mercoledì 27 agosto 2008

Primi Boreali al via

Il rugby torna tra i Boreali: ieri e' partito il primo dei campionati europei di eccellenza, il Top14 francese.
Devastantemente lungo - primo capionato a partire e ultimo a finire in Europa - chiudera' la sua regular season a maggio inoltrato, per impegnare ulteriormente fino a fine giugno i suoi primi quattro team - imballando totalmente gli impegni estivi della nazionale Bleus ma anche di altre, Italia e Argentina soprattutto.
Ricorderete al proposito le recenti polemiche neozelandesi: il management degli All Blacks ha messo le mani avanti, dichiarando che non perderanno piu' tempo accettando la sfida di una nazionale francese B in tour contemporaneo alle finali del campionato.

Tant'e', lo spettacolo e' iniziato ier sera in contemporanea in tutti i campi transalpini. I temi di questa edizione sono a nostro avviso almeno due:
- il primo e' il tanto atteso calo delle ELV nei fanghi e nelle pioggie dell'inverno boreale. I galletti sono l'unica federazione boreale apertamente favorevole alle nuove regole che forse gli ricordano l'epoca del rugby champagne.
- Il secondo tema: il Top14 sara' il solito campionato monotono di ogni anno, con le solite cinque/sei squadre a disputarsi l'accesso ai playoffs e le solite quattro (Tolosa, Stade, Biarritz e mettiamoci pure la sempre finalista ma mai vincente Clermont) a giocarsi il campionato?

La risposta passa prima di tutto dalla neopromossa Tolone (in foto) di Tana Umaga e gli immortali George Gregan, Anton Oliver, Dan Luger and Andrew Mehrtens, da quest'anno ulteriormente rafforzata con Jerry Collins e la star della rugby league Sonny Williams. S'e' presentata subito battendo nettamente in casa il Clermont finalista l'anno scorso. L'ha fatto tra l'altro col supporto di un denso e caldo pubblico, un fattore sicuramente importante.
Il Castres di Lionel Nallet quinto l'anno scorso avrebbe delle ambizioni, ma parte col piede sbagliato perdendo in casa per un punto col Bayonne di Remy Martin. C'e' comunque tempo per giudicare, e tanto.
Per citare altri team rafforzati, si deve per forza partire da Perpignan in attesa di Dan Carter (dopo ottobre), ma non vanno trascurati Montpellier con Justin Marshall dagli Ospreys che batte in casa i campioni del Tolosa, e quest'ultima col ritorno di Michalak dal Sudafrica e soprattutto in attesa dell'esplosione definitiva del ventunenne trequarti Medard.
Dulcis in fundo
, la nobilta' cittadina ultimamente un po' decaduta dello Stade Francais. I franco- italo-argentini quest'anno elevano Sergio Parisse alla responsabilita' di capitano per chiarire le gerarchie interne; hanno il nuovo allenatore Aussie Ewen McKenzie coiadiuvato da C.Dominici, di cui si son dette meraviglie. E schizzano subito in testa.

Sotto i risultati della prima giornata.
La classifica: in testa con 5 punti Stade Francais e Montauban, vincenti con le squadre sulla carta destinate alla retrocessione cioe' il ripescato Dax e la neopromossa Mont de Marsan. Subito dietro con 4 punti la "muta" Perpignan, Biarritz, Toulon, Montpellier, Bayonne. Giu' a un punto a leccarsi le prime ferite Castres, Tolosa, Clermont, Bourgoin; in fondo a zero le predestinate Brive, Mont de Marsan e Dax.

USAPBrive
34-18

CastresBayonne(B)26-27

BiarritzBourgoin
29-22(B)
MontaubanMont de Marsan(B)37-19

MontpellierStade Toulousain
16-11(B)
DaxStade Français
9-31(B)
ToulonClermont
22-16(B)


lunedì 25 agosto 2008

Ranking IRB, scivolone Boks

Continua la discesa del Sudafrica nel ranking dell'Irb. I campioni del mondo, scesi già al secondo posto sette giorni fa dopo la sconfitta con la Nuova Zelanda (19-0), sono ora terzi complice il nuovo ko nel Tri Nations, venendo scavalcati proprio dai Wallabies. La classifica vede infatti la Nuova Zelanda al primo posto, davanti ad Australia e appunto ai campioni del mondo in carica. Sono queste le uniche variazioni nelle prime venti posizioni. L'Italia, infatti, resta al decimo posto con 0,33 punti in più delle Figi e 1,35 in meno della Scozia. Queste le prime venti posizioni (tra parentesi il piazzamento precedente):
1. (1) Nuova Zelanda 91,21;
2. (3) Australia 87,75;
3. (2) Sudafrica 86,51;
4. (4) Argentina 83,36;
5. (5) Inghilterra 83,16;
6. (6) Galles 80,12;
7. (7) Francia 78,99;
8. (8) Irlanda 77,18;
9. (9) Scozia 76,92;
10. (10) ITALIA 75,57;
11. (11) Figi 75,24;
12. (12) Samoa 72,57;
13. (13) Tonga 70,05;
14. (14) Georgia 69,43;
15. (15) Canada 68,81;
16. (16) Giappone 67,35;
17. (17) Romania 67,20;
18. (18) Russia 63,94;
19. (19) Uruguay 63,69;
20. (20) Usa 63,11.

sabato 23 agosto 2008

Lost in Durban

Durban, Natal: South Africa 15 - 27 Australia
Poco di nuovo da dire riguardo a questa logica sconfitta della squadra più confusa e alla ricerca di sè apparentemente senza saper dove cercare, nei confronti dei più solidi e dotati di automatismi, sia pure non trascendentali. Come la settimana scorsa contro gli All Blacks, abbiamo una partita gestita in modo veemente e inconcludente dai padroni di casa, cui ha risposto in modo vincente nulla più che una maggior solidità, disciplina, controllo e capacità di gestire i momenti degli avversari.

As a result, una Australia semplicemente più sicura di quello che deve fare (e NON fare) rispetto ai sudafricani, incamera la prima vittoria esterna della gestione Deans, la prima dal 2000 in terra africana, la seconda dal 1992.
Ora nel Torneo gli australiani sono a 13 punti con una partita in meno rispetto ai neozelandesi a 14 punti e hanno l'opportunità di giocarsi il TriNations nella sfida diretta di Brisbane ai primi di settembre.
Per i Boks si tratta della quarta sconfitta dell'anno su cinque partite, la terza di fila: diciamo che fa parte di un piano a medio lungo termine vah .. Come se non bastasse, gli australiani sono ora lanciati a strappare il secondo posto della classifica Irb agli stessi sudafricani: la partita di Johannesburg la prossima settimana perde significato nel Torneo ma ne acquista molto in tal senso.

Due soli i cambiamenti di titolari apportati da coach DeVilliers rispetto alla squadra perdente con gli All Blacks: di nuovo Jantjes estremo al posto di Montgomery e Nokwe a rilevare l'infortunato Habana; il senso pare essere: pochi cambi, fiducia a chi c'è e avanti con il gioco che stiamo provando.
South Africa: Conrad Jantjes, JP Pietersen, Adrian Jacobs, Jean de Villiers, Jongi Nokwe - Butch James, Fourie du Preez - 1 Tendai Mtawarira, 2 Bismarck du Plessis, 3 CJ van der Linde, 4 Andries Bekker, 5 Victor Matfield (cap.), 6 Schalk Burger, 7 Juan Smith, 8 Pierre Spies.
Rimpiazzi: Adriaan Strauss, Brian Mujati, Joe van Niekerk, Luke Watson, Enrico Januarie, Francois Steyn, Percy Montgomery.

Anche Robby Deans non muove molte pedine approfittando del rientro di Elsom e Vickerman, con l'importante eccezione del nuovo mediano di mischia Cordingley e provando il neo rasato Mitchell all'ala.
Australia: Mitchell, Hynes, Mortlock (cap.), Barnes, Tuqiri - Giteau, Cordingley - 7 G. Smith, 8 Palu, 6 Elsom, 5 Vickerman, 4 Horwill, 3 Dunning, 2 Moore, 1 Robinson.
Rimpiazzi : Polota-Nau, Baxter, Nunn, Waugh, Sheehan, Tahu, Cross
La cronaca al volo:
i sudafricani iniziano mettendola ovviamente e correttamente sul piano fisico là tra gli avanti. Conservano la feroce determinazione difensiva di sempre, solo pare mancargli la bussola quando tocca a loro prendere l'iniziativa: allargano il gioco in modo approssimativo e confuso, quasi volessero imitare i maestri australiani in terreni a loro ignoti. E vorrei anche vedere, con una apertura come Butch James che fa il terzo centro come sicuramente piace al nostro coach Mallett (avrà fatto almeno dieci placcaggi). I Wallabies per converso sfruttano le loro abilità tattiche per controllare il territorio, sino a quando a poco a poco riescono anche a impadronirsi del possesso palla.
Dopo i primi tre punti a punire un fallaccio di CJ Vab DerLinde sul mediano di mischia in una ruck, gli australi iniziano a macinare con calma il loro gioco tra gli spazzi veeementi dei possessi sudafricani, fino a quando il pilone Robinson conclude (opinabilmente) in meta un assalto plurifase. 10 a zero all'intervallo.
Nella ripresa entra subito Montgomery, spostando Jantjes all'ala al posto dell'evanescente JP Pietersen - e anche costui scompare dal campo. Dopo un penalty di Butch James che riapre le speranze Boks, gli australiani volano con Giteau che lancia magistralmente Tuqiri in meta.
Dopo una serie dei soliti attacchi furibondi i sudafricani trovano finalmente uno spiraglio nella attenta difesa asutrale: vannoin meta con un sempre più convincente Jacobs - per me il migliore dei suoi assieme a Bismark DuPlessis.
Fanno però i conti senza l'oste: Stirling Mortlock semina tutta la difesa e chiude la gara con una meta personale di gran classe. La seconda meta di Jacobs fissa lo score di una partitella invero bruttina.


Rimane da sperare che il Sudafrica trovi al più presto il modo di ricongiungersi con le sue tradizioni, nel momento in cui Peter DeVilliers persegue (annaspando) alla ricerca di nuovi schemi offensivi più allineati alle ELV. Vero che ci sono tantissimi giovani soprattutto tra gli avanti e questo fa ben sperare in prospettiva, ma c'è bisogno di meno calci, meno palle in giro per il campo e più opportunità agli avanti: mica sono australiani.

L'ambiente non lo aiuta di certo, in un Paese come il Sudafrica che porta a casa solo un argento dalle Olimpiadi e sportivamente "campa" solo di rugby vincente, le critiche si vanno facendo feroci. Vivono la sindrome calcistica che noi conosciamo bene, aggravata da venature politico razziali.
Per quanto ci riguarda, riteniamo che il problema non sia certo Peter deVilliers, in un Paese dove i neri giocano a calcio e i bianchi a rugby ma i boss (di tutto) devono esser neri in nome della "democrazia". Chissà perchè, l'effetto è che corruzione e delinquenza aumentano esponenzialmente. Così mentre i talent scout cercano giocatori neri, senza che nessuno dica niente tante famiglie bianche vendono tutto e emigrano in Australia e Nuova Zelanda (non certo perchè i loro figli non sono selezionati dalle squadre di rugby, ma è indicativo del clima).
No Peter non ci dispiace sinora, anzi abbiamo gradito molto l'implementazione tranquilla e nel segno della continuità che ha dato alla "transformation" (in soldoni: più neri in campo) stabilita come sua mission dalla Federazione Sudafricana che l'ha nominato al posto di altri più titolati per il colore della sua pelle.
Sinora l'unica vera accusa che gli si può forse fare è la selezione del bianco Watson, notorio figlio-di-papà, ma per il resto ha sempre messo in campo decisamente i migliori.
Colpa sua se la vittoria come sempre logora chi la ottiene? Che molti uomini chiave (Matfield, Smit, Montgomery) siano andati al Nord perdendosi un po'?
Dopotutto il traguardo dei Boks non è di logorarsi nel tentativo di dominio perenne, quello spetta di diritto agli All Blacks (con gli effetti noti); dopotutto anche il mitico Jake White iniziò con molti patemi e tentennamenti la sua avventura quadriennale. Perciò se DeVilliers afferma "Roma non fu fatta in un giorno", noi gli diamo ragione e fiducia. Per adesso.
Il fatto che a tale complessa operazione post titolo Mondiale se ne sia aggiunta un'altra, forse sottostimata - l'avvento delle Elv - non è una giustificazione, ma dovrebbe tranquillizzare molte analisi troppo emotive e sensazionaliste di stampo catastrocalciofilo.

Nel frattempo coach DeVilliers incontrerà a breve Paddy O'Brien, neozelandese capo degli arbitri Irb: in agenda alcune considerazioni riguardo alla Elv (era ora, è stato il commento; le altre Nazioni si sono già tutte fatte sentire con studi e feedback, solo i sudafricani non avevano ancora aperto bocca - ecco l'evidenza di un problema federale, non certo del coach della nazionale!) e qualche lagnanza sugli arbitraggi "subiti" in questo TriNations.

domenica 17 agosto 2008

South Africa kaputt


Cape Town, Tri Nations 2008, South Africa 0 - 19 New Zealand

Qualcuno si è fatto male ieri. Qualcuno si è alzato da terra che era tutto nero. Sarebbe forse politically incorrect dire che quel tale è Peter De Villiers, l'allenatore degli Springboks campioni del Mondo. Meglio dire che lui li ha ereditati, perché a Cape Town, ieri pomeriggio, la storia sembrava un'altra.

Gli All Blacks vi andarono, vi giocarono e vi batterono i padroni di casa con un secco 19-0. Diciannoveazero, magari a scriverlo si rende meglio l'idea. Era il 100esimo cap di Percy Montgomery e avrebbe certamente meritato una giornata migliore per festeggiarlo. Ma il rugby non fa sconti a nessuno, tanto meno se si scontrano Nuova Zelanda e Sud Africa. Graham Henry ha fatto capire non solo che ormai i Mondiali di Francia finiti malamente ai quarti sono un ricordo lontano, ma ha fatto pure intendere che il Tri Nations sarà dura levarglielo e che due sconfitte di fila ai suoi uomini sarà ancora più difficile rifirarle. Il Sud Africa, come ricordava il socio, tornava a schierare i veterani. GlI All Blacks sono rimasti quelli di sempre.

Partita strana, in un certo senso. Tre mete, una sola nel primo tempo, nemmeno trasformata. Due nel secondo. Dopo 40' si era sul 5-0 e così è stato anche per buona parte della seconda frazione, quando Daniel Carter ha concluso acrobaticamente una delle lunghe e ordinate azioni offensive dei suoi. Una meta in rovesciata sotto i pali, puntando i due uomini davanti a lui e poi, con le spalle rivolte a terra, ha allungato il braccio appoggiando l'ovale nell'area di meta. Era il 66'. A conti fatti, il Sud Africa in tutto quell'arco di tempo ha cercato di mettere paura, di combinare qualcosa per riprendere subito in mano il match, ma dopo la conversione dell'apertura neozelandese se lo è visto scappare di fronte agli occhi. La prima meta porta la firma di Conrad Smith, a segno dopo sette minuti. Passaggi sbagliati, voglia di combattere, ma senza strategia. Du Preez, Jacobs, De Villiers e Habana ci hanno provato, ma inutilmente. L'ultima meta è quella di Mealamu.

"Una prestazione di cui andiamo orgogliosi", commenta a fine partita Ritchie McCaw, tornato a guidare i suoi compagni in campo dopo l'infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo nei primi turni. Le brutte figure contro l'Australia e il Sud Africa negli scontri precedenti erano già state cancellate con la rivincita sui Wallabies nell'isola kiwi. Ma la spedizione tra i boeri aiuta a mettere un mattone, una pietra angolare sulla conquista del Tri Nations 2008.

Questa la situazione in classifica ora:

New Zealand (5 games played) 14 pt.

Australia (3) 9pt.

South Africa (4) 5 pt.

mercoledì 13 agosto 2008

Boks back, All Blacks unchanged

Ah-ha, altro che prova generale! Per la partita di sabato prossimo al Newlands di CapeTown con gli All Blacks, dopo aver rimescolato le carte (ingannando gli sprovveduti commentatori come il sottoscritto), coach Peter DeVilliers si affida ai veterani. Per di piu', posizionati al loro posto. Della serie quando il gioco si fa duro ...
Prima di tutto Percy Mongomery (al suo centesimo cap!) altro che ala o mediano di rilievo, torna estremo al posto di Jantjes: piedi piu' "calibrati" e meno "avventure". E poi sono bastati venti minuti di Argentina a Fourie DuPreez per tornare mediano di mischia titolare, mandando l'ottimo (e coulored...) Januarie in panca.
Col rientro di Bryan Habana, di Schalk Burger, la conferma JP Pietersen e Juan Smith (50 caps), fanno otto quindicesimi della squadra mondiale. E sarebbero pure di piu' se Bakkies Botha infortunato non fosse sostituito dallo stangone Bekker in seconda linea, se capitan John Smit lungodegente non fosse rimpiazzato da Bismark DuPlessis; forse il coach avrebbbe schierato anche Jaque Fourie al centro almeno per un tempo, non avesse sbattuto la mascella sui Pumas.
Le mete segnate ai Pumas non bastano ne' a Van Niekerk ne' alla giovane ala Nokwe per trovar posto in panchina. Invece l'indisponibilita' di Fourie concede un'altra chance a Frans Steyn.

La formazione prescelta dal coach dei Boks pare preannunciare la solita difesa asfissiante e abbondante uso del piede (Jones, Montgomery), mirato al guadagno tattico di territorio piu' che all'up&under come farebbe Jantjes. Il fine e' di confinare gli All Blacks nella loro metacampo senza concedere ripartenze immediate. Tale tattica passa dalla capacita' di contestare efficacemente la rimessa laterale avversaria; la variante offensiva sui turnover saranno le percussioni di DeVilliers e delle ali, con Jacobs disponibile per gli offload.

Gli All Blacks per la prima volta in un anno non cambiano formazione da una partita alla seguente: scende in campo la squadra che ha battuto i Wallabies ad Auckland. Unica novita' l'utility back Isaia Toeava in panca, preferito al meno versatile Tuitavake.
Si presume che anche tatticamente non ci saranno variazioni: piede magico di Carter e sfondamenti di Ma'a Nonu, con le terze linee votate in primis al contenimento piu' che a portar palla.
Le due squadre paiono "marcarsi" a vicenda con molta attenzione.
Estremi gli esperti Muliaina e Montgomery; alle ali gli All Blacks scelgono nuovamente un centro, Kahui, contrapposto a JP Pietersen e Sivivatu alla chiusa -un altro leggerino - davanti a Bryan Habana. Al centro i portatori di palla Ma'a Nonu e DeVilliers, i piu' agili Conradi Smith e Jacobs.
In prima linea il peso di Mtawarira inizia a diventare un fattore, ma il trio veterano Kiwis Woodcock-Sommerville con Hore hooker si fa preferire per esperienza e equilibrio. A tale lieve supremazia potrebbe aggiungersi quella della cruciale seconda linea, dove l'esperto ma ultimamente fragile Ali Williams e il thug Thorn fronteggeranno un usurato Matfield e il lunghissimo ma inesperto Bekker; qui la partita si giochera' anche sul filo della disciplina (le tre punizioni prese in venti minuti contro l'Argentina o l'espulsione di Thorn al 5' contro l'Australia sono i rispettivi campanelli d'allarme).
In terza linea l'equilibrio e' massimo: Richie McCaw capitano fa reparto con Kaino e So'oialo nr.8, contrapposti a Juan Smith, Schalk Burger e Pierre Spies: se fossero tutti in piena forma, che scontro stellare sarebbe.
Sin qui le differenze tra le caratteristiche dei due team sono minime; l'unica parte di campo in cui sembrano nettamente diversi e' in mediana.
Il Tutto Nero Cowan ha ben impressionato contro gli australiani ma avra' il suo bel daffare a prendere le misure al solido ed espertissimo DuPreez ancorche' appena rientrato. Invece Butch James nemmeno ci provera' a contrapporsi al brillante Dan Carter: svolgera' diligente i suoi compiti difensivi da centro aggiunto che tappa il corridoio ultimamente piu' "frequentato" e pericoloso, quello tra i mediani, e calcera' in rimessa oltre che tra i pali. Unico problema la sua lentezza di calcio rispetto all'arrembaggio dei centri avversari.
Si preannuncia comunque uno scontro titanico. Fattore campo come al solito importante ma stavolta c'e' anche l'orgoglio neozelandese: vendicarsi degli Springboks quest'anno "corsari" nella loro sacred "House of Pain".

Le squadre annunciate:
New Zealand:
Mils Muliaina, Richard Kahui, Conrad Smith, Ma'a Nonu, Sitiveni Sivivatu, Dan Carter, Jimmy Cowan, Rodney So'oialo, Richie McCaw (captain), Jerome Kaino, Ali Williams, Brad Thorn, Greg Somerville, Andrew Hore, Tony Woodcock.
Rimpiazzi: Keven Mealamu, John Afoa, Anthony Boric, Adam Thomson, Piri Weepu, Stephen Donald, Isaia Toeava.

South Africa: Percy Montgomery, JP Pietersen, Adrian Jacobs, Jean de Villiers, Bryan Habana, Butch James, Fourie du Preez, Pierre Spies, Juan Smith, Schalk Burger, Victor Matfield, Andries Bekker, CJ van der Linde, Bismarck du Plessis, Tendai Mtawarira
Rimpiazzi: Adriaan Strauss, Brian Mujati, Danie Rossouw, Luke Watson, Enrico Januarie, Francois Steyn, Conrad Jantjes

Arbitro: Matt Goddard (Australia); Touch judges: Wayne Barnes (England), James Leckie (Australia), TMO: Geoff Warren (England)

domenica 10 agosto 2008

Dry run sudafricano

Sudafrica 63 - 9 Argentina
La "corsa asciutta" in gergo sportivo Usa e' la prova generale, l'ultimo allenamento prima della gara vera. E' quanto successo sabato a Johannesburg, con l'involontaria partecipazione della nazionale argentina. Non c'e' granche' da commentare, una partita dalle nove mete a zero (Jacobs, Nokwe, Spies, Pietersen 2, Du Preez, Van Niekerk 2, Du Plessis), un parziale di 49-0 nel secondo tempo; nemmeno da dire che gli ospiti si siano comportati in modo avventato, magari alla ricerca di schemi da rodare o di provare le nuove regole, all'opposto dei copertissimi italiani visti qui in giugno: semplicememente, dopo mezzora i Pumas han finito la benzina.
Coach Santiago Phelan come Donadoni eredita una Nazionale che ha gia' toccato l'apice, ha una serie di campioni usurati e abituati ai ritmi boreali (quindi a fine ferie) e il movimento sudamericano non ha ancora saputo compiere significative transizioni, nonostante i commitment della e con l'Irb e per i futuri impegni (TriNations?!). Nelle condizioni in cui sono era assurdo o presuntuoso decidere di misurarsi con la loro "bestia nera" (12 sconfitte su 12 incontri; i Pumas al top degli ultimi mondiali presero dai Boks 20 punti di distacco).
Unica nota negativa per i Boks al termine della "sgambata": si contano gli infortuni di Bakkies Botha e del redivivo Jaque Fourie; del resto stiamo giocando a rugby, la parola "amichevole" non rientra nel gergo.
Rifiniture Boks
Commentiamo piuttosto questo Mandela Challenge per quello che 'e stato, un allenamento di rifinitura in vista delle decisive partite casalinghe in fila del TriNations - una con gli All Blacks, due contro gli australiani.
Coach DeVilliers nonostante le tante critiche ha ribadito nei fatti la sua linea: lavorare saggiamente e con attenzione non per rivoluzioni copernicane ma su adattamenti e raffinamenti del team e delle tattiche.
Rimane giustamente ancorato al suo pack mondiale pur alla lenta ricerca della miglior forma d'antan e indebolito in prima linea rispetto ai Mondiali (ma Mtawarira funziona sempre meglio) e senza capitan John Smit, sostituito abbastanza degnamente (ma non certo nel carisma) da Bismark du Plessis; l'altro perno e leader della squadra e' Jean DeVilliers al centro, ball carrier in splendida forma.
In mediana il coach si affida al buon assortimento di Enrico Januarie e Butch James, imprevedibile il primo e solidamente affidabile il secondo; alle ali insiste sul recupero di JP Pietersen e Bryan Habana, testando di volta in volta qualche emergente - dopo i poco convincenti Ndungane e Conradie, stavolta pare aver trovato una opzione interessante col giovane, potente Jongi Nokwe dei Cheetas. DeVilliers continua inoltre a nutrire piena fiducia, a nostro avviso correttamente, sull'avventuroso Jantjies all'estremo. A livello di conferme, il test infine gli ha dato ragione sul secondo centro Jacobs, mostrandone finalmente le potenzialita' nel gioco in campo aperto.

Il coach Sprignboks ha anche provato delle interessanti alternative, pur nella inconsistenza dell'avversario.
Aldila' dei rincalzi per ruolo (Van Niekerk al 50' caps per Smith, Bekker per Botha, Mujati per VanDerLinde), ha potuto testare importanti rientri: nel mentre si attende il recupero di Schalk Burger e Bryan Habana, abbiamo gli scampoli di rientro (con meta) di Fourie DuPreez a ulteriore copertura del ruolo di mediano di mischia. S'e' poi rivisto (per poco purtroppo) il centro Jaque Fourie, a mio personale avviso uno dei veri protagonisti del mondiale.
Un esperimento interessante e' Percy Montgomery (99 caps oggi) per una ventina di minuti non all'apertura come promesso dal coach ma all'ala chiusa. Gia' testato all'ala aperta contro l'Italia, e' una opzione "piedi buoni aggiuntivi" nel triangolo arretrato, invece che al centro a mo' della coppia Wallaby Giteau-Barnes. Forse mira proprio a "coprire" quei due nelle sfide a venire piuttosto che spiazzare gli AllBlacks in fase di chiusura della gara (come nel baseball un "closing pitcher").

Infine i "tagli": Peter de Villiers rispedisce agli Sharks leader di Currie Cup Ruan Pienaar e Frans Steyn, con un sentite grazie arrivederci e sentiamoci ogni tanto; solo nel caso la mascella di Jaque Fourie risultasse rotta per davvero, forse al biondo una chance ulteriore di panca nazionale potrebbe essere data.
Pienaar non serve nel suo ruolo vero di mediano di mischia dopo il rientro di DuPreez e, ancorche' in gamba, non ha ocnvinto DeVilliers come rimpiazzo di James all'apertura.
Quanto a Steyn, dopo una serie poco convincente di prestazioni vagolanti qua e la' per i ruoli, deve decidere cosa vuol fare del suo immenso talento naturale - centro, apertura o magari estremo?
Negli Sharks gioca centro, "coperto" di tal Michalak all'apertura; quando il francese tornera' nell'emisfero Nord a fine stagione, capiremo cosa Steyn ha deciso di fare da grande.
Alla fine i Boks si lasciano privi di alternative a Butch James ... il mai provato ma inossidabile Percy Montgomery a parte.
La tattica, le ELVs
A livello di gioco, i Boks non sono piu' i monolitici "ti trito di avanti ti asfissio di difesa e poi quando sei senza fiato ti stendo": si sono modernizzati, cercano di aggiungere alla tradizionale solidita' difensiva e al controllo delle fasi statiche una certa varieta' di schemi d'attacco (up&under di Jantjies e Montgomery, guadagni territoriali di James, blitz di Januarie, sfondamenti con DeVilliers, piu' le solite rimesse laterali e interessanti prove di sfruttamento delle nuove regole ripartendo dalla mischia chiusa).
Se sinora i Boks mostrano ogni tanto le corde (anche contro i Pumas nella prima mezzora), lo si deve a nostro avviso piu' che alla tattica sbagliata o a cattive scelte, alla forma precaria di molti - segnatamente tutto il pack - e alle conseguenti insidie subite in fase di spinta e sulla disciplina.
Va inoltre sottolineato che il gioco dei Boks pare piu' tarato sulle ELV "Internazionali" (le tredici adottate dal 1 agosto a livello mondiale) piuttosto che sul set "esteso" di ELV adottato nel TriNations; non per caso anche la Currie Cup nazionale la giocano solo col subset piu' limitato, mentre chiaramente sia i neozelandesi ma anche gli australiani appaiono piu' avanti negli adattamenti che si stanno dando alle nuove regole estese .
Per i meno addentro, la differenza sostanziale tra i due set di regole sta nell'assenza dei free kicks nella versione ristretta (internazionale): il calcio piazzabile rimane la punizione di tutti i falli come nelle regole "vecchie".
Ne risulta relativamente meno "frenesia" nel tentare di rubar possesso in ruck (per non rischiare calci contro) e quindi migliori possibilita' di controllo palla mentre si cerca il dominio territoriale, con un peso decisivo del controllo della rimessa laterale.
In ogni caso questo TriNations e' il piu' interessante degli ultimi anni perche il piu' aperto, tenendo presente il nostro antico warning: con ELV o senza, nel rugby di alto livello rimane decisivo il peso del sedicesimo uomo (o quinto arbitro?), il fattore campo.

sabato 2 agosto 2008

Ritorno all'Eden (Park) Tutto Nero

Eden Park di Auckland: Nuova Zelanda 39 - Australia 10
Vendetta con gli interessi consumata: dopo un paio di sconfitte di fila gli All Blacks "risorgono", la panchina di Graham Henry si rinsalda, come il morale degli All Blacks e di una RugbyNation tutta.
Gli Aussie guidati da coach Robbie Deans, suonatori che vennero per suonare e furono suonati (copyright Munari), riattraversano in disordine quel Mar di Tasman che avevano attraversato con tracotante baldanza (questo invece, opportunamente adattato, e' copyright Armando Diaz).
Tutto questo traduce molto retoricamente la glossa in vigore tra i reporter frettolosi.
La realta', almeno per chi segue le analisi di questo blog, e' diversa: gli All Blacks non sono "risorti", erano alive&kicking anche sabato scorso, quando il combinato disposto di episodi, fattore campo e game plan avevano prodotto la rottura di un equilibrio ad altissimo livello.

Stavolta giocano in casa e non e' questione di episodi, di equilibrio in campo se n'e' visto poco: l'impressione e' che, con o senza Deans, fuori casa gli Aussie rimangano "timidi" come da tradizione, mentre gli All Blacks fanno capire sin dalla Kapa O Pango iniziale con che feroce determinazione intendano giocarsi la seconda tappa su quattro della Bledisloe Cup 2008.
La partita inizia come la precedente: immediata pressione Aussie con palla in movimento veloce a destra e sinistra e in tre minuti incamerano i primi punti della partita, la punizione per un ingresso laterale in ruck.
Dopo due piazzati di Carter che riportano in vantaggio i padroni di casa, l'apice viene toccato tra 20' e 25' minuto grazie a due mete in sequenza del numero uno Tony Woodcock, a eccellente compimento del lavoro del pack, una via ruck e l'altra su rimessa laterale.
La seconda meta, va detto, ricade nella solita categoria del "fattore campo": la rimessa laterale da cui nasce andava attribuita infatti ai Wallabies non ai Kiwis, essendo il piede di Ashley Cooper GIA' fuori quando ha preso palla su calcio Tutto Nero. Anyway ...
la reazione Aussie c'e': lo stesso Ashley Cooper concretizza con una meta la rapidita' di allargamento del gioco Aussie da rimessa laterale (stessa meta fecero contro il Sudafrica, stessa contro la Nuova Zelanda sabato scorso; pregevole stavolta il timing di Mortlock), ma il primo tempo finisce 21-10 e con pochi dubbi su chi abbia saldamente il pallino della gara in mano.

Nel secondo tempo Ma'a Nonu dopo tutte le critiche va a prendersi al 45' la giusta gloria finalizzando una confusa azione che vede protagonisti lui e Sivivatu; gloria dovuta a tutto il reparto arretrato per i metri guadagnati (al piede) e la pressione portata.
La partita finisce di fatto tra 51' e 55', fase in cui per ben tre volte i Wallabies non riescono a concretizzare la conquista teritoriale perdendo palla a pochi metri dalla meta. Troppo grossa oggi la differenza di "mordente" (intensity and urgency in inglese) tra le due squadre.
Infine l'ultima meta - una fuga di sessanta metri di Ma'a Nonu a tempo scaduto - meta francamente priva del requisito di pieno controllo della palla - va a remunerare ancora una volta il "fattore campo", conferendo agli All Blacks una vittoria con bonus che vale il primo posto del TriNations piu' equilibrato degli ultimi tempi.
Punteggio finale non scandaloso, sia chiaro, solo lievemente un po' oltre misura: gli All Blacks non erano in crisi abissale prima e non sono privi di problemi adesso.
As a result, l'Eden Park rimane un tabu' Aussie per il ventiduesimo anno; moreover i gialloverdi perdono la sedicesima partita consecutiva in trasferta, la prima con Robbie Deans alla regia dopo sei vittorie casalinghe.

L'approccio All Blacks alla gara rispetto a sabato scorso e' altro: non tentano piu' di risalire il campo palla in mano, ma guadagnano territorio (quasi 800 metri guadagnati al piede contro i 300 degli Aussie nel solo primo tempo!) coi calci di tutti - Carter e Cowan per primi, ma non solo: Muliaina recupera il piede, calcia anche Ali Williams, Sivivatu e udite udite, persino Ma'a' Nonu - e pressione di tutta la linea a seguire.
Il lavoro del reparto arretrato All Blacks viene finito non via offload e pedalare come visto recentemente (troppe palle perse la settimana scorsa), ma da schemi piu' "old skool": aggressivita' degli avanti e controllo delle fasi statiche (mischia e rimessa), dove la rinomata esperienza e "mestiere" degli avversari non hanno stavolta procurato vantaggi (lo categorizzeremmo come le piccole grandi influenze del "fattore campo").
Quanto a Kahui all'ala, la mossa e' di aggiungere un centro esterno a prevenire gli allargamenti verso Hynes, le incursioni di Ashley Cooper e i raddoppi di Tuqiri.
McCaw al rientro fa nulla di eccezionale, come del resto tutte le terze linee, ma conferisce morale e da' ordine e consistenza al lavoro di tutto il pack, e la differenza si vede; Cowan si adatta ancor meglio di Ellis al ruolo di mediano moderno veloce di mano e di piede.
Come tutti i Neri fanno bene, tutti i Wallabies si dissolvono nella scarsa consistenza ("lack o f discipline" in inglese): solo Horwill si fa vedere tra gli avanti e Mortlock sbaglia poco nei trequarti, mentre Giteau canna diverse palle, Burgess non riesce a guizzare e il triangolo allargato Tuqiri-Hynes-Ashley Cooper si mette in moto poco.
Gli Australiani stavolta annaspano a forza di palle perse, soprattutto in rimessa laterale. In una partita come questa il rientro di Mortlock non basta, e' la veemenza difensiva di Rocky Elsom a mancare veramente agli Aussie, facendo capire come mai Deans lo preferisca a Vaugh.

La prima considerazione generale va all'impatto delle Elv sulla tattica di gioco.
Si conferma l'iniezione di spettacolare dinamismo conferito dalle regole estese nella versione TriNations: cio' e' dovuto al fatto che alle vecchie "fonti" di possesso (rimessa, mischia, punizioni) si aggiungono quella dei calci up&under avversari e i free kicks. Il gioco viene reso piu' dinamico inoltre (piu' turnover) dalla applicazione piu' stringente delle regole "vecchie" sui comportamenti in ruck.
Sta di fatto che mentre si corre di piu' per il campo per via delle Elv, le mete arrivino per lo piu' dal sapiente sfruttamento di situazioni "vecchie" come rimesse laterali e spinta degli avanti.
Nella partita precedente Robbie Deans aveva correttamente sottolineato ai piu' distratti come la Nuova Zelanda piu' che l'Australia per marcare avesse sfruttato un aspetto Elv (i free kicks); per questa sfida ha posto l'accento sul mancato controllo della rimessa laterale da parte dei suoi come chiave della sconfitta e non su altro piu' "moderno".
Aussie tradizionalisti e All Blacks innovatori quindi, checche' ne racconti quel furbone Graham Henry? Forse in effetti quest'ultimo aveva imposto sabato scorso ai suoi un gioco "privo di piedi" non per ignoranza delle Elv ma per evitare fuori casa il piu' possibile le perdite di possesso e conseguenti ripartenze imposte dal gioco "nuovo"; oggi invece in casa non le ha evitate le ha gestite mediante la pressione della linea di difesa che risaliva il piu' velocemente possibile.

L'ultima considerazione riguarda il Torneo, appassionante e aperto piu' che mai: ristabiliti i valori classici o giu' di li', ora la chiave di volta sta negli Altipiani del Transvaal, dove i Boks attendono a pie' fermo lo sbarco degli avversari tra quindici giorni, dopo la rifinitura con l'Argentina nel test della Mandela Cup del prossimo weekend.
Mentre tutti si torna a lodare i Kiwis dopo aver esaltato gli Australiani, attenzione a non sottovalutare troppo i Campioni del mondo in carica: sono gli unici sinora ad aver vinto una partita fuori casa, in uno stronghold degli attuali leader di classifica.

venerdì 1 agosto 2008

Agosto tempo di Elv

Da oggi si cambia: dal primo agosto 2008 le Experimental Law Variations - ELV - entrano a far parte del regolamento utilizzato in tutte le partite ufficiali di tutto il mondo rugbistico senza eccezioni.
Ovviamente "senza eccezioni", dato lo stato del governo del rugby odierno, e' un bel parolone vano: le 13 Elv selezionate dalla Irb tra le tante sperimentate qua e la' (piu' di quaranta) dopo un estenuante braccio di ferro planetario, valgono solo ... dove le Elv non le hanno mai provate prima.
Nell'Emisfero Sud gia' avanti con la sperimentazione, le varie Federazioni sono state "dispensate" dall'allinearsi con le decisioni Irb e continuano ad utilizzare le Elv che vogliono per tutto il 2008.
Il subset principale di Elv impiegato - piu' di venti regole nuove - e' stato quello adottato nel torneo Super14 disputato la scorsa primavera; quello usato nel TriNations in corso e' lo stesso con IN PIU' le uniche due Elv non presenti in tale subset (numero di giocatori in rimessa laterale e facolta' di far crollare le maul) selezionate dall'Irb tra le tredici da ora in vigore mondiale.

Finita la stagione, cosa faranno al Sud da febbraio 2009?
Continueranno ognuno a scegliersi le "sue" Elv alla faccia dell'Irb (tanto e' tutto sperimentale no?) come sinora, oppure tutto l'Emisfero adottera' il subset "Trination Elvs" che sta dando ottime ricadute spettacolari sul gioco, o accetteranno l'allineamento alla Irb con le sue sole tredici Elv come tutti gli altri poveri mortali?
Non e' chiaro; e' evidente che la seconda che ho detto (allineamento di tutto il Sud alle "TriNation Elvs") sarebbe un evento politicamente molto "pesante" da digerire, una sorta di metter il cappello sul tavolo da parte del rugby australe nei confronti di un Emisfero Nord gia' su chi va la'.
Molte Unions nordiche temono l'impatto delle nuove regole e ancor di piu' di quelle per adesso NON adottate Woldwide ma usate nel TriNations. Ciu riferiamo soprattutto al declassamento a free kick delle punizioni dei falli (tranne fuorigioco, entrate laterali e antisportivita'); cio' piu' del resto, piu' che depotenziare il peso dei calci piazzati nell'economia della partita (effetto desiderato ma non ottenuto, pare), sta infatti sradicando vecchi punti fermi tattici e sta conferendo una dimensione incredibilmente dinamica al gioco.
Dimensione molto gradita ai fisici oltre che ai suoli australi, piu' adatti agli up&under (per fisici grossi e veloci) quanto le melme tipiche degli inverni boreali siano adatte ai "pick and go"(per grossi e basta).
Una discussione sull'effettivo impatto delle Elv risulterebbe accademica e densa di elementi opinabili; basti riportare l'opinione di Mr.Deans dei Wallabies, che respinge al mittente (Mr. G.Henry degli AllBlacks) le considerazioni sulle presunte migliori competenze della nazionale australiana riguardo alle nuove regole, sottolineando come i Kiwis abbian segnato contro di lui tre mete grazie ad altrettante ripartenze da free kicks ....

Altro parolone usato a sproposito nella affermazione iniziale relativa a questo primo agosto e' "finalmente": e' solo una ulteriore tappa di una long story, dudes: la politica tenta di tenere assieme due mondi oime' divergenti, quello Australe e Boreale, per mezzo di "blitz" e fasi dilatorie, e battezzando tutto cio' "fase sperimentale".
Il processo definito e' il seguente: a marzo 2009 gli esperti designati e i rappresentanti delle Union inizieranno la ulteriore full review dei risultati ottenuti con le nuove regole, finalizzata a raccomandare alla Irb quali Elv eventualmente adottare; again, tra le 13 col bollino Irb, tra tutte quelle del TriNations o ne potranno raccomandare di nuove? Non e' chiaro.
Tali raccomandazioni verranno sottoposte all'Irb Council di luglio 2009, il quale proclamera' finalmente le variazioni alle regole (a quel punto non piu' sperimentali) che saranno definitivamente adottate nel regolamento da agosto 2009 in poi.
Uff uff, cosi' complicato e intriso di politica che sembra il "tavolo" per la Tav in Val di Susa ...
Tant'e', questo e' il compromesso (qualcuno l'ha definito fuga in avanti) dopo lo scontro che ha visto contrapposti all'ultimo Irb Council di Dublino gli Australi versus le Unions inglesi e gallesi (piu' del 50% dei praticanti rugby al Mondo) backed up pur con qualche distinguo da irlandesi e italiani, mentre i francesi rimanevano "neutrali", non potendo lanciar siluri al "loro" Presidente Irb Lapasset; in buona sostanza il blitz australe e' stato depotenziato dai boreali che pure han dovuto accettare obtorto collo di ingoiare 13 "pillole", e il redde rationem e' stato spostato avanti di un anno in attesa di schiarite.
Gli scenari possibili sono a questo punto solo due: posto che gli Australi non paiono voler recedere, o gli scettici Boreali si faranno piacere le Elv applicate nei fangosi inverni di quassu' a scanso di peggiori danni, o si rischia la spaccatura del rugby a XV. Ma non finirebbe mica cosi': i Boreali non sarebbero felici delle Elv, gli Australi non sarebbero contenti delle Elv mancanti...
Mentre il TriNations impazza (e diverte), gli stessi team nordici che stanno facendo incetta di campioni dal Sud (che sia una risposta ai casini in corso?), stanno iniziando in questi giorni i primi training di familiarizzazione con le nuove regole, a breve partiranno le prime "amichevoli" (da noi si dice test!); i mugugni non si fanno attendere (uno dei primi da Sheridan). Vedarem.

(in foto: "Commitment" di A.Orchard, premiata da Irb come foto dell'anno 2007)

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