venerdì 1 febbraio 2013

Un sabato per le Home Nations

Bòn, l'attesa è quasi finita, siamo alla vigilia della prima giornata del Sei Nazioni con in mano le formazioni sfornate calde per le due partite del sabato: le super classiche tra Home Nations Pays de Galles - Irlande e Angleterre - Ecosse per dirla alla francese, e da qui iniziamo la nostra pre-analisi, con una nota generale che vale per tutti i giocatori di queste quattro: aleggia per molti di loro una motivazione in più, mettersi in luce per la selezione B&I Lions incombente.

La prima sfida, abbiamo già commentato in giro, è a nostro avviso partita decisiva nella prospettiva dell'intero torneo: successivamente alla prova in Galles,  l'Irlanda riceverà sia Inghilterra (alla seconda giornata) che Francia (alla quarta, dopo Le Crunch). E' l'anno con tre partite fuori casa per i Verdi ma le altre due sono in Scozia (alla terza giornata) e in Italia (all'ultima), ragion per cui la prima gara potrebbe dare un'impronta decisamente interessante e molto ambiziosa al suo torneo.
L'Irlanda affronta la sfida con una formazione consolidata, i giovinotti con pochi caps sono limitati alle ali - ma che giovinotti: il promettente Craig Gilroy dell'Ulster e soprattutto Warren Zebo del Munster, molto in forma. Per il resto ritroviamo il re delle palle alte Rob Kearney in fondo, la affiatata - ma anche antica - coppia di centri D'Arcy - O'Driscoll e l'unico cambio per i backs è Keith Earls ma scusate se è poco; la mediana è la collaudata Murray - Sexton con l'alternativa Reddan e il "situational player" O'Gara in panca.
Ecco dove l'Irlanda si potrebbe giocare la partita e quindi il torneo: se Sexton è deciso a spazzar via a suon di prestazione da vero leader le polemiche per aver accettato le lusinghe delle sirene franche e lo la fa senza strafare (e quindi sbagliare), allora ricompatterà i suoi, trascinandone i caratteri sovente un po' "ballerini" in termini di solidità mentale; altrimenti in caso di leadership poco efficace, non sarebbe da escludere un po' di sfaldamento nel proseguo. Buon per Sexton che si tratti di debutto fuori casa. Aiuta l'altro annuncio, l'addio alla Nazionale di O'Driscoll, nel senso che il vecchio marpione sarà certamente motivato a ben fare (anche qui senza strafare, sennò ...).
Davanti il ricambio irlandese è oramai finalizzato, semmai presenta uno "scalino" sensibile tra titolari e rincalzi e il rugby oggi si vince o perde in ventritré più staff, non più solo in quindici col capitano.
Su tutti, c'è una prima linea affidabile con Cian Healy assieme a Mike Ross a destra ma i rincalzi, Kilkoyne e Fitzpatrick,  non sono allo stesso livello, e il punto sopra vale a maggior ragione per i piloni; Rory Best è l'esperto tallonatore, anche per lui qualche dubbio nella copertura, da parte del pur cresciuto Sean Cronin. In seconda linea, Donncha Ryan è da qualche tempo leader credibile della engine room irlandese, sempre molto "sporca" come ai vecchi tempi di O'Connell, lo affianca Mike McCarthy e l'esperienza di O'Callaghan in panca.  Dietro coi noti e celebrati  Jamie Heaslip e Sean O'Brien c'è Peter O'Mahony, più Chris Henry a coprire dalla panchina.
In sintesi reparto arretrato forte, mediana importante, pack solido ma punti deboli nei cambi.

Il Galles arriva a questo Sei Nazioni decisamente squinternato: Test di novembre pessimi, nessuna squadra qualificata alla fasi finali delle Coppe come fosse un'Italia o una Scozia qualunque, molti giovani e infortuni che compromettono interi reparti. Completa lo scenario un coaching staff non completamente legittimato.Ciononostante è squadra sulla carta capace di tutto: dopotutto non sono lontani i tempi del Mondiale e del Grand Slam "catturato" un anno orsono.
Per la sfida tra tigrotti celtici, abbiamo un reparto arretrato di un livello (sulla carta) che poche volte i Dragoni han potuto schierare così completo: a partire da una delle coppie di centri meglio assortite nel panorama mondiale, il potente Jamie Roberts e lo sgusciante Jonathan Davies; alle ali i cavalloni George North e Alex Cuthbert - peccato per l'assenza del più agile Eli Walker, vero potenziale erede di Shane W.; completa lo schieramento arretrato l'esperienza e l'abnegazione di Leigh Halfpenny a fondocampo, che garantisce  in aggiunta una buona precisione dalla piazzola. Anche il Galles sceglie di coprire l'intero reparto con un solo utility, il giovane Scarlets Scott Williams, ma anche James Hook è schierabile a primo centro.
Ecco, la mediana è il reparto più sub judice: Dan Biggar non ha mai pienamente convinto in nazionale e il fiato sul collo di Hook che a Perpignan fa il fenomeno, forse non lo aiuta. Lo affianca Mike Phillips, altro "francese" di gran classe dal campionato un po' controverso a differenza del catalano, vero regista offensivo che a volte sconfina nel troppo protagonismo. Lo copre il giovane mediano dei Blues  Lloyd Williams.
Davanti la prima e la terza linea sono di alto livello ma in seconda è emergenza assoluta. Il pilone Adam Jones fa reparto già da solo, in più c'è il compare mondiale finito a Tolone Gethyn Jenkins e l'esperto Matthew Rees in mezzo; i rincalzi Ken Owens, Paul James e Craig Mitchell sono decenti ma di altra categoria. In terza, coi collaudatissimi Toby Faletau in fondo e Sam Warburton, il reparto si completa con l'onesto Aaron Shingler, mentre Justin Tipuric è efficace fetcher di ricambio. In seconda gli infortuni in serie costringono a ripiegare su Andrew Coombs e Ian Evans, coperti dall'inatteso esordiente  (anche da gallese) scovato in extremis Olly Kohn.
La sintesi per i defender del titolo: scarso credito nella critica, diversi "stranieri" (quindi dal poco chiaro stato di forma), qualche reparto "bucato", situazione generale poco motivante; ma potenziale stellare d'attacco e prima linea che potrebbe marchiare la partita.

In ordine di annuncio delle formazioni veniamo alla Scozia alle prese con una sempre sentitissima Calcutta Cup fuori casa, un esordio in salita per il caretaker Scott Johnson, ex allenatore degli Ospreys campioni del Pro12 e già interim coach del Galles nel 2006 - qualcuno ricorderà, anno in cui l'Italia strappò un pareggio. Il suo compito è portare efficacia a un gioco che il predecessore Andy Robinson ha reso molto aperto ma anche troppo dispendioso.
La fortuna di Willams è che può calare due autentici assi: alle ali la Scozia può permettersi gli stratosferici "stranieri" Tim Visser e Sean Maitland, esordio assoluto per il neozelandese. Un'ala non fa primavera ma due chissà ... In fondo c'è il giovane Stuart Hogg, altro buon realizzatore, al centro il "vecchio" Sean Lamont con Matt Scott. Copre il reparto dalla panchina Max Evans, che a Castres marca poco ma gioca bene, aprendo varchi per i sostegni.
In mediana Williams offre una nuova chance a Ruaridh Jackson, coperto in panca dal compatto Duncan Weir e sposta Greig Laidlaw a mediano di mischia, suo vero role come da phisique, garantendosi un piazzatore affidabile in campo. Mediano vero in panchina è Henry Pyrgos.
La prima linea schierata da Massimo Cuttitta è tutta da verificare, testata duramente come sarà dai Gran Visir di tutti i marpioni inglesi: si fa un gran parlare bene di Ryan Grant da quando è a sinistra, con lui l'esperto ma mai decollato Euan Murray e Dougie Hall a tallonare; in panca gli onesti lavoratori della spinta Moray Low e Geoff Cross col veterano hooker Ross Ford.
I loose five titolari sono tutti "stranieri". In seconda linea si ricompone il duo Richie Gray-Jim Hamilton, vedremo come reggono agli stress del campionato inglese, mentre l'ex capitano Alastair Kellock copre in panchina; in fondo i due "francesi" Strockhosh e Beattie sono con il Saraceno Kelly Brown, scelte d'esperienza che  lasciano il più giovane David Denton come rincalzo.
In sintesi una miscela di volti noti miscelati in modo nuovo, con due esordi da potenziale bòtto grosso: come diceva Mario Brega, pò esse fero o pò esse piuma.

Gli inglesi sono da molti considerati favoriti per la vittoria del torneo. Pesa giustamente l'aver tre partite a Twickenham, a partire da Le Crunch coi francesi (le altre sono Scozia appunto e Italia alla quarta giornata); non vorremmo però che molti fossero ancora abbagliati dallo sfolgorante solitario "incastonato" agli All Blacks a fine dei test di novembre e avessero dimenticato gli altri affanni del mese, let alone quelli del precedente Sei Nazioni: ricordiamo bene una partita vinta all'Olimpico pur avendo commesso più errori degli Azzurri - due mete concesse dagli inglesi contro una regalata dagli italiani - grazie al piede di Owen Farrell. Che pure c'è sempre (che lezione per noi: serve a poco crescere e arrivare al livello dell'avversario se poi non si sa concretizzare), ma ciò non toglie spessore alla critica di un ex allenatore scozzese che ha definito boring, scontato e prevedibile il gioco dei bulldog di Lancaster.
Oggi è stata annunciata la formazione: esordio per Billy Twelvetrees al centro, con Brad Barritt e al posto dell'indisponibile Tuilagi, in fondo l'abile Alex Goode,  alle ali Ashton e l'estremo di ruolo Mike Brown, interessante tentativo di rendere meno scontata la manovra del reparto arretrato inglese. In panchina c'è Strettle, può coprire al massimo Ashton ma ci sono altri titolari e riserve flessibili in quanto a posizione in campo. In mediana gli inglesi hanno la fortuna di avere più opzioni, Lancaster ha scelto la precisione di Owen Farrell e la personalità (a volte confusa) di Ben Youngs, tenendo a portata di mano il più allround Toby Flood e l'estroso Danny Care.
Davanti senza Corbisiero, spazio per Joe Marler a fianco di Dan Cole, con David Wilson e Mako Vunipola pronti a rincalzo; a tallonare Tom Youngs soffia il posto di titolare a Dylan Hartley, in panca. La seconda linea è quella preferita con Lanchbury e Parling, a rincalzo Lawes; dietro l'affidabilità di Chris Robshaw (non nelle decisioni sul piazzare), Tom Woods e la potenza di Ben Morgan, coperti dall'esperienza di Jim Haskell.
In sintesi, solita gran trazione anteriore con qualche tentativo di vivacizzare anche il reparto arretrato, se riesce bene ma il focus primario resta piazzare i punti per vincere grazie a quelli là davanti.
Buon sabato con le sfide tra Home Nations.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

ho avuto dei pensieri poco casti quando la cantante inglese ha lanciato quell' acuto .... ;) abituati a katia ricciarelli ;D ironduke

Abr ha detto...

ma no? Ho pensato lo stesso.
Stan producendo fior di figliolette da quelle parti, dai tempi delle latterie ha preso piede il modello Kate Middleton :)

ringo ha detto...

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2272117/England-captain-Chris-Robshaws-girlfriend-Camilla-Kerslake-dropped-anthem-duties-Twickenham.html#axzz2JmJYErT2

Ecco, capito che scelte difficili a Twickenham?

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