lunedì 8 marzo 2010

"Beh, almeno avremo una scusa per andare in Irlanda"

Dopo un lungo travaglio, l’Italia del rugby sbarca Oltremanica, nella Celtic League. In queste ore chi storce il naso di fronte all’accordo tra il board gaelico e la Federugby è bollato di provincialismo. Come se non fosse abbastanza provinciale chiedere di essere ammessi in una lega straniera, ma tant’è. Noi che nulla abbiamo a che spartire con Galles, Irlanda e Scozia dalla prossima stagione guarderemo il Benetton Treviso e la nuova franchigia degli Aironi giocare contro Munster, Leinster, Ospreys, Blues, Ulter, Scarlets, Edinburgh, Glasgow, Connacht e Dragons.

Per molti è l’occasione buona perché i nostri giochino ad alti livelli non solo in occasione della Heineken Cup, o della Challenge Cup o del 6 Nations e, a ciò, si accompagna l’augurio che le nostre stelle tornino in patria (patria?), come se davvero preferissero la Magners League ai campionati di massimo livello disputati in Francia o Inghilterra.

Su questo blog abbiamo seguito e continuiamo a farlo il torneo che raggruppa le formazioni provinciali (in senso di provincia, non dispregiativo) che i celtici si giocano ogni anno e, sempre, abbiamo ribadito un paio di cose: come fosse utile per notare miglioramenti o meno di alcune pedine importanti perché alcuni club fanno da serbatoio alle rispettive nazionali; come fosse, la Celtic League, un buon allenamento per le squadre più competitive per riscaldarsi in attesa degli impegni europei o della Anglo-Welsh Cup. Dove le gallesi, per l’appunto, spesso arrivano in condizioni fisiche migliori perché le rivali inglesi devono fare i conti con la Guinness Premiership. Le altre invece se la possono prendere con più calma.

Provinciale è il chiedere asilo politico in terra rugbistica straniera per sistemare i nostri problemi, invece di risolverli tra le mura domestiche. Il Super 10 è un brutto campionato, ma ora è destinato a peggiorare di livello, a raggiungere l’obiettivo delle Fir: la mediocrità. Di modo che, al contrario, possa lisciarsi la cravatta indicando le due italiane impegnate in Celtic. Sul nostro paese cadrà il silenzio e a Roma potranno gestire il tutto a loro piacimento, senza badare troppo alle realtà locali – e non è un caso, come ha sottolineato il socio, che alla fine certa gente si sia liberata di un club rompiballe come il Benetton, che non a caso è di sangue veneto, che non a caso è la zona dove la palla ovale rotola con maggiore facilità in Italia e che pertanto pretende di saperne un po’ di più degli altri.

Più che una mossa tecnica, è una strategia politica ai nostri occhi. Perché se all’estero si discute sui massimi sistemi (regole, arbitraggi, etc.), in Italia il provinciale è chi vorrebbe che il rugby di casa nostra diventasse decente, almeno. Ma andiamo pure dai celti che da noi avrebbero volato più volentieri se si fosse trattato di farsi un giro al calduccio della capitale, mica per immergersi nelle nebbie della Val Padana. E guardando al lato positivo della cosa, come ricorda un amico: “Buono dai, adesso abbiamo una scusa per andare in Irlanda”.

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