martedì 29 luglio 2008

Adattamenti All Blacks

I commenti tecnici post sconfitta degli All Blacks al Subiaco Oval di Perth - questo blog incluso - si sono focalizzati sull'approccio tattico alla gara degli stessi, oltre alla stoica resistenza difensiva degli Australiani (sottolineata dal loro coach) e dalla cinica capacita' di approfittare delle opportunita'.
Abbiamo definito il gioco mostrato dai Kiwis quasi "sudafricano", tutto incentrato sul possesso quasi temessero le capacita' Aussie di sfruttare i turnover (vedi prima meta, propiziata da Tuqiri che "ritorna" uno dei rari calci) e zero sul guadagno territoriale mediante gioco tattico, nonostante la disponibilita' di piedi benedetti come quelli di Carter.
Gioco risultato troppo "monodimensionale" quello neozelandese, prevedibile: ai calci tattici delle due aperture Giteau e Barnes, agli up&under di Tuqiri e Ashley Cooper, invariabilmente Muliaina e Sivivatu, Ma'a Nonu e tutti gli avanti Neri rispondevano con i "giu' il gettone" (copyright Raimondi) e via di uno-contro-uno di ruck e tentativi di offload.
Verosimilmente lo scopo era quello di sfiancare progressivamente un centrocampo Aussie considerato fisicamente vulnerabile, al caro prezzo di rischiar di perdere una caterva di palle come di fatto e' accaduto (mantenere il possesso al placcaggio non e' piu' cosi' scontato per chi attacca, grazie all'interpretazione rigida delle - vecchie - regole sul breakdown) .
Oltretutto Barnes e Giteau hanno retto la sfida "fisica", per giunta senza perdere lucidita', supportati dai sacrifici dell'altro centro Cross e di tutti gli avanti mediano Burgess incluso, ispirati dall'esempio di un fantastico Rocky Elsom.

La tesi espressa da questo blog e' che tale game plan fosse tutto sommato valido: gli All Blacks han conservato l'iniziativa per larghi tratti della gara, impiegando purtuttavia 45' per recuperare dieci punti di svantaggio (diventati 17 strada facendo) connessi all'espulsione presa da Thorn al 5'. Poi sono crollati, non tanto per lo sforzo quanto nel morale, soprattutto per via di un sostituto fuori fase in un posto chiave (Lauaki) e di un episodio dubbio (la meta negata a Sivivatu).

Secondo coach Graham Henry c'e' dell'altro: lui chiama in causa la maggior familiarita' con le Elv degli Aussie, o meglio del loro coach Robbie "Dingo" Deans, piu' pratico di lui grazie a una stagione di Super14 giocata - e vinta alla grande - alla guida dei Crusaders.
"What we (the coaches) can bring to the table is going to get better with more experience under these laws" dichiara Henry, "Hopefully we've learnt quite a bit from that so we'll be more competitive this week."
Guarda caso schierera' McDonald estremo dietro a Carter, un secondo "piedi buoni", spostando Muliaina all'ala: lesson learnt su come si fa gioco tattico in era Elv: due fullback calciatori, a tener ben sospesa in aria la palla mentre gli si corre sotto ...
[Update: Leon non ce la fara' per infortunio; Muliaina torna estremo e all'ala aperta va inopinatamente il centro di ruolo - e poco calciatore - Kahui].
Ma il vero recupero (miracoloso per i tempi) sara' quello di capitan Richie McCaw, altro esperto di Elv ante litteram (e non solo). Il suo rientro stabilizzera' la terza linea, rimandando So'oialo al piu' adatto ruolo di nr.8, con Kaino schierato guardia nel lato chiuso della mischia.
Nonostante gli "stimoli" della critica - il rugby in Nuova Zelanda suscita passioni scatenate come il Toro tra i suoi tifosi - Graham Henry non arriva a fare il "follower" del suo sostituto in-pectore alla guida degli All Blacks: continua a preferire un ball carrier come Ma'a Nonu nel ruolo di primo centro, senza cercare una kicking option com'era McAlister fino all'anno scorso o Mauger prima di lui, a copiare il duo Giteau - Barnes.
Il rientro di Conrad Smith titolare a fronteggiare il recuperato Mortlock completa la squadra Tutta Nera.
In mediana, l'indiscusso super Carter a reggere la baracca, mentre il rapido Ellis non potra' ciclare senza posa palle su palle, dando come l'avversario Burgess il suo contributo "fisico" in fase difensiva. L'infortunio del titolare apre strada a Cowan, sempre che il suo ginocchio recuperi; in alternativa tornera' Weepu, mediano old skool piu' estroso ma anche a volte piu' "meditativo".
Il tutto mentre sull'altro fronte coach Deans "minaccia" ulteriori improvements dei Wallabies per la partita. L'impressione e' che Henry abbia ragione: c'e' qualcuno (il suo avversario) che ha capito prima degli altri come adattarsi al nuovo che avanza.
Il rischio per gli All Blacks e' che, a cambiar rotta una settimana per l'altra, vada ancora peggio di sabato scorso; sia come sia, Henry ha almeno l'onesta' di ammettere che non tutto gli e' ancora chiaro nemmeno a lui con 'ste nuove regole (figuriamoci quassu'); tanto, sostiene, il punto d'arrivo saranno i Mondiali 2011 ...
Ma una "striscia" di tre sconfitte in fila non capita ai Tutti Neri da almeno dieci anni. No, non crediamo che perdere stavolta sia un'opzione per Henry.

domenica 27 luglio 2008

Advance Australia fair

Australia 34 - Nuova Zelanda 19
Partitone all'ANZ Stadium di Sidney, sabato: sono di fronte Australia e All Blacks.
Piu' che l'importanza della posta in palio - TriNations solo agli inizi, Bledisloe Cup assegnata quest'anno al meglio di quattro partite - la sfida deve fornire importanti elementi sulla situazione delle due squadre: i dubbi su questa fase transitoria dei Tutti Neri, esplosi con la sconfitta casalinga contro i non eccelsi Sudafricani, e sull'altro fronte i decisi progressi mostrati dai Wallabies contro gli stessi.
Il tutto aggravato dalla polemica tutta interna alla Rugby Nation dei Kiwis: la conferma di Graham Henry dopo la delusione mondiale ha mandato Robby Deans da Canterbury, Nzl, il suo sostituto ideale, a sedersi sulla panchina australe; giusto per capirci, e' come se da noi la nomina di Donadoni avesse spinto Lippi ad allenare la Spagna che poi ci sconfigge agli Europei.
Polemiche che fanno i titoloni ma distraggono da quanto succede in squadra e in campo. Cronache e formazioni le trovate un po' ovunque, ad esempio qui; noi ci focalizzamo su quello che altrove latita: cercare di "leggere" le situazioni oltre la cronaca e gli impressionismi, e soprattutto di spiegare i perche' (sempre a nostro modestissimo avviso).

Partiamo commentando le formazioni: gli All Blacks sono sempre privi di capitan McCaw, gli Aussie han capitan Morlock infortunato, per il resto non ci sono "buchi", mismatch particolari nelle formazioni dall'una o dall'altra parte. Anche i due mediani di mischia Ellis e Burgess sono a nostro avviso al livello della partita: entrambi non tecnicissimi certo, ma tutt'e due difensivamente solidi e particolarmente adatti al gioco guizzante e senza pause delle Elv; pari e patta quindi sulla carta?
Mmm ... come gia' detto nell'ultimo post, Deans ha ereditato un blocco gia' solido e sperimentato, innervandolo di "chiarimenti" (Giteau all'apertura punto e fine della discussione, Barnes primo centro, Vaugh in panca a rinvigorire i finali di partita e un bel Tuqiri decisamente "ricondizionato") e pochi ma baldi innesti.
Situazione molto diversa invece per i Tutti Neri: a parte McCaw (indisponibile), Carter, Muliaina, So'oialo, la prima linea, s'e' aperta una fase magmatica di "selezione" e cambiamento post Webb Ellis Cup, corroborata (si fa per dire) dal "go North" di molti campioni ancora in grado di far da tutor alle giovani promesse schierate (Tahui, Kaino, Tuitavake, Braid ...).

Riguardo alle tattiche, l'impronta che Deans ha portato dai Crusaders ai Wallabies si fonda sulla certezza categorica del dovere al sacrificio difensivo da parte di tutti, non solo com'e' ovvio della terza linea e di Rocky Elsom (il McCaw diqqua'). Cio' significa aver instillato massima confidenza e "fede" nella squadra, anche nei momenti tosti e in questa partita ce ne saranno.
Il coach ex Crusaders inoltre puo' far leva sulle tradizionali competenze tattiche e sull'innato gioco dinamico australi, condite da un po' di formazione avanzata pro-Elv, per predisporre un approccio tattico che definiremmo "adattativo": lascia pure impostare la partita agli avversari, lasciandoli sfogare che tanto sanno contenerli anche sui loro terreni prediletti, grazie alla prevalenza tattica (calciatori - Giteau e Barnes, up&underers - Tuqiri e Ashley Cooper), alla fisicita' difensiva e al controllo delle fasi statiche, per poi colpirli cinicamente non appena si apre una possibilita'.
Gli All Blacks odierni sono invece optano per un game plan apparentemente fondato sullo "stanare" dalle profondita' i piedi di Giteau e Barnes, cercando con pervicacia lo sfondamento centrale, per richiamarli in trincea a difendere e quindi triturarli fisicamente e nella resistenza. Ne viene fuori un gioco quasi "sudafricano" tutto sfondamento di centri, avanti e ala chiusa che converge (ha mai toccato palla l'ala aperta AllBlacks?), col 72% di possesso palla a fine del primo tempo! Ma anche con 10 palle perse contro due in 40 minuti: d'altronde, chi non risica ... (l'Italia fuori casa, tanto per dire, avrebbe giocato in modo del tutto diverso).
La tattica Kiwis "possesso attivo vs. territorio passivo" non funzionera' del tutto, non tanto e non solo per le palle perse, quanto perche' Giteau e soprattutto Barnes si sacrificano come tutti in copertura e non si estraniano mai dalla lotta.

E ora gli episodi: al 5' Thorn si fa espellere per presa alta su Giteau. Era dall'inizio partita che gli All Blacks non riuscivano a evadere dalla loro metacampo e i nervi meno solidi han ceduto, evidenziando la mancanza in campo di una vecchia lenza come McCaw, uno che sa spezzare il gioco avversario in modi (a volte) meno eclatanti di cosi'.
'Sto fatto costa ai neozelandesi ben dieci punti: un penalty e una meta in soprannumero al 10' da parte dell'ottimo Cross, del tutto analoga alla prima contro il Sudafrica: ruck ad assorbire gli avanti, uscita rapida, mani veloci di Giteau, soprannumero al largo.
I Neri si trovano a partire in salita da meno dieci, ma si rimboccano le maniche e iniziano ad esser consistenti nei loro indefessi uno-contro-uno volti a richiamar australi a logorarsi in trincea e, ovviamente, a cercare lo sfondamento. La cosa gli toglie la loro arma migliore, il turnover, ma dopotutto sono in svantaggio; dagli e ridagli, finalmente passano con Muliaina al 25'.
Il pallino rimane saldamente in mano degli All Blacks, almeno sino alla mezzora - ci provano tutti soprattutto Sivivatu, Ma'a Nonu e Muliaina, l'ottimo Kahui (Conradi Smith e' in riposo?), Ali Williams e il terza Braid, un vero fetcher (un "Avanti Savoia!" tipo arditi della prima guerra mondiale) e anche Carter con le sue serpentine. Sono consistenti e determinati ma come detto perdono molte palle.
Il primo tempo di chiude 17-12 per i padroni di casa: al trentesimo passa Hynes grazie agli sviluppi di un bel calcetto di Burgess, ma a fine tempo il tallonatore dei Tutti Neri Hore pareggia le mete con una bella azione tambureggiante nata da un turnover a metacampo.
La differenza nei punti sin qui la fa un penalty e una trasformazione in meno. E il pallino della partita sembra dei TuttiNeri: un assedio destinato a sgretolare le mura erette dai padroni di casa, che a loro volta si riaffermano pericolosi nelle sortite.

Il secondo tempo parte sulla falsariga del finale del primo: al 45' va meritatamente in meta Ellis perche' e' veloce e sempre presente (come del resto Burgess, alla faccia di chi non ha capito il ruolo dei mediani di mischia in era Elv), finalizzando una ruck generata da una profonda serpentina di Carter, qui imitatore di Tuqiri: i Neozelandesi passano in vantaggio 17-19, tre mete a due.
Gli Aussie si rifanno sotto minacciosi ma l'instabile equilibrio in campo e' forte e il punteggio rimarra' fissato per dieci lunghi minuti.
Gli episodi a nostro avviso determinanti avvengono al 50' - Lauaki subentra all'ottimo Braid per rilevare il nr.8 di un Kaino a dire il vero poco proattivo, e sara' un disastro - e al 60': Sivivatu lanciato dietro una palla calciata in meta senza piu' nessuno davanti, viene atterrato da dietro senza palla.
In mezzo e dopo questi eventi ci sta molto altro, sopratutto di marca australiana: Elsom va in meta al 58', al 67' Giteau centra un drop decisivo come con il Sudafrica ( a proposito di game plan ben progettati ed eseguiti), al 75' Horwill corona una splendida partita marcando la meta che sigilla il risultato; se si vuole, confermano che i Wallabies sono "cinici" e sanno aprofittare delle opportunita' che si costruiscono.
La spiegazione del risultato pero' deriva a nostro avviso da quell'uno-due sopra detto: Lauaki in giornata no perde una caterva di palle in attacco e si fa scherzare da Elsom nella sua meta a difesa stretchata, e poi la mancata meta tecnica per Sivivatu. Il primo fatto abbatte il belief ancora vivo della squadra Kiwis; il secondo e' un episodio discutibile, uno dei classici scotti da pagare al "fattore campo".
Nulla da dire beninteso sulla legittimita' della vittoria Aussie; ci preme solo sottolineare, sono gli episodi a determinare la rottura degli equilibri a questi livelli: se veniva concessa la meta a Sivivatu, sarebbero stati 24 pari in 15 contro 14 a venti minuti dalla fine ...

Fortunatamente questo e' il TriNations e la prova d'appello arrivera' in diretta sabato prossimo da Auckland. A meno di improvvide e irrecuperate cadute di morale neozelandesi e di complessi di inferiorita' instauratisi nel coaching team, avremo finalmente la possibilita' di misurare il vero valore di questi Wallabies fuori dalle mura amiche: sinora Dingo Deans vanta un invidiabile score di sei vittorie in sei partite alla guida della Nazionale Australiana, ma tutte giocate in casa.
I meno esperti sappiano infatti, i punti al TriNations sono come le azioni ai tempi di Cuccia, non si contano ma si pesano: in tale prospettiva sinora prevarrebbe il Sudafrica, anche se ne ha vinta una sola su tre, avendole giocate tutte fuori casa; segue l'Australia "in pari" col suo (pur prestigioso) due su due casalingo, e perde la NuovaZelanda con il pessimo uno su tre con due giocate in casa.
Per intanto rimane uno splendido TriNations che pare fatto apposta per riconciliare noi diffidenti Boreali con le nuove regole, a maggior ragione se lo rivincesse finalmente l'Australia.
Ci lascia anche a domandarci, oltre a come abbiamo fatto sinora senza delle Elv, come faremo mai ad adattarci ad esse nei nostri campi; la risposta che molti team si stanno dando e' poco tecnica e piu' legata all'import export - di campioni e allenatori.
Di seguito gli highlights della partita da YouTube.

sabato 26 luglio 2008

Back to TriNations

Mi sono finalmente visto la registrazione di Australia-Sudafrica e ne intendo commentare - lately - gli aspetti tecnico tattici.
Stimolati dal fatto che in Rete capita di incrociare anche commenti apodittici stile opinionista "Qui Studio a Voi Stadio" ("Bonera non vale Burdisso", "Simic e' finito", "Ranieri non e' da Juve" etc.etc.) applicati al rugby. La mission che RightRugby s'e' dato, coi limiti, le pause e i vantaggi propri dell'amateur non addetto ai lavori, e' l'esatto opposto: evitare la "calcificazione" dello sport di squadra piu' unique del mondo, divulgando non volgarizzando.
E' per noi una importante questione metodologica, convinti come siamo che cio' che contraddistingue in generale il vero Right Man sia appunto l'approccio, la mentalita', non la cernita al supermarket delle ideologie di credenze, personalismi, singole idee o ricette.

Finiamola con le divagazioni; nel merito, riconosciamolo, "porgiamo la chioma" (inchiniamoci) all'Australia: la solita, solida esperta squadra in tutti i reparti, con qualche (per adesso limitato) innesto di valore e una prateria di giovani rincalzi da brivido, ma con una decisiva novita', il mitico coach ex Crusaders Robbie Deans in panca.
Questi ha apportato un paio di interessanti idee.
Da subito ha definitivamente chiarito i ruoli post-Larkham: due teste pensanti in mezzo ancorche' non pesi massimi, con Giteau finalmente apertura titolare e Barnes dirottato al centro; Vaugh in panca a far il "sesto uomo" alla basket, per fornire impatto ai finali di partita. Horwill affiancato al grande Sharpe non fa rimpiangere Vickerman in seconda linea da stratosfera, mentre la prima linea, antico irrisolto punto debole Wallaby, non e' andata in palestra o a recuperar rimpiazzi nelle Isole del Pacifico, ma e' stata sagacemente istruita a far leva senza farsi beccare sul suo punto di forza, cioe' il "mestiere".
Inoltre Deans ha saputo innestare nell'alveo delle tradizionali eccellenti competenze tecniche dei giocatori gialloverdi, una serie di automatismi d'attacco "Elv based" e varianti difensive piu' moderne rispetto al classico gioco largo che rendeva gli australiani "i francesi australi".
Il risultato: L'Australia riesce ora a gestire la sfida sul terreno prediletto dagli avversari - nel caso del Sudafrica, breakdown, mischia e rimessa laterale - controllandoli, per prenderli poi di infilata grazie a una magistrale capacita' di gestire gli episodi favorevoli che la partita le offre.
Il "cinismo", la freddezza, sara' anche la chiave della sfida con gli All Blacks (in tal caso, anticipiamo, il terreno sara' quello dell'uno contro uno e della panchina lunga, oltre al solito breakdown), di cui riferiremo nel prossimo post.
Gli ingredienti su cui Deans puo' far leva sono l'esperienza, sangue freddo e confidenza, unite a forza fisica (che seconda e terza linea! Rocky Elsom George Smith e Palu sono da paura), preparazione atletica, competenza, entusiasmo, eccellente piazzamento tattico e ricambi decisamente all'altezza dei titolari (Cross vs. Mortlock ad esempio).

Dato al Cesare australiano cio' che 'e di Cesare, i sudafricani sono parsi "azzoppati"?
Mah, non certo per via della tradizionale abbondanza di "politica" che li affligge: un merito di coach Peter deVilliers (al contrario va detto di Jake White) e' stato sinora riuscire a minimizzarne gli infausti effetti "selettivi" con poche contrapposizioni e conflitti, ad esempio Januarie titolare in mediana e' stato un successone.
Il panorama dei coach ZuidAfrikaner offriva sicuramente di meglio sotto il profilo dell'innovazione ma ci pare di poter dire che l'assenza di novita' e varieta' tattiche nel gioco dei Boks sia imputabile perlopiu' alla pessima forma di molti dei giocatori dopo un anno senza pause, non alla presunta incompetenza del coach vincitore del Mondiale under21.
Nemmeno l'Inghilterra di fine stagione e' messa peggio dei Boks: privi di tutta la prima linea titolare, con Matfield senza l'autonomia per reggere la contraerea, l'intera terza linea in affanno, le due ali sfasate e Steyn in involuzione solipsistica. Solo DeVilliers, il rincalzo Mtawarira e Jaunarie provano a sprazzi ad essere propositivi non solo reattivi; quanto all'ordinato Butch James, si limita come da attitudine all'ordinaria amministrazione, almeno senza marchiani errori. C'e' forse qualche giocatore lasciato a casa da DeVilliers che potrebbe far la differenza? Os duRandt con dieci anni di meno a parte, non ci pare.
Oltretutto la partita s'e' giocata in Australia, non a Pretoria o al Newsland: il fattore campo nel rugby ha ancora un peso, o vogliamo fingere di scordarlo?
Nonostante la superiorita' tattica avversaria, la squadra usurata e il fattore campo, non va trascurato che il Sudafrica e' rimasto in partita per tre quarti della gara: il risultato e' stato "sicurizzato" solo dal drop di Giteau dopo il 70'.
Nel primo tempo i Boks sono arrivati per ben due volte a meno di un metro dalla meta (la seconda con Habana sfigato che perde il controllo dell'ovale nel volo finale); prima meta' del secondo tempo a parte han saputo tenersi sempre sotto break.

La differenza (non nei punti) sono due tentate mete contro due realizzate: e' la rinnovata "cinica" capacita' dei Wallabies di sfruttare le opportunita' che sanno costruirsi.
La prima meta nasce da una rimessa rubata ai Boks; guadagno territoriale, ruck veeemente ad assorbire gli avanti avversari, belle mani veloci di Giteu ad aprire al largo a sfruttare il sopranumero. Classica e ben giocata: gli concedi un metro e si prendono la meta.
La seconda meta invece esemplifica un nuovo capitolo nel libro del rugby, titolato: "del nuovo uso furbo della mischia chiusa in era ELV". L'Australia conquista un calcio indiretto nei ventidue avversari; invece di caricare chiama mischia. La difesa secondo le nuove regole deve starsene a 5m dal piede dell'ultimo giocatore di mischia; tale spazio viene sfruttato come zona di lancio per i centri prima che gli avanti Boks possano staccarsi dalla mischia e scalare in aiuto; la solidita' della mischia, la velocita' delle aperture e la forza di Mortlock chiudono magistralmente lo schema.

Grande preparazione mirata quella che Robbie Deans ha saputo dare ai suoi; basti guardare in quanti difendono (pochi sulla palla, tutti a rischierarsi come i sudafricani), come si giovano degli up&under intesi come lanci d'attacco e non alleggerimenti difensivi (mentre i Boks li' son ancora fermi), o come adesso Tuqiri (dopo un paio di istruttive panche) e' messo in condizione di muoversi, fatto evidente se confrontato con il pari ruolo Habana.
Siamo in estrema sintesi di fronte a una grande squadra, resa grandissima dai mirati e sostanziali accorgimenti del professore della Crusaders' University of Rugby, al secolo Robbie Deans ribattezzato Dingo come il cane selvatico dell'Outback australiano.

A confrontarsi con l'Australia abbiamo due squadre degnissime rivali, dotate di giocatori e coaching team decisamente all'altezza della situazione, pur se in questa fase iniziale apparentemente meno fresche degli Australiani per differenti set di problemi.
Della serie, mica siamo nel Super10 italiano, Benetton contro Amatori, andiamoci piano con le considerazioni conclusive: siamo nel regno dell'equilibrio ad altissimo livello, non e' mai facile battere il Sudafrica pur malridotto come adesso.
Tutto e' relativo: ci pare eccessivo parlar di crisi delle numero uno e due del Mondo per esaltare i Wallabies adesso (mentre qui se ne delineava la crescita sin da meta' del Super14), vista anche la fine fatta dalle Boreali che sono andate a sfidarle. Mai scordare tra l'altro che l'Australia e' da sempre forte in casa; prima di sperticar troppe lodi, va vista anche in trasferta.
Saranno anche 'ste Elv finalmente masticate e digerite (dai sudafricani forse non del tutto), ma sta di fatto che stiamo ammirando un Tri-Nations certo da anno di transizione, ma a mille all'ora, con prestazioni sul campo esaltanti senz'altro da ricordare.

domenica 20 luglio 2008

Springboks azzoppati


Tri Nations, day 3, Australia 16 - 9 South Africa

Una settimana fa erano riusciti a debellare lo spettro delle sconfitte in Nuova Zelanda, perché era da parecchio che la cosa non succedeva e, finalmente, ci erano riusciti. Da campioni del mondo. O forse soltanto perché gli All Blacks l'hanno persa quella partita. Comunque, ecco che il Sud Africa di De Villiers ha passato un altro sabato di passioni con la sconfitta da parte dell'Australia al suo debutto in questo Tri Nations. E' finita 19-9, con i Wallabies che hanno mostrato di essere squadra di gran spolvero, come confermato anche dalle sorprendenti esibizioni dei team aussie durante il Super 14. Uno tra tutti, i Warathas.

Hanno fatto tutto loro, gli australiani. Anche le due mete del match. La prima porta la firma di Lote Tuquiri ed è giunta al termine di una azione esemplare. Rimessa lunga, gioco a spostare rapidamente e velocissimamente la palla al largo, tempi e giri al punto giusto e meta. Poi quella di Mortlock. E poi il drop di Berrick Barnes, quello che ai Mondiali si era trovato a sostiuire Larkham e aveva dimostrato di sapere quello che faceva, nonostante l'età giovanissima, nella partita contro il Galles a Cardiff. Ieri la sua pedata ha messo al sicuro la vittoria dei professori del rugby dopo che i Boks avevano cercato di riaprire i giochi negli ultimi dieci minuti. Per Robbie Deans, il nuovo coach, è la quarta vittoria, messa una dietro l'altra da quando è sulla panchina dell'Australia.

Per quel che riguarda il Sud Africa, c'è da dire che la determinazione è quella di sempre, hanno sfiorato la meta, ma non basta. Troppo poco. A volte sembra quasi che linea difensiva si fermi a prendere un caffé e lasci correre troppo. Si sente la mancanza in Jon Smit in campo, lui che sa essere il vero allenatore nei momenti che contano. Lo conferma anche Victor Matfield che qualcosa non va, quando dice che gli avanti wallabies li hanno messi sotto pressione ed erano bravissimi a contestare ogni singolo pallone.

Ma questa Australia deve fare ragionare anche la Nuova Zelanda.

lunedì 14 luglio 2008

Espugnata la House of Pain

Non credete a quanti minimizzino, sintetizzando la vittoria 28-30 sulla Nuova Zelanda del Sudafrica, nel peggiore e statisticamente piu' avverso dei campi (Dunedin, Otago: The House of Pain, non solo per le statistiche ma anche per i rigori del clima).
La sintesi in voga sarebbe: un guizzo fortunoso di Enrico Januarie seguito dalla difesa del risultato di 14 eroi, scippa con destrezza la vittoria dalla tasca dei piu' meritevoli e spettacolari All Blacks.
Tale sintesi e' fuorviante e riduttiva.
Innanzitutto ridurrebbe i meriti dei due contendenti, che hanno offerto una prova da annali del rugby, uno scontro che rimarra' nelle cineteche per anni.
Personalmente l'ho vista in diretta, poi rivista immediatamente, poi ridigerita altre due volte nel corso di 24 ore ... Saro' malato, ma partite cosi' intense e ben giocate da due squadre diverse, per certi versi opposte, non se ne vedevano da tempo.
Prima di tutto, tanto di cappello agli All Blacks: con o senza McCaw, dimostrano ancora una volta la mostruosa intensita' di un team allenato alla perfezione. Si presentano regolarmente in sei o sette a pressare, sia il controcalcio seguente un up&under che addosso al portatore di palla, si fiondano da tutte le parti in fase di possesso, proponendo offload su offload e fasi su fasi, come la spendida sequenza che ha portato in meta il terza linea Lauaki subentrato a Kaino nel secondo tempo.
Se poi andiamo alle individualita', qui si fa torto a chi non si nomina: Carter sempre impeccabile nelle scelte, Ellis disciplinato metronomo, Ma'a' Nonu maturatissimo e temibile "apriscatole", lo spendido collega di reparto Conrad Smith sempre in grado saltare almeno un placcaggio ... e i piloni, le seconde e le terze, il triangolo allargato ...
Gia' ma allora .. Maramao perche' sei morto? Pane e vin non ti mancavan, l'insalata era nell'orto .. Come mai i migliori dei migliori non ce l'hanno fatta? Per via di un estemporaneo guizzo, della serie per un punto Martin perse la cappa?

Signori, giu' il cappello: il fatto e' che gli All Blacks hanno MERITATAMENTE perso contro una squadra al loro livello. Ergo, prima deduzione, davanti non avevano dei pellegrini qualsiasi, anzi. A questi stellari livelli la superiorita' dipende tipicamente solo da alcuni episodi, e' normale.
L'analisi dice che i Boks sono riusciti a prevalere capitalizzando gli episodi favorevoli "aggrappandosi" alla solidita' di certe fasi: segnatamente la rimessa laterale (dopo l'uscita di Ali Williams) e l'indefessa attenzione difensiva; soprattutto hanno dimostrato di essere grandiosi sul piano caratteriale.
Ad amplificare tale prestazione, Boks non sono arrivati alla House of Pain in splendida forma. Tanto per cominciare DeVilliers ha apportato solo un paio di modifiche rispetto alla prima partita perdente con gli All Blacks della settimana scorsa: il piede esperto e sensibile di Percy Montgomery all'estremo, la vecchia gloria JP Pietersen.
Steyn invece, l'autore di un opaco scampolo di partita come mediano la settimana prima, rimane in panca ed entrera' a sostituire un Jacobs al centro francamente n on all'altezza: sostituzione positiva piu' per Jacobs fuori che per quello che ha fatto vedere il giovane taleno. Ma s'e' riscattato con la freddezza del'incoscienza giovanile, calciando senza paura la trasformazione finale della vittoria.
I sudafricani non sono in splendida forma, si diceva: hanno tanti acciaccati. Pietersen e' stato prima di questa partita autore di ZERO mete nell'ultimo Super14, lui ex metaman dell'edizione precedente; Shalk Burger reduce da un pesante infortunio umilmente dedicatosi al resistere resistere resistere difensivo, Juan Smith l'ombra del poderoso nr.7 che ha piantato le bandierine decisive in area di meta avversaria nel Mondiale, come il suo collega umile a lavorare in trincea; di Frans Steyn l'incompiuto abbiamo detto, vagolante tra sogni di apertura e piu' concrete ma apparentemente svogliate prestazioni al centro; un Habana forse sulla china discentente, mai visto nei suoi veri panni querst'anno. Che dire poi della pattuglia di reduci dall'emisfero Boreale? Matfield, Smith, Montgomery: esausti, infortunati, poco lucidi nel finale dati i ritmi assolutamente non piu' abituali per loro.
Il tutto condito dalle usuali polemiche a sfondo para-razziale (meglio sarebbe dire, politico) che da sempre accompagnano il rugby sudafricano, inquinato e appestato come e peggio del calcio italico; tale da portare Heineke Meyer a Leicester al posto di Loffreda invece di dove meriterebbe e vorrebbe essere, a guidare la nazionale del suo Paese. Ma tant'e, senza per questo nulla togliere all'onesto e pragmatico DeVilliers.
Ciliegina sulla torta, mica sono i Kiwis o i Wallabies: l'introduzione delle ELV nel Sudafrica pur all'avanguardia nella loro sperimentazione (Stellembosch), e' vissuta con (il giusto) sospetto e diffidenza, non con l'entusiasmo di chi le percepisca come un ausilio, un vantaggio tattico.

Ben, nonostante tutto - acciacchi, infortuni esaurimenti, inzuppamento nelle polemiche - i Boks si sono tutti ricordati di chi sono e soprattutto di come sanno difendersi.
No pasaran si son detti, ed effettivamente, 15 o 14 in campo, gli All Blacks per andare in meta han dovuto sviluppare the perfect play, nove fasi perfette di quella che passera' alla storia come l'azione offensiva principe che battezza l'era delle ELV.
Per il resto, pochi metri o centimetri, niet: non passa lo straniero.
Gli e' che i Boks non hanno disimparato a difendere arcignamente attorno al punto di impatto, anticipando il piu' possibile e soprattutto impiegando il minor numero di uomini possibile: due massimo tre, con uno che regolarmente si rialza dalla ruck e si rischiera prima della rimessa in gioco della palla.
Era splendido vederli rischierarsi allargandosi al largo, mentre Munari (un altro tifoso visceralemente Boks, solo in incognito) lamentava, novello Smeagol ne il Signore degli Anelli "Siamo perduuutiiii, ora i Tutti Neri andranno in metaaaa!".

Dee-fense corale, come sempre vince le partite: ha mantenuti i sudafricani a contatto, addirittura avanti di due punti per buona parte del cuore della gara, tra meta' primo e meta' secondo tempo circa; giocoforza che poi, negando agli avversari la possibilita' del ko, abbiano trovato loro un topolino sgusciante che chiudesse il conto aperto e riportasse il Sudafrica alla vetta del ranking Irb.
Anche perche' non sono rimasti li' passivi e basta (tranne l'inizio del secondo tempo sino alla meta): DeVilliers il ball carrier e il fantasioso coraggio di Januarie hanno ripetutamente sfidato i (difensivamente) compassati avversari, al punto che a meta' del primo tempo il rapporto del tempo trascorso nei ventidue avversari era 5 a 1 in favore dei sudafricani.
Migliore in campo, anche a prescidere dal guizzo fatato che l'ha elevato alla gloria di un Rivera in Itlaia Germania 4-3, ci sta Enrico Januarie: sempre presente e sveglio, tra l'altro il famoso "guizzo" non e' un episodio estemporaeno: ha provato a partire di sorpresa per tutta la partita, e pochi minuti prima della meta era partito con una azione simile.
Al suo livello, il solito eccellente centro DeVilliers, sempre pronto a caricarsi sulle la responsabilita' di leader offensivo. Anche Butch James m'e' piaciuto, solido e poco appariscente come sempre; Van Neikerk nr.8 ha offerto prestazione efficace, concretizzando spesso con metri guadagnati il lavoro del pack. E poi ca va sans dire, Bakkies Botha e Matfield (espulsione sul finale a parte, ma l'arbitro avrebbe dovuto espellere anche McDonald per lo stesso motivo - placcaggio alto su Habana che sarebbe andato inmeta - cinque minuti prima). Infine citiamo le terze linee Burger e Smith, sacrificati in un oscuro e senza soste ma decisivo lavoro in trincea.
Solo Jacobs, centro sostituito a inizio secondo tempo da Steyn, m'e' parso lievemente non adeguato al livello stellare in campo.
A esaltare ancor di piu' se ce ne fosse bisogno la prestazione dei sudafricani, dalla parte neozelandese non ce n'e' uno, come detto, che sia stato autore di prestazione poco degna: forse Kaino non ha messo in mostra le doti fatte intravedere nel primo match.

Una ulteriore nota, che polemica non vuole e non puo' essere dopo una partita cosi' spendida. Notare prego le modalita' delle marcature: una meta dei Tutti Neri contro due delle Gazzelle (Pietersen e Jaunarie); un drop per parte (uno su uno di James, tre i tentativi di Carter), una trasformazione per parte (una su una per i Kiwis, una su due, per fortuna loro quella decisiva, di Steyn per i Boks); sei calci di punizione centrati da Carter contro cinque di Montgomery (due errori su cinque tentativi) e Buck James (2 su 2).
Tutto cio' per dire: ma non ci avevano venduto che il "potere" dei calciatori veniva ridotto dalle ELV e si segnavano piu' mete? Qua "i migliori" stavano per vincere con sei punizioni e una meta ...
Vabbe', se pero' tutte le partite sono come questa, ci stiamo dentro vah.
Ottimo l'arbitraggio di un ottimanete assistito australiano Goddard, lo stesso (pessimo, ma meno dei due contendenti) di Argentina - Italia: che anche gli arbitri stiano finalmente capendo e imparando?
I due team (da imparare a memoria e ricordare ai posteri):

New Zealand: Mils Muliaina, Sitiveni Sivivatu, Conrad Smith, Ma'a Nonu, Rudi Wulf, Dan Carter, Andy Ellis, Jerome Kaino, Rodney So'oialo (captain), Adam Thomson, Ali Willliams, Anthony Boric, John Afoa, Andrew Hore, Tony Woodcock.
Rimpiazzi: Keven Mealamu, Neemia Tialata, Kevin O'Neill, Sione Lauaki, Jimmy Cowan, Stephen Donald, Leon MacDonald

South Africa: Percy Montgomery, JP Pietersen, Adrian Jacobs, Jean de Villiers, Bryan Habana, Butch James, Ricky Januarie, Joe van Niekerk, Juan Smith, Schalk Burger, Victor Matfield (captain), Bakkies Botha, CJ van der Linde, Bismarck du Plessis, Gurthro Steenkamp.
Rimpiazzi: Schalk Britz, Brian Mujati, Andries Bekker, Luke Watson, Ruan Pienaar, Francois Steyn, Conrad Jantjes.

mercoledì 9 luglio 2008

L'Italia torna tra le prime dieci

Non solo All Blacks: se grazie alla vittoria nella prima partita del Tri-Nations la Nuova Zelanda torna al comando della classifica Irb per Nazioni perduto nel corso del Mondiale, anche l'Italia fa il suo passettino avanti, superando Fiji e rientrando nel novero delle prime dieci squadre nazionali, posto perduto nel corso della Coppa del Mondo dell'anno scorso.
C'e' voluto l'allineamento astrale della vittoria per un punto sull'Argentina e la sconfitta di Fiji nella Pacific Nations Cup da parte di Tonga, ma alla fine gli azzurri sono tornati al ranking che gli compete.

Notare prego nella classifica qui sotto, le tre Tri-Nations ai primi tre posti, con due di queste - New Zealand e South Afrika - staccatissime sopra i novanta punti Irb (sono i due piezz'e' nuanta appunto). Ci sono poi 4 team nazionali "eletti" sopra quota 80 (Australia, Argentina, England, Wales) e sei "degne sfidanti" sopra i settanta (France, Ireland, Scotland, Italia, Fiji, Samoa) che tutte assieme definiscono le 12 squadre "top" mondiali; tra i settanta virgola zero cinque punti di Tonga e sopra i sessanta, navigano nove nazionali - le cosiddette "minnows" - di rincalzo.
La classifica Irb attuale:

1(2) NZLNEW ZEALAND90.59
2(1) RSASOUTH AFRICA90.01
3(3)AUSAUSTRALIA84.81
4(4)ARGARGENTINA83.42
5(5)ENGENGLAND83.16
6(6)WALWALES80.12
7(7)FRAFRANCE78.99
8(8)IREIRELAND77.18
9(9)SCOSCOTLAND76.92
10(11) ITAITALY75.57
11(10) FJIFIJI75.24
12(12)SAMSAMOA72.57
13(15) TGATONGA70.05
14(13) GEOGEORGIA69.43
15(14) CANCANADA68.81
16(16)JPNJAPAN67.35
17(17)ROMROMANIA67.20
18(18)RUSRUSSIA63.94
19(19)URUURUGUAY63.69
20(20)USAUSA63.11
21(21)ESPSPAIN61.55

martedì 8 luglio 2008

Il caos delle regole? Tutta colpa dell'IRB. Parola di Vittorio Munari

Di seguito l'intervista a Vittorio Munari per il sito di Libero.
“Una confusione assurda, seguire tre partite, quelle tra Nuova Zelanda – Sud Africa, Australia – Francia e l’incontro di Currie Cup (la coppa sudafricana, ndr), con tre regole diverse”. Parola di Vittorio Munari, commentatore di Sky Sport e masticatore di rugby da una vita, come giocatore e allenatore e come membro del gruppo di studio dell’International Rugby Board (il massimo gruppo dirigenziale rugbistico, una sorta di Fifa calcistica) nel 1993 per proporre una prima serie di modifiche alle regole di questo sport.
E non ha tutti i torti, perché un torneo, il Tri Nations che raggruppa All Blacks, Australia e Sud Africa, si gioca con 23 nuove regole sperimentali già messe in pratica durante il Super 14 - la Coppa dei campioni dell’emisfero sud - piu' la possibilita' di abbattere le maul e di schierare quanti giocatori si vuole nelle rimesse laterali; mentre i test match che si disputano anche con le nazionali dell’emisfero boreale, prevedono ancora le regole classiche fino al primo di agosto, dopodiche' saranno giocati anch'essi con le ELV, ma solo 13 di esse .... Una confusione totale: ad arbitri, giocatori, commentatori e pubblico tocca adeguarsi di partita in partita.

Il terremoto è iniziato quando le Unions dell’emisfero sud riunite nel "consorzio" SANZAR (Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa) hanno deciso che era giunto il momento di apportare modifiche alle vecchie norme. Arrivano così le Experimental Law Variations. Provate inizialmente in Sudafrica, una parte di queste nuove regole sono state applicate quest'anno in un torneo dal seguito mondiale: appunto nel Super 14, il campionato tra selezioni provinciali australiane, sudafricane e neozelandesi.
Per avere le idee chiare su un affare terribilmente complicato, conviene avventurarsi in questo sito che ha seguito sin dall’inizio l’intera vicenda.
Vittorio, la colpa di chi è?
La colpa è senza dubbio dell’International Rugby Board. Si è fatta forzare la mano dalle Unions dell’emisfero sud, Australia e Nuova Zelanda fra tutte. Il fatto è che questa è una situazione politica.
In che senso?
Prendiamo come riferimento il calcio. I campionati inglesi e francesi di rugby sono come quelli inglesi e spagnoli di calcio. Sono più appetibili anche per i grandi giocatori neozelandesi, australiani e sudafricani. Allora le Unions del sud difendono casa loro, cercano di tenerseli perché gli stanno rubando i pezzi. E si crea una sorta di rugby a metà fra quello classico a XV e quello a 13, adatto a samoani e figiani.
Ma come è nato tutto questo caos?
Dopo i Mondiali l’IRB si trova a gestire una valanga di soldi e così i capi fanno un po’ di distribuzione, da qui nasce lo studio delle nuove regole. Hanno detto: “Le proviamo qui, qui e qui”. Solo che al sud poi le hanno prese sul serio e questi non si sono più fermati.
Creando inevitabilmente una spaccatura.
A maggio si sono dati appuntamento anche quelli dell’emisfero nord e le federazioni inglese, scozzese, gallese ed irlandese si sono opposte alle nuove regole. Poi si è aggiunta anche l’Italia perché le nuove norme velocizzano il gioco al punto tale che sarebbe palese che noi giochiamo al rallentatore. Poi, vedi, c’è di mezzo anche il tempo.
Il tempo?
Sì, sì. Al sud hanno terreni duri, hanno gli scrosci di pioggia, ma non inverni freddi come i nostri, eccezion fatta per la Nuova Zelanda. C’è la tendenza ad avere un atleta da corsa, mentre in Europa si gioca anche per tutelare le fasi statiche, considerati anche certi campi che si hanno con la stagione invernale.
E l’Italia? Cosa succederà quando saranno introdotte anche da noi?
Qui la questione è che dobbiamo darci una cultura che non abbiamo, se non c’è non possiamo migliorare. Noi non stiano applicando bene nemmeno le regole vecchie. Facessimo questo prima di tutto! E la federazione non spiega cosa vanno a fare i nostri rappresentanti alle riunioni.
Comunque alla fine, dal primo agosto regole nuove per tutti.
Mettiamo questa tredicina di regole nuove, però è palese che è stata forzata la mano dell’IRB che indicava il novembre 2008 come data per decidere cosa fare. E c’è la questione della Coppa del mondo del 2011. Se a due anni dal Mondiale non si possono più cambiare le regole, le decisione va presa inevitabilmente entro il 2009. Tra meno di un anno.
E’ un bordello.
Certo. Ci sono situazioni politiche vanno al di là di considerazioni tecniche. E il problema è che qui non chiariscono niente. E’ un misto mare. Il momento peggiore dal punto normativo per il rugby.

lunedì 7 luglio 2008

Vecchia storia

Westpac Stadium Wellington: New Zealand 19 - 8 South Africa

Ricapitoliamo giusto per non perderci troppo nel marasma che circola nelle rules del rugby. Il Sud Africa è campione del mondo, ha cambiato allenatore e sta provando nuovi inserimenti in squadra. La Nuova Zelanda non è campione del mondo, non ha cambiato allenatore, ha nuovi giocatori da mettere alla prova. Entrambe le Unions risentono dei richiami dal Vecchio Continente che attraggono i fuori classe dell'emisfero sud. E diventa difficile gestire certe situazioni. Punti in comune, altri che non hanno niente a che vedere.

Detto questo - e scusate se è noiosa la cosa, ma un ripassino non fa mai male - ecco che sabato si le due si sono date appuntamento per la prima giornata del Tri Nations. Hanno vinto quelli vestiti tutto di nero, sotto il cielo nero di una notte buia, ma soprattutto tempestosa. Vento, freddo, come nelle migliori tradizioni inglesi, quando il campionato non si concede le festività natalizie, tanto per interderci.

E' finita 19-8 a Wellington e il risultato è quello giusto. Perché gli All Blacks hanno meritato. Gli Springboks non vincono più in Nuova Zelanda, nemmeno da campioni del mondo. E Graham Henry riporta i suoi al primo posto nel ranking mondiale. Importanti i punti dal piede di Dan Carter che mette quattro piazzati, uno solo per Butch James. In mischia si sono fatti notare So'oialo, Kaino e Thompson, vincendo la sfida ravvicinata con Van Niekerk, Juan Smith e Schalk Burger, uno che pesta sui piedi come sempre e che ha preso alla lettera la nuova regola che permette di far crollare le maul avanzanti, ma va ricordato che in campo non c'era McCaw, la controprova insomma.

Il commento tecnico lo lasciamo al socio, simpatizzante senza troppo nasconderlo del Sud Africa. Qui ci limitiamo a dire che le ricostruzioni portano sempre con sé molti alti e bassi, ma forse le scelte di De Villiers lasciano un po' perplessi. Tipo Francois Steyn in panchina. Dall'altra parte l'ex professore di ginnastica l'ha fatto capire che il Mondiale è acqua passata e che l'emisfero australe deve essere tinto di nero.

In attesa di vedere all'opera quell'Australia che ha battuto la Francia 40-10 e che ha molte carte da giocare. Tra un mix di giovani ed esperti, i Wallabies attendono solo il turno per passare dalla teoria alla pratica.


LA VERSIONE DI DANNY
Ottimo il titolo del Socio: vecchia storia, All Blacks vincenti non fa notizia. Almeno negli anni non-mondiali. Gia' perche' la storia vecchia nella realta' e' che, finito un mondiale i Kiwis sono regolarmente i primi ad adeguare mentalita' tattiche e preparazione al nuovo che avanza, trasformando tutti gli avversari in follower.
Ma quattro anni in fuga sono lunghi da passare; difatti una volta l'Australia, un'altra l'Inghilterra, due volte il Sudafrica han compiuto l'oltraggioso sorpasso in zona Cesarini, lasciando i Tutti Neri regolarmente favoriti a secco di titoli mondiali dopo il primo dell'era del professionismo.

Nel caso di specie piuttosto, trovo che la giornata sia da segnare negli annali.
Da una parte del Mare di Tasman infatti si e' giocato l'ultimo test match della storia con le "regole vecchie" prima dell'avvento ufficiale universale delle ELV del primo di agosto; contemporaneamente dall'altra parte dello stesso mare forse abbiamo assistito alla prima vera partita dell'era ELV.
L'addio a un modo di vedere il rugby e' stato celebrato in modo direi non molto degno da Australia-Francia (40-10), dall'esito scritto prima dell'incontro.
Una Francia A (nel rugby significa uno scalino sotto la nazionale) logorata e con la testa alle ferie opposta a una squadra tirata, con un coach brillante e in preparazione per il Tri-Nations ...
Certi spettacoli, certi deprimenti mismatch - un Giteau, un Elsom, un Mortlock contrapposti a onesti operatori del rugby da Albi o Brive - fanno veramente pensare che a tramontare non siano solo le regole vecchie ma anche concezioni d'altre epoche (dilettantistiche) sul valore assoluto "certificato Irb" di certi test match nella realta' privi di motivazioni.

Dall'altra parte dello stesso Mare invece i campioni del mondo nella loro miglior selezione attuale ma con poche idee innovative, sono stati battuti dagli All Blacks "scientificamente" e spietatamente preparati alle ELV.
Si tratta by the way delle ELV selezionate dalla SANZAR per questo Tri-Nations, che non sono ne' quelle del Super14 ne' quelle in vigore universale dal 1 agosto - persino i super esperti di Sky faranno confusione nel corso della telecronaca, il che la dice lunga sullo stato ... sperimentale del rugby nell'anno di grazia 2008.

A mio personale avviso coach DeVilliers e il suo staff han messo in campo quella che, sulla base dei dati raccolti nei test match, sembrava la formazione migliore. Non lo e' stata col senno di poi - probabile che le pedatone di Steyn e ancor piu' la precisione di Montgomery sarebbero state utili fin dall'inizio.
Pero' la pecca evidente del Sudafrica e' l'assenza di una interpretazione tattica convincente e proattiva della partita. Banalmente, se decidi che tutti gli avanti piu' Habana Jantjes e Ndungane debbano aspettare sulla difensiva e si va solo per sfondamento centrale, non puoi affidarti al solo DeVilliers (il centro) come ball carrier: diventi prevedibile.
Sta di fatto che i Boks reggono un tempo e chiudono 8-9 a meta' gara grazie alla superba difesa e a un guizzo di Habana, ma il pallino e' sempre nelle mani Nere.
Nella ripresa gli All Blacks salgono in cattedra usando la difesa attenta che gioca "a memoria" come perno; anche la mischia chiusa "regge" e solo in rimessa mostra qualche affanno contro l'antiaerea Bakkies Botha- Matfield.
Sul perno difensivo s'innestano due atout: il primo e' il piede di Dan Carter, giunto a un livello si sagacia tattica e di controllo dei suoi ritmi mente-corpo da Illuminato; il secondo sono le ripartenze: parafrasando il telecronista calcistico, la velocita' con cui sanno trasformare l'azione da difensiva a offensiva.
Non appena la squadra avversaria si sbilancia in un attacco plurifase, i Neri scatenano le mute a caccia della palla; appena se ne impadroniscono ripartono al piede, via pedalare en masse e non c'e' modo di fermarli.
Il motivatissimo Kaino nr.8 segna una meta e sfiora la seconda, lui in campo solo "grazie" all'assenza di McCaw; ma poteva essere qualsiasi altro vestito di nero, perche' tutti gli avanti sono in grado di finalizzare azioni corali come fossero trequarti. Migliore in campo, spaziale Carter a parte, per me Conrad Smith al centro.
Poco male per i Boks comunque, a parte il primo posto in classifica Irb restituito alla Nuova Zelanda: la squadra c'e', dopotutto e' finita una meta pari in casa dei Tutti Neri; ora devono (solo) darsi un gioco. I sudafricani sono riusciti a tener botta guarda caso fin che capitan John Smit ha retto. C'e' tutto il tempo per recuperare, anche forse in questo Tri-Nations, a partire da sabato prossimo in cui si replica.

venerdì 4 luglio 2008

No contest

Interessante novita'-chiarimento del regolamento a partire dal fatidico primo agosto, data di atterraggio delle ELV in tutto il Pianeta del rugby, di cui ci informa l'Equipe.
E' stato chiarito agli arbitri che d'ora in poi solo un pilone "certificato" potra' rimpiazzare un pilone; la squadra che non ne avesse piu' in panchina terminera' la sua partita in 14 (o anche in 13).
E' finita quindi la possibilita' di sostituire un pilone, un animale "speciale", con un "umano qualsiasi" come accadeva sinora, chiamando poi mischie no contest.
Giocoforza di mischie no contest se ne vedranno (finalmente) poche: piuttosto che lasciare la superiorita' numerica all'avversario si preferira' lasciare in campo piloni magari spremuti ma non ancora rotti.
Soprattutto sara' stroncato il trucco talvolta impiegato in campionati tradizionalmente "nerboruti" e molto tattici come quelli francesi o anche inglesi: la squadra in difficolta' in mischia simulava o esagerava gli infortuni dei piloni, sostituendoli rapidamente fino ad esaurimento scorte in panca, per potersi rifugiare al piu' presto nel no contest e smussare quindi tale arma avversaria. Oltretutto con l'ulteriore vantaggio del mismatch generato dall'aver sostituito un pilone con un giocatore piu' mobile nelle fasi dinamiche. Ora basta, ca suffit.

giovedì 3 luglio 2008

Tri-change?

A Sud ci stanno riflettendo e stanno discutendo tra loro: Tri-Nations esteso all'Argentina (e magari a una selezione Pacifica?), Pacific Nations Cup (che oggi comprende Japan, Fiji, Tonga, Samoa, Australia A e New Zealand Maori) estesa a Canada e Stati Uniti? Qualche altra Selezione invitata al Super14?
In ogni caso e ammesso che vada in porto, nessun impatto nel breve termine: se ne parla per le edizioni dei tornei post 2010, quando verranno rinnovati i diritti televisivi di Tri-Nations e Super14 in mano alla SANZAR.

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