venerdì 2 aprile 2010

No Pro, no Super12 party

Si dovrebbe essere alle battute finali per una sistemazione del rugby in Italia post ammissione alla Celtic League: e' il tema principale della riunione del direttivo federale del 10 prossimo a Parma.
Ieri c'e' stato un incontro preliminare a Bologna tra Fir e management delle due italiane elette in Celtic, nel corso del quale pare siano stati ribaditi i noti "paletti" alla partecipazione al campionato domestico: cioe' inibizione alla partecipazione diretta di "Pro Celtici" nel Super12 prossimo venturo.
Stante cosi', appare logico che gli Aironi confermino che nemmeno Viadana, la sua costituente principale, potra' essere nel campionato domestico, confermando la delega alla parte parmense del superclub - Gran, Parma, Colorno, Noceto - dove a questo punto "delega" significhera' scambio-cessione di giocatori e poco piu'.
La Fir ha inoltre ribadito di essere contraria ai ripescaggi nel caso alcune societa' aventi diritto al campionato si ritirassero; si scopre quindi che anche se al "Super12" le parmigiane ci andassero tutte, cosa peraltro improbabile, quel "12" dopo il "Super" si rivelerebbe un pio specchietto per le allodole, un barbatrucco Fir per poter dire come al solito, noi avevamo predisposto tutto ma la colpa e' dei club.
Ad aggravare la situazione, Benetton pare abbia confermato non solo di non voler partecipare al campionato domestico per via dei citati paletti ma che sarebbe in trattativa con altre venete per una sorta di "raggruppamento" domestico. Conoscendo i nostri polli, e' piu' facile che Rovigo dichiari il default economico piuttosto che "intrigarsi" coi vicini, quindi i pour parler in corso riguarderebbero Petrarca (avrebbe senso per Derbyshire e altri giovani promettenti in Celtic), Venezia (avrebbe senso per il futuro stadio e per dimensionare col Petrarca e qualche trevigiano una realta' competitiva in Italia) piu' forse Mogliano e San Dona'.
Questo pero' eliminerebbe ulteriori partecipanti al torneo domestico: quel "X" dopo il "Super" pare destinato a scendere addirittura sotto il 10 del "super" campionato precedente.
Alla faccia dell'appeal commerciale del campionato, della diffusione del rugby d'eccellenza in Italia che doveva esser consentita dalla vetrina celtica e dal contemporaneo abbattimento dei costi in casa; invece si va all'esatto opposto, alla contrazione.
Facciamo un po' di conti: Veneto Unido, Rovigo, Prato-Firenze, Roma-Lazio, L'Aquila, se tutta Parma si unisse farebbe un totale di sei squadre (basta e avanza un girone solo ...), mentre con due Parma e due Roma si raggiungerebbe il numero di otto. Siamo vicini al sogno - o all'incubo, secondo i punti di vista - di Checchinato sulla territorializzazione a franchigie del rugby italiano, ancorche' un po' "sciancato" e lontano dalle cosiddette "grandi piazze", Roma a parte - ma era un barbatrucco pure quello, per chi ci fosse cascato: un modo surretizio per mettere un cappello a vanvera sopra all'affluenza record a San Siro.

Ad analizzar bene tra le pieghe e sotto i proclami, trapelerebbe che i "Pro" nazionali listati da Ascione della Fir sarebbero solo 32: i soli nazionali veri e propri quindi, inclusi evidentemente quelli ancora ingaggiati da squadre estere e target per un rientro in Italia. Tra i "Pro" non impiegabili in Italia sarebbero inclusi anche i 5 stranieri consentiti per ogni team italo celtico.
In totale farebbe 21 "Pro" per squadra (o anche meno se alcuni nazionali oggi all'estero ci rimanessero, come pare logico); le italo celtiche avrebbero allora la meta' dei giocatori in rosa (composta dai 36 ai 40 atleti) impiegabili sia in Celtic che nel campionato domestico. La cosa potrebbe riguardare i giovani emergenti, le promesse, gli europei etc.etc. Ma date le regole sopraddette, anche questi saranno inibiiti al SuperX e rimarranno presumibilmente a scaldare le panchine celtiche.
La Fir rimane avversa, almeno sul piano formale, a trasferimenti in Italia tra le "Minnows" e le italo celtiche, offrendo ai giocatori semipro forzati a rimanere in Italia il contentino della possibilita' di venir ingaggiati nel corso del paio di finestre internazionali durante le quali il campionato domestico e' fermo, la Celtic no e la nazionale preleva i famosi 32.
Sul piano pratico, alcuni di questi giovinotti di belle speranze avranno forse la possibilita' di rimpiazzare in panca per tre o quattro gare l'anno i connazionali gia' facenti parte delle selezioni italo celtiche: si trascura spesso il fatto che il rugby e' uno sport di squadra fatto di schemi, affiatamento e amalgama prima che di individualita'.

Tant'e'; queste indicazioni cosi' fatte confermano le dichiarazioni di Dondi ("metteremo bocca su tutto") dividendo il mondo del rugby italiano a mo' di Congresso di Vienna (in fig.), alla faccia della necessita' di connessione tra chi va nelle brughiere e chi resta nel Belpaese: un giovane promettente o sta in Italia e le intensita' internazionali forse le vede due o tre volte l'anno e dalla panchina - e allora era meglio la Challenge Cup - oppure va in Keltia ma sta in panca e gioca per tre o quattro volte l'anno, ma allora cosa cambia rispetto ai tempi degli equiparati illimitati?
Forse ci sbagliamo, abbiamo mal compreso e gli effetti di tutte 'ste barriere e distinzioni non saranno quelli elencati; ma come la mettiamo con l'incontrare colossi tipo Munster o Cardiff che di extracomuntari ne contano otto, tutti o quasi ex All Blacks, con soli 5 stranieri per anacronistiche limitazioni autoinflitte. Il tutto mentre Mallett sonda serafico ulteriori "equiparabili" per la Nazionale e altri se ne offrono dalla NRL australiana.
Due pesi due misure, paletti e tanta ipocrisia: come le strade piene di autovelox, facendo credere che son li' per limitare gli incidenti e in realta' servono per far cassa. Tutto cio' fa pensare che la Fir se ne freghi di avere delle italiane vincenti in Celtic, si vede che le farebbero ombra. Altrettanto dicasi per la diffusione del rugby sul territorio tramite club locali invogliati a crescere e far bene, si vede che disturbano le Accademie Federali. Vabbe', vorrebbe dire che ci tapperemo il naso fino all'auspicabile rebelot post mondiale 2011.

2 commenti:

GiorgioXT ha detto...

Una rosa di 35 e+ giocatori basta appena per la ML , considerato che saranno 22 partite + 4 almeno di HC ...
Il punto fondamentale e' la normativa sui trasferimenti : verra' lasciata libertà alle parti di mettersi d'accordo con normali trattative o prevarrà il dirigismo?

Abr ha detto...

Io infatti ne conto 40, che e' il doppio dei 20 Pro per team preventivati, stranieri inclusi.
Sui transfer, il fatto che Benetton annunci alla Fir ( e non viceversa) che "sta prendendo accordi" con le venete per organizzare una partecipazione comune al campionato superX mi pare prefiguri la trattativa privata, con scambio di "soldati" oltre che di "soldi" ...

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