martedì 16 marzo 2010

6 Nations: il Galles rivede vecchi fantasmi

Warren Gatland si è arrabbiato parecchio dopo la sconfitta con l’Irlanda. È andato su tutte le furie e ora, in attesa di giocarsi l’ultima contro l’Italia sabato, ha fissato l’obiettivo per la chiusura di un 6 Nations da dimenticare: “We need to perform”. Un modo come un altro per dire che serve uno scatto d’orgoglio o di ciò che rimane perché, a ben vedere i volti dei gallesi, la strada è in salita.

Gli Azzurri due anni fa uscirono dal Millennium Stadium asfaltati, ma due anni ancora prima avevano pure strappato un pareggio – risultato che non sempre viene tenuto a mente in casa nostra. Dunque l’Italia non sarà un cliente facile soprattutto per una nazionale che ha paura di perdere e di ritrovarsi con una sola vittoria, quella nata dalla grande rimonta sulla Scozia: uno sport al rugby, ma anche un segno tangibile del malessere che attanaglia i red dragons. Sarà una settimana caldissima se non torrida a Cardiff in una stagione che ha visto problemi dentro e fuori dal campo, come nel caso di Andy Powell. Eppure non è la prima volta nel recente passato che al Galles capitino questi scivoloni dolori.

Il neozelandese Gatland, vincitore con Grand Slam alla prima sulla panchina del Galles, è arrivato dopo la non felice gestione di Gareth Jenkins che si concluse con la sconfitta contro Fiji nello spareggio per accedere ai quarti di finale dei Mondiali di Francia 2007. Prima di quel capitombolo, era arrivata la sconfitta per 62-5 con l’Inghilterra a Twickenham, la più dolorosa che i gallese abbiano mai patito in quello stadio. Demeriti tecnici, probabile. Ma soprattutto di management di un gruppo che poteva contare su giocatori come Martyn Williams, Gareth Thomas, Dwayne Peel, Michael Owen e altri ancora, e che viveva con disagio la querelle sul ribelle Gavin Henson, talentuosa testa calda che si è arenato presto. I giocatori venivano letteralmente pedinati dai tifosi, qualcuno tra loro dovette fare i conti con duri faccia a faccia mentre giravano tra gli scaffali dei supermercati.

Due anni orribili, insomma, giunti dopo l’impresa del 2005, quando la vittoria per 11-9 contro i sempre eterni rivali inglesi alla prima giornata del 6 Nations spianò la strada verso la conquista del Grand Slam che mancava dal 1978. A guidare la nazionale c’era Mike Ruddock. Nella trasferta allo Stade de France, i gallesi perdevano 15-6 alla fine del primo tempo contro i galletti d’Oltralpe, ma nella ripresa ribaltarono il corso del match e si imposero 24-18. Giocavano spavaldi, d’attacco, un po’ come hanno saputo fare quest’anno quando si sono trovati con le spalle al muro contro scozzesi e francesi. Ma sapendo gestire tutti gli ottanta minuti e non solo metà partita.

Ruddock nel 2006 abbandonò la panchina dopo un avvio stentato. Due le versioni del divorzio con la Welsh Rugby Union: problemi famigliari da una parte; mancato rinnovo del contratto dall’altra. La più accreditata è la seconda.

Gatland sa bene che essere a capo della nazionale gallese è un’impresa. Dalla sua ha il fatto di giungere dalla Nuova Zelanda, dove probabilmente si respira lo stesso clima quando le cose si mettono male. Eppure i musi lunghi sono diventati lunghissimi dopo la trasferta al Croke Park e la partita con l’Italia è diventata l’ancora alla quale aggrapparsi per rimettere in ordine idee e strategia prima di trovare eventuale conferma nel tour estivo. I talenti non mancano per dare nuovi innesti, nel senso di giovani, al gruppo; il bacino di utenza nemmeno; la tranquillità per traghettare la barca fuori dalla tempesta sì.

La nostra mancanza di concentrazione a lungo andare ci costa caro”, ha ammesso il coach. “Mi piacerebbe avere una risposta ai nostri problemi perché è molto frustrante. Dobbiamo metterci seduti e vedere dove sbagliamo. La nostra disciplina e il gioco al piede alle volte sono piuttosto scarsi e non te lo puoi permettere quando devi confrontarti con grandi livelli”. Come si diceva nei giorni scorsi, lo strizzacervelli: forse a Gatland tocca un corso intensivo in tal senso.

Non saranno comunque solo musi lunghi e punti di domanda: si parla apertamente di cambi punitivi - Stephen Jones e' avvisato, si potrebbe assistere al clamoroso ritorno di James Hook all'apertura o alla chiamata del "Sexton gallese" Dan Biggar. Inoltre l'esasperato coach neozelandese torna a fare il sergente di ferro: "The players will go through some pain at training that they probably haven't experienced before", ha dichiarato. Auguri ... Non sono solo brutte le notizie per i Dragoni comunque: sono stati dichiarati fit per l'incontro i tre infortunati ex Lions Ryan Jones, Mike Phillips e Gethin Jenkins. Proprio con l'Italia dovevan rientrare, mannaggia ...

5 commenti:

tagus ha detto...

se sapranno bacargli la testa nei primi 20\25 minuti,i nostri potrebbero anche fare il colpo.
di solito non siamo granchè a gestire queste situazioni.
ci trovammo più o meno in una condizione simile nell'ultima giornata dello scorso torneo:i francesi erano sulla graticola dopo 4 giornate non brillanti.
partimmo malissimo,complici anche un paio di no shows di rolland su due passaggi molto in odore di avanti dei francesi,quelli si portarono oltre il break,presero fiducia e si aprirono le cataratte.
lo stesso potrebbe capitare sabato.
se prendessero fiducia con un buon inizio potrebbero sputare fuori tutto quello che hanno inghiottito fin qui e seppellirci.
di contro, se i nostri iniziassero a metterli in difficoltà sui loro lanci in touche,a pareggiare in chiusa ed a vincere i punti di incontro il cervello potrebbe andargli in acqua e le gambe di conseguenza.
la speranza sta nel fatto che in cabina di regia quest'anno abbiamo un tizio che,anche se non conosce la differenza fra le marche e la toscana e quella fra sesquipedale e pantagruelico(ma mi accontenterei che i suoi compagni e buona parte dei tifosi conoscessero quella fra corte e coorte),tuttavia è discretamente rotto ad ogni esperienza,mentre l'anno scorso c'era un ventiduenne estremo riadattato apertura da 2 partite.
la chiusa sarà uno spettacolo:a gennaio james(che è un brutto cliente) massacrò castro,ma era un altro castro.
bella anche la battaglia fra irsuti dall'altro lato.
a garantire il tutto barnes.

Abr ha detto...

Barnes appunto: per me una garanzia, anche se sara' pistino sulla collisione; quanto alle ostruzioni, altro punto "attenzionato", speriamo che sia melgio di Lewis - non ci vuol tanto - e veda non solo i tagliafuori di Garcia ma anche i "passeggiatori" e i "curiosi" che stan fermi attorno alla ruck come pensionati a guardare i cantieri (vero Jauzion?).

tagus ha detto...

il vero problema è il rientro di phillips a 9,perchè lì avevano un vero problema.il rientro di ryan jones fa patta con la perdita di williams sia in termini di gioco(diverso) che di leadership.
poi bisogna vedere se jenkins sarà in condizione;se sì è effettivamente superiore a james,ma castro può reggerlo bene.
in più mettono il ragazzino terribile all'ala.
vedremo.
il vero busillis è capire se i rientranti siano al meglio delle loro possibilità.un po' il problema che avevamo noi un mese e mezzo fa.

Abr ha detto...

vedremo chi gioca, sicuramente saranno assatanati e qualcuno sara' messo nelle condizioni di dimostrare qualcosa, non dimentichiamo che non e' solo Gatland, la' la pressione sui rugbisti e' quais pari a quella sui calciatori da noi.

Abr ha detto...

Ok ho visto solo ora la formazione (Socio, la pubblichiamo?).
Mah, concordo sul segare Martyn Williams che paga simbolicamente per l'assenza delel terze linee e di tutto il pack, ma Walburton non mi fa paura.
Gethyn neppure, anche se garantisce rispetto in prima linea.
Non comprendo come mai Halfpenny sia fuori, cmq. con Prydie cambia poco, Mirco sarebbe statoin difficolta' anche col primo, s'e' gia' visto perdere metri nelle rincorse e nei cambi di lato di Andreu, domenica.
Dovremmo impostare una partita insistendo con gli avanti e sulle fonti di gioco.

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