sabato 1 giugno 2013

Hong Kong caldamente esigente per i Lions


Dunque i British & Irish Lions hanno cominciato il rodaggio sul campo, in quel lembo di Estremo Oriente che fu di proprietà imperiale: larga vittoria sui Barbarians ad Hong Kong per 59-8. Meglio di così non poteva andare: nel 2005, prima di salpare per la Nuova Zelanda e venire sconfitti 3-0 nella serie con gli All Blacks, arrivò il pareggio per 25-25 con l'Argentina al Millennium Stadium, per esempio. Otto mete a una e il tasso gallese di realizzazione pesa: doppietta per Mike Phillips e Alex Cuthbert, quindi a segno pure Jonathan Davies, Dan Lydiate e ciliegina sulla torta, allo scadere, di Alu Wyn Jones che subentra nel secondo tempo al capitano di giornata Paul O'Connell, l'irlandese che al 27' apre le danze raccogliendo l'ovale a pochi metri dalla linea di meta e andando in touchdown dopo una zingarata nei 22 Barbarians di Phillips che sfugge al placcaggio di Sergio Parisse (qui gli highlights). 

Match così, insomma: il ciuffo di Owen Farrell è già bello che disfatto dopo un paio d'azioni nel caldo umido di HK - la partita comincia anche con qualche minuto di ritardo rispetto al programma perché il pullman della truppa di Warren Gatland resta imbottigliato nel traffico. Mani bagnate, ovali che sfuggono e cadono in avanti, terreno morbido. Tra i Baa-Baas c'è chi punta a non farsi troppo male, anche se gli autoscontri non mancano: Stuart Hogg, schierato estremo, assaggia la corporatura di Casey Laulala cercando un varco che non c'è. E lontano da Londra, i due Saracens Farrell - Schalk Brits si scambiano un paio di convenevoli fuori da una ruck: l'apertura trattiene il tallonatore sudafricano per la maglietta e Brits alza il gomito e l'inglese cerca vendetta. Alla fine l'arbitro neozelandese di nascita, australiano di adozione Steve Walsh al 7' rifila il cartellino giallo all'avanti dei Sarries - che non si placa e una volta rientrato mostra altra parte del suo bagaglio boxistico. Per la selezione di Dai Young la marcatura è firmata da Kan Fotuali'i innescato da Joe Rokocoko che, forse ispirato dai precedenti con i Lions, è tra i più in palla dei suoi.  

La tattica di Gatland sembra piuttosto chiara: già vista con il suo Galles, facendo leva sugli avanti per accelerare al largo - all'appello tra i marcatori tra i trequarti manca Sean Maitland, che manca l'occasione di essere il primo a segnare nel Tour 2013 lanciato da un calcio nella profondità di Davies e sul quale brucia Dimitri Yachvili, ma l'ovale gli rimbalza sulle gambe ad un passo dall'area di meta e non riesce più a gestirlo. L'ultima meta invece arriva da una rimessa rubata sulla propria linea dei 5 metri, da un break di Cian Healy e dal contropiede ormai in moto ad una manciata di secondi dallo scadere del tempo regolamentare. Meglio focalizzarsi su qualche fatto. Il primo: essere una selezione di inglesi, gallesi, scozzesi ed irlandesi dev'essere terribilmente dura perché i tifosi non sono esigenti, di più. I Lions decidono di piazzare i primi calci di punizione a disposizione e i sostenitori al seguito rumoreggiano. Tengono possesso nella metà campo avversaria, mancando la fase conclusiva - cosa legittima per una "prima" - e il pubblico non mostra pazienza. 

In un catino utile per dimagrire (basterebbe una corsetta da un lato all'altro del campo per bruciare calorie ed espellere liquidi in eccesso), Gatland punta anche a conservare le forze in vista della sfida tra quattro giorni con i Western Force su suolo Aussie. Adam Jones viene sostituito al 54', per non correre rischi con un uomo chiave nella mischia. Lo soffre un po' Martin Castrogiovanni, riportandoci con la memoria allo scorso 6 Nations quando il pilone azzurro venne infine ammonito contro la squadra gallese. Mentre si ritrovano faccia a faccia Leonardo Ghirladini e Healy, due che si conoscono bene (squalifica di 15 settimane per il tallonatore trevigiano per eye gouging durante Italia - Irlanda alla RWC 2011). Castro, Leo e Sergio ora si mettono in volo per il Sud Africa, dove gli Azzurri hanno un affare da sbrigare. C'è spazio anche per Andrea Lo Cicero - staffetta con Castrogiovanni -, alla sua ultima volta sul campo come giocatore: lo sottolinea il commentatore inglese di Sky che coglie l'occasione per augurare buona fortuna a Martin che lascia Albione da campione in carica. 
Per la cronaca, si fa notare lo scozzese Jim Hamilton: entra negli ultimi istanti di match e non tiene mai la linea del fuorigioco e si infila nei raggruppamenti a terra per gate fatti apposta per lui. Il barbaro Jim magari scarica così una certa delusione per non essere dall'altra parte della barricata, con una maglia rossa sulle spalle. 



Ciò detto: Phillips è in forma. Lo si nota subito, il mediano gallese è facilmente prevedibile. O sta attento a non sporcarsi troppo o accelera fuori dalle ruck, puntando dritto alla linea del vantaggio: nella serata asiatica indossa i panni migliori del suo repertorio e per i Lions è una buona notizia, ammesso che lo stato mentale regga. Lo è anche Tipuric, che chiude una gran bella azione dei suoi, lavorata da Jamie Roberts, Toby Faletau, Hogg, Cuthbert e Maitland, quindi con l'apporto di Farrell, un calcetto e la terza linea che va a segno. Ma ecco, prima dei facili trionfalismi, meglio vedere ciò che accadrà al primo contatto con gli indigeni Down Under al Paterson Stadium mercoledì prossimo. 

Per chiudere, Farrell: Jonathan Sexton lo rileva al 57', ma nel frattempo qualche cronista britannica ha già sentenziato maliziosamente che serve versare una goccia di sudore si sia assicurato la maglia da titolare grazie alla prestazione del collega inglese. Non è però la prima volta, specie ultimamente, di assistere ad un Farrell nervoso e spaccone - Walsh potrebbe benissimo ammonire anche lui e non solo Brits. E' l'approccio a finire sotto la lente di ingrandimento: tanto con i Saracens quanto con la nazionale, il ragazzo quando intuisce di avere particolari occhi a squadrarlo, si incaponisce ed innervosisce, atteggiamento paradossale per uno che da sbarbatello è stato tra i protagonisti del 6N 2011 per inaugurare la gestione di Stuart Lancaster, con tutta l'attenzione mediatica del caso - e appunto, ripensando alle esigenze dei tifosi Lions sopra accennata, c'è da credere che sia davvero duro e noioso praticare il rugby Oltremanica, indipendentemente dal regno o principato di appartenenza. 
Siamo solo all'inizio, potrebbe addirittura partire una telefonata intercontinentale per Tolone, chi lo sa? 

5 commenti:

Abr ha detto...

Imperiale Tipuric, bravo senza palla ma ancor di più con la palla (anche se s'è mangiato una meta fatta).

Altro tema: Phillips che fa le scarpe a Youngs come mediano titolare?
Ma allora ditelo, questi Lions saranno solo un Galles rinforzato!

ringo ha detto...

Su Phillips rimango cauto per esperienza: mister Gigione si sa mai come si comporta. Certo è che quando è in campo come si deve, il Galles vince. Sì, ho detto proprio Galles :D

ironduke ha detto...

esatto un galles rinforzato gatland said " i know my chicken...

ironduke ha detto...

farrell già ha preso un bello shampoo dal boss che stiano preparando l' arrivo di Wilko ? mistery ...

Abr ha detto...

ehh prima c'è sexton ...

Wilko anche l'altra sera in finale, come in Nuova Zelanda ha mostrato che è sappaghegno, dipende dall'umidità dell'aria come va.
O super come in semi e finale H Cup, o zavorra come ieri, senza vie di mezzo. Destino degli iper specializzati.
Anche se poi si sacrifica un sacco in difesa (ha letteralmente salvato una meta fatta).

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