lunedì 8 marzo 2010

E dunque celtici saremo...

Il comunicato tanto atteso da tutte (?) le parti è giunto: dalla prossima stagione 2010/2011, la decima della Celtic Magners League, questa includerà due squadre italiane. Per quattro anni almeno.

La decisione è stata presa oggi, 8 marzo, festa della donna.
Così si legge nel comunicato della Federugby: “La decima stagione del torneo vedrà la Magners League espandersi a 4 nazioni con l'Italia che si aggiunge ad Irlanda, Scozia e Galles in una competizione internazionale di alto livello per 12 squadre progettata per migliorare sia gli standard di gioco che l’appetibilità commerciale nelle Nazioni coinvolte”.
Benetton Treviso e Aironi Rugby avranno così la possibilità di competere con le altre formazioni in quel campionato che, più volte lo abbiamo ripetuto, per franchigie come Munster, Leinster, Ospreys o Blues è valido per tenersi allenate durante l’anno quando ci sono competizioni che contano come la Heineken Cup o la Anglo-Welsh Cup.
Tra le tante parole che vengono dette, alcune risaltano più delle altre: “L’ampliamento della competizione non comporterà l’allungarsi della stagione, dal momento che gli incontri si disputeranno anche durante le finestre internazionali del mese di novembre e del 6 Nazioni”. Squadre avvisate, squadre salvate.

Spazio alle dichiarazioni, quelle di David Jordan, direttore di Celtic Rugby:Si tratta di un nuovo, grande passo avanti per la Magners League e fa seguito alla decisione di passare ad un sistema di play-off per le prime quattro classificate per determinare la squadra campione. Oltre a garantire un numero maggiore di impegni agonistici per le squadre già partecipanti, l’inclusione italiana garantirà maggiori benefici economici e una maggiore visibilità in Europa. L’implementazione dei Play-off e della Grand Final, già dalla stagione in corso, ha già fatto registrare un miglioramento della competitività della Magners League e l’ingresso di due squadre italiane con molti atleti internazionali darà un’ulteriore spinta alla competizione. Da un punto di vista operativo questo cambiamento presenta sia nuove sfide che nuove opportunità, e l’ingresso italiano aumenterà considerevolmente l’appeal del nostro prodotto. Le squadre italiane potranno contare su moltissimi atleti della Nazionale, dell’Italia A e dell’Under 20, oltre che su alcuni atleti stranieri di altissimi livello che potranno aggiungere qualità ed interesse al torneo”.
Mr.Jordan si sbilancia infine con rivelazioni sui casi nostri: " "Ci hanno anticipato che i superclub italiani saranno composti per la gran parte da italiani gia' convocati nella nazionale maggiore, nella A e Under20, il tutto condito con (" a sprinkling of") giocatori internazionali top class per dare maggior forza e rendere il torneo piu' aperto".

Aggiunge Giancarlo Dondi: “Sono molto soddisfatto che, dopo mesi di intense trattative, sia stato raggiunto un accordo che vedrà due squadre italiane al via della prossima Magners Celtic League. Desidero ringraziare il Board di Celtic Rugby, in particolare il Presidente John Hussey e il Direttore David Jordan, per la collaborazione che ci ha dimostrato in questi mesi e, al tempo stesso, voglio rivolgere un ringraziamento al Presidente della Benetton Treviso Amerino Zatta e a Silvano Melegari, Presidente degli Aironi Rugby, per avermi affiancato durante tutto il periodo di trattativa. Sono certo che la partecipazione alla Magners Celtic League porterà vantaggi a tutto il nostro movimento e avrà ripercussioni positive sulla competitività della nostra Nazionale”.


(Seguiranno aggiornamenti)

Un commento a caldo by Abr:
Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'annuncio della presentazione della domanda di adesione alla Lega Celtica da parte della Fir del 18 dicembre 2008, accettato "in linea di principio" dal Board Celtico circa un anno fa (26 marzo 2009). Abbiamo poi vissuto qualche colpo di scena e anche alcune defaillances: come direbbe Mourinho, fatti "normali" che capitano in casi complessi come questo.
Nel piccolo mondo della comunicazione rugbistica poi abbiamo assitito a un bel po' di panna montata: annunciazio' a raffica stile calciomercato (si, no, forse, tra venti giorni etc.etc.) che hanno avuto l'effetto di esagitare i più impressionabili tra i fan, rendendoli più simili dell'auspicabile a quelli che il calcio; detto con il massimo rispetto per chi senta la missione di stare sulla tanto mitizzata "notizia" che a volte però fa rima con bufala.

Beh, alla fine ci siamo, Aironi e Benetton entreranno in Celtic e la Fir ha chiesto alla Erc di considerarle presenze italiane fisse in Heinken Cup.
L'impressione a caldo è che per adesso i veri vincitori siano i due club non ancora "Super", mentre la Fir (e il rugby italiano in generale) debbano ancora remare prima di vedere una luce in fondo al tunnel, aldilà della crescita di una sessantina di atleti top in funzione Nazionale. Tant'è, siamo in Italia, a Malpensa si deve volare prima di collegarla con Milano.
A breve vedremo se i due club eletti sapranno diventare "SuperClub" alla svelta: trovando accordi soddisfacenti con i club limitrofi e facendo rientrare qualche nazionale, come pare anticipare Mr.Jordan. Su tale versante siamo ragionevolmente tranquilli che (almeno una del) le compagini italiane offriranno prestazioni molto meno catastrofiche di quanto alcuni paventino.

Personalmente avremmo preferito una cooperazione con Paesi più simili al nostro dal punto di vista dimensionale, economico, della mentalità e del rugby che si gioca, ma tant'è: l'esposizione internazionale incrementata rappresenterà già di per sè una conquista.
Resta da vedere come tale vantaggio verrà trasferito a tutto il resto del movimento italiano, che NON E' solo la Nazionale oggi ma qualcosa di più: si chiama FUTURO. Ora infatti bisogna progettare un campionato domestico sottostante in grado di generare seguito, sviluppare campioni e radicamento senza strozzare quel poco che già esiste. Il rischio concreto è di sfasciare quel poco che s'è sviluppato autonomanente sinora in un Paese senza sport, tantomeno rugby, nelle Università; vedremo.
Per coerenza ci attenderemmo ora che chi ha dipinto l'approdo alla Celtic come "una opportunità da non perdere a nessun costo", ringrazi Dondi e la Fir per l'eccellente risultato, dopo averne detto peste e corna. Noi no, rimarremo vigili più che scettici: crediamo veramente che la catena di trasmissione al movimento locale non sia un de cuius che arriva dopo e da solo, è la cosa che può dar senso o toglierlo a tutta l'operazione. Per intanto sinceramente ci felicitiamo con Benetton e Aironi e gli facciamo un grande in bocca al lupo.

4 commenti:

nullo ha detto...

a me pare una ottima notizia Abr. hai ragione sulla ´catena di trasmissione´, ma se non c'e' una elite con una certa visibilita' (un esempio, un mito), non si crea niente da trasmettere in basso - mi sembra che se l'ingresso nel sei nazioni sia stato benefico, lo e' stato in questo senso.

ciao,
nullo

Abr ha detto...

Ciao Nullo!
Usi l'esempio giusto per fare un paragone: il 6Nazioni è stato utilissimo ma come molti processi nati "top-down" s'è fermato al top e nessuno l'ha fatto scendere al down.

C'era ad esempio l'esigenza di naturalizzare (argentini ai tempi) per alzare rapidamente il tasso tecnico, e as a result abbiamo perso una generazione (i nazionali titolari nostri han quasi tutti 27 -30 anni, l'unico 22enne è un altro naturalizzato, McLean).

Ciò detto, avei preferito una forma di "conlfuenza" nel rugby francese che considero più consimile al nostro (non è un caso che 8 italiani all'estro su 10 giochino in quel campionato).
Ora c'è la Celtic, la considero sicuramente una opportunità, ma per adesso lo è per gli obiettivi economico sportivi della Benetton e Aironi, per il rugby italiano non si sa.

GiorgioXT ha detto...

Francamente non sono mai stato convinto che l'ingresso in CL sia veramente la panacea dei mali del nostro rugby...

Ma quello che so per certo è che *senza* una attenzione ed un progetto di sviluppo per tutto il resto del movimento, la permanenza in Celtic league è a rischio.

Finora la FIR si è preoccupata esclusivamente del vertice della piramide, e le società sono nell'impossibilità di programmare perchè nemmeno si sa che competizione si andrà a giocare fra 6 mesi ! , invece una competizione nazionale *deve* continuare ad esserci, *deve* essere del livello più alto possibile, e *deve* comportare promozioni e retrocessioni, questo perchè è l'unica garanzia di poter avere in futuro dei giocatori di formazione italiana in numero e qualità sempre maggiore.

Franchigie ed accorpamenti di società possono essere certamente positivi se NASCONO DAL BASSO, specie dove si mettono insieme realtà deboli che nell'unione si rinforzano, in altri casi potebbero perfino ottenere l'effetto contrario,SPECIE SE IMPOSTE DALL'ALTO quello di RIDURRE il numero di giocatori e praticanti come farebbe per esempio una franchigia fra Padova e Rovigo.
Invece potrebbero diventare *automatici* se si mettesse mano alla norma del regolamento che permette di delegare ad altri l'attività giovanile ... solo l'annullamento
di questa porterebbe alla fusione delle società milanesi...

E' indispensabile, se vogliamo veramente un futuro di sviluppo,e garantire una SOSTENIBILITA' nel tempo della ML, investire e non solo a parole sulle giovanili e sui vivai : campionati U.20 e U.18 obbligatori, competitivi e a gironi meritocratici nazionali, sostegno da parte della FIR per le società che schierano più squadre under e che ottengono risultati migliori.
Liberalizzare i parametri per i trasferimenti dei giocatori, far diventare la produzione di giocatori una affare interessante anche dal punto di vista economico.
trasformere le accademie in accademie ITINERANTI, inutile spostare 100 ragazzi quando spostando 10 tecnici se ne possono formare 1000... spendendo MENO

Insomma, tutto quello che finora NON è stato fatto dalla FIR... che lo possa fare ora?

Abr ha detto...

SOno pienamente d'accordo Giorgio, hai dettagliato nei particolari quello che intendo per "trasmissione al territorio".
In particolare servirebbe " far diventare la produzione di giocatori una affare interessante anche dal punto di vista economico": Ma quelli pensano solo alle loro Accademie clientelari, il resto è concorrenza (e rischio di brutte figure).

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