martedì 25 settembre 2012

Fronte della gioventù

La notizia è che in Inghilterra hanno inaugurato una nuova accademia riservata a 30 ragazzi attentamente selezionati per aiutarli nei loro progressi. Una performance academy sponsorizzata da BMW che raggrupperà giovani provenienti dall'Under 16, 18, 20 e da quelli che hanno più di vent'anni e sono ad un passo dal passare ai piani alti del rugby britannico. Saranno seguiti da specialisti, diremmo, per migliore qualità e prestazioni, sulla base dell'Individual Development Plan (IDP), con un occhio ovviamente rivolto alla Rugby World Cup 2015
Alla prima della BMW Performance Academy c'era l'allenatore della nazionale inglese Stuart Lancaster che ha voluto sottolineare la collaborazione con gli staff tecnici dei club, per assicurare l'apporto "dentro e fuori dal campo". Interessante, interessante. Un vero boot - camp come li chiamano da quelle parti un corso di formazione integrale. In programma anche corsi di guida e dopo tutto è normale e scontato, visto chi sponsorizza e tenendo conto che la BMW ha già delle Academy nell'ambiente motoristico. La base operativa è Reading: 144mila abitanti, sede di una delle università più prestigiose di tutto il Regno Unito, distante poco meno di 60 km dal centro di Londra e casa anche dei London Irish, che disputano le gare interne al Madjeski Stadium. Ci siamo intesi, giusto? 

L'occasione è propizia per ringraziare il lettore GiorgioXT che ci ha girato un riassunto su rugby giovanile e formazione degli atleti, comparando la situazione italiana con quella di Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia, i nostri diretti rivali nel 6 Nations, nei campionati e nelle coppe europee. I nostri reali "concorrenti" insomma. e quindi anche modelli, perché no. Sono dati raccolti, avvisa GiorgioXT, dai siti ufficiali e nel caso qualcuno avesse da fare delle obiezioni o delle precisazioni, le accoglieremmo volentieri. Mettiamo in chiaro una cosa sin dall'inizio: i confronti se male gestiti ed interpretati fanno male, malissimo e soprattutto aumentano il senso di insofferenza. Perché da noi, per esempio, di accademie ne possiamo parlare purché siano federali - perché se non c'è la federazione, eh eh eh... Orbene, procediamo (cliccare sull'immagine per vederla in alta risoluzione). 

Francia. Oltralpe vanno a scuola. Ecole de Rugby, la chiamano infatti, per ragazzini dai 6 ai 13 anni. Sempre nella classe Minirugby c'è la categoria Minimes: sotto i 14 anni e sotto i 15 anni. Quest'ultimi ormai rientrano nel gruppo rugby giovanile e per chi prosegue giunge la qualifica di cadetto: Cadets under 16 e under 17. Oramai nel mondo dei grandi, i ragazzi diventano Crabos (sotto i 19 anni), quindi Reichel (sotto i 21) e infine Espoir (sotto i 23): le speranze del rugby transalpino, attenzione, vengono coltivate nei centri di formazione dei grandi club.  

Inghilterra. Due percorsi paralleli: da una parte i club, dall'altra ... no non la federazione ma le scuole. E quindi Club minis e School minis, dai 6 ai 14 anni, dopodiché si approda allo stadio superiore. Mentre a livello di società ci sono gli Under 16, a livello scolastico c'è il campionato Daily Mail Under 15 (ne avevamo parlato indirettamente a luglio). E se come club si procede verso il National Under 17, parallelamente si disputa il Daily Mail Under 18. Tutto alla fine per confluire nel National Under 20, quando ormai il cammino è avviato verso il club, passando per le Academy di ogni club, l'anticamera per la prima squadra. 

Irlanda. Il sistema club / school è quasi identico anche nell'altra isola, quella verde che sta a fianco ad Albione e - come vedremo - negli altri regni (o principati?) UK. In Irlanda sono folkloristici e gli gnomi li hanno anche a rugby: la base-base-base del rugby giovanile, i Leprechaun, che raccoglie i bambini sotto i sette anni. A quel punto, superato il settimo anno, si diventa  minis: come club o come scuola, fino ai 14 anni. E quindi Under 15, Under 16, Under 17 e Under 18, da una parte e dall'altra (ora è chiaro, no?, perché spesso nelle distinte delle franchigie irlandese è indicato l'istituto scolastico di provenienza del convocato). Al vertice, prima delle franchigie, ci sono le Academies Under 20. Come dice, Connacht? C'entra nulla: da molti confusa come una Super Accademia sul campo, un po' come la nostra Tirrenia iscritta alla Serie A, nella realtà è una Regione come le altre tre, solo meno sviluppata. 

Galles e Scozia. Dunque, sempre minis per cominciare: club or school, doesn't matter, dai 6 ai 14 anni. I percorsi nei due regni sono similari dal momento che in seguito subentrano squadre - e campionati -  Under 15, Under 16 e Under 18. La differenza sta nel fatto che in Galles ci sono i campionati National e Regional, mentre in Scozia sono National o School. E se in Galles si approda alle Academies Under 20, in Scozia si continua con l'università: c'è l'Under 20 Development League e c'è l'Under 20-22 University (mens sana in corpore sano). Chiude il cerchio con la prima squadra l'ultimo tassello di sviluppo scozzese, l'Elite development Players. Da notare come anche in Galles le franchigie abbiano rafforzato i rapporti con la sfera scolastica e pure accademica, offrendosi di garantire il sostegno logistico affinché gli atleti possano proseguire gli studi e nel contempo essere tenuto sott'occhio per una carriera professionistica.

Siamo alfin giunti all'Italia. Prima della "rivoluzione Gavazziana" annunciata, con 24 centri giovanili e altri 12 Accademie, il percorso è questo: il Minirugby raggruppa Under 6, 8, 10, 12, per quindi passare agli Under 14 e Under 16. Da quest'ultimi inizia ad attingere l'Accademia Under 18, che a sua volta è serbatoio per l'Accademia "terminale" di Tirrenia. Nel mezzo tra la Prima squadra e le giovanili c'è ancora uno step, l'Under 20. In Prima squadra approdano gli atleti provenienti sia dal settore giovanile "normale" che dalla formazione in Accademia - accade pure con la Zebre, la franchigia federale di Pro12 che nei comunicati stampa esattamente come la Nazionale,  invade di asterischi le formazioni, ad indicare quanto formino bene a Tirrenia e quanto meritevoli siano quelli che han pensato di investirvi ... nessuno sa quanto.

Raccontato com'è, ora un rapido commento per non lasciarvi "soli" come fan tutti davanti a cifre e fatti.
Primo elemento che salta all'occhio, da noi c'è uno step ogni due: se altrove c'è una squadra Under per ogni anno tipo classi scolastiche, da noi gli si fa fare due anni in uno. Qui dopo la U16 c'è la U18; la cosa è storica, è così in quasi tutti gli sport di squadra (l'antica suddivisione Cadetti, Allievi, Juniores). La cosa più grave è che altrove la squadra Under qualcosa implica che esiste un campionato in cui gareggiano gli Under qualcosa o addirittura due - National e Regional come nel Galles; da noi non è assolutamente detto. Clamoroso è il caso di Tirrenia, iscritta alla serie A invece di creare un sano e utilissimo campionato U20, magari con un paio di "fuori quota" per team.
Esperienze "diradate" e sporadiche, expertise concentrati in alcuni punti di un territorio non solo dieci volte più vasto del Galles ma anche mille volte più densamente popolato, con tutti i problemi di spostamento che ne discendono. Trovar mamme disposte a mandare il loro figliolo Under16 a studiare in collegio anche solo 50 kilometri da casa?! Ma anche i ragazzini stessi: la fidanzatina cheffà?
Non credo che la soluzione sia "infittire" le Accademie Federali; buon senso direbbe, piuttosto si incentivino i vivai dei club locali, facendoli monitorare regolarmente da tecnici - ispettori itineranti (far muovere pochi adulti e non tanti ragazzini) e le Accademie siano dedicate a formare i formatori, con richiami periodici, senza diventare una sorta di "colonia marina" stile Ventennio Fascista. Ah, e facciamoli giocare 'sti ragazzi, creiamo campionati per loro! Invece da noi la diffidenza generalizzata e l'ossessione per il mantenimento del Potere  ad ogni costo, portano a confondere "controllo" e "regole" con "proprietà diretta". E così si emargina il privato, prono a inconfessabili obiettivi di lercio profitto; al suo posto c'è un ... "pubblico" poco pubblico, dai bilanci occulti, dalle pratiche oscure e ricolmo di parenti. Sonnolento e inefficiente quindi, come ogni ministero. 

19 commenti:

franky ha detto...

un po' penso che la differenza la faccia la cultura, mi immagino il daily mail dove tra scuola ci si affronta onorando e lottando per una maglia, uno stemma e magari si offre anche un bel spettacolo rispetto a un nostro torneo tra scuole dove l'obiettivo è non farsi male, anzi no neanche quello perché non ci sono proprio i tornei (o quasi); comunque, da studente, vi dico che se ci fossero non ci sarebbe quella voglia di vincere, di dimostrare qualcosa proprio per un fatto culturale, sociale di come è strutturato l'apparato scolastico Basterebbe provare con un po' di sport in tutte le scuole e un po' più di cultura in generale.

domanda : non conosco il sistema inglese, un ragazzo gioca o per un club o per una scuola oppure può giocare sia per il club che per la scuola ?

Anonimo ha detto...

Tabella ed articolo molto interessante pero' secondo me e' importante dire una cosa, in Italia i problemi delle giovanili purtroppo non sono solo del rugby ma in generale di molti sport perche' non vi e' il supporto delle strutture scolastiche che invece e' chiave nel mondo anglosassone (in un paese magari piu' che in un altro, ma lo sport nelle scuole britanniche ed irlandesi ha spazio, magari extracurriculare ma ha spazio)...e non soltanto in chiave sviluppo di talenti (come si son di colpo svegliati in molti dopo anni di letargo in Italia dopo le ultime Olimpiadi) ma anche in termini di salute (combattere l'obesita' infantile e che i ragazzi si abituino ad uno stile di vita sedentaria) o come progetti in particolari aree "a rischio" per evitare che i ragazzi finiscano nei "giri sbagliati".

In Italia un po' per miopia delle istituzioni (federazioni di certo ma in primis ministero dell'educazione ma anche quello della salute in chiave "sport for all" per garantire uno stile di vita piu' sano) ma anche per mancanze strutturali (il liceo che io ho fatto tanti anni fa non aveva palestra, delle due ore di educazione fisica che avevamo 30-40 minuti erano persi tra l'andare ed il tornare dalla palestra che usavamo) e si chiede ai clubs privati di sopperire a questa situazione.

Purtroppo la Fir (o altre federazioni) possono far partire i "progetti scuola" che vogliono ma se non vi sara' una revisione dello sport in generale con ministero della salute ed istruzione a spingere per primi perche' le scuole diventino il fulcro dell'attivita' sportiva giovanile organizzata non si vede via d'uscita.

Naoto

Stefano "Il Nero" Franceschi ha detto...

Sacrilegio !

Abr ha detto...

Naoto, il problema scuola italiano lo si conosce e va oltre i danni che fa al rugby e allo sport: una istituzione vecchia, ancora ricolma, trasbordante di ore di "italiano" e in cui la scarsità di fondi significa tagliare tutto ciò che non sia strettamente legato alla erogazione degli stipendi, essendo la scuola italiana DEL PERSONALE , docente e non, non certo PER gli studenti.

La cosa è notoria. Se ci si limita a prenderne atto o attendere soluzione, non se ne esce.
Ergo la Fir, alfa e omega del rugbu italiano, dovrebbe adottare delle contromisure: aldilà di "progetti scuola" che per forza di cose rimarranno limitati (ma "piuttosto" è sempre meglio che niente), sarebbe utile costruire ALTERNATIVE a quel che non c'è, cioè FAR GIOCARE I RAGAZZI,FINANZIARE DEI CAMPIONATI GIOVANILI a livello provinciale e regionale, nei e coi club.
Quand'ero bambino c'erano i campionati CSI a livelloprovinciale e zonale, capillari e diffusi quanto gli oratori, a fianco di quelli "federali" per basket e volley: han lanciato e diffuso quegli sport, rendendo "reale" il timido cenno che se ne faceva nel paio di orette sparute a scuola (la leggenda metropolitana del volley reso di massa in Italia dalla scuola: certo, ol LA l'ha dato la scuola ma se non c'erano tutti quei campionati e club maschili e femminili in cui giocare, hai voglia quei due palleggetti tra sfigati nele ore di educ.fisica ...).

Abr ha detto...

Che è Nero, abbiamo toccato qualcosa che non va? Abbiamo pubblicato materiale "coperto"?

gsp ha detto...

@ringo, sarebbe ineteressante valutare se la strana scansione dei campionati italiani deriva solo da incompetenza, o anche dal fatto che non ci sono numeri per fare under 15,16,17,18. vedo una certa conformita' al modello scozzese, che per certi versi ci assomiglia.

sono sicuro che la differenza piu' che nelle scansione sta in realta' in quello che fanno ed insegnano. grazie a Giorgio per il lavoro fatto.

sulla chiosa, hai fatto il paragone tra federazioni che funzionano e fanno bene il loro lavoro, e la nostra che e' cosi' cosi. e concludi che il problema e' che si emargina il privato ed il profitto. per me e' una conseguenza piu' logica che c'e' un problema di federazione che non funziona a dovere.

Anonimo ha detto...

Abr non volevo difendere la Fir il mio punto era un altro e cioe' la gestione in generale dello sport in Italia estremamente datata come modello. Certi mali non penso siano solo del rugby ma anche di altri sports (con l'esclusione forse del calcio ma ammetto la mia ignoranza al riguardo).

Lo stesso fatto che in Italia non si vedano progetti che all'estero vengono chiamati "sports for all" in generale con fini diversi dallo sviluppo di atleti elite e' incredibile secondo me. Personalmente trovo assurdo che dopo le Olimpiadi alcuni si siano svegliati sulla pochezza dello sport a livello scolastico ma guardando alla cosa solo in temrini di sviluppo per l'alto livello e non oltre. La mancanza credo in tutte le federazioni delle figure dei National/Regional Development Officers che nel mondo britannico-irlandese praticamente quasi tutte le federazioni hanno per promuovere e far crescere gli sport a livello nazionale e locale per me mostra come in generale non vi sia una vera coordinazione ma si scarichi il lavoro ai clubs.

Specificatamente nel rugby questi problemi ci sono, e diventano ancora piu' grossi visto che non e' uno sport principale (con buona pace dei 70mila dell'Olimpico, ottimo risultato per carita' non discuto questo ma che e' ormai il tappetino sotto cui nascondere la polvere) e quindi ogni mancanza o spreco di risorse viene amplificato perche' queste cose possono venir solo parzialmente sopperite dalla passione che le persone mettono nello sport...ma quel che e' importato alla Fir negli ultimi anni era solo allestire una bella vetrina (la Nazionale) lasciando il negozio vuoto.

Senza dubbio serve ristrutturare, senza dubbio serve investire piu' soldi in progetti giovanili a supporto dei clubs, senza dubbio serve avere campionati provinciali e regionali di categoria ma come tu dici che il problema della scuola e' risaputo lo sono anche queste cose.

Ma cerchiamo anche di guardare oltre e cioe' che serve ristrutturare in generale come lo sport e' gestito in Italia perche' il sistema in generale funzioni...le Olimpiadi ci hanno confermato che a parte poche nicchie d'eccellenza in sport individuali (non qualificati nel calcio e nel basket ricordiamocelo, 2 dei primi 3 sports in Italia, nell'atletica non dico vincere e neanche andare in finale ma non riuscire a qualificare per partecipare alle Olimpiadi un'atleta che fosse uno nelle gare sprint -nessuno nei 100, 200 e 400 maschili solo una nei 400 femminili se ricordo bene- e' indecente) l'Italia sta perdendo terreno.

La Fir ha fatto e sfortunatamente temo continuera' a fare errori enormi al riguardo ma e' inserita in un contesto dove in generale lo sport e' gestito in maniera errata

Anonimo ha detto...

Specifico una cosa che secondo me il primo passo per far si che lo sport sia sviluppato in maniera piu' equa sarebbe sdoppiare la figura di chi governa lo sport. Per me servirebbero -come nei paesi sportivamente all'avanguardia- due differenti entita' che gestiscono i fondi e la loro distribuzione sulla valutazione dei progetti: uno per l'elite/high performance ed una per il grassroot. Tu FIR ricevi X per i tuoi programmi alto livello ed Y per i tuoi progetti base (sviluppo infrastrutture, campionati giovanili organizzati su base territoriale ecc). Ovviamente non sto proponendo di lavorare per compartimenti stagni perche' alla base deve essere stato "disegnato" un percorso che porta dalla base all'elite i migliori.

Abr ha detto...

@gsp: facevo un discorso "sistemico". Sulle federazioni, additare a de sempoi le fed. basket e volley, coi disastri in corso, non è cosa direi. Il problema è sistemico, appunto. Quella di rugby è la più ricca di tutte le fed. dopo quella del calcio.
Non è quindi questione soloo di capacità e di dove siamo, ma di obiettivi.

Abr ha detto...

Sul tema dei modelli, sostengo da un po' che si dovrebbe tornare a quello di prima, più adatto (soprattutto in prospettiva) a paesi dimensionalmente simili al nostro , invece di copiare quello tutot federazione, perfetto per realtà da 4 o 5 milioni.
Poi, sclafire quel monopolio per cui rugby si può fare solo sotot l'egida federale: ho ricordato i campionati CSI di buona memoria, gestiti ai tempi dagli oratori; qualcuno ha parlato del campionato del daily mail ...
L'importante è giocarlo 'sto sport, non controllarlo prima che si diffonda in modo "pericoloso".

Tornando sul piano del possibile, servono "balance and cheeks", cioè conflitto positivo tra poteri e quindi loro bilanciamento.

Altrove in paesi dalle dimensioni economiche e demografiche simili alla nostra (Uk, Fr), c'è una Lega dei club Pro che gestisce lo sport Pro in modo Pro (sponsor, promo, eventi, campionati, VIABILITA' ECONOMICA DEI CLUB etc.etc.) e una Federazione che si occupa di SVILUPPO TOTALE, dal minirugby alla nazionalefino allo stadio nazionale di proprietà. Altor Pianeta? Si ma noi siamo diversi? Ma va là: noi siamo diversi perché QUALCUNO (ITALIANO) VUOLE mantenerci più piccoli, per controllarci più agevolmente.

Non credo che separare alto e "basso" livello funzioni (dove sarebbe così, a proposito?): nel ns. piccolo abbiamo toccato con mano i danni creati dal separè erto tra eccellenza e celtic, nel nome della difesa di interessucci locali de'gnente (ma son briciole su cui qualcuno ci campa).

Anonimo ha detto...

@ abr hai frainteso quello che ho scritto.

Intanto come esempi: Inghilterra, UK sports e' high performance, Sport England e' grassoot e partecipazione principalmente, entrambe ricevono fondi statali (tasse e lotto) ed entrambe investono nei vari sport ma su progetti diversi. Australia l'Austalia Sport Commission tira le fila di tutto ma e' L'Australia Instiute of sport che si occupa specificatamente di high performance mentre la "madre" padre si occupa piu' di partecipazione e discorso simile in Nuova Zelanda dove al di sotto della NZ Sport c'e' la high performance unit...questi i primi 3 esempi che mi vengono in mente, hanno aree di competenza diverse destinano fondi alla federazioni per progetti diversi una parte per il grassroot/partecipazione l'atra per l'elite/high performance che dir si voglia.

Ho anche (volutamente perche' fosse chiaro che non dicevo di ragionare elle due cose separatamente) sottolineato che la separazione non deve essere totale ma che ci debba essere di fondo un percorso che porta dal grasroot all'elite all'interno delle federazioni.

gsp ha detto...

in realta' mi riferivo a RFU ed IRFU. ma sono daccordissimo che il problema e' l'obbiettivo.

gsp ha detto...

@Abr, hai ragione su checks and balances.

pero' la necessita' di fare da guida anche tecnica nasce proprio dallo stato del nostro movimento per cui la formazione soffre e non e' sufficiente, a differenza di FRA, UK, ARG. ed in questo caso e'il ruolo della federazione a fare da guida. poi uno puo' provare da se e vedere che succede.

Pero' in questi anni non penso si possa dire che i club abbiano smesso di allenare e formare giocatori, al di fuori delle regole (molte volte assurde) FIR.

Anonimo ha detto...

Preciso ulteriormente per evitare fraintendimenti la divisione di cui parlo e' legata a cio' che sta sopra le singole federazioni non ale federazioni, quello di cui parlo e' affiancare al Coni che per me dovrebbe occuparsi solo di high performance una entita' che abbia fondi e desini i fondi nelle federazioni per prgoetti base/partecipazione affinche' le singole federazioni icevano fondi con fini diversi e siano quindi costrette ad utilizzarle per fini diversi...

Abr ha detto...

@anonimo: grazie per le precisazioni.

Continuo a preferire qualcosa che ritengo più lineare:
- federazione in charge dello "sviluppo" da zero alla Nazionale, passando per tecnici, arbitri e impianti;
- Lega delle Società ad occuparsi dei campionati e coppe Pro ( anche con l'accezione "spettacolo": da cui sponsor, media, contratti tv, impianti di proprietà etc.etc.).

Interessante il cenno che fai al Coni. Dovrebbe accendere i sui riflettori prima in certi casi palesi (mi riferisco ad esempio alle inadempienze Fir prolungate sul regolamento), ma pensare a un suo coinvolgimento diretto, rischia di diventare "ministeriale".
Chessò, il COni che provveda a un "progetto scuola" serio? Okkei, ma a beneficio di quale federazione sportiva?

Abr ha detto...

@gsp: lo stato del ns. movimento è "arretrato", ergo si adotta uno schema di governance ... adatto alle realtà arretrate?! E la prospettiva? Ergo, lì fatalmente rimarremo per sempre: puoi "tirare le marce" fin che vuoi ma non tocchi mai i 200 all'ora se disponi di soli 20hp.

Mi pare che purtroppo sia la sintesi di questi ultimi anni di progresso a velocità relativa NEGATIVA del ns. movimento (nei confronti dei ns. concorrenti): da quando la Lire, l'altro "corno" dell'ipotetico c&b, è stata progressivamente "spenta".

Nota bene: prime responsabili le Società (la Fir ha solo dovuto attendere lungo il fiume che passasse il cadavere; dopodiché, rompiballe lanciati in orbita celtica e back to the future nel semipro per gli altri; e tutti vissero felici e contenti? No, adesso sta per arrivare il redde rationem
(guarda, son sempre più convinto che Zatta, Benetton e "i nemici personali" c'entrino zero nella decisione di Dondi di non ricandidarsi: aveva "nasato" l'aria internazionale che tirava).

Anonimo ha detto...

@ abr

beh il discorso e' che devi secondo me separare la destinazione dei fondi o altrimenti per foirza le federazioni tenderanno a spendere quasi tutto sull'elite (piu' visibile, piu' facile da vendere agli sponsors, piu' facile da usare per farsi belli).
Il sistema e' una suddivisione e destinazione dei fondi alle due aree in maniera separata per essere sicuri che investimenti vengano fatti alla base e sulla partecipazione...se non fai cosi' dubito che vedrai soldi investiti in infrastrutture alla base, in progetti per le giovanili.

Sulla Lega delle Societa'...sicuramente sarebbe importante se non altro per il fatto che la Fir ormai e' concentrata tutta sulle celtiche pero' c'e' un problema grosso: l'esperienza Gallese, Irlandese e Scozzese di 12 anni mostra che il professionismo celtico ha un costo sul movimento, un costo non prettamente finanziario e cioe' il declassamento del domestic rugby...io ho seri dubbi che l'ITalia con un movimento piu' piccolo ed interesse minore possa riuscire a risollevare l'Eccellenza a qualcosa di veramente professionistico e qualitativamente decente mantenendo l'impegno celtico (e parlo con anche solo due franchigie perche' la terza mi pare una follia).

Abr ha detto...

Per tagliare le unghie federali sui modelli di spesa "ad alta visibilità", basterebbe ci fosse una Lega titolare dei campionati, non la Fir controllore e controllata.
Perché l'appetito vien mangiando, s'è visto bene qui:
prima la federazione prende il controllo dei campionati, poi si crea la sua franchigia e nel mentre si impadronisce dei tesserini degli Accademici ... Alfa e Omega del rugby: responsabile dello sviluppo, controllore e controllata, gestisce il cmapionato e ci gioca dentro e alla fine pure procuratore. Un conflitto di interessi mostruoso, con buona pace di chi insista che la fattispecie si applichi solo a infividui e non mai a istituzioni.

Guarda, rimango convinto che il declassamento del domestic rugby sia una CONSEGUENZA pià che una causa. In ogni caso trovo erroneo continuare a paragonarci a Paesi con 5 milioni di abitanti: lo dice pure Gavazzi che la nostra cera risosra è il POTENZIALE, avendo pari abitanti di Francia e Inghilterra; ma allora che si fà, si predica bene e si razzola male, imitando modelli forse adatti all'oggi ma che tarpano le ali in prospettiva?

Come ho detto in precedenza, il problema è sistemico, addirittura culturale fin che le nostre scuole sono incrostate di mummie crociane e cultura classica; la crisi economica ha dato la botta finale allo sport tutto, non solo al rugby. Dal volley al basket, son più gli atleti che stanno aspettando stipendi arretrati che quelli che lo intascano.

Ciò detto, se non semini non raccoglierai mai, se non predisponi la crescita mediante strutture e mentalità adatte, mai crescerai quando le condizioni al contorno mutassero.

Considera solo quanto siamo spiazzati da quel che si annuncia come mutamento epocale che tocca la FONTE ECONOMICA principale del nostro rugby, il tanto conclamato maggior successo dondiano.
Stiamo per entrare nell'era dei diritti tv che soppiantano le elargizioni "politiche" e noi che si fa, informazione inclusa?
Si balbetta e spera sull' "aiutino" e la pietà francese? Sulle "spaccature" tra ricchi? Patetico odor di chiuso, di piccolo mondo antico.

Peggio di tutto, è perdita di tempo e risorse esser da 12 anni a questa parte la federazione più ricca dopo quella del calcio, e misurare i risultati (sportivi: la misura VERA, il resto sono solo chiacchiere e distintivo).

Anonimo ha detto...

Sulla Fir alfa e omega del rugby ialiano sono pienamente d'accordo.

sul dmestic si e' una conseguenza, come dicevo il proessionismo di stampo celtico ha un coso sul movimento non finanziaio e cioe' che il domestic venga declassato.

Sul modello sfondi una porta apeta con me, sono uno tra i pochi (credo) che amerebbe vi fosse una discussione tra tutte le parti in causa per capire quanto il modello celtico sia adatto e sostenibile nel lungo periodo per l'Italia...ti dico non ho ancoa una posizione certa al 100% al riguardo ma di certo mi piacerebbe che chi overna il rugby aprisse una discussione costruttiva al riguardo e sudiasse la faccenda in tutte le sue safccettature invce che pensare solo che la CL fa "il bene della Nazionale".

Purtroppo quando uno dei candidati ha messo in discussione la CL proprio alla vigilia delle elezioni e' stato sommerso di insulti senza che le persone ragionassero sulle sue parole in maniera piu' approfondita.

Volevo anche dire che trovo molto ineressane la tua idea sul ritiro di Dondi legato ai mutamenti internazionali...possibilissimo che ci sia un''insieme di cause tra cui anche l'aver capito che aveva spremuto i partners nernazionali a massimo e che stavano per arrivare tempi duri.

PS: sono sempre Naoto, ogni anto mi dimentico di firmare ma anche perche' penso che se rispondo ad una risposta (scusate il gioco di parole) non serva rifirmami...per corretezza nei vostri confronti cerchero' di ricordarmi di firmami.

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