martedì 31 marzo 2009

Forever maul

Wales begin a maul against Australia last November Eppur si muove: parliamo di ELV e fine delle sperimentazioni, una luce in fondo al tunnel. La due giorni dell' International Rugby Board a Londra lunedi' e martedi', cui hanno partecipato rappresentanti di tutte le maggiori federazioni, arbitri, allenatori e manager (*), ha discusso l'impatto delle Experimental Law Variations (ELVs) con riferimento a quanto visto nel Sei Nazioni ma anche alle sperimentazioni in corso nei tornei australi, esaminando statistiche relative a oltre 800 partite.
Il fine e' fornire raccomandazioni alla Irb da parte degli stakeholder del rugby, in vista di quella che dovrebbe essere la decisione finale del 13 maggio, dopodiche' finalmente il mondo del rugby dovrebbe convergere a un unico set di regole non sperimentali e valido ovunque: piu' facile a sperarsi che a ottenersi. Per intanto esaminiamo com'è andata.
Partiamo dalla conclusione: il comitato ha raccomandato l'approvazione e quindi la definitiva trasformazione in "legge" di 10 delle ELV, l'abbandono di tre e la necessita' di ulteriori analisi per una, la piu' controversa. Elenchiamo:


ELVs da confermare:
Law 6 - Assistenza dei guardialinee all'arbitro,
Law 19 - Calcio diretto in touch di ovali giocati fuori dai 22 metri difensivi uguale a no guadagno territoriale,
Law 19 - Lancio da rimessa laterale rapida concesso in tutte le direzioni tranne che avanti,
Law 19 - Su rimessa la posizione del giocatore in opposizione al lanciatore avversario dev'essere almeno a due metri dalla linea laterale e dalla linea di touch,
Law 19 - E' concesso il pre-gripping dei (propri) saltatori in rimessa,
Law 19 - E' concesso il sollevamento dei (propri) saltatori,
Law 19 - Il ricevitore (mediano) dev'essere ad almeno due metri dalla linea,
Law 20 - Linea di fuorigioco a cinque metri di distanza dalla mischia,
Law 20 - Linea di fuorigioco per il mediano sulla mischia,
Law 22 - Eliminazione dei contrassegni d'angolodell'area di meta.
ELVs da scartare:
Law 17 - Nella maul, la testa e le spalle non piu' basse dei fianchi
Law 17 - E' concesso abbattere le maul
Law 19 - Ogni team e' libero di decidere quanti giocatori partecipano alla rimessa laterale
ELVs da esaminare ulteriormente:
Punizioni e calci liberi .

Le ELV di fatto nacquero dopo i Mondiali 2003 persi in casa dagli australiani, con il principale intento di rendere piu' comprensibile il gioco alle masse e tagliare i tempi morti; o, come sostengono i loro detrattori, per limitare lo strapotere dei pack Boreali e dare piu' chances al gioco d'attacco dei trequarti ("come nel basket", spregiativamente disse chi non ci credeva).
I più accaniti detrattori delle ELV sono gli europei, inglesi e gallesi in prima fila, irlandesi e italiani appresso, francesi defilati e scozzesi possibilisti, ma s'è convertito anche un ex-australiano come Eddy Jones, mentre i piu' solidi supporter delle stesse sono gli australiani, piu' tiepidi i neozelandesi e come sempre dissociati i sudafricani, in casa dei quali a Stellenbosch peraltro le sperimentazioni furono iniziate.
A guardare le statistiche, va detto che le ELVs sembra abbiano effettivamente apportato quell'incremento di "gioco giocato" che si cercava di ottenere (meno pause insomma) ma a scapito del gioco d'attacco, il che detto cosi' sembrerebbe un paradosso.
Personalmente ritengo le ELV molto interessanti nei loro effetti, non solo spettacolari ma anche di stimolo per movimenti "intermedi" come quello italiano, da tempo seduti sulle certezze dei loro pack. Gradisco in particolare il maggior tempo di gioco e trovavo i calci metodici in toch delle aperture di una volta molto piu' noiosi del "ping pong aereo" odierno aperto a tutti gli esiti; ritengo basterebbe qualche "fine tuning" ad esempio nelle "non ELV" di interpretazione del breakdown, per limitarne certi usi spregiudicati come i falli sistematici visti di recente in Australasia dove vige il calcio libero.

Ma quelle sono opinioni personali; analizziamo piuttosto le raccomandazioni - non decisioni definitive - fatte dai "piezz'e nuanta" partecipanti al meeting i cui nomi trovate sotto, e partiamo dalle ELV da eliminare.
Primo, la difesa non potra' piu' schierare il numero di saltatori in rimessa che le pare (ma solo quanti sono i saltatori schierati dall'attacco); secondo, le rolling maul non saranno più abbattibili.
La prima variazione portava in certe situazioni a un "restringimento" del campo per l'attacco, consentendo di schierare flanker in linea coi trequarti. Più che il mero ritorno indietro m'era piaciuta la contromisura adottata al riguardo proprio dall'Inghilterra nelle ultime due partite del Sei Nazioni: schierare solo 4 giocatori nelle proprie rimesse, al fine di aumentare il numero di attaccanti in linea - della serie, suonate pure le vostre trombe che noi suoneremo le nostre campane.
L'abbattibilita' dei "carrettini" era stata pensata perche' non esisteva virtualmente alcuna possibilita' di opporsi "legalmente" a una rolling maul ben eseguita (come ben sa Richie McCaw). Questa ELV era la più criticata da Kidney e Mallett: coraggio, con la sua eliminazione ora l'Italia avra' restituita la sua arma letale d'attacco (!); la cosa ci dispiace, essendo un alibi per NON sviluppare altre modalita' piu' moderne di attaccare la linea difensiva, ma tant'e'.
Guarda caso le rolling maul starebbero riemergendo anche in presenza di ELV: semplicemente i team avanzati stanno imparato come resistere ai tentativi di abbattimento; se ne sono viste diverse (inglesi, francesi e irlandesi), anche nel Sei Nazioni con begli avanzamenti e ad Auckland lo scorso weekend i Waratahs han segnato una meta di "carrettino".

Le piu' importati variazioni sperimentali raccomandate per la conferma sono invece tutte le altre concernenti la rimessa laterale (rimessa rapida, distanze dei mediani etc.) e quella sul mancato guadagno territoriale dei calci diretti in touch dall'area dei 22m in caso l'azione non sia iniziata all'interno dell'area stessa: Stephen Jones apertura del Galles se la ricorda di sicuro adesso, avendo un suo errore di questo tipo concesso all'Irlanda la rimessa che porto' O'Gara al drop del Grand Slam a due minuti da fine partita.
L'altra variazione in via di conferma, molto gradita agli allenatori, e' quella che fissa a 5m di distanza la linea del fuorigioco in caso di mischia. Se fatta rispettare per bene, questa potrebbe provocare interessanti ed efficaci combinazioni d'attacco.

Si e' invece deciso di non decidere sulla variazione sperimentale che oggi differenzia il rugby australe da quello giocato in Europa: il declassamento della punizione di gran parte dei falli a calcio libero invece che calcio piazzabile tra i pali.
Sintomo che qui si giocherà il vero scontro tra le due filosofie contrapposte nella Rugby Union, una australe che vuole il gioco piu' fluido, d'impatto, rapido, l'altra boreale che invece lo gradisce piu' "pensato" e pilotato (dall'arbitro).
La variazione a dire il vero sta causando dove applicata (al Sud) un incremento dei falli (tanto non vengono puniti in modo pesante, anche se ci sono dei correttivi, cfr. qui,) al punto che O'Sullivan, ex allenatore dell'Irlanda e oggi della nazionale Usa, dice che ha smesso di guardare le partite di Super14 per via del numero insopportabile di calci liberi.
Un altro tema fuor di ELV discusso nel meeting, molto collegato alla controversa ELV sulle punizioni e calci liberi, e' un chiarimento sui breakdown (la fase di contesa della palla che tipicamente sfocia in una ruck): e' chiaro a tutti che l'interpretazione arbitrale vigente favorisca piu' la difesa dell'attacco. Pure troppo.
Di conseguenza il rischio di perdere palla in attacco porta da un lato ad evitare troppi contrattacchi palla in mano, per ripiegare sui meno rischiosi e noiosi scambi di calci tattici in campo (sempre meglio che in touch, ma sempre noia e'); dall'altro non appena la palla e' a terra ovvio che ci si "spinga oltre" fino al fallo sistematico in ruck; del resto, con o senza calci liberi, basterebbe applicare ovunque la "cura inglese": dopo dieci espulsioni in cinque partite gli albionici forse ora ci stanno piu' attenti. Come a dire, curiamo la causa (il favoritismo nei breakdown) prima che l'effetto (i calci tattici e quelli liberi).
Infine la Federazione francese ha compiuto un atto meritorio: ha proposto di abolire le vergognose mischie no-contest, possibilità che verrà esaminata nel prossimo incontro.

Il Chairman Irb Bernard Lapasset afferma che la discussione sulle regole e' "healthy and positive", l'obiettivo della Irb e' consentire stili di gioco plurimi ma e' altresi' chiaro che si tornera' a un unico set di regole applicate in tutto il mondo "al piu' presto possibile". Anche perche' nel 2011 ci sono i mondiali; un paio d'anni di regole condivise sono indispensabili per consentire a tutte le nazionali di prepararli senza ambiguita'.
Altro giro di concilio sulle ELV previsto a Dublino il 27 Aprile; decisione finale nell'IRB Council del 13 maggio, implementazion e definitiva dal 1 agosto. Sperem.

(*) I partecipanti: Bernard Lapasset (IRB Chairman), Bill Beaumont (IRB Vice Chairman and Laws Project Group), Mike Miller (IRB Chief Executive), Oregan Hoskins (IRB Executive Committee), Giancarlo Dondi (IRB Executive Committee), Peter Boyle (IRB Executive Committee), David Pickering (IRB Executive Committee), Jean Pierre Lux (IRB Rugby Committee), Geraint John (High Performance Director, Rugby Canada), Francis Baron (RFU), Rob Andrew (RFU), Kevin Bowring (RFU), Chris Cuthbertson (RFU), Roger Lewis (WRU), Joe Lydon (WRU), Bob Yeman (WRU), Phillip Browne (IRFU), Eddie Wigglesworth (IRFU), Owen Doyle (IRFU), Roy McCombe (SRU), Frank Hadden (SRU), Colin Thomson (SRU), Andre Watson (SARU), Johan Prinsloo (SARU), Peter de Villiers (SARU), David Nucifora (ARU), John O’Neill (ARU), Robbie Deans (ARU), Santiago Phelan (UAR), Ricardo Garcia Fernandez (UAR), Marcelo Toscano (UAR), Steve Tew (NZRU), Neil Sorensen (NZRU), Steve Hansen (NZRU), Nick Mallett (FIR), Francesco Ascione (FIR), Carlo Casagrande (FIR), Rene Hourquet (FFR), Jean Louis Barthes (FFR), Didier Retiere (FFR), Bill Nolan (Laws Project Group Chairman), Dr Syd Millar (Laws Project Group), Bruce Cook (Laws Project Group/IRB Development Manager), Ian McIntosh (Laws Project Group), Dr Mick Molloy (Laws Project Group/IRB Medical Officer), Graham Mourie (Chairman of IRB Rugby Committee & Laws Project Group), Paddy O’Brien (Laws Project Group/IRB Referee Manager), Pierre Villepreux (Laws Project Group), Richie Dixon (Laws Project Group), Rod Macqueen (Laws Project Group), Steve Griffiths (IRB Head of Technical Services), Corris Thomas (IRB Game Analysis), John Feehan (6 Nations), Derek McGrath (ERC Rugby), Ian McGeechan (British & Irish Lions), Lyndon Bray (NZRU Referee Manager), Nigel Owens (IRB Referee), Rob Nichol (IRPA), Damian Hopley (IRPA).

lunedì 30 marzo 2009

Gran Consiglio Fir alle porte

Interessante articolo "retroscenista" oggi sul Gazzettino, il quotidiano del Nordest tipicamente bene informato sullo "sport nazionale". Ivan Malfatto esplora le opzioni sul tappeto in vista del consiglio federale Fir del 3-4 aprile a Parma, al fine di suonare la sveglia al movimento tutto dopo il non esaltante Sei Nazioni 2009.
La cadrega del coach Nick Mallett non pare in discussione, anzi si dice abbia gia' intascato il (tacito) rinnovo del suo contratto sino al 2011 ("«È uno dei migliori tecnici al mondo, come facciamo a metterlo in discussione?» ha detto il presidente della Fir Dondi: anche lo cacciasse, lo dovrebbe pagare lo stesso ...); ciononostante, la cosa non pare metterlo al riparo da alcune tirate d'orecchi.
«La cosa peggiore è dire che non è successo niente. Purtroppo l’esito del torneo è sotto gli occhi di tutti» ha dichiarato il Presidente: messaggio forte e chiaro a fronte di certe insofferenze alla critica locale, mostrate recentemente dal guru anglo-sudafricano.
Aldila' del necessario duplice richiamo al realismo (a chi Mallett non piace: rimane, se ne facessero una ragione; ma anche al coach: abbia una "composture" piu' aperta), due sono gli argomenti puntuali su cui si appuntano gli strali di Dondi.
Il primo e' la lamentela sugli avversari da incontrare gia' accennato in precedenza qui da noi, "tutti regolarmente piu' forti dell'Italia". «Non voglio sentir parlare di giocare con squadre più deboli - afferma Dondi - perchè saremmo noi ad adattarci al loro livello».
E arriva anche una meritatissima frecciata contro il refrain dell'Italia resa dalle nuove regole orfana dell'unica sua arma offensiva, le maul. «Anche l’Irlanda otteneva molto dalla rolling maul, ma in questo torneo ha trovato il modo di segnare lo stesso. Perchè non dovremmo riuscirci noi?». Ebbravo il nonnetto: trovi il tecnico la soluzione, invece di perder tempo a lagnarsi di tutto!
Notare, il vice del coach irlandese Kidney per gli avanti e' un certo Gert Smal, connazionale di Mallett. Visto che abbiamo nominato i coach irlandesi, un altro punto da migliorare concernente l'approccio sarebbe il belief, la saldezza nel crederci da trasferire ai giocatori invece di demolirli regolarmente: "gli avversari so' troppo forti, tanto vale sperimentare". Ma di approccio psicologico non si fa cenno nell'articolo ne' nelle dichiarazioni del Presidente.

Quanto a rivedere l'organizzazione a disposizione di Mallett - ricordiamo che il coach accetto' la preesistente struttura di staff, «Non credo tireremo fuori nomi già al prossimo consiglio federale del 3-4 aprile a Parma - afferma il presidente della Fir - Siamo aperti a una panoramica generale di opzioni (tenendo d'occhio anche il portafogli, NdR)».
Pare tuttavia assodato che si avra' un certo ricambio, fin giu' agli allenatori delle nazionali giovanili, anche queste uscite con le ossa rotte dai tornei europei di categoria. Le ipotesi sul tappeto paiono di due tipi: o nomi nuovi di indicazione Fir (con qualche conferma, come il team manager Carlo Checchinato ) oppure la richiesta a Mallett di indicare chi vorrebbe al suo fianco, in modo che non abbia piu' scuse.
I nomi che si sentono mormorare in giro sono sono quelli di Giampiero De Carli (coach a Calvisano, l'esperto nelle telecronache non-Italia di La7, le uniche degne) come allenatore degli avanti al posto di Carlo Orlandi e di Andrea Cavinato (all.Overmach) per i trequarti al posto di Philippe Cariat in scadenza di contratto.
Dalla Francia rimbalzano anche le candidature di Laurent Rodriguez (in lizza per diventare ct prima di Mallett) e Fabrice Landreau (ex tallonatore della Francia, co-allenatore allo Stade Francais ai tempi di Mallett, ora al Montauban).
Svolta anche per la responsabilita' tecnica della difesa, visto quanto giustamente afferma il presidente: «Non è stata all’altezza. Si potevano subire 21 mete nei tornei del 2000/01, quando in compenso ne segnavamo molte di più, non ora. L’impostazione difensiva deve subire delle modifiche». Testa di Troncon responsabile del settore rotolante a breve?

Staremo a vedere. Una volta preso atto della riconferma di Nick Mallett (inutile anzi controproducente remare contro a questo punto), l'importante e' che il coach attui uno step-up in termini di responsabilita' e ownership della baracca, finendola di trincerarsi dietro scontate banalita' del tipo "in campo scendono i giocatori non lo staff" o: "Irb, Irb ridammi le mie maul".
Cercare di coprire tutti i ruoli con fisici "australi", a parte che e' discorso tecnicamente contestabile (piu' che forza mi pare ci manchino skill - competenze - e rapidita' di esecuzione dei fondamentali) , in ogni caso non serve a niente nel breve e medio termine (nel lungo invece saremo tutti morti).
Il lavoro del coach consiste nell'ADATTARE alle risorse esistenti un preciso progetto tecnico di gioco moderno (indietro alle barricate di Berbizier a Saint Etienne 2007, non si torna), imperniato su giovani ITALIANI. E farglielo entrare in testa e nei muscoli, detto modello di gioco, a furia di "pratica" al massimo livello possibile, con la collaborazione dei club.
Tutto quello che legittimamente vogliamo da lui e' veder progressi, non certo la vittoria dei Mondiali. Non nel 2011 almeno.

I folletti si trasformeranno in leoni?



In Gran Bretagna e Irlanda si fa ancora un gran parlare della vittoria di O'Gara e compagnia bella nell'ultimo Six Nations. Non tanto perché si tratta di un evento (vittoria + Grand Slam) che in Irlanda attendevano dal 1948, ma più che altro perché questo è l'anno del Lions Tour in Sud Africa.

Un evento non da poco, a pensarci bene. E non solo per via di tutta la storia che si portano dietro i Lions e l'aspetto ancora affascinante che uno sport professionisitico sa regalare. O per tutto l'impatto mediatico che ne nascerà. C'è dell'altro.
Gli Sprinboks saranno quanto mai tosti, basta assistere anche alle performances delle squadre sudafricane nel Super 14. Sono in palla e non è un bel segnale per chi ci deve giocare contro. E la nazionale è il contrario di quanto accadde nel 2003 all'Inghilterra. Ricordate? Prima il Grand Slam nel 6 Nations, poi la spedizione gloriosa in Australia con il titolo mondiale, poi la benzina finita e gli scivoloni a partire dal tour in Nuova Zelanda dell'estate successiva.
Dopo il Mondiale di Francia, il Sud Africa non ha ceduto di un passo. Ha soltanto dovuto aggiustare la mira come è normale che sia dopo la fine di un periodo. Il team management non ha perso di vista la rotta con l'arrivo di De Villiers, ha tenuto saldo il timone dell'imbarcazione che, approdata ai lidi boreali in novembre, ha vinto. Convincendo e soffrendo, ma soprattutto imponendosi.
Non è un caso: a Sud hanno davvero una mentalità da combattimento perenne, nel senso che - a parte la pressione alla quale sono sottoposti gli All Blacks per via del marchio che si portano addosso - fanno tutto in famiglia, buttano un occhio sui campionati nazionali perché sanno che da lì passa tutto, che da lì si capisce quanto una federazione può pretendere. Sono in gamba, ecco tutto. Mentre al Nord è un po' diverso, per diversi motivi. L'Inghilterra faticò di gran lunga a sollevarsi perché dovette, tra le altre cose, assistere alle prestazioni di alcuni suoi giocatori fuori confine e alle beghe perenni tra nazionale e club per gli impegni in campionato, in Heineken Cup e internazionali. Un po' come fanno in Brasile quando richiamano i giocatori di calcio per le qualificazioni ai Mondiali pallonari.
Ecco: ora in quella posizione c'è l'Irlanda. Che però può contare su un fattore determinante, il fattore Munster. La spina dorsale della compagine che meritatamente si è imposta nel 6 Nations è tinta di quel rosso che amano tanto a Limerick. Il pacchetto di mischia, tanto per citarne sei o sette di giocatori. Poi c'è O'Gara, l'anima tattica di una e dell'altra formazione.
L'Irlanda non ha a disposizione un campionato del mondo per ribadire la sua forza al Nord, ma ha per l'appunto il tour dei British And Irish Lions. Ovviamente la spedizione, perché possa essere anche questa orgogliosa, non potrà fare a meno di loro, degli irlandesi che, nel frattempo, potranno ribadire i passi in avanti compiuti sino ad ora in Europa, con la Heineken Cup. Basterà vedere come proseguirà il suo cammino Munster.
Chissà se i folletti di San Patrizio sapranno trasformarsi in leoni...

Separati alla nascita

Mirco Bergamasco e Stewart Copeland (da giovane), batterista dei Police.
Separati come i due Stade in uno dei quali milita il nostro: quello Toulousain batte i parigini del Francais nel posticipo, con una vittoria confortevole piu' di quanto non dica il punteggio, per via dei cinque errori su otto tentativi di Michalak, fischiato dal suo pubblico. La tardiva meta di Bastareaud guadagna il bonus agli ospiti.
Le altre partite: nell'anticipo Castres ha mantenuto agevolmente le distanze in casa con Toulon nonostante i due drop iniziali di Fauque'; Biarritz si libera di Mont de Marsan chiudendo la partita nel primo tempo (30-0, con due mete par omo del pilone August e di Cronje).
Clermont fatica a pareggiare a Montauban: 16 pari al 72', dopo due minuti Johan Dalla Riva centra un drop pareggiato solo sul filo di lana dal drop di Brock James; Bourgoin riprende a vincere in casa, annullando Montpellier.
Perpignan fatica ma vince a Dax, secondo i locali coi facvori dell'arbitro: padroni di casa in testa a inizio secondo tempo, pareggiati al 59', al 61' vanno in meta con il Griquas Jannie Bornman. Poi un calcio e una meta di Farid Sid al 70' danno la vittoria e il secondo posto in classifica ai catalani. Infine l'importante vittoria casalinga di Brive su Bayonne firmata da Andy Goode e Fabrice Estebanez chiarisce la situazione al quinto posto.
QUI i risultati della 21' giornata; a 5 giornate dalla conclusione della regular season guida la classifica ancora Tolosa (73 punti), seguita da Perpignan (72), Stade Francais (67) e Clermont (63).
Insegue Brive con 59 punti, poi Bayonne a 55. Biarritz risale a 50 punti ma e' un po' tardi per puntare ai playoff come da obiettivi d'inizio anno; sotto procedono come da un paio d'anni a questa parte vicine Montauban a 49 e Montpellier a 45 punti. In zona salvezza passi avanti di Castres (37 punti) e Bourgoin (34), in fondo Toulon (33) poi inguaiate Dax (29) e i Montois (24).
Le francesi prossimamente "disturbate" (o rassegnate?) per turni di coppa tutti in trasferta saranno Tolosa (impegnata l'11 aprile a Cardiff nei quarti di Heineken Cup), Brive (lo stesso giorno a Worcester nei quarti di Challenge Cup) e Bourgoin (contro i London Irish in Challenge).

E' finalmente ripreso il campionato d'eccellenza italiano Super10, undicesima giornata.
Anche questo un "separato dalla nascita", da quello francese: i rapporti coi transalpini sono sempre stati costanti e come si dice "fecondi", date le molte affinita' (mentalita', radicamento territoriale, prossimita' etc.) nonostante periodi di raffreddamento come quello attuale. Nessuna sorpresa nei risultati (QUI), tranne il pareggio imposto dal ... diluvio di Venezia alla Benetton.

domenica 29 marzo 2009

Update australe

Il Super14 australe alla settima giornata vede finalmente il risveglio delle neozelandesi sinora relativamente sottotono.
Giornata comunque perfetta per gli Sharks pur privi di Pienaar, con Steyn apertura e il mediano Rory Kockott a calciare (secondo in classifica marcatori con 71 punti, dopo Morne Steyn dei Bulls con 74): grazie alle 5 mete ai Brumbies aprono tre punti di break in classifica, capitalizzando la sconfitta dei rivali Bulls presso gli Highlanders in trasferta al Nord a Palmerston - Manawatu County (forse giu' a Dunedin e' gia' inverno); anche qui 5 mete dei vincitori.
Anche i Crusaders pieni di infortunati giungono alla seconda vittoria in fila, sconfiggendo gli Stormers con una partita impostata sul possesso e sul punteggio basso. Gli Hurricanes riescono a districarsi a Johannesburg dai Lions che reagiscono e guadagnano due punti di bonus (due mete di Conrad Smith, due di Jaque Fourie).
Emergono prepotenti i Chiefs che annichilano i giovani Reds a Brisbane (due mete di Muliaina e Sivivatu, con sei mete metaman del torneo assieme a JP Pietersen degli Sharks). Tra le australiane, i Waratahs dissipano i dubbi provenienti dalle due sconfitte in fila con una convincente vittoria dall'altra parte del Mar di Tasman sui Blues (prima vittoria ad Auckland di sempre; meta e 17 punti dall'apertura Halangahu sostituto di Beale) ma per le altre reduci da importanti vittorie, e' buio.
QUI la classifica (alcune squadre con sette partite giocate, altre con sei).

Day 7
Friday 27 March
BluesWaratahs(B)22-27

Saturday 28 March
HighlandersBulls(B)36-12

CrusadersStormers
11-7(B)
Queensland RedsChiefs(B)26-50(B)
SharksACT Brumbies(B)35-14

LionsHurricanes(2B)32-38(B)

sabato 28 marzo 2009

Semifinali Edf Energy Cup


Le semifinali del torneo Anglo-Gallese, disputate come da tradizione una dopo l'altra nel medesimo stadio (quest'anno la Ricoh Arena di Coventry, Uk) inaugurano la stagione "calda" e conclusiva del rugby di club europeo.


17 - 0 (primo tempo 3-0)

Gloucester da sempre a corto di vittorie si affaccia finalmente a una finale affibbiando un whitewash ai detentori del titolo.
La partita e' poco entusiasmante, contrassegnata dagli infortuni forse seri per nazionali potenziali prossimi Lions, in via di annuncio il 21 aprile prossimo: Ian Gough, Gavin Henson che giocava estremo al posto di Lee Byrne infortunato e Mike Tindall (gli ultimi due in foto), assieme a James Simpson-Daniel. Del resto sono scesi in campo 27 nazionali su 30 titolari, piu' Phillips, Alu-Wyn Jones, Bortolami, Nieto etc. in panchina.
La mossa vincente la fa Gloucester preferendo Ryan Lamb a Carlos Spencer al nr.10: segnera' tre penalty e un drop che porteranno gli inglesi fino al 12-0 al 73', fino alla meta di Iain Balshaw al 76', un intercetto su Phillips e 70 metri di fuga.
Gli Ospreys ricordano il momento un po' cosi' della nazionale gallese: ci provano e ci riprovano, incluso il nazionale irlandese Tommy Bowe all'ala, ma non riescono mai ad aprir breccia nella difesa avversaria, complici anche alcuni errori nelle punizioni di James Hook.
Cardiff Blues 11 - 5 (primo tempo 8-0)
Northampton Saints
Bella partita ad altissimo ritmo, determinata dal dominio territoriale Blues del primo tempo che sono riusciti a non far mai arrivare nei loro 22m i pur veementi Saints. I quali si difendono molto efficacemente, tranne che al 36' quando il mediano Spice sguscia da una ruck. Gli inglesi pareggiano le mete al minuto 2 del secondo tempo con una bella percussione, finalizzata dal centro Ansbro.
Rimane l'unica iniziativa coronata di successo delle moltissime e veementi orchestrate dalla giovane "linea pensante" dei Saints: il mediano Dickson, l'apertura Myler e l'estremo Foden. Anche il pilone scozzese Euan Murray mostra di meritare un posto tra i Lions. Il guaio della squadra di coach Mallinder sono alcuni errori di handling nei ripetuti offload, che rovinano molte azioni ben orchestrate. Certo e' che questi Saints stanno crescendo.
Ai piu' sornioni ed esperti Blues sono sufficienti i recuperi, talora affannati, e soprattutto alcune ripartenze di Halfpenny, Shanklin e Jamie Roberts che tengono in apprensione gli inglesi fino alla fine. Numerosi gli errori nei calci di punizione sia di Myler che di Ben Blair.

Finale a Twickenham il 18 aprile, Cardiff Blues - Gloucester Rugby; come da copione sara' tra una inglese e una gallese.

giovedì 26 marzo 2009

Celtico si, ma tra un anno e mezzo

Sul sito ufficiale della Magners League e' apparso questo "Statement from John Hussey, Chairman of Celtic Rugby on behalf of the board of Celtic Rugby".
In sintesi: il Board del Celtic Rugby di ieri ha deciso di approvare in linea di principio l'invito a due team italiani di partecipare alla Magners League.
Serve pero' che vengano soddisfatte da parte di questi due team una serie di condizioni non ancora perfettamente formalizzate, imperniate fondamentalmente sugli standard delle strutture in cui si gioca e sui termini finanziari e commerciali, diritti televisivi inclusi. La finalizzazione del tutto richiedera' del tempo, per cui di scendere in campo non se ne parla prima della stagione 2010/11.
La dichiarazione si chiude con la disclaimer da parte del boss celtico che puzza di exit strategy: voi italiani dovrete dimostrare che their inclusion would not lead to a lowering of the level of play. Insomma, siamo invitati in salotto ma ci presentano le pattine ...
Checcevolete fa'
, e' parte del puzzonismo che questi figli di mangiapatate, carbonai e pecorai han sviluppato nei confronti dei Southern, ma va detto che le nostre prestazioni recenti non li aiutano certo a declinare meglio il rispetto.
Le loro braccia aperte con occhio al nostro portafogli si sommano all'appeal di un futuribile Treviso-Connacht che manco le qualificazioni di Challenge Cup; ma tant'e', questa e' la strada identificata per dare un indispensabile scossone all'ambiente.
Questo e' l'amaro calice che deve trangugiare un movimento che c'ha provato col modello franco/inglese dei club "tirati" dalla nazionale, esaurendone la spinta propulsiva. Ora andremo a farci indicare la via in Nazioni da 5, 6 milioni di abitanti, noi che ne vanteremmo dieci volte tanto.

Ora sta a noi: abbiamo PIU' DI UN ANNO per decidere come, dove, chi; unico vincolo, che saranno in due (squadre). Fatte come e giocanti dove ("The Italian teams will be based in two venues in Milan, Rome and/or Treviso" riporta rugbyweek e le breaking news irlandesi), sta a noi. Sopravviveremo al florilegio di idee, proposte, solleticazioni e polemiche? E riuscira' a farlo il gia' provato movimento nazionale o arriveremo alle pallonate (ovali) in faccia?
Che fare del/dei campionati nazionali, e chi va in Challenge Cup e chi (e quanti) in Heineken: chi torna dall'estero e chi paga, dove paracadutare tutti gli stranieri, chi viene selezionato e con che modalita' viene rilasciato dal club e con che modalita' questo viene risarcito: che fine faranno i vecchi sponsor e i contratti esistenti. Etc.etc.
Sara' un anno e passa di pianificazione o di polemiche? Esiste in Fir la capacita' politica e organizzativa di definire un approccio, imponendolo e/o concordandolo con i club?
Mostly, sapranno reperire le risorse necessarie, tecniche (giocatori & staff tecnico-organizzativo), commerciali (turistico-logistico-televisive) e finanziarie (fidejussioni, compensazioni ai club)?
Sono tutte considerazioni che speriamo di veder organicamente affrontate e risolte; siamo scettici a prescindere, conoscendo la tipica capacita' italiana di aver grandissime e brillantissime idee (siamo un popolo molto intelligente, pure troppo a volte), ma poco "vocato" a quello che gli anglosassoni chiamano "execution", cioe' a tutto quel lavoro di perspiration non di inspiration per mettere in pratica quello che s'e' pensato. Che tanto poi, con una spilla e un cacciavite sappiamo far miracoliii ....
A maggior ragione se tutto questo complesso tecnasma va costruito dopo la delusione del SeiNazioni, che sicuramente indebolisce i main sponsor dell'approdo in Celtic, cioe' Mallett e Dondi, e le loro capacita' di mobilitare sponsor, data anche la crisi finanziaria corrente.
Questo indebolimento potrebbe non essere un male alfine: uno dei rischi che abbiamo sempre sottilineato e' quello dell'approccio top-down, impostato nel "tirare" il rugby mediante lavoro dall'alto, senza considerare anzi apertamente boicottando il radicamento territoriale GIOCATO di questo sport, perche' Roma fa piu' fine di Paese (prov. di Tv).
Il che alla fine ha dato come risultato una mancata valorizzazione e attrattivita' dei vivai locali proprio mentre tutti gli sport calcio incluso cercano ragazzi alti e forti come servirebbero al rugby; una accelerazione dell'import dei giocatori di altra scuola (argentini a parte, vedi McLean) e una generale "calcificazione" del tifo di uno sport che per caratteristiche intrinseche (l'umilta') e' poco adatto sia al becerume da CurvaSud quanto al fighettismo sguaiato da'a' CanottieriLazzio.

A tal proposito, ci sia concesso, salutiamo con sollievo e immensa soddisfazione la fine del contratto tra SeiNazioni e La7 e la migrazione verso Sky del rugby internazionale.
Nulla contro la Tv di Telecom la quale, Cecinelli a parte, ha schierato un commentatore e un paio di esperti in gamba, con un coverage delle partite (italiane) degno della nazionale di calcio; il problema come sempre non sta nei mezzi, sta nell'approccio.
Non puoi campare di aspettative regolarmente tradite se punti a un pubblico di fighetti urbani in cerca di mode low cost, all'insegna dello slogan popular cheap "esclusivamente per tutti".
Gli sportivi da Playstation, i follower, gli orfani de Panatta-Bertolucci ar Foritalico, restano solo se vinci: c'e' da meravigliarsi se tra la prima e l'ultima partita del SeiNazioni l'audience gli e' scesa del 40%? Non puoi trattare uno sport di muscoli e coraggio ma anche e soprattutto di cervello e competenze, come fosse una sfida tutta corazon: ma vai a commentare i combattimenti tra galli in Messico allora!
Nessun rimpianto quindi, anzi e' arrivata esattamente l'ora che il rugby italico faccia "regroup" e si rifugi nei canali a pagamento: chi lo ama e ne recepisce i valori lo segua, sia detto senza alcuna ansia da pulizia genetica o puzze sotto il naso; sara' un'ottima occasione per quei pub dislocati dove di rugby non si parla solo in febbraio e marzo, ma dove sportivi ed ex vanno a far terzo tempo vero.
Se poi arriveranno i risultati, arrivera' anche il pubblico; troviamo singolare pensare che possa avvenire il contrario, come ha dato talvolta da intendere il Cecio (uno che forse ne sa di rugby piu' di quanto non gli sia stato chiesto di mostrare).

martedì 24 marzo 2009

Campionati ai capi del Mondo


I campionati che han giocato nel weekend sono stati solo quello Australe di apertura (ovviamente) e la Premiership inglese che non si ferma davanti a nulla. Preambolo: il ragazzo in foto, Tom Homer, ala-centro inglese classe 1990, 1,78cm per 85kg, compie tra qualche giorno 19 anni. Nazionale U20, ha gia' debuttato in Premiership in novembre con gli Irish segnando due mete; sabato ha segnato 22 punti al piede , otto su otto. Della serie, che interesse c'e' a disputare il campionato lo stesso giorno che gioca la Nazionale? Ironia della sorte, Homer ha giocato estremo titolare e Mike Catt, classe 1971 il piu' anziano giocatore attivo in Premiership, era la sua apertura.
I risultati della 18' giornata di Guinness Premiership inglese, a soli 4 turni (piu' recuperi) dalla fine della regular season:

Day 18
Saturday 21 March 2009
BathNewcastle
36-25

LeicesterSaracens(B)46-16

Sunday 22 March 2009
WaspsBristol
21-19(B)
London IrishNorthampton
32-27(B)
HarlequinsSale(B)38-20

WorcesterGloucester
14-10(B)

Da segnalare il proseguimento della crisi degli Sharks: reggono un tempo intero in casa dei Quins grazie al prodigarsi di Charlie Hodgson, ma poi cedono alle mete di Gary Botha, Seb Stegmann (ala inglese 19 anni: e avanti, vedi considerazione fatta per Tom Homer), Tom Guest, De Wet Barry e ai 18 punti di Chris Malone.
Passo falso anche di Gloucester nella vicina Worcester, mentre gli Irish grazie a Tom Homer battono Northampton e Bath interompe la striscia positiva dei Falcons: tre mete per parte, ma 19 punti id Butch James contro 10 di Tom May.
I Tigers schiacciano i Saracens con due mete di Sam Vesty e due di Scott Hamilton, i Wasps sotto in casa fino al 50' con Bristol recuperano la vittoria con le mete di Lachlan Mitchell 21-enne australiano e una di Charlie Beech coetaneo inglese appena entrato.
Classifica: Leicester raggiunge Gloucester (che ha una partita in piu') a 56 punti, Irish a 55punti, Bath con una partite in meno a 52 punti assieme agli Harlequins. Sale precipita a 47 punti, Saracens giu' a 42.

Interessante sesta giornata di Super14:
Day 6
Friday 20 March 2009
HurricanesBulls(B)14-19

Saturday 21 March 2009
HighlandersCheetahs(B)32-8

ChiefsBlues(B)63-34(B)
WaratahsCrusaders(B)13-17

Western ForceSharks
10-22

LionsACT Brumbies
25-17
I Bulls si confermano in testa andando a battere gli Hurricanes a Wellington nonostante il conto delle mete sia due a una a favore dei padroni di casa.
Partita non iper cattivissima ma con tre cartellini per tempo, divisi equamente tra le due squadre; il sudafricano Stegmann se l'e' visto affibbiare per due volte per cui rosso automatico con i Bulls in 14 per la mezzora finale; poco male, gli Hurricanes a un certo punto sono rimasti in tredici.
Guarda il caso: tranne il rosso di Stegmann (un placcaggio che ha mandato all'ospedale Conrad Smith), i gialli sono emersi quasi tutti nei breakdown, dove la contestazione della palla assumeva spesso la forma di ostruzione. Oltre ai cartellini ci sono state piu' di 30 punizioni dirette accordate dall'arbitro, della serie, le ELV reagiscono ai trucchi di chi tenta di "sfruttarle" nel senso non positivo del termine, anche se un arbitro "deciso" come l'australiano Goddard non si trova in tutti i campi del Super14.
Gli Sharks mantengono il passo dei Bulls dopo la sconfitta a Brisbane e vanno a vincere a Perth contro Western Force con tre mete nel secondo tempo. I padroni di casa han fatto il gioco e i sudafricani del Natal si sono difesi con ordine, poi quando han deciso di affondare sono partiti.
I Crusaders risorgono a Sidney (nel piccolo Anz Stadiumin) dopo 4 sconfitte in fila, con la storica rivale Waratahs che chiudono un record di vittorie casalinghe con la seconda sconfitta in fila: primo tempo va in meta capitan Kieran Read, nel secondo tempo doppia Leon McDonald.
I Chiefs smazzolano i Blues nel derby dell'Isola Settentrionale che vede 14 mete, con Sivivatu che ne segna 4 e il rivale Rokocoko 2. In 25 minuti la squadra di casa aveva gia' segnato le 4 mete del bonus. Buono anche l'attacco della squadra di Auckland che mette a segno 5 mete ma la difesa risulta deficitaria.
Gli Highlanders han ragione del fanalino di coda Cheetahs - due mete a testa per Thompson e Dagg, i Lions in casa frenano le ambizioni degli altalenanti Brumbies; Reds e Stormers a riposare.
In classifica Bulls (una partita in meno ) a 22punti, Sharks 21, Waratahs 19, Chiefs e Blues 17, poi Hurricanes a 15 ma con una partita in meno.

lunedì 23 marzo 2009

Conseguenze

In Irlanda si celebra, in Inghilterra quasi si recrimina ma si e' contenti, in Galles ci si gratta la ponza cercando di capire cosa sia sucesso, e in Francia, Scozia e Italia ci si interroga a vari livelli su cosa cambiare e quale sia l'alternativa. Chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto: questo e' il tabellone finale del Sei Nazioni 2009 appena terminato.

PosTeam
Vinte
PersePuntiFattPuntiSubitiDiff.Punti MetePunti
1Ireland
5
012173481210
2England
3
21247054166
3France
3
212410123146
4Wales
3
2100811986
5Scotland
1
479102-2342
6Italia
0
549170-12120

L'Irlanda ha vinto per la raggiunta coolness (del resto la potenza e' nulla senza il controllo): seconda di poco come punti fatti e subiti, solo terza per mete fatte, ha vinto le sue partite con punteggi non stellari, senza distribuire batoste ma mostrando grossa consistenza: una vittoria pur un punto (Inghilterra in casa), una per due punti (Galles fuori casa) fossero solitarie sarebbero casuali, messe in fila raccontano la raggiunta e matura saldezza dei Verdi.
Si fa notare lo score dell'Inghilterra: migliore come punti fatti, e punti subiti e quindi miglior differenza punti, piu' mete fatte di tutti: c'e' un fondamento nelle recriminazioni di coach Johnson per l'esito delle due partite in trasferta imputabile alla (scarsa) disciplina mostrata. Anche se per dirla tutta l'Inghilterra ha compreso ed espresso il "suo" gioco progressivamente, a partire dalla seconda gara, quella al Millennium.
Le prime tre squadre hanno i medesimi punti fatti ma la erratica Francia ne ha subiti molti di piu': per quanto la riguarda vale piu' la batosta data all'Italia o quella subita dall'Inghilterra?
Il Galles scende dal primo posto dell'anno scorso al quarto; Avesse perso la partita con l'Italia (non ci sarebbe stato scandalo), sarebbe in quel medesimo posto. Gatland sostiene che riconfermarsi quando tutti t'aspettano al varco e' piu' difficile che vincere di sorpresa, ma forse qualcosina s'e' rotto tra i Dragoni, il divario in termini di mete fatte con le prime tre e' evidente (meta' degli inglesi), per una squadra che nei secondi tempi dell'anno scorso appariva devastante in attaccoe con una difesa da due mete subite in tutto il torneo contro le due subite in tre minuti sabato.
Quanto alle due in fondo, Scozia e Italia, fanno comunella, cosa abbastanza consolante per noi, terrorizzati dal "sentirci soli".
Non ci sarebbe nessuno scandalo se fossero entrambe con una vittoria a testa in classifica e piu' vicine in termini di punti subiti (se l'Italia non si fosse arresa con la Francia). La differenza sta nei punti segnati: solo due mete nel torneo per noi (ma anche la Scozia non scherza con 4) e nello scontro diretto (due delle quattro mete scozzesi).
Checche' ci piaccia pensarlo da masochisti quali siamo, dai numeri emerge chiaro che il SeiNazioni non vive un "problema Italia" ma piuttosto una crasi, un distacco netto tra le prime quattro - ognuna in grado di battere le altre in qualsiasi momento - e le ultime due: oggi possono solo sfidarsi tra loro per il cucchiaio di legno.
Salvo ferite autoinflitte da una delle quattro maggiori, come il Galles con noi.

Vediamo anche il cambiamento del ranking mondiale alla luce dell'ultima giornata del 6Nazioni:
IRB World Rankings - 23 March 2009
Position (last week)Member UnionRating Point
1(1)NZLNEW ZEALAND92.68
2(2)RSASOUTH AFRICA89.45
3(3)AUSAUSTRALIA85.86
4(4)IREIRELAND83.27
5(6) ARGARGENTINA81.56
6(7) ENGENGLAND80.96
7(5) WALWALES80.59
8(8)FRAFRANCE79.94
9(10) FJIFIJI75.24
10(9) SCOSCOTLAND75.23
11(11)SAMSAMOA72.57
12(12)ITAITALY71.23
13(14) GEOGEORGIA70.39
14(13) TGATONGA70.05

Irlanda consolida il quarto posto staccando l'Argentina quinta, Inghilterra torna al sesto posto e il Galles giù settimo; Francia bassa all'ottavo e Scozia che cede, come preventivato, il decimo posto all'inattiva Fiji. Sotto la decima piazza, Samoa rimane undicesima e Italia dodicesima.
Essendo i gironi mondiali gia' decisi, si tratta solo di movimenti "virtuali" e privi di conseguenze pratiche; ci potrebbe essere però qualche "collateral damage" di tipo "morale", guarda caso per noi italiani.
Conseguenze per l'Italia
Dopo questo Sei Nazioni tragico siamo "tallonati" a meno di un punto da una squadra Europea, la Georgia. Non accadeva da anni, convinti come siamo di lottare per il quinto posto in Europa con la Scozia.
I Lelos sono settimi in Europa dopo la vittoria 29-21 sulla Russia nel campo neutro in Ucraina, sostitendo da tempo la Romania (nostro tradizionale avversario ai tempi in cui eravamo "primi delle seconde" in Europa) che e' in crisi al 18' posto del ranking e ha licenziato la settimana scorsa l'allenatore neozelandese.
Ora, pensare a Flutey piuttosto che Ronan O'Gara, Shane Williams o Medard in trasferta a Tbilisi invece che a Roma, ce ne corre. Certo che lo scenario prossimo venturo fa venire certi pensieri, infatti dopo le delusioni dei Test Match di novembree scorso e questo Sei Nazioni, a giugno andremo presumibilmente a rischiare ulteriori punti Irb in Australia (due partite) e Nuova Zelanda.
[UPDATE: come fa notare Paolo C. nei commenti, in realta' NON perderemo punti e non ne guadagnera' Australia o Nzl (vedere qui, punto "how the Rankings are calculated"), essendo il divario tra la nostra Nazionale e la loro diventato maggiore di dieci punti: mioddio come siamo scesi in basso, siamo l'unica del 6Nazioni cosi' distante dalla terza del ranking, mentre l'unica 6N entro i dieci punti dalla prima e' l'Irlanda. Rimane il fatto che una europea e' a meno di un punto da noi e non e' la Scozia ...].
Mallett non era certamente ubriaco quando in tempi non sospetti ha concordato con la Fir questo tipo di calendario, che al confronto Leonida e i suoi Trecento spartani fanno ridere; non per caso da sabato scorso ha iniziato a lagnarsi della difficolta' di allenare una squadra "che gioca solo contro squadre piu' forti.
In ogni caso non esiste piu' quel gap netto tra le prime sei in Europa e la sesta, e i Georgiani o chi per loro possono reclamare meccanismi di promozione -retrocessione al Sei Nazioni a nostre spese. Ricordo che c'era anche chi avrebbe voluto sostituirci con una selezione Argentina locata in Spagna. Si possono preventivare gia' un po' di polemiche interne montanti e di punzecchiature da parte dei soliti str..zi anglosassoni.
Ce ne sarebbe abbastanza per mutare certi scenari considerati consolidati: un "muoia Sansone con tutti i Filistei" che poco ci affascina, ma e' tutto cosi' realistico in una primavera/estate di decisioni "politiche" e quindi id esposizione mediatica e competitiva - tra Celtic, candidatura ai Mondiali e Nazionale in crisi - che si preannuncia poco allegra per il rugby nostrano.
C'e' comunque da rimanere sconcertati della mancanza di lungimiranza ( o amore del brivido?) della dirigenza tecnica e gestionale del rugby italiano: si sono messi da soli una bomba ad orologeria in sede... (sede, intesa come posto di lavoro capito?).

sabato 21 marzo 2009

Bentornata, Irlanda!



Millennium Stadium, Cardiff: Wales 15 - 17 Ireland

E' la partita delle partite. I detentori del titolo che hanno svanito i sogni di Grand Slam vs. i rivali che dal 1948 non trionfano come Dio comanda cioe' col Grand Slam, e da venticinque non vincono il titolo. E' Wales - Ireland. E' al Millennium Stadium di Cardiff e i dragoni rossi hanno bisogno di una vittoria con 13 punti di scarto per ripetere il trionfo targato Warren Gatland di un anno fa. Arbitra l'inglese Wayne Barnes che in questo stadio concesse un famoso avanti alla Francia ai quarti degli ultimi Mondiali contro la Nuova Zelanda.
Animi accesi, la sfida è da battaglia. Si battibeccano Ryan Jones che ha preso il posto dell'infortunato dell'ultimo minuto Andy Powell a numero 8 (e ha ceduto il suo in terza ala a Dafydd Jones, recuperando in panca l'Osprey Jonathan Thomas) e Donncha O'Callaghan, per un fallo del primo. Mischia totale in campo, poi piano piano la situazione torna alla normalità e O'Gara può cominciare bene nello stadio dove ha vinto una Heineken Cup con Munster, ma il primo calcio va fuori. L'Irlanda prova a sentirsi subito a casa e preme sull'acceleratore. E sono passati solo tre minuti.
I placcaggi sono quelli che lasciano il segno, come succede nell'Emisfero sud quando i sudafricani devono regolare dei conti in campo.
La prima grande occasione per l'Irlanda - 13': mischia ai cinque metri per l'Irlanda, lunga fase prima da una serie di ruck sul limite, poi palla fuori, ma O'Driscoll commette un avanti nel passaggio a Fitzgerald. Si salva il Galles di fronte ad una Irlanda che vuole mettere al sicuro il punteggio, una meta cambierebbe subito l'esito dell'incontro. Il Galles dovrebbe farsi sentire, per ora deve difendersi. E come si dice, la migliore difesa è l'attacco: dopo un quarto d'ora è ancora 0-0.
Gli irlandesi sono ben organizzati in touch, momento strategico nella campagna in trincea di Cardiff. I gallesi a dirla tutta ci provano a folate e quando vanno in velocità sono difficili da prendere, però manca quella precisione fondamentale per chiudere il discorso. Ci provano in particolare in un paio di occasioni, ma l'Irlanda regge il confronto.
Mettere tutto il fieno in cascina - Alla mezz'ora esce Lee Byrne, l'estremo che si è spesso rivelato arma decisiva per il Galles. Gli irlandesi lo hanno preso di mira sin dall'inizio, al suo posto Jamie Roberts che va al centro lasciando la responsabilita' di estremo a Gavin Henson. E arriva il primo calcio di punizione per il Galles: va a calciare Stephen Jones ed è 3-0.
E' a questo punto gli irlandesi ci riprovano, entrano nella metà campo nemica ed è a questo punto che gli avanti gallesi inziano a sacrificarsi nelle fasi statiche, costringendo gli altri al fallo.
Ribaltamento di situazione e arriva il calcio di Stephen Jones da 49 metri per il 6-0. Il Galles vuole portare a casa tutto, qualunque cosa si possa recuperare ogni volta che si varca la linea di metà campo.
Finisce il primo tempo e dalle tribune del Millennium si alza, come sottofondo, la colonna sonora di The Dark Knight. Giusto per far capire che aria si respira da quelle parti: mancano solo sette punti, una sola meta per ribaltare il destino cinico e baro.
Secondo tempo - La ripresa è all'insegna della volata dell'ala dipinta di verde nonche' irlandese presso gli Ospreys gallesi: Tommy Bowe. San Patrizio oggi è dalla sua ma al suo primo tentativo Gavin Henson dice no e ci tiene a far sentire la sua presenza in campo, placcandolo. Gli irlandesi provano, di nuovo, a spingere. E' subito battaglia di centrimetri tra la cavalleria pesante mentre la fanteria leggere si dispone ai lati.
Si arriva sotto i pali, poi una nuova puntata in avanti, sempre in una battaglia di centrimetri. Barnes chiede di fermare il tempo e di vedere se questo maledetto ovale è stato schiacciato o meno. E' così, la firma di O'Driscoll. O'Gara trasforma: 6-7 per l'Irlanda.
Tutto in un minuto - E' il 44' ed è già il momento chiave. Ed infatti ecco quanto accade al 45': mischia per gli ospiti, la palla esce perfetta perfetta per essere calciata nella metà campo avversaria, in una zona scoperta dove si invola Tommy Bowe, l'ovale gli rimbalza giusto giusto in mano e lui ha la strada libera per segnare la meta del trionfo irlandese. O'Gara trasforma: 14-6 per l'Irlanda. Dagli spalti si alzano le note della canzone ribelle The Fields of Athenry.
I dragoni però sono duri a morire, Stephen Jones con un calcio di punizione suona la carica. La linea difensiva messa in campo da Declan Kidney è però impeccabile e respinge l'invasore, puntano dritta sui trequarti chiave del Galles di Gatland.
55', altro piazzato di Stephen Jones, risultato sul 12-14. La scalata gallese è ancora lunghissima e impossibile.
I soldati di San Patrizio sanno arrangiarsi e usare tutti i reparti per affondare il possesso nel territorio avversario, è ormai chiaro che il Galles dovrà cedere lo scettro ai valorosi irlandesi. Non per questo progetta l'ultimo sgambetto, quello di vincere il match ed impedire ai folletti di conquistare in un solo boccone torneo, Gran Slam e Triple Crown per aver battuto le rivali britanniche.
Droppo io, droppi tu - Ci prova con il drop di Stephen Jones negli ultimi dieci minuti di gara: il Galles torna avanti e il Millennium fa festa, come se fosse la grande vittoria. Sul conto di fine gara peseranno le punizioni sbagliate di Henson (da meta' campo) e Jones (da un metro piu' avanti), che tenterà l'ultimo tiro disperato dopo che O'Gara ha risposto al drop del numero 10 avversario con un altro drop ad una manciata di minuti dal fischio di Barnes. Si chiude così, 17-15 per l'Irlanda.
Applausi - 61 anni dopo quel 1948, quando il rugby era tutta un'altra vicenda di uomini e di regole, l'Irlanda riguadagna un Grand Slam e sale sul tetto europeo 24 anni dopo l'ultima volta, nel 1985 quando le Nazioni erano ancora Cinque. E' infatti la prima vittoria dell'Emerald Island al Sei Nazioni pur avendo accumulato ben quattro Triple Crown in dieci anni; di sempre sono al secondo Grand Slam, alla decima triple Crown e undicesima vittoria nel torneo (buoni ultimi tra le britanniche). Prende il posto del Galles e lo avevamo già sottolineato nei giorni scorsi: due nazionali che sono due anni fa, in occasione dei Mondiali di Francia, avevano lasciato brutti ricordi per le eliminazioni nel turno a gironi.
Prima i dragoni, oggi l'armata di San Patrizio. In due anni succede di tutto. Trionfa l'Irlanda di Kidney a conclusione di una stagione meravigliosa per il rugby irlandese: Munster campione d'Europa, nazionale imbattuta nel 6 Nations ed ora ancora una Heineken Cup da spartirsi. E scorrendo i nomi dei club dai quali provengono i XV neocampioni della competizione più antica al mondo, sognare è lecito e concesso.
Bentornata, Irlanda!

(QUI gli highlights BBC)
Una considerazione by Abr
(NB.: il "rosso" in foto con O'Driscoll non e' un gallese, e' Rog - Ronan O'Gara).
Scenario: e' dal 2000 che l'Irlanda gioca ad altissimo livello con la stessa celebrata generazione di giocatori, vincendo 3 Triple Crown in nove anni ma non riuscendo mai a portare a casa nulla di piu' di delusioni (al 6Nazioni, al Mondiale); come altre tre volte sono arrivati all'ultima giornata con le mani sul Trofeo, a giocarsela in casa dell'avversario piu' pericoloso.
Come sempre i Verdi giocano bene ma alla fine del primo tempo perdono 6-0; ce n'e' abbastanza per farsi venire certi pensieri fatalisti o no?
Invece gli irlandesi rientrano in campo e nel giro di due minuti piazzano due mete: nella prima superbo pack e grande intuizione di O'Driscoll autentico leader in campo che si improvvisa mediano e poi si compenetra nel pack chiudendo l'iniziativa come contro l'Inghilterra; nella seconda, grande responsabilita' del duo Shane Williams -Gavin Henson che arrivano fiacchi sul possibile placcaggio a Bowe.
Ma non e' ancora finita: nonostante le due mete a zero i gallesi gli passano davanti ancora, sempre e solo col piede di Stephen Jones. Un pizzico di protagonismo dell'arbitro Barnes, un po' di "mestiere" nel gestire gli attacchi gallesi, fino a quando uno sfondamento individuale di Phillips crea le condizioni per il drop al 75' , i padroni di casa sono un punto avanti a pochi minuti dalla fine.
Gli irlandesi avrebbero vinto lop stesso il Torneo, ma per capirci vincerlo perdendo con i campioni uscenti sarebbe stato come uno schitto di piccione sul tight del matrimonio.
Tranquilli, nessun problema stavolta: due minuti dopop il pack riprende a macinare terreno e avversari, i trequarti continuano a impegnare la difesa e l'ovale non scotta in mano a Ronan O'Gara, che risponde a drop con drop.
Come spesso capita la fortuna arride a chi la prenda per il bavero e la costringa a guardare dalla sua parte: il tentativo di calcio finale di Stephen Jones da metacampo ricorda quello contro l'Italia che tanto indispose Gavin Henson e ottiene il medesimo esito: corto e fine della storia.
Qualcosa e' evidentemente cambiato nelle teste degli stessi medesimi ragazzi di sempre: dai leader Rog (Ronan O'Gara,) O'Driscoll, O'Connell, ai leader del passato ma ancora importanti (Rory Best, Peter Stinger Man of the Match il sabato precedente), al grande irlandese degli Ospreys Tomy Bowe e tutti gli altri.
Gran bel lavoro di coach Declan Kidney, l'autentico "X Factor" di questa Irlanda: non e' per niente semplice trasformare un gruppo di campionissimi, alcuni "up in the hill" (con la puzza sotto il naso) e in ballo dal 2000 dopo averle provate tutte ottenendo tantissimi piazzamenti ma nessun trofeo, in un gruppo di vincenti.
Esercizio di gran lunga piu' difficile che non trasformare un gruppo di mediocri giocatori poco esperti in un team solido e rognoso, dal gioco efficace, difficile da battere: per questi basterebbe far le cose giuste credendoci, ai primi e' indispensabile inoltre non commettere il minimo errore. Non nominate il nome di Declan Kidney se passate dalle parti di Nick Mallett.

La nuova Inghilterra promossa a (quasi) pieni voti

Twickenham, London: England 26 - 12 Scotland

In Inghilterra avevano avvertito Martin Johnson, giusto per non perdere il vizio di mettere pressione sul manager di turno: la vittoria con la Francia non avrebbe valore se non fosse arrivata anche quella contro la Scozia. Dall'altra parte gli scozzesi avevano la storia contro, dal 1983 non espugnano Twickenham e di mezzo oggi c'era la Calcutta Cup, il primo trofeo dal quale tutto ebbe inizio. 6 Nations compreso.
Di mezzo c'è un torneo che lascia abbastanza contenti gli Highlanders - il cucchiaio di legno lo hanno rifilato a noi e si sono battuti con orgoglio anche contro l'Irlanda -, meno i tuttibianchi che però, a conti fatti hanno raggiunto un insperato secondo posto nel Torneo, che pero' irriterebbe gli esigenti media inglesi del settore quanto l'analoga piazza conquistata ai Mondiali non fosse che sembra stiano ingranando, grazie a certi nuovi innesti come Delon Armitage giusto per citarne uno
Primo tempo - Un match a due facce: i primi minuti sono in mano scozzese ma il brutto 'infortunio del mediano tuttobianco Ellis al 16' sostituito (bene stavolta) da Danny Care da' agli ingesi la possibilita' di parlarci sopra e ne risulta un resto di primo tempo tutto di marca inglese. I primi tre punti li mette a segno il solito cecchino Chris Paterson dopo otto minuti. Non è difficile intuire anche la tattica della Scozia: far cadere nel tranello dei falli i rivali, mai così presi di mira dagli arbitri e che hanno affollato la lista di sin bin in queste cinque partite. Poi, però, i padroni di casa salgono in cattedra. Johnno ha le idee chiare, meglio puntare su quelli che una settimana fa hanno umiliato la Francia.
Occorrono una ventina di minuti per vedere la prima meta con Ugo Moyne e sette minuti più tardi la replica è di Riki Flutey, con la conversione di Tobey Flood. Inizia a prendere il largo l'Inghilterra, si aggiungono altri sei punti con il piede caldo di Tobey Flood, fino ad arrivare ad un tranquillo 18-3.
Se la Scozia fosse un pelino più brava con le mani... - Ma è Inghilterra - Scozia, non una partita qualsiasi. Per quanto si capisca che la prima potrebbe chiudere i conti quando vuole, grazie alla grinta e alla continuità di gente Simon Shaw, Joe Worsley, Phil Vickery ed Andrew Sheridan. Eppure ecco che angoli da smussare ci sono, con la Scozia che non molla, si organizza, si difende e poi prova a ripartire, soprattutto nel secondo tempo, quando il distacco si assottiglia.
E' di nuovo merito dei piazzati di Paterson e Godman, questa volta l'indisciplina inglese si fa sentire. Se non fosse per una mediocre abilità nella gestione dell'ovale nel gioco slanciato degli scozzesi, sarebbe un bel casino per Martin Johnson.
Si arriva infatti al 18-12, in meno di venti minuti il cielo sopra Twickenham si fa un po' più pallido.
Inghilterra di rimbalzo - Basta però un drop di Daniel Care per ristabilire le distanze, quando l'orologio segna il 72'. Occorrevano punti per la Scozia, accade l'esatto contrario.
Dal 75' la mischia è no contest, dopo il forfait di Julian White: non ci sono più piloni tra le file inglesi. E da una mischia no contest arriva la terza meta dei padroni di casa con Matthew Tait, Andy Goode sbaglia la trasformazione ma poco importa, è 26-12. Nell'occasione della meta si fa male il centro scozzese Hugo Southwell che sbatte contro Armitage con il collo e la testa durante un placcaggio. La stessa dinamica dell'incidente di Harry Ellis.
La 116esima Calcutta Cup va all'Inghilterra. E Martin Johnson ora può dormire sonni tranquilli.

(QUI gli highlights BBC).
Un commento "tennico" (by Abr)
Innanzitutto onore alla grinta di coach Johnson e dei suoi che dopo l'inizio stentato e le due sconfitte conquistano di slancio il secondo posto del torneo. Piazzamento che di l'establishment inglese avrebbe potuto salutare con la stessa rabbia che costo' il posto al suo predecessore Ashton piazzatosi secondo al Mondiale 2007; stavolta invece sono tutti contenti e celebrativi.
Al contempo la Scozia, dice Hadden ma anche capitan Blair, squadra relativamente giovane Paterson a parte, ha dato tutto quello che e' nelle sue possibilita' attuali, rimanendo in partita fino al 70'; poi s'incolpano i soliti errori individuali e altre amenita' mallettiane: il rugby, e' un fottutissimo fatto, rimane uno sport che non perdona i mismatch, difficile da vincere a questi livelli senza mai attraversare quella sottile linea bianca, pur arrivando a un metro da.
Sta di fatto che la Scozia chiude il Torneo al quinto posto, con una unica vittoria contro i peggiorati italiani e per di piu' in casa al Murrayfield.
Tutt'e' due i tempi iniziano nello stesso modo: la Scozia intraprendente riesce a bloccare le iniziative inglesi, creando piu' di qualche problema e una iniziale paranoia da falli nei bianchi con la rosa. Peccato che non riescano a dare continuita' a tale tattica perfetta, peccato che il livello medio delle individualita' sia troppo squilibrato tra i due team.
Peccato infine per quella fuga di Thom Evans lungo la linea sinistra dell'attacco al 12' sullo 0-3, "terminata" da Ugo Monye, poteva cambiare l'inerzia della gara. Pochi minuti dopo, al 16' forse e' stata proprio la pausa dovuta ai soccorsi a Ellis a consentire agli scossi tuttibianchi un indispensabile "regroup".
Da quel momento l'intensita' e' cresciuta e i fantasmi sono svaniti dalle teste dei ragazzi di Martin Johnson, ricostruendo la "Fortezza Twickenham" con tre vittorie casalinghe in fila. Al 23' a forza di precussioni lungo tutto la linea alla fine i bianchi trovano il mismatch: Monye si beve Paterson e un centro e cala in meta e dopo pochi minuti e' il turno di Flutey, che ha in verita' poco controllo dell'ovale quando lo schiaccia ma per Damasco TMO e' tutto ok; ancora una meta di potenza sugli svilupppi di una rimessa laterale.
Nel secondo tempo gli scozzesi risalgono dal 18-3 al 18-12, non male, ma al 72' Danny Care gioca il vantaggio con un drop e al 77' gli inglesi sfruttano una mischia no contest per lanciare in meta Tait.
Adesso nella perfida Albione possono persino recriminare, ahhh se non avessimo perso per un punto in Irlanda, ahh se avessimo tenuto di piu' la disciplina la' e a Cardiff ...
Tant'e', oggi si puo' giustamente dire che questa Inghilterra ha trovato una sua fisionomia molto assomigliante guarda caso al suo allenatore: grinta, intensita', scompostezze mitigate dall'esperienza e dalla voglia di vincere. Secondo Johnson il prossimo passo per migliorare e' quello fisico: per battere gli australi (da' per scontato quindi che i boreali siano tutti battibili), serve che tutti e non solo alcuni raggiungano una adeguata massa per velocita' (uguale quantita' di moto).
Un'ultima nota, urge una nuova ELV da inserire al piu' presto: abolire quell'assurdita' della mischia "no contest", situazione troppo comoda e addirittura losca in certi frangenti (contro la Francia gli ultimi minuti di gara erano stati una sofferenza per la mischia inglese). Perche' non rendere obbligatoria la presenza in panca di almeno due o tre prime linee (piloni/tallonatori)?

La Francia si vendica con l'Italia di legno.




Roma, Stadio Flaminio: Italia 8 - 50 Francia

Ai francesi non rimaneva certo molto da pretendere da questo torneo dopo la scoppola che si sono dovuti portare a Parigi da Twickenham. L'Italia idem, se non altro che c'era di mezzo l'orgoglio per un brutto 6 Nazioni. Splende il sole sul Flaminio ma pioveranno per tutti gli 80 minuti le mete dei galletti che decidono di alzare la cresta con gli azzurri, le vittime sacrificali e i poveri malcapitati che ci mettono del loro per peggiorare la situazione.
Gli uomini di Mallett inziano forte, cercando di mettere sotto pressione una Francia un po' sorniona e scomposta, ma ad aprire le marcature è il mediano di apertura d'Oltralpe, Morgan Parra. Un po' sorniona, ma la sensazione è che sarà una Francia pure cinica.
C'è il vento che fa le bizze. E dopo 10' minuti il vento gira in campo, nel senso che la Francia prende confidenza e punta dritto agli spazi lasciati liberi dall'Italia con una veloce serie di passaggi che puntano alla cosiddetta "fisarmonica" alla Vittorio Munari: allargare e stringere il campo. I nostri rincorrono e cavalcano con poche palle in mano. Parra al 15' replica con un altro piazzato: 0-6. L'occasione per accorciare ci sarebbe la punizione dal piede di Marcato tre minuti più tardi, ma la palla esce. Al 22' invece fa centro.
Il problema è che gli azzurri si limitano a giochicchiare e a non costruire, la Francia invece sa quello che vuole. L'azione della meta lo mette in chiaro.
Il bel (?) gioco dura poco - Calcio francese, Griffen e Marcato danno un'occhiata al pallone che scende, nessuno avvisa il mediano di mischia che sta arrivando sparato Jauzion che salta in cielo, ruba l'ovale ed ora il possesso è francese nella nostra metà campo. Palla ad uscire, finché non arriva a Chabal che decide di levarsi parecchi sassolini dalla scarpa: invece di essere placcato, è lui che va a placcare correndo con la palla in mano Griffen e Mirco Bergamasco e non lo ferma più nessuno. Schiaccia in meta, Para non sbaglia un colpo: al 27' è 13-3 per la Francia.
L'Italia finisce qui. Thrin-Duc ha tutto lo spazio che vuole, da azione di rimessa, per andare subito in meta, stavolta senza conversione: al 29' è 18-3 per i galletti.
La Francia ci fa girare come fossimo una bambola - E' una presa in giro: si riparte, palla alla Francia, altro calcio up and under e non la piglia Griffen, ma di nuovo il francese Medard, arriva Dusatoir che serve nuovamente l'ala: meta + calcio di Parra, al 32' è 25-3 per la squadra di Lievremont che gioca a rugby.
Gli italiani si limitano a dire che c'è un in avanti in occasione del primo tocco su Griffen, ma non è una giustificazione tattica: gli azzurri erano in grande ritardo nel ricomporre la linea di partenza sull'aggancio, poi non arrivato, del nostro mediano.
Tre mete in sei minuti: nemmeno il più tecnologico dei live scoreboard può tenere botta.
Impressionante, a parte la performance di Chabal, come i francesi riescano sempre ad andare oltre il placcaggio e a stare in piedi quel tanto che basta per attendere un sostegno. Le basi di questa disciplina che, purtroppo, la nazionale italiane ha dimenticato di ripassare nel 6 Nations 2009.
Secondo tempo - Al ritorno dagli spogliatoi, l'Italia rimane lì, mentre la Francia no e dopo due minuti Heymans va in meta: al 42' è 32-3 per i blues. Cinque minuti e Parra segna di nuovo da un calcio di punizione.
Dio piacendo questo torneo è giunto all'ultimo capitolo.
La Francia va di nuovo vicinissima alla meta con Fritz, ma è Sergio Parisse a spingerlo fuori dal campo al momento più propizio e il numero 8 transalpino non può schiacciare in meta. Non c'è storia, gli azzurri vanno alla ricerca del sussulto di orgoglio, ma se c'è l'intenzione, manca del tutto l'organizzazione per proseguire. Tutta manna dal cielo per i nostri avversari.
L'arbitro irlandese Alain Rolland al 55' concede una meta un po' così a Nallet che raccoglie l'ovale da una ruck sulla linea di meta nostra e la appoggia in area. Difficile capire quanto sia valida. Non c'è più Parra, ma Michalak a calciare: la prima non è buona, punteggio sul 40-3.
Parisse e la seconda meta azzurra in tutto il torneo - Finalmente c'è gloria anche per l'Italia alla ripresa del gioco, con Sergio Parisse che conclude una bella azione di Andrea Marcato che con un calcio supera la difesa avversaria, poi agguanta il pallone, serve il capitano: è 40-8 per i francesi, la conversione di Marcato si ferma sul palo.
Al 68' sono 97 i placcaggi degli italiani, 50 quelli dei francesi.
Oramai nemmeno Rolland fa più il giudice di gioco e non fischia un passaggio in avanti del nuovo entrato Bastareaud a Michalak che poi serve Heymans che va in meta: 45-8.
A parte gli errori di Rolland, l'azione indica il cervello spento dei nostri: McLean dai 22 calcia malissimo in touch con tutto lo spazio a sua disposizione. Dalla rimessa parte la nuova folata viziata dal fallo di Bastareaud.
75': ottava meta per la Francia con quella di Malzieu. E' 50-8.
Finisce come doveva finire: il cucchiaio di legno 2009 è dell'Italia, in grado di risollevare la testa solo contro il Galles una settimana fa. Ci sarà tanto da dire, ancora tanto da discutere, dalle scelte azzardate di Mallett al debutto contro l'Inghilterra alla partita che ha segnato la nostra condanna con la Scozia.
Niente facce sconsolate e frasi fatte: qui tocca mettersi al lavoro immediatamente.

(QUI gli highlights BBC)
Mismatch - come da foto sopra (by Abr)

Uno scuornatissimo presidente Dondi lamentava a fine partita "li abbiamo lasciati giocare". Nella realta' esiste un termine ben preciso anglosassone per descrivere cos'e' successo al Flaminio: "to be outplayed", si dice quando qualcuno ti batte spiazzandoti, infilandoti d'incontro per usare un termine pugilistico. Indipendantemente dal fatto che ti sia superiore sul piano tecnico individuale (come nel caso in questione) oppure no.
Bastano un paio di numerelli statistici a descrivere la situazione.
Nel primo tempo la presenza nelle metacampo e' stata all'incirca pari tra le due squadre (19min40sec a testa circa), peccato che il possesso palla sia stato di 20min53sec per la Francia e di miseri 5min48sec (!!) per l'Italia.
Vale a dire che siamo stati si' di la' ma senza giocare, anzi restituendo velocemente il possesso. Non tanto per via degli errori come nelle prestazioni precedenti (ne abbiamo fatti 16 contro 18 francesi, 4 turnover vinti contro 5 avversari) quanto coi calci (32 possessi italiani calciati, il 20% dei nostri). Dato che siamo prevedibili, ci aspettavano al varco: han ringraziato dei regali che NON ci hanno restituito (han calciato 25 volte, il 12% dei loro possessi), sono ripartiti (23 drive da ruck contro 5 nostre), ci hanno allargati (la fisarmonica di cui parla il Socio) e finalmente ci hanno infilati.
Nel secondo tempo abbiamo sistemato il possesso (in lieve vantaggio nostro) ma a quel punto loro, forti del vantaggio acquisito ci hanno inchiodati nella nostra metacampo (31min11sec dalla nostra parte contro 15min33sec nella loro).
E' tutto qui: qualcuno ha preparato la gara meglio di qualcun altro. Piuttosto, quello che nessuno s'aspettava dopo il Galles e' trovare italiani proni agli eventi negativi, privi di carica, assolutamente incapaci di reagire.
A fronte di tale rassegnazione cosmica dei nostri (come scrive anche Planet Rugby, non si vince mai se il primo a non crederci e' il tuo allenatore), gli episodi divengono fatali.
La prima meta si poteva ancora catalogare come fatalita': Griffen salta meno di Jauzion e Chabal sfonda, questi sono fatti noti; certo che la seconda linea di difesa ...
La seconda meta invece grida vendetta al cospetto degli dei: esattamente la stessa meccanica, persino come posizione di campo, di quella segnata in prima fase da Danielli in Italia Scozia. Buco nella "coda" della rimessa tra Bergamauro e McLean, ridicoli la capacita' di recupero e i placcaggi della seconda linea di difesa (Griffen, Rubini): errare e' umano, perseverare ...
Le ultime due mete (Medard seconda e Malzieu) fanno parte del "garbage time", quelle parti di gara in cui non c''e piu' nulla da dire e da fare. Altro "regalo" e' quello al 42' di Bergamauro (pessimo) a Heymans: calcetto rasoterra, modo infantile di cadere in trappola contro la difesa rovesciata invece di andare a contatto e settare il piece. Nella propria metacampo per giunta: chiaro che i nostri "pensano" troppo e han paura di sbagliare, invece che lasciar pensare i muscoli e giocare (anche) per divertirsi.
Ci stanno anche ben tre mete regalate ai Galletti dall'ineffabile e distratto Rolland: due chiari passaggi in avanti nella prima di Medard e in quella finale di Malzieu, piu' quella del pack attribuita a Domingo (Kaplan che e' pignolo ma sa le regole, aveva negato una meta identica a Harinordoquy contro il Galles: fin che l'ovale e' dentro una ruck lo puoi solo tallonare, se lo prendi in mano e' "hands in ruck" e punizione contro).
Tant'e' , avrebbero vinto con quattro mete a una invece che sette.
Alla luce di queste considerazioni non si salva nessuno degli arrendevoli e confusi nostri, nemmeno Parisse con quei passaggi dietro la schiena dai nostri 22m degni di miglior causa. Marcato, friabile ultimo baluardo, fa vedere l'unico brillio con quel calcetto al 56' recuperato e successivo offload dal perfetto timing a Bergamauro che lancia in meta Parisse; Zanni mette in mostra la sua buona volonta', qualche bella palla rubata in ruck e un in avanti che spegne la nostra migliore iniziativa a fine primo tempo; Ghiraldini ancora una volta fa funzionare mediamente bene la rimessa (2 perse 11 prese, 1 a 7 quelle francesi) ma nulla piu'.
Nessuno merita ulteriori segnalazioni se non negative (Rubini si fa bere in velocita' da Trinh Duc, Bergamauro spento, prime e seconde a sacrificarsi in ruck e basta, Griffen come gia' detto fa il supplente, Pratichetti il precario, Canale coi suoi calcetti del cavolo a regalar possessi; persino Mirco oggi vagola confuso per il campo; e un'ala sul lato chiuso nella meta di Malzieu, dov'era, mentre l'estremo si toglie per non rischiare di farsi male?).

Una pero' in particolare che mi rimane nella strozza la dico: McLean a un certo punto l'avrei voluto picchiare (in modo figurato s'intende; anche se in quel momento, sentite le mie urla, sono arrivati tutti a chiedermi se m'ero fatto male).
Aldila' dei suoi vari errori (i due calci iniziali del 6-o francese sono due tenuti suoi in fila, la meta "decisiva" di Trinh Duc al 27' e' segnata dal "suo" uomo, etc.etc.), ho visto tutto il nostro Torneo riassunto nel momento in cui, dopo tanta fatica per ottenere una rimessa ai 5metri e tre quattro buone fasi in pick&go, t'arriva palla a lui e chettifa' ?
Invece di attaccare la linea o passare a un centro come si fa dal Trofeo Topolino alla Web Ellis Cup, 'sto figlio di un estremo calcia ... maddove se stavamo sui 5m? Calcia dentro all'area di meta .... Ma che e', basket, andiamo a rimbalzo?! Bastava continuare con le percussioni; invece nessuna pazienza, nessuna lucidita', nessuna fiducia, solo (poche) palle che scottano.
Speriamo che crescano, speriamo che qualcosa di importante cambi tra chi ha la responsabilita' di istruire e preparare questi ragazzi e le partite.
O capintesta Dondi, siamo d'accordo che nel rugby ci vuole innanzitutto umilta', ma cio' detto non ci piace sentirti dire che "abbiamo la sconfitta nel nostro dna"; comunque, visto che nessuno puo' mandarti a casa per alcuni anni, almeno speriamo cazzierai di brutto chi di dovere, instillando a Mallett ("non e' in discussione, lo e' tutto l'insieme") qualche spunto su come rivoluzionare al piu' presto lo staff tecnico. Il tutto con parole tue...
I francesi? Ingiudicabili, avevan ben poco davanti; un game plan ben eseguito da Parra, Trinh Duc e Traille.

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