lunedì 27 maggio 2013

Eccellenza aerata

Mogliano Campione d’Italia nel bellissimo scatto di Elena Barbini

Si diceva delle finali europee e della noia; grande eccezione fanno tutte le latine, dalla Heineken Cup giù giù sino alla Eccellenza nostrana. L'esperto designato ci racconta la strana, inattesa via attraverso la quale lo scudetto torna in Veneto, da  Mogliano, squadra riuscita a espugnare il campo di Prato e a portarsi a casa il primo, per molti versi inatteso scudetto. Storia di crescita, aldilà dei balbettii della prima parte di stagione: un amalgama da trovare post imponenti acquisti estivi, uniti al "problema Euro Challenge".  Storia che parte dalle semifinali raggiunte nel precedente campionato (vennero fermati proprio dai Cavalieri) o meglio dal settimo posto del precedente anno, il primo nella massima serie per il club rifondato dalla fusione dei precedenti Rugby Mogliano, Lions Mogliano e San Marco. E  passa anche dal duo Casellato-Properzi, nomi dal presente costruito su un passato di riguardo.
Il punteggio finale è 16-11, due mete a una. La partita è stata dominata dai padroni di casa nelle fasi statiche e punti di incontro ed è caratterizzata non da errori arbitrali quanto atteggiamenti poco risoluti nei momenti chiave (costante è il ricorso al TMO), quasi apposta per scaldare inutilmente gli animi e fornir scuse polemiche ai "più semplici". Vabbé, fa parte del ruspantismo di provincia anche questo.
Tutti comunque riconoscono il merito di Mogliano: aver saputo contenere, aver rilanciato regolarmente il gioco nella metà campo avversaria, esser stati decisamente più freschi, limpidi, efficaci. Per la squadra sconfitta dei dimissionari Frati e De'Rossi è rammarico per la seconda finale perduta e recriminazioni per l'infortunio che ha tolto dal campo  l'uomo-chiave Majstorovic  (eh, questo è il rugby bellezza: uno sport di combattimento, dove elemento chiave uguale a punto debole, chiedere a Clermont).
Ci piace infine sottolineare le considerazioni finali del nostro esperto designato, che ringraziamo per averci fatto da guida per tutta la stagione su campi dei quali, seguendo la lezione di Wittgenstein (il logico, non il bloggarolo), non potendone parlare preferiamo tacere, affidandoci a chi mostri di sapere di cosa sta parlando.
"Mogliano Campione d’Italia è la vittoria del rugby che si inventa nuovo, che cerca nuove dinamiche di gioco, che guarda al rugby nel mondo e cerca nuove proposte da gestire in Italia, è la vittoria di un Veneto ovale capace di imporre un nuovo leader dopo, due anni fa, lo scudetto del Petrarca e, negli anni precedenti, le grandi cavalcate di tricolore in tricolore della Benetton Treviso. Mogliano Campione d’Italia non è un traguardo ma è palesemente un inizio e questa è la cosa che piace di più". Aria nuova in cucina!

8 commenti:

Stefano Franceschi "Il Nero" ha detto...

E' stato un onore trovare le mie righe su Right Rugby, un salutone a voi e....Forza Eccellenza...ma tanta però che se ne sente il bisogno. Ciao

Abr ha detto...

Grazie ancora!
Che la Forza sia con l'Eccellenza, difatti ci associamo all'ultima tua considerazione carica di speranza.

Andrea B. ha detto...

Considerazioni da "ruspanti sempliciotti di provincia", il rugby è così: il più forte vince, le squadre forti vengono da zone di tradizione storica e il ref dirige l'orchestra dei trenta elementi in campo omaggiando la tradizione (a volte non prendendosi responsabilità di decidere in prima persona).
Citando un vostro commento, leggo che anche Casellato andrà alle Zebre in Celtic: che gli arbitri angli e sassoni alla McMeneny gli siano lievi...

P.S. Ma come "parco arbitri" siamo messi così male che non ci sono altro che veneti a disposizione per dirigere una finale con una squadra veneta in campo?

Abr ha detto...

In generale noi la vediamo ben diversamente: nel calcio vince l'arbitro, nel rugby l'arbitraggio influenza ma vince il migliore di giornata, col suo bagaglio di tradizioni o meglio di capacità di adeguarsi.
Nel caos specifico, non ci pare proprio che le "tradizioni" di Mogliano siano così pesanti. O che sia una questione RAZZIALE, che si trasmette con l'ossigeno dell'aria anche se.... giocavano a Prato. Bah ...

Abbiamo ricordato sovente la nemesi che colpirà chi nel campionato ha dichiarato ufficialmente di essersi sentito penalizzato in quanto troppo bravo bello e intelligente federale e con la squadra più forte. Guidava il Calvisano.

Qual che ci pare più rimarchevole è che il suo futuro vice lo abbia superato, e tutto il resto è vita.

Il problema degli arbitri non veneti è solo dei non veneti.
Però non credo che il Tmo Damasco, personaggio chiave della gara, sia veneto ...

Capisco la giusta passione. Va bene così.

Andrea B. ha detto...

Beh, lasciamo stare questioni razziali o incontri casalinghi o meno, dico solo che venire dal Veneto da il lustro dei quarti di nobiltà e questo è innegabile...credo che, più o meno, accada lo stesso quando l'italrugby varca le Alpi per incontrare i maestri.
Come è pure è innegabile che nel nostro sport si vinca sul campo, anche se un fischietto non all'altezza disturba ed influenza e pure parecchio.
Abbiate pazienza ...mica tutti hanno la "composture" (ed a volte, specialmente i semplici, la competenza) di discutere di arbitraggi senza avvicinarsi a pericolose derive calcistiche, specialmente se è la passione a parlare...ma guai se non ci fosse la passione!
E poi in Toscana l'aria che si respira non è quella british, è semmai quella dei contradaioli, dei bianche e dei neri, del calcio in costume fiorentino, della palla grossa pratese... :-))

Abr ha detto...

Come ho già detto sopra: capisco la giusta passione, va bene così.

Il sottoscritto ammira il rugby francese, che quanto a passione e calore a volte è pure esagerato. Quindi no problem.

Sugli arbitri, come saprai questo è il primo sito ad aver rotto l'omertà, quella si sempliciotta, di chi sosteneva che il solo criticare dal punto di vista tecnico l'arbitro è passar la sponda e scarrocciare verso il calcio. Quando invece è casomai vero il contrario.

E' chiaro che quando i valori sono vicini, tutto fa brodo arbitraggio incluso.
In quel caso chi sa parla di capacità di adattamento al metro arbitrale; non mi pare sia stato cmq. il pregio di Mogliano, come non lo è stato certo un suo ipotetico sfruttare "le tradizioni", quando invece è stato un club il cui punto di forza è stata l'innovazione e la rottura in un contesto statico.

In ogni caso, anche quando i valori sono vicini (e il fattore campo pesa eccome), uno solo vince e bisogna imparare ad accettarlo, anche in Toscana maremma maiala ... ;)
Prato come Clermont :)

Seriamente, speriamo piuttosto riesca a venirne fuori dalla crisi. Anche se la vedo dura, per quel che ne so.

Andrea B. ha detto...

Eh, la situazione non è rosea, tanti vanno via direzione Rovigo e pure Calvisano, mi pare.
Chi rimane ostenta ottimismo, ma forse solo per facciata.

Qui girano voci che l'aria di mare non sia considerata più tanto salutare per i giovin atleti, quindi sembrerebbe prossimo un trasloco da quel di Tirrenia... si sa , nelle "zone depresse" economicamente gli aiuti di stato sono guardati di buon occhio...personalmente sono contrario, sia in casi generali, che per la palla ovale...

Abr ha detto...

Si ma solo quella under16 mi pare ... una sola delle due, quella "primaria" resta a tirrenia.

Peraltro l'altra passa l'Appennino e si trasferisce a Parma, zona notoriamente depressa - dopo il crac Parmalat ...

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