domenica 23 giugno 2013

Goduria e scoramento in Sudafrica - part I


Arriviamo alfine ai casi nostri nel panorama dei Test Match: occupiamoci dell'ultima giornata del quadrangolare Castle Lager Series svoltasi al Lotus Versfeld di Pretoria in Sudafrica, conclusasi con l'ultimo posto dell'Italia e la vittoria dei padroni di casa.
Prima il dovere e poi il piacere? No, per farci coraggio ci serve un po' di carica, quindi partiamo con:

Sudafrica 59 - 23 Samoa
In pre-partita si diceva che si tratta sempre di un incontro divertente, e lo è stato anche questa volta, anche aldilà delle sette mete a due, con doppietta per Bryan Habana eche raggiunge le 50 mete segnate in carriera per la nazionale, primo sudafricano e quinto al Mondo, e per il ball terrier Francois Louw in forza a Bath, semplicemente il migliore in campo.
A scomodare la socio-psicologia da salotto, si tratta del lo scontro tra Isolani Pacifici, fuori dal cannibalismo da meno di cinque generazioni, con gente che si faceva largo col fucile appoggiato in mezzo ai bambini sul carro che saliva gli Altipiani: la ferocia agonistica contro nessun timore dello scontro fisico.  Sintomatico dell'approccio "a viso aperto" della partita è l'episodio del cartellino rosso al 57' ad Alesana Tuilagi: l'alona ex Tigers che poco prima aveva steso Habana con un placcaggio alto, rappresenta tutta la volontà di andare per le spicce dei suoi, aprendo il mega braccione e calandolo a mo' di passaggio a livello sul collo di Jean De Villiers lanciato. Il capitano sudafricano stramazza come un cervo colpito da un proiettile 8mm, ma si rialza dopo un attimo e come se nulla fosse, porge sorridente la mano al samoano!  Non mi son fatto niente: è la mentalità della Tribù Bianca. Li adoro: dopo il calcio dei Barca et similia che uno volente o nolente si deve sorbire, è come una boccata d'aria sana.
La partita è oltremodo impegnativa sul piano fisico e del ritmo, quindi divertentissima;  violenti all'impatto i samoani, abrasivi e impassibili i sudafricani; quanto al punteggio, dopo un quarto d'ora abbastanza problematico in cui i Pacifici scappano da tutte le parti e vengono ripresi per la collottola all'ultimo momento, Habana viene messo da un classico movimento inside-outside di Willie LeRoux (che bravo 'sto ragazzo) nelle condizioni di marcare la prima delle sue mete, e la musica non cambia più. Siamo al 17', le mete sudafricane cadenzano la partita: al 24' la pressione degli avanti  organizzata da Pienaar procura la rimessa laterale da cui nasce la maul portata in meta da Louw; al 33' il centro JJ Engelbrecht rompe la linea difensiva con un break a destra e arriva in meta; al 38' tocca sul lato sinistro a Bjorn Basson.
A fine del primo tempo è 32-9, con le repliche isolane affidate al piede dell'estremo James So'oialo e un giallo sventolato da un indaffaratissimo arbitro Gauzére sulla faccia dello zazzeruto Munipola, amico ed (ex) compagno di squadra di Castro a Leicester.

La feroce determinazione Boks a tener botta a piè fermo e a non cascare negliinsistiti dribbling samoani tutti offload continua anche nel secondo tempo, con Siya Kolisi al posto di Spies. I primi a marcare sono comunque i samoani, lo fa il potente seconda linea visto a Cardiff (più spesso a North Harbour) Filo Paulo.E' scontro violentissimo senza sosta e si arriva all'ora di gioco,ì quando Habana marca la sua seconda meta. In quell'intero quarto speso agli autoscontri, si assiste al simpatico siparietto della strizzata ai cucurbitacei che molto distoglie Adriaan Strauss - e vorrei vedere.
Nell'ultimo quarto i samoani impiegano se possibile ancora più violenza nei placcaggi e tentativi di percussione, al che l'arbitro si consulta col TMO e decide per il rosso diretto a Tuilagi già detto. Prima di uscire, Morné Steyn santifica il ritorno in nazionale da protagonista con una bella meta. Tre le mete negli ultimi dieci minuti: il neo entrato mediano dell'Exeter  Junior Polu(leugaga), il cui ardire viene poi punito dalla seconda meta di Louw e infine da quella del piloncino da 130 kg dei Cheetahs Nyakane.

Una bella sana boccata d'ossigeno tra compagini "fresche", combattive e senza paura, che ci rifà l'animo devoto allo sport di combattimento, al pugilato a squadre, rispetto ai supercalifragili Boreali che arrivano a questo punto della stagione tenuti con gli spilli e ti cadono come mosche al primo placcaggio men che duro (càpita anche alle ... signorine australiane, a dirla tutta).
I Boks si son rimboccati le maniche e han gettato tutto quel che hanno, come si dice in inglese, contro un avversario veloce e fisico; di lavoro gli uomini di Heyneke Meyer ne dovran fare parecchio ancora, per difendersi nel The Championship da compagini più tecniche e scafate dal punto di vista collettivo.
Anche se queste Samoa col doppio scalpo scozzese e azzurro appeso al cinturone, non son proprio degli sprovveduti tutti individualità: han mostrato capacità di sostegno e offload estremo che trascendono gli skill individuali.

2 commenti:

ironduke ha detto...

jean de villiers è un grande si è preso quel cartone si è rialzato e a momenti rideva !!!!! stretta di mano con alesana e via cosi si fa chapeau

Abr ha detto...

per parafrasare raimondi, jdv "mi ricongiunge" con questo sport.

E come lui altri Boks che si alzavano da altri placcaggi mostruosi ma più regolari, con la faccia rivolta ai compagni e l'espressione, wow che giro di rollercoaster!

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