lunedì 22 marzo 2010

Italia, i conti senza l'oste

Il cucchiaio di legno che si ritrova tra le mani l’Italia pesa più del solito ed è arrivato mentre in giro venivano suonate a festa le trombe per l’ingresso del nostro rugby nella Celtic League, considerata la cura di tutti i mali. Per molti, con Benetton Treviso e Aironi (controllata da Viadana unita ai due club di Parma più Noceto, Reggio e altri minori) nella lega che raggruppa le franchigie irlandesi, gallesi e scozzesi la nostra palla ovale disputerà ogni settimana partite di livello superiore a quelle del campionato italiano, matureranno quindi abilità ed esperienza per tenere botta in tornei lunghi e logoranti come il 6 Nazioni e, perché no?, la Coppa del Mondo.

Super, ma in quanti e come? - La Federugby è soddisfatta dell’accordo con le colleghe d’Oltremanica, ma fuori dai complimenti ufficiali si respira un’aria diversa: che succederà a questo punto in Italia? E’ qui infatti che si gioca il match più importante. Dalla stessa federazione non è ancora giunto un piano preciso, se non un comunicato stampa alquanto difficile da interpretare. In via teorica l’attuale Super 10 salirà a dodici squadre “suddivise in due gironi meritocratici di sei squadre” e le prime tre di ciascun girone parteciperanno alla poule scudetto, le ultime tre alla poule retrocessione.

Un po' di numeri - Eppure, al di fuori dei campi da gioco e delle riunioni, qualcosa si è mosso. Nel 2009 secondo una ricerca di mercato dell’Ipson, 14 milioni di italiani si sono dichiarati interessati al rugby; 6 milioni hanno detto di aver visto dal vivo o in tv la Nazionale.

Il volume d’affari solo a Roma in occasione delle due partite disputate al Flaminio nel 6 Nazioni 2008 ha toccato quota 20 milioni di euro. Secondo i dati forniti dalla Federugby, i tesserati in Italia sono passati dai 30.815del 2000 (anno di nascita del 6 Nazioni) ai 65.059 del 2009; le squadre da 548 a 846, mentre il volume d’affari complessivo di tutti i club è pari a 90 milioni; e, sempre al 2009, il bilancio della federazione ammonta a 34 milioni euro. Un botto, insomma, nonostante la crisi si sia abbattuta anche sui club della Penisola e alcuni di loro rischiano di scomparire: ultimo caso su tutti, il Piacenza Rugby, sorto nel 1947. Forse sono i questi numeri che rendono il Presidente della Fir Giancarlo Dondi un po' sprezzante nelle sue recenti dichiarazioni al Corriere dello Sport sulla crisi di alcuni club: "La congiuntura economica ha messo in crisi alcune gestioni non troppo... prudenti".

Academy, naturalizzati e club - L’altra faccia della medaglia è che la Nazionale deve fare i conti con i problemi di sempre: una formazione corta, i ricambi che non si vedono all’orizzonte se non in rari casi e un’età media che non è mai stata così alta. Normale che il ct di turno abbia puntato sulla naturalizzazione di giocatori stranieri come nel caso di Craig Gower, apertura nel XV di Nick Mallett e di altri si sia a lungo parlato, come Romeau e Wisniewski.
I critici alzano il sopracciglio, contando che in Italia esistono le accademie finanziate anche dall’International Rugby Board e che hanno sviluppato tra gli altri un giocatore come Paul Derbyshire (nato a Cecina da padre inglese madre italiana), che negli scampoli dell’ultimo torneo ha fatto vedere buone cose.
La colpa viene attribuita ai club con una unanimità un po' sospetta; lo sostiene lo stesso Dondi: "In Super 10 si era arrivati ad avere in campo più stranieri che italiani. Un andazzo che faceva comodo alle società, perché è più facile trovare un oriundo o un eleggibile che allevare un giovane. Negli ultimi anni abbiamo un po' corretto la rotta". Forse ha dimenticato la velocità con cui la Fir naturalizzò molti stranieri per sostenere il piano di sbarco nel Sei Nazioni, o il sostegno che la Federazione fornì, nel nome della "diffusione del rugby d'elite sul territorio" allo sviluppo club privi di vivai e la conseguente distrazione di risorse da società e aree dove si continuava a puntare sui giovani.
Si sa, i "convertiti" recenti sono i più fondamentalisti: per le italiane in Celtic è stata stabilita la regola di soli 5 stranieri tesserabili, strenuamente ribadita da Dondi ("buoni ma pochi"). Oggi Benetton ha undici extracomunitari a roster più due inglesi, Viadana nove più sei europei ma le avversarie ne contano mediamente dai sei agli otto.
La Lega Celtica consentirebbe solo due giocatori "non europei", ma ci stanno trattati di Cotonou e regole del Commonwealth che equiparano i giocatori di molti Paesi tra cui Australia e Nuova Zelanda ad europei. Aldilà di una auspicabile par condicio competitiva, ci sono le leggi sul lavoro: vedremo come ne uscirà la Fir.

Vittorio Munari, direttore generale del Benetton Treviso, è dell’idea che la vera sfida consista “nell’alimentare il vertice” partendo dall’ambito dei club, badando a “tutto quel modello che sottostà alla formazione”: vale a dire la coltivazione di talenti nei settori giovanili e la trasmissione di tali talenti fino ad esporli alle intensità celtiche. “Su questo punto bisogna lavorare, sulla costruzione” dal basso per puntare in alto.
Da alcuni angoli del Veneto, regione ad alto tasso rugbistico, i lamenti dei tifosi non sono taciuti: a innervosire è soprattutto il fatto che nelle formazioni Under dell’Italia vengano chiamati i giovani di società che hanno sposato la politica delle Academy federali, mentre altri promettenti con scelte diverse restano a casa. Per non parlare delle critiche che raccolgono i criteri di selezione federale per i giovani da sviluppare, denominti "progetto statura", secondo i quali personaggi come Shane Williams, Marc Andreu o Morgan Parra sarebbero stati accompagnati alla porta da giovani.
Di fatto se si vanno a vedere i risultati dell’Under 20 nel 6 Nazioni con i pari età, si notano le cinque sconfitte rimediate: il gap da colmare tra una generazione che ha dato i Mauro Bergamasco, Andrea Masi, Marco Bortolami, Toto Perugini giusto per fare qualche nome e quelli che saranno chiamati a sostituirli c’è. E a nasconderlo non basta la nomina di Alessandro Zanni, 26 anni, tra i cinque migliori giocatori del 6 Nazioni 2010.

Al punto di partenza, dieci anni dopo - A proposito: il tempo passa, ma l’Italia da dieci anni a questa parte si ritrova sempre al punto di partenza, a confrontarsi con la Scozia per evitare l’ultimo posto (unica eccezione il 2007). E in dieci anni di rugby ad alto livello, gli Azzurri sono sempre quelli che rimangono sulla soglia dei quarti di finale ai Mondiali.
Ora con la Celtic League cambierà qualcosa? La sensazione è che Benetton e Aironi partiranno per la guerra, ma al loro seguito i rifornimenti potrebbero venir strozzati. Le mani della Federazione più che su fianchi e ginocchia per alzare i saltatori in terra di Keltia paiono piazzarsi attorno al collo:"Metteremo bocca su tutto. Nessuna imposizione, ma il nostro parere sarà sempre vincolante": peggio di una suocera. Dondi arriva alle minacce: "Nell'accordo con il Board celtico c'è scritto che la FIR è responsabile di tutto e può cambiare le sue squadre in qualsiasi momento". C'è di che stare allegri.
Non solo le rappresentative italiane dovranno competere su tre fronti - Celtic, Heineken e convocazioni in Nazionale - ma non sono ancora chiari i criteri con cui potranno prelevare giocatori in prestito - remunerato - da altri club nazionali mentre il campionato domestico sarà fermo per le finestre internazionali.
Non è chiaro nemmeno chi tra i giocatori "di interesse nazionale" non tesserati a Treviso o Viadana potrà essere chiamato a misurarsi in toto con l'avventura celtica: se prima la Federazione aveva chiarito che il professionismo sarà limitato alla Celtic per limitare i costi in Patria, adesso Dondi ha dichiarato che non intende veder depauperate di giocatori importanti le squadre del campionato domestico. Misteri della Fir.
E le Italo-Celtiche avranno pure un quarto versante da gestire, dal momento che Dondi ha ribadito di volere una loro rappresentativa nel nuovo campionato domestico, ma con ulteriori vincoli e complicazioni:"Dovranno essere realtà a se stanti, anche dal punto di vista societario. E le liste saranno bloccate, un Pro di Celtic non potrà mai giocare in campionato".
Come dire che il Super 12 è già tornato ad essere un Super10 o anche meno, dato che le aventi diritto alla massima serie in forza agli Aironi sono almeno tre - Viadana, Parma e Gran - se non quattro con Noceto, la quale però ha già dichiarato di voler andare avanti per i fatti suoi.
Quasi ci fosse Mao redivivo in Fir: grande la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

In verità Dondi ha proprio detto che NON vuole due franchigie nel campionato. Sono Aironi e Treviso che vogliono andarci. Informazione seria dove sei?!

GiorgioXT ha detto...

Dondi ha affermato che vuole sì Aironi e Benetton nel S12, ma con liste separate e chiuse...
A questo punto non le faranno...

Il punto è che DEVE essere regolato il trasferimento temporaneo o definitivo fra squadre s12 ed A e le due di CL in modo da renderlo ECONOMICAMENTE INTERESSANTE.

Parlando chiaro con esempi concreti : se il Petrarca potesse ricavare almeno 30.000 euro ciascuno dai 4 giocatori che già adesso NON SFIGUREREBBERO in Celtic League come non lo hanno fatto in Challenge ... e faccio anche i nomi : Chistolini , Chillon, Barbini e Targa,
sarebbe certamente più disponibile e utilizzerebbe queste risorse per formare altri giocatori.
(Oltretutto farebbero probabilmente risparmiare TV come costi, visto che vivono vicini)
Se questo non verrà fatto, si esauriranno anche le poche sorgenti di giocatori...

Questa però è una soluzione solo parziale ; serve anche TUTTO QUELLO CHE LA FIR NON HA FATTO IN QUESTI ANNI :

-Sostegno e PROMOZIONE del campionato NAZIONALE
-Rivoluzione delle politiche per le giovanili
-ASCOLTARE chi ha LAVORATO BENE (non solo il Petrarca)
-CAMPIONATI GIOVANILI COMPETITIVI sia come U18 che U20
-Liberalizzazione dei "parametri" e possibilità di prestiti compensati temporanei
-Niente serie A "REGIONALE" è un danno e non fa risparmiare.

Abr ha detto...

Caro anonimo, appena ho lettoil tuo commento mi son detto: " mna 'sto qui sa leggere?".
Poi ho letto unpost su altro sito e ho capito il porblema.
Allora ho perso cinque minuti del mio tempo per riportare oltre al punto che non hai capito, il passo delle DICHIARAZIONI originali di Dondi, "scrostate" dalle interpretazioni, come dire, già "orientate" che vengono proposte da altre parti.
Saluti (se non sei chi credo ...)

Abr ha detto...

Grazie Gorgio per il puntuale contributo, col quale ci dichiariamo allineati.
Almeno Dondi ha affermato che i prestiti saranno remunerati, è un primo passo.

ringo ha detto...

Ho letto ora le nuove dichiarazioni di Dondi, perché in merito alla faccenda che dalla Federazione sia arrivata la richiesta alle due squadre in Celtic di fornire una formazione anche in campionato, la notizia era uscita qualche tempo fa (l'informazione era seria, se poi il linguaggio del presidente è difficile da capire, io non posso farci nulla). Poi, appunto, ho notato le nuove parole di Dondi e comprendo lo smarrimento: non si capisce nulla.
Bella soprattutto la specificazione per cui ad esempio Treviso potrebbe prendere in prestito un giocatore dal Catania mentre i suoi nazionali sono convocati per i test match: roba di divergenze parallele, per intenderci.

Abr ha detto...

Non è che non si capisca, è che fa il politico: vuole rassicurare i rimanenti a livello domestico che la Fir è viva e lotta insieme a loro, dall'altro fa mezze aperture alle due super che desidera comunque tenere sotto schiaffo, per cui rende dette aperture praticamente impraticabili, almeno per Treviso, e difficilissime da gestire per gli Aironi, i quali avrebbero i numeri e il luogo (Parma) per iscrivere un team, ma a quel punto coem farebbero a prelevarne i Tebaldi etc. per portarli in Celtic? Solo col rapimento!

Incredibile poi la dichiarazione che in Italia lui vule squadre di livello e che si opporrà ala migrazione di campioni verso Tv e Air. Ma allora che c'annamo affà in Celtic? E qual ecampione rimarrà semi pro? Incredibile.

Anonimo ha detto...

le cinque sconfitte dell'Under 20 non sono state negative, anzi. ci sono giocatori bravi e cavinato sta facendo bene.

le franchigie scozzesi hanno meno di cinque stranieri e ci hanno fatto vedere i risultati

Abr ha detto...

See anonimo, allora mettetevi d'accordo perchè sennò siamo tutti qui a perdere tempo: la nazionale maggiore fa schifo vincendone una e la U20 invece ci va bene ma le perde tutte?
Guarda che il rugby non è i tuffi o la ginnastica dove ci sono i giudici che danno i punti alla bellezza delal prestazione, si vince ... vincendo.
Ciò detto Cavinato è in gamba e gli facciamo i milgiori auguri che lo lascino lavorare senza troppi vicoli o "suggerimenti".

Sulle scozzesi, devi informarti meglio: se Edimburgo ne ha solo uno (Tim Visser, olandese), Glasgow ne conta ben OTTO: due europei (Tim Barker, Hefin O'Hare) e sei extracomunitari (Mitchell, Stortoni, Tkatchuck, Turner, Va'a, Van Der Merwe).
Senza contare australiani sudafricani etc. di formazione alla Daniel Parks, equiparati come McLean da noi, solo meglio "mimetizzati" grazie alla lingua e cognomi comuni.

Oltretutto, macchettelodicoaffà, bisognerà capire cosa intendono in Fir per "stranieri": di formazione? Equiparati? Europei? Cotonou etc.?

La regola Celtic dice che i "non europei" possono essere solo due, ma poi in virtù dei sopraddetti trattati te ne ritrovi otto ad esempio nel Munster o nei Blues.

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