domenica 30 novembre 2008

Orgoglio e passione gallese

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Millennium Stadium, Cardiff: Wales 21 (mete di Shane Williams e Lee Bryne; Stephen Jones: 2 punizioni, 1 drop, 1 conversione) - Australia 18 (mete di Mark Chisholm e Digby Ioane; Matt Giteau: 1 punizione, 1 drop, 1 conversione)

Galles:
15 Lee Byrne, 14 Mark Jones, 13 Tom Shanklin, 12 Jamie Roberts, 11 Shane Williams, 10 Stephen Jones, 9 Gareth Cooper, 8 Andy Powell, 7 Martyn Williams, 6 Ryan Jones (c), 5 Alun-Wyn Jones, 4 Ian Gough, 3 Adam Jones, 2 Matthew Rees, 1 Gethin Jenkins.
Rincalzi: 16 Richard Hibbard, 17 John Yapp, 18 Luke Charteris, 19 Dafydd Jones, 20 Martin Roberts, 21 James Hook, 22 Andrew Bishop.
Australia: 15 Drew Mitchell, 14 Peter Hynes, 13 Ryan Cross, 12 Stirling Mortlock (c), 11 Digby Ioane, 10 Matt Giteau, 9 Luke Burgess, 8 Richard Brown, 7 Phil Waugh, 6 Hugh McMeniman, 5 Nathan Sharpe, 4 Mark Chisholm, 3 Al Baxter, 2 Stephen Moore, 1 Benn Robinson.
Rincalzi: 16 Adam Freier, 17 Matt Dunning, 18 Dean Mumm, 19 George Smith, 20 Sam Cordingley, 21 Quade Cooper, 22 Lote Tuqiri.

Al posto del Socio, fine intenditore ed estimatore del movimento Gallese, diciamo la nostra sulla grande sfida del Millennium.
Tutto sommato la rottura dell'equilibrio perfetto tra le due squadre sta in un calcio di punizione (due mete, un drop e una conversione a testa, due calci piazzati gallesi contro uno). Nella realtà i Wallabies sono stati superati dalla passione mai doma e dall'orgoglio della squadra di casa, amplificati da quelli del pubblico del Millennium.
Non solo passione ma anche gioco: i Rossi mostrano fin dall'inizio un atteggiamento unico in Europa, autenticamente da Test Match, fatto di ritmo, affiatamento, aggressività a viso aperto: così diverso dall' "andamento lento" irlandese, dal freno a mano tirato francese, dai buoni progressi senza brillii scozzesi, dalla grinta ma sotto l'orgoglio niente inglese, dallo sconcerto italiano perchè gli altri vanno avanti e noi invece fermi a santa mischia chiusa.
Certo che davanti i Gallesi non ci sono degli sprovveduti: l'Australia è la squadra più esperta e "cinica" del Pianteta, sono quelli che ti lasciano giocare ma poi t'infilano alla prima opportunità, ecco perchè alla fine la differenza non la fa il gioco spumeggiante dei Rossi ma il "desire" mostrato di ribaltare il recupero Aussie del primo tempo e di resistere con ordine agli ultimi veementi assalti.
Okkei, tutto questo è senno di poi.
Guardiamo piuttosto alla cronaca di una partita equilibrata, segnata fin da subito dagli episodi.
Il primo: pronti via primo attacco gallese, al secondo minuto "palla uomo" dal mediano Gareth Cooper al colosso Jamie Roberts su cui piomba Stirling Mortlock. Zuccata epocale e ci rimette decisamente l'Australia che perde il suo carismatico capitano, sostituito dal diciannovenne utility Quade Cooper oimè noto a noi italiani. Il solido centro gallese invece rientra dopo due minuti e regge per altri quindici, uscendo poi per "mal di testa": gli scopriranno una frattura composta del crano dal setto nasale all'orbita ("mai visto niente di simile", dirà il medico gallese).
Il secondo episodio avviene dopo due minuti, al successivo possesso gallese: bell'avanzamento fatto di ruck veloci e di improvvisi allargamenti, fino a quando Shane Williams penetra a centrocampo e dà offload a Lee Byrne; serpentine, altroscarico a Bishop sostituto temporaneo di Roberts fermato a due metri dalla meta; setup, apertura rapida a destra di Stephen Jones e meta facile al largo dell' Irb Player of the Year che aveva dato il la all'azione spettacolare.
5-0 e l'Australia non si scompone, gioca molto tattico a tenere lontani i gallesi, questi rispondono con verticalizzazioni, ruck e aperture veloci ripetute ad libitum fino a quando non si trova un buco, un gioco entusiasmante che esalta il pubblico.
Lo schema gira fino al 13', quando Chisolm s'infila e ruba palla su rimessa gallese a metà campo portando i suoi 110 kili fino in meta, alla faccia di mediani estremo e centri gallesi già tutti pretenziosamente schierati avanti e al largo.
5-7, partita in mano ai cinici Aussie che come al solito non perdonano il benchè minimo errore.
La partita riprende più equilibrata rispetto a prima: i gallesi accusano il colpo ma senza demordere, gli Aussie si fanno sotto non solo col gioco tattico ma anche con la supremazia in rimessa laterale, da cui ripartono anche loro verticalizzando e aprendo veloce al largo, ma a differenza dei Rossi solo quando sono nella metacampo gallese.
Dopo dieci minuti Giteau piazza un raggelante drop. 5-10; siamo al solito dejà vu di questo novembre? Sembrerebbe di si, infatti di lì a un minuto il Galles rischia di subire una ulteriore meta con Ryan Cross fermato sui 5 metri dall'ultimo uomo.
Forse è questa la svolta della partita.
La forza di questo Galles è di non smarrirsi, insistono col loro gioco entusiasmante ma dispendioso e alla fine ci rimediano un bel guadagno: espulsione temporanea di Moore per fallo professionale in ruck e calcio piazzato sotto i pali. i 8-10 e partita riaperta.
Giteau ottiene subito un importante piazzato ma lo sbaglia; all'azione successiva Lee Byrne va in meta, grazie allo "schema unico" gallese sopra descritto, che lo lancia in un buco aperto dal solito Shane Williams: 15-10 alla fine del primo tempo, il Galles sa sfruttare la superiorità numerica e se la gioca alla pari con i numeri tre del mondo.
Il secondo tempo è un inseguimento a distanza che mantiene vivissima e bellissima la partita: piazzato di Giteau, 15-13; drop di Stephen J. e penalty dopo due sbagliati, a dieci dalla fine il Galles guida 21-13.
Potrebbero gettare il cuore oltre la barricata e cercare quegli ulteriori 7 punti che gli consentirebbero di scavalcare l'Argentina e collocarsi inopinatamente al quarto posto del ranking mondiale? Tutto il contrario, debbono lottare fino alla fine - com'era giusto in una partita del genere - per mantenere il risultato ( e il quinto posto nel ranking davanti agli inglesi): al 78' arriva la meta di Digby Ioane, con Giteau che calcia via al volo la trasformazione per guadagnare qualche secondo di gioco che non servirà a nulla.

Grande partita al Millennium, Galles in grande spolvero e assolutamente davanti a tutte le altre Boreali, unica squadra del Sei nazioni a battere nei Test di Novembre una delle TriNations.
Australia al solito pericolosa come un serpente a sonagli; forse a differenza degli All Blacks priva di rincalzi al livello di tutte le sue star (vedi Mortlock stasera). Li rivedremo ancora mercoledì alle prese coi Barbarians.

sabato 29 novembre 2008

Doppia lezione a Twickenham

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A Twickenham, 81.000+ spettatori: England 6 - 32 New Zealand
Alla peggior sconfitta nella storia di Twickenham rimediata contro il Sudafrica la scorsa settimana l'Inghilterra aggiunge la peggior sconfitta della storia nella sua "casa" contro gli All Blacks. Alla lezione di gioco si aggiunge quella disciplinare: l'arbitro ha affibbiato ben 4 cartellini gialli agli inglesi, manco fossero i Pacific Islanders lontani da casa. Un novembre veramente horribilis non c'è che dire, questo della "ricostruzione" affidata a Martin Johnston.Paradossalmente proprio da qui l'ex lock campione del mondo ora coach potrà e dovrà ripartire: dalla aggressiva ancorchè disarticolata e disorganizzata "voglia" mostrata dai suoi.
I neozelandesi festeggiano l'ennesima vittoria che li porta a chiudere un 2008 da indiscussi numeri uno mondiali, avendo incassato TriNations, Bledisloe Cup, Grand Slam nella tournèe Boreale e adesso pure la prima edizione del Sir Edmund Hillary Trophy.
Le squadre: coach Johnson conferma i trequarti già visti, schiera un pacchetto di avanti aggressivi con Lipman Haskell e Easter in terza linea, tiene Care in mediana e preferisce Toby Flood al "bocciato" Danny Cipriani all'apertura; formazione tipo per gli All Blacks col rientro di Conrad Smith al centro al posto di Kahui.
England: D Armitage (London Irish); P Sackey (Wasps), J Noon (Newcastle), R Flutey (Wasps), U Monye (Harlequins); T Flood (Leicester), D Care (Harlequins); T Payne (Wasps), L Mears (Bath), P Vickery (Wasps), S Borthwick (Saracens, capt), N Kennedy (London Irish), J Haskell (Wasps), M Lipman (Bath), N Easter (Harlequins).
Rimpiazzi
: D Hartley (Northampton), M Stevens (Bath), T Croft (Leicester), T Rees (Wasps), H Ellis (Leicester), D Cipriani (Wasps), D Hipkiss (Leicester)

New Zealand: Mils Muliaina, Josevata Rokocoko, Conrad Smith, Ma'a Nonu, Sitiveni Sivivatu, Dan Carter, Jimmy Cowan, Tony Woodcock, Keven Mealamu, Neemia Tialata, Brad Thorn, Ali Williams, Jerome Kaino, Richie McCaw (c), Rodney So'oialo.
Rimpiazzi: Hikawera Elliot, John Afoa, Anthony Boric, Kieran Read, Piri Weepu, Stephen Donald, Isaia Toeava

La foto sopra è emblematica: la sconfitta odierna inglese deriva non solo delle incertezze già viste nelle precedenti partite, ora si aggiunge l'indisciplina,evidenziata da una direzione arbitrale del franco-irlandese Alain Rolland attentissima al punto di contesa. Pure troppo, con 4 puniti gli inglesi passano 35 minuti su 80 con un uomo in meno; tant'è, in campo c'era questo arbitro, evidentemente qualcosa l'ha convinto che gli inglesi stessero esagerando col classico "gioco sporco" sul punto di contatto; al punto forse da non vedere alcune altrettanto classiche "soste in area vietata" dei Tutti Neri nei breakdown invece di rotolare via.
La cronaca
Iniziano con buon ritmo gli inglesi, gli All Blacks sempre attenti in difesa ma non troppo determinati si limitano a rispondere. Forse qualcuno è stanco della lunga tournèe, forse han deciso di lasciar sfogare i padroni di casa e di venire fuori alla distanza. Un esempio di concentrazione non al diapason è Dan Carter che fallisce numerosi calci, alla fine ne piazzerà 5 su 11 tentativi.
Significativa è la statistica sui tipi di gioco scelti dalle aperture delle due squadre: 32 calci inglesi contro 33, 80 passaggi contro 84, 64 corse contro 72: uguali! Solo i neozelandesi fanno più strada: 387 metri guadagnati palla in mano contro 207.
Il primo tempo termina sul 3-12 tutto fondato sull'indisciplina inglese in fase di palla contesa.
Gli inglesi si caricano nello spogliatoio e pur in inferiorità numerica riprendono con grinta , mettono pressione e sfiorano la meta. Al 48' l'evento: un calcio piazzato di Armitage e abbiamo i primi - e unici - punti subiti dagli All Blacks nei secondi tempi di tutti i Test match di novembre. Siamo sul 6-12, gli inglesi insistono ma non riescono a finalizzare nè ad approfittare del gioco attendista dei neozelandesi. Del resto la differenza di esperienza soprattutto nel triangolo arretrato spesso si nota in modo impietoso.
Siamo all'ingresso nell'ultimo quarto di gara: poco dopo il rientro di Toby Flood dalla panca dei puniti, quasi gli All Blacks non avessero voluto infierire prima, la mischia inglese fatta in precedenza sfiancare in giro per rtutto il campo, viene rollata via su sua introduzione intorno ai 22 difensivi; le mani veloci di Jimmy Cowan poi Carter e Ma'a Nonu lanciano Mils Muliaina che si tuffa in meta all'angolo destro. Una travolgente azione corale, velocissima e "a memoria" di tutta la squadra, quasi alla australiana.
E' il colpo del knock down ma gli inglesi non si arrendono. Peggio per loro: ancora un po' di su e giù per il campo, poi Dan Carter apre rapido al piede per il preciso inserimento di Muliaina che finalizza la sua seconda meta.
Gli inglesi, groggy ma indomabili, riportano la pressione sui 22 avversari ma gli All Blacks sono cinici come un matador di fronte al toro sfiancato: al 72' ovale recuperato da Ali Williams in una ruck, s'innesca immediata la classica marea nera "trasformando l'azione da difensiva a offensiva" come direbbe il telecronista Sky Calcio; Mealamu rompe un placcaggio, offload su Ma'a Nonu che s'invola per la terza meta.
Tercio de muleta compiuto; a las cinco de la tarde il bulldog è matado.
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Finisce il novembre di test, negativo per gli inglesi come del resto per tutti i Boreali, chi più chi meno. Parziale eccezione la fa il Galles (per soli tre punti ma mostrando un gran gioco) e la Francia (che però Australia a parte s'è risparmiata i "mostri sacri"). Cosa c'è da salvare per Martin Johnson? Toby Flood ha fatto veder coraggio, iniziativa e difesa, tutti ci hanno messo impegno e dedizione (e pure troppa grinta forse!), indietro ci sono muscoli e iniziativa ma scarsa esperienza nel gioco tattico; in generale mancano schemi, affiatamento e confidenza. A parte la tecnica individuale, hanno i poroblemi dell'Italia insomma.
A parte la sconfitta di misura degli Australiani col Galles, nuove regole tutte o parziali non importa, le squadre del Sud hanno mostrato di essere più avanti nonostante il logoramento del fine stagione. Forse è anche merito delle "loro" regole,che li hanno portati ad evolvere un gioco basato su ritmi e muscoli "oltre" a quelli consentiti dall'assenza a Nord del "free kick".

Il ranking Irb al fatidico primo dicembre riporterà 4 teste di serie mondiali tutte down under: Nuova Zelanda, Sudafrica, Australia, Argentina. A seguire, solo a seguire, la nobiltà del rugby boreale: il Galles sale al quinto posto, poi Inghilterra, Francia, Irlanda. Poi prima delle minnows il misto mare in terza fascia: Scozia (dai comunque convincenti progressi), Figi, Italia, Tonga (anche se Samoa sarebbe davanti a quest'ultima). L'impatto del predominio austral sarà importante sui draw per i mondiali 2011 di lunedì 1 dicembre, così come sarà fondamentale relativamente alle decisioni su quale set di regole verrà adottato (forse) dappertutto.

venerdì 28 novembre 2008

Dubaii Sevens

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I link a tutte le info ufficiali sulla prima tappa del torneo IRB Sevens World Series 2008/09 in corso tra il 28 e il 29 novembre al nuovo stadio di Dubaii, "The Sevens": news; gironi; calendario e risultati - notare la caratteristica che rende i tornei di rugby Sevens spettacolari, godibili e mondani quanto un Derby ad Ascot: le 24 partite per giornata sullo stesso campo.
Sotto l'elenco delle squadre partecipanti (nel link i giocatori); notare la presenza di rappresentative portoghese e georgiana (e i nostri dove sono? Poi dice che non abbiamo flanker e trequarti):

AER Arabian Gulf (AER)
ARG Argentina (ARG)
AUS Australia (AUS)
ENG England (ENG)
FJI Fiji (FJI)
FRA France (FRA)
GEO Georgia (GEO)
KEN Kenya (KEN)
NZL New Zealand (NZL)
POR Portugal (POR)
SAM Samoa (SAM)
SCO Scotland (SCO)
RSA South Africa (RSA)
USA USA (USA)
WAL Wales (WAL)
ZIM Zimbabwe (ZIM)


Le altre tappe dell'IRB Sevens World Series : 5/6 dicembre al Outeniqua Park Stadium di George, Cape Province, South Africa; 6/7 febbraio '09 al Westpac Stadium di Wellington, new Zealand; 14/15 febbraio al PETCO Park, San Diego, California; la superclassica del 27/29 marzo a Hong Kong; il 4/5 aprile all'Adelaide Oval, South Australia; il 23/24 maggio a Twickenham, Inghilterra; chiusura il 30/31 maggio a Murrayfield, Edimburgh Scotland, dove poco prima il 23 maggio verrà celebrerà la finale di Heineken Cup.

UPDATE 30/11: Sudafrica vince la finale contro l'Inghilterra.

giovedì 27 novembre 2008

Storie di provincia

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Cos'è quell'atteggiamento brutto brutto nel rugby da parte di chi guarda, considerato cafone almeno quanto entrare in jeans in uno di quei club di golf per vecchi babbioni alla periferia di Torino? Si ci riferiamo al fischiare i calci di punizione degli avversari per malaugurio e per distrarre il calciatore: non-si-fa direbbe il codice non scritto del rugby, punto e basta.
Cosa buona e giusta sarebbe se l'atteggiamento fosse spontaneo, ma il più classico dei credo provinciali recita: nun ce famo riconosce'. Di fatto, più si è neofiti e parvenu più si aderisce acriticamente alle tradizioni altrui. A quel punto la "trasgressione" del nostro vicino scopre gli altarini nostri: ci fa alzare il sopracciglio, scuotere le canute chiome, va sottolineata dissociandosi, additata al pubblico disprezzo. Del resto per il provinciale a denominazione d'origine controllata (la dimensione della città d'origine non influisce), la maleducazione è come le corna: si vede solo quella degli altri.
Ed ecco che certi sedicenti "conoisseurs" di rugby si comportano con i "nuovi arrivati" piu' caldi come quello che addita le pattine all'ospite: a Reggio per il test match degli Azzurri all'uopo sono arrivati a distribuire al pubblico volantini di raccomandazione (non si sa bene chi: la Fir? Qualche zelante babbeo locale?).

Udite udite invece, lo riveliamo a voce sommessa e con la manina davanti alla bocca: guardate che i calci di punizione avversari si fischiano più o meno regolarmente OVUNQUE, Australi come Boreali, Albionici e Celtici.
Tanto è vero che il contrario ha fatto recentemente notizia: il silenzio totale durante i calci sia a favore che contro del pubblico irlandesedi Munster nella recente sfida con gli all Blacks ha del tutto impressionato i dirigenti degli Auckland Blues la titolata franchigia neozelandese militante nel Super14.
Han deciso che nel corso del prossimo torneo che partirà nel marzo 2009, proporranno al loro pubblico di comportarsi come i tifosi del club del sudovest irlandese. Lo faranno per richiamarsi alle "regole non scritte"? Alla "diversity" del tifoso del rugby? Alla "buona creanza"? Nulla di tutto questo: è piaciuta l'atmosfera, han trovato quel comportamento "suggestivo", in grado di condizionare gli avversari. Atteggiamento perfetto per veri tifosi quindi. Siamo d'accordo al 100% con loro anche nell'approccio.
Messaggio chiaro e forte, provinciali de'noantri col complesso da golfista bauscia? Lasciate che i tifosi venghino al rugby come je pare, nei limiti della sportivita' accettabile; col tempo capiranno da soli, se realmente interessati a comprendere lo spirito di questo sport. Del resto basti guardare i francesi del Sudovest: mica sono complessati come noi, sono tres hereux del loro tifo caliente e un po'cafoncello, eppure non vanno male come seguito e risultati ... ;)

mercoledì 26 novembre 2008

Il rugby ti salva la vita

Trad. da: "The Jawa Report": un marine britannico ha salvato la vita a 130 soldati in Afghanistan, per mezzo di un placcaggio da rugby con cui ha atterrato un terrorista impedendogli di far detonare una bomba, secondo il The Daily Mail di martedi'.
Un marine quarantenne non identificato e' balzato a placcare un talebano prima che raggiungesse il pulsante del detonatore che avrebbe fatto scoppiare 154 libbre di esplosivo piazzato su una motociclatta che aveva guidato in mezzo a un gruppo di 130 Marines e soldati afghani. Esperti interrogati da The Mail hanno confermato che se la bomba fosse esplosa avrebbe distrutto ogni cosa nel raggio di circa 500 metri.
In foto, Sebastien Chabal (Sale Sharks) splendidamente placcato da Seremaia Bai (Clermont).
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martedì 25 novembre 2008

Attraverso la Manica

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Gioca la Nazionale, e allora? Fermare i campionati sarebbe come chiudere la Fiat quando Marchionne ha un meeting col suo staff ... In Inghilterra e Francia si gioca nonostante i Test Match da un paio di weekend, facciamo il punto
Guinness Premiership - 7' giornata


Friday 21 Nov. 2008
GloucesterBristol(B)39-10

WorcesterNewcastle
26-11

Saturday 22 Nov.r 2008
NorthamptonBath
28-28

LeicesterHarlequins
27-14

Sunday 23 Nov. 2008
WaspsSale(B)12-13

London IrishSaracens
27-14

Dopo un venerdi' "normale" con le vittorie casalinghe di Glostr e Worstr, sabato Bath ha pareggiato in casa Saints dopo aver guidato per tutto il primo tempo (10-21 all'intervallo); i leader della classifica si sono fatti superare da un drop di Myler al 61', corroborato dopo pochi minuti da una meta di Tonga'uiha. Il samoano Fa'amatuainu rimedia dopo pochi minuti ma la trasformazione di Butch James non porta che al pari.
A Lestr, pronti via, kickoff sbagliato dei Quins e i Tigers vanno in meta; vinceranno con tre mete a una. Da segnalare l'esordio di Scott Hamilton (in foto).
Domenica due big match: Sale conferma i guai Wasps vincendo per un punto con una meta di Cueto al 77'. Anche l'anno scorso le Vespe di High Wycombe recuperarono in primavera, una volta esauriti Six Nations e usciti dalla Heineken Cup, ma quest'anno il decalage dei campioni in carica inizia a farsi preoccupante, con una sola vittoria in sette partite
Il debutto con meta di Wikus Van Heerden arrivato dai Blue Bulls non basta ai Sarries in casa Irish: gli Exiles contrappongono un altro esordiente, l'ala diciottenne autoctona Tom Homer che va in meta due volte.
La classifica: Bath ancora davanti a 25 punti, poi Irish 23, Gloucester 22, Leicester 21; Quins e Sale 20, Sarries 16, Worcester 14, Saints 11, Falcons 9, Wasps 8; chiude Bristol a 6 punti.

Top 14 - 11' giornata
Friday 21 Nov. 2008
BourgoinStade Toulousain(B)12-18

Stade FrançaisCastres
19-12(B)
Saturday 22 Nov. 2008
ToulonBiarritz
10-5(B)
BayonneMontpellier(B)42-9

BriveMontauban
33-28(B)
Mont de MarsanDax
12-6(B)
ClermontUSAP
29-9

Poiche sorprese nonostante le assenze dei nazionali penalizzino i team di testa: vittorie di Tolosa in trasferta con Michalak al suo secondo scampolo di partita con tanto di giallo, e Stade, Baiona prende il primo bonus offensivo della sua stagione grazie alle cinque mete messe a segno contor le zero di Montpellier privo di 13 titolari, Brive con 18 punti di Goode soffre nell'ultimo quarto ma vince con Montauban, Clermont domina Perpignan. Uniche sorpresine, la vittoria di Mont de Marsan nel derby delle Lande e finalmente una vittoria a Tolone, contro il claudicante Biarritz di quest'anno.
Classifica: si staccano le prime quattro: Tolosa 39, Baiona 37, Stade e Perpignano 35; segue Clermont a 30, Montpellier e Montauban 27, Biarritz e Brive 24, Dax 21, Tolone 19, Castres 18; in fondo Bourgoin 16, i Montois chiudono a 11.

lunedì 24 novembre 2008

.. and the Player of the Year 2008 Award goes to ....

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... Shane Williams, la trentunenne ala gallese in ruolo agli Ospreys autore di sei mete al Sei Nazioni 2008. Succede a Bryan Habana e niente da fare quest'anno per Sergio Parisse o per il bis di Dan Carter.
Del resto se guardate gli award distribuiti in questo millennio, mancava solo piu' un gallese (Australiani a parte, ma dopo 4 edizioni di fila al Sud toccava a un Boreale for sure).
IRB Player of the Year Award winners
2008: Shane Williams (Wales)
2007: Bryan Habana (South Africa)
2006: Richie McCaw (New Zealand)
2005: Daniel Carter (New Zealand)
2004; Schalk Burger (South Africa)
2003: Jonny Wilkinson (England)
2002: Fabien Galthié (France)
2001: Keith Wood (Ireland)

Gli Awards 2008 assegnati nella cerimonia:
IRB Player of the Year: Shane Williams (Wales)
IRB Team of the Year: New Zealand
IRB Coach of the Year: Graham Henry (New Zealand)
IRB Junior Player of the Year: Luke Braid (Bay of Plenty, New Zealand)
IRB Sevens Player of the Year:
DJ Forbes (New Zealand)
Spirit of Rugby Award: Roelien Muller and Patrick Cotter
Vernon Pugh Award for Distinguished Service: Sir Nicholas Shehadie
IRB Referee Award for Distinguished Service: Andre Watson (Sfa)
IRB International Women's Personality of the Year: Carol Isherwood
IRB Development Award: Tag Rugby Development Trust and Martin Hansford
IRPA Special Merit Award: Agustin Pichot (Arg)
IRPA Try of the Year: Brian O'Driscoll, Australia v Ireland

Nuovi ingressi nella IRB Hall of Fame: 1888 Natives Team of New Zealand & Joe Warbrick, Melrose & Ned Haig, Dr Jack Kyle, Hugo Porta, Philippe Sella.

Faccia a faccia

Ecco cosa è successo sabato pomeriggio a Cardiff prima della partita tra Galles - Nuova Zelanda

domenica 23 novembre 2008

La Francia sklera con Skrela

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Stade de France, Parigi (att.: 70.000): Francia 13 - Australia 18
Primo tempo: 7-10.

France: Medard, Malzieu, Jauzion, Baby, Heymans, Skrela, Tillous-Borde, Faure, Szarzewski, Mas, Chabal, Nallet, Dusautoir, Ouedraogo, Harinordoquy.
Rimpiazzi: Palisson x Malzieu (78), Traille x Baby (35), Tomas x Tillous-Borde (77), Kayser x Szarzewski (56), Lecouls x Mas (58), Millo-Chulski x Nallet (42), Picamoles x Dusautoir (69).
Sin Bin: Skrela (75).
Australia: Mitchell, Hynes, Ashley-Cooper, Mortlock, Ioane, Giteau, Burgess, Alexander, Moore, Baxter, McMeniman, Sharpe, Mumm, Smith, Palu.
Rimpiazzi: Cooper x Mitchell (75), Cordingley x Burgess (64), Kepu x Alexander (65), Chisholm x Palu (59). Non entrati: Polota-Nau, Pocock.
Arbitro: Craig Joubert (South Africa). Assistenti: C. White (Eng), D. Changleng (Sco), TMO: G. De Santis (Ita).
Rimpianti in Francia per l'esito finale di un match che anche nel punteggio è sembrato essere alla portata dei Galletti. Il pubblico parigino ha sonoramente e impietosamente indicato il "villain", sin dal primo tempo. E' il tolosano David Skrela, già autore di una prestazione non esaltante contro l'Argentina, pessimo al piede: un solo calcio di punizione più una trasformazione su sei tentativi. Alcuni erano oggettivamente difficili, ma sono 15 punti persi per strada in una partita dal punteggio basso; forse è stata proprio la frustrazione a portare la giovane apertura dalla faccia pulita a placcare alto Ioane al 75' e finire la partita ingloriosamente fuori. Peccato: che senta già nel club il fiato sul collo di Michalak rientrato titolato dal Sudafrica?
La cronaca
Lievremont è consapevole che tutto novembre se lo gioca contro l'Australia e forse ci potrebbe stare anche il miraggio del quarto posto nel ranking mondiale (a patto di vincere con sedici punti di margine sui Wallabies ...): conferma il giovane Medard estremo, si affida a Tillous-Borde in mediana al posto dell'infortunato Elissalde e schiera Chabal dal primo minuto. Sta di fatto che il pack transalpino rimedierà un figurone spaziale contro gli espertissimi rivali, sia in mischia che in rimessa piuttosto che nel gioco aperto. Protagonisti appunto Chabal nel suonar la carica - a tutti i livelli il morale e i portabandiera servono - Dusatoir e la prima linea.
Robbie Deans deve rinuciare all'ultimo minuto al centro Ryan Cross, rischierando al suo posto l'estremo Ashley Cooper, battezzando Drew Mitchell estremo e inserendo Ioane all'ala chiusa.
La partita è serrata ed equilibrata: dopo un errore per parte al piede, Giteau marca i primi 3 punti solo al 29'. Dopo pochi minuti l'Australia approfitta della sua prima vera opportunità di affondare con il tallonatore Moore a sostegno dei trequarti.
Skrela sbaglia altri due calci cominciando a guadagnarsi rate di fischi, ma nei minuti finali del primo tempo la supremazia del pack francese paga: una mischia ai 5m diviene un rullo compressore, è meta tecnica che manco i Pacific Islanders ne hanno prese di così eclatanti. Si va al riposo sull'equilibrato punteggio di 7-10.
Al 46' è parità: Skrela centra l'unico penalty della sua serata e dopo pochi minuti Medard porta la Franciain testa centrando al filo un estemporaneo drop (assegnato con l'assistenza del Tmo De'Sanctis).
Ci rimane per pochissimi minuti: gli australi conquistano metri grazie a falli francesi sul breakdown, poi Giteau apre con mani velocissime e visione periferica estesa, Mortlock prolunga, Hynes va in meta al largo. Due azioni due mete, il massimo risultato col minimo sforzo. L'arcangelo Giteau infine arrotonda il puntegggio con l'ultimo centro dalla piazzola.

Lievremont si è dichiarato "frustrè" ... e i francesi che s'incazzano/ e le palle ancor gli girano... oggettivamente il super risultato è parso alla loro portata, anche se il "cinismo" dei Wallabies - vittoriosi con Italia, Inghilterra, Francia e in attesa di incontrare i gallesi - e la loro capacità di reggere e approfittare delle occasioni (come contro l'Italia) risulta vieppiù confermato.
Aldilà della sconfitta e del bilancio di Novembre per i francesi - una vittoria non significativa per loro contro i Pacifici, una vendetta consumata con gli Argentini ma senza esaltare, una sconfitta di misura con i tosti Australiani - potrebbero essere moderatamente soddisfatti, se solo guardassero in casa Europea d'altri in prospettiva Sei Nazioni.


Altri risultati di Test Match, altre notizie positive per il Giappone di Kirwan; gli scozzesi fanno il loro dovere col Canada ma l'Argentina non li aiuta a superare all'ultima curva l'Irlanda per l'ottavo posto nel ranking mondiale:

ScotlandCanada41-0
JapanUSA32-17

Lezione di rugby a Twickenham

Nov 22, 2008, 14:30 GMT, at Twickenham (att. 81.113): England 6 - 42 South Africa
Half-time: 6 - 20
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England: Armitage, Sackey, Noon, Flutey, Monye, Cipriani, Care, Payne, Mears, Vickery, Borthwick, Palmer, Haskell, Rees, Easter.
Rimpiazzi: Flood x Flutey (30), Ellis x Care (66), Hartley x Mears (58), Stevens x Vickery (53), Shaw x Palmer (32), Croft x Rees (79), Crane x Easter (69)
South Africa: Jantjes, Pietersen, Jacobs, de Villiers, Habana, Pienaar, Januarie, Mtawarira, Smit, du Plessis, Botha, Matfield, Burger, Rossouw, Spies.
Rimpiazzi: Fourie x Jacobs (58), Steyn x Pienaar (64), Mujati x du Plessis (67), Ralepelle x Smit (72), Brussow x Spies (75), Bekker x Botha. Non entrato: Kankowski.
Arbitro:Nigel Owens (Wales).

Pen.: Cipriani 2
Mete: Rossouw, Pienaar, Jacobs, Fourie, Habana
Conv.: Pienaar 3, Steyn
Pen.: Pienaar 3
Sin Bin: Mtawarira (30), Jantjes (64).
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L'Inghilterra balla per soli quindici minuti: recuperano e pressano bene e alla fine dominano la statistica del possesso palla, ma non cavano un ragno dal buco, anzi rimediano la peggiore sconfitta della storia di Twickenham. Demerito alla inefficacia di questa Inghilterra, credito in primis alla difesa Boks, che impegna tipicamente un solo placcatore massimo due mentre gli altri si alzano e si ripiazzano, contro frotte di attaccanti accumulati per terra.
Al primo affacciarsi avanti i sudafricani mostrano agli inglesi come si fa: rimessa laterale nei 22, Pienaar penetra e fa ruck praticamente da solo, pick&go di Roussow che si trascina tre avversari in meta allungandosi sotto il palo.
Dopo 4 minuti Pienaar intercetta Cipriani al rinvio e vola a marcare intonso; è la terza volta che succede alla giovane apertura inglese nei suoi sei test (le altre volte contro i Pacific Islanders e l'Italia all'ultimo Sei Nazioni): primo tempo chiuso sul 6-20.
A Martin Johnson non piace quello che sta vedendo: inizia subito la danza dei cambi, inserendo Toby Flood al centro al posto di Flutey lievemente toccato e Simon Shaw al posto di Palmer in terza linea.
Gli inglesi riprendono a razzo, ma sale in cattedra la difesa dei Boks: prima Bakkies Botha poi Victor Matfield (lock in coppia nazionale da 43 test, record mondiale) sventano arrivando come treni i tentativi di Shaw e Care. Nel climax della pressione inglese c'è un'altra lezione di ficcante capacità di far breccia: al 50' Pietersen s'infila nella difesa inglese stretchata, lancia il rapido Jacobs (la "scomessa" di coach deVilliers) che cavalca per trenta metri tenendo a distanza Sackey fino a calare in meta.
Gli inglesi ripartono a testa bassa ma non concludono.
Ancora Botha sventa senza pietà un tentativo di Care, poi Cipriani non sa approfittare di una superiorità al largo due contro zero; nemmeno il giallo a Jantjes viene sfruttato a dovere (è il secondo dopo Mtawarira nel primo tempo).
E nel giro di tre minuti arriva la punizione finale: a 5 metri dalla meta sudafricana gli inglesi perdono palla, Steyn calcia lunghissimo e la voglia del mitico Jaque Fourie batte tutti i più titolati velocisti avversari calando la quarta meta.
Non è finita, arriva anche l'umiliazione: l'Inghilterra tenta di tener viva la palla dopo l'ottantesimo per tentare di segnare almeno la meta dell'onore, ma perdono palla; invece di calciar fuori i Boks lanciano Habana che chiude la partita con la quinta meta.

Punizione pesante con punteggio record nel sancta sanctorum del rugby inglese quella rifilata dagli Springboks di Peter de Villiers all'annaspante Inghilterra di Martin Johnson, a legittimazione a un anno di distanza del titolo di Campioni del Mondo. Più che la finale di un anno fa a Parigi, la partita di Twickenham ha ricordato la pesante sconfitta patita dalla squadra della Rosa nel girone eliminatorio sempre ad opera dei sudafricani.
Coach Peter DeVilliers (un tizio non espertissimo ma wise, cui molti dovrebbero delle scuse) aveva pur messo le mani avanti dopo la convincente vittoria col Galles e quella successiva più risicata con la Scozia: siamoin riserva aveva detto, il rischio è un naturale calo di tensione all'ultima tappa prima delle agognate ferie per dei protagonisti sul ring da un anno e mezzo senza pause - preparazione e Mondiali, poi Super14, TriNations, Currie Cup e ora Test match. Al contrario i Boks hanno suggellato l'annata mostrando quello che un giornalista inglese ha così sintetizzato: "a ruthless attacking performance and monumental defensive display".
Quanto agli inglesi, fischiati dal loro pubblico nel finale, han contribuito allo scintillìo degli avversari fornendo una prova incolore, priva di idee.
Sul patibolo in primis l'impalpabile Danny Cipriani, ma francamente pochi si salvano, nemmeno il grintoso capitan Borthwick.
Neppure il coach Martin Johnson si salva, colui che sostituì il vecchio signore Brian Ashton reo di non aver vinto il Mondiale, non in virtù non dell'esperienza di coach (nulla), ma per esser stato il carismatico capitano che ha sollevato la Web Ellis Cup nel 2003 (operazione nostalgia?).
Queste sono le prime tre partite di Johnston - vittoria sui Pacific Islanders, sconfitta pesante con l'Australia, una umiliazione dal Sudafrica - ma l'opinione pubblica inglese ha tipicamente poca pazienza quando si tratta di rugby.
La prossima settimana calano a Twickenham gli All Blacks a un millimetro dal Grand Slam. I sogni inglesi di quarto posto nel ranking sembrano destinati a rimanere tali.

sabato 22 novembre 2008

Ammaraggio nel Pacifico

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Stadio Giglio di Reggio Emilia: Italia 17 - Pacifica Islanders 25
La cronaca
Pronti via e i Pacifici capitalizzano il primo errore dei nostri: up&under cortissimo di Marcato mentre la linea dei trequarti azzurri sale tutta all'unisono, possesso regalato alla mediana isolana e manco fosse Giteau parte un lancio al piede in profondità sul nostro lato sinistro sguarnito. Piomba Delasau in contropiede pressocchè indisturbato: quarto minuto, zero a sette, welcome into a real game; 'sti isolani, altro che solo fisico e improvvisazione!
Nonostante l'infortunio il primo quarto vede una buona interpretazione della gara da parte azzurra. Provano finalmente a lavorare multifase e la cosa rende: Ghiraldini finalizza una meta di potenza dopo un bel lavoro corale e al ventesimo siamo sette a dieci; forse ci siamo. Meglio ancora: al 25' l'arbitro Barnes rifila un giallo all'apertura Bai. E' la svolta?
Si ma non a nostro favore: non c'è personalità e idee per innescare e sopratutto mantenere vivi gli attacchi. Quanto agli avversari, altro che "improvvisatori": i Pacifici muovono bene palla sia coi trequarti che con le ruck degli avanti e ancora Delasau va in meta al 30', stavolta finalizzando una azione del pack.
L'Italia è in tilt non solo offensivo: i fallosi siamo noi! Robertson si becca un giallo per fuorigioco sistematico, contrariamente a noi loro sanno sfruttare il "power play" in superiorità numerica (che ci serva un allenatore di hockey su ghiaccio?) e al 40' arriva la terza meta, di Ratuvou.
Riposo sul 10 - 22 che diventa 10-25 dopo due minuti di secondo tempo nel gelo non solo climatico dello stadio.
L'Italia della ripresa è scatenata ma improduttiva: mentre gli isolani badano a difendersi con ordine e metodo, i nostri si installano praticamente per tutto il tempo nella metacampo avversaria con grandi sforzi e veementi tentativi di sfondamento - in evidenza Mirko e Masi nei trequarti e più o meno tutti gli avanti - ma non riusciamo a fare break, o tener palla piantata in mano fino alla fine, o fare la scelta giusta al momento giusto.
Arriva la meta al 65' con Mauro Bergamasco, lanciato con un favoloso trick da Parisse. Me è tutto qui, fine delle trasmissioni, ci rivediamo a febbraio (Sei Nazioni) con più dubbi e rododendri che certezze e motivazione.
Tutto da buttare?
Grande la delusione per la prima vittoria in otto incontri degli isolani pacifici. Però ... sarà che ci aspettiamo dalla maggior parte della critica i classici stracciamenti di vesti "l'è tutto sbagliato l'è tutto da rifare", ma stavolta partiamo dal positivo italiano che pure c'è stato.

- In una partita "fisica" s'è finalmente manifestato il "karma" di Andrea Masi: con una prova finalmente decente ci ha fatto capire che la sua mission è fare il ball carrier di potenza, lo Stirling Mortlock, il Ma'a Nonu, il Latham dei poveri. Un ottimo utility back non certo un estremo da gioco tattico moderno.
- Mirko Bergamasco è notevolmente maturato: molto più leader anche con l'esempio e molto più in controllo di quella testa calda del fratello, gioca con personalità ovunque lo si schieri. Nello Stade ha giocato uno scampolo fin da mediano di mischia ...
- possiamo giocare multifase in attacco, udite udite! Ho contato anche nove fasi senza perdere palla, miracolo!
- L'unica indiscutibile inossidabile certezza: Parisse. In epoche in cui persino i piloni italiani riescono a farsi mettere in discussione. Se si chiamasse Carter o Giteau, il suo assist a Mauro B. per la seconda meta italiana sarebbe santificato dai cronisti di tutto il mondo del rugby.

Quello che non va non è nuovo, siamo alle solite:
- mentalità: troppo tesi e contemporanemente rassegnati i nostri: la voglia non manca, ma su di essi incombe il fato dei perdenti designati. Persino quando - stavolta - non vengono puniti dall'arbitro come successo contro l'Australia. E' come se, perdendo di poco e segnando solo una meta in meno degli avversari, tirassero un respiro di sollievo: visto che ce l'abbiamo messa tutta, e allora cosa volete da noi? In parte è vero siamo sinceri, più di tanto è inutile pretendere dai nostri, se confrontati con professionisti più solidi e di gran lunga più esperti come questi Isolani (altro che "armata Brancaleone"!).
- in mediana abbiamo gettato al vento un anno intero prima di deciderci di dare le chance a Marcato & Travagli, prima di capire quali sono i limiti soprattutto del primo. Se aspettassimo a fucilarli dopo avergli dato le stesse chance offerte a Masi & Picone? A maggior ragione, assodato che i problemi di Marcato non stanno nei chili per placcare ma nei suoi"sprazzi" (assortiti di coraggio e di .. cavolatine), anche l'Inghilterra dopotutto deve "accontentarsi" di Cipriani & Care ...
Mallett in definitiva pare il contrario di Ancellotti: vuol eplasmare il "giocatore ideale" per il ruolo invece di ADEGUARE il gioco a chi ha a disposizione. Conclusione, man mano che entrano, i nostri registi assortiti sembrano eseguire compitini invece di esprimere appieno il loro talento, grande o piccolo che sia.
- trequarti: non ci pare questione di Mallett o del suo staff se questo è quanto passa il convento di un campionato asfittico rimpinzato di stranieri o coi pochi panchinari disponibili dai campionati d'elite.
Tra l'altro mentre nel pack in complesso pare siamo tornati indietro (non siamo più "dominanti"), qualche progresso notevole dietro s'è visto (Mirko e Masi su tutti).
Come al solito a molta critica manca un po' di razionale senso delle proporzioni: è ridicolo recriminare come se il grande capocannoniere stavolta non avesse segnato, fingere che i nostri possano stare al livello dei Mortlock, dei Contepomi o dei Rauluni o Delasau. Altri sinora non ne abbiamo, sorry.
Il fatto è che questa nostra storica lacuna è portata ancora più a galla dalle nuove regole che impongono di tener la palla meno ferma sotto le ruck e giocarla o calciarla in campo. Guardiamo avanti: non ci manca più la capacità ma un po' di "giudizio", riuscire a fare break e a realizzare. Ci vuole esperienza: più zuccate, più coraggo a attaccare la linea, più offload e meno calcetti.
Qualche "ritocco" ovviamente sarebbe utile: apprezziamo la buona volontà di Caino Robertson, ma ci chiediamo cosa lo faccia preferire a un qualsiasi ala italiana giovane o vecchia di Super10(Pace il metaman del Super10? O il ventenne Bacchetti di Rovigo?); per quanto riguarda Luke McLean, diciamolo chiaramente: impalpabile e con la testa altrove, come si fa a calciare via palla all'81' mentre si sta perdendo?
-avanti: tutto è relativo: che siano andati avanti gli altri (tranne forse gli argentini) o indietro noi poco importa, siamo retrocessi a una aurea mediocritas nel controllo delle fonti di gioco. Questo è il fottutissimo problema, altro che trequarti!
- preparazione tattica della gara: Abbiamo letto che gli isolani bastava attaccarli perchè si disgregassero e si rifugiassero nei falli - e attenti solo ai falli killer ... Infatti non abbiamo raccattato un calcio che sia uno nel secondo tempo quando abbiamo attaccato con continuità. Avremmo dovuto schiacciarli nelle fonti del gioco e invece i bravi Pacifici hanno retto botta più che dignitosamente sia in mischia che in rimessa laterale; sul gioco aperto erano solo buoni a giocare "fisico" oltre che far falli? Invece guarda caso su tre mete rifilateci, una è il subitaneo sfruttamento di un nostro errore e un'altra un attacco pick&go di avanti.Questo va messo in buona compagnia con l'Argentina attaccata al piede e fisicamente o con l'Australia "col tallone d'Achille in mischia".
Le tre partite dell'Italia paiono fatte con lo stampino: l'allenatore chiede "di fare qualcosa" e tutti fanno quella cosa e basta. Ingessati e meccanici invece di provare a vincere, nei limiti dei nostri mezzi. Speriamo serva.
Bilancio finale
I crudi fatti: terza sconfitta sui tre test match di novembre per l'Italia, undicesima squadra nel ranking mondiale. Dieci punti presi dall'Australia, terza nel ranking mondiale (due mete subite, una fatta), otto dall'Argentina, quarta nel ranking mondiale (una meta a una) e otto dai Pacific Islanders, selezione dalle squadre decima, dodicesima e tredicesima in ranking (tre mete subite, due fatte).
Poco di positivo, ma nemmeno da tregenda. Personalmente riteniamo molto più grave la sconfitta subita dalla Scozia agli ultimi Mondiali, sia per i valori in campo allora sia per quello che avrebbe potuto significare.
Probabile che oggi Mallett abbia finalmente le idee più chiare dell'anno scorso sulla mediana, su certi punti fissi nei trequarti (Masi, Mirko e poco più), sul fatto che nel pack non si deve dormire sugli allori. Positivo che si affronti il Sei Nazioni con le aspettative ai minimi storici.
Utile anche che Dondi abbia finalmente capito, speriamo, che siamo all'ultima, improcrastinabile opportunità per rivoluzionare la struttura del rugby professionistico italiano.

All Blacks sopra a tutti

Cardiff, Millennium Stadium, Wales 9 - 29 New Zealand
Wales: L Byrne (Ospreys); L Halfpenny (Blues), T Shanklin (Blues), J Roberts (Blues), S Williams (Ospreys); S Jones (Llanelli), J Hook (Ospreys, 57), G Cooper (Gloucester), D Peel (Sale, 57); G Jenkins (Blues), M Rees (Scarlets), A Jones (Ospreys), A-W Jones (Ospreys), I Evans (Ospreys), L Charteris (Dragons,55), R Jones (Ospreys, capt), M Williams (Blues), A Powell (Blues).
New Zealand: M Muliaina (Waikato); J Rokocoko (Auckland), R Kahui (Waikato), M Nonu (Wellington), S Sivivatu (Waikato); D Carter (Canterbury), J Cowan (Southland), P Weepu (Wellington, 50); T Woodcock (North Harbour), K Mealamu (Auckland), N Tialata (Wellington), J Afoa (Auckland, 48), B Thorn (Canterbury) A Williams (Auckland), J Kaino (Auckland, capt) R McCaw (Canterbury, capt), R So'oialo (Wellington).
Referee: J Kaplan (South Africa).

Loro, gli All Blacks, non dovevano certo tenere d'occhio il ranking mondiale per i sorteggi del Campionato del mondo che ospiteranno nel 2011. Ma mica per niente, semplicemente perché sono un gradino sopra a tutti gli altri e il Galles lo ha scoperto sulla propria pelle. Che pomeriggio però in quel di Cardiff, accolto dalla coreografia a fiamme e fuoco del Millennium Stadium. Roba da far venire i brividi anche a coloro che di questo sport non comprendo un'acca, bastava soffermarsi ad assistere alle scene inziali dell'opera teatrale.
L'antefatto: qui la Nuova Zelanda perse la testa (e il Mondiale) contro la Francia ai quarti di finale. Sì, sempre un anno fa, ormai lo sappiamo a memoria. Altro antefatto: qui, due anni fa, si consumò una disfida diplomatica: un giornalista al seguito dei kiwi che definì village idiots i rugbisti gallesi e la Haka fatta negli spogliatoi anziché in campo, per la delusione degli 80.000 presenti a quel test match, tra i quali il sottoscritto. Bene: oggi niente Ka Mate, ma Kapa O Pago, con taglio della gola finale tanto per intenderci. E così quando pareva dovesse cominciare la partita, i gallesi sono rimasti immobili abbracciati l'uno accanto all'altro sulla linea di metà campo, i neozelandesi stavano ancora in formazione da danza maori e si scambiavano tutti e trenta sguardi da guerrieri inferociti. Così per un paio di minuti, con il povero e bravo Kaplan che si avvicinava alle due parti in causa e li invitava con educati "let's go" a giocare. Parole al vento finché i neozelandesi non si sono decisi a voltare le spalle.
Per capire per quale motivo gli uomini di Graham Henry sono davvero i numeri uno, mettiamola così: il primo tempo è finito 9-6 per il Galles. Il secondo 13 - 0 per la Nuova Zelanda. Questo il tabellino:
3-0 Jones (pen); 6-0 Jones (Pen); 6-3 Carter (pen); 9-3 Jones (pen); 9-6 Carter (pen). HT. 9-9 Carter (pen); 9-14 Nonu (try); 9-16 Carter (Con); 9-19 Carter (pen); 9-22 Carter (pen); 9-27 Kaino (try); 9-29 Carter (con).
Primi 40' minuti da valorosi per le truppe di Warren Gatland, che hanno saputo resistere alla marea nera inziale e hanno contrattaccato come si comanda. Calci in profondità, pressione. Persino Shane Williams, con il suo fisico che ne risente sempre quando di fronte ha i colossi australia, ha brillato, anche se il migliore si è confermato, per senso tattico e intelligenza, l'estremo Lee Byrne. Neozelandesi penalizzati anche dal loro atteggiamento che deve fare i conti le regole: Kaplan non ha mai mancato di ricordare a Cowan che la palla, in mischia ordinata, va inserita senza farla passare per le terze linee, ma mettendola nel mezzo. Vizio diffuso tra le unions dell'emisfero sud. Falli fischiati contro: il problema è che, alla conta dei fatti, non fanno differenza. Primo tempo che è dalla parte dei padroni di casa. E il pubblico di Cardiff gasato più che mai. Dopo la pausa negli spogliatoi, tutto è cambiato.
Probabile che Ryan Jones e compagni abbiano sentito la pressione, la paura. O molto più probabilmente, i neozelandesi nelle gambe e nella testa ne hanno più di tutti gli altri. Un calcio regalato immediatamente a Carter ed arriva il pareggio che significa: reset per il Galles, start per la Nuova Zelanda. Una corsa dietro l'altra, una pressione costante e micidiale. All Blacks in tutte le zone del campo, una gestualità terribilmente semplice, una forza in mischia mai messa in discussione: Tony Woodcock ha strimpellato il povero Adam Jones come meglio ha creduto. A nulla è servito il cambio in mediana con gli innesti di Peel e Hook. Il Galles oramai stava affondando. Al 55' la prima meta, allo scadere la seconda, quando sui volti degli All Blacks si leggeva la voglia di far dimenticare i sostenitori rossoverdi i primi quaranta minuti di speranze, di hope and faith. Al 66', quando le cose si potevano ancora aggiustare, se non altro, Hook ha spedito fuori un calcio non difficilissimo quando il punteggio era sul 9-19.
Un Galles suonato e messo ko. E pensare che in tribuna era stato scovato Joe Calzaghe, idolo italo-gallese di boxe che si batte sui ring internazionali di alto livello. E alle telecamere il buon Joe aveva regalato due montanti. Che si sono rivoltati contro al fischio finale di Kaplan. Migliore in campo Richie McCaw. Gatland, in settimana, aveva detto: "Non gioca sporco, è il più forte nel suo ruolo molto semplicemente". Aveva messo le mani in avanti il buon Warren. Non gli è bastato per non rimanere travolto dal rigurgito firmato Graham Henry.

Partita a suon di botte. E calci


Dublin, Croke Park, Irlanda 17 - 3 Argentina

Questo novembre a tutto ovale continua a regalare rivincite ambite. Una di queste si è consumata nel pomeriggio sotto il cielo di Dublino, quando l'Irlanda ha battutto i Pumas argentini reduci dalla razzia a Torino contro gli azzurri. Nel Mondiale di un anno fa la terribile trasferta francese dei padroni di casa si era risolta con l'eliminazione nella fase a gironi, dopo le sconfitte contro la Francia e l'Argentina. Oggi è andata diversamente. Un incontro, quello del Croke Park, fatto di musi duri, nervi tesissimi, un vero e proprio regolamento dei conti. Un po' perché gli argentini ne fanno una tattica, un po' perché gli irlandesi non hanno abbassato la testa e hanno risposto colpo su colpo. Spegnendo solo nel secondo tempo la grinta sudamericana e concludendo il loro week end nei migliori dei modi.

Una partita rimasta sullo 0-0 per più di 30 minuti. Al 36' Fernandez, disposto a mediano di apertura al posto del quasi omonimo Hernandez, ha centrato i pali. Due minuti dopo il pareggio, sempre al piede, di O'Gara. Nel mezzo, solo e tanto sano agonismo, con azioni ribaltate da una parte all'altra e con i Pumas gagliardi su tutti i palloni a respingere le folate dei verdi. E così si è andati negli spogliatoi, da dove è uscita un'Irlanda decisa a chiudere la pratica. E lo ha fatto sempre e solo dai piedi di O'Gara e grazie ai tanti, troppi falli degli argentini che hanno complicato la loro posizione. Perché se vuoi concedere, devi poi restituire con gli interessi, ma questa Irlanda è troppo raziocinante e concentrata per farsi fregare. Al 73' calcio di O'Gara, sempre lui, ma questa volta ad esplorare il campo partendo da una mischia sui 22 irlandesi. Ci arriva O'Connell, poi arriva lo stesso O'Gara che lascia a Bowe con un cross kick ed il gioco è fatto: meta tuttaverde.

La statistica interessante è quella della colonnina falli concessi: 13 dai Pumas, 7 dall'Irlanda. E con uno che ha le precisione dell'apertura di Munster è come presentarsi volontariamente davanti al plotone di esecuzione. E considerato che ne ha messi solo 3 su 6 di calci, è qualcuno è andata ancora bene.

giovedì 20 novembre 2008

Contro i "Pacifici"

Image Hosted by ImageShack.usSabato a Reggio l'inutile partita dell'Italia con i Pacific Islanders.
C'è chi li definisce imprevedibili o li chiama killer per via dei placcaggi tosti. In realtà gli isolani sono quanto di più solarmente predicibile esista: in difesa intimidiscono senza furbetterie "alla australiana" o provocazioni "alla inglese", semplicemente usano il fisico che madre natura gli ha fornito, senza freni e alla luce del sole; prova ne sia i cartellini presi e la mischia chiusa che perdono regolarmente nonostante il peso.
Quanto all'attacco, il trucco per comprenderli - e quindi eventualmente bloccarli - è capire che la loro intrerpretazione del gioco è più vicina al rugby Sevens che allo Union - da cui le ripartenze alla mano dai 22, scarso uso del piede etc.etc. . Un bel test di reattività, doti individuali e consistenza per gli Azzurri - come se contro squadre che giocano più strutturato fosse tutto a posto .....
Lato Italia i cambiamenti : partendo da dietro, scambio di posto tra Mirko Bergamasco riportato al centro e Matteo Pratichetti all'ala chiusa; prevedibilmente fuori Canavosio e dentro Travagli, dentro anche Reato in seconda linea.
Il XV Azzurro
15 Andrea MASI (Biarritz Olympique, 43 caps), 14 Kaine ROBERTSON (MPS Viadana, 34 caps), 13 Mirco BERGAMASCO (Stade Francais, 55 caps), 12 Gonzalo GARCIA (Cammi Calvisano, 4 caps), 11 Matteo PRATICHETTI (Cammi Calvisano, 11 caps), 10 Andrea MARCATO (Benetton Treviso, 11 caps), 9 Pietro TRAVAGLI (Overmach Cariparma, 8 caps), 8 Sergio PARISSE (Stade Francais, 56 caps) - capitano, 7 Mauro BERGAMASCO (Stade Francais, 68 caps), 6 Josh SOLE (MPS Viadana, 32 caps), 5 Marco BORTOLAMI (Gloucester RFC, 69 caps), 4 Tommaso REATO (Femi CZ Rovigo, 5 caps), 3 Carlos NIETO (Gloucester RFC, 30 caps), 2 Leonardo GHIRALDINI (Cammi Calvisano, 15 caps), 1 Matias AGUERO (Saracens, 10 caps)
In panchina: 16 Fabio ONGARO (Saracens, 58 caps), 17 Andrea LO CICERO (Racing Metro Paris, 77 caps), 18 Salvatore PERUGINI (Stade Toulousain, 54 caps), 19 Alessandro ZANNI (Cammi Calvisano, 25 caps), 20 Giulio TONIOLATTI (AlmavivA UR Capitolina, 1 cap), 21 Luke MCLEAN (Cammi Calvisano, 2 caps), 22 Riccardo PAVAN (Overmach Cariparma, 1 cap).

Per i "Pacifici", Nalaga escluso per una ventina di giorni dopo il placcagio su Elissalde, abbiamo riposo in panca per i pezzi da novanta Rauluni e Rabeni. Bai dal centro passa all'apertura, spazio a Martens in mediana, avvicendamenti tra gl iavanti, trai i quali Koiamaibole, ex Petrarca.
Il XV dei Pacific Islanders:
15 Kameli RATUVOU (Fiji, Saracens),14 Sailosi TAGIKAKIBAU (Samoa, London Irish), 13 Seilala MAPUSUA (Samoa, London Irish), 12 Epi TAIONE (Tonga, Sale), 11Vilimoni DELASAU (Fiji, Montauban), 10 Seremaia BAI (Fiji, Clermont), 9 Sililo MARTENS (Tonga, Sale), 8 Sisa KOYAMAIBOLE (Fiji, Petrarca), 7 Nili LATU (Tonga, Nec Green Rockets, Japan ) – capitano, 6 Viliami VAKI (Tonga, Perpignan), 5 Paino HEHEA (Tonga, Racing Paris), 4 Filipo LEVI (Samoa, Ricoh Black Rams Japan), 3 Kisi PULU (Tonga. Perpignan), 2 Tanielu FUGA (Samoa, Harlequins), 1 Justin VA'A (Samoa, Glasgow Warriors)
In panchina: 16 Sunia KOTO (Fiji, London Welsh), 17 Tonga LEAAETOA (Tonga, London Irish), 18 Semisi NAEVO (Fiji. capitano della nazionale Sevens), 19 Hale T. POLE (Tonga, Ospreys), 20 Mosese RAULUNI (Fiji, Saracens), 21 Seru RABENI (Fiji, Leicester Tigers), 22 Gavin WILLIAMS (Samoa, Dax).

mercoledì 19 novembre 2008

Doppia Haka a Limerick

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19-11-08, al (rinnovato) Thomond Park, Limerick: Munster 16 - 18 New Zealand.
Aldila' del risultato rimesso in linea da una meta di Rokocoko negli ultimi 5 minuti di gara (a fine primo tempo erano 16-10 per Munster), aldila' del revival della storica vittoria di Munster sugli All Blacks nel 1978 (e per un pelo ...), aldila' dell'inaugurazione del rinnovato "covo" dei campioni d'Europa etc.etc., la partita ha offerto una ouverture inedita ed emozionante.
La pattuglia degli Expats Tutti Neri di Munster - Rua Tipoki, Doug Howlett, Lifeimi Mafi, Jeremy Manning - ha performato una Haka di fronte ai 26.000 presenti e al rispetto dei loro eredi. I quali a loro volta sono stati chiamati da capitan Piri Weepu a rispondere con la Ka Mate. Il video qui sotto.
Munster con Pucciariello titolare, Stringer mediano e l'apertura australiana Paul Warwick autore di un drop ma privo di 10 nazionali; Kiwis col solo Rokocoko in campo dei titolari vincenti sabato con l'Irlanda (ha bisogno di accumulare miglia post lungo infortunio, oltre che essere in caccia del record di mete di Howlett), piu' nei minuti finali Muliaina e Thorn; oltre la meta di Rokocoko tutti gli altri punti All Blacks sono firmati da Donald, inclusa una meta. Dell'ala Barry Murphy la meta di Munster nel primo tempo.

martedì 18 novembre 2008

Promemoria Test Match con postilla Mondiale

Ancora un giro (e mezzo) di Test Match ci attende nel prossimo weekend (e anche quello dopo). Se possibile ancor piu' importante dei due precedenti : England - South Africa, Wales - New Zealand, France - Australia e scusate se vi par poco.

Saturday 22 November 2008
ScotlandCanada
ItalyPacific Islands
JapanUSA
EnglandSouth Africa
IrelandArgentina
WalesNew-Zealand
FranceAustralia
Saturday 29 November 2008
EnglandNew-Zealand
WalesAustralia
La ragione per cui TUTTI gli scontri in programma (a parte quello dell'Italia e Galles-New Zealand) risultano fon-da-men-ta-li aldila' del prestigio, e' conseguenza del "draw" (configurazione del tabellone finale) della World (Web Ellis) Cup 2011 che l'International Rugby Board terra' a Londra il 1 dicembre.
Ricapitoliamo (warning: discorso lungo anche se non complesso, adatto ai curiosi dei dettagli o agli "amanti" dei rankings e delle statistiche - classico dei tifosi di baseball):
i Mondiali 2011 in Nuova Zelanda saranno organizzati come quelli del 2007 con 4 gironi eliminatori da 5 squadre ognuno. Ci sono dodici squadre gia' pre-qualificate alla fase finale (Argentina, Australia, England, Fiji, France, Ireland, Italy, New Zealand, Scotland, South Africa, Tonga and Wales) invece di otto come nelle edizioni precedenti; altra differenza, l'allocazione delle squadre per girone sara' vincolata dal ranking Irb al 1 dicembre 2008.
I venti team partecipanti saranno distribuiti nei 4 gironi, uno per ogni "fascia":
Fascia 1: i primi quattro team nel ranking mondiale (al 1 dic.2008),
Fascia 2: i team dal quinto all'ottavo posto nel ranking,
Fascia 3: i team classificati dal nono al dodicesimo posto nel ranking:
Piu' le otto squadre che emergeranno dalle fasi di qualificazione in corso:
Fascia 4: Oceania 1, Europe 1, Europe 2, Americas 1
Fascia 5: Africa 1, Asia 1, Americas 2, Play Off mondiale.
Questo significa che nessun team potra' incontrare un altro appartenente alla stessa "fascia" nel girone iniziale del Mondiale e di converso, un team ad esempio di Fascia tre (l'Italia) ha la certezza di essere in un girone con un "Fascia uno" e un "Fascia due".
Dato che ai quarti di finale del Mondiale - obiettivo dell'Italia - passeranno la prima e la seconda di ogni girone, capirete l'importanza di tale strutturazione nel definire le probabilita' di passare il turno o meno.
IRB World Rankings: (as of November 17, 2008)
1 (1) New Zealand 92.41pts
2 (2) South Africa 88.45
3 (3) Australia 86.70
4 (5) Argentina 82.82
5 (4) England 82.11
6 (6) France 80.13
7 (7) Wales 79.58
8 (8) Ireland 77.18
9 (9) Scotland 76.76
10 (11) Fiji 75.24
11 (10) Italy 74.64
12 (12) Samoa 72.57
13 (13) Tonga 70.05
14 (14) Georgia 69.43
15 (15) Canada 69.12
16 (16) Japan 67.74
17 (17) Romania 67.20
18 (18) Russia 64.63
19 (19) USA 63.86
20 (20) Uruguay 62.55

Prima di raggiungere il "freeze" del 1 dicembre, il ranking sopra riportato potra' subire modifiche SOLO in virtu' delle partite in ballo nei prossimi due weekend. Esaminiamo le conseguenze per le squadre "impattate".
- Argentina/Inghilterra.
I Pumas erano terzi un anno fa a fine Mondiale; sono scesi al quinto posto una settimana fa mentre la squadra della Rosa risaliva al quarto posto; le due si sono scambiate posizione questa settimana, grazie oime' alla vittoria dei Pumas sull'Italia e alla contemporanea sconfitta dell'Inghilterra con l'Australia. Chi deterra' il quarto posto del ranking al 1 dicembre 2008 evitera' di incontrare AllBlacks, Sudafrica e Australia nel girone eliminatorio: c'e' ancora la possibilita' di cambi di posizione tra le due, alla luce dei risultati delle prossime rispettive partite con l'Irlanda e, nel caso ingese, col Sudafrica e poi con la Nuova Zelanda.
Irlanda/Scozia.
Gli irlandesi sanno che una eventuale sconfitta con l'Argentina non sarebbe di solo beneficio per i Pumas: se la Scozia battesse il Canada (fatto ampiamente alla portata degli Highlanders), i Verdi potrebbero perdere il posto in Fascia Due a favore degli scozzesi, con tutte le nefaste conseguenze del caso.
Francia.
Hanno ancora la speranziella di raggiungere il quarto posto: sabato necessitano battere l'Australia mentre Inghilterra e Argentina dovrebbero perdere.
Italia.
Ridiscesa questa settimana al 11' posto che occupava un anno fa alla fine del Mondiale dopo esser salita al il 10' in giugno, li' sara' il 1 dicembre dato che la sfida con le Isole del Pacifico non da' punti Irb.
Partiamo dalla buone notizie: col sistema "a fasce" cambia nulla essere classificati noni o dodicesimi. La cattiva notizia e' che stavolta siamo certi di trovarci al prossimo Mondiale in girone con due squadre nettamente superiori, contrariamente ad esempio al 2007 dove, a parte la Nuova Zelanda e dall'altra parte Romania e Portogallo, ci giocammo il passaggio pressocche' "alla pari" con la Scozia.
Quella opportunita' per l'appunto ce la siamo giocata, ora non ci rimane che sperare in clamorosi colpi di fortuna nel sorteggio o (meglio), in decisi miglioramenti da qui al 2011 nel gioco e soprattutto nella mentalita'. Sull'emergere di ventenni superbravi, gli Halfpenny o Bismark DuPlessis de'noantri invece facciam poco conto.

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