domenica 9 settembre 2012

Orgoglio e esperienza: Wallabies over Springboks



The rugby Championship - Patersons Field, Perth:

AUSTRALIA 26 - SOUTH AFRICA 19


Jean de Villiers nella sua analisi post partita indica come il solo Nathan Sharpe , capitano emerito se non di fatto dei Wallabies, accumulasse più caps dell'intero pack sudafricano; dal canto suo il veterano australiano parla di recupero d'orgoglio, ferito dal whitewash patito 15 giorni prima con gli All Blacks. Esperienza e orgoglio, le due chiavi per valutare uno scontro estremamente equilibrato tra compagini che evidenziano ancora una volta difetti importanti, deciso da alcuni episodi, direbbero i calciofili, dove i due fattori menzionati hanno avuto gran peso.

Coach Robbie Deans è l'uomo più attaccato del rugby mondiale dopo Dondi - anche la gestione del Presidentissimo Granducale vanta successi a profusione, come Deans che pure ha in tasca l'ultimo TriNations, no? Ah, quanti ingrati senza onore in giro ...  Le scelte che fa per questa partita decisiva per il suo futuro, non si discostano granché dal solito: squadra impostata sul trio degli amigos, come li chiamano in Australia.
In particolare stride col senno di poi la conferma del primo del trio, il francamente imbarazzante Kurtley Beale all'estremo - farà fare al pari ruolo Kirchner la figura del fuoriclasse - con Quadre Cooper (il secondo membro del trio) apertura fantasista e Berrick Barnes vero regista dalla posizione di second five eight.  Metronomo come sempre Will Genia, che uscirà dalla gara e dal Championship al 70', con una lesione al crociato. Spostato il versatile Adam Ashley Cooper al centro, alle ali Digby Ioane e l'esordiente Dom Shipperley, 20enne dei Reds, 1,85m per 90kg.  Degli amigos di Deans manca solo James O'Connor, probabile rientro delle prossime settimane.
Davanti il coach si affida in toto all'esperienza, una delle chiavi del successo: Benn Robinson e Ben Alexander con Tatafu Polota-Nau, l'inossidabile Nathan Sharpe - invero apparso un po' "suonato" all'inizio - con l'altro muscolare Sitaleki Timani, una ulteriore chance per David Dennis e Michael Hooper ai lati, chiamati a darsi una svegliata tutt'e due e in mezzo l'antico Radike Samo, 36 anni, lezione vivente impartita a Higginbotham, ripulito di barba e capelli ma tenuto in panca, così impara.

Quanto a Heineke Meyer, scelte molto logiche e interventi chirurgici sui suoi Springboks, secondo quanto passa attualmente il convento. Unico elemento ancora criticato, Pat Lambie inchiodato in panca, per evidenti problemi di inquadrabilità del giovane talento negli schemi "molto Bulls" del coach.
Cambia decisamente la vita dei Boks la scelta di Ruan Pienaar in mediana: preciso al piede e nelle scelte fino alla pedanteria, regolare fino all'appiattimento spazio-temporale: una dose di Tavor che impedisce ai Boks di tagliarsi le vene ma ne rallenta i riflessi. Francois Hougaard spostato all'ala reagisce bene, mostrando l'iniziativa e il brio che serve in un ruolo poco premiato in quel modello di gioco. Il nuovo Duane Vermeulen al nr. 8 ha inizialmente l'unico merito di consentire a Willem Alberts di tornare blindside, riequilibrando il reparto: non fa nulla di eclatante, salvo un "grillotalpa" da manuale a metà del secondo tempo che riscatterebbe l'intera gara di chiunque. Juandre Kruger rasserena e ricompatta la seconda linea come previsto, peccato sia protagonista di uno degli "episodi chiave" che consegneranno ai Wallabies una gara molto equilibrata nello squilibrio.

La sintesi - Il primo quarto pare trascorrere nella presa delle reciproche misure: 3 a 3 al ventesimo, più iniziativa dei Wallabies che finalmente trovano gli avanti capaci di spinger palla oltre, aprendo possibilità per i backs; solita difesa attenta Boks , stavolta senza buchi e sbavature eccessive, con prevalenza della conquista territoriale senza badar troppo al possesso, almeno inizialmente.
Fan sempre così i Boks, fino a quando non trovano del "tenero": allora gli avanti partono alla carica, come succede poco prima del ventesimo. Pienaar è sempre pronto lì dietro a rilanciare l'attacco, non prima di aver guardato bene a destra e sinistra; fino a quando, arrivati a un metro dalla linea di meta, Brian Habana gli passa letteralmente tra le mani, raccoglie l'ovale e lo deposita in mezzo ai pali. Colpevole all'inizio dell'azione è Sharpe, autore di una serie di cavolate che testimoniano nervosismo. Si riavrà con gli interessi nel corso della gara.
E' il momento di sfoderare le armi alternative dei Boks, delle quali fa parte il tentato drop di Morné Steyn a inizio gara; al 26' tocca alla Bertha di Frans Steyn sfruttare un penalty da metà campo spostato a destra e centrare i pali per il 3-13.
E' il momento, alla prima mezz'ora di gioco, che gli ospiti paiono avere il controllo della gara; invece nessuno è perfetto - esperienza o meno - e arriva il primo cedimento abbastanza gratuito: Tendai Mtawarira si interpone palesemente sulla corsa di un calciatore in giallo che tonfa a terra. Sono quei falli di antigioco che irritano l'arbitro Nigel Owens: gli rifila il giallo diretto senza avvisi. Poco prima la pressione degli avanti Wallabies aveva procurato a Berrick Barnes la punizione del 6-13 con cui si chiuderà la prima frazione.
Il giallo a Mtawarira rimarrà senza conseguenze nel punteggio, ma rompe il momentum di massimo controllo dei verdi sulla gara, interrompendo iniziativa e ordine e costringendoli, aldilà della fatica supplementare, a arretrare di trenta metri il raggio d'azione. Ne approfitta in compenso Vermeulen, tirato fuori per inserire il pilone di prammatica, per tirare il fiato e pensare a quale sia l'apporto, il segno che vuol lasciare sulla gara, prima di rientrare nel secondo tempo.

La seconda frazione inizia in superiorità numerica, i Wallabies insistono con le iniziative degli avanti per poi provare, timidamente e abbastanza prevedibilmente con Barnes, a lanciare il reparto arretrato. Si distingue Quade Cooper ma non per le iniziative personali, solo per certi passaggi raso linea. Fatto sta che è quanto serviva ai padroni di casa per rincuorarsi, per ritrovarsi: il segnale sono un paio di tentativi di sfondamento con guadagno del vantaggio per Digby Ioane, ex fulmine di guerra fino ai mondiali e poi sparito. Fatto sta che al 47', a parità di forze oramai stabilita, Barnes centra la punizione che li riporta sotto, 9-13. E i Boks arretrano.
Poco dopo il 50', Habana s'infortuna in un tentativo di break sulla linea dei 22 metri d'attacco, interrotto in modo barbaro da un australiano che gli fa perder palla a terra tonfandogli sopra con tutto il peso del corpo, senza che Owens se ne avveda. Il guaio è che lo sostituisce Mvovo. Un minuto dopo esce per problemi fisici anche Jan DuPlessis, rimpiazzato da Cilliers. Al proposito uno si domanda, ma se il problema Boks è l'esperienza nei finali, perché al DuPlessis non lo tieni per gli ultimi 20 minuti, lasciano l'affidabile e volonteroso Cilliers a spaccar la  legna per l'inverno a inizio gara?  Mah.

Passano pochi minuti ed avviene il secondo episodio cruciale, negativo per i Boks: Mvovo perde la testa (inesperienza?) sotto un ovale volante dentro ai suoi 22mt sulla destra. Tenta un improbabile, goffo stop di piede che manda la palla in area di meta; a Morné Steyn sotto pressione non resta che annullare, anche se fingerà di cadere dalle nuvole  chiedendo la ripartenza dai 22mt., non avendo visto il tocco di piede del compagno. Sugli sviluppi della mischia ai 5mt. che ne consegue, ruck dopo ruck, un ripulito e reso urbano Scott Higginbotham appena rientrato, irrompe sul canale 10-12 e sfonda in meta in mezzo ai pali (foto), mostrando di aver compreso la lezione. Barnes trasforma, è 16-13, al 55' il primo vantaggio dei Wallabies.
Poco male, è stato un infortunio. Dopo pochi minuti basta un falletto a metà campo, ci pensa Frans Steyn, bissando la cannonata del primo tempo, pressochè dalla stessa posizione. All'0ra di gioco è 16 pari.
I padroni di casa però han ritrovato l'orgoglio dei vecchi tempi, e nel giro di una azione si riportano avanti. E' il terzo infortunio della gara, stavolta davvero degno del Dottor Sottile: ci casca Juandre Kruger che come placcatore ritiene di poter raccogliere palla da posizione eretta, mentre il sottocavillo della grida sancisce che lo potrebbe fare solo se si fosse caduto assieme al placcato e rialzato. Kruger scuote la testa, perplesso quanto un consulente del lavoro alle prese con le belinate della legge Fornero, mentre Barnes piazza il 19-16.
Ri-poco male: al 67' Morné Steyn centra da posizione angolata la punizione dell'ulteriore pari, 19-19.

Non passa un minuto che si dimostra che chi la vuole veramente, la ottiene: incursione corale del pack Wallabies lungo l'out sinistro, è Ben Alexander ad atterrare in area di meta l'ovale sullo slancio. 26-19. Heineke Meyer getta la spugna: dentro il futuro e i "movimentisti": Patrick Lambie in fondo, l'esordiente 19enne Johan Goosen in mezzo. La mossa produce qualche effetto, anche perché nel frattempo i Wallabies che tutto e di più han dato, perdono pezzi  - Genia rimpiazzato da Phipps, poi anche Barnes che lascia claudicante per Harris.  - e si rifugiano nei falli, che tanto i Boks devono cercare le rimesse laterali (al proposito, il Goosen possiede una bella pedata lunga!) . Spingi spingi però, come sovente capita trattasi di frenetico garbage time e non succede niente.

Un punto di bonus difensivo portato a casa, utile solo per un secondo posto in classifica privo di significato; in realtà è una occasione perduta per i Boks. In effetti però sarebbe stata troppa grazia, avrebbe consentito di tirare innanz' nascondendo la polvere sotto il tappeto. Peggio che mai se un eventuale pari fosse stato procurato dal duo Lambie-Goosen: ora sarebbero cartelli sotto le finestre e richieste vocianti di rivoluziò in casa!
Invece si tratta pazientemente di ricostruire, insegnare, metabilizzare: non esistono scorciatoie o figurine Panini che possano rimpiazzare il duro lavoro, come ben sa Meyer.  Peccato che lo si debba fare con gli All Blacks alle porte, in attesa a Dunedin la settimana prossima. Peccato anche non sia emersa ancora una chiara leadership in campo per aiutare gli inesperti: JdV pensa giustamente all'arbitro ma è il pack il cuore della trincea, dove serve la parolina giusta ogni tanto.
Chi guadagna invece del prezioso tempo è proprio Deans, che la prossima settimana dovrà gestire i molto rognosi ma francamente non spaventosi Pumas, che comunque non vanno assolutamente sottovalutati altrimenti ci risiamo. Purtroppo per lui, per uno che recupera - forse J.O'Connor - ce n'è uno molto più cruciale di perso, Will Genia. Deans e tutti quelli che giocheranno devono star solo molto attenti e ricordarsi bene dell'esperienza irlandese al Mondiale: gli Argentini sono una irruzione di correnti puramente Boreali nel cuore del rugby Australe, potenzialmente destabilizzanti, testano la saldezza mentale oltre che fisica. Chiedere agli All Blacks come si sentivano, fino al 70'.

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