domenica 28 aprile 2013

Il Re Legittimo è tornato a Twickenham

Heineken Cup, Semi-final - Twickenham Stadium, London 
Saracens  12 - 24 Toulon

Si scade nel già detto, ma anche stavolta è vero che le semifinali delle Coppe Europee scrivono le più belle pagine di rugby dell'anno. Tre su quattro sono state favolose, hanno messo in mostra modelli di gioco e individualità di livello assoluto. Abbiamo assistito a partite esemplari, diverse ma tutte bellissime e appassionanti, forse con l'eccezione della partita di Dublino, dove un Biarritz a fine ciclo e pure menomato in qualche pedina, è stato tritato da un Leinster superiore e  motivatissimo - oltre che, diciamolo almeno noi,  più "adatto ad adattarsi" al lassismo distratto nei breakdown dell'arbitro Barnes.

Decisamente più appassionante è stata la prima semifinale di Amlin Euro Challenge, giocata venerdì a Perpignan tra francesi con lo Stade vincente 22-25, che abbiamo raccontato in diretta: è stata partita apertissima, giocata colpo su colpo, coi parigini guidati da un Sergio Parisse sempre più leader, appena un filo più concreti. Per contrastare la maggior potenza degli avversari han trovato, non certo solo in questa occasione, il motivatissimo ex Jerome Porical, che ha fatto la differenza e non solo per la precisione nei piazzati.

Abbiamo già raccontato anche della prima semifinale Heineken, dove la demolition squad del Clermont supera un indomito ma inferiore Munster, che riesce a reggere la superiore potenza e tasso di classe degli Alverni, facendo appello a risorse da autentici veterani rotti a tutte le battaglie.
A giudicare dai primi dieci minuti e fino all'ora di gioco, la partita non avrebbe dovuto avere storia: superiori in tutte le fasi di gioco sia statiche che dinamiche, potendo contare inoltre sulla precisione di Morgan Parra,  gli Alverni si installano nella metà campo dei rossi irlandesi stabilendo forse il record di permanenza dentro ai 22 metri avversari per le fasi finali di Coppa. Il motivo di tale dominio schiacciante è presto detto: le cariche dei portatori di palla Jaunards -  DomingoKayser, un instancabile Zirakashvili, Bonnaire e la velocità unita alla potenza delle incursioni dei trequarti - il "faro", un maturatissimo Fofana, Sivivatu, Nalaga, Byrne, King -  sono immediatamente sostenuti dalla demolition squad dei ripulitori del punto di contatto - i marines Cudmore e Hines, il devastante Chouly e il mio avviso man of the macth Bardy che finisce la gara col naso appiattito, che si scagliano con veemenza sui difensori, "puliti" o "furbetti" stile Munster che siano. La difesa di Munster non può nemmeno decidere di provare a rallentare il gioco ancorché fallosamente, viene rimossa, tolta di mezzo. Forse è così che si spiega il numero relativamente basso di punizioni subite dagli irlandesi (tre) in una gara in cui sono stati schiacciati. Come se non bastasse, in più c'erano le precisioni di Parra dalla piazzola, e di Brock James nel gioco tattico.
Ai rossi nonostante un buon Casey Laulala al centro, la giornata così così di Simon Zebo e Keith Earls impediva di tentare il gioco che piacerebbe al nuovo coach neozelandese ma che non è ancora del tutto nelle corde del Munster; non rimaneva che affidarsi all'estro di Ronan O'Gara e provare qualche improvvisata in contropiede. E' quel che quasi riusciva, grazie a un paio di esitazioni di Nalaga sulla linea di meta (la prendo, aspetto che esca, boh) e infine arrivava inatteso all'ora di gioco, quando Denis Hurley (subentrato a Earls, e anche Zebo sostituito) era il più rapido a lanciarsi sul delizioso calcetto a seguire dell'apertura. Partita riaperta: merito della resistenza difensiva degli irlandesi, cui si aggiungeva lo spirito latino che per qualche minuto ha fatto vacillare i francesi, col fiato sul collo degli indomiti uomini di capitan O'Connell. Paura passata dopo qualche minuto dopo qualche sbandamento, nel finale gli uomini di coach Vern Cotter riprendevano il sopravvento usando la solita fisicità, le fasi statiche e portavano a casa il risultato con più affanni di quanto avrebbero dovuto. Ma è il risultato quel che conta.

La domenica, la differenza più vistosa con l'altra semifinale è nel pubblico: mentre a Montpellier la grande macchia rossa dei tifosi del Munster spiccava nettamente tra la marea gialla dei supporter del Clermont, Twickenham  è tutta rossonero. Il perché è che Saracens e Toulon hanno gli stessi colori sociali, quindi i supporters si distinguono solo quando si alzano in piedi per celebrare i loro piazzatori. Lo faranno più spesso quelli che gioiscono per Jonny Wilkinson, autore di sette piazzati e un drop meraviglioso sotto pressione, 100% di realizzazione, contro i quattro con un errore del suo erede Owen Farrell, nel finale spodestato per necessità da infortuni (Barritt), dal più lineare Charlie Hodgson.
Ci sarebbe qui da aprire una lunga parentesi sulla storia recente delle aperture inglesi, resa oltremodo d'attualità dagli imminenti annunci di Gatland riguardo la composizione dei B&I Lions. Sta di fatto che Sir Wilko fa vedere sul campo la distanza che ancora lo separa dal suo erede; quasi simbolico quel drop centrato al 72', mentre Farrell gli piomba addosso e lui, signore come sempre, gli fa un pat pat di consolazione che però suona come un nice try, next time baby: il futuro sarà anche tuo ma adesso scostati e ammira. Oltretutto, come se non bastasse, Jonno si trova a dover calperstare per l'ennesima volta l'ottimo Hodgson, una intera carriera di un ottimo Pro sfortunatamente vissuta nella sua ombra. Che farà ora Gatland e il suo consigliere Farrell, il papà di Owen ? Chi a fianco di Sexton nella spedizione Down Under? Porterà tre aperture in Australia?  Lo scopriremo martedì.

Torniamo a noi: tutti i punti sono marcati dalle due aperture, segno che i pack si danno gran da fare. Nel primo tempo ci sono quattro opportunità per parte, Wilko le segna tutte mentre Farrell manca l'ultima, quella del pari all'intervallo. I Saracens paiono inizialmente più determinati a controllare territorio e possesso, facendo affidamento sulle percussioni, in particolare di Barritt che tenta di puntare il contrapposto Giteau  e di Mako Vunipola. I tolonesi non vanno troppo per il sottile: appena riconquistano palla grazie alla difesa impeccabile, van via di calcione in touch il più lontano possibile. Man mano che il tempo passa, i tentativi inglesi s'infrangono mentre gli ospiti fan strada coi possessi: lo fanno alla "francese moderna", cioè a testate con immediata ripulitura violenta del punto di incontro, attività in cui eccellono Bakkies Botha e il suo compare, un Nick Kennedy trascurato in patria ma che surclassa Borthwick e un sovente scomposto Hargreaves. Non solo il pack: i tolonesi fanno strada e van vicini alla meta coi guizzi dell'estremo Delon Armitage, oggi impeccabile sulle palle alte, e di Alexis Palisson. Più oscuro Rudi Wulff che nel finale si mangia una meta, mentre quantitativo è il lavoro di Bastareaud, che nel periodo in inferiorità numerica fa la terza linea in mischia; al solito brillanti i colpi e i guizzi di Giteau.
Lo scontro delle seconde e terze linee raggiunge apici di inusitata potenza, veemenza e anche bellezza: Wray, Joubert e soprattutto Kelly Brown da una parte (se Gatland non lo porta in Australia gli faccio mangiare il cappello), contrapposti a un Fernandez Lobbe che se non ci fosse Wilko sarebbe stato il Man of the Match - uomo ovunque il capitano argentino,  quando poi parte palla in mano, sa muoversi meglio di un centro - con Danie Roussow il "cattivo" e Chris Masoe che emerge alla grande nel secondo tempo.
Ci sono dei momenti da cineteca da una parte e dall'altra, da mostrare nelle scuole: il placcatore che atterra il ball carrier e rotola via, nel mentre t'arrivano due difensori in piedi a grillotalpare col movimento "della lavandaia" appoggiati al lavatoio umano nentre "sciacquano" il pallone;  i sostegni immediatamente si buttano dentro a tutta velocità e la vince chi riesce ad abbassarsi tanto da infilarsi sotto gli avversari e scalzarli via a mo' di pala di bulldozer. Sublime e sottile arte apparentemente solo brutale come il secondo e mezzo del Sumo: ci vorrebbe un arbitro in costume tradizionale che scandisca stentoreo i comandi con cadenza giapponese, rolllooooo aueiiiii ... e un inchino finale di rispetto tra protagonisti, dopo ogni breakdown così ben giocato.

Invece l'arbitro è l'ineffabile Rolland, attento ma col difetto dirigista determinista: al 50' sul 9-15 prova a riaprirla lui la semifinale, appioppando un giallo del tutto sovrastimato a Roussow, reo di una innocua presa alta su Vunipola, dovuta più che altro ai cm di differenza. Il fatto è che il sudafricano era stato ripreso dall'arbitro per lo stesso innocuo fallo sul medesimo attaccante nel primo tempo: per Rolland è questione d'onore che non si può lasciar passare. Gli stessi commentatori inglesi lo rilevano: quel fallo vale una punizione - in quel caso un rigore - non un giallo. Tant'è, c'è da sperare che Rolland non vada ad arbitrare partite di SuperRugby, potrebbe rimanere offeso.
In quei dieci minuti di superiorità i Saraceni, sotto di tre punti dopo la marcatura del rigore sopra detto, le provan tutte per arrivare alla meta; l'occasione più ghiotta la procura Vunipola stesso, lasciato passare in mezzo a un raggruppamento, poi per due volte i Saraceni si mangiano mete fatte commettendo passaggi finali affrettati lunghi, sbilenchi e in avanti, rispettivamente a Brown e Wyles (subentrato a uno spento Strettle). Il più clamoroso  errore è il primo, lo commette proprio Farrell - non è che in Australia serva uno capace di eseguire sotto pressione? Subito dopo deve uscire Barritt e la panchina corta Saracena nei trequarti è costretta a spostare il giovane al centro, rilevandolo con Hodgson. E' quasi una capitolazione sul campo al sovrano legittimo Sir Wilkinson, cedendo la corona usurpata a un reggente.
Pure in inferiorità numerica, i tolonesi respingono gli assalti - nonostante una comica incomprensione che fa venire una sincope a coach Bernard Laporte,  tra Orioli subentrato al lottatore Bruno al numero due, e i saltatori: tira così una rimessa laterale a dieci metri dalla sua meta sul sedere di Sheridan, peraltro autore di un partitone grandioso come del resto il collega a destra, Sua Maestà Hayman. Non appena i tolonesi comunque recuperano terreno e s'avvicinano alla linea di metà campo, Wilko lancia a tutti il segnale  che è finita la ricreazione: al 55' centra i pali da oltre metà campo, riportando a zero il differenziale punti in inferiorità numerica. Ristabilita la parità in campo, al 73' produce quel capolavoro di drop sotto pressione che chiude la partita, e che forse Gatland preferirebbe non aver visto, tanto gli complica i progetti. Com'era quella cosa sui Lions, la capacità di eseguire sotto pressione?
Forse la finale più spettacolare e autenticamente "Boreale", tra scuole sarebbe stata Clermont-Saracens, demolition squad contro tattica branco di lupi, ma è indubbio che in finale Heineken 2013 a Dublino andranno le due squadre più forti d'Europa. E  Tolone- Clermont sarà partita più che aperta. 

2 commenti:

ironduke ha detto...

wilko è rinato a tolone o meglio non è mai morto rugbysticamente parlando... sarebbbe un cognato ideale ;D ironduke

Abr ha detto...

ehhh il clima della provenza allunga la vita, anche sportiva ...

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