lunedì 29 ottobre 2012

Western Province the Brave, finalmente

Le ultime battute della Currie Cup che chiudono la stagione australe meritano di venir centellinate.
Il weekend era iniziato venerdì sera, con il ritorno del playout promotion/relegation tra Free State Cheetas e Eastern Province Kings al Nelson Mandela Bay Stadium di Port Elizabeth.
Montagna troppo alta da scalare per i Kings quel 53-14 dell'andata, con la necessità di vincere di 40 punti negando al contempo il bonus agli ospiti; in più ci si è messa la pioggia scrosciante a render più facile la difesa alla Provincia vincitrice del titolo 2007 e finalista 2009. Il risultato è 6-16 per i Cheetahs: dopo il 6-0 nel primo tempo - too little, due piazzati di George Whitehead contro due errori di Sias Ebersohn all'ultima partita in Sudafrica -  i padroni di casa si trovano in 14 per tutto il secondo tempo, causa l'espulsione diretta del mediano di casa Falie Oelschig, cacciato dal Tmo per aver rifilato un pugnetto al gemello di Sias, il centro Robert Ebersohn. ('sto Tmo chiamato a chiarire chissà che: deve guadagnarsi la pagnotta pure lui). Nel secondo tempo è proprio Sias a sigillare con l'unica meta della gara, trasformata da Nico Schleepers che nel tempo piazza anche tre punizioni, la permanenza in Premier Division della Provincia del Free State.

La composizione delle Divisioni della Currie Cup rimarrà quindi invariata nella prossima stagione: nell'ordine della clasdifica della regular season Sharks, Lions, Western Province, Bulls, Griquas e Cheetahs saranno ancora in Premier mentre Kings, Pumas, Leopards, Griffons, Eagles, Kavaliers, Valke e Bulldogs ancora in First.
Il divario inter divisionale mostrato dal campo in un anno in cui i Kings han prodotto il massimo sforzo, muove commenti e riflessioni in Sudafrica e fuori. A maggior ragione per il fatto che Eastern Province rappresenta il bulk di quei Southern Kings i quali, capitalizzando su firmette e paroline esordiranno nel SuperRugby 2013 a spese dei Lions, la cui Provincia-base è invece pur sempre arrivata alle semifinali della Currie Cup.
Il campo ha mostrato che i Kings non sono ancora all'altezza della Premier Division, figurarsi se possono essere nucleo decente nel SuperRugby, sbugiardando nei fatti i sostenitori di uno switch insensato, peggio di Aironi-Zebre. Non basterà certo pescar qualche rinforzo nelle neglette consociate - i Bulldogs (Gareth Krause?) e gli Eagles (Elric Van Vuuren? Johann Herbst? Alshaun Bock?); non sarà sufficiente la disponibilità di Luke Watson assente dal playout né il mercato fatto sinora, con gli arrivi di Catrakilis e forse Vergallo e Maku.  C'è di che riflettere, tra chi ha voluto la bicicletta e chi glie l'ha lasciata prendere.

Per risollevarci il morale passiamo al partitone finalissima della Currie Cup, sabato a Durban. Il Sudafrica non è la Nuova Zelanda dove tutto è fisso e immobile: qui il cuore e l'entusiasmo uniti al cervello e alla capacità di esecuzione,  a volte riescono a sopravanzare le previsioni cartacee.
E succede così che dopo 11 anni Western Province ce la fa finalmente a vincere qualcosa: vendica la sconfitta in semifinale del SuperRugby 2012 degli Stormers e batte i KwaZulu-Natal Sharks in casa loro per 18-25, con l'unica meta della partita che ne cambia l'inerzia del centro Juan De Jongh, in gran spolvero per tutta la gara.

Gli Sharks erano i grandi favoriti della vigilia: dominatori della fase finale della regular season e team che ha mostrato continuità, ripieni di nazionali e con pochi infortunati. Si sapevano dominanti davanti con la prima linea Mtawarira-Burden-DuPlessis,  contavano di render pan per focaccia in seconda dove schieravano gli esperti Sykes e Bresler, e si preparavano alla battaglia d'attrito in terza con l'affiatato trio Alberts-Coetzee-Daniels. In mediana Jaco Reinach con Charl McLeod in panca, le chiavi della partita erano affidate a Patrick Lambie, con compito di tenere gli avversari lontani dalla propria metà campo e di capitalizzare ogni infrazione difensiva. Palcoscenico perfetto per mostrarsi apertura affidabile in chiave Boks agli occhi del sinora scettico coach Heineke Meyer. Davanti optano per il duo Whitehead-Jordaan lasciando il più tattico Bosman in panca, in fondo sono pronti allo scatto palla in mano o senza, Louis Ludik,  JP Pietersen e Lwazi Mvovo con Owda Ndungane di rincalzo.
I Capetonians rispondono col loro schieramento di ragazzini, che però contrariamente alle fasi centrali della stagione in cui sono andati in crisi, include quei pochi, cruciali Springboks di riferimento.
Così la prima linea verdissima di morituri te salutant schiera Kitshoff-Ntubeni-Malherbe, mentre in seconda c'è il giovane solo all'anagrafe Eben Etzebeth che si rivelerà cruciale, con DeKock Steenkamp. In terza linea Vermeulen si confronta coi flanker compagni nei Boks avendo a fianco il riciclato di lusso Deon Furie e il potente Armand dallo Zimbabwe. La mediana è sempreverde con Groom e Catrakilis; in mezzo l'esperto DeJongh col giovane interessante Damian DeAllende, alle ali Bryan Habana e la promessa sinora mai realizzata Gerhardt Van der Heever,  Gio Aplon in fondo.

La prima parte mostra che gli Sharks intendono improntare la sfida sulla falsariga della semifinale coi Blue Bulls: percussioni centrali a guadagnar punizioni e corse di JP Pietersen sotto i calci alti di Lambie.  La tattica rende abbastanza bene per tutto il primo quarto, anche se Alberts e gli altri portatori di palla Sharks perdono caterve di palloni, c'è sempre la mischia dominante a provvedere. Così Lambie viene messo nelle condizioni di inanellare quattro punizioni in fila per il 12-3 del ventesimo: somiglia al copione della semifinale, in attesa di piazzare la zampata finale.
Stanno sottovalutando l'abnegazione e la tenacia della miglior difesa del torneo da anni, la quale riesce a tamponare l'evidente sofferenza in mischia ordinata; difatti gli Sharks trovan duro guadagnar terreno e WP comincia a farsi aggressiva in rimessa laterale.
Al 14' Habana deve uscire dopo un placcaggio duro al collega mondiale JP Pietersen, lo rileva Joe Pietersen ma non tutto il male viene per nuocere: il biondo estremo ex Bayonne segna l'inizio del cambio d'inerzia della partita, marcando alla mezz'ora un penalty dalla lunga distanza per il 12-6.
Tre minuti dopo il patatrac: Catrakilis, sino a quel momento non tatticamente precisissimo (alcuni suoi calci pericolosamente stoppati), all'uscita da una mischia azzecca il timing per aprire a un taglio sparato con angolo perfetto di DeJongh, che infila la linea difensiva e poi pianta con una finta l'ultimo uomo, marcando in mezzo ai pali. Buco difensivo, capita nelle migliori famiglie ma con la trasformazione significa sorpasso 12-13. Diventa 12-16 nel finale del primo tempo per fuorigioco della linea difensiva Sharks sul tentativo di drop dell'apertura ospite: il finale del primo tempo si rivela ancora una volta cruciale per definire gli umori in campo.

Gli Sharks riprendono il secondo tempo con la medesima tattica abrasiva, Wp risponde con la attitudine al sacrificio difensivo, riuscendo a rallentare l'avanzata avversaria. Arrivano lentamente ma inesorabilmente le punizioni che Lambie attende e non si lascia sfuggire: al 44' è 15-16, il sorpasso 18-16 arriva alle soglie dell'ora di gara. A quel punto coach Plumtree cambia la prima linea, inserisce il più tattico Bosman al centro e il più esperto mediano McLeod. WP invece è già "corta" coi titolari che restano tutti in campo a sacrificarsi inclusi i ragazzini in prima linea, poca esperienza ma tanto fiato e voglia, entra solo il canadese Jebb Sinclair per Armand in terza linea.
I cambi vanno a favore di WP: non è più dominante l'unica fase nettamente squilibrata a favore Sharks, la mischia ordinata; non solo, in rimessa ora è tutta una rubata di Etzebeth.
Gli ospiti quindi possono guadagnar campo  e contro-sorpassano con un calcio di punizione al 65'. Riescono a guadagnar terreno e iniziativa ma non passano la difesa Sharks anch'essa molto attenta. E così il ragazzino Catrakilis, lasciato quest'anno fuori dal SuperRugby dagli Stormers e accasatosi coi Southern Kings per il prossimo, si rivela nuovamente cinico come a fine del primo tempo e anche fortunato: marca due drop in sequenza, il primo "comodo" senza pressione difensiva, mentre il secondo è un capolavoro (anche) di fortuna e ispirazione, quando elude la (stavolta) pronta montata di Lambie che va a difendere sul suo piede destro, scartando sul lato "sbagliato" e piazzando col sinistro raso traversa.

Gli Sharks perdono ancora contro WP, era già successo nelle finali 2000 e 2001, mentre avevan prevalso nel 2010; è la seconda finale in fila che va male dopo quella coi Lions l'anno scorso. I Capetonians rimediano a una stagione iniziata bene anche nel SuperRugby ma  che s'era fatta via via scabrosa, pur onorati ma messi in crisi dal richiamo di tanti negli Springoboks, sorprendendo prima i campioni in carica e poi i favoriti, nei  loro campi di casa. 

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