mercoledì 23 gennaio 2013

Bonus - Malus


Brown Ribbon, nastrino di una vecchia campagna contro l'ipocrisia "Politically Correct", è la rubrica di RightRugby delle polemiche controcorrente. Una rubrica che rischia consapevolmente tackle un po' alti e prese di posizione sfrontate e brutali come quella di Bakkies Botha su Jimmy Cowan qui sopra. Sulla scorta del detto "If you can't take a punch, you should play table tennis".

La prima, oramai storica puntata di "Brown Ribbon" fu dedicato alle eterne, irrisolte (ma solo a queste Latitudini) diatribe sul Cucchiaio di Legno: secondo la versione "loose" originaria, spetta all'ultimo in classifica del Sei Nazioni, secondo quella  "tight" di emanazione italo-francese, solo a chi perda tutte le partite.
[Inciso: ovviamente la nostra dotta prolusione non risolse nulla, scompose solo illustrissime penne; ma siam qui per questo, a portare e rompere placcaggi sia alti che bassi, come in campo].

Solo apparentemente c'entra poco il Cucchiaio di Legno con le dichiarazioni del coach della Nazionale francese Philippe Saint-André, che s'è dichiarato totalmente contrario all'idea che vàgola nell'aere ufficiale di introdurre i bonus point nel Sei Nazioni, come rivelato a fine anno da The Observer.
Come tutti sanno, nel Sei Nazioni sopravvive un antico sistema di attribuzione punti com'era anche nel calcio una volta: due punti al vincitore, uno ai pareggi, zero agli sconfitti. In contemporanea con la nascita del Sei Nazioni, fu introdotto l'ulteriore criterio dirimente in caso di parità, della differenza tra punti fatti e subiti. Non i bonus point.
E' un retaggio di tempi in cui il Torneo delle Nazioni era tra le quattro Isolane ancora tutte sottomesse alla Corona Britannica: quel che contava era chi batteva chi (in primis chi batteva i "padroni" inglesi, più una buona dose di sano campanile tra le altre). Di tale era sopravvivono a mo' di silenti testimoni il Cucchiaio appunto, l'enfasi sul Grand Slam e il sistema punti "rudimentale".

In questi casi i detrattori dei cambiamenti, in specie nel football versione Union che, mai dimenticare, fu l'ultimo sport ad adottare ufficialmente il Professionismo, fan presto ad additare al nazional-popolare ludibrio un sordido colpevole: i soldi sterco del dimonio. Sarebbero difatti gli sponsor a volerlo, per avere più alternanze nei tabelloni, quindi più contesa e interesse.
Ci par onestamente difficile pensare che il Sei Nazioni soffra di scarso interesse e necessiti di iniezioni di popolarità; più pianamente e con meno occhio ai "complotti", è la mentalità corrente a richiederlo: sarebbe un allineamento, un uniformare il Sei Nazioni alle pratiche correnti nel nostro sport. Vedi il contraltare del Sei Nazioni Down Under, The Championship. Alcuni tifosi (e a volte anche qualche addetto ai lavori) sarebbero confusi da un sistema punti anacronistico e disallineato, diverso da quello oramai abituale ovunque nel Mondo.
Non dovrebbe poi sorprendere che l'idea sorga nel Paese più "tradizionalista" dove si guida imperterriti a sinistra e dove il Torneo è nato: tener da conto le tradizioni non significa conservar tutto come sta, il pragmatismo al contrario delle fissità cartesian-hegeliane impone l'evoluzione, l'attenzione ai tempi che come si dice "corrono". Dopotutto le classifiche ci sono già, ufficiali e pubblicate, si tratterebbe solo di renderle più leggibili e appetibili ai tifosi (o alle gazzette?). Prima degli sponsor, verrebbe piuttosto da pensare che sulle classifiche la gente ci scommette, da cui la richiesta di sistemi "standard" e stimoli più quantificabili che non il raggiungere o meno il Grand Slam.
Adeguamento s'ha da fare dunque, è giunta l'ora? Si ma poi, si adotterebbe il sistema di bonus internazionale o quello più evoluto ancora "alla francese"?

Saint-André nella sua difesa delle tradizioni, fa notare due cose. La prima è che lui che pure dichiara di apprezzare il modo di conteggiar punti coi bonus nei campionati, ricordi come si sia avvicinato al rugby, affascinato dal Torneo delle Cinque Nazioni, "quando esso era tutto e solo una questione di Grand Slam o Wooden Spoon". Condivido la medesima esperienza (e il pensiero va deferente e riconoscente al più grande dei Narratori del Rugby Epico Paolo Rosi), quindi il ragionamento del tecnico francese che spese otto anni in Inghilterra, raccoglie la mia attenzione.
Secondariamente, Saint-André dice che farebbe fatica a giustificarsi un vincitore del Torneo grazie ai punti di bonus, sopra una Nazione che si aggiudichi il Grand Slam. Lo afferma il coach di una Nazionale che procede tra alti e bassi e che sovente segna molto, attenzione.
Non si tratta peraltro di ipotesi del tutto remota, sarebbe già successo: nel 2002 la Francia vinse tutte le partite ma sarebbe stata superata dall'Inghilterra, pur sconfitta sul campo, se fossero stati attribuiti i bonus. Come dargli torto? Anche se, sapendolo prima di scendere in campo, ci si adeguerebbe senza tante discussioni.

Il punto che ci preme sottolineare è che sotto il Sole le Costituzioni son Fisse e Immutabili solo per quelli cui conviene sia così, mentre le tradizioni vive, al contrario di quelle morte, non han problemi ad evolvere. In un'epoca in cui tutti si riempiono Gattopardescamente la bocca con la parola "Riforme" (da pronunciarsi triplicando la erre iniziale), il più è capire a che pro eventualmente cambiare. Se fosse per facilitare il proselitismo attraverso una più agevole comprensione delle classifiche e maggior contendibilità, ben venga. Ma non mi pare che il Sei Nazioni soffra di cali di popolarità o staticità di vincitori.
Se invece, rimossa la foglia di fico un po' boccalona degli "sponsor", la questione fosse orientata al mero agevolare ulteriormente il giro delle scommesse, ah beh allora come Saint-André preferirei tenermi ben strette le nostre ataviche tradizioni.

1 commento:

ringo ha detto...

Come dicono alle latitudini angloamericane in casi come questo: Yay!

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