lunedì 22 marzo 2010

6 Nations, tempo di bilanci - I. Le altre

Iniziamo dalla sintesi finale: in linea generale è stato un Sei Nazioni da classico anno di transizione, nè da rivoluzioni post mondiali nè da ultima opportunità per piantare i picchetti psicologici giusti pre mondiale.
In più non va trascurato che esso è caduto a valle di una tournèe Lions particolarmente tosta: come trascurarne l'effetto su Irlanda e Galles?
Una sola squadra emerge e si distacca coi suoi 10 punti, la Francia.
Prima per punti e mete fatte (135 e 13 mete, con la seconda ferma a 113 punti), prima per (meno) punti subiti (69, la seconda 76), seconda per mete subite (6 come l'Irlanda, contro le sole 5 dell'Inghilterra). Avevamo detto in precedenza che tra le prime della classe era assieme all'Irlanda mentre tutte le altre eran sotto; da ieri non più, tutte le altre stanno staccate assieme.
Nessuna squadra ha perso solo con la Francia, a testimonianza del livellamento al di sotto della prima ulteriormente rappresentato da alcuni risultati come le striminzite vittorie del Galles sulla Scozia o dell'Inghilterra in Italia.
Nel "gruppone" lontano quattro punti dalla prima troviamo Irlanda a 6 punti (3 vinte due perse), Inghilterra con 5 (due vinte un pareggio), Galles a 4 punti (due vinte), Scozia 3 punti (una vittoria un pareggio), Italia 2 (una vittoria).
Anche a livello individuale nessuna star conclamata, nessun chiaro metaman: con sole tre mete Tommy Bowe, Keith Earls, Shane Williams, James Hook; nemmeno cecchini infallibili: Stephen Jones e Morgan Parra hanno 61 punti all'attivo, Daniel Parks 57 e Jonny Wilkinson 50, nove in più di Mirco Bergamasco (!).

In tale scenario di transizione la Francia la fa da padrona, a maggior ragione sulla base di statistiche apparentemente sconcertanti: segna più punti e più mete di tutti ma placca tantissimo, appena un pelo meno dell'Italia - segnale classico di partite giocate prevalentemente sulla difensiva - e ne sbaglia di più: dieci placcaggi mancati in più dell'Italia a fronte di quasi venti fatti in meno. E' inoltre penultima davanti solo all'Italia per passaggi fatti e seconda dopo il Galles per errori commessi. Si distingue in positivo nella disciplina (meno penalità concesse di tutti ma anche meno ottenute), nella mischia, nelle maul, nei break e nei turnover.
Un quadro generale interessante, che par disegnare una prevalenza non caratterizzata da un singolo reparto o fase di gioco o dalla propensione all'attacco ma piuttosto dalla solidità generale, da una certa propensione al rischio e ai recuperi difensivi, dalle ripartenze.
Aldilà dei numeri la Francia ha mostrato la profondità del bacino di atleti da cui può attingere (Andreu, Palisson, lo stesso Domingo: chi li conosceva prima a questi livelli?) e allo stesso tempo è finalmente uscita dalle incertezze dell'assenza assoluta di punti fermi. Ora ne ha, ma a parte l'affermarsi di Parra come si fa a far nomi aldilà dei soliti Harinordoquy e Dusatoir, quando ad esempio di uno ritenuto imprescindibile come Ouedraogo non s'è sentita la mancanza? Idem per i vari Heymans, Traille, Clerc, Medard. Lievremont ha mostrato inoltre di riuscire finalmente a chiudere una striscia di sei gare (con l'ultima del torneo 2009) senza sconfitte.

Quanto alle altre, abbiamo Inghilterra e Scozia che finiscono con le note alte, Irlanda decisamente in ribasso, Galles che fa pfiuuu so' finiti i tempi cupi, ma servirebbe ben altro per far rientrare nella tomba i vampiri locali.

I bianchi con la Rosa si riscattano solo alla fine, pagando alcuni incaponimenti di coach Johnson: se ha avuto ragione nel privilegiare l'esperienza nel pack (l'Inghilterra è l'unica a rompere il monopolio francese sui punti subiti, essendo la nazionale che ha subito meno mete), avrebbe chiaramente bisogno di essere affiancato da un esperto di trequarti, in grado di consigliargli i giocatori più motivati e in forma, come ha rivelato l'ultima partita. Un po' alla Mallett, Johnson ha privilegiato la "rocciosità" difensiva rispetto al dinamismo d'attacco, ma forse è stato tradito dal momento di forma bassa dei trequarti che aveva scelto e dal non voler consegnare le chiavi della squadra a Wilkinson, al contrario di quanto fatto da Robinson a un certo punto con Parks.
Albione ha comunque mostrato ancora una volta, se ce ne fosse il bisogno, di essere squadra sempre pronta alla chiamata: quando c'è un obiettivo significativo in ballo - la Coppa del Mondo, far tremare i francesi - loro si alzano sempre. Sono un po' il contrario della Nuova Zelanda, quella sempre vincente negli anni non Mondiali.

Per i Trifogli è presto per parlare di declino, di generazione finita: lo sarà dopo i Mondiali, per intanto Kidney con una mossa sola ha fatto riposare e ha instillato sana competizione su O'Gara, facendo toccar con mano a Sexton che la Nazionale è altra roba rispetto ai club. Reparto arretrato e pack non discutibili, con due leader della classifica dei metaman, deve solo fare una bella riflessione sulla prima linea e su certi meccanismi tattici.

Il Galles invece non ha convinto: una squadra dal potenziale immenso in puro stato confusionale, completamente dipendente dall'estro individuale dei suoi fuoriclasse. Con il reparto arretrato sconclusionato primeggia in tutte le statistiche negative per la difesa: punti e mete subite etc. Il Paese del Cardo e dei Dragoni è la riprova che l'attacco è la miglior difesa solo nella misura in cui la difesa rappresenta il miglior attacco - come del resto saggezza popolare e senza dover arrivare in America, dove il detto è "l'attacco serve per vendere i biglietti, la difesa per vincere le partite".

Grandi lodi merita il lavoro tutto buon senso e saggezza di coach Robinson con la Scozia: non è stato un "pronti via", ma nell'arco del torneo ha saputo uscire dalle secche di una squadra Paterson-dipendente, illusa da una vittoria sull'Australia nei Test, che credeva di saper attaccare coi reparti arretrati ma in realtà si sfiancava finalizzando molto meno di quanto seminasse. Robinson ha prima di tutto identificato una terza linea di livello mondiale in grado di "raddrizzare" rispetto alle cavalcate in orizzontale dei suoi trequarti, poi un leader del gioco tattico e un piede affidabile in Parks, infine una prima e una seconda estremamente tecniche, in grado di mettere in crisi le fonti del gioco avversarie.
Se un nome dovesse essere fatto come giocatore rivelazione del torneo e perno della sua squadra, forse Daniel Parks verrebbe prima di Morgan Parra.

UPDATE 22/3: una occhiata al ranking mondiale Irb post 6Nazioni.
Francia quarta a una incollatura dall'Australia che se partirà male nel prossimo Tri Nations rischia di scendere dal podio; quinta staccata l'Irlanda, gap poi settima Inghilterra, Galles ottavo e Scozia salita al nono posto; Italia rimane undicesima ma staccata di quasi tre punti dalla Scozia.

RB World Rankings - 22 March 2010
Position (last week)Member UnionRating Point
1(1)NZLNEW ZEALAND91.68
2(2)RSASOUTH AFRICA88.60
3(3)AUSAUSTRALIA85.56
4(4)FRAFRANCE85.43
5(5)IREIRELAND82.61
6(6)ARGARGENTINA80.56
7(7)ENGENGLAND80.10
8(8)WALWALES78.91
9(10) SCOSCOTLAND76.79
10(9) FJIFIJI75.90
11(11)ITAITALY72.97
12(12)SAMSAMOA72.08
13(13)JPNJAPAN70.59

3 commenti:

GiorgioXT ha detto...

La partita giocata dalla Francia contro l'Inghilterra secondo me è un esempio di test di una strategia di gioco conservativa - più che la difesa Inglese , sono i Francesi ad non aver mai spinto sull'acceleratore ! e secondo me questa è tutta preparazione per la prossima coppa del mondo...

Potrò sbagliarmi, ma credo proprio che a Parra (il chiaro Leader in campo) siano state date delle istruzioni molto precise, che ha applicato strettamente.

Abr ha detto...

Si, nel post sulla partita parlo non a caso di "maturità" dei francesi, anche se alla fine il braccino era corto e han rischiato grosso, vedi pallonetto tentato da Ashton quando bastava andasse avanti palla in mano.

Quanto alla invasione di rugby "conservativo". a mio avviso le statistiche della Francia sono molto interessanti; sull'altro versante, non bisogna fare i conti Mondiali senza l'oste, cioè le Australi.

ringo ha detto...

E poi non dimentichiamo il fatto che i francesi avevano dovuto digerire tre sconfitte con gli inglesi, di mezzo pure la semifinale persa al Mondiale. Bene o male, l'importante era portare a casa il risultato: se fossero usciti sconfitti ancora una volta dallo Stade de France, sarebbe stata una mazzata psicologica in vista del nuovo Mondiale.

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