martedì 16 marzo 2010

6 Nations: i Bleus alla caccia del Grand Slam

Il ferro si batte fin che e' caldo: bastano 48 ore a Lievremont per nominare i titolari Bleus che attenderanno sabato a Parigi l'Inghilterra dal gioco povero ma dal dente assetato di sangue.
I deputati alla conquista del Grand Slam - il Trofeo delle Sei Nazioni essendo gia' in consegna, a parte imprevedibili doppi tracolli epocali allo Stade de France (in foto) e al Croke Park - saranno gli stessi che hanno steso l'Italia.

Conferme totali per pack e mediana, con Parra che supera Wilkinson al primo posto dei top scorer del torneo, unica novita' e' l'alternanza posto-panchina tra i due centri Bastareaud - Marty, nonostante le due mete segnate domenica dal centro perpignanese; del resto anche il cugino di Gallas ha una doppietta all'attivo. Conferma obbligata per Bonnaire e Pierre nel pack per il perdurare della indisponibilita' di Ouedraogo e Millo Chluski che iniziarono il torneo - ma la differenza chi l'ha vista? - e soprattutto per le due giovani ali tutte propense al lato chiuso Palisson e Andreu, mentre in panchina trova conferma Malzieu, terza ala sinistra su tre, solo piu' alta e potente.
La scelta di Bastareaud in mezzo e' una riprova che Lievremont dispone formazioni come si dice"tailored" secondo l'avversario: era piu' agile in mezzo per perforare les italiens, sara' ivi piu' potente contro gli inglesi, che probabilmente proprio sulla fisicita' tenteranno di buttarla in mancanza d'altro.
E' anche riprova della grandiosa disponibilita' di alternative di gran livello che il rugby francese e' in grado di fornire: uno dei problemi dei primi due anni di Lievremont e' stato proprio quello di arrivare a una scrematura, a dei punti fermi, avendo convocato piu' di 70 giocatori nel tempo. E solo a scorrere la lista dei sopravanzanti c'e' da morire di invidia: Beauxis, Elissalde, Clerc, Fauque', Rabadan e si potrebbe andare avanti per paginate.

Grandeur di un mondo, quello del rugby transalpino, che non va comunque confuso con il Galles o la Nuova Zelanda: tra i Cugini la palla ovale rimane uno "sport minore", radicato in qualche provincia e non certo in tutte, piu' la capitale; amici francesi sostengono che da loro, strapotere del calcio a parte, la pallamano sia piu' popolare del rugby...
Non e' certo lo sport nazionale insomma, ma rimane la collezione di successi impressionante per un movimento senza tante Accademie e interventismi Federali, basato sulla
passione e inziativa privata dei club, dove di "selezioni" si parla solo in tinta Bleu e "franchise" significa franchezza.
Un ambiente fondato sul tanto vituperato "fine di lucro" e sull'ancora piu' vituperata invasione di stranieri che instillando competizione fanno crescere per emulazione i giovani talenti. Necessita' di profitto che genera innovazioni creative epocali, come lo sdoganamento del rugby da sport per rozzi "provinciali" monodimensionali a nouvelle vague per metrosexual urbani, grazie al marketing di Max Guazzini dello Stade Francais, il quale senza "aiutini pubblici" o compiacenti risiko federali, porta allo stadio ottantamila spettatori e non per vedere gli All Blacks ma una partita di campionato.
Provincia e capitale, sessanta milioni di abitanti, imprenditorialita' diffusa, creativita', passione ed entusiasmo.
A parte i cinquanta anni e passa di ritardo, avremmo un esempio molto calzante e perfetto per il rugby italico, un case history, una success story come dicono quelli che sanno, cui ispirarci alle porte di casa. Zero sovrastruttura, liberare l'iniziativa; invece noi si scarroccia da anni tra tentativi molto top e poco down, che producono equiparati e spedizioni tra le brughiere celtiche.
Ma questo e' nulla se confrontato con le "alternative", sparacchiate senza vergogna da chi cade in pieno nella trappola, tesa deviando sulle societa' egoiste e kattive il malcontento per dieci anni di mancati progressi della Nazionale. A casa mia chi non progredisce paga, da noi invece dagli ai club (degli altri), cosi' che alla fine perdono tutti e la centralizzazione la trionfera'. Chiaro che si apre cosi' la strada a operazioni top down di stampo neopositivista (per non dir futurista) tipo la teorizzazione delle dimensioni fisiche "giuste" dei giocatori.
E tutto quello che emerge dal dibattito "anti Celtic League" sono solo vagheggiamenti allucinati e risentiti di assistenzialismo ancor piu' spinto, tutto franchigie, pulizia etnica e rilocazione dirigista nelle sedicenti "grandi citta'". Stesso modello perdente insomma, solo che questi sarebbero "piu' intelligenti" degli attuali capintesta. Rimane comunque la direzione esattamente opposta rispetto ai nostri piu' simili e vincenti. Non ci resta che dire "beati loro", del resto chi e' causa del suo mal ... e scusate la divagazione sui tristi casi nostri. Ecco la formazione translpina annunciata per sabato:

France
: 15 C Poitrenaud (Toulouse); 14 M Andreu (Castres), 13 M Bastareaud (Stade Francais), 12 Y Jauzion (Toulouse), 11 A Palisson (Brive); 10 F Trinh-Duc (Montpellier), 9 M Parra (Clermont Auvergne); 1 T Domingo (Clermont Auvergne), 2 W Servat (Toulouse), 3 N Mas (Perpignan) 4 L Nallet (Racing Metro), 5 J Pierre (Clermont Auvergne) 6 T Dusautoir (Toulouse, captain), 7 J Bonnaire (Clermont Auvergne), 8 I Harinordoquy (Biarritz).
Replacements: D Szarzewski (Stade Francais), J-B Poux (Toulouse), S Chabal (Racing Metro), A Lapandry (Clermont Auvergne), D Yachvili (Biarritz), D Marty (Perpignan), J Malzieu (Clermont Auvergne).

10 commenti:

gio ha detto...

Tutto amaramente vero, MA.
Ma anche se il rugby non è lo sport più popolare in Francia, il numero di tesserati è mostruosamente superiore, se la gioca con i migliori da molti decenni e inoltre non ha dovuto superare l'opposizione ideologica che c'è stata in Italia contro uno sport considerato "fascista". Quest'ultima ragione è triste, ma vera.
Occorre più tempo, se ce n'è. Perché il rischio grosso è che il sistema, non raggiungendo la massa critica, imploda.

E poi c'è l'annoso problema della visione italiana del rugby come sport per "quelli grossi", come se esistessero solo gli avanti.

Ah, se nei prati e nei parchi oltre al solito pallone sferico si vedesse anche un po' di touch!

Abr ha detto...

Guarda gio, ho citato Max Guazzini e l'operazione "calendari" proprio per sottolineare che ANCHE IN FRANCIA ERA COSI': rugby uguale a fango, rozzi, provinciali, fascisti.
Hanno solo cinquanta anni di vantaggio e molta, molta piu' voglia di sporcarsi le mani a livello locale, assieme a un ambiente e una mentalita' che incentiva lo sport locale invece di volerlo burocratizzare per creare posti parassitari.
Anche la visione dei "grossi" che ci affligge, deriva solo dalla mancanza di competizione e dalal centralizzazione: per un Ascione in un club, ce ne sarebbero altri tredici che gli mangiano la pappa sulla testa e smentiscono SUL CAMPO, non alla lavagna o sui blog, le sue tesi.
Quel che fa piu' tristezza a me e' assistere a una "opposizione" (sulla carta, stampata e non) tutta parolaia e ancor piu' centralista e dirigista di quelli che dicono di voler combattere.

Fabian ha detto...

ciao a tutti,
è la prima volta che scrivo qui, anche se è da un po' che leggo i tuoi interessanti articoli.
Sono d'accordo sull'articolo, aihmè( nel senso del contenuto ovviamente).
Ma perchè non ti candidi per il post Dondi?Se il buon giorno si vede dal mattino.........

Anonimo ha detto...

Tutto bello caro abr ma dimentichi una cosa. Dieci anni di imprenditorialità hanno portato circa 7 squadre su 10 del Super 10 a un passo dai libri contabili in tribunale. Hai ragione, Guazzini è un case history ma da noi ce ne sono a decine all'opposto. E se tu ti aspetti che siano gli imprenditori che gestiscono da anni rovigo, parma, viadana, roma o altri a far fare il salto di qualità al rugby italiano sei solo un illuso.
Massimo

Abr ha detto...

Benvenuto fabian, grazie per il commento e per la condivisione.
Grazie per la proposta, ma ci sono gia' altre candidature "virtuali" a furor di popolo ;)

e aldila' delle battute, non so quanto "popolare" nle palazzo e fuori sarebbe una piattaforma di decentramento e responsabilizzazione del genere ...

Abr ha detto...

Massimo, se esistesse la soluzione perfetta, l'avrebbero gia' implementata.
Io mi limito ad osservare cosa succede nel Paese piu' simile al nostro, e non solo per lingua e mentalita' ma per modello di diffusione del rugby laggiu' (niente scuole, club, imprenditoria diffusa, certe province piu' la capitale).

Se e' vero che bisogna imitare i modelli vincenti, che ci andiamo a fare noi coi gallesi e scozzesi?

Si fa presto poi a dire dei fallimenti di molti club nostrani, ma qual'e' l'ambiente in cui han dovuto lottare per sopravvivere da dieci anni a questa parte? Ivi inclusi modelli vincenti anche da noi, che invece di venir additati all'imitazione, sono stati sempre emarginati e boicottati dalla Fir, tutta protesa al controllo del giocattolo.

Anche in Francia non e' tutto oro: per 4-6 club che giocano, gli altri fanno calci e lotta nel fango per non far giocare ...
Ma tant'e', piuttosto che cosi', uguale STASI DA DIECI ANNI (so' diec'anni battiamo la Scozia ad anni alterni e basta), meglio cambiare.
Sin qui probabilmente tanti saranno d'accordo; io dico che dovremmo uscire da diec'anni di centralismo fir, mentre secondo molti sarebbe tutta colpa dei club egoisti e miopi (quelli altrui ovviamente).
Il che secondo me e' una abile mossa per dirigere il risentimento popolare su falsi bersagli, i famosi decoy target.

Fabian ha detto...

a avviso la cosa migliore sarebbe stata quella di mandare 2 franchigie(ops club privati) in top14 o in prod2 ma i transalpini non si hanno voluto, purtroppo.

Abr ha detto...

La cosa giusta per me sarebbe stato definire un percorso se non di integrazione, di collaborazione con loro: pensiamo banalmente algi allenatori e ai preparatori! Focalizzarci sulla crescita del nostro campionato d'eccellenza e al contempo creando una sorta di anglo - welsh cup coi transalpini. Ma sono solo idee a caldo.

forthose ha detto...

Forse ciò che differenzia la Francia da noi è il peso del calcio (aridaje!).
Perché è vero che anche lì le foot è lo sport nazionale ma a livello di club "ciuccia" molti meno danè che da noi permettendo una più equa distribuzione delle risorse sul territorio.
(Tant'è vero che i loro club calcistici non vincono nulla a livello internazionale dai tempi del Marsiglia di Tapie - che però i soldi li rubava!)
Certo questa mia teoria verrebbe smentita dal caso Inghilterra dove la Premier League è il secondo campionato più ricco (e indebitato!) d'europa...

Abr ha detto...

Mah non so forthose, il calcio e' un fenomeno anche la' e anche se non vincono (quasi) niente: i francesi sono ancora tutti a ricordare la coppa del mondo e l'europeo vinti. E poi Platini e Zidane e mezzo Arsenal...

Vero e' che qui da noi il calcio prima manteneva tutto lo sport (ai tempi del totocalcio) adesso draga tutte le attenzioni mediatiche e risorse.

Galliani tempo fa lo disse esplicitamente: l'esperimento della polisportiva di alto livello "Mediolanum" (rugby incluso) falli' non per mancanza di volonta' ma per carenza di viabilita' economica e interesse.

Io sono convinto che la possibilita' di far sano business con lo sport dovrebbe essere riconosciuta, ma fin che le societa' sportive non calcistiche di serie A o B devono rimanere senza fini di lucro, dove vuoi che vadano?

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