domenica 28 luglio 2013

Blitz australiano a Pretoria


Almeno ci sono le semifinali di Super Rugby a ravvivare il fine settimana: Chiefs e Brumbies si affronteranno nell'ultimo impegno prima di cedere il posto al Championship, dopo aver strappato due vittorie sul filo di lana. La franchigia di Waikato - che dunque potrà difendere il titolo già conquistato nella scorsa edizione del torneo - la spunta per 20-19 nel confronto con i Crusaders ad Hamilton (Richie McCawper la secodna volta in stagione seduto in panchina ad inizio partita: fa effetto ... ) e negli highlights di seguito vengono riproposte le fasi più importanti del match arbitrato col solito guanto di velluto che copre il pugno di ferro dell'australiano di adozione Steve Walsh.
Cantabrians in netto vantaggio di gioco e punteggio, la situazione cambia repentinamente nel secondo tempo, dopo il secondo errore dalla piazzola di Dan Carter su cinque, più un goffo tentativo di drop andato male alla fine della prima frazione. I padroni di casa diventavano più intraprendenti, e finalmente un sontuoso sfondamento attraverso affollate vie centrali di Lelia Masaga si portava in meta tutta la difesa. Poco dopo, mentre gli ospiti tentavano una reazione, un intercetto micidiale di Aaron Cruden sembrava destinato a tagliar loro le gambe. Rimetteva in bilico la situazione un favoloso dribbling tra le linee con meta trasformata all'angolo destro di Israel Dagg; il successivo calcio di punizione messo a segno dall'intraprendente Carter riduceva a un punto di distacco gli ultimi 5 minuti di gara. Ma niente da fare, anche il secondo tentativo di drop da parte di Carter affondava largo. Come le glorie dei Crusaders, pure in netta risalita dopo un inizio di stagione stentato, alle prese con l'impatto dei "sabbatici", il cambio di codice di SBW e qualche protagonista fuori fase. Non certo capitan Kieran Read e l'intera schiatta dei quattro Whitelock - non più semplici fratelli che giocano a rugby ma autentico esperimento genetico, come gongolano i tifosi laggiù. 




Non meno emozionante, soprattutto perché l'ultima azione determina il vincitore, la sfida a Pretoria tra i Bulls e la squadra allenata da Jake White. Dell'ultimo quarto si può dire che i padroni di casa in vantaggio di un solo punto, abbiano gettato al vento la possibilità di chiudere la pratica, optando per due penaltouche anziché cercare la via dei pali con Morné Steyn, per quindi affidarsi alla rimessa, come sempre ben oliata e capace di levare possesso agli avversari, per assemblare le maul di potenza con le quali avanzare verso l'area di meta. Invece, vuoi l'ottima difesa dei Brumbies vuoi le incertezze del distratto arbitro Craig Joubert - che "papocchia" in ambo le direzioni - lasciano i Bulls a bocca asciutta. Si tocca addirittura l'assurdo, con una azione iniziata con un calcio di punizione piazzabile calciato in touch e conclusa da un drop sbagliato. Finalmente a cinque minuti dalla fine il pubblico accoglie con sollievo la decisione di piazzare dopo tanto spreco, che porta la squadra di casa a un apparentemente sicuro margine di quattro punti, dopo aver raggiunto per la prima volta in vantaggio al 60' (20-19, primo tempo chiuso sotto per 11-16). La cosa non spegne affatto i tosti australiani: se è vero che nella ripresa si ritrovano spesso a dover difendere nella propria metà campo dai veementi attacchi a testa bassa sudafricani, nei quali si distingue il nr.6 Potgieter, è altrettanto vero che sanno infilzare all'improvviso, come hanno dimostrato le due mete a segno, muovendo palla al largo e confidando nei tagli interni. 
La prima meta arrivava al 10', finalizzata all'angolino dall'estremo Jesse Mogg che inizia l'azione e poi viene liberato da un perfetto off load sottomano dall'ala figiana Henry Speight che si liberava in agilità di tre avversari, mentre la seconda, quella decisiva al 78',  è ispirata dall'apertura Matt Toomua che sfrutta l'accomodante - o sfinita - linea difensiva che gli si para di fronte, infilandola di traverso e con il centro Tevita Kuridani che si offre a sostegno: Joubert chiede aiuto al TMO (passaggio in avanti?) ma è tutto regolare. Se il tuo nemico sbaglia, lascialo fare - e poi fai in modo che se ne penta.

Menzione d'onore per George Smith che ruba metri da ball carrier ed è sempre lì ad allungare le mani sull'ovale per propiziare il turnover. Una seconda giovinezza per la terza linea che contro i Lions ha patito i duri colpi del terzo Test Match: va ricordato, furono i Brumbies a infilare i primi tarli nella selezione britannica in mischia ordinata, portando a casa lo scalpo dei tourists. Come per Ben Mowen e Ben Alexander - alti e bassi per il mediano Nic White sotto la pressione attorno ai raggruppamenti, ma ad un certo punto della semifinale, combattuta punto a punto, la tensione si fa così palpabile che un assaggio ce l'ha anche una delle carine cheerleader della franchigia sudafricana, atterrata da Zane Kirchner che tenta di agguantare al volo un pallone spedito in rimessa per giocarlo rapidamente. A tal proposito, ramanzina e calcio di punizione al panchinaro Visser, che ostacola la ricezione fuori campo di un australiano per impedirgli la rimessa veloce.

Il possesso nella ripresa è di gran lunga a vantaggio dei Bulls, ma un'azione perfetta richiede pochi secondi per far del male e i Brumbies non li sprecano, loro. Si chiude sul 26-23 per gli ospiti che volano in finale. "La più grande vittoria che i Brumbies abbiamo mai ottenuto", sentenzia il sudafricano coach White, ammettendo che le decisioni tattiche dei Bulls quando pareva avessero la partita in mano, hanno aiutato parecchio. 

2 commenti:

Stefano Maffei ha detto...

Salve,
cosa ne pensate dei Chiefs che a un passo dal bis non forniscono quasi nessun giocatore alla nazionale?
grazie Stefano

Abr ha detto...

Beh Stefano,
si dimostra ancora una volta (vedi Castres) che il rugby è sport dove l'individualità di spicco conta, ma non certo come nel calcio.
Un approccio erroneo indotto dal linguaggio usato dal mainstream media "specialistico".

Nello specifico, i Chiefs avevano ed hanno Aaron Cruden, l'erede designato di Carter ora pienamente maturato e Liam Messam, uno che vale quanto Victor Vito, che Hansen gli preferisce al blind side.
Il resto son ottimi mestieranti, tipo Tanerau Latimer, il lock Clarke che finirà al Connacht, Lelia Masaga.
Sempre mestieranti Kiwis comunque.

Se poi si aggiunge un coach come Rennie che sa dar forma a una squadra vincente ...
Basti l'operazione che ha del geniale, riciclare l'apertura Anscombe scartata da Auckland (in cambio di chi?) a numero 15.

Personalmente ritengo che le 5 franchigie neozelandesi fossero più o meno alla pari. Highalndrrs inclusi da quest'anno (si sono rodati, l'anno prossimo via Nonu che porta sfiga e un paio di innesti e ci sono).
Poi ci sono i cicli, e i coach...
Quell'edge di vantaggio di cui godevano i Crusaders, l'esperienza e la mentalità vincente (anche quello fondamentale nel tugby più delle individualità), oramai s'è dissolto, parrebbe. Tanto quanto un tempo quella di Auckland.

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