Australia a secco ad Auckland, acqua alla gola per Deans
Rugby Championship - Auckland,
New Zealand 22 - 0 Australia
Il secondo round della Bledisloe Cup nonché del Rugby Championship si conclude come il primo, tra Nuova Zelanda ed Australia. Anche peggio per i Wallabies che ad Auckland rimangono a secco nel 22-0 con il quale gli All Blacks vincono (il tabellino). Non c'è niente nel tabellino degli ospiti: a parte le mete, nemmeno un tentativo di infilare i pali da parte di Berrick Barnes, schierato centro in un XV che ha visto il ritorno di Quade Cooper (fischiato, as usual, da un pubblico che un anno fa gli riservò lo stesso trattamento mentre nella semifinale della RWC abbandonava il campo infortunato, quindi attendersi un comportamento meno rozzo era difficilmente preventivabile). Quando ormai il risultato indica 22-0, Barnes opta per una rimessa laterale nei 22 avversari: il cronometro indica all'incirca il 50' e la touch viene rubata dalle mani di Brodie Retallick. Pensare - pensare - che nel primo tempo gli ABs qualche difficoltà in rimessa la mettono in mostra, perdendone due di fila, mentre per gli Aussie il pack in mischia ordinata rimane sotto pressione.
La cronaca. Partono con maggiore agonismo gli ospiti: hanno da rialzare la testa e dopo il tentativo di Richie McCaw di recuperare il calcio d'avvio di Dan Carter, portano avanti l'accampamento con una serie di pick & go, riescono ad andare oltre nel momento della collisione, finché Kieran Read non infila le mani sull'ovale e permette ai suoi di rilanciarsi. Il confronto nelle ruck prosegue e i neozelandesi proseguono a loro volta a difendersi e hanno l'occasione al 7' di aprire le marcature con un piazzato di fronte ai pali per Carter. Che sbaglia. Sempre sullo zero a zero, ma con l'inerzia che lentamente, ma inesorabilmente, inizia a indicare in direzione All Blacks. Ingaggio di fronte ai 22, Sonny Bill Williams si infila, ricicla per Carter, ovale al largo per Israel Dagg che viene bloccato all'ultimo mentre punta all'angolo. Al 18' è il placcaggio della seconda linea australiana Sitaleki Timani (spesso usato in fase offensiva tra la linea dei trequarti) a stoppare l'iniziativa del flanker Liam Messam quando la prima marcatura pesante del match sembra ormai fatta.
Qualche fase di gioco interrotto, confuso, tentativi All Blacks che non vanno a buon fine perché manca il sostegno all'uomo con la palla tra le mani, mentre i Wallabies rischiano cara la pelle con un paio di calcetti senza profondità, senza idea che vengono prontamente recuperati facilmente tanto da Dagg quanto da Hosea Gear per controbattere in cavalcate. Al 25' Carter infila il 3-0 e quattro minuti più tardi Will Genia, in campo con i gradi di capitano per l'assenza di David Pocock, si becca il giallo dell'arbitro gallese Nigel Owens: fallo professionale, da terra stoppa il tentativo di riciclo di Cory Jane sull'ennesimo contrattacco lungo la fascia dei neozelandesi. Carter allunga. Adam Ashley-Cooper, schierato ad estremo, prova a scuotere i suoi con un grabber che Dagg monitora al solito al meglio, Messam è ovunque al fianco del ball carrier. Si scivola verso l'intervallo e al 36' la mischia All Black recupera palla sull'introduzione australiana appena dentro i 22. Luke Romano fa a sportellate con Nathan Sharpe e Scott Higginbotham, Owens ravvisa un paio di offside ai lati del raggruppamento sulla linea dei 5 metri e Carter fissa il +9 con il quale si va negli spogliatoi.
Con l'avvio della ripresa, Carter riprende da dove aveva finito: altri tre punti, dalla lunga distanza (55 metri, più o meno). Il bombardamento dell'apertura di casa - che si impegna a testare la consistenza delle guardie di fronte a lui, puntando anche su un Cooper che è scomparso dal resto del gioco come d'altronde capita al resto dei suoi compagni - ha tracciato il solco, Dagg lo rende definitivo: SB Williams, ancora Carter e ancora Romano bloccato sotto i pali, palla fuori e arriva l'estremo tuttonero per la prima ed unica meta della serata e per il 19-0. Dieci punti nell'arco di cinque minuti. Game over: lo dice l'espressione stampata sul volto di Robbie Deans inquadrato nel suo box. Prima che scocchi il 50' il punteggio finale è già stampato sul tabellone.
La truppa di coach Hansen potrebbe replicare nel corso della frazione in un altro paio di occasioni: nella prima McCaw perde il controllo della palla raccolta da Gear, ottimamente fermato da Timani e tenuto alto quando ormai si è lanciato a peso morto nell'area di meta, nella seconda Read se la lascia fuggire dalle dita mentre si allunga sulla linea dell'area. Anche allo scadere ormai, quando al 79' Carter decide di servire al largo Gear e l'ovale esce dal campo: il numero 10 avrebbe potuto chiudere al meglio lui stesso l'azione d'attacco con un passo in più e firmando il touchdown. La consistenza offensiva dei Wallabies non batte colpo: Kurtley Beale, entrato per un infortunato Drew Mitchell, non riscatta - nemmeno gli si presenta l'occasione - la brutta prestazione dell'andata. Michael Hooper, schierato al posto di Pocock, comincia con volontà e poi scompare, mentre avanza lo sguardo sconsolato di Sharpe. Al contrario, sull'altro fronte, Ben Smith si fa subito notare per agilità e rapidità e Aaron Cruden si schiera apertura con Carter che slitta al posto di Ma'a Nonu.
Le reazioni e i suggerimenti. "Abbiamo ricevuto una lezione in molti aspetti del gioco", dichiara a fine partita Genia. Non accadeva agli australiani di restare a secco con i neozelandesi del 1962. "Hanno messo pressione su di noi e abbiamo concesso così troppi errori". Coach Deans tenta di serrare i ranghi della truppa: "Sono orgoglioso del modo con cui i ragazzi sono scesi in campo, ma gli All Blacks sono una potenza", ha commentato il neozelandese - non ben voluto in patria perché allena l'Australia, non ben voluto in Australia a questo punto per lo stesso motivo. Alla vigilia della sfida l'ex manager dei Wallabies, Alan Jones, aveva lasciato detto che il modo migliore per Deans di migliorare la nazionale sarebbe nello restarsene zitto e a letto. L'8 settembre a Perth arriveranno i sudafricani: non c'è molto da starsene tranquilli sotto le coperte.
New Zealand 22 - 0 Australia
Il secondo round della Bledisloe Cup nonché del Rugby Championship si conclude come il primo, tra Nuova Zelanda ed Australia. Anche peggio per i Wallabies che ad Auckland rimangono a secco nel 22-0 con il quale gli All Blacks vincono (il tabellino). Non c'è niente nel tabellino degli ospiti: a parte le mete, nemmeno un tentativo di infilare i pali da parte di Berrick Barnes, schierato centro in un XV che ha visto il ritorno di Quade Cooper (fischiato, as usual, da un pubblico che un anno fa gli riservò lo stesso trattamento mentre nella semifinale della RWC abbandonava il campo infortunato, quindi attendersi un comportamento meno rozzo era difficilmente preventivabile). Quando ormai il risultato indica 22-0, Barnes opta per una rimessa laterale nei 22 avversari: il cronometro indica all'incirca il 50' e la touch viene rubata dalle mani di Brodie Retallick. Pensare - pensare - che nel primo tempo gli ABs qualche difficoltà in rimessa la mettono in mostra, perdendone due di fila, mentre per gli Aussie il pack in mischia ordinata rimane sotto pressione.
La cronaca. Partono con maggiore agonismo gli ospiti: hanno da rialzare la testa e dopo il tentativo di Richie McCaw di recuperare il calcio d'avvio di Dan Carter, portano avanti l'accampamento con una serie di pick & go, riescono ad andare oltre nel momento della collisione, finché Kieran Read non infila le mani sull'ovale e permette ai suoi di rilanciarsi. Il confronto nelle ruck prosegue e i neozelandesi proseguono a loro volta a difendersi e hanno l'occasione al 7' di aprire le marcature con un piazzato di fronte ai pali per Carter. Che sbaglia. Sempre sullo zero a zero, ma con l'inerzia che lentamente, ma inesorabilmente, inizia a indicare in direzione All Blacks. Ingaggio di fronte ai 22, Sonny Bill Williams si infila, ricicla per Carter, ovale al largo per Israel Dagg che viene bloccato all'ultimo mentre punta all'angolo. Al 18' è il placcaggio della seconda linea australiana Sitaleki Timani (spesso usato in fase offensiva tra la linea dei trequarti) a stoppare l'iniziativa del flanker Liam Messam quando la prima marcatura pesante del match sembra ormai fatta.
Qualche fase di gioco interrotto, confuso, tentativi All Blacks che non vanno a buon fine perché manca il sostegno all'uomo con la palla tra le mani, mentre i Wallabies rischiano cara la pelle con un paio di calcetti senza profondità, senza idea che vengono prontamente recuperati facilmente tanto da Dagg quanto da Hosea Gear per controbattere in cavalcate. Al 25' Carter infila il 3-0 e quattro minuti più tardi Will Genia, in campo con i gradi di capitano per l'assenza di David Pocock, si becca il giallo dell'arbitro gallese Nigel Owens: fallo professionale, da terra stoppa il tentativo di riciclo di Cory Jane sull'ennesimo contrattacco lungo la fascia dei neozelandesi. Carter allunga. Adam Ashley-Cooper, schierato ad estremo, prova a scuotere i suoi con un grabber che Dagg monitora al solito al meglio, Messam è ovunque al fianco del ball carrier. Si scivola verso l'intervallo e al 36' la mischia All Black recupera palla sull'introduzione australiana appena dentro i 22. Luke Romano fa a sportellate con Nathan Sharpe e Scott Higginbotham, Owens ravvisa un paio di offside ai lati del raggruppamento sulla linea dei 5 metri e Carter fissa il +9 con il quale si va negli spogliatoi.
Con l'avvio della ripresa, Carter riprende da dove aveva finito: altri tre punti, dalla lunga distanza (55 metri, più o meno). Il bombardamento dell'apertura di casa - che si impegna a testare la consistenza delle guardie di fronte a lui, puntando anche su un Cooper che è scomparso dal resto del gioco come d'altronde capita al resto dei suoi compagni - ha tracciato il solco, Dagg lo rende definitivo: SB Williams, ancora Carter e ancora Romano bloccato sotto i pali, palla fuori e arriva l'estremo tuttonero per la prima ed unica meta della serata e per il 19-0. Dieci punti nell'arco di cinque minuti. Game over: lo dice l'espressione stampata sul volto di Robbie Deans inquadrato nel suo box. Prima che scocchi il 50' il punteggio finale è già stampato sul tabellone.
La truppa di coach Hansen potrebbe replicare nel corso della frazione in un altro paio di occasioni: nella prima McCaw perde il controllo della palla raccolta da Gear, ottimamente fermato da Timani e tenuto alto quando ormai si è lanciato a peso morto nell'area di meta, nella seconda Read se la lascia fuggire dalle dita mentre si allunga sulla linea dell'area. Anche allo scadere ormai, quando al 79' Carter decide di servire al largo Gear e l'ovale esce dal campo: il numero 10 avrebbe potuto chiudere al meglio lui stesso l'azione d'attacco con un passo in più e firmando il touchdown. La consistenza offensiva dei Wallabies non batte colpo: Kurtley Beale, entrato per un infortunato Drew Mitchell, non riscatta - nemmeno gli si presenta l'occasione - la brutta prestazione dell'andata. Michael Hooper, schierato al posto di Pocock, comincia con volontà e poi scompare, mentre avanza lo sguardo sconsolato di Sharpe. Al contrario, sull'altro fronte, Ben Smith si fa subito notare per agilità e rapidità e Aaron Cruden si schiera apertura con Carter che slitta al posto di Ma'a Nonu.
Le reazioni e i suggerimenti. "Abbiamo ricevuto una lezione in molti aspetti del gioco", dichiara a fine partita Genia. Non accadeva agli australiani di restare a secco con i neozelandesi del 1962. "Hanno messo pressione su di noi e abbiamo concesso così troppi errori". Coach Deans tenta di serrare i ranghi della truppa: "Sono orgoglioso del modo con cui i ragazzi sono scesi in campo, ma gli All Blacks sono una potenza", ha commentato il neozelandese - non ben voluto in patria perché allena l'Australia, non ben voluto in Australia a questo punto per lo stesso motivo. Alla vigilia della sfida l'ex manager dei Wallabies, Alan Jones, aveva lasciato detto che il modo migliore per Deans di migliorare la nazionale sarebbe nello restarsene zitto e a letto. L'8 settembre a Perth arriveranno i sudafricani: non c'è molto da starsene tranquilli sotto le coperte.








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5 commenti:
D'accordo coi commenti australiani: più di così contro questi AB non possono. Merito AB insomma.
Han fatto il possibile i Wallabies, molto ma molto più presenti e intensi nel primo tempo che nella puntata precedente a Sidney. Una intensità che ha ripetutamente messo in difficoltà gli AB (9 errori di handling contro 2!!!!) ma che è rimasta puramente difensiva.
O meglio, che la sagacia AB ha portato a "sfogare" in zone poco pericolose del campo, con un certo supporto di Nigel Owen, particolarmente occhiuto sulle infrazioni dei gialloverdi ma più lassista nei confronti di quelle AB. Tanto che è bastato usasse lo stesso metro, in pieno secondo tempo a risultato acquisto, che i Wallabies sono andati vicinissimi alla marcatura, negata per la fretta di Berrick Barnes a riciclare invece di fissare il punto.
Sta di fatto che l'arbitro non può essere mai una scusa: i Wallabies han menato le danze per un tempo intero (percentuali spaziali di dominio territoriale e di possesso, in casa AB!), ma si sono dimostrati scontati e prevedibili in fase di possesso.
No brainer per gli espertoni Tutti Neri fermarli.
Son persino riusciti a limitare i danni dell'espulsione (gli è costata sei punti contro i canonici 10 come da "lodo De'Rossi") ma poi al rientro dall'intervallo i padroni di casa han schiacciato il piede sull'acceleratore e ciao mamma, metti il caffà sul fuoco che torniamo presto.
Menzione speciale per Israele Dagg, mio personale MVP: non solo per la meta che finalizza, non solo per i suoi soliti piazzamenti e ritorni micidiali (oltre 150 metri corsi) ma anche per i ben 350 metri calciati! roba che Morné Steyn ci mette tutto il torneo a farlo!
Per dire 'sti AB, non solo "gioco espansivo", ma anche attenta tattica. Completi.
Per i Wallabies, da menzionare i flanker del secondo tempo: Hooper (sosia in tutto e per tutto di Pocock, dalle origini africane ai calzettoni bassi alla capacità di fetcher) e Liam Gill: 40 anni in due.
Quade Cooper: fa il suo, non inventa e non spreca.
... anche se, devo dire, vedere Ioane nullo, Cooper fare il compitino, Beagle scazzato .... Non avendo un pack affidabile (Higginbotham non fa il salto di qualità, ricorda Elsom ma solo fisicamente, il resto della terza deve fare esperienza), beh Deans o s'inventa qualcosa che li scuota o rischia veramente di essere arrivato al capolinea con una stagione di anticipo.
Secondo me rischia in Argentina.
Per quanto riguarda gli ABs, ripensando più a freddo alle due partite, non so perché ma mi viene una sorta di parallelo con il Barcellona: voglio dire, palleggiano delle volte e non tirano mai in porta. Non so se ho reso bene l'idea...
Quanto ai Wallabies, in giro per la blogosfera internazionale e i commentatori si scommette su una sola vittoria alla fine del torneo.
Non te l'appoggio il paragone con il Barca, Socio. Perché sono tra quella minoranza che trova il Barca degli ultimi anni squadra di molto ampiamente sopravvalutata. Nonchè sommamente noiosa.
Mentre da DOPO il Mondiale e DOPO Henry, devo dire che gli AB brillano nel buio quasi totale. Flebile e altalenante luce del Galles e qualche speranziella inglese a parte.
Una sola gara vinta per i Wallabies? Solo quella in casa coi Pumas insomma. Mmmm non credo proprio: non per come son messi i Boks. Per me ne vincono due.
A trovarla noiosa siamo in due ;) - il Barca, non gli All Blacks.
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