domenica 28 febbraio 2010

6 Nations: piove a Twickenham

Twickenham Stadium, London : England 16 - 20 Ireland

(Formazioni come annunciato).
Seconda partita della giornata decisa per quattro punti, stavolta a favore della squadra ospite, anche a Londra come a Roma grazie a un display difensivo poderoso e alla capacità di sfruttare fino in fondo le occasioni presentatesi.
Il sunto della gara: irlandesi avanti per tre quarti di gara grazie alla meta di Tommy Bowe alla prima azione d'attacco dei Trifogli e al raddoppio di Keith Earls a inizio del secondo te
mpo; inseguimento e pareggio inglese al 62' col piede di Wilkinson e la meta di Cole concessa col beneficio del dubbio dal Tmo Carlo Damasco; vantaggio inglese nei minuti finali nel più classico dei modi - un drop di Wilkinson - fino alla seconda meta conclusiva di Bowe.

L'Irlanda doveva reagire alla mazzata subita a Parigi con una prestazione solida e (con-)vincente; gli inglesi avevan alle spalle due settimane di critiche del post Roma e il fardello di un possibile Grand Slam da portare avanti, ma l'unico risultato mostrato è stato il solito indomabile carattere per inseguire, raggiungere e superare gli irlandesi, tranne venire affondati su una distrazione difensiva collettiva e rivelare una inconsistenza in attacco non episodica, oltretutto mostrando ancora una volta dopo Roma quanto soffrano le difese asfissianti: "England’s back row ... were outplayed by Italy and they have been outplayed (by Ireland, ndt) at home. It’s a worry", scrive tal Mike Catt sul Telegraph.
Se andiamo nel profondo anche per l'Irlanda non è tutto oro quel che luce. Tanto di cappello a una magnifica prestazione difensiva, pur essendo in compenso molto fallosi: 14 le punizioni concesse. Elogi anche alla capacità di tramutare in oro il controllo sulla rimessa laterale e per la affermazione esterna. Ma s'è rivista la squadra monodimensionale, oltremodo conservativa, ancorata alle sue certezze standard in rimessa, al piede come se ci fosse O'Gara e nelle fasi dinamiche, molto simile a quella vista con l'Italia. Anche il tanto atteso Sexton, partito divinamente disegnando la meta di Bowe, nel proseguo non ha mostrato niente di che, nemmeno precisione dalla piazzola in una giornata invero difficile dove anche Wilko ha balbettato dalla piazzola.
La peggio comunque è agli inglesi: veramente s'illudevano di Grand Slam con una squadra così? Tante testate inconcludenti degli avanti, surclassati dai corrispettivi reparto per reparto tranne che in prima linea e passettini timidi dei trequarti, coi soli Tait e Wilkinson a tentare break veri, quest'ultimo non aiutato, Cueto solo buona volontà, Flutey e Armitage latitanti, Monye dritto per dritto ma tardi e in modo prevedibile, Care incerto e lento come un obietore.
La cronaca

Pronti via e primo errore di Wilkinson: una flappa al calcio di avvio. Si preannuncia un'altra giornata difficile per Jonno dopo Roma: allora dice era il pallone Mitre, stavolta l'umidità nell'aria (in Cote d'Azur uno si disabitua ...)
Ugo Monye e Mark Cueto provano a penetrare da lontano ma l'agggressiva difesa irlandese ruba palla a centro campo, Jamie Heaslip meritato man of the match prima s'allarga poi carica dritto, scarica a Jonathan Sexton che continua avanti attirando tre difensori, libera sulla destra Tommy Bowe con un calcetto perfetto su cui l'ala ha gioco facile a superare in corsa Lewis Moody. Sexton fallisce la trasformazione, siamo al 4' minuto e alla prima palla in mano irlandese è zero a cinque.
L'Inghilterra riparte come sa e può: attrito con gli avanti, aperture lente ai lati verso le due ali, Wilkinson non aiutato, la difesa non ha difficoltà a fermarli. Fanno un sacco di possesso e passaggi (alla fine 140 contro 58) ma la manovra è poco incisiva, la difesa irlandese inizia a giganteggiare: 99 placcaggi complessivi e uno solo sbagliato! I Trifogli calceranno via META' dei possessi manco fossero l'Italia, ma contrariamente agli inglesi i loro trequarti si lanciano under in caccia e inoltre Sexton cerca molto spesso le rimesse laterali: saranno 19 quelle inglesi contro le sei irlandesi.
Wilkinson fallisce la prima punizione beccando il palo ma non sbaglia la seconda: tre a cinque. Anche Sexton sbaglia un tentativo intimidatorio di piazzare da 50 metri mentre la pioggia si intensifica, poi un secondo ma centra il terzo. Nel frattempo la rimessa laterale irlandese comincia a dettar legge anche sui lanci inglesi: ne ruberanno "solo" tre ma ne sporcheranno moltisssime.
Wilkinson piazza al 38' il sei a otto finale del primo tempo, chiuso senza nessuna seria minaccia inglese alla meta irlandese e con un tentativo di Earls che evade dal placcaggio di Borthwick e calcia a scavalcare Monye che però recupera palla.

Il secondo tempo si apre con un ulteriore errore di Sexton dalla piazzola ma Wilkinson restituisce subito il favore; la pioggia è diminuita ma palla e campo rimangono umide e instabili.
Uno degli episodi chiave della partita avviene nei primi cinque minuti del secondo tempo: l'arbitro sudafricano Lawrence, impeccabile nel fischiare un sacco di fuorigioco sui calci a liberare, concede una punizione su mischia ordinata agli inglesi. Care strappa la palla rudemente a O'Leary che casualmente se l'era dimenticata in tasca, questi reagisce e Care s'incavola. Parte la solita saga a spintoni; conclusione, Lawrence punisce la rudezza e inverte la penalità; Sexton cerca la rimessa e dalla stessa Earls slalomeggia in mezzo alla difesa fino alla meta del sei a tredici (Sexton sbaglia ancora la trasformazione).
A quel punto l'Inghilterra passa dall'infruttuoso controllo del possesso ( 15 minuti contro sette) a un po' di conquista territoriale mediante grubber di Care, schiacciando gli irlandesi dentro ai loro cinque metri. Dopo un po' di mischie ripetute, il mediano apre al centro per Tait e gli avanti piombano sulla linea di meta con O'Callaghan che tenta e apparentemente riesce a tenerli sollevati. Per il Tmo invece è meta del pilone Cole e Wilkinson trasforma per il pareggio.
E' il momento dello sbandamento irlandese, favorito anche dall'ingresso in mediana di Paul Hodgson più in controllo di Care; come se non bastasse capitan O'Driscoll abbandona la tenzone, scosso da una terrificante ginocchiata del compare O'Connell sulla tempia; in Veneto quel punto della testa era un tempo significativamente chiamato "el sono" (il sonno).
Wilko prima fallisce una ulteriore punizione presa per il solito offside difensivo, poi piazza il suo classico drop per il vantaggio. Da lì a un minuto il patatrac su un chiaro "schema" su palla ferma, come direbbero i calciofili: da una rimessa laterale irlandese vinta nei 22metri inglesi, O'Leary riceve in fondo e apre a Bowe materializzatosi al suo fianco con un taglietto apparentemente innocuo che invece entra nel burro: ricorda la meta dello scozzese Danielli all'Italia l'anno scorso. O'Gara entrato da poco trasformava.
Non è finita: manca purtroppo dagli highlight qui sotto likati, ma dopo un'ultima rimessa laterale sui dieci metri per i padroni di casa, l'Inghilterra farraginosa ma mai doma genera la più bella maul avanzante vista sinora nel Sei nazioni: ostacolata in tutti i modi che un avanti irlandese "cheating" può immaginare, e sono tanti, arriva fino ai cinque metri dalla meta; alla fine la fanno crollare ma Lawrence assegna il turnover. L'Inghilterra riesce a procurarsi una ulteriore opportunità d'attacco, improduttiva come tutte le altre volte che ci han provato in questa partita.

Dichiara alla fine un delusissimo Martin Johnson: "In a game like that, is that a penalty reversal? They jumped in just as quickly. I don't think it was a penalty, personally but it was given. Even then we came back but it was disappointing to concede a penalty with the last play of the game when we had driven them back 25 yards."
Forse ha ragione, soprattutto nel secondo caso (nel primo eranoi suoi che dovevano svegliarsi a rientrare e/o controllare la temper), ma meglio sarebbe si preoccupasse dell'inconcludenza dei suoi trequarti ( calciano poco, fan pochi errori ma lo stesso non producono: peggio della sindrome scozzese), o del fatto che i suoi avanti siano stati surclassati dagli irlandesi. Per non parlare della rimessa laterale e adiacenze difensive, guarda caso fonte di due mete su tre.
Quand'anche ritrovassero gioco e lucidità, tra due weekend gli inglesi saranno al Murrayfield per la Calcutta Cup, poi andranno nella tana dei Galletti: percorso in salita.
Per l'Irlanda il Torneo si riapre, a partire dalla Triple Crown, tradizionale appannaggio della Emerald Island negli ultimi anni: avranno il Galles e la Scozia in casa; per il resto chissà, magari il bulldog inglese ferito si potrebbe rifare a Parigi e allora ...

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