Immigration troubles the RugbyNation
Tutto il mondo e' evidentemente Paese.
Alcuni nativi gallesi non si rassegnano alla moda dei coach "supereroi" stranieri inaugurata e santificata da Gatland in Nazionale, scelto col "cadavere" di Gareth Jenkins ancora caldo, e iniziano a mormorare scontenti per il fatto che tutti i posti direttivi pregiati vadano a dei "foresti".
In particolare si lamentano che Andrew Hore, il kiwi director of rugby degli Ospreys alla caccia di un nuovo allenatore, nemmeno degni di uno sguardo alcun candidato gallese. Ora poi che anche Llanelli ha "segato" il suo director of rugby Phil Davies ...
Altri nella RugbyNation si muovono nella direzione diametralmente opposta, al fine -dicono - di competere meglio nei contesti internazionali.
In effetti, Sei Nazioni a parte, per il rugby di club gallese il 2008 e' stato un annus horribilis: nulla di fatto in Magners League, di Challenge Cup non se ne parla, fuori sin dai quarti in Heineken Cup in un anno in cui la finale si gioca al Millennium; presa solo la Edf Energy Cup dove il posto in finale e' garantito. Ovvio che si sia ingenerato il movimento sulle panchine di cui sopra, probabilmente stimolato dagli stessi successi del sergente di ferro Gatland.
E allora "Porte aperte alla Renault": tre selezioni d'eccellenza gallesi su quattro (Blues, Gwent-Dragons e Scarlets; Ospreys cioe' la nazionale invece sta bene cosi') chiedono che venga alzato il numero massimo di stranieri tesserabili per i match internazionali (cioe' tutti), portandolo da sei ad almeno otto.
Llanelli in particolare pare scatenata: il traferimento dal Castres del mitico pilone Kees Meuws, 33 anni e 42 caps All Blacks, ha fatto raggiungere alla franchigia il numero di otto stranieri tesserati (Kees Meeuws, Regan King, Simon Maling, David Lyons, Deacon Manu, Sililo Martens, Scott Macleod e altra new entry Mahonri Schwalger), ragion per cui e' stata chiesta "deroga" alla Wales Rugby Union. La WRU messa di fronte all'evidenza dei fatti ha fatto sapere che adesso ci pensa un attimo.
[In fig. il progetto del futuro "Parc y Scarlets" di Llanelli, impianto da 23 milioni di sterline e 15.000 posti, che avra' le lounge denominate "Carwin James", "Phil Bennett", "Quinnell Family"; ci sara' il "Ken Jones Museum" e la "Delme Thomas Stand".]
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