martedì 16 aprile 2013

Verdetti di Premier, parte II: costi e benefici


E' l'unico verdetto ufficiale fino ad oggi, neanche la matematica può negarlo: i London Welsh dopo un solo anno di Premier tornano nel Championship - a meno che la vincente del Championship non presenti i requisiti strutturali per accedere ai piani alti, considerato che sono i Newcastle Falcons la squadra da battere, l'ipotesi è appesa al solo esito del campo: al momento il club del Nord ha 97 punti all'attivo, 21 vittorie su 21 partite, miglior difesa e miglior attacco, il Nottingham secondo è a 72 punti. Di mezzo  però c'è il passaggio playoff, che azzera tutto tra le prime quattro.

Un anno toccò agli Exiles sbrigare affari giuridici e burocratici per vantare quella promozione giunta appunto dagli esiti del campionato e messa a repentaglio dall'indisponibilità di un impianto che assecondasse i requisiti della Premier. Alla fine "l'esilio", per restare in tema al Kassam Stadium di Oxford previo accordo col locale United, al quale ora i Welsh dovranno probabilmente rinunciare. Dieci sconfitte di fila e poi soprattutto i cinque punti di penalizzazione, per aver schierato il mediano neozelandese Tyson Keats in modo irregolare, senza i dovuti controlli sulla cittadinanza. La retrocessione della società londinese è dovuta a un mix di cose che non sono funzionate nel modo corretto, dopo un inizio di stagione 2012/13 che lasciava intravedere la possibilità di salvarsi. Una campagna acquisti iniziata in ritardo per consolidare il gruppo e renderlo competitivo con la Premier, un nome di richiamo come quello di Gavin Henson alla fine migrato all'apertura, una raccolta di fondi per rimediare a carenze di bilancio. Non è detto che le promozioni siano un affare, come ha più volte sottolineato il boss dei Cornish Pirates, club privato che di salire in Premiership dal Championship proprio non ci pensa.

L'Evening Standard ha svelato i conti. Nel 2011/12, l'anno della promozione, i Welsh hanno perso 1.8 milioni di sterline che ora salgono a quota quattro, con l'aggiunta dei 2.2 milioni di sterline di deficit per il 2012/13, nonostante i guadagni maggiori tra diritti tv, sponsor e incassi. La dirigenza ha già comunicato che si procederà ad un taglio delle spese e il chairman Bleddyn Phillips ha pronosticato il ritorno all'Old Deer Park: troppo grande il Kassam Stadium per un pubblico da Championship. Alla lista aggiungere i mancati guadagni  da retrocessione: altri due milioni di pound. 

Se ne discute e da tempo, si sa, se mantenere o meno il sistema della retrocessione in Premiership.  Tema che, assieme al Salary Cap, torna ogni volta che i club di Premier non sfondano nelle competizioni europee e dunque sottolineano come, ad esempio, il Pro12 sia una scatola bloccata e così per le società celtiche è più facile fare i conti con i due fronti di gioco. Ma c'è un secondo punto di vista, collegato alla possibilità o meno dei club minori di poter accedere alla Premier evitando i processi burocratici. La retrocessione può essere allora un costo, ma anche un beneficio. In più la lotta per la salvezza accende la parte inferiore della classifica: un anno fa i Wasps battagliarono fino all'ultima giornata contro i Falcons, quest'anno sia gli Sharks che gli Irish danno dovuto rimboccarsi le maniche per evitare una brutta figura. Ci sono passati anche i Worcester Warriors che poi hanno ricostruito, si sono riorganizzati ed ora prenotano un altro giro ai vertici del rugby inglese. 

Che dire infine degli Exeter Chiefs, arrivati nel 2010? L'anno scorso hanno chiuso al quinto posto, sfiorando i play-off alla seconda stagione in Premier, latitudine mai esplorata prima. Al momento sono sesti, in posizione HCup e intanto hanno collezionato scalpi importanti (Harlequins, Tigers, Saracens, Saints giusto per indicare quei club che si stanno giocando i posti per le semifinali 2013). Sono saliti, sono solidi, hanno spedito il capitano Tom Johnson in nazionale e si sono già assicurati Ceri Sweeney e Tom James dai Cardiff Blues per la prossima annata. 

L'head coach dei Welsh Lyn Jones, mentre negli spogliatoi i suoi uomini tenevano chini i capi dopo la sconfitta contro i Saints domenica scorsa, ha risposto così ai cronisti che gli hanno domandato se ne fosse valsa la pena di attraversare un anno ad elevata tensione, da infarto: "Assolutamente". Ultimi scampoli di paradiso, poi sarà tempo di purgatorio.

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