sabato 17 novembre 2012

Samoa è di casa a Cardiff



Millennium Stadium, Cardiff: 

Wales 19-26 Samoa

Sono ancora 26 i punti subiti venerdì sera dal Galles con Samoa, dopo l'analogo passivo con l'Argentina: determinano la seconda sconfitta su due test, la quinta in fila dopo un mondiale splendido; quel che è peggio, nel prossimo weekend al Millennium caleranno gli All Blacks ... Non ricorda la caduta verticale dei Dragoni dopo il trionfale Grand Slam nel Sei Nazioni 2008?
Giudicata dall'Italia già che ci siamo, è un bel monito ai meno competenti, a finirla una buona volta di sottovalutare le compagini Pacifiche che arrivino in Europa ben strutturate e appropriatamente "reclutate" (tutte incluso il Giappone ed escluse le Fiji, insomma). Per quanto riguarda Samoa a livello "reclute", basti un'occhiata alla linea arretrata: Kahn Fotuali'i ex Crusaders ora degli Ospreys in mediana, Tusi Pisi ex centro Hurricanes ora Suntory giapponesi all'apertura, il grande Paul Williams dello Stade con George Pisi dei Saints al centro, al largo David Lemi ora col Worcester dopo Glasgow e Wasps, Paul Perez da Eastern Province in Sudafrica e l'estremo Fa'atoina Autagavaia da Northland.

Sul campo s'è rivisto paro paro il Galles del primo Test argentino, senza peggioramenti e cadute ma nemmeno miglioramenti: assolutamente non rinunciatario anzi, motivato e "sul pezzo" ma mono-tono, over confident sulla capacità dei propri giovanotti di tener testa a chiunque davanti e di non necessitare di gioco tattico dietro. Per la seconda volta in fila si rivela che a fronte di compagini dalle difese solide e di singoli dotati di fondamentali ottimi, le prevedibili percussioni degli avanti vengono fermate e l'ostinato possesso dei trequarti diviene gioco a passaggetti dietro la linea con poco guadagno di campo. Non sarà, azzardo l'eresia, che Leigh Halfpenny in realtà è un'ala molto runner e poco tattica, non un estremo completo?
Rovinato nel peggiore dei modi il ritorno di Dan Biggar, subito titolare in mediana con Mike Phillips: non solo non cancella i fantasmi della sua ultima sfortunata gara in nazionale, proprio con Samoa in casa nel 2009, ma si infortuna alla spalla e deve lasciare il campo al diligente ma poco fantasioso Priestland nel primo tempo.  Infortunato a fine della prima frazione anche il suo compagno di club, il tallonatore Hibbard, a riprova che i Pacifici e gli Australi in genere, oltre a migliorare si mantengono molto "fisici".
Samoa contrariamente al Galles non "smonta" per nulla quanto edificato prima e durante il Mondiale. Non è (più) una fiammata a sorpresa, è legittimamente una delle nazionali top ten, aveva ribadito venerdì scorso coi 40 punti  al Canada il gap che la separa dal "second tier" e ora lo conferma prendendo il primo scalpo dei gallesi fuori da un Mondiale, il terzo a Cardiff: ora la somma dei confronti tra le due è un quasi paritetico 5-4.

L'aria che tirerà è evidente dall'inizio: all'avvio, Tusi Pisi schierato apertura calcia a sorpresa sul lato opposto a dove stanno gli avanti, la prende North ma subisce isolato la pressione samoana e perde l'ovale; break immediato del nr.8 dei Falcons di Newcastle Taiasina Tuifua, Pisi cambia rapido e offre all'estremo Fa'atoina Autagavaia il passaggio per la meta (in foto). Non passato un minuto ed è 0-7 da gonzi.
I Gallesi rialzano la guardia dopo il cazzotto a sorpresa, la battaglia nel punto di incontro si fa incandescente e sono i fisici ma anche molto tecnici avanti samoani a farsi preferire, negando consistenti guadagni di territorio ai ripetuti bussare alla porta dei padroni di casa. Ambedue le compagini sono fallose (alla fine saranno 14 penalità concesse dai gallesi contro 13 dai samoani), la differenza in questa fase la fa la precisione: Halfpenny centra due penalty e Pisi ne fallisce altrettanti, alla mezz'ora è 6-7, l'handicap iniziale è ricoperto. Di più, subito dopo la mezz'ora arriva quella che parrebbe la svolta fortunata: il 22enne centro Ospreys Ashley Beck intercetta una apertura di Pisi e la porta in meta con una corsa di 70 metri: con la trasformazione fa 13-7 e sospiro di sollievo sugli spalti e nel box di coach Robert Howley. Nel giro di pochi minuti arrivano gli infortuni a Biggar e Hubbard a rabbuiare le prospettive gallesi e un calcio di punizione di Pisi che nel finale di tempo accorcia le distanza sul 13-10.

La seconda frazione rivela che una rondine - intercetto non fa primavera: i samoani non si scompongono e continuano a difendersi con ordine ed approfittare delle ripartenze, mentre gli attacchi gallesi mono-tonali alla linea e la testardaggine a mantenere il possesso invece di provare a guadagnar territorio in modo tattico fanno il resto. Al 45' il mediano Fotuali'i ruba un possesso ai gallesi assediati, si spinge fino alla linea di meta e scarica al centro George Pisi il passaggio decisivo, con meta asseverata dal Tmo.
Il fratello Tusi manca la trasformazione, è 13-16.
La partita rimane in stallo: da una parte i gallesi che non riescono ad avanzare nonostante gli sforzi profusi, dall'altra i samoani che li tengono distanti e attendono sornioni, sopra a tutti i falli sul punto di incontro. Difatti è una serie di sorpassi (calci di Halfpenny al 50' e al 60') e contro-sorpassi (piazzati di Tusi Pisi al 55' e 65'). E' un equilibrio altamente instabile, che può essere compromesso da un minimo elemento a favore dell'una o dell'altra.
Nel caso è la mischia ordinata (ma guarda): negli ultimi dieci minuti le prime linee gallesi cedono nonostante l'ingresso di Gehtyn Jenkins  da Tolone al posto di Paul James da Bath e di Paul Andrews dei Blues al posto di Aaron Jarvis degli Ospreys; dall'altra parte, Census Johnston di Tolosa aveva ceduto il posto al fratellone James in forza agli Harlequins,  il tallonarore Ole Avei di Bordeaux a Ti'i Paulo del Clermont.
Così negli ultimi 5 minuti di gara, punteggio 19-21, dopo una rimessa mal persa dai gallesi dentro i 22 metri samoani, la propulsione della mischia porta avanti i Pacifici; un up&under di David Lemi mette Halfpenny sotto la pressione del fresco Jonny Leota da Sale che da poco aveva rilevato Paul Williams, la palla gli rimbalza in mano e il centro non deve far altro che portarla in meta. La seconda trasformazione mancata da Pisi offre al Galles qualche minuto frantic alla caccia del pareggio, ma resta solo un finale di belle speranze come se ne vedono tanti.

Repetita juvant a beneficio di quei (tanti) locali evidentemente così ben abituati  da aver ancora  la puzza sotto il naso per la "vittorietta" Azzurra su Tonga: i vicini di Samoa che rimettono nientepopodimeno che il  Galles a grattarsi la ponza per la seconda volta in fila in due weekend e lo mette dinanzi a un potenziale disastroso zero su tre nei Test novembrini e sei sconfitte in fila, alla vigilia del Sei Nazioni e quel che è peggio delle selezioni per i Lions - a meno di impresa memorabile contro gli All Blacks settimana prossima; bene, tutto questo non è catalogabile come November Madness, ci sta. Sappiatelo

2 commenti:

Alessandro Cossu ha detto...

Segnalo:

http://www.stuff.co.nz/sport/rugby/our-experts/7965236/All-Blacks-sloppy-against-fired-up-Italians

Aspetto la vostra lettura ragionata della partita contro gli AB con impazienza. Minto, Favaro e Lo Cicero impressionanti...

Abr ha detto...

Ottimi davvero. in sintesi: un po' deluso, manca la capacità di amministrarsi in ottanta minuti, cosa che non è imputabile a problemi individuali ma di assembly e di guidelines tecniche.
Il problema è che col materiale attuale, non si può pensare di limitare i danni segnandone due in più rispetto a quella in più rispetto allo zero del passato che riesci a fare.

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