lunedì 18 novembre 2013

I sudafricani ne macinano un'altra

Pur sempre perso tra qui e là, mi riaffaccio per dar conto di una partita che nelle tv italiane non s'è vista. Eppure Scozia - Sudafrica era importante, sia dal punto di vista italiano che mondiale: vedere come sta lo storico rivale europeo e la attuale numero due del ranking,  l'eterna nouvelle/antique vague del rugby mondiale, se è lì per meriti propri o più per demeriti altrui. Si capisce che in Sky son prevalse logiche di supporto al pur meritevole sforzo a far conoscere meglio il Top14, col risultato però di privilegiare la irrilevante scazzottata in souplesse Francia-Tonga. Un appetizer per il prossimo Francia-Sudafrica, appunto.

Di tutt'altra sostanza rugbistica la musica al Murrayfield, dove Heyneke Meyer schiera una rotazione della squadra che sta pazientemente coltivando, un mix di giovani e vecchie glorie, "locali" e "stranieri" (nel senso di club di appartenenza).
Ci sono alcuni cambi di rifiato ai Boks che già avevano letteralmente violentato dei gallesi un po' tronfi al Millennium la settimana scorsa (aldilà del punteggio, lo dicono le tre mete a zero e le ben quattro sostituzioni forzate a suon di bòtte ai Dragoni solo nel primo tempo).
In prima linea sudafricana partono i rincalzi: l'europeo Steenkamp e il giovane (confermato) Malherbe al posto dell'indisponibile J.DuPlessis, assieme ad Adriaan Strauss, hooker subcomandante degli avanti e contitolare con Bismark DuPlessis, in panca; in seconda c'è il ritorno del grande Bakkies Botha con Flip Van de Merwe, in terza invece niente scherzi, ci sono i titolari del Championship Louw, Alberts e Vermeulen. In mediana con quel libro stampato di Fourie DuPreez viene schierato Patrick Lambie che Meyer vuole pronto sia come estremo che come rincalzo dell'apertura, così Morne Steyn può rilassarsi in panchina. Dietro tutti confermati quelli del Millennium:il peperino Willie LeRoux passa estremo, a destra e al centro gli altri giapponesi JP Pietersen e Jaque Fourie, capitan DeVilliers e il francese Bryan Habana a sinistra. Bakkies, i due Fourie, Habana, Pietersen: per chi ha amato i campioni del mondo 2007 è un ritorno a casa (ma quant'eran giovani allora?).
Cambiati un po' i fattori ma non il modo di giocare, il risultato non cambia anzi il divario s'approfondisce: alla fine è un vero e proprio thrashing,  0-28 il finale con gli Scots - quattro mete a zero e attenzione, area di meta Boks ancora inviolata nel novembre di trasferte europee.

Non è però tutto da buttare per i padroni di casa: han fatto tesoro della lezione gallese allestendo un team molto fisico, ottima difesa anche in scramble , molta umiltà, sacrificio e zero supponenza, non si sono fatti schiacciare dalla violenza in spinta dei sudafricani. Purtroppo per  loro, i Boks non sono stati monodimensionali.
Davanti è stata schierata l'esperienza di Alasdair Dickinson Moray Low con Ross Ford, in seconda linea la grinta feroce di James Hamilton con la torre Richie Gray, in terza i mastini Strockhosh e Barclay col più giovane ma grosso Denton; in mediana Greig Laidlaw a fare la regìa avanzata, con Ruaridh Jackson preferito al più massiccio Duncan Weir in panca chissà perché; dietro in assenza del Lions Hogg, l'altro Lions Maitland copre l'estremo (scelta non ottimale), al largo l'immarcescibile Sean Lamont e il più giovane Tommy Seymour, in mezzo Duncan Taylor a fianco dell'esperto Nick De Luca.
Grinta e cornamuse spiegate ma l'infortunio è immediato, al quarto minuto: rimessa sudafricana dentro i 22 metri blu, presa a metà touch, tutti gli scozzesi accorrono a respingere la maul, salvo accorgersi in ritardo di essere sulla maul "sbagliata": gli avanti Boks partono verso l'esterno, disegnando una "x" sul lock  che fa da perno, mentre la difesa si fa attirare sul lato opposto, verso i pali.  Meta su schema di pack ben eseguito attribuita a Willem Alberts.
Da lì e per tutta la prima mezz'ora si gioca solo nella metà campo scozzese: i Boks schiacciano i padroni di casa, complice una rimessa laterale blu che non regge le "attenzioni" degli specialisti in verdeoro: bruttissima giornata per Gray a ricevere e Ford a lanciare, hai voglia difendere in modo impeccabile senza far falli, senza rimessa laterale non riesci mai a uscire. Pur schiacciati indietro, si vede comunque che Scott Johnson il Caretaker in attesa di Vern Cotter, ha fatto un lavorone difensivo: nei primi venti minuti sono ben sessanta placcaggi contro nemmeno dieci dei Boks, senza far falli ed errori, difatti lo straniero al Murrayfield non passa più.

Gli Scots solo alla mezz'ora riescono ad affacciarsi nella metà campo sudafricana: vuoi un attimo di rifiato dei Boks, vuoi che finalmente gli riesce qualche iniziativa in fase di possesso palla. E qui arriva il modo di sistemar la questione tra Boreali e Australi: punizione dura alla prima distrazione, non appena noi si prende confidenza e ci si scompone, come un pugile che si scopra troppo mentre pregusta il colpo da sferrare. L'abbiamo visto nelle scorribande australiane in Italia e in Irlanda, conosciamo tutti bene l'arte delle implacabili ripartenze All Blacks.
Al 29' il piede degli Scots è avanzante, Jackson vuol aprire rapido a sinistra ma non si avvede che il suo estremo si sta inserendo vicino; la palla incoccia la schiena di Maitland e si impenna, vi si fionda sopra l'attento LeRoux che si beve metà del campo in solitaria e marca meta. Non è finita, alla ripresa del gioco ancora LeRoux Man of the Match intravede un varco centrale nella linea scozzese in salita, entra nell'open space, attira l'estremo e calcia lungo alla sua destra dove sta galoppando JP Pietersen. Palla raccolta con maestrìa e schiacciata in meta. Della serie, se non vi sfasciamo col possesso, vi perforiamo mentre tentate di far qualcosa voi. Nel gergo rugbistico è cinismo puro: roba che se la spacci, significa che hai la confidenza e la tranquillità per potertela permettere. Roba da All Blacks.

Nel secondo tempo giocoforza aumenti il possesso e il controllo delle fasi statiche da parte dei padroni di casa: con Weir al posto di Jackson c'è più ritmo, Lawson lancia più preciso di Ford e Grant spinge in mischia meglio di Dickinson. Ma i Boks mostrano di non aver trascurato il fondamentale difensivo: non fanno solo resistenza passiva, sono molto abili nel forzare il tenuto all'attacco avversario.
Al 52' i Boks pur privi del predominio territoriale e del possesso del primo tempo, marcano la quarta meta ripetendo paro paro la prima, stesso schema, stavolta a schiacciare sotto il mucchio degli avanti quasi tutti verdi è Coenie Oosthuizen appena entrato.
Il tempo scorre, gli scozzesi ovviamente non calciano mai ai pali cercando a loro volta una maul vincente, i Boks commettono un po' troppi falli professionali (robetta comunque, rispetto a quel che passa il convento ... neozelandese, tanto per dire) e al 70' paga per tutti con un giallo Marcell Coetzee entrato da poco.
La cosa offre un po' di spice al finale ma l'unica cosa notevole che succede, a parte l'infortunio di Louw punito da Hamilton (fallo di gioco) e un paio di putuali tentativi di intercetto di DeVilliers (in foto) falliti di un soffio, è un perfetto scivolamento difensivo di JP Pietersen a bloccare Denton lanciato in soprannumero sul lato sinistro. Alla fine dell'operazione spicca la faccia del nr.8 scozzese volutamente schiacciata sull'erba dal campione del mondo 2007, nel mentre lo sbatte fuori del campo. Lo potete trovare qui. Gesto non bello, bambini non rifatelo a casa ma comprensibile da chi non sia una verginella. Perché nel rugby l'obiettivo non è il killeraggio di nascosto via drone dell'avversario, è la sua palese submission psicofisica. Degno epilogo alla Conan il Barbaro, cui peraltro Denton risponde da vero rugbista: ignorando il JP senza cercar mamma arbitro alla latina: il messaggio è can't touch me, tu non mi fai niente. Bello, educativo (ma non ditelo agli educatori).

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