lunedì 12 aprile 2010

Casupola Italia


Torniamo per un attimo in Italia, dopo la lunga bevuta di Heineken Cup – che non sarà il vino di casa nostra celebrato guarda caso in questi giorni a Verona, ma i nostri lettori ce lo concederanno che meritava, la birra, maggiore attenzione. Se non altro perché dall’Italia arrivano le solite notizie politiche di una federazione che un giorno – si spera, ce lo auguriamo – chiarirà cosa intende farne del rugby giocato tra i patri confini.
Dunque, dalla Fir settimana scorsa sono giunte due nuove nomine manco fosse un governo alle prese con i sottosegretari da piazzare. Ecco quanto contenuto nel testo diramato via ufficio stampa:
La Federazione Italiana Rugby, a seguito della recente ammissione di due entità sportive italiane nella Magners Celtic League e più in generale in un’ottica di sviluppo e professionalizzazione della propria struttura e di adeguamento agli standard delle altre Union Tier 1, ha ratificato l’istituzione di una struttura tecnica interamente dedicata all’Alto Livello, differenziata dalla struttura tecnica del Rugby di Base.
La direzione del settore tecnico di Alto Livello, comprendente la Nazionale Maggiore, la Nazionale “A”, la Nazionale Seven maschile, la Nazionale Under 20, le Nazionali Juniores e l’attività delle Accademie Federali ed i rapporti con le due rappresentanti italiane nella Magners Celtic League è stata affidata all’unanimità a Carlo Checchinato, che ha assunto il ruolo di Direttore Responsabile del Rugby di Alto Livello.
Checchinato formalizzerà nei prossimi giorni le dimissioni da Consigliere Federale e da Manager della Squadra Nazionale, incarico quest’ultimo nel quale resterà in carica ad interim sino all’identificazione del nuovo Manager da parte del Consiglio.
Più che “a seguito della recente ammissione”, suonerebbe meglio un “a seguito della preghiera esaudita di ammettere due entità italiane nella Magners League”, per poi aggiungerci un motto del tipo “ora che vi ci abbiamo messe, arrangiatevi: anzi, non dimenticate che siete italiane e quindi regalate una squadra pure a noi”. Tant’è che Carlo Checchinato, ormai ex manager (?) dell’Italia, va a fare cosa non si sa bene. Parrebbe a gestire un “Alto livello” che, a conti fatti, riguarda tutto, pure l’altro “Rugby di Base”, dal momento che supervisionerà la Nazionale, la Nazionale “A”, quella Seven maschile, l’Under 20, quelle Juniores e l’attività delle Accademie: tutto, non gli manca nulla. E dunque a cosa fa riferimento la “struttura tecnica del Rugby di Base”? Forse a sfornare passaporti nel senso che i club si arrangino pure, quel che conta è essere qualcuno nelle competizioni internazionali. Da qui la politica della Fir di gettarci nella mischia Celtic.
Tra dubbi e perplessità, l’Italia del rugby parrebbe quindi destinata da una parte a spiccare il volo verso un Rugby di Alto Livello; dall’altra a non trovare più conti in casa, sotto le mattonelle, con i malumori delle società che devono far fronte alla crisi economica e con un futuro campionato d’élite nebbioso.
Tra parentesi, si fa per dire, i tornei nazionali finiscono nel settore Rugby di Base, diretto dal Prof. (diplomato Isef) Francesco Ascione, “comprendente l’intera orbita non professionistica del rugby italiano”, come recita sempre il comunicato federale: campionati, scuole e promozione, attività di formazione e centro studi. Vabbé, una fondazione più che una semplice federazione. Strano però: da tempo si sente dire che il movimento è cresciuto, che i tesserati sono aumentanti al punto da far supporre che l’Italia ovale ha un bacino di utenza più vasto e che, a rigor di logica, troverebbe acqua dissetante nei club dilettanti, dove pescare talenti da far crescere in quelli professionistici, meglio ancora nelle Accademie così pure l’International Rugby Board è contenta. Ma prima toccherà bussare alla porta del Rugby di Alto Livello.
Concludendo cogliamo l’occasione per complimentarci con “Sara Pettinelli, prima candidata non eletta in quota-atleti all’Assemblea Elettiva del 13 settembre 2008, entra a far parte – prima donna nella storia del rugby italiano - del Consiglio Federale FIR”. Cose che rimangono, queste.

3 commenti:

Duccio ha detto...

Bel titolo, ma io avrei tolto le lettere "as"!

Abr ha detto...

Grazie della visita al vicino :)

Abr ha detto...

Nel merito del post: è interessante si enfatizzi la necessità di un "link" tra spedizione celtica e rugby rimasto in Italia, e poi si nomina il "Rob Andrews de'noantri" in carico di Celtic Accedemie e nazionali, contrapposto a chi dovrà badare all'oratorio locale. Alla faccia del link.
Evidentemente da un lato la nazionale non sarà fatta da giocatori italiani che giochino in Italia; dall'altro emerge come giustament eenfatizzi che i club spediti in keltia sono lassù giusto per togliersi dalle palle qualcuno che rompeva gli equilibri della c(as)upola; a mo' di Paloma Segunda del comandante Raimundo Navarro, verranno abbandonati en orbita quadrata dai cabrones a terra (solo i più vecchietti che si ricordino della trasmissione Alto Gradimento di Arbore & Boncompagni possono decodificare il paragone).

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