sabato 28 febbraio 2009

Mallett ha ragione, quindi che ce ne facciamo?


Scotland 26 - 6 Italia
(primo tempo 16 - 3)
Murrayfield
Scotland: Mete Danielli, Gray, Conv Godman, Paterson Pen. Paterson (3), Godman
Italia:
Drop-goal Parisse, Pen. McLean

Qui gli highlight BBC della partita.
La solita ventina di punti presi quest'anno, ancora una volta senza una meta segnata - l'unica essendo quella di Mirco a Twickenham. Il tutto contro una Scozia non trascendentale ma sicuramente più concentrata sul suo game plan e mentalmente tranquilla.
La cronaca:
I padroni di casa aprono le danze dopo 5 minuti con Chris Paterson subentrato a Godman uscito per ferita. L'Italia prende l'iniziativa ma gli scozzesi quando possono tengono palla e attendono i nostri errori e indiscipline: incrementano il vantaggio ancora con Paterson che segna la punizione per un fallo di Dellape' e siamo 6 a 0 in 13 minuti. Nel frattempo Garcia toccato alla testa lascia il posto a Bacchetti che va all'ala spostando Mirco al centro.
Attorno al ventesimo l'Italia si avvicina alla meta con Gonzo Canale ma viene femato negli ultimi 5 metri e dopo alcuni fraseggi è Sergio Parisse a dare i primi 3 punti all' Italia con un drop.
[Inciso - Un drop di Parisse, terza linea: va benche l'ha già rifatto una volta con lo Stade, ma non avevamo certo ancora eseguito dieci fasi e apertura, estremo e pure Griffen tutti piede-dotati erano in campo ... Fa piacere la presa di responsabilità del capitàn e soprattutto l'esito, ma non è un bel segnale: abbiamo un piano di gara preciso o stiamo giocando il 6Nazioni alla viva il parroco? ]
Zanni ruba palla e si produce in una grande sgroppata, ma manca la capacità di eseguire azioni multifase capitalizzando sui guadagni territoriali: ogni palla contesa a vantaggio nostro è un azzardo, un tiro di dadi - non tanto le rimesse stavolta ma ogni ruck e persino le mischie chiuse.
Al 30' altra punizione, di Godman questa volta, per un knock down sulla palla volontario di Bergamasco.
La meta - A 6 minuti dalla fine del primo tempo Simon Danielli man of the match dal nome italiano usa ottimamente una rimessa laterale sui 22m per bucare due placcaggi vicino ai saltatori e lasciare sul posto l'ultimo uomo della difesa italiana: c'è un visibile passaggio in avanti di Morrison a lanciarlo, ma il fatto è che il primo tempo finisce 16 a 3.
La Scozia mostra pazienza e professionalita', gli azzurri mancano in disciplina, senso tattico e lucidità. La cosa si aggrava nel secondo tempo, dove i nostri sono a pressare ma producono troppe forzature ed errori e la Scozia ne approfitta.
Secondo tempo -Al 45' un impalpabile Marcato viene sostituito dall'esordiente Rubini: per chi sa come la vede Mallett, è una bocciatura dell'estremo e contemporaneamente un annuncio di remi in barca. Difatti gli azzurri contuano a impegnarsi allo spasmo ma senza lucidità e in più iniziano a scomporsi.
Al 54' calcio di punizione per gli Azzurri, Luke McLean segna tre punti.
Esce anche Griffen per Canavosio, Del Fava rimpiazza Dellapè e Nieto un irriconoscibile Castrogiovanni. Saremmo 16 -6, "solo" una meta e un calcio di distanza, ma la lucidità già scarsa dei nostri va a farsi benedire: per un paio di volte abbiamo rinunciato a calci piazzabili per inseguire l'azzardo di rimesse laterali.
Seconda meta- Eppure il possesso rimane saldamente nostro, ma ci mancano i mezzi per capitalizzare su esso: tanti passaggi ma alla fine combiniamo sempre un errore. Al 64' Scott Gray cala in meta l'opportunità sorta da una combinazione tra i due fratelli Evans, Paterson trasforma. Scozia 23 Italia 6. Lo spirito degli azzurri semba distrutto e Paterson sigla altri 3 punti.
Gli scozzesi potrebbero segnare un altro paio di mete ma si perdono a centimetri dalla meta, anche per l'arcigna pressione di alcuni dei nostri. A 4 minuti da giocare Mauro Bergamasco va vicino alla meta dopo un bel offload di Sergio Parisse ma è sfortunato nel rimbalzo del suo calcio a scavalcare.
Diciamocelo: dovendo affrontare Galles e Francia, il nostro 6Nazioni è virtualmente finito (male) oggi, a meno di sperare in grandiosi e umilianti (ma realistici) turnover degli avversari.
l'Analisi
Rimessa laterale in sesto almeno per tre quarti della gara, aggressività e possesso devastanti (75% nella fase centrale), quello che non va nei nostri è la lucidità palla in mano: le scelte di Griffen e Marcato che calciano regolarmente dentro ai 22m per il facile mark del triangolo allargato scozzese, o Canale coi suoi calcetti assurdi a ogni quarta o quinta fase, Mauro B. che passa alla cieca manco fosse Giteau o il non calciare un paio di punizioni abbordabili sul 16 - 6.
C'è un altro fattore negativo già intravisto contro l'Inghilterra ed emerso contro l'Irlanda: la mischia chiusa non c'è più, dissolta, è fallosa persino nelle sue introduzioni.
Entrambe le cose portano il discorso sul coach.
O' pesce fete da ... - Nick Mallett lo ripete da un po': in campo non scende lui, ci sono i giocatori. E questi si rivelano fallosi, inconsistenti, poco lucidi, tesi. Scarsa esperienza di livello, dice, puntando il dito sul campionato italiano. Il mister ha fottutamente ragione secondo i numerosi tifosi degli approdi celtici, ma solo a metà.
Capiamo infatti la sua delusione per l'inconsistenza di Marcato (stroncato nel post partita così: "you need a number ten who has got some physical presence and who can take it to the line and not lose the ball") o per la mancanza di incisività di McLean, Griffen, Sole, Ghiraldo, Pratichettti o Bacchetti.
Ma se andiamo a vedere bene, salvo pochissime eccezioni (Parisse, MircoB.) il problema riguarda anche gli internazionali. Vogliamo parlare delle insane scelte sotto pressione di Canale (Clermont)? O dei nervucci di Masi (Biarritz)? Vogliamo dare un giudizio sulla lucidità della prestazione di Mauro B. (StadeFrancais), sui lanci in rimessa di Ongaro(Saracens) o sul peso specifico messo in ruck da Bortolami e Dellapè o DelFava (Gloucester, Toulon, Ulster)? E che dire della forma palesemente scadente dei piloni internazionali (Castro. del Leicester e Perugini da Tolosa)? Perchè tra l'altro si continua non solo a schierarli ma a tenere un solo pilone in riserva?
Non sono solo gli "inesperti" locali a battere in testa a quanto pare.
Riguardo al peso fisico, altro chiodo fisso del coach, la Francia batte il Galles pur rendendogli in media 10kg per giocatore e quasi 50kg nel pack.
Il vero problema dei nostri più dell'inesperienza o della leggerezza fisica è la mancanza di confidenza, di tranquillità. Se ho un neofita alla guida e dubito apertamente delle sue capacità, mostro insofferenza o peggio compassione, non credo proprio che costui condurrà meglio.
C'è altro? - Il torto di Mallett si amplifica quando implicitamente afferma: cosa volete che ci faccia? Ci verrebbe da rispondere, e allora NOI cosa ce ne facciamo di lui. Vero è che il livello di un movimento non si cambia con tre raduni, cinque test match e un 6Nazioni l'anno, ma tutto quello che servirebbe è un selezionatore, mentre proprio lui s'è incaponito che la sua missione per conto della Fir sia proprio di cambiare il movimento rugbistico italiano alle radici e dall'alto (bella operazione logica eh? Fa il paio con la logica Polpottiana applicata di dieci anni fa: sradicare dai territori per espandersi, centralizzare per colonizzare).
Dopotutto il sogno di Dondi coincide con quello di tanti orecchianti e di troppi tifosi tanto cuore e poco cervello, quelli che maledetta Benetton con tutti quegli stranieri (ma in Nazionale quanti sono gli "italiani"?), quelli che le Selezioni in Celtic risolveranno tutto. Sono un po' come quelli che chiedono alla politica di essere migliore di chi la vota.
Non funziona così: alla Nazionale serve Bearzot non Sacchi, un selezionatore non un demiurgo, uno carismatico ed esperto capace di leggere le caratteristiche individuali ed amalgamarle in un gruppo, uno che infonda fiducia e sicurezza per esaltare le doti di chi c'è e non di chi si sogna. Ad impossibilia nemo tenetur, per questa generazione non si pretende la vittoria del 6Nazioni; ci serve solo qualcuno che aiuti ad arrivare dove i nostri legittimamente possono: un paio di partite del torneo e un test match l'anno da qui ai prossimi Mondiali.
Tant'è, prendersela con Mallett equivale a confondere mezzi con fini.
Quanto alla Scozia - Poco da dire sui padroni di casa, una squadra molto più mediocre del livello raggiunto dal suo movimento. Dispiace che la prestazione dell'Italia aiuti Hadden a mantenersi in sella, anche se bisogna riconoscergli l'esperienza di aver selezionato il game plan giusto contro di noi - state calmi e aspettateli - e averlo instillato per bene nelle teste dei suoi: "We were happy to give them the ball and sniff around on the turnovers. Our second try actually came from that kind of situation although it was more a counter-attack than a turnover." Hadden s'è anche accorto del nulla del nostro pack e ne da' i meriti ai suoi: "A key area was the scrummage - it was a massive performance from us in there. Allan Jacobsen, Ross Ford and Euan Murray were excellent".

Allez la France!


France Stade de France, Paris: France 21 - 16 Wales (primo tempo 13 - 13)Wales

Mete: Dusautoir, Heymans -
Conv: Parra 1 su due
Pen.: Parra 3 su 5
Meta: Byrne
Conv: Jones
Pen.: Hook, Jones 2 su 2

QUI gli highlights.
Impressionante vittoria francese nel primo esperimento in notturna di sempre nel torneo 6Nazioni (e il primo di trasmissione in diretta via web e non in tv per quanto riguarda l'Italia).
Squadra di casa assemblata in modo abbastanza raffazzonato: un insieme di ventenni spaziali (Parra, Bastareaud, Trihn Duc, Medard) con fior di giocatori sperimentati (Chabal, Nallett, Jauzion, Malzieu, Heymans), la più aggressiva ed equilibrata terza linea boreale (Dusatoir, Ouedraogo, Harinordoquy) e apertura inedita (Baby). E' miscela pericolosamente instabile, ma se si aggiunge un pizzico di motivazione e il desire giusto allora la pozione diviene magica e produce il miglior rugby che appassionato possa desiderare, tutto intensità determinazione sacrificio e brillantezza.
Lato gallese si lamenta più di qualche inatteso errore nel maneggio dell'ovale (alla fine gli errori saranno 15 contro 11 dei francesi), dell'orario inconsueto e delle luci ... scuse insomma.
La realtà è che han giocato benissimo come al solito, sono stati aggrediti come gli è già successo (17 minuti di possesso francese nel primo tempo contro 12, 30 minuti di presenza francese nella metacampo avversaria nel secondo tempo contro 14 minuti dei gallesi, per lo più nel finale), ma questo i Dragoni di Gatland han sempre dimostrato di saperlo controllare con profitto - primi tempi dell'anno scorso e in questa edizione con l'Inghilterra - come un cobra apparentemente rannicchiato ma sempre pronto a colpire mortalmente alla minima opportunità.
La differenza stavolta è la difesa transalpina serrata e determinata, capace di annullare completamente Shane Williams, Leigh Halfpenny e anche Roberts e Powell e, finale concitato a parte, di subire solo un paio di guizzi di Stephen Jones, l'immensa energia di Shanklin e di farsi mettere in crisi da un taglio, uno solo di Lee Byrne.
Più che la tanto conclamata "maturità" mostrata con lgi inglesi, quello gallese si rivela quasi un atteggiamento "alla Crusaders", chiuso in difesa e votato alle ripartenze. Funziona spesso ma non sempre: stavolta s'è infranto contro la determinazione priva di sbavature dei ventenni Galletti.
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La cronaca:
La Francia mostra subito la sua attitudine alla battaglia: gioca avanzando con percussioni del pack e aprendo vicino al set piece, il tutto gestito con ordine dal giovane Parra.
Il Galles risponde con la consueta attenzione e la velocità delle ripartenze di Phillips e nell'handling di Stephen Jones. Ne risulta un ping pong iniziale fondato sulle indiscipline in ruck: 0-3 poi 3-3 infine 3-6 tra Parra e St.Jones.
La prima svolta - A fine del primo quarto di gara quel che succede non è di buon auspicio per i padroni di casa: al 18' l'arbitro perdona a Shanklin una entrata da giallo su Harinordoquy in aria, poco dopo annulla una meta del medesimo nr.8 che ai francesi pare sacrosanta: ovale sollevato con le mani in ruck senza metterlo a disposizione è il verdetto, da master in sofisma arbitrale.
Al 25' arriva la punizione al primo errore difensivo francese: Shanklin sfonda la linea del vantaggio sulla sinistra dell'attacco, l'estremo Medard si alza per difendere il sovrannumero all'esterno ma Lee Byrne infila un taglio perfetto da dietro verso il centro: meta subita classica da Italia (giro di parole per dire: da polli), 3-13 dopo la trasformazione.
Giallo mancato, meta annullata, meta devastante subita al primo errore: una triade da stroncare il morale a chiunque, a dei ventenni poi ...
La seconda svolta - I padroni di casa riprendono a macinare il loro gioco che pure si rivela non molto concludente: Parra centra un penalty raccorciando le distanze e subito dopo l'improvvisata apertura Baby s'infortuna al ginocchio (nel mentre sbaglia una ricezione bassa). L'ingresso di una apertura di ruolo, per giunta "fisica" come Trihn Duc, non produrrà personalmente nulla di eclatante ma fornisce alla squadra quel bit di equilibrio e confidenza, più una opzione offensiva (i calci di spostamento) che prima mancava.
Detto fatto, a fine del primo tempo arriva la meta del pack, finalizzata da Dusatoir dopo un break del solito uomo ovunque Harinordoquy man of the match. Siamo 13-13 dopo la trasformazione del calmissimo Parra.
Secondo tempo- Lo schema non cambia: partita perfetta da ambo i lati sulle fonti di gioco ( 7 mischie vinte dai francesi, 6 dai gallesi, 9 rimesse laterali su 9 per i francesi, 11 su 12 per i gallesi), dopo un tentativo iniziale gallese di forzare la mano, l'iniziativa ritorna costantemente francese, con Chabal e tutte le terze linee, le partenze da lontano di Medard dopo calcio di alleggerimento gallese (saranno 21, il 15% dei loro possessi, uguale ai francesi), i tentativi di sfondamento al centro di Jauzion e Bastareaud, le partenze più larghe a slalom di Heymans, i calci di alleggerimento di Trihn Duc o a scavalcare di Parra: tutto eseguito con molta determinazione e disciplina, ognuno aderente senza frilli e personalismi (persino da Chabal) al game plan prestabilito.
Il tutto trova ostacolo nella solita superba prova difensiva di Powell e colleghi e da un errore di Parra che al 47' fallisce una punizione.
La rottura dell'equilibrio - Partita sul filo del rasoio in attesa del primo errore; alla fine vince il merito dell'iniziativa, al 53' passa Heymans che concretizza una rapida apertura di Parra da un setpiece procurato dall'altro ventenne Bastareaud: rompe gli indugi con uno slalom personale dall'angolo sinistro dell'attacco dopo un paio di passaggi affrettati e imprecisi. Parra manca la trasformazione (palo): 18-13.
Due cambi "energetici" e rivolti al "guizzo offensivo" per i gallesi: Gavin Henson al posto di Jamie Roberts consumato in difesa e Dwayne Peel al posto del fisico di Phillips in mediana.
Controllo - francesi hanno il merito di non mollare il pallino dell'iniziativa, il loro lavoro ai fianchi dei gallesi costretti alla trincea e l'aumento di opzioni a disposizione (il piede di Trihn Duc) inizia a pagare.
Un ulteriore palo su calcio al 64' e a un tentativo di drop di Trihn Duc al 68' sono segnali di iniziativa e controllo della gara da parte francese, il nulla in attacco dei gallesi in questa fase la dice lunga sulla difficoltà a risalire il campo per merito dell'asfissiante difesa transalpina.
Alla fine Parra segna al 73' la punizione del break francese, peraltro subito rintuzzata da James Hook subentrato a Stephen Jones: 21-16 al 76', 4 minuti finali di iniziative ai gallesi e di pressione per i francesi.
I giovanotti riescono a resistere con ottimo ordine e disciplina, anche a mezzo metro dalla meta e forse con un po' di collaborazione dall'egoismo di Gavin Henson che in una occasione sceglie di penetrare invece di aprire alla superiorità numerica al largo; unica fase un po' borderline dal punto di vista disciplinare francese è l'ultima rimessa laterale, ma non è niente di che.
Così i giovani Galletti portano a casa una meritatissima vittoria che tra l'altro ha il vantaggio di riaprire totalmente il torneo ... o di consegnarlo all'Irlanda? Lo scopriremo nel weekend.
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mercoledì 25 febbraio 2009

Le Sei Nazioni annunciate per il terzo giro

Del tutto immutata l'Irlanda vincente al Flaminio per la sfida che li attende contro gli inglesi nel percorso verso le quattro vittorie prima dell'ultima sfida al Millennium che presumibilmente assegnera' il 6Nazioni quest'anno a meno di sorprese. L'ultima vittoria inglese in terra d'Irlanda risale al 2003, quando vinsero il torneo per l'ultima volta con tanto di Grande Slam e successiva conquista della Coppa del Mondo.
Recuperato anche Paddy Wallace, unica novita' l'ingresso in panchina di Mick O'Driscoll seconda linea al posto di Brian O'Kelly. Da segnalare O'Gara al suo 90' cap. Probabile che il game plan irlandese faccia perno su Heaslip e tutti gli altri bulldozer davanti, in attesa di capitalizzare con O'Gara gli errori disciplinari inglesi e per poi scatenare le penetrazioni dei centri, di Bowe e Fitzgerald.

15 Robert Kearney; 14 Tommy Bowe, 13 Brian O'Driscoll (capt), 12 Paddy Wallace, 11 Luke Fitzgerald; 10 Ronan O'Gara, 9 Tomas O'Leary; 8 Jamie Heaslip, 7 David Wallace, 6 Stephen Ferris; 5 Paul O'Connell, 4 Donncha O'Callaghan; 3 John Hayes, 2 Jerry Flannery, 1 Marcus Horan
Repl.: Rory Best, Tom Court, Mick O'Driscoll, Denis Leamy, Peter Stringer, Gordon D'Arcy, Geordan Murphy
L'unica novita' dell'Inghilterra al Croke Park sara' la predicibile sostituzione di Andy Goode col ventitreenne Toby Flood. Piu' che per demeriti specifici di Goode, per la maggior attitudine "corsaiola" e l'iniziativa dimostrata dal sostituto di Goode stesso nei Tigers, anche se permangono su entrambi dubbi riguardo alle loro scelte tattiche (calci). In panca Danny Care recupera il posto di Charlie Hodgson.
Il problema piu' sentito dagli inglesi non riguarda ruoli o personaggi, ma la disciplina del gruppo. Dopo aver sollevato il problema di "percezione" che la classe arbitrale avrebbe nei confronti dei perfidi albionici, dovrebbero aver lavorato intensamente su come non lasciare sul terreno troppi gialli e calci piazzabili.

15. Delon Armitage (London Irish),14. Paul Sackey (London Wasps),13. Mike Tindall (Gloucester Rugby),12. Riki Flutey (London Wasps),11. Mark Cueto (Sale Sharks),10. Toby Flood (Leicester Tigers),9. Harry Ellis (Leicester Tigers),1. Andrew Sheridan (Sale Sharks),2. Lee Mears (Bath Rugby),3. Phil Vickery (London Wasps),4. Steve Borthwick (Saracens, captain), 5. Nick Kennedy (London Irish),6. James Haskell (London Wasps),7. Joe Worsley (London Wasps),8. Nick Easter (Harlequins) Repl.:16. Dylan Hartley (Northampton Saints),17. Julian White (Leicester Tigers),18. Tom Croft (Leicester Tigers),19. Luke Narraway (Gloucester Rugby), 20. Danny Care (Harlequins),21. Andy Goode (CA Brive),22. Mathew Tait (Sale Sharks).
La Francia alle prese con gli infortuni prepara cambiando forzatamente molte pedine la sfida dell'anno col Galles - i Galletti sono sempre motivatissimi quando possono rompere i ... piani altrui.
La linea mediana e' inedita: il ventenne Morgan Parra di Bourgoin affianca il futuro compagno di squadra Benoit Baby di Clermont schierato all'apertura anche se di ruolo fa il centro ... Masi II la vendetta?
Maxime Medard torna finalmente estremo al posto di Poitrenaud, Malzieu andrebbe alll'ala aperta mentre Heymans fa l'ala potente, ma le posizioni potrebbero invertirsi. Un altro ventenne debutta la centro, Mathieu Bastareaud dello Stade Francais al posto di Mermoz: curiosita', e' il cugino di William Gallas ex capitano dell'Arsenal di Arsene Wenger.
Anche Chabal torna titolare a suonare la carica e c'e' la rotazione completa per i piloni, terza volta in tre partite. La terza linea delle meraviglie Dusatoir-Ouedraogo-Harinordoquy fin che regge non si tocca.
Certo che anche la federazione francese pero': infortunio di Beauxis a parte venerdi' in campionato, Tolosa - Clermont, partita di Top14 che somma mezza dozzina di titolari, e' stata fatta disputare domenica sera scorsa, solo cinque giorni prima dal match di venerdi' in notturna, manco fosse soccer. Il coinvolto Dusatoir ha dichiarato: "c'est allucinant".

France: 15 Maxime Medard (Toulouse); 14 Julien Malzieu (Clermont-Auvergne), 13 Mathieu Bastareaud (Stade Francais), 12 Yannick Jauzion, 11 Cedric Heymans (both Toulouse); 10 Benoit Baby (Clermont-Auvergne), 9 Morgan Parra (Bourgoin);1 Fabien Barcella (Biarritz), 2 Dimitri Szarzewski, 3 Sylvain Marconnet (both Stade Francais), 4 Lionel Nallet (Castres, capt), 5 Sebastien Chabal (Sale), 6 Thierry Dusautoir (Toulouse), 7 Fulgence Ouedraogo (Montpellier), 8 Imanol Harinordoquy (Biarritz).
Repl.: Benjamin Kayser (Leicester), Thomas Domingo (Clermont-Auvergne), Romain Millo-Chluski (Toulouse), Louis Picamoles (Montpellier), Sebastien Tillous-Borde (Castres), Francois Trinh-Duc (Montpellier), Clement Poitrenaud (Toulouse).

Il Galles sta bene e conferma tutti i reduci della controversa prova con gli inglesi, tranne Mark Jones che lascia, noblesse oblige, il posto all'ala forte al recuperato Shane WIlliam. Recuperato anche Gavin Henson, che pero' non ruba il posto alla rivelazione Jamie Roberts ma parte dalla panchina.
Conferma per la terza linea del potere Ryan Jones-Martyn Williams-Andy Powell che sfidera' quella francese: una grande gara nella gara. A parte i confronti per palati fini, un gustoso spettacolo per tutti sara' il clash dei ball carrier Chabal vs. Powell. Cosi' come lo saranno le folate di Medard, Malzieu e Heymans contrapposte a quelle di Byrne Halfpenny e Williams e le testate tra Bastareaud e Jauzion vs. Shanklin e Roberts. Unico mismatch l'esperienza in mediana?
Coach Gatland ha apertamente dichiarato che si aspetta di poter trarre vantaggio dal peso dei multipli impegni di campionato che i francesi han docuto sopportare nelle settimane precedenti.

Wales: 15 Lee Byrne (Ospreys); 14 Leigh Halfpenny, 13 Tom Shanklin, 12 Jamie Roberts (all three Cardiff Blues), 11 Shane Williams (Ospreys); 10 Stephen Jones (Scarlets), 9 Michael Phillips (Ospreys); 1 Gethin Jenkins (Blues), 2 Matthew Rees (Scarlets), 3 Adam Jones (Ospreys), 4 Ian Gough, 5 Alun Wyn Jones, 6 Ryan Jones (all three Ospreys, capt), 7 Martyn Williams, 8 Andy Powell (both Blues).
Repl.: Huw Bennett (Ospreys), John Yapp (Blues), Luke Charteris (Newport Gwent Dragons), Dafydd Jones (Scarlets), Dwayne Peel (Sale), James Hook, Gavin Henson (both Ospreys).

La Scozia che si gioca al Murrayfield il cucchiaio di legno conferma i fratelli Evans nei trequarti con Simon Danielli schierato all'ala. L'altro italo scozzese Nick De Luca e anche Paterson partono dalla panca. Uomo avvisato dal mito nazionale Gavin Hastings che in caso di sconfitta rischia il posto, coach Hadden rinforza il pack inserendo Euan Murray pilone dei Saints e il capitano dei Glasgow Warriors Alastair Kellock al suo primo cap da titolare.
Capitan Blair delinea le caratteristiche del game plan scozzese:"l'Italia e' un team relativamente poco disciplinato, quindi piu' sapremo tenere il possesso e costruire fasi, piu' ne ricaveremo. Con gli Azzurri che adottano una blitz defense bisognera' inoltre cercare di prevenire il loro montare avanti difensivo (quindi occhio ai calci a scavalcare, ndr)".

Scotland: 15 Hugo Southwell (Edinburgh), 14 Simon Danielli (Ulster), 13 Max Evans (Glasgow), 12 Graeme Morrison (Glasgow), 11 Thom Evans (Glasgow), 10 Phil Godman (Edinburgh), 9 Mike Blair (Edinburgh, capt), 1 Allan Jacobsen (Edinburgh), 2 Ross Ford (Edinburgh), 3 Euan Murray (Northampton Saints),4  Jason White (Sale Sharks), 5 Alastair Kellock (Glasgow), 6 Alasdair Strokosch (Gloucester), 7 Simon Taylor (Stade Francais), 8 John Barclay (Glasgow).
Repl.: Dougie Hall (Glasgow), Alasdair Dickinson (Gloucester), Kelly Brown (Glasgow), Scott Gray (Northampton Saints), Chris Cusiter (Perpignan), Chris Paterson (Edinburgh), Nick De Luca (Edinburgh).

Ritorno al futuro per l'Italia: Andrea Marcato estremo e Luke McLean confermato apertura in una normale (per Mallett) inversione dei ruoli giocati nei rispettivi club. Il positivo Mirco Bergamasco passa all'ala aperta (cosi' sparira' dal gioco), con Pratichetti a quella chiusa, al centro i due Gonzi (speriamo smentiscano di esserlo anche di fatto oltre che di nome) Canale e Garcia. In mischia rientra Bortolami a rifar reparto saltatori con Dellape' e Ghiraldini a tallonare, ricostruendo il pack titolare (pilone nr.1 forse a parte), piu' Zanni aggressiva forza fresca al posto del meno attivo Sole in terza linea, con Mauro B. e Parisse. Mediano confermato Griffen.
In panchina come al solito quest'anno Mallett insiste con l'azzardo di un solo pilone di rincalzo, Nieto, forse per far si che i due in campo dosino le forze e facciano fare bella figura agli avversari. In panchina con DelFava lock e Sole terza c'e' Rubini e Bacchetti arretrati piu' Canavosio mediano al rientro; Ongaro si infortuna in allenamento e viene rimpiazzato da Sbaraglini.
Game plan? Fermarli e ripartire, giocando semplicissimo ma con meno blind passion e piu' testa e disciplina che non contro l'Irlanda. Perno costante sugli avanti, set piece e ripartenze alternate strette e al largo. Rivedremo probabilmente qualche schema per i drop di Marcato.
Arbitro sara' l'insopportabile erede del maestro di scuola, il gallese Nigel Owens: consoliamoci, di mischia chiusa forse ne capisce lievemente piu' di White, ma non lo vedo "australe" al punto da mettersi contro al pubblico di casa: aspettiamoci un giallo e tanti bei calci contro, soprattutto dopo l'ingresso di Paterson.

Itala: 15 Marcato (Benetton Treviso); 14 Mirco Bergamasco (Stade Francais), 13 Canale (Clermont-Auvergne), 12 Garcia (Calvisano), 11 Pratichetti (Calvisano); 10 McLean (Calvisano) 9 Griffen (Calvisano); 1 Perugini (Stade Toulousain), 2 Ghiraldini (Calvisano), 3 Castrogiovanni (Leicester Tigers), 4 Dellape (Toulon), 5 Bortolami (Gloucester), 6 Zanni (Calvisano), 7 Mauro Bergamasco (Stade Francais), 8 Parisse (Stade Francais).
Repl.: Sbaraglini (Benetton), Nieto (Gloucester), del Fava (Ulster), Canavosio (Viadana), Sole (Viadana), Bacchetti (Rovigo), Rubini (Cariparma).

RBS 6 Nations 2009 - Classifica
PosTeam
Gi
Vi ParPerPfPs DP- Pts
1Up (3)Ireland2- 20- 0 68. 30.38- 4
2No change (2)Wales220- 049.28.21- 4
3Down (1)England210- 1 51.34.17- 2
4No change (4)France210- 143.43.0- 2
5No change (5)Scotland200- 226.48.- 22- 0
6No change (6)Italy2 00- 220.74.- 54- 0

domenica 22 febbraio 2009

Panoramica europea

Nel weekend di pausa del 6Nazioni i campionati europei - quelli seri, non il Super10 - giocano.
Tra l'altro non si capisce perche' proprio il Super10 si debba fermare: con le convocazioni odierne solo una squadra su dieci sarebbe penalizzata, il Calvisano che conta sei Azzurri, mentre le altre italiane hanno da 3 (Viadana) a uno, massimo due nazionali (Rovigo, Benetton, Overmach) e 11 convocati su 24 provengono da club stranieri. Si potrebbe anticipare/posticipare la partita dei bresciani e andare avanti col resto: si potrebbe estendere il campionato di eccellenza ad altri 2 o 4 team, gli farebbe pure bene ad alcuni Azzurri e ai giovani che potrebbero trovar spazio. Ma tant'e'.


La Magners Celtic League fa sempre storia a parte: il campionato per selezioni regionali gallesi, irlandesi e scozzesi oggetto del nostro desiderio e' progettato appositamente in funzione delle Nazionali e le squadre "forti" (Ospreys, Leinster, Munster) sono pesantemente depauperate di giocatori, ma il divario con le altre rimane lo stesso importante, quindi nessuna sorpresa. Di seguito il quadro della 11' giornata:
Day 11
Friday 20 February 2009
Cardiff BluesGlasgow Warriors(B)34-30(B)
Saturday 21 February 2009
ScarletsLeinster
17-31
MunsterEdinburgh Rugby(B)28-14
Sunday 22 February 2009
OspreysConnacht
22-10
Newport Gwent DragonsUlster
26-16
In classifica a sette giornate dalla fine (no playoffs ancora per quest'anno) Munster 36 punti, Ospreys e Leinster 33, Gunners, Scarlets e Warriors 26, Dragons 25, Ulster e un inopinato Blues a 22; ultimo Connacht con 13 punti.
Image Hosted by ImageShack.usNegli altri due campionati maggiori boreali stavolta a far rumore non sono tanto i risultati quanto la rinnovata offensiva francese nei confronti di campioni inglesi, sfruttando il salary cap e l'attitudine sparagnina di qualche club, in particolare i Wasps, forse il team piu' blasonato ma anche piu' "tirato" in termini finanziari.
Mentre l'attenzione era focalizzata sul rinnovo contratto di Danny Cipriani, alla fine siglato solo per un anno, il club londinese ha perso 3 campioni (in foto) come il flanker Haskell, 23 anni e il seconda linea Palmer, 27 anni, entrambe destinati allo Stade Francais di Parigi, mentre il centro Ricky Flutey, 29 anni e cresciuto in Nuova Zelanda raggiungera' Andy Goode, Ben Cohen e Steve Thompson al Brive. Altri inglesi attualmente in terra di Francia sono l'ex Sharks Magnus Lund (Biarritz) e l'ex pilone del Leicester Perry Freshwater (Perpignan).
Day 14
Friday 20 February 2009
SaleBristol(B)32-13

NewcastleSaracens
13-9(B)
Saturday 21 February 2009
BathLondon Irish
20-20

LeicesterWorcester(B)38-5

HarlequinsGloucester
14-9(B)
Sunday 22 February 2009
WaspsNorthampton
9-5(B)
Nella 14' giornata di Premiership si segnalano la vittoria dei Falcons coi Sarries in evidente crisi dopo l'ufficializzazione dell'abbandono di coach Eddie Jones, il pareggio strappato dagli Irish a Bath che conduceva 17 a zero (lascio immaginare l'allenatore alla fine), la risalita in classifica dei Wasps con una vittoria tutta al piede di Danny Cipriani ai danni dei Saints forti in casa ma poco efficaci fuori.
Due le vittorie nette testa-coda: Sharks su Bristol e Tigers sui Warriors. Menzione speciale per la vittoria di misura degli Harlequins su Gloucester in cui, caso piu' unico che raro per un Azzurro sotto 6Nazioni, Bortolami e' stato rilasciato per essere impiegato per 50 minuti, mostrando buoni segni di recupero forma.
Altro appunto: abbiamo i Quins una squadra brillante, moderna, dinamica votata all'attacco multifase, contro una compagine lenta ma metodica, solida, che fa poche cose ma quelle giuste. Non fosse stato per la meta a pochi minuti dalla fine di Tom Williams, Gloucester avrebbe strappato una grande vittoria fuori casa. Far BENE e con convinzione le cose semplici: nessuno dello staff Azzurro che abbia visto questa partita?
La classifica ha poco senso perche' c'e' chi ha fatto piu' partite e chi meno; comunque Gloucester, gli Hurricanes dell'emisfero nord (sempre in testa nelle regular season ma con pochi trofei in bacheca) e' ancora davanti a Sale, Irish e Bath.
Day 17
Friday 20 February 2009
Stade FrançaisToulon
22-12

Saturday 21 February 2009
MontaubanMontpellier
27-19

BriveBiarritz
19-15(B)
DaxCastres
16-32(B)
Mont de MarsanBourgoin
16-16

BayonneUSAP
19-13(B)
Sunday 22 February 2009
Stade ToulousainClermont
20-13(B)
Venerdi' lo Stade senza italiani s'era liberato sbrigativamente della inguaiata pratica Tolone; in compenso c'era Beauxis, autore di otto punti e un drop ma s'e' infortunato ed e' probabilmente perso per la sfida col Galles del prossimo weekend.
Massima evidenza all'impresa di Luciano Orquera a Brive che al 48' rileva Andy Goode (6 punti) sul 6-12 per Biarritz: va subito in meta, se la trasforma, poi piazza un penalty, poi un drop e porta la Gagliarda alla vittoria.
Castres
con Tillous-Borde in campo inizia a risalire la classifica spingendo Dax in basso, Baiona soffia la vittoria a Perpignan al 72' con una meta di Peyras. Tolosa vince e convince contro Clermont, coi nazionali Medard, Lecouls, Servat, Dusatoir, Heymans, Jauzion e Poitrenaud in campo, ma anche con Skrela, Elissalde, Clerc e Nyanga (gli ultimi due autori di una meta a testa).
Classifica: Tolosa 62 punti, Stade 60, le due sconfitte Perpignano 55 e Clermont 51 punti. Risalgono Bayonne (44) Brive (42) e Montauban (41). Flottano in mezzo Montpellier (36) e Biarritz (35), in fondo stanno Bourgoin (30), Castres (29) che spinge Dax in basso (26). All'inferno Tolone (25) e i Montois (22).

sabato 21 febbraio 2009

Scampoli di estate australe


Nella seconda giornata del Super14 l'equilibrio la fa da padrone, i team australiani confermano la competitività emersa l'anno scorso ma tre sudafricane top mostrano consistenza e potenza, sempre in attesa dell'entrata in forma dei neozelandesi.

Week 2
Team
Score
vs
Team
Score
Date

22

17
20/2/09

11

7
20/2/09

16

10
20/2/09

27

24
20/2/09

Brumbies
18

16
21/2/09


I Brumbies raggiungono la vittoria in casa contro i Crusaders detentori del titolo sia pure nell'extra time, quando Stirling Mortlock riesce a trasformare dall'angolo la meta di Mark Gerrard dopo aver sbagliato un penalty poco prima. I Crociati privi di Richie McCaw oltre che del lungodegente Dan Carter mostrano una volta di più il loro volto di squadra votata alla difesa arcigna e alle ripartenze, ma a volte (soprattutto se manca McCaw) non basta.
I Waratahs finalisti l'anno scorso sconfiggono sia pur di poco i Waikato Chiefs. Timana Tahu porta in vantaggio la squadra di Sidney ma nel primo tempo basta una meta trasformata di Arizona Taumalolo per portare in vantaggio gli ospiti, causa anche tre penalty falliti da Kurtley Beale. L'incapacità dei neozelandesi di capitalizzare ilvantaggio consente all'apertura australiana di rifarsi nel secondo tempo con la punizione e il drop della vittoria.

Western Force batte nel caldo torrido di Perth i Cheetahs in una partita giocata praticamente solo nel primo tempo. Break di 10-0 per i padroni di casa -meta del centro O'Connor lanciato da Giteau che pare si trasferirà ai Brumbies l'anno prossimo; dopo cinque minuti meta dell'ala Danwel Demas per gli ospiti, primo tempo 13-7, nel secondo sotto il sole solo un calcio a testa.
Gli Stormers di Città del Capo guidati da deVilliers prima si impongono largamente ma poi tengono testa a fatica al ramp up dei giovani e pimpanti Reds di Brisbane, Queensland.
Partenza a razzo degli ospiti col ventenne Quade Cooper ben noto a noi italiani (il rincalzo che segnò la meta della vittoria australiana nel test match di novembre); i padroni di casa lentamente ma inesorabilmente riguadagnano il controllo del match nella fase centrale - mete di Tonderai Chavhanga, Andries Bekker, Sireli Naqelevuki, conversioni e penalty di Peter Grant - per poi riperderlo nel finale quando i Reds mandano in meta prima Saia Faingaa poi Scott Higginbotham e Van Humphries, ma l'esperienza degli Stormers mantiene gli ultimi tre punti per la vittoria. Doppio bonus guadagnato dai giovani australiani e bella dimostrazione a certi soloni del rugby anche di casa nostra: prendi un giovanissimo promettente come Quade Cooper, responsabilizzalo (è schierato apertura, mica estremo o ala) e gettalo nell'acqua fonda del torneo più importante del suo Emisfero, ci sono concrete chances che l'esperimento paghi.
Nel confronto tra Isole Nord e Sud neozelandesi solo due mete negli ultimi cinque minuti (Jason Eaton e Conrad Smith e una trasformazione di Piri Weepu) salvano a Wellington la pellaccia degli Hurricanes contrapposti ai pimpanti Highlanders. Partita altalenante coi padroni di casa davanti 10-0 (meta di David Smith, calci di Daniel Kirkpatrick) cui replicano i visitors segnando all'inizio del secondo tempo ben 17 punti in sette minuti (meta e calci di Daniel Bowden, meta di Steven Setephano).
Nel pomeriggio a Pretoria i Bulls stendono i Blues col loro nuovo record di punti: 58 -26, 7 mete in tutto (Habana, Potgieter, Kirchner, 2 di Spies, du Preez, Olivier; calci e un drop di Mornè Steyn), 4 per il bonus nei primi 23 minuti; col tempo anche i neozelandesi di Auckland si ricompongono e segnano 4 mete per il bonus point.
Nel derby sudafricano lo squadrone dei Natal Sharks liquida 25-10 senza raggiungere il bonus i Lions visibilmente più deboli ma dai buoni progressi rispetto l'anno scorso. Mete di Deon Carstens, JP Pietersen, Ryan Kankowski per la squadra basata a Durban, una di Willemse per il momentaneo vantaggio a inizio secondo tempo per quella di Johannesburg.
Partita da inizio stagione infarcita di errori che però fa intravvedere nei padroni di casa uno degli squadroni più attrezzati nel novero dei team Super14 di quest'anno, con Francois Steyn finalmente sistemato nel posto giusto di primo centro a far reparto con il sempre convincente Jacobs.

In classifica Bulls a 10 punti, seguono le due australiane Waratahs e Brumbies con 9, Sharks a 8. Alle porte dalla ancora lontanissima zona playoffs sono i Blues con 6 punti e la pattuglia a 5: Lions, Crusaders, Hurricanes, Western Force e Stormers; poi Highlanders con 3 e in fondo Chiefs, Cheetas e Reds a 2.

venerdì 20 febbraio 2009

San Martino d'Inghilterra


Mentre il socio approfondisce come bene sa fare il discorso "noi in Celtic League come ci andremo e che fine faremo", e mentre il 6 Nations 2009 si ferma per un turno di riposo, nella perfida Albione hanno trovato un nuovo santo da affiancare al sempreverde San Giorgio. Si tratta di San Martin Johnson, il capitano del Mondiale 2003 e chiamato a ricostruire una nazionale perseguitata da infortuni e incertezze. Non tanto perché ha vinto contro gli Azzurri di Mallet all'esordio, quanto per il carattere dimostrato dai suoi nel match contro i rivali di sempre, i gallesi, gente che fischietta un motivetto così: "As long as we beat the English...".

Welcome back, England: hanno scritto così i commentatori sportivi d'Oltremanica. "Per la prima volta da quando Johnson è arrivato, si è vista una squadra", ha scritto Mick Leary del Telegraph, riportando il giudizio di molti altri suoi colleghi. "Dobbiamo credere in noi stessi", ha affermato invece Johnson che da buon tecnico non ha potuto a fare a meno, anche in questa settimana, di tornare sui limiti della sua Inghilterra. Uno fra tutti, l'indisciplina perché gli inglesi nelle ultime otto partite hanno collezionato 11 cartellini gialli. E poi la fatica ad esprimersi sotto pressione, nell'esecuzione di azioni chiave per respingere le folate avversarie. Eppure in un clima come quello del Millennium Stadium l'Inghilterra ha lottato e venduta cara l'anima.

Il prossimo test sarà ancora più importante, perché i leoni di Sua Maestà giocheranno in trasferta contro l'Irlanda al Croke Park. Johnson ha già detto che "se regaleremo tutti quei falli, perderemo". D'altra parte uno come lui, uomo di mischia e di vecchia scuola rugbistica, non è che consideri una onorevole sconfitta una parte del suo modo di essere.

Eppure un piccolo miracolo lo ha compiuto: i tifosi inglesi, così maledettamente con la puzza sotto il naso e sempre pronti con l'indice puntato ad indicare "all that rubbish" che la nazionale ha portato in campo in diverse occasioni negli ultimi anni, sembrano più generosi del solito. San Martino, fai loro la grazie.

Altre brutte notizie per Dondi

Si sa, in Inghilterra e' praticamente scontato che tutti gli adolescenti maschi di buona famiglia abbiano frequentato i campi di rugby; quello che non sapevo e' che l'occhietto un po' pendente (ne ha perso l'uso) del Primo Ministro inglese Gordon Brown fosse dovuto proprio a un incidente rugbistico occorsogli a sedici anni . La cosa non gli ha impedito di pronunciare le seguenti parole: "I believe that rugby is one of the great sports and I also believe we can win the Rugby World Cup bid for this country in 2015".
Cosi' il Primo Ministro di Sua Maesta' ha ufficialmente "endorsato" (cioe' appoggiato, scusate l'inglesismo) l'iniziativa della RFU e del suo Chairman Martyn Thomas a presentare alla Irb la candidatura ufficiale dell'Inghilterra Paese ospite della Coppa del Mondo di rugby del 2015.
Brutte notizie per il presidente Fir Dondi: oltre al Giappone, Australia e Sudafrica l'Italia avrebbe un ulteriore concorrente non solo "geograficamente corretto" (dopo la Nuova Zelanda nel 2011 regola non scritta vorrebbe che toccasse poi a Paese nell'emisfero boreale) ma anche iper-qualificato.

Per due motivi: il Paese dove vive la meta' circa dei tesserati del rugby mondiale (un milione di praticanti) non ospita un Mondiale dal 1991 quando perse la finale contro l'Australia; inoltre l'Inghilterra non avra' difficolta' a guadagnarsi l'appoggio delle Nazioni vicine Galles, Scozia e Irlanda, troppo piccole per proporsi seriamente da sole ma sempre molto interessate ad ospitare singole partite - come recentemente attuato col Mondiale francese - nei loro magnificenti stadi da decine di migliaia di spettatori come il Millennium a Cardiff, il Murrayfield di Edimburgo o l'Hampden Park di Glasgow, il Landsdowne Road o il Croke Park di Dublino.

giovedì 19 febbraio 2009

Da quando l'apartheid e' finito ...

.. i governanti e i burocrati sudafricani in carica a gestire nel modo approssimativo, clientelare, indegno e corrotto anche il rugby come purtroppo molto altro in quello splendido Paese, non perdono occasione per coprirsi di ridicolo.
Stendiamo un pietoso velo sulla storia patetica delle progressiva rimozione del simbolo considerato "bianco" dello Springbok, l'antilope saltante, dalle maglie della nazionale.
Qualcuno dimentica che fu maglia e simbolo indossato ed "endorsato" in Mondovisione da Nelson Mandela, lo vedete qui a fianco presentare la Web Ellis Cup a Francois Pienaar capitano della nazionale della Tribu' Bianca degli Altipiani; era il 1995 e quella cerimonia fu il momento piu' alto della riconciliazione tra le etnie di quel Paese, la sorridente stretta di mano che senza esagerare siglo' la rifondazione del Sudafrica molto piu' efficacemente di tutte le firme e gli accordi politici.
Quante speranze ....
Adesso la notizia e' che un tour della rappresentativa neozelandese dei Maori contro gli Springboks previsto per giugno prossimo a Soweto, la famosa township nera nei sobborghi di Johannesburg, potrebbe essere bloccato dalla SARU, la federazione sudafricana in mano ai politicanti.Nel nome di una regola che impedisce ai sudafricani di giocare contro squadre selezionate su base etnico-razziale. Di fatto non c'e' dubbio, i New Zealander Maori, rappresentativa di giocatori di origine indigena, tecnicamente e' ... una squadra razzista!
Gia' ci eravamo imbattuti in esempi del tipico razzismo alla rovescia che affligge molte culture purtroppo immuni alle conquiste dell'Illuminismo e afflitte dal "the winner takes it all", dalla tentazione di confondere la democrazia con una dittatura della maggioranza , ma questa declinazione del concetto del razzismo la troviamo veramente inedita: secondo tale "logica" razzismo non sarebbe piu' solo imporre barriere discriminatorie, ma anche il non promuovere sempre e comunque la mescolanza!
Di questo passo si arrivera' a proibire i matrimoni "non razzialmente misti" come sono proibiti quelli tra parenti stretti: fanno male ... ai progressivi destini dell'Umanita' "omogeneizzata".
Ovviamente i motivi della probabile cancellazione dell'evento sportivo sono altri, banalmente economici legati alla crisi, ma colpisce la scusa infantile utilizzata.
Alla stessa stregua dovrebbe allora esser trattata l'Irlanda o il Galles (da quando il "mezzosangue" Colin Charvis non viene piu' convocato): sono squadre "razziste" composte tutte da soli gallesi e irlandesi (tutti quei Jones, e quegli O' ....), al contrario dell'Inghilterra o della Francia che includono anche atleti di altre etnie; una accurata analisi dovrebbe essere condotta nei confronti dell'Italia, che include si' personaggi nati in altri Paesi ma sulla base di un fastidioso richiamo ad antenati italici, regola che puzza tanto di discriminazione razziale...

mercoledì 18 febbraio 2009

Polli-tica celtica

IL"DIBBATTITO" - L'idea che gli autori di questo sito si sono fatti sulla partecipazione di sinora non meglio specificate "paio di franchigie" italiane alla Celtic - Magners League e' improntata a un sano scetticismo. Non siamo pregiudizialmente negativi, sia chiaro, rimaniamo però scettici a livello ideologico riguardo agli approcci centralisti, top-down, sradicati dalle realta' territoriali; inoltre abbiamo un gran timore non nei riguardi della immaginazione italica a generare meravigliose idee creative ma della capacità di realizzarle in modo efficace ed efficiente.
Prendiamo atto peraltro che la "strana coppia" Dondi+Mallett che caldeggia tale approdo si sta giocando tutto sull'idea, quindiindietro non si torna. Del resto sin dai tempi dell'adesione al Sei Nazioni il Presidente s'e' messo in testa di far evolvere il movimento non certo dal basso (scuole, club, territorio) e facendo leva iniziale dov'era già forte (Veneto, l'Aquila, Parma) ma al contrario prima per "espianto" per vasi comunicanti per farlo rientrare nelle grandi città (ottenendo fallimento analogo a quello degli altri sport non calcistici), poi riducendosi alla trazione anteriore della Nazionale; il sudafricano è arrivato tra noi selvaggi col suo bel rugby man's burden anglosassone senza pero' riuscire a fornire al movimento alcun sensibile valore aggiunto.
HAN TOPPATO? - Al momento i progressivi destini auspicati dalla strana coppia paiono stallare, s'alza qualche perplessità dovuta ai risultati. Prima Mallett afferma che il problema è il nostro campionato e la presenza di stranieri, ma la nostra Nazionale pur ricolma di campioni esercitanti all'estero (praticamente tutto il pack, centri e estremo) non mostra miglioramenti, anzi; poi Dondi se n'esce che non è colpa della Nazionale, forse altrove hanno assimilato le Elv meglio di noi.
Con ciò non solo dimostra di non conoscere i principi base della fisica e del buonsenso (i progressi di qualcosa, positivi o negativi che siano, si valutano rispetto a un punto di riferimento), ma sta anche dicendo che il buon Nick non avrebbe tenuto conto di un fattore non da poco: da un anno in tutto il mondo del rugby si dibatte dell'impatto delle Elv. Forse Mallett s'e' limitato ad illustrare l'impatto disciplinare delle Elv (cosa NON fare) senza approfondire come poter sfruttare le opportunita' di gioco offerte a un pack aggressivo ed esperto.
Basti guardare Parisse: da potenziale miglior giocatore europeo a protagonistas di "chi l'ha visto" ...
Mallett e il suo staff han poi altri torti piu' puntuali, dall'infortunio Bergamauro in mediana al precedente tempo perso di Masi apertura, ma anche l'aver portato in panca contro l'Irlanda un solo pilone, pur dovendo affrontare il pack attualmente piu' forte al Mondo dopo quello sudafricano e con Castrogiovanni con sole cinque partite disputate nell'intera stagione. Oppure il trascurare l'allenamento specifico in rimessa laterale, "tanto siamo già bravi e affiatati".
GIA' CELTICI? - Torniamo alla Celtica Lega: a giudicare dalle chiacchiere dovrebbero esserci enne candidature nostrane pronte ad imbarcarsi per le terre dei Druidi: le romane, Viadana+Colorno+meta' Parma, Padova+Rovigo+Venezia, Calvisano, Overmach, Treviso ... e come trascurare l'Aquila. Tante parole ma nessun "show me the money": del resto un classico effetto degli approcci centralisti è che tutti sono ad aspettare che la Fir dichiari quanto investirà, come e dove .
Un interessante insight in questo panorama di stallo almeno apparente viene offerto da una fuga di notizie all'estero: Irish Times cita ieri la chiacchierata di sabato scorso tra John Hussey Chairman della Lega e Dondi. Il Chairman della Lega, riferisce il quotidiano, s'e' detto “reasonably confident” riguardo a "two regional Italian sides entering the league", ma attenzione solo dalla stagione 2010/11; afferma inoltre che la cosa sara' ratificata ufficialmente entro la fine di marzo.
Too little too late per ottenere impatti significativi sul nostro rugby per il Mondiale Neozelandese del 2011; parrebbe più che altro una buona scusa per confermare il Mallett e intero staff tecnico sino ai mondiali 2015, magari in Italia - altro caposaldo delle strategie Dondiane.
Ci sarebbero anche aperture (in linea di principio) per quattro selezioni italiane più avanti - chissa' quando chissa' come: "show me the money". Sostengono gli irlandesi che lo spazio in calendario ci sarebbe, tanto la Edf Energy Cup - il torneo Anglo-Gallese - secondo loro morirebbe gia' dall'anno prossimo.
VA DOVE TI PORTA IL SOLDO - L'altra indiscrezione gustosa, soprattutto per i fan di altre opzioni apparentemente sul tappeto (Torino? Milano? Reggio?), e' la locazione delle due franchigie italiane. Riporta il quotidiano irlandese: "two largely indigenous Italian regions being based in Treviso and Rome". Ci voleva la straightforwardness tutta anglosassone per osare delle affermazioni del tutto logiche.
Tutti sanno dei perche' a Roma: senza nulla togliere ai rugbisti e appassionati romani, la cosa ha una sua logica "politica" coerente con l'impostazione generale data non da oggi dalla presidenza Dondi che e' inutile commentare ulteriormente. Importante aggiungere che, come tutte le operazioni "maieutiche" di questo tipo, le necessita' assistenziali non si esauriranno col privilegio concesso a scapito di altri territori: e' chiaro che una selezione fondata sui tre club romani - che senza offendere nessuno sono di mediobassa caratura pur secondo i bassi standard italiani - potrebbe affrontare la Celtic solo grazie al supporto della Fir in termini di risorse e umane e materiali.
Giocoforza allora che la seconda selezione debba contare perlopiù sulle proprie di risorse; quindi dovra' appoggiarsi sulle spalle piu' larghe in termini di competenze, roster, bacino, organizzazione e capacita' di spesa attualmente presenti: sorpresi che sia Treviso cioè Benetton?
Sano realismo: dal lato romano avremmo il polo aggregante della Fir col suo stadio e le risorse dragate (pagando) da altrove, da quello trevigiano l'unico polo privato in grado di gestire organizzativamente e finanziariamente un importante salto di categoria.
Dato che la Lega Celtica accetta Selezioni Regionali e non Club singoli, creare una selezione regionale basata sulla Benetton non sarà un passeggiata, per via delle rivalita' tra l'aristocrazia squattrinata dei club storici e i (relativi) parvenu danarosi e un po' ganassa della Marca.
Del resto due sono i posti disponibili, o meglio uno solo visto che l'opzione Roma quintessenza del centralismo non pare discutibile. Cosi' le varie Parma, Calvisano, Viadana, l'Aquila etc. non possono che rassegnarsi in ogni caso (Treviso piuttosto che di Milano, Torino o Reggio); idem i club veneti storici dovrebbero smetterla con improbabili disegni di esclusione dei "culastrisce" della Marca, mentre Munari&C. si dovrebbero reinventare polo aggregante: da fastidiosi fazo tuto mi a leader inclusivi.
GLI "ESTEROFILI" POCO RAGGIUNGIBILI - Ribadiamo, il fatto che dissipa molti dei dubbi anti Treviso è che alla Lega Celtica partecipino Selezioni Regionali non Club. Stiamo quindi parlando di una franchigia veneta erede dei DOGI fondata su (i soldi e la capacita' organizzativa del) la Benetton. L'approccio regionale sarebbe utile in primis ai trevigiani stessi, per avere piu' giocatori eleggibili e allo stesso tempo per poter "parcheggiare" i loro stranieri in eccesso.
Altri dubbi letti in giro han veramente poca sostanza: tacciare il club trevigiano di atteggiamenti "esterofili" tracura da un lato il numero di giovani italiani da esso lanciati, dall'altro l'assenza del "centro" quando i migliori nostri sono stati richiesti all'estero, con la scusa delle ricadute del farsi esperienze in Europa; ora che la gabbana Fir vòlta all'improvviso, almeno non trasformiamo le vittime in colpevoli.
Ulteriore dubbio facilmente dissipabile riguarda la logistica. Della raggiungibilita' e delle attrattive di di Roma si sa; quanto a Treviso, non è certo da meno.
Essa infatti fa parte di un conglomerato urbano oramai quasi privo di soluzione di continuita' con Mestre-Venezia e Padova, servito da due aeroporti internazionali (Treviso e Venezia Tessera) nel raggio di 30km, attraversato da ferrovie e autostrade ivi incluso il Passante (in fig.) inaugurato l'8 febbraio scorso, con una ricettivita' alberghiera unica in Italia (Venezia, Jesolo, Padova col Santo e' la citta' italiana dopo Roma che conta piu' pellegrinaggi).
Tutte cose molto gradite ai turisti celtici, alle societa' che creano pacchetti turistici "partita viaggio e tour all inclusive" e probabilmente anche alle tv.
Ci rimane un unico dubbio, sempre quello: se una Benetton infarcita di stranieri non è riuscita a batter chiodo in Europa, che probabilita' hanno selezioni all italian di scatenare entusiasmi e crescita tecnica mediante confronti con Munster e Ospreys, pur anche nel medio termine? Non sarà la solita, velleitaria scorciatoia furbetta che tanto piace all'italiano medio, esattamente come si pensava dell'ingresso nel 6Nazioni - altro che 24 anni com'è servito ai francesi per affermarsi!
Tant'e', Mallett ci tiene tanto ....

lunedì 16 febbraio 2009

Gl'inglesi non si formalizzano

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Nel medesimo weekend in cui la Nazionale della Rosa dei Lancaster giocava la miglior partita della gestione Johnson ma perdeva il sesto posto nel ranking mondiale a favore degli irlandesi, la Guinness Premiership mica stava ferma, celebrava la sua 13' giornata e chi c'è c'è.
I risultati:

Friday 13 February 2009
BristolNewcastle
3-35(B)
Saturday 14 February 2009
London IrishHarlequins(B)9-14

GloucesterSale
24-17(B)
NorthamptonSaracens
20-15(B)
WorcesterBath
17-34(B)
Sunday 15 February 2009
WaspsLeicester
36-29(2B)

Prima vittoria esterna con tanto di 4 mete per il bonus di Newcastle in casa del derelitto Bristol; Irish battuti in casa dagli Harlequins di Nick Evans in uno dei derby più sentiti dell'area londinese (più di 12.000 spettatori al Madjeski Stadium) dopo che l'hooker Paice viene espulso definitivamente per un pugno e successive proteste ("dissent", basta e avanza nel rugby, mica è lo sport dei carrettieri questo). Il giorno dopo comunque gli Exiles si vendicano facendo firmare un biennale a Chris Malone, grande kicker tattico australiano, da un anno proprio ai Quins dopo i 5 spesi a Bath.
Grande recupero davanti ad ancora più gente (più di 13.000) del Gloucester di Olly Barkley, Ian Balshaw, Greg Sommerville, Olivier Azam e per la prima volta di Carlos Spencer al posto di Ryan Lamb sui Sharks di Sale con Charlie Hodgson in grande spolvero (una meta e 12 punti su 17 totali per la sua squadra). I Sarries troppo Glen Jackson dipendenti e con l'allenatore Eddie Jones dimissionario a fine stagione, perdono coi Saints sempre forti in casa nonostate la prevalenza nel primo tempo; 15 punti del giovane apertura Myler, a mostrare che la scelta di tenerlo al posto di Spencer, paga.
Tre mete ("hat trick") di Andrew Higgins (in foto) portano il Bath alla vittoria a Worcester. Domenica i Wasps guidati da un convincente Cipriani autore di 21 punti battono i Tigers che pure segnano 4 mete (la prima di Scott Hamilton), per i Wasps va in meta anche Betsen. Un altro colpo di mercato vede le Vespette londinesi passive: il nazionale inglese ex Maori Ricky Flutey ha firmato per il Brive di Andy Goode.
La classifica di Premiership è un po' bugiarda, essendo 3 squadre con 14 partite e altrettante con 12; diciamo che prima è Gloucester con 45 punti, secondi gli Irish con 41 ma la terza Bath a 40 ha due partite in meno e la quarta a pari punti Sale ne ha una in meno. In fondo staccatissimo Bristol con la metà dei punti di Worcester.
Il prossimo weekend è di pausa per il Sei Nazioni, giocano anche gli altri campionati maggiori europei (Top14 e Magners-Celtic), solo il più sfigato rimane in pausa.

domenica 15 febbraio 2009

I folletti verdi fanno tutto loro


ItalyItaly 9 - 38 Ireland Ireland
(primo tempo 9 - 14)

Italy: A Masi (Biarritz); K Robertson (Viadana), G Canale (Clermont-Auvergne), Mirco Bergamasco (Stade Francais), M Pratichetti (Calvisano); L McLean (Calvisano), P Griffen (Calvisano); S Perugini (Toulouse), F Ongaro (Saracens), M Castrogiovanni (Leicester), S Dellape (Toulon), T Reato (Rovigo), A Zanni (Calvisano), Mauro Bergamasco (Stade Francais), S Parisse (Stade Francais, capt).
Subs: A Bacchetti (Rovigo) for Robertson 20, C Nieto (Gloucester) for Castrogiovanni 33, G Garcia (Calvisano) for Canale 48, C Festuccia (Racing Metro) for Ongaro 42, J Sole (Viadana) for Reato 49, C del Fava (Ulster) for Dellape 49, Castrogiovanni for Perugini 59, G Toniolatti (Capitolina Roma) for McLean 72.Penalty goals: McLean (3).Yellow cards: Masi 1, Perugini 36.

Ireland: R Kearney (Leinster); T Bowe (Ospreys), B O’Driscoll (Leinster, capt), P Wallace (Ulster); L Fitzgerald (Leinster), R O’Gara (Munster), T O’Leary (Munster); M Horan (Munster), J Flannery (Munster), J Hayes (Munster), D O’Callaghan (Munster), P O’Connell (Munster), S Ferris (Ulster), D Wallace (Munster), J Heaslip (Leinster).
Subs: P Stringer (Munster) for P Wallace 35, G D’Arcy (Leinster) for Stringer 41, T Court (Munster) for Horan 55, R Best (Ulster) for Flannery 60, D Leamy (Leinster) for Ferris 63, Stringer for O’Leary 72, G Murphy (Leicester) for Kearney 76, Ferris for Heaslip 76, M O’Kelly (Leinster) for O’Connell 76.

Tries: Bowe, Fitzgerald (2), D Wallace, O’Driscoll. Conversions: O’Gara (4), Kearney. Penalty goal: O’Gara.Yellow card: O’Gara 31.Referee: C White (England).

Sabato 21 marzo: forse il 6 Nations 2009 si deciderà all'ultima giornata con lo scontro diretto, quello tra Galles ed Irlanda. Forse. Perché da una parte bisognerà vedere quanto questo Galles abbia fatto maturare il killer istinct che solo gente che viene dal Sud del mondo ha nel dna.
Dall'altra ci sarà da tenere d'occhio l'Irlanda che ha iniziato con il botto battendo la Francia - e non è cosa da poco perché i celtici vestiti di verde hanno sempre sofferto con i galletti anche quando erano dati per favoriti e poi uscivano dal campo come perdenti - e che oggi ha espugnato il Flaminio, facendo finta di soffrire.
Mica si poteva pensare che dopo il 6-0 nel primo quarto d'ora di partita l'Italia potesse sopravvivere. D'accordo un Ronald O'Gara che ci ha impiegato un tempo per prendere confidenza con l'ovale non di marca Gilbert e con se stesso, al punto di beccarsi un giallo, ma gli uomini di Mallet erano così incazzati in campo che Masi lo ha fatto capire dopo 46 secondi: placcaggio alto, sin bin.
Paradossalmente hanno fatto meglio gli azzurri, portandosi sul 6-0 con McLean. Poi però le sensazione era che noi difendevamo sempre e comunque, loro attaccavano. Insomma, facevano la partita. Grazie anche al solito errore: quando gli italiani vogliono fare i francesi, quello che esce non è un rugby champagne, ma un rugby che sa di tappo.
18': l'Italia attacca da rimessa laterale vicino ai 22 avversari, palla al largo, i tre quarti velocizzano la trasmissione del pallone, ma un passaggio affrettato di troppo consegna l'ovale alla saetta Tommy Bowe che corre, corre e corre. Mirko Bergamasco ci impiega qualche attimo di troppo a capire che la palla non è più di possesso azzurro, l'ala irlandese ha ormai messo il turbo e ci provano in tre a fermarlo. Lui va in meta e la partita finisce lì.
Perché arriva un'altra punizione trasformata da McLean, ma onestamente gli Azzurri combinano troppo poco. E gli irlandesi con fuori O'Gara decidono di andare sempre in rimessa per le punizioni. Al 36' i dieci minuti sulla sedia dei cattivi spetta a Totò Perugini, gli irlandesi imbastiscono un'azione che sfiora le 20 fasi, la difesa italiana regge e sembra poter respingere l'assalto ed invece arriva il varco di Ferris con con un off load serve Luke Fitzgerald, con Zanni in ritardo e certamente spossato dalla fatica di tenere a bada i folletti dell'isola di San Patrizio. Si va negli spogliatoi sul 9-14.
I secondi 40 minuti sono un incubo.
Al 46' la meta di Wallace il terza linea favorita dal solito Heaslip, al 75' la doppietta di Fitzgerald. Ecco come la descrive Scrum.com: A dreadful lineout misses all the jumpers but the Italian counterattack fizzles out as Bergomasco slices a kick ahead into touch. A quickly taken lineout releases Fitzgerald, who is home free and touches down under the posts. He was largely unopposed and the try, whilst giving a certain sheen to the score, will not give Declan Kidney much cause for celebration. O'Gara converts the relatively tricky extras.
Il punteggio indica Italia 9, Irlanda 29 perché intanto O'Gara ha preso confidenza eccome con l'ovale. E con se stesso. A tre minuti dallo scadere, O'Driscoll intercetta e vola solo solo solo sotto i pali. 38-9.
5 mete a zero, un pack messo a dura prova e dormite che fanno venire di scappere sotto le coperte per non rivederle. Più agonismo rispetto ad una settimana fa a Twickenham, ma l'Italia di Nick Mallet sembra ancora un ibrido. Tra cosa non si sa, ma lo è. Perché 40 minuti senza combinare nulla sono brutti da digerire.
Dicevamo: forse bisognerà attendere l'ultima giornata. Perché nonostante tutto l'Irlanda oggi ha dovuto giocare contro se stessa, nel senso che è stata brava a darsi una lavata di capo dopo un inizio segnato dal nervosismo e dalla valutazione probabilmente affrettata dell'avversario. E' stata cinica nel primo tempo, andando però a cercarsi la vittoria negli ultimi dieci minuti. Tornata dalla pausa, ha mostrato confidenza, sicurezza e quanto altro per far dimenticare quei pomeriggi sornioni che spesso le sono costate care.

La Versione di Abr
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Concordo molto con l'analisi di Ringo ma non certo col titolo del post: nel primo tempo, parte chiave della partita, abbiamo fatto tutto noi non i Folletti Verdi, regali compresi.
I momenti chiave per potersi fare un giudizio sulla disfatta azzurra del Flaminio sono precisi:
a) l'attitudine iniziale: gli Azzurri entrano in campo per mostrare la reazione alla performance di Twickenham di una settimana prima; sanno bene di aver di fronte il pack più tosto del Sei Nazioni e lo affrontano a muso duro.
Entro 46 secondi quasi a mo' di segnale Masi stende l'estremo Kearney con una bracciata ad altezza collo, 10 minuti in panca ma il tono del match è settato: verdi, se volete i vostri punti veniteveli a prendere.
La solida difesa italiana e l'atteggiamento intimidatorio provocano ben 5 errori in 15 minuti agli irlandesi (saranno ben 10 le loro palle perse a fine partita); si innervosiscono, oltre che imprecisi divengono fallosi e aldilà dell'immeritato regalo a Bowe nella prima mezzora ci subiscono.
b) il braccio di ferro: il momento topico della partita è tra il 35' e la fine del primo tempo, quando i nostri in trincea reggono e respingono per ben diciotto volte gli assalti all'arma bianca irlandesi ma cedono alla dicannovesima; li spingiamo indietro per venti metri ma non riusciamo mai a riguadagnare il possesso dell'ovale, fino a quando spunta Ferris e scarica sul taglio di Fitzgerald che entra in meta. Onore alla loro pervicacia ma gli e' andata di fortuna anche stavolta: riposo sul 9-14, inerzia della gara per la prima volta ma definitivamente in mano agli ospiti.
c) il crollo: non è questione di schemi o di personalità e nemmeno entro un certo limite di errori. L'Irlanda è più forte e più fisica dei nostri precari e contati avanti attuali e in ogni caso più abituata al gioco d'impatto ad alto livello (mi sovviene la finale di Heineken 2008 tra Munster e Tolosa); una volta che i Verdi la smettono di cercare le fighetterie e accettano la sfida fisica, ci schiacciano non prima di avercela messa tutta ma veramente tutta (punto b).
Vero e' che l'arbitro White di mischia chiusa non ha mai capito granche' e prende decisioni a caso, ma la verita' sulla debacle dei nostri e' 50% legata alla forza dirompente del pack avversario e 50% fisica, siamo arrivati alla frutta. Si spiega cosi' la nostra fallosita', il non veder più un possesso palla, i 114 placcaggi con 19 errori nostri contro 50 e 4 dei Verdi, questo l'affannato conto finale difensivo. Logico poi che ogni errore nostro venga capitalizzato dai piu' esperti avversari: i britannici sono cinici e giustamente non conoscono rituali barocchi latini tipo l'onore delle armi, per loro o si vince o si perde.
Dimentichiamo pure la prima meta regalata a Bowe e le ultime due in pieno "garbage time": rimangono le mete unanswered di Fitzgerald e Wallace tra 39' e 45' a condannarci per insufficienza di pack.
D'altro canto abbiamo portato la sfida sull'unico terreno che potevamo, quello fisico lì davanti; fin che è bastata l'irruenza, l'orgoglio e in certa misura la sorpresa, abbiamo retto. Poi come la Folgore ad El Alamein, una volta finite munizioni e benzina (un solo pilone in panca! Castro fatto a pezzi da Horan costretto a rientrare, Ongaro, Canale e McLean fuori, Toniolatti estremo e Masi ancora all'apertura!), l'Ottava Armata ci è passata sopra senza pietà.

- Cosa non va nell'Italia Mallettiana:
non c''e molta capacita' di pianificazione, diciamolo: un solo pilone in panca contor l'Irlanda (!), un solo utility back/apertura. Emerge piu' grave la coperta corta di un pack contato, in condizioni fisiche precarie soprattutto in prima linea e in ogni caso non più capace di fare la differenza come l'anno scorso - vuoi per gli infortuni, vuoi per i progressi degli altri, vuoi per le nuove regole che privilegiano la dinamica sulla potenza. Torna deficitario dopo tante partite ottime il conto disciplinare (2 espulsi, 18 punizioni prese!). "Vecchi" che non sanno dare consistenza per tutta la gara - Ongaro, Canale; "giovani" non d'impatto - Festuccia, Toniolatti.
- Su cosa fare leva positiva: finalmente dei giovani positivi in campo: Reato, Zanni, McLean e Pratichetti, da rivedere Bacchetti emarginato in un ruolo periferico per il nostro tipo di gioco. Qualche lieve progresso si registra in rimessa laterale (4 perse su 12 lanciate e tre rubate), mediana "basic" ma dignitosa e affidabile, terza linea grintosa fin che ha birra.

In giro gia' si legge di tifosi che parlano di "vergogna Italia"; a nostro sommesso avviso confondono, da tifosi (nulla di male ad esserlo beninteso, ma l'analisi che ne risulta e' per forza di cose poco lucida) quello che desiderano con ciò che si può realisticamente avere.
Onesti giocatori di rugby pur di medio alto livello non possono fingersi campioni assoluti se non lo sono; la delusione per averlo creduto, o per aver appoggiato il salvifico approccio top-down della Fir a prescindere da vivai, base e club non va confuso con la realta' dei fatti e del nostro livello attuale, paragonabile a quello della Scozia.
I nostri vanno giudicati per quello che riusciranno a combinare al Murrayfield, unica partita alla loro portata anche quest'anno (ed è una buona notizia recente, prima del torneo non ci credevamo più).
Con l'Irlanda di Declan Kidney non c'era nulla da fare nemmeno se Castro, Parisse, Bortolami e Ghiraldini fossero in forma come l'anno scorso, Picone avesse almeno metà della velocità mentale di Griffen e Marcato pesasse novantacinque chili.
Quanto all'Irlanda non è stata una passeggiata di salute nemmeno per loro: frastornati e messi sotto almeno per 30 minuti, graziati dalla Dea Bendata, han subito più punizioni in mezz'ora che in tutta la partita contro la Francia. A quel punto han fatot il loro bel bagno di umiltà, basta coi frilli delle partenze di Kearney da lontano e si sono riaffidati al collaudato pack bulldozer di Munster rinforzato da quella forza della natura di Heaslip, man of the match a Dublino la settimana scorsa e a mio avviso (ma anche secondo PlanetRugby) anche al Flaminio e leader tra i nr.8 europei, posizione che l'anno scorso era di Parisse. Se davvero gli irlandesi vogliono andare a sfidare il Galles al Millennium, mezz'ore di errori e palle perse come la prima al Flaminio non se le possono permettere mai più.

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