mercoledì 24 marzo 2010

Italia vista da lontano

L'Italia al Sei Nazioni 2010, il dibattito e' aperto: siamo andati bene? Siamo andati male? Sempre fermi li' al medesimo posto da diec'anni a questa parte stiamo?
Se tra i i tifosi come al solito infuria il dibattito, l'ambiente invece, segnatamente Mallett e i giocatori, mostra un uniforme cauto ottimismo. Il quale se significa morale e ulteriore voglia di miglioramento, e' il benvenuto.
Tra le dichiarazioni al contagocce dei boss della Federazione pare invece serpeggiare qualche scetticismo, se non distacco, con qualche frecciatina -avviso indiretto al management tecnico.
Traduciamo allora qui un contributo esterno: la incoraggiante visione della situazione italiana che delinea James Mortimer per il netowrk sudafricano Sportingo.
Da distante spesso si perdono dei dettagli, ma capita di vedere meglio il quadro d'insieme. Col vantaggio che distacco significa anche disinteresse, nel senso buono del termine. A parte infatti richiamare l'attenzione dei sudafricani nei confronti dell'Italia prossima visitatrice, James non tira l'acqua al mulino di nessuno. Non sempre, o non piu', ci pare si possa dirlo per quello che si legge dalle nostre parti.

Gli sviluppi nel Six Nations italiano promettono bene per il futuro degli Azzurri

by James Mortimer per Sportingo

Mentre gli Azzurri hanno concluso il loro Six Nations al quinto posto - e' la terza volta di fila che chiudono in cantina - gli italiani possono tirar le somme di una campagna solida. Quattro sconfitte non costituiscono un successo in termini classici ma non c'e' dubbio che gradualmente il rugby italiano sta diventando piu' solido, interrompendo una striscia perdente lunga due anni nel Six Nations con la sconfitta di Scotland per 16-12 e con buone prestazioni contro i team piu' potenti. Tra l'altro la loro vittoria contro "the Thistles" andrebbe considerata nella prospettiva di Scotland che rompe la festa irlandese al Croke Park, una sconfitta che ha assicurato un bel po' di ottimo craic per i loro tifosi nel terzo tempo post match a Dublino.

Una analisi delle partite degli italiani mostra il loro sviluppo. Nel secondo tempo contro l'Irlanda han perso 3-6; un risultato notevole considerando che erano stati messi alle corde dai campioni uscenti nella prima meta'. Quando a Roma e' arrivata l'Inghilterra pochi avrebbero predetto che gli italiani avrebbero avuto la vittoria alla loro portata per gran parte della partita - per perdere alla fine 12-17 - con un drop al 74' di Jonny Wilkinson a chiudere la partita per gli ospiti. E contro la Francia sono riusciti a risalire la china negli ultimi 12 minuti con un parziale di 14 a zero. Due mete contro i campioni del Six Nations – lo stesso numero segnato dal Wales, piu' di ogni altra squadra del torneo.

Il futuro dell'Italia e' luminoso. Dalla prossima stagione la Magners League accogliera' il Benetton Rugby e il nuovo super club Aironi Rugby, il che significa che il rugby italiano ora ha una strada piu' naturale per progredire – dal Super 10 alla Magners, al rugby della Heineken Cup fino al Six Nations. Ma piu' che tutto questo, la squadra italiana si sta guadagnando qualche riconoscimento. il coach Nick Mallet mostra di andare avanti rispetto al game plan rivolto a minimizzare i danni da lui favorito nel passato: se l'attacco al largo ancora soffre, altri aspetti del gioco sono certamente a livello di Test rugby. "This team never lack heart," ha dichiarato l'ex coach degli Springbok. "Sono contento della nostra difesa. Abbiamo concesso solo tre mete al Wales, in passato ne prendevamo otto. Sono dei bravi ragazzi col desiderio di crescere e abbiamo segnato 5 mete molto belle nel torneo."

Quando l'Italia registrava i suoi migliori risultati alla fine del secolo passato, molti di questi erano dovuti al piede di Diego Dominguez: l'Italia ha sofferto la mancanza sia del suo controllo dell'apertura che i suoi calci teleguidati. Anche se suddivisa tra due giocatori, l'Italia parrebbe aver trovato una soluzione in queste due aree. Il veterano Mirco Bergamasco sta diventando un kicker di tutto rispetto, mentre l'ex playmaker dei Penrith Panthers Craig Gower sta costantemente crescendo. Anche se l'Australiano gioca spesso centro nel suo club Bayonne – la qual cosa inibisce la sua crescita come apertura – la sua capacita' di difesa tipicamente rugby league e la sua confidenza con l'ovale in mano sta agevolando gli italiani. "Gower non e' una apertura naturale ma e' un giocatore di talento" ha dichiarato l'ex avanti della nazionale Giampiero de Carli alla Reuters. "Per adesso e' la nostra miglior soluzione. La squadra puo' predisporre giocate con quelle mani, creare opportunita'.”

L'Italia ora sposta la sua attenzione agli Springboks, con Mallet senza dubbi pronto a lamentare ancora l'orrendo calendario riservato alla sua squadra, per il quale li vedremo vantare a partire da inizio anno sette incontri contro le potenze del Tri Nations piu' dieci partite del Six Nations in circa 16 mesi. Ma questo accelera l'evoluzione della squadra. E' improbabile che gli italiani possano celebrare la loro prima volta vittoriosa contro il South Africa avendo perso tutti i precedenti otto incontri. Ma le ultime due sconfitte per 26 e 22 punti hanno mostrato continui miglioramenti e negli anni a venire potranno cominciare a provare a prendere qualche scalpo a squadre del Tri Nations. Se i loro progressi continuassero, potrebbero essere i Wallabies o gli Irlandesi nel corso della Coppa del Mondo 2011 a diventare una sorpresa preda degli Azzurri?

4 commenti:

ringo ha detto...

"E contro la Francia sono riusciti a risalire la china negli ultimi 12 minuti con un parziale di 14 a zero. Due mete contro i campioni del Six Nations – lo stesso numero segnato dal Wales, piu' di ogni altra squadra del torneo": non diciamolo in giro, oppure prendono tutti per catenacciari.
Che poi il futuro sia luminoso, per lo meno è un augurio.

Abr ha detto...

Da quando i gallesi so' diventati catenacciari?

ringo ha detto...

Mai, sia mai. Era riferito al fatto che, dentro i nostri confini, pare quasi che la difesa sia diventata, come dire?, il nuovo problema dell'Italia: ce n'è troppa. Vecchia storia, insomma.

Abr ha detto...

Ah, capito.
Beh, essere gli unici che han saputo segnar due mete ai francesi al contrario dovrebbe indicare che, sia pur tardivamente, la palla la sapremmo anche portare avanti, volendo.
D'accordo invece che la meta ai gallesi di McLean dovrebbe far alzare un solo grido: "Liberatelo! Ma prima pero'!".

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