venerdì 21 settembre 2012

Futuro incerto per le Celtiche in Europa - Updated


UPDATE 1 - 21/9:
Prova a schierarsi coi "good cops" anche il neoeletto presidente Rfu Bill Beaumont. Del resto si sa, istituzionalmente non scorre buon sangue tra Leghe e Federazioni nei Paesi che hanno la fortuna di avere governing bodies distinti: così da trasformare in balance and checks ("equilibrio dei poteri") quello che altrove è autocratico conflitto di interessi.
Beaumont ammette che gli animi di chi conta sono tutt'altro che sereni attorno alla questione, come invece le veline ufficiali tentano di convincere, e il fatto che ciò sia pubblico e notorio per lui è una aggravante: "That is my only regret about it. But you know, we are where we are, what has been said has been said and now we've got to try and reach an amicable settlement that suits all parties." Appello a cucirsi le bocche quindi, e avanti ad oltranza. Un altro good cop trattativista, volonteroso di identificare, se si riesce, un compromesso che consenta a rappresentative di tutte le Nazioni di partecipare alle Coppe Europee. Il Presidente della Rfu però avvisa che si, tutti dentro le Coppe ma in ogni caso nulla sarà più come prima, in Europa si cambia, c'è aria di nuovi "allineamenti":  "I'm sure there will be fair bit more repositioning over the next month or two".
Ribadiamo, la discussione sul format futuro delle Coppe Europee rischia di rappresentare un bel shakeout complessivo per gli interessi economici che sono implicati; ciò indipendentemente dal compromesso che alla fine fatalmente troveranno.

UPDATE 2: Batte un colpo anche il Gavazzi Alfredo. A espncrum quasi risponde alla constatazione di Beaumont che nulla sarà più come prima: "il rugby italiano si batterà per mantenere due posti in Heineken Cup e quattro in Challenge Cup". Bene, bravo, nessun passo indietro del nostro piccolo mondo antico. Parafrasando Stalin, di quante divisioni (mezzi economici, politici, sportivi ...) dispone il Gavazzi per sostenere il suo "non si arretra"? P
atata scaricata  su chi continua a gestire i rapporti internazionali, cioè il Dondi ma gli effetti, cioè i finanziamenti, ricadranno sul movimento che guida e quindi sulle sue possibilità di manovra. 
Tra l'altro l'argomento del Gavazzi non par neppure ben argomentato: "Così come convenuto con l’ERC, esattamente come fanno le altre Unions”. Beh, scopo delle riunioni è  esattamente come deve cambiare l'ERC; quanto a come fanno le altre Unions, solo due son pari, Irlanda e Galles che mandan quattro squadre nelle Coppe; tutte le altre son diverse: la Francia 14 complessivamente, l'Inghilterra 12, l'Italia sei, la Scozia due, Romania e Spagna una, zero Georgia, Russia e Portogallo ... Se invece intende che tutto deve restar fermo così com'è, sarebbe l'unico a tenere una posizione indifendibile e già superata nelle discussioni, a quanto trapela. “Sono fiducioso, una soluzione verrà trovata molto presto", dice il presidente, che poi quasi implora: "E' chiaro che un cambiamento non può essere introdotto con un atto unilaterale e provocatorio".
Interesting, direbbe un inglese, che si definisca "provocatorio" chiedere che dalla Celtic arrivino alla Coppa non dieci ma sei squadre, al pari di Premiership e Top14.
Siamo comunque convinti anche noi che alla fine tutti avranno la convenienza ad identificare una quadra, ma lo scenario non è più lo stesso di prima. Sei squadre l'Italia magari se le ritroverà alla fine, solo distribuite probabilmente in tre invece che due coppe; sempre se ci si "fa furbi", cioè si prende atto del cambiamento nell'arie e si inizia ad agire in accordo, non contro di esso.

(Post originario, 19/9)
Ieri 18 settembre a Dublino è andato in scena il primo atto tra le sei azioniste della ERC -  due Leghe Pro e le quattro Federazioni celtiche -per decidere il futuro delle Coppe Europee, il cui attuale format scadrà col torneo 2013/14.
Le cronache locali tagliano corto, riportano un "tutto bene" di sostanza: niente scontri, "animi sereni", nuova riunione fissata l'otto ottobre a Roma, dialoghi interlocutori e compromesso alle porte. Il tutto in linea con gli auspici di Dondi - che resta l'uomo forte italiano sul piano dei rapporti internazionali - in una intervista su OnRugby pochi giorni fa.
Tutto bene madama la marchesa? A dare una pur sommaria occhiata alla informazione straniera, non parrebbe proprio.
E' allora il caso che noi si accantoni per un attimo le nostre queride analisi del rugby giocato (siamo fatalmente indietro con Top14 e i campionati australi, i nostri due o tre aficionados abbiano fede, ce la faremo prima o poi), per raccontare cosa pare stia succedendo per davvero.

Uno dice, ah le Coppe Europee, capirai: in Heineken noi non si batte chiodo, la Euro Challenge poi, stendiamo un velo pietoso ...  forse da questa relativa irrilevanza rispetto ai "temi caldi" (querelle Benetton-Gavazzi in testa ...) che arrivano i trafiletti distratti dall'informazione specializzata. Invece il tema è assolutamente decisivo, in specie per le Federazioni minori europee. In ballo ci sono i danè: la Erc assieme alla Irb e Rbs, sono le maggiori fonti di entrate del nostro rugby, quelle che assegnano alla Fir il controllo del rubinetto e quindi il potere.
L'informazione locale si focalizza sulla spaccatura che si registrerebbe tra le Leghe francese e inglese, inizialmente determinate a imporre una riforma giudicata inaccettabile dalle quattro Minnows celtiche includenti l'Italia. Ci sarebbe stato un "passo indietro" francese che isolerebbe il falco Inghilterra, nel nome della "fraternitè europeenne", del richiamo al valore del giocare tutti assieme anche nel futuro.
La realtà appare meno romantica.

La riunione s'è aperta davvero con un distinguo tra inglesi e francesi, quando alla Lega delle società di Premier inglese è stato chiesto di chiarire nei dettagli quel mega accordo sui diritti televisivi appena siglato con la BT, che include le partite di Coppa delle inglesi a partire dal 2015, diritto in mano alla Erc nell'attuale formato. La spiegazione non c'è stata, raccontano le fonti internazionali, oppure non è stata ritenuta esaustiva; al che il rappresentante francese ha espresso la sua dissociazione dal collega inglese sul tema. Eccapirai: gli inglesi arrivano coi forzieri pieni e i francesi cosa dovrebbero fare, congratularsi e allinearsi a scatola chiusa e bocca vuota?
Difatti altro che rupture, nel proseguo dell'incontro l'accordo tra le due Leghe è palpabile: qualche partecipante descrive come "identiche al 90%" le proposte di innovazione (formula, calendari, governance, ripartizione finanziaria etc.) presentate da inglesi e francesi.  "Parole ben diverse" rispetto alla vigilia dei francesi? Nessuno le ha sentite, non sui temi di sostanza.

La notizia non è difatti la "spaccatura", è piuttosto che diventa formale e sostenuta dai due azionisti maggiori della Erc, la richiesta di riduzione da 24 a 20 delle squadre partecipanti alla Coppa Europa (oggi Heineken Cup). Il taglio riguarderebbe ovviamente le rappresentative Celtiche: nella proposta le squadre celtiche nella futura Heineken passano da dieci a sei.
Midi Olympique riporta che i rappresentanti "celti" (tra cui quello italiano) avrebbero accolto la già nota proposta  in maniére trés reservé (avete presente le teste che si girano attorno, nel mentre le schiene si drizzano e i colli si tirano? ) ma senza opposizioni formali né veti. Anzi, si conviene che un qualche cambiamento, ovviamente  "da discutere", appaia necessario.
Ma questo è ancora niente; quel che viene accuratamente taciuto da noi (o non capito?) è la proposta di nuova ripartizione finanziaria.
Oggi le azioniste inglesi e francesi hanno il 25% ciascuna dei proventi Erc, mentre a ognuna delle quattro Federazioni (le Celtiche) arriva il 12,5%; secondo la proposta, la "torta futura" sarebbe divisa in tre fette uguali, 33% ognuna: una per i franco-visigoti, l'altra per angli & sassoni, la terza da dividere tra le quattro tribù celtiche. Ipotizzando un nuovo criterio più meritocratico di ingresso delle franchigie celtiche nella futura Heineken (ad esempio solo le prime sei classificate, come avviene in Francia e Inghilterra) per cui di italiane ne entrerebbe si e no una sola, immaginate la "botta" per le finanze da noi e in tutta la Keltia, dove la crisi economica sta battendo più che altrove? E non hanno ancora iniziato a parlar di nuovo format per la Euro Challenge, con quattro celtiche da sistemare in più e russi e georgiani che bussano alla porta! Fossimo il Gavazzi, avremmo già il mal di testa.

Altro che isolamento inglese quindi, come traspare dai trafiletti italiani: chi ha dovuto fare buon viso a cattiva sorte per non rovesciare da subito il tavolo, sono state le celtiche! Nel mentre la Francia, dopo aver detto le stesse cose dette dagli inglesi, faceva la ecumenica: basta un poco di zucchero e la pillola va giù ...
Adesso c'è sicuramente il tempo, prima del prossimo incontro, per cercare di "avvicinare le posizioni", magnando e bevendo come auspicato da Dondi, che non vedrà l'ora di portarseli tutti in qualche trattoria a li Castelli.
Il fatto è che adesso il "picchetto" attorno cui ruota la discussione l'ha piantato il duo franco-inglese, che astutamente gioca i ruoli classici "good cop - bad cop" nella recita a favore dei quattro piccoli topolini celti. Nessuno di loro s'è arrischiato a tentar di svellere quel picchetto preliminare, si rischiava di andar subito ai materassi. Prossimo passo? Dividere i quattro topolini, farli litigare tra loro. Il rischio sempre più concreto - altra notizia "bucata" dalla informazione locale - è che la "torta" su cui conta il Gavazzi per attuare i suoi progetti (e mantenersi in sella) potrebbe iniziare a sgonfiarsi ...

24 commenti:

ale ha detto...

come detto anche dal buon Munari nel tinello...
Contiamo proprio come il due di bastoni, altro che 70.000...

Abr ha detto...

Menomale che s'informa altrove, sennò diventava dondiano :D

Il punto è che anche se siamo un fante o un cavallo di bastoni (non un due, dài, mica siamo il Portogallo), qualcuno ogni tanto se la può menare impunemente come fosse un Tre o un Asso: il punto è l'ambiente NON E' TONICO, SVEGLIO, a partire dai votanti di base e dall'informazione.

GiorgioXT ha detto...

Come sempre ... follow the money !
Francesi ed Inglesi portano come diritti TV fra il doppio ed il triplo di quello che incassano, Irlandesi e Gallesi portano meno della metà di quello che incassano. Lasciamo perdere noi e gli scozzesi che è meglio ...
Inglesi e Francesi hanno le carte giuste in mano e, se non saranno troppo ingordi , otterranno quello che vogliono, magari non 20 squadre ma 24, , e non il 33% a testa ma il 28.. ma il concetto è chiaro.
Noi dobbiamo darci una mossa alla svelta , abbiamo qualche carta da giocare che sono la Benetton (guarda caso..) e l'appeal turistico (importante visto che le società inglesi ed altre ricavano profitti dalle trasferte dei tifosi, e Treviso e la Sunny Italy non ha confronti con Galway o Swansea... ma è poco.

ps. è OT, ma interessa un confronto fra i percorsi di formazione giovanile fra noi e le nazione del 6N + TRC ?

Abr ha detto...

Appeal turistico, dimensioni della popolazione e tutto sommato anche economia (tutto è relativo): avremmo potenziale, avremmo, se ci dessimo tutti una bella svegliata.

Che sia pubblicabile-riassumibile o anche no, quel confronto mi interesserebbe molto.

ringo ha detto...

Attendiamo, Giorgio: se sai qualcosa, parla! :D La mail è rightrugby@gmail.com

Abr ha detto...

(forse ero stato poco chiaro nella mia risposta a Giorgio che m'interessa molto? tnxs anyway ringo, melium abundare)

GiorgioXT ha detto...

Arriverà nei prossimi giorni,un pò di pazienza . ve lo mando come .PDF

Abr ha detto...

Perfect Giorgio, tnxs.

Abr ha detto...

Ho sentito Munari nel Tinello.
Aldilà degli accenti e delle cifre più precise che dà (24.5% a testa per francesi e inglesi, irlandesi e gallesi un po' di più degli italiani al 9%), l'unica informazione in più rispetto a noi è la presenza dei rappresentanti del rugby regionale gallese e non della WRU, la loro federazione.
Mi fa gioco, nel senso che chiarisce meglio la mia frase: "prossimo passo dividere, far litigare tra loro i quattro topolini celtici". Del resto è da un po che, tramite la Anglo Welsh Cup, i gallesi tengono un piede sulla porta per eventualmente uscire dal novero delle minnows celtiche.

Il resto è sulla nostra linea, in sintesi:
a) finiamola (finitela) col menarcela sulla "spaccatura" franco inglese,
b) follow the money, e noi non ne abbiamo/apportiamo,
c) la "fetta di torta" nostra andrà a restringersi (con esplicito cucù sveglia all'informazione, presenti - nel tinello - ovviamente esclusi, per cortesia).

E' solo il primo passo, poi tocca a Rbs e Irb. Perché il paradigma sta cambiando, dalle chiacchiere e distintivo alla concreta capacità di generare cash, per mezzo di concreti contratti.
"70.000 all'Olimpico"? Nice to hear, now SHOW ME THE MONEY!

Abr ha detto...

Aggiungo: tutto questo NON è colpa di Dondi & Gavazzi, è un dato di fatto.
La colpa casomai sarebbe non prenderne atto e continuare coi vecchi approcci "politici" basati sulle cordate e sul "potenziale".
Occorre capire, inter-ligere, adeguarsi.

Ad esempio la storia del "Terzo Livello di competizione Europea", inclusivo di Georgie Romanie etc.etc., andrebbe inteso non come retrocessione (dalal Challenge) ma come opportunità per le nostre eccellenti.
Chissà che non comincino a vincere qualcosa e di conseguenza a guadagnarsi un po' di soldini veri.

GiorgioXT ha detto...

Beh, difficile dire che la precedente gestione FIR - che ricordiamo quando ha voluto è passata sopra a tutto e tutti compresi i propri regolamenti - non abbia colpe.
Ma questo non serve a nulla . Dovremmo piuttosto agire in tre direzioni che sono possibili
- rinforzare il rugby nazionale e pianificare considerando riduzioni consistenti dei contributi HC e Challenge , dovrebbe però esserci un vero "tesoretto" in FIR
- lavorare un un marketing vero di promozione dell'Italia+Rugby visto che è uno dei pochi punti forti a disposizione.
- Pensare ad una forma di competizione - magari anche giovanile tipo u.23 - con Romeni, Georgiani, Spagnoli , Russi ... potrebbe essere utile per noi (i giovani giocano tropo poco) e propedeutica ad una competizione senior che sarebbe gradita moltissimo all'IRB e FIRA , che allo sviluppo e diffusione ci tengono veramente...

Abr ha detto...

Beh, intendo che la prededente gestione non si può imputare di esser causa di tutto questo. Certo, è colpèevole di non aver saputo individuare e gestire per tempo i nuovi trend, non v'è dubbio.
Il problema vero esplode da adesso, a cominciare dal nr. di posti nelle coppe, e a seguire con la divisione dei pani e dei pesci che ne conseguirà.
Aspetta e spera, assieme all'informazione superficiale nostrana, le "spaccature" sul fronte opposto: sarebbe una strategia questa?

ivanot ha detto...

Non è strategia, è anche difficile fare la voce grossa quando non vinci ma anzi prendi batoste pazzesche dicendo che il futuro è qui, cosa mettiamo sul piatto soldi virtuali?

Abr ha detto...

Gavazzi dalla sua ci ha il "'no aut" (nel suo macchoeroinglish vorrebbe dire "know how").
Spero solo non lo mandino ai meeting, sennò a quell'avviso di knock out, gli interlocutori si metteranno letteralmente en garde ... ;)

ale ha detto...

scusate ma la terza franchigia in che campionato giocherebbe?

Abr ha detto...

Che domande, Gavazzi l'ha già iscritta alla Celtic prima ancora di essere eletto.
Nel mentre imponeva i partner a toglierci le tasse di iscrizione, così come oggi ha messo 'no aut tutta l'Europa, ribadendo il suo niente provocazioni nel mio locale, le italiane rimarranno due in Heineken e quattro in Euro Challenge e non si discute.
Occhio che tra un po' qualcuno lo picchia pure ...

Abr ha detto...

@Giorgioxt:
molto interessante quel lavoro. Significativa la prima tabella, dove l'Italia ha un buco si e uno no rispetto alle compagini (campionati?) giovanili dei competitor europei.
Forse per maggior chiarezza e come suggerimento, si potrebbe evidenziare in tabella proprio la voce "campionati nazionai attivi per categoria".

GiorgioXT ha detto...

Riguardo all'ultima domanda - per l'italia è semplice , non c'è nessun campionato nazionale in Italia per categorie giovanili...
Ma le brutte notizie non finiscono qui ... a presto il confronto sul numero di squadre...

Abr ha detto...

E tra gli altri europei? Ogni categoria d'età ha un campionato? Ed è "provinciale" o nazionale, o fatto a "tiers" locali poi nazionali? Queste sono altre info. a mio avviso che varrebbe la pena di evidenziare.

gsp ha detto...

molto daccordo e quasi illuminante sul terzo livello. se la ERC la vuole fare, ci metta un po' di soldi come premi e noi e le nostre eccellenti ci togliamo dalle p...e e magari vinciamo a guadgniamo qualcosa. se poi vogliono entrare anche le galles ed irlandesi di secondo livello, tanto meglio. insomma dovrebbe essere un torneo semiprofessionistico.

per niente daccordo con Munari quando dice 'dobbiamo fare quello che ci di cono di fare' e date che portimao pochi soldi e pochi risultati contiamo poco. perche' in passato con meno soldi e meno risultati cmq abbiamo contato. perche' Dondi nella politica internazionale si sapeva muovere.

insomma, e' vero che i risultati in CC sono pochi per noi (pero' spagna e romania allora?) e che prendiamo molto dalla HC (e la scozia allora?), pero' non e' che ci mettiamo li a dare via il negozio per due noccioline.

piccolo OT, su una cosa di cui discutevamo la settimana scorsa. ero in vacanza e non mi faceva rispondere.

Oggi la CL costa intorno ai 11/12 mln (7mln zebre, 2 treviso, 3 iscrizione). se si rifa esattamente lo stesso bando di maggio, si possono finanziare tre squadre a 3 mln (piu' generosi dei 2 attuali) e spendere 9mln, posto che le zebre non siano piu' federali. sempre se non ci fossero di mezzo l'iscrizione di nuovo. certo su qualcosa bisogner'a negoziare.

che poi sia insostenibile per giocatori e ammazzerebbe l'eccellenza e' chiaro.

gsp ha detto...

ma dipende rispetto a chi? ma pensi che quando parleranno di scozia si porrano il problema se edinburgo ha fatto le semi o meno? e che soldi pensi che mettano loro.

l'uos dei risultati della CC secondo e' esclusivamente politico e non significa nulla. volevi vincere contro squadre professionistiche con delle semi pro?

Abr ha detto...

Non concordo sul fatto che si ottenevano soldi "perche' Dondi nella politica internazionale si sapeva muovere". INel senso che trovo manchi un pezzo importante: Dondi ha saputo capire che la Francia necessitava di supporter anti anglosassoni. Ma se c'ero io o tu, lo capivamo uguale.
Di più: adesso CAMBIA TUTTO: non conta più l'allineamento geopolitico, contano i dané.
Dondi ha detto una cosa giustissima, quando ha dato le dimissioni: "forse non sono più uomo per i nuovi tempi che arrivano". Probabilmente stiamo scoprendo adesso alcune delle implicazioni, ben oltre la politichetta interna, di quel che voleva dire.

Sull'OT: non credo cheil problema sia negoziare col boara celtico. Il vero problema è che se si rifà lo stesso bando UN PAZZO ANZI DUE PAZZI ooops volevo dire privati che aderiscano, dove ili trovi?
E' un problema di RICAVI priam ancora che di COSTI, quel che tiene distanti i veri imprenditori dallo sport in Italia (calcio incluso, dove arrivano gli avvoltoi che necessitano di tribune).

gsp ha detto...

Sai, la politica rimane tale. ci sara' sempre un'elezione, un mondiale d'assegnare, dove 1 voto in dubbio, vale piu' dei 15 sicuri. ed in quella situazione il tuo posizionamento diventa essenziale per sopravvivere. io personalmente non penso sia facilissimo (e neanche tanto nobile) doversi muovere in quelle situazioni.

vediamo come va a finire per i soldi. ma se il problema fosse solo quello non saremmo di certo gli unici a dovercene preoccupare.

Abr ha detto...

Il punto per me è che siamo al gran cambiamento, al paradigm shift anche culturale, esattamente come in politica.
Nulla può essere affrontato con le logiche di prima: al posto delle rendite politiche di posizione che ben descrivi (anche se l'Italia è sempre stata chiaramente schierata, mai giocato a mettere all'asta il suo voto) ora si "peseranno".

Mal comune mezzo gaudio?
Si si , ce n'è diversi ma finire con Irlanda, Scozia e Galles, apesi da 4 milioni di abitanti, non consola. Anch eperché poi 'sti qui ti fanno il ... attaccandosi alla tradizione e alle scuole.
Noi invece siamo in un Paese, e qui il Gavazzi ha ragione, che avrebbe potenziale ma (e questo non lo dice) perde treni da almeno quattro-cinque anni.
Il rischio è un'Europa a due velocità (tutti paralleli con la politica vera, pensa te).

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