (Viadana), G Canale (Clermont Auvergne), G Garcia (Benetton Treviso), M Bergamasco (Stade Francais); C Gower (Bayonne), P Canavosio (Viadana); S Perugini (Bayonne), L Ghiraldini (Benetton Treviso), M Castrogiovanni (Leicester), M Bortolami (Gloucester), J Sole (Viadana), M Bergamasco (Stade Francais), A Zanni (Benetton Treviso)

Replacements: M Aguero (Saracens), F Ongaro (Saracens), V Bernabo (Roma), Manoa Vosawai (Parma), T Tebaldi (Gran Parma), R Bocchino (Rovigo), M Pratichetti (Viadana)

Referee: Wayne Barnes (Eng)

La linea del Piave stavolta ha ceduto: nell’ultimo appuntamento di questo 6 Nazioni l’Italia finisce la benzina, fa i conti con gli uomini contati ed esce dal Millennium Stadium senza fiato e con il cucchiaio di legno. Già, perché la Scozia vince in Irlanda 23-20 e nonostante la vittoria del Flaminio proprio sugli scozzesi, l’Italia finisce ultima nella classifica finale, due punti contro i tre degli scozzesi: stando alla tradizione British, quella che ha partorito il rugby, gli spetta dunque il wooden spoon. Per quest'anno l'Italia s'è risparmiata il whitewash (tutte sconfitte), un piccolo passettino avanti rispetto al 2009 ma ottiene lo stesso risultato del 2008, lontano dal quarto posto del 2007.

In ottanta minuti la nazionale di Mallett passa dal purgatorio all’inferno contro un Galles che riscatta con una mediocre vittoria un torneo terribile. E dire che gli Azzurri erano partiti bene, schiacciando gli avversari nella loro metà campo.

La cronaca - Un’offensiva che costa il primo infortunio: al 3’ Canale lascia il posto a Pratichetti per problemi alle costole. Succede in uno sport di contatto che comporta un logoramento fisico non da poco dopo più di un mese di grandi scontri. I gallesi superano il vallo dopo cinque minuti e da quel momento prendono in mano l’ovale. Stephen Jones, Man of The Match, apre la marcature all’8’ da un penalty, la risposta di Mirco Bergamasco sbatte invece sul palo. Il Galles va alla ricerca della marcatura grossa, ma tra il 18’ e il 23’ trova la trincea azzurra che con quattro contro ruck gli sfila il pallone: il risvolto della medaglia, è che l’Italia non ha buoni palloni da giocare per appoggiarsi alla rimessa laterale dove i gallesi non sono affatto organizzati.

E poi ci sono i forfait: al 24’ Canavosio cede le chiavi della linea mediana a Tebaldi per problemi al ginocchio, mentre sia Zanni che Gower mostrano segni di cedimento fisico. Stephen Jones centra nuovamente i pali al 21’ per il 9-0, Lee Byrne al 28’ trova il varco nella nostra trincea, ma il passaggio da Shane Williams è in avanti. Nel frattempo la mischia italiana si leva la soddisfazione di mettere sotto la prima linea gallese che ha dato filo da torce al Sud Africa con i British Lions. Jones segna altri tre punti al 34’ per il 12-0 sul quale si va negli spogliatoi dove l’Italia lascia le ultime energie.

La sensazione che la birra sia finita diventa realtà all’inizio del secondo tempo, quando in cabina di regia sale Mike Phillips, il mediano di mischia che è mancato al Galles in tutto questo torneo: esplora gli spazi come un centro e ha la visione di gioco di un numero 9. Al 47’ Gower placca Hook lanciato in meta e che colpevolmente non serve il 18enne Tom Prydie tutto solo al suo fianco, negandoli la gioia della marcatura alla sua prima con la nazionale. Hook si fa perdonare poco dopo, da un attacco partito da una mischia ai 5 metri e si ripete al 56’ grazie sempre agli spazi che Phillips sa creare.

Giro di cambi: dentro Aguero per Perugini, Wosawai per Sole. Al 58’ Mauro Bergamasco si becca un giallo troppo generoso da parte dell’arbitro Wayne Barnes, altrimenti perfetto nella gestione del match. Ma quando non c’è fiato nelle gambe, anche la disciplina ci rimette. Al 63’ tocca a Bocchino prendere il posto di mediano di mischia, perché anche Tebaldi non ce la fa più.

Il punteggio azzurro si sblocca al 65’ con un calcio di Bergamirco beccato dal pubblico per alcune brighe con Phillips. Pur non giocando bene, il Galles gestisce il pallino della situazione: disorganizzati e confusi, contro un’Italia sulle gambe è come se rubassero in chiesa e Shane Williams al 68’ segna un’altra meta.

Per quanto alle corde, gli Azzurri si tolgono lo sfizio di rispondergli con McLean che al 74’ dribla la linea dei dragoni rossi. Finisce di fatto qui, con la conversione di Bergamirco, il cui piede, per lo meno, non è legnoso.

A caldo: la coperta corta (by Ringo) - Il 6 Nazioni azzurro è finito nel peggiore dei modi. A Cardiff l’Italia è arrivata a corto di ossigeno e uomini, che già non sono molti. Lo sa anche Nick Mallett: "Aver preso solo tre mete in queste condizioni è stata un'impresa, un'altra Italia ne avrebbe incassate almeno 8". In compenso si ritrova tra le mani un cucchiaio di legno che azzera in parte la vittoria sulla Scozia. Perché in parte? Perché comunque qualcosa rimane, tipo la difesa e la determinazione che gli Azzurri hanno messo in mostro anche contro il Galles, respingendo l’avversario quando il suo peso era ormai a ridosso della linea di meta. Ci siamo stretti a coorte e abbiamo resistito. Non è facile cambiare tre volte il proprio piano di gara: gli infortuni in settimana (Masi, Derbyshire, Del Fava), la formazione rimaneggiata e nuovi altri guai in partita. Il guaio grosso è che a dieci anni dallo sbarco nel The Championship del rugby, siamo sempre lì, a confrontarci con gli uomini in kilt.

Le cose da aggiustare: senza dubbio la trasmissione del pallone. Spesso lenta, mette in difficoltà l’uomo che riceve l’ovale e la difesa di turno può organizzarsi. Senza birra non si fa festa e questa nazionale è davvero arrivata stanca all’ultimo appuntamento e, al solito, non può fare affidamento su ricambi di qualità in tutti i reparti, grosso ostacolo di una coperta troppo corta.

Un dato che aiuta a capire il tracollo azzurro arriva dai metri percorsi con la palla tra le mani: nel primo quarto d’ora di match, l’Italia copre almeno 120 metri; nei settanta minuti successivi si ferma a 160. Troppi poi i falli concessi quando ad arbitrare c’è uno dei migliori fischietti in circolazione, l’inglese Barnes: se le cose non vanno inevitabile giunge la frustrazione.

Il sipario si chiude ed è comunque il caso di ricordare che questa squadra ha trovato tre nuovi protagonisti: Gower, regista sia in attacco che in difesa; Zanni, un combattente da trincea; McLean, un giovane con le idee chiare.

A caldo: l'Italia di sempre, gran cuore e asfissia (by Abr) - Vi diranno, che schifo non se ne può più di sola difesa - gli stessi che la settimana scorsa vi han detto che non sappiamo più difendere. La domanda sorge spontanea: come si fa a prendersela con una squadra che ne lascia tre fuori prima ancora di cominciare, che al terzo minuto perde Canale e manda in campo Pratichetti (!), poi perde anche Canavosio e fa rientrare Tebaldi che s'acciacca anche lui al ginocchio, seguito- preceduto da Sole, Bortolami e tanti altri? E chiude con Bocchino mediano di mischia per quindici minuti? Il punto vero sarebbe: ecco gli effetti delle rose ristrette, della mancanza di alternative. Ma imputare anche questo a Mallett lo troveremmo un po' ingeneroso, vedi caso Derbyshire.

In verità l'Italia inizia alla carica e per cinque minuti buoni non fa toccare palla a un avversario invero mediocre, in cui spicca in positivo unicamente il rientro di Phillips (se avesse segnato la meta che gli ha negato Mirco poi finalizzata da Shane Williams, avrebbe meritato il Man of the Match) e in negativo molto del resto, a partire da una rimessa laterale imbarazzante per finire con l'egoismo miope di Hook, cui giustamente è stato sottratto il Man of the Match nonostante le due mete per darlo all'onesto ma nientedechè Stephen Jones.

Il massimo i nostri lo toccano al terzo minuto con undici fasi consecutive concluse da un calcio orrido di Gower verso il lato destro nostro dov'era solo soletto Shane Williams, forse intento a scaccolarsi; fatto sta che ne è tanto sopreso che per fortuna non riesce ad afferrare il ghiotto passaggio. Nel mezzo di tali fasi d'attacco c'è la penetrazione che costa cara a Canale, peraltro molto incisiva. Non siamo abituati a essere granchè produttivi in attacco e lo sforzo ci costa caro, accelerando l'entrata in riserva degli acciaccati, trasformando gli Azzurri in una parata di Enrico Toti con poco più della stampella da lanciare verso il nemico.

I gallesi, come tutti gli anglosassoni poco sensibili alle nostre menate da perdenti sull'onore delle armi o la pietas nei confronti dei deboli, se nei primi minuti ci han lasciati sfogare facendoci raccogliere in tutto un palo, poi ci schiacciano senza pietà tra le grida della folla inebriata dall'odore del sangue, gongolante a ogni punizione non piazzata spedita verso una rimessa sui 5 metri nostri. Fin che l'ossigeno arriva a cervelli e muscoli siamo bravi a difenderci con un certo ordine ed efficacia, anche se con un po' di falli (alle fine le punizioni concesse saranno 14, quante ai francesi), poi nella seconda frazione occasionalmente cediamo, tre o quattro volte, e arrivano tre mete. Una alla fine la segnamo. Non lo troviamo un bilancio scandaloso. Questa è l'Italia ridotta in riserva signori: grandissimo cuore, spirito di sacrificio e pochi mezzi, se ci è consentito l'azzardo poco rispettoso essa è del tutto allineata all'epica nazionale standard del "mancarono i mezzi non l'onore", dal Carso a El Alamein passando per Nikolajewka. Il che non è una giustificazione, ovviamente. Faremo un bilancio a mente fredda.

Ah dimenticavo, arbitraggio così così di Barnes: buon controllo dei fatti di mischia, gli sfugge un po' di acredine accumulata tra Mirco, Phillips e Hook che alla fine degenera e poi commette la perla dell'espulsione temporanea di Bergamauro. Il quale ha il torto di farsi giustizia da sè (uno spintone a Hook in chiara posizione di fuorigioco e di blocco vicino alla ruck) che tutto era tranne che ingresso laterale come sostenuto dall'arbitro. Azione assolutamente analoga di Dylan Hartley qualche centinaio di km più a sud verrà più correttamente sanzionata dall'arbitro neozelandese Lawrence con richiamo e calcio di punizione.


8 commenti:

Anonimo ha detto...

Eh sì, stessa storia di troppo spesso. mi sono stufato di fare analisi, analisi, analisi... Proposta alla Fir: entro i test match di giugno stilare una lista di 50 giocatori (oltre ai 30 e poco più già nel giro) per fare una settimana di raduno e iniziare a portarli con la nazionale. Con la speranza che escano ragazzi in grado di mandare a casa qualcuno di quei "30 e poco più già nel giro", perché anche oggi ne abbiamo visti almeno cinque assolutamente inadatti ai livelli richiesti nel 6N. Assolutamente

L'Aretino

GiorgioXT ha detto...

E' ora di fare un pò di bilanci, e quello della gestione Mallet non è positivo.

Alla fine gli unici giocatori che ha valorizzato NON sono italiani e NON sono giovani.

La mia impressione è che un allenatore capace, ma abituato a lavorare SOLO con materiale eccellente , non solo non sia adatto all'Italia, ma finisce per avere solo un ottica di "ripiego" .
Ci serve invece qualcuno che sia abituato a lavorare con la "povertà" , che sia capace di tirare fuori il meglio di quello che possiamo offrire, non di cercare l'ennesimo importato.

Questo, soprattutto in ottica RWC 2011 è un grosso problema, ma è diretto prodotto dell'impostazione della dirigenza FIR , tutta sulla nazionale e sui pochi risultati a breve termine da potersi "rivendere" e nessuna programmazione a medio-lungo periodo.

ringo ha detto...

"è diretto prodotto dell'impostazione della dirigenza FIR , tutta sulla nazionale e sui pochi risultati a breve termine da potersi "rivendere" e nessuna programmazione a medio-lungo periodo":
caro Giorgio, il tuo commento capita a fagiolo perché, lasciate correre almeno le 24 ore di doveroso "lutto", sarà una settimana caliente.
Riguardo all'allenatore, su questo blog abbiamo criticato Mallett quando c'era da criticarlo, ci siamo complimentati con lui quando era il caso e già avevamo stilato una sorta di indicazioni dell'allenatore che troveremmo più azzeccato. Era uscito il nome di Marcelo Loffreda.
Ma appunto, lasciamo un attimo scorrere il ruscello sotto il ponticello.

Abr ha detto...

Faremo un post intero di bilanci.
Lo scorrere il ruscello sotto il ponticello in ogni caso significa lasciar passare il Mondiale.
Del resto noi italiani siamo veloci a stancarci. Abilissimi a riparare una portaerei con un cacciavite e una limetta da unghie (eccheccivuole?), non ci destreggiamo molto con "progetto" e "pianificazione", e come tanti Zamparini mandiamo tutto a fan... e ricominciamo ogni volta... da dove eravamo partiti.
Le scorciatoie non funzionano mai, a maggior ragione nel rugby dove non si bluffa. Volenti o nolenti questo è, architetto progetto e materiale da costruzione.
Tutto si cambierà, anche per motivi anagrafici, post 2011.

Giorgio, Mallett se ne è fatto una ragione - di lavorare coi "perdenti" da poco. Si sente un Renzo Piano cui è stato dato compensato e chiodi arrugginiti. Ora fa il padre, severo ma affezionato.
Secondo me il suo passaggio lascerà quacosa di importante a livello di mentalità - difendere per 80 minuti, qualche movimento d'attacco - ma per farci fare il salto dsi qualità serve qualcuno che sappia come si fa a cavar fuori le immense potenzialità dei latini. Lui non ne ha la più pallida idea, nonostante abbia speso tempo a parigi e con successo.
Ma sarebbe velleitario anche lui: anche venisseto gli equivaneti rugbistici di sir Ferguson e Julio Velasco, se dietro non c'è un movimento solido, costruirebbero anche loro sulla sabbia.
In altre parole: sono undici anni che si tenta di lavorare sul TOP (6nazioni, test match, mondiali, celtic) sperando in un effetto trascinamento verso il DOWN; ma così non funzionerà mai, so' 10 anni che battiamo al Scozi aad anni alterni e da lì non ci si schioda. Non per colpa di Mallett.

Emanuele ha detto...

Se siamo arrivati alla fine in queste condizioni è anche perché ci sono stati diversi infortuni in allenamento durante il torneo. Come mai tutti questi infortuni? Metodi sbagliati o casualità?

Abr ha detto...

Pochi cavalli e sempre gli stessi, emanuele: il carico è poco distribuito. In più giochiamo un tipo di gioco fisicamente molto dispendioso.

ringo ha detto...

Con tutti, non Renzo Piano :)
Comunque, tanto si sa no? Che con la difesa non si vince, non si gioca bene, manca lo spettacolo. Lor signori prima ci diano una coperta lunga, mica quella di Snoopy. E poi magari se ne potrebbe anche riparlare.

Abr ha detto...

"Attack sells the tickets, deee-fense wins the game", antico detto del football Usa dello sport di squadra americano in genere.

Rimane vro che se la coperta è corta, mentre l'attacco semplicemente fa no show, la difesa senza ossigeno subisce.

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