domenica 6 febbraio 2011

Lezioni franco- scozzesi per tutti

Se la gara al Flamino è ben sintetizzabile seguendo Mike Catt con "a contest that lacked quality but not drama" o, come ha detto un cronista "a Roma bel tempo e ugly rugby", Francia - Scozia è stata invece proprio bella, di alto livello, combattuta a viso aperto, anche se il è emerso sin dall'inizio chi fosse complessivamente meglio attrezzato.
Mutatis mutandis, è quel che s'è visto anche al Millennium Stadium, venerdì sera.
Gli esiti della prima giornata paiono delineare un torneo diviso in due fasce: da una parte Inghilterra e Francia, diverse tra loro ma superiori alle altre, dietro le "incompiute". Una Irlanda ancora nel mezzo del guado, l'Italia prigioniera dei suoi eterni progressi ma sempre poco pericolosa e troppo inesperta, il Galles involuto in un gioco individualista e poco coordinato.
Spiccano nella seconda fascia Europea i progressi costanti della Scozia: sotto Andy Robinson ha messo a punto bel un gioco proiettato all'offensiva, secondo i dettami "alla moda" post nuove interpretazioni arbitrali 2010 volute dal duo neozelandese Paddy O'Brien - Graham Henry. Per quel che s'è visto ieri, gli Highlanders sono un bel passo avanti sulla strada che piacerebbe all'Irlanda, che pure avrebbe materiale umano più adatto e di più alto livello: il coach scozzese surroga la mancanza di classe cristallina dei suoi con la potenza fisica trasbordante in tutti i reparti e l'aggressività senza posa.
Diversa, più cinica è la Francia: dopo le delusioni di novembre, ripiega sulla specialità della casa, le ripartenze brucianti tutte angoli, sostegno e offload, come piacerebbe tanto al Galles; la differenza è il supporto di un pack devastante, di livello stellare in tutte e tre le linee, che assicura alimentazione all'attacco sia dalle fasi statiche che in quelle dinamiche. Ah, e la presenza più che del funambolico Morgan Parra, dei neuroni svelti di Francois Trinh Duc. Venghino pure avanti siore e siori, par dicano i Transalpini: tanto le palle o le perdete da soli o ve le portiamo via noi e poi son tutti cavoli vostri; arrivederci e grazie per la visita.

Dopo esser partiti dalla fine torniamo all'inizio, alla cronaca ragionata delle partita.
La Scozia parte veemente da subito, attaccando la linea con tutta la forza: ah la bellezza epica di uomini che corrono uno verso l'altro con animo combattivo e ferocia, quasi antichi Macedoni! E i francesi par quasi li lascino fare, allestendo una difesa competente e mai arretrante, pur molto sollecitata da un trasbordante Joe Ansbro ben supportato dal compagno di reparto Nick De Luca e, da dietro, da Hugo Southwell, altro peso massimo schierato in fondo; la palla viene regolarmente aperta da un lato all'altro del campo raggiungendo Max Evans e Nikki Walker, più il primo del secondo nonostante la massa inferiore.
Cosa c'è di diverso dalle testate che anche i nostri trequarti rifilano alla linea avversaria? Due aspetti fondamentali: il commitment a restare in piedi e procedere almeno altri due passi dopo il placcaggio e la priorità all'offload, anche al costo di perder qualche ovale di troppo. Questo produce una palla in costante movimento.
Mentre Rory Lawson orchestra l'alternanza di penetrazioni e calci territoriali con Dan Parks, la Francia sorniona regge in difesa, stringendo i ranghi e i denti: se al centro il nuovo arrivato Mermoz chiaramente soffre, il pack e la imperiale terza linea Dusatoir- Bonnaire- Harinordoquy non ha soverchi problemi.
Quel che succede poi è semplicità ed efficacia da killer professionisti: un placcaggio duro a metà campo fa perder palla a De Luca, Dusatoir avvoltoio sull'0vale apre immediatamente a Rougerie già lanciatosi sulla sinistra, calcetto perfetto preso da Medard più veloce di tutti ed è 7-0 al secondo minuto, alla prima palla in mano, così veloce che nessun francese viene manco toccato, quasi: pare Flash contro Godzilla.
Alla ripresa del gioco si palesa subito anche il secondo elemento chiave della gara. La difesa scozzese è salda e attenta e costringe all'in avanti i francesi che provavano a ripartire dai loro 22m. Mischia sotto i loro pali, entrano in azione Domingo-Servat-Mas, ben ancorati dai colossi Nallet e Pierre dietro. Rollano via come fuscelli i pur solidissimi ed esperti Jacobsen-Ford-Murray che tanto fecero sudare i nostri l'anno scorso. Il tutto su introduzione scozzese, al primo tentativo. Impressionante, e la giornata per la prima linea scozzese sarà ancora molto lunga.
Gli scozzesi non demordono, insistono col loro gioco aggressivo; i francesi rimangono composti, riguadagnano palla a un errore di Parks al piede, pressano anche loro la difesa, la riducono agli ultimi cinque metri e da lì, non dalla linea dei 22metri aprono a Trinh Duc in posizione azzerata per il drop: è 10-0 a meno di dieci minuti dall'inizio. Al secondo attacco, massimo risultato, minimo sforzo.
Gli scozzesi imperterriti non demordono, alternando le sventagliate larghe tutto il campo con il gioco territoriale, ma i francesi sono solidi in rimessa e ripartono ogni volta, puntando al possesso.
Quando Trinh Duc usa il piede è per aprire: al 15' sul suo calcio Bonnaire - un avanti che gioca come un trequarti, e stavolta è un complimento - prende il tempo a Evans sul filo dell'out, lancia Mermoz supportato dal solito Rougerie - che splendido regista esterno! - che fa l'ultimo offload all'ala Huget fermato dallo scrambling degli scozzesi: robe da Francia champagne. Dalla mischia ordinata che ne consegue gli scozzesi riescono ad estrarre palla per un pelo mentre vengono spinti indietro.
Nell'azione successiva la Scozia si ricorda di avere anche gli avanti in proiezione offensiva: dopo una rimessa laterale il giovane lock biondone Richie Gray - uno che pare un surfista californiano ma risulta uno dei più solidi e positivi della giornata - opera un primo break profondo da metà campo, stavolta i ricicli veloci funzionano, un altro paio di break dei loose forwards e la palla è portata a ridosso della linea di meta francese, dove prima ci prova con un guizzo il mediano Lawson, poi ci riesce con una finta l'altro lock e capitano di giornata Alastair Kellock.
E' 10-7 al 18', ma lo stesso è difficile avere la percezione della partita riaperta: semplicemente la Scozia ha saputo prendere quel che ha meritato, col suo attivismo nel primo quarto.

Il secondo quarto di gara è l'apoteosi della mischia ordinata come la immaginerebbe un Castrogiovanni o un Perugini.
Tutto inizia con una penetrazione francese sul lato destro di Huget ben smarcato fermato da Gray, uno non smette di correre indietro, nonostante la mole anche quando viene superato dalla palla. Gli scozzesi guadagnano una mischia a 10 metri dalla loro meta. Siamo al 25', iniziano 5 minuti di calvario per la prima linea scozzese. Euan Murray, non certo l'ultimo arrivato, non regge il più compatto Domingo, che si aiuta con un filo di "crabbing", cioè spingendo un po' verso il tallonatore avversario; sull'altro lato anche il corto Jacobsen ha i suoi problemi a reggere l'urto di Mas. Maestri i francesi a coordinarsi nelle seconde spinte assieme ai lock. Alla terza infrazione è meta tecnica: il saggio e competente Wayne Barnes opta per la fine più giusta rispetto al cartellino giallo al pilone scozzese.
Cari italiani, finiamola di raccontarci di avere le migliori prime linee del mondo, c'è di meglio in giro; chiedere lumi al pur bravo Marcello Cuttitta allenatore della mischia scozzese, da ieri in preda agli incubi imperniati sulle rane (Domingo ha pure gli occhi un po' a palla).
Nel resto del primo tempo le due squadre non smettono di attaccarsi reciprocamente ma alla fine è netto il 17-7 per i Bleus, che escono tra gli applausi di un pubblico, riconquistato dal loro spietato cinismo e da una prima linea fisicamente poco adatta ai calendari che vanno a ruba a Parigi, ma lo stesso semplicemente bellissima.

Nel secondo tempo la direzione d'orchestra scozzese passa a David Blair che rimpiazza in mediana Rory Lawson; non si notano gran differenze. La gara segue il medesimo spartito del primo tempo, tutti attaccano tutti senza nette prevalenze. Al 45' Mermoz non ce la fa più, entra l'unico back in panca Poitrenaud spostando il più massiccio Traille al centro. La mossa stabilizza ulteriormente la difesa francese e chiude gli avanzamenti scozzesi, costringendo il gioco in una sola metà campo.
Al 50' Morgan Parra manca un piazzato potabile, dopo qualche minuto Lievremont decide che la partita è sotto controllo e parte con una serie di cambi alla Peter DeVilliers, poco aderenti al contesto: Ducalcon al posto di Mas ridà equilibrio alle mischie ordinate - a favore degli avversari, il meno fantasioso Yachvili al posto di Parra non è gradito al pubblico.
Poco male, dopo qualche minuto è di nuovo ripartenza champagne: Poitrenaud porta palla dal fondo, Nallet trova il varco giusto e guadagna una decina di metri; assalito da due in Blue Navy, il capitano passa un lob lento a Trinh Duc sulla sua destra, quasi un palla-uomo; mentre viene aggredito, senza pensarci l'apertura del Montpellier lancia l'ovale dietro tra le gambe e becca Harinordoquy, il quale si beve Gray e converge in mezzo ai pali con una corsa di trenta metri. Che splendida falcata questo gigante, sempre più il miglior numero otto in circolazione! E che trick quel Trinh Duc, uno che lo noti eccome, soprattutto quando NON c'è, vedi novembre scorso. Al 55' siamo sul 24-7 ma questa bella partita non è finita, anche se il vincitore non è mai in dubbio dal 2' minuto.

All'inizio dell'ultimo quarto arriva la seconda meta scozzese: la marca il flanker Kelly Brown, servito bene da Blair nella distrazione difensiva, dopo che il campo era stato riguadagnato tutto dagli scozzesi grazie alla mischia ordinata francese che, squilibrata, non ne azzecca più una e si becca due punizioni in fila.
E' 24-14 ma poco male, i francesi oggi sono in grado di rispondere colpo su colpo. Dopo che Yachvili al 65' sbaglia anche lui una punizione non difficile, al 68' Medard recupera una palla persa da Max Evans, s'invola lungo l'out sinistro, serve il sostegno del mediano che vede Poitrenaud - che missile! - che a sua volta scarica per la quarta meta a Damien Traille, uno vuol riguadagnarsi il posto al centro col supporto del tolosano che rivuole quello di estremo.
Altro "contropiede" si direbbe nel calcio; noi si dice ripartenza, gioco champagne. C'è ancora lo spazio, pochi minuti dopo, per la terza meta scozzese, segnata dal potente Sean Lamont, un altro che rivuole il suo posto.

C'è da farsi venire l'acquolina in bocca a pensare a questi maestri delle ripartenze opposti alla ritrovata corazzata inglese in quel di Twickenham; per intanto i bianchi con la rosa affineranno le capacità di scardinatori delle difese con gli Azzurri, mentre i Bleus belli carichi andranno ad approfondire i dubbi irlandesi a Dublino, contro la brutta copia di questa Scozia in quanto a organizzazione d'attacco, ma con individualità di ben diversa caratura a disposizione.
Una Scozia che ha provato a vincere invece di non far giocare, come faceva un tempo; questa non è una buona notizia per noi italiani, del resto i loro progressi erano evidenti sin da ottobre; strada proibitiva quella del Murrayfield per noi quest'anno. Sarà interessante vedere questa Scozia ricevere lo squinternato Galles nel prossimo turno, che poi noi riceveremo al Flaminio.
Per chiudere come abbiamo iniziato, con le lezioni, se la Scozia è un passo avanti all'Irlanda pur non possedendone le individualità, noi siamo due o tre passi indietro sulla stessa strada. Questi quattro anni mostrano che, per quanto progressi facciamo - e con Mallett ne abbiam fatti tanti - siamo sempre indietro rispetto agli altri: del resto cento anni di tradizioni ed esperienze in più non si comprano al mercato degli allenatori. Forse dopo tre/quatttro anni di Celtica la cosa cambierà, ma il nostro sogno sarebbe vedere un giorno l'Italia giocare più sulle nostre corde psicologiche, "alla francese", capitalizzando cioè la solidità difensiva con la capacità di rovesciamento immediato del fronte. Del resto è la lezione di Sun Tzu: se non sei indiscutibilmente il più forte, ad attaccare il nemico frontalmente ti fai solo del male. Lo diceva guarda caso anche Napoleone. Per farlo però servono skill più che fisico, abilità e competizione serrata più che palestra e "selezione della razza". Lezioni per la prossima gestione 2012-2015.

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