lunedì 31 agosto 2009

Questione di sguardi


Il Socio ha già raccontato tutto quello che c'era da raccontare sulla vittoria del Sud Africa in Australia. Il sottoscritto ha dovuto conciliare un trasformatore del portatile fuso con un pomeriggio di lavoro e così ha visto quanto successo a Perth solo ieri. Ma qualcosa da dire c'è ancora: la questione di sguardi, quelli che hanno fatto capire come sarebbe andata a finire la partita.
La foto di Giteau qui pubblicata la dice infatti tutta: sono passati da poco dieci minuti, gli Springboks sono andati a segno già due volte e l'Arcangelo, come ha detto Munari, "aveva l'aureola opaca". Il regista dei Wallabies fatica a gestire un ovale in occasione di uno dei tanti rilanci up and under che riforniscono quegli aguzzini dei trequarti sudafricani.
Gli occhi dei campioni del mondo erano lucidi, nel senso che avevano ben chiaro il piano di gioco (o di non juego come crede qualcuno). Quelli degli aussie erano opachi come se su Perth si fosse adagiata una fitta nebbia padana. Persino Rocky Elsom aveva il gps mentale staccato.
Il fatto è che questo Sud Africa fa molto male alla salute dei suoi avversari. Il nuovo Sud Africa ha imparato ad impostare, infatti, il proprio gioco. Quello tanto criticato, sempre lo stesso, per intenderci. Dalle vittorie risicate, sono passati a quelle più consistenti. Ad esempio: contro i Lions hanno vinto la prima volta 26-21, la seconda 28-25. Sabato hanno regalato all'Australia una meta nel finale, impedendo ai padroni di casa di fare una figuraccia davanti ad un pubblico che vorrebbe volentieri fare due chiacchere con il coach Robbie Deans.
Che negli occhi avrà ancora ben impresso il furore agonistico degli Springboks. Sotto a chi tocca.

domenica 30 agosto 2009

Conversioni sulla via di Perth

Prima di entrare nel merito della importante, forse decisiva vittoria del Sudafrica sull'Australia, lasciate ai vostri umili imbratta tastiere la soddisfazione di veder convergere molta della critica verso le posizioni sostenute qui sin da tempi non sospetti.
Ci riferiamo al presunto noioso "non juego" sudafricano, sino a ieri autentico mantra dei più.
Aldilà del tifo di stampo anglosassone, geloso per il colpo d'incontro subìto dalla spedizione Lions più potente da tanti anni, l'errore d'analisi è l'aver tenuto il naso troppo all'insù a seguir le palle calciate, perdendo la superiorità attuale dei Boks che sta invece per terra, nei punti di contesa.
Tant'è, dopo una partita vincente con 4 mete fuori casa (...), registriamo le conversioni sulla via di Perth, in primis del bravo Vittorio Munari, che dopo tutto il sarcasmo delle ultime puntate ("come si dice aprire in Afrikaans?"), si fa ammirato teorizzatore dell'efficacia tattica ("fanno una sola fase, ma con quella 'sti qui vanno in meta"), della crucialità dei fondamentali nel punto d'impatto: nel rugby puoi avere tutti gli schemi complicati che vuoi provati e riprovati, e tutta la classe in campo che credi, ma se alla fine gli avversari conquistano più ovali di te, fatalmente perdi.
Sottolineiamo che, tramontata la fola del "solo noiosi calci in aria", non è solo una questione di atletismo, ma anche di "intelligenza". La famosa "partita a scacchi" in campo si gioca non tanto elaborando astrusi teoremi, quanto proprio come fa uno scacchista: avendo un piano ben preciso fondato sulle proprie capacità, sapendo come rispondere alle mosse avversarie ed eseguendo alla perfezione in modo semplice e lineare, leggibile dai compagni, senza barocchismi e personalismi (guarda caso Frans Steyn rimane fuori a pensarci su, n'est pas?).
Avevamo visto giusto prima di altri? O molti sedicenti esperti ogni tanto passano ad abbeverarsi qui nel nostro Controcorrente, pur senza citare mai la fonte? Di fatto c'è stato un bell'incremento delle visite al sito nonostante l'estate: proselitismo e propaganda ne facciam pochina, quindi grazie a tutti i lettori per il passaparola.
Subiaco Oval di Perth, Australia:

Australia 25-32 South Africa


Primo tempo: 6-22.
Aus - bonus difensivo; 3 mete: Giteau 2, Turner; Trasf.: Giteau 2; Puniz.: Giteau 2
Sfa - bonus offensivo; 4 mete: Du Preez, Fourie, Habana 2; Trasf.: M.Steyn 3 Puniz.: M.Steyn 2

Due obiettivi divergenti da parte dei team che scendono in campo: la necessità assoluta di dimostrare di essere all'altezza del blasone da parte dei padroni di casa nonchè del loro coach; per i sudafricani, la ricerca non spasmodica, opportunistica, dei sei punti che bastano per vincere il TriNation nelle tre partite che restano.Vista così, la gara parte "battezzata": tensione da ultima spiaggia da una parte, vigile rilassatezza dall'altra.
Il tutto acuito dal momento sconcertante che lo sport di casa attraversa: perso il mondiale di rugby league, da tempo incontrastata riserva di caccia, perse pure le Ahes -cricket - dopo ere geologiche di supremazia sug'Inglesi, mancavano solo le scoppole nel TriNations.
Il risultato finale è cinque punti guadagnati sui sei che servono ai Boks, contro uno che serve niente agli Aussie.
La partita
Nelle precedenti partite la prima mezzora è sempre stata di marca Aussie, stavolta al 33' il punteggio è già 3-22 per i Boks.
Tre mete, al sesto, decimo e 33' minuto; la prima di Fourie DuPreez, guizzante a concretizzare una punizione guadagnata dai trequarti a 10m dalla linea di meta; la seconda di Jaque Fourie (in foto): riceve una palla veloce da una mischia nei 22m tagliando sul lato opposto a quello in cui si sposta il suo mediano, movimento che apre il Mar Rosso per il potente centro Boks; la terza di Bryan Habana, involatosi da fuori la linea dei 22m su un up&under di DuPreez su cui l'ala Turner si trova isolato sotto la pressione Boks, con DeVilliers a rubare e lanciare l'ala accreditata di 10'2" sui 100m.
Tre mete in prima fase di mediano e trequarti, due nate da set pieces e una dall'aria, due mete da skill individuali che finalizzano meccanismi collettivi oliati e applicati alla perfezione (ruck vinta, up&under vinto) e una su schemino da junior rugby.
Per chi non avesse compreso, il kicking game è solo un elemento (ieri nemmeno preponderante tra l'altro, se non nella successiva fase di gestione del risultato), non la determinante dell'attuale strapotere Boks. Consiste nel far bene le cose basiche, semplici e lineari: sostegno immediato ai compagni, contesa della palla, arrivare per primi e in di più nel punto; aldilà della preparazione e della volontà, funziona quando si sa cosa fare e cosa farà il compagno.
La differenza, nel rugby come nella vita, non la fa l'intelligente complicanza del Mister o il guizzo individuale del blessed by God (come diseduca il calcio), bensì l'execution sincrona di tutta squadra.
Passata la prima mezz'ora, il resto è gestione e ricerca del punto di bonus dei sudafricani.
Lo raggiungeranno al 54' ancora con Habana: un'altra prima fase classica 9-11 da mischia chiusa, DuPreez si lancia sul canale dei mediani i quali marcano lui, Steyn e la finta all'interno di DeVilliers, mentre da dietro arriva l'ala chiusa che riceve ed entra nel burro.
Nei primi venti minuti succede che Giteau sbagli due punizioni in fila; sono errori poco determinanti, anche il perfetto Mornè sbaglia una trasformazione e una punizione nel primo tempo, forse la notturna non aiuta la precisione. Gli errori iniziali di Giteau sicuramente incidono nel morale dei suoi che pure controllano possesso e territorio; forse accentuano il protagonismo dell'Arcangelo, non da leader ma per la volontà di riscatto di fronte al suo (ex-)pubblico.

Nel secondo tempo l'orgoglio dei padroni di casa e una certa rilassatezza sudafricana soprattutto a bonus raggiunto (mai in difesa, solo nella disicplina) concretizzerà tre mete contro una e una punizione, un parziale di diciannove a dieci.
Alzi la mano però chi abbia pensato per un solo momento che i Wallabies stessero per prendere il controllo della gara. Gioco veloce ma lento (sorry non so definirlo meglio di cosi'), troppo farraginoso e sempre uguale a se stesso lato Aussie: alzano il ritmo procedendo a pieno vapore, ma non l'efficacia.
Tratte di quindici fasi esasperate e defatiganti risolte tre volte su trenta tentativi: un duplice guizzo individuale di Giteau, la meta finale di Turner, coi Boks cambiati per sette undicesimi (solo Jacobs entra per l'infortunio di JP Pietersen, mentre Bekker rilievo di Botha rimarrà in campo anche dopo uno stiramento alla spalla).
L'immagine del secondo tempo è Elsom sfinito dal super lavoro, mani sulla testa a ogni sosta, contrapposto al colpo d'occhio calmo e professionale, da parcheggiatore di discoteca, con cui Fourie pur coi piedi sulla sua linea di meta dirige lo scivolamento difensivo dei colleghi trequarti.
Altra prova di lack of execution e mancanza di freddezza lato australiano è il tentativo abortito di Giteau di trasformare con drop la sua seconda meta: un vero leader invita alla calma non alla frenesia; perchè gettare due punti per salvare venti secondi, quando rimanevano ancora cinque minuti da giocare? Per fortuna sulla sirena ea difese immunitarie Boks abbassate, ci pensa Lachie Turner a segnare, guizzando in mezzo agli avanti dal lato chiuso; meta trasformata, porta il bonus di consolazione ai padroni di casa.

Gli Springboks
Capitan Smith è diretto: "L'abbiamo sempre detto, il nostro gioco è far quel che serve per vincere. Stavolta serviva correre (palla in mano una sola fase, ndr) e segnare delle mete (non solo forzare errori e metter dentro le punzioni, ndr)". Detto, fatto: perfetto l'approccio cesariano veni vidi vici, alla faccia di quelli che lo stile monodimensionale sudafricano.
In realtà il sornione coach Peter DeVilliers gode: sta depistando ancora una volta, lo stile Boks e' monodimensionale per davvero. Come detto in precedenza, han sempre giocato uguale, dai Lions in poi, con semplicità, coesione e pochi fronzoli; chi aveva analizzato male ora si giustifica dicendo che i Boks avrebbero improvvisamente "aperto" il gioco? Meglio cosi'.
Il pack ha retto ottimamente in difesa, pur avendo Broussow rubato meno possessi del solito in ruck (forse ne han rubati di piu' gli Aussie stavolta); qualche zoppichìo in mischia chiusa con la prima linea che arranca nel finale e qualche touche perduta (un paio di volte, una costa la seconda meta di Giteau).
Poco di che sull'economia compessiva della gara: sono macchie nella perfezione, offsettate dalla partita finalmente buona anche in difesa di Mornè, dalla splendida copertura tattica di tutto il campo per tutta la partita, dai puntalissimi adeguamenti difensivi eseguiti senza frenesia, con efficacia e collaborazione.
Personalmente mi aspettavo di più da Ruan Pienaar, ma la sua fantasia oggi non serviva: avevan deciso di muover palla - una sola fase eh! -con DuPreez. Per cui c'è stato gran impegno per i centri in fase offensiva - il canale di penetrazione cercato e' sempre vicino, mai largo - con DeVilliers migliore in campo, determinante in tre mete su quattro, assieme a Fourie splendidi a supporto di e supportati da Juan Smith, Bismark, Spies e tutto il pack arrembante sia nel sostegno che nella rush defense.
Segnali d'allarme: la disciplina un po' all'inizio sulle ruck (per fortuna loro Giteau non e' stato preciso al piede) e nel finale soprattutto in mischia chiusa: 14 contro 5 i falli fischiati ai sudafricani nel finale. Stanchezza? Relax?
Collegato al precedente, la profondità della squadra: certi cambi non sono all'altezza. Come Bismark non ce n'e': porta palla, tallona, serve la rimessa e spinge in mischia; idem dicasi per la sagacia di DuPreez e manco il carisma di capitan Smit non è sostituibile, ma se trova un pilone avversario che lo faccia soffrire son dolori; idem non è rimpiazzabile la capacità di Bakkies Botha di fungere da scogliera in cui s'infrangano venti e maree avverse.
Gli infortunati risultano irrecuperabili: JP Pietersen (opzioni: Frans Steyn, Ndungane, Pienaar stesso ...) e Bekker (probabilmente verrà sostituito in panca da Roussow).
I Wallabies
Coach Deans ha ragione a dire che non ci sono differenze enormi tra la sua squadra e le altre due del TriNations. Prova ne siano tutti i punti di bonus guadagnati: tre gare su quattro finite con meno di sette punti dui distacco.
Tutti han ragione a sostenere che non è la classe individuale, soprattutto nei trewquarti come tradizione, che manchi agli australiani. Rispetto a prima della gestione Deans, la mischia è diventata competente in tutte le fasi statiche non solo in rimessa e le terze linee non mancano certo di esperienza e competenze (con qualche caduta disciplinare di Brown).
Quindi cosa gli manca?
Alcuni sostengono che il rugby union australiano soffra la concorrenza di altri sport più popolari laggiù come il League o l'Ozzy Rule: dimenticando di dove arrivassero fuoriclasse eccelsi che han segnato un'epoca, come David Campese, Mr.Nobody (is perfect) John Eales o Paperoga Larkham. Senza contare che Ashley Cooper ha 25 anni, Giteau 26 come Elsom, 23 Barnes, 24 Horwill, 21 Cooper come Genia, diciotto O'Connor: averne di concorrenza se i prodotti sono questi.
Bah, rimaniamo sul concreto: manca un po' di accuratezza nella execution soprattuttto difensiva (tante palle perse per errato ball handling, evidente sotto gli up&under avversari) e un bel po' di continuità e idee.
La differenza coi Boks che sanno sempre cosa fare è evidente: Elsom, G.Smith e Brown non sono meno potenti e coraggiosi di J.Smith, Broussow e Spies; Ashley Cooper vale DeVilliers e Cross regge fisicamente Fourie; solo sono meno efficaci, più sparpagliati, peggio sfruttati in ottica complessiva.
Tradotto: gabina di regìa e leadership - in campo.
Coach Deans pare identifichi nell'evanescenza del mediano Burgess parte del problema. Può darsi, Genia pare più rapido (e uguamente ligio e pulito), ma quindici rimangono le inconcludenti fasi d'attacco anche con lui in campo, superate una volta su dieci non dalla paziente e sapiente costruzione di opzioni e opportunità, ma dal guizzo creativo di un campione a caso.
No, sotto questo profilo il problema grosso non può essere un mediano di mischia che leader in campo non ha mai preteso di essere.
Miriamo piuttosto al bersaglio grosso Giteau: segna coi suoi guizzi da campione, ma smona i suoi sbagliando i due calci iniziali per rimanere agganciati e mettere pressione sulla disciplina avversaria, poi canna una traformazione per fenesia nel finale: fa otto punti buttati quando han perso di sette, ma l'impatto vero è sul morale più che sul tabellone. L'Arcangelo Matt gioca da favoloso egoista quanto DEV'ESSERE un grande goleador; prima pensa cosa può far lui della palla che riceve, solo dopo pensa tattico.
Il vero problema australiano insomma, lo sosteniamo sommessamente da tempo, è all'apertura.
Barnes ha 23 anni e purtroppo una certa fragilità; dietro di lui c'è un Quade Cooper, il "suo" apertura di club nei Reds, il quale ieri sera s'è presentato con un passaggio rovesciato sotto pressione a lanciare la seconda meta di Giteau: un classico da apertura vera-primo centro vero, da Top14 o Guinness Premiership. Il ruolo sembrerebbe coperto anche in prospettiva, cosa aspetta Deans?

venerdì 28 agosto 2009

L'ultima spiaggia australiana

La sfida con gli Springboks a Perth di domani rappresenta l'ultima spiaggia per i Wallabies, a voler essere ottimisti sino in fondo: e coach Robbie Deans e' forzato ad esserlo. La pressione in effetti par piu' sui padroni di casa con due soli punti da bonus in tre partite, che sui visitors dal bottino pieno di dodici punti casalinghi.
Perth si diceva: oltre ad avere il fuso orario piu' vicino al sudafricano (si fa per dire, e' sei ore avanti), il Subiaco Oval e' campo non ostile ai Boks (mentre e' piu' ostile agli spettatori: e' un immenso campo da cricket, le tribune sono distanti dall'azione), li' il record con gli australiani e' pari, due vinte due perse e un pareggio. Anche se, va ricordato, il Sudafrica ha vinto una sola volta negli ultimi 13 incontri in Australia.

Cosa cambia tra i Wallabies?
Due le bocciature, evidenti nella partita con gli All Blacks: Drew Mitchell autore della confusione finale, retrocesso in panca a favore del piu' solido e arrembante Peter Hynes; Al Baxter il pilone veterano lato tight, sostituito al 30' e gia' protagonista di numerose penalita' inflitte al team Ozzy in Sudafrica, cede il posto al giovane Ben Alexander.
Al centro c'e' la conferma per Ashley-Cooper (dove lo metti gioca bene), spostato inside, e all'estremo quella del giovane O'Connor (lo stesso non si puo' ancora dire). Anche perche' in mezzo manca l'infortunato Barnes, per cui outside centre torna il fisico di Ryan Cross.
In seconda linea Mark Chisolm sostituira' Nathan Sharpe infortunato e chiamera' le rimesse. Gli Aussie sostengono che la debacle in rimessa nell'ultima partita in Sudafrica (9 rimesse perse!) fosse dovuta al "code cracking" delle loro chiamate operato da Matfield, a Chisolm rimediare.
Privo di Barnes, Deans puo' solo raccomandarsi a Matt Giteau per un kicking game un po' piu' efficace, meno intercettato e smart di quanto visto sinora; da un punto di vista difensivo, il target numero uno australiano sara' disturbare il maggior numero possibile di calci dei due mediani avversari.
Notare che nella girandola di cambi e infortuni, il giovane Quade Cooper trequarti dei Reds e punitore dell'Italia a Padova, riguadagna la panca.
Wallabies: James O'Connor, Lachie Turner, Ryan Cross, Adam Ashley-Cooper, Peter Hynes, Matt Giteau, Luke Burgess; Richard Brown, George Smith (capt), Rocky Elsom, Mark Chisholm, James Horwill, Ben Alexander, Stephen Moore, Benn Robinson. Res: Tatafu Polota-Nau, Al Baxter, Dean Mumm, David Pocock, Will Genia, Quade Cooper, Drew Mitchell.

Lato Springboks un solo cambio in campo: Ruan Pienaar verra' provato estremo al posto del confuso Frans Steyn visto ultimamente, retrocesso in panca; le due ali Habana e Pietersen saranno probabilmente deliziate di tale avvicendamento, rischiano di ricevere qualche apertura dalle sue splendide mani se andranno in sostegno alle sue penetrazioni, invece di doversi guadagnare ogni singola palla da soli, con le corse up&under.
Un altro cambio in panchina, torna Schalk Burger dopo aver scontato i sei turni di squalifica al posto di Danie Roussow infortunato, e quindi Kankowski rimane ancora a casa.
Il resto e' il solito, se cosi' si puo' dire: mediana Morne' Steyn - Fourie DuPreez (al 50' cap, il quarto Boks ad arrivarci nella stagione: impressionante per la giovane eta' media della squadra), i due centri da paura Fourie e DeVilliers, la terza linea da terrore J.Smith-Broussow-Spies, il duo contraereo Matfield-Botha, davanti il compressore Mtawarira-DuPlessis-Smit.
Il coach Peter de Villiers l'ha fatto capire, gli Springboks non si giocheranno la vita in questa gara: piuttosto, cercheranno di mantenere un approccio day-by-day, consci che nelle prossime tre gare in trasferta gli basta una vittoria e un paio di bonus per portare al casa il titolo.
South Africa: Ruan Pienaar, JP Pietersen, Jaque Fourie, Jean de Villiers, Bryan Habana, Morne Steyn, Fourie du Preez; Pierre Spies, Juan Smith, Heinrich Brussow, Victor Matfield, Bakkies Botha, John Smit (capt), Bismarck du Plessis, Tendai Mtawarira. Res: Chiliboy Ralepelle, Jannie du Plessis, Andries Bekker, Schalk Burger, Ricky Januarie, Adi Jacobs, Frans Steyn

mercoledì 26 agosto 2009

Storie di palle

C'è chi le ha, c'è chi le racconta. Nel rugby, lo sport in cui si deve mettere le faccia dove molti non metterebbero manco i piedi, è oggettivamente più facile avercele che raccontarle; anche se sotto il sole, chi è senza peccato ...
Presentiamo due storie di "palle" nel rugby, una via l'altra, lasciando al lettore lo sforzo di trovare una morale, ammesso ci sia.
Aaron Cruden
Mediano di apertura di Manawatu, vent'anni, è capitano dei Junior Kiwis campioni del mondo e Irb Most Valuable Junior Player of the Year 2009. Abbiamo già scritto "segnatevi il nome, ne sentiremo parlare": c'è chi gli pronostica un futuro al livello di Dan Carter.

Non sappiamo se Aaron sia scaramantico, sappiamo solo che a fronte di cotanti peana, non può "toccarsi le palle": gli manca un testicolo, gli è stato asportato l'anno scorso, per via di una diagnosi di cancro. A diciannove anni.
Qualcuno possiede risorse che altri non hanno, forse è l'incoscienza dell'età; fatto sta che è tornato ad allenarsi e a giocare, coi risultati che abbiamo detto. Nel video (da rugbydump - diamo sempre le nostre fonti, noi) la storia in breve: un esempio per tutti -"inspirational" si direbbe oltreoceano.

Dean Richards
L'ex director degli Harlequins, il kattivone reo confesso del "bloodgate" che sta sconvolgendo il rugby e attirando i sarcasmi dei non adetti - "non siete diversi da tutti gli altri" è il commento comune di chi non vede l'ora di rinfacciarlo appena si presenti l'occasione, dai presunti stupri di gruppo in Australia alle amnesie di Bastareaud.
Richards, si diceva: uno che ha raccontato palle - agli arbitri in gara, e/o un uomo con le palle per raccontarle - alla Corte, caricandosi di tutte le responsabilità?
Mettiamo in evidenza un suo interessante profiling a più voci, preso dai commenti al precedente post sul tema. Per aiutare a formarvi una vostra opinione.


Richards non ha fatto rimbalzare le accuse, come invece fece rimbalzare la Calcutta Cup per Princes Street a Edimburgo nell'88. Solo per questo, mi sta simpatico. (by Ringo)

Certo però 'sto Dean Richards! Non è certo il primo che passa: una vita a Leicester, dove ha conquistato da terza centro due campionati e due coppe anglo gallesi: ha 48 caps in nazionale, partecipando a ben dieci tornei 5nazioni con 5 vittorie di cui 3 grand slam, a 3 edizioni della coppa del mondo e a due tour dei Lions. Come allenatore annovera 4 titoli Premiership e 2 Heineken Cup sempre coi Tigers, poi la promozone dei Quins dalla seconda categoria, i playoff in Heineken e in Premiership. Not bad ... (by Abr)

E' un terza centro ed i numeri 8 si sacrificano per definizione, specie lui che in quei 5 nazioni si trovava contro una mischia francese da sogno e spesso doveva tirare su palloni minati con gente come Eric Champ e Rodriguez che gli azzannavano il capocollo.
A quei tempi fu protagonista di una gustosa querelle davvero da rugby d'altri tempi, per il suo vezzo di giocare coi calzettoni abbassati: la sua amatissima nonna dichiarò pubblicamente che avrebbe dovuto provare a giocare con le calze al ginocchio come tutti gli altri. Provò, ma i polpacci ipertrofici ebbero la meglio e dopo 20 minuti se le rimise alla cacaiola. Si badi bene, calzettoni abbassati non per far vedere il tatuaggio, rigorosamente tribal/maori anche se si è nati a Strozzacapponi.
Anche a me sta simpatico e pure tanto, ma sicuramente ha sbagliato. Però non da solo e la sua assunzione solitaria di responsabilità fa comodo ai Quins, alla federazione e a tutto il rugby; probabilmente i 3 anni al palo saranno remunerati in qualche modo. Si tratta tuttavia di un allenatore di altissimo profilo e tutt'altro che a fine corsa... (by Tagus).

martedì 25 agosto 2009

Nero su bianco

La documentazione sul bloodgate è ora disponibile pubblicamente. Il Daily Telegraph, che di fatto è stato il primo a lanciare la notizia, ha messo on line le udienze di Tom Williams, l'ala degli Harlequins che ha confessato quanto accaduto nel quarto di finale di Heineken Cup contro Leinster.
Non più solo supposizioni, ma parole messe nero su bianco, come dovrebbe accadere per qualsiasi processo: prima di tirare la sentenza, meglio informarsi il più possibile.
E così, buona lettura.
Ps: non appena avremo avuto il tempo di leggere le 38 pagine, ne scriveremo. Putroppo il sottoscritto si ritrova con l'alimentatore del suo inseparabile portatile andato fuso con tanto di scintille e fumo per la stanza.

UPDATE By Abr:
Bisogna anche guardare avanti.
Guardano avanti gli Harlequins, grazie all'autoaccusa completa di Dean Richards che sinora li ha scagionati da implicazioni più toste per la Società (ma adesso vedremo, alla luce delle rivelazioni di Tom Williams sopra riportate); da quel che trapela lo fanno chiedendo anzi implorando tal Ian McGeechan, un sessantaduenne attualmente libero da impegni dopo il rientro dal Sudafrica, di accettare il ruolo di loro Director of Rugby.
E' uno degli uomini più rispettati nel mondo del rugby, la sua presenza e credibilità potrebbero da sole accelerare il recupero di immagine e standing da parte dei Quins. Nonchè del rugby as a whole. L'anziano gentiluomo s'è detto onorato dalla proposta (due anni di contratto, pare), ma vuole esser certo prima di accettare che non ci siano altri "scheletri nell'armadio".

La cautela di Sir Ian implicitamente conferma il rischio che le rivelazioni di Williams riportino i Quins a rischio. Testimonianza e atteggiamento che confermano la nostra sensazione: l'ex coach Richards non può essere l'unico kattivone, pur essendosi fatto carico di tutto senza chiamate di correo e pagandola cara (tre anni di ban da ogni possibile impiego nel rugby union della Galassia). L'ha fatto per lungimirante eroismo, sacrificandosi per un bene superiore (l'integrità dei Quins).

Il punto australe

E' tempo del nostro report quindicinale sulla Currie Cup sudafricana, giunta nello scorso weekend a metà della regular season, settima giornata su quattordici.
Ci eravamo lasciati coi Griquas lanciatissimi in fuga solitaria con 5 vittorie in 5 gare, inseguiti dagli Sharks del Natal. Nelle ultime due giornate la situazione s'è trasformata, "normalizzandosi" per certi versi e delineando chiaramente quattro squadre in testa lanciate verso i playoff.
Non è ancora finita a nostro avviso: un titolato team attualmente nelle retrovie sta dando segni di risveglio, si preannuncia quindi una seconda fase interessante, a prescindere dal contributo degli Springboks quando verranno nuovamente rilasciati.
Risultati:
Vodacom Blue Bulls 44 Platinum Leopards 11
Vodacom Free State Cheetahs 59 Boland Cavaliers 8
Sharks 41 GWK Griquas 6
Vodacom Western Province 25 Xerox Lions 20

I Griquas perdono due partite in fila e lasciano la testa della classifica. Persa per un punto in casa contro i Bulls la sfida del turno precendente dopo essere stati in testa per tutta la gara (meta di Pedrie Wannenburg a due minuti dalla fine per il bonus offensivo ai Bulls, trasformazione di Francis, riserva ventiduenne della riserva di Morne Steyn, il ventenne Brummer, per la vittoria); molto netta invece la sconfitta 41 - 6 subita sabato scorso a Durban. Sogni di gloria ridimensionati per il team del Northern Cape, che pure mantiene la terza posizione e può giocarsi le possibilità di entrare nei playoff.
Cinque mete a zero la citata vittoria degli Sharks contro i Griquas (il centro Waylon Murray, il mediano McLeod, l'apertura Dumont, la potente ala Mvovo e il nr.8 Keegan Daniels). Il team di Stefan Terblanche senza Hernandez (e i nazionali) guadagna il primo posto; nel turno precedente aveva avuto ragione dei Golden Lions a Johannesburg per 19-30, fino a dieci minuti dal termine era 0-23, una meta delle due Sharks era di Kankowski.
Testa della classifica guadagnata punendo ogni indisciplina avversaria ed essendo abili nel gioco dei calci in zona avversaria; il tutto senza usare i nazionali disponibili: coach Plumtree s'è preso la responsabilità di privilegiare l'equilibrio raggiunto piuttosto che la classe.
Al secondo posto salgono i Western Province, prossimi fruitori dei servigi di Bryan Habana (almeno per il Super14) prelevato dai Bulls. Erano andati a vincere col bonus nel derby del Capo a Wellington coi Kavaliers nel turno precedente; stavolta battono in casa i Golden Lions 25-20, conducendo sempre la gara a partire dalla meta di Luke Watson a fine stagione emigrante in Inghilterra. Gioco paziente, rolling mauls a profusione, ma ancora molti errori di handling quando il loro gioco si allarga. Lungodegente la talenutosa apertura Willem DeWaal, l'hanno sostituito sinora efficacemente Peter Grant e Conrad Hoffman ma entrambe sono infortunati nell'ultima gara; probabilmente saranno costretti a schierare apertura l'estremo Joe Pietersen.
Si installano al quarto posto i Bulls: dopo aver come detto riagguantato nel finale del sesto turno la gara coi Griquas, vincono facile in casa con i Leopards. Non serve particolare sforzo per raggiungere il punteggio di 44-11 e segnare sei mete (tra gli altri Stegman, Potgieter, il ventunenne mediano Frans Hougaard e Jaco Pretorius): ci pensano i Leopards, finendo la partita in dodici dopo esser stati anche in undici, per due espulsioni definitive e altre due provvisorie.
Dei Golden Lions staccatissimi quinti (otto punti in meno dei Bulls) abbiamo detto: due sconfitte in fila come per i Griquas, almeno sabato hanno impedito al quarta meta dei padroni di casa e raccattato un punto di bonus a Newlands. Mostrano una ottima rush defence ma gli manca la capacità di chiusura.
Sesti invece in pieno recupero dopo un avvio traumatico di campionato sono i Cheetahs, autori di una striscia di tre gare vincenti. Della prima coi Bulls abbiamo detto, poi è toccato ai Leopards beccarsi un 17-71 senza appello (undici mete a due, doppiette di Nico Breedt, Nokwe, Jonker, Demas e dell'estremo Jeacocks dei padroni di casa); sabato scorso è toccato a Boland subire il 59-8 con altre undici mete, delle quali due dell'estremo Daniller e ben quattro di Nokwe (in foto). I coriferi dell'Orange Free State paiono aver trovato un nuovo equilibrio pur senza Juan Smith e Broussow, e sono lanciatissimi.

Nel prossimo turno i Cheetahs avranno una sfida decisiva per le loro ambizioni di risalita verso la zona playoffs, quasi una last chance dati i nove punti di distacco dai Bulls quarti: il derby a Kimberley coi Griquas.
Avremo anche la sfida tra le attuali prime della classe Sharks e WP a Durban, una bello scontro in altura tra quarta e quinta Bulls - Lions, cui seguirà per i Pretoriani una trasferta decisiva dai Capetoniani; ci sarà anche la sfida di ritorno per aggiudicare definitivamente il "cucchiaio di baobab" tra Leopards e Kavaliers.

Un cenno anche al National Provincial Championship - NPC - neozelandese: non il "campionato provinciale" come dicono quelli che traducono alla lettera (suona da serie c) ma il campionato (nazionale) delle Province.
Solo pochi cenni prima del prossimo weekend, quando torneranno disponibili alle rispettive selezioni gli All Blacks reduci da Sidney.
- Richie McCaw, John Afoa, Jimmy Cowan, Stephen Donald, Andrew Hore, Jerome Kaino, Ma'a Nonu, Josevata Rokocoko, Sitiveni Sivivatu, Brad Thorn e Tony Woodcock, saranno disponibili solo nel prossimo turno di campionato, mentre
- Wyatt Crockett, Aled de Malmanche, Jason Eaton, Tamati Ellison, Hosea Gear, Cory Jane, Tanerau Latimer, Brendon Leonard, Rodney So'oialo, Neemia Tialata, Isaia Toeava e Piri Weepu, saranno disponibili per i prossimi due turni.
Non è detto che trovino tutti posto in squadra o in panchina nonostante la classe (quelli rimasti integri: McAlister per esempio è fuori con l'osso facciale fratturato e anche Conrad Smith è infortunato). Dal Sudafrica alla Nuova Zelanda c'è polemica tra chi patriotticamente arriverebbe a imporre ai team provinciali l'impiego dei nazionali per "tenerli caldi" e chi invece privilegia altri fattori; ad esempio l'allenatore di Wellington si allinea al collega dei Natal Sharks, secondo cui in questa fase paga la continuità e di nazionali se ne riparlerà a TriNations finito.
Sul piano dei confronti della quarta giornata in campo, continua la corsa in testa di Bay of Plenty che a Rotorua batte Waikato per 32-16 ma senza il bonus (22 punti al piede di Mike Delany).
Al secondo posto Canterbury, vincente 25-21 nel derby con Tasman (10 punti al piede di Colin Slade e tre mete a due). Southland è terza battendo Hawkes Bay 18 -9 in condominio con Wellington, riuscita a tenere per un punto la partita contro Auckland, 16-15 il finale. La striminzita vittoria ha mantenuto nella capitale il Ranfurly Shield, il più antico trofeo del rugby neozelandese, che tornerà in palio il 29 agosto contro Canterbury.
In zona playoff anche Manawatu del giovane astro nascente Aaron Cruden (segnatevi il suo nome, ne sentiremo parlare), capitano dei Junior Kiwis campioni del mondo e Irb Junior Player of the Year 2009. I Turbos battono Otago 19 -12 (due mete di Casey Stone), mentre Northland sconfigge nel derby North Harbour per 23-26 (21 punti con una meta per Lachie Munro); le già citate Tasman e Otago pur sconfitte questo turno rimangono in zona playoff.
Tutto comunque ancora aperto con ancora nove giornate davanti: dal settimo al quattordicesimo e ultimo posto tutte le squadre sono pressocchè pari con una vittoria su quattro gare (tranne Hawkes Bay e Taranaki che hanno anche un pareggio nel loro score). Vale per Auckland, che pur deve cominciare a temere di non riuscire a entrare nei playoff per il secondo anno consecutivo; vale anche per la nobile decaduta Waikato, rimasta ultima in classifica dopo la vittoria di Manukau su Taranaki (33-21, l'apertura Nanai ha segnato 18 punti).

Notato i distacchi minimali nei punteggi delle partite e in classifica? Il divario tra team di testa e gli altri non pare abissale come in Currie Cup, almeno per ora.
[A cura del nostro dipartimento didascalico:] Forse parte del merito va anche alla stabiità: non ci sono retrocessioni. Ogni tre, quattro anni, in fase di ridefinizione dei contratti televisivi e di sponsorizzazione, l'Ente titolare del "prodotto" NPC rivede i risultati e può decidere di concedere la franchigia a qualche altra Union provinciale (ce ne sono almeno altrettante di quelle che giocano in fila d'attesa), eventualmente al posto di qualcuna delle vecchie con problemi, badate bene di investimento prima che tecnici (senza fondi cala fatalmente anche il livello). In pieno stile Nba; in prospettiva Super15 fagocitatore di date, l'NPC probabilmente subirà mutazioni simil Currie Cup (meno squadre, promozioni-retrocessioni).

domenica 23 agosto 2009

Trentamila in Spagna per il Top14

Seconda giornata di Top14 francese: cronachette e considerazioni sui risultati.
L'evento: Bayonne 38 - Stade Francais 24
Giocata a San Sebastian nel Paìs Vasco subito oltrefrontiera, di fronte a più di 30.000 spettatori. Fuori Garcia criticato la settimana scorsa, nuovo mediano è Benat Arrayet prelevato dal Mont de Marsan (16 punti) con Gower al rientro a crescere bene nel nuovo ruolo di apertura.
La star del giorno è l'ala ventenne Benjamin Fall autore di due mete nel primo tempo. I parigini reggono con le punizioni e drop di Beauxis e la meta di James Haskell ex Wasps, ma vengono distanziati dalla terza meta di Ehorga e dai calci di Arrayet. Dupuy titolare al posto di Oelschig nei parigini, entra nel secondo tempo Mauro Bergamasco,(non convocati il fratello Mirco e Parisse), Perugini a esordire col Bayonne.
La lezione: Tolosa 38 - 0 Brive
Primi solitari dopo la prima giornata, la squadra del Corrèze con Orquera all'apertura s'è completamente sottomessa allo strapotere dei tolosani, rivelando pur ancora senza Goode e Flutey ma con Noon in campo, limiti inattesi nei mezzi e soprattutto nella convinzione. L'azzurro sbaglia tre calci a inizio gara e i suoi non si risollevano più, anche Shaun Perry le tenta tutte prima di dover uscire, come Palisson al suo ingresso: tutti senza fortuna, il muro tolosano che han davanti s' solidissimo.
Per Tolosa al debutto sul suo campo gran gioco tutto passaggi e movimento. Guadagnano il punto di bonus con 4 mete a zero (dei tre nazionali al rientro Maxime Médard, Vincent Clerc e Cédric Heymans più una dal centro diciannovenne Lamèrat, subentrato a Yann) e 14 punti al piede di Elissalde (due drop), sostituito al 50' dall'ex centro Florian Fritz (due punti). Un altro buon esperimento di Guy Novès è l'eterno estremo Clément Poitrenaud schierato secondo centro.
In alto: Montpellier 18 - 12 Perpignan
Avevano perso malamente a Brive i primi, avevano vinto in modo poco convincente con Bayonne i secondi. Jaques Brunel coach di Montpellier ha pescato all'apertura il ventunenne Benoît Paillaugue (21 anni, rientrato da Auch) e spostato François Trinh-Duc al centro: è stato compensato con 5 calci e un drop. I campioni in carica, molto indisciplinati, segnano solo 2 calci con Melè e devono accontentarsi dell'unico bonus difensivo della giornata.
La conferma: Clermont 37 - 16 Montauban
Gli Alverni col rientrante Canale confermano la poderosità del reparto arretrato, di fronte a un avversario attualmente modesto. 4 mete, due di Floch, una di Rougerie e Russell, contro una dell'estremo Laharrague (quindi bonus offensivo guadagnato); 14 punti del solito Brock James e un drop del mediano Parra completano lo score.
Il "derby": Tolone 27 - 13 Racing Mètro
La sfida per chiarire chi sia la er mejo tra le due "parvenu" dalla campagna acquisti più eclatante è appannaggio netto dei provenzali: due mete (Jamie Robinson ex Blues di Cardiff e il grande Van Niekerk miglior numero otto del Top14) a una, di Masi, più 14 punti di Jonny Wilkinson e 3 di Fauquè suo rilievo, contro 8 punti di Wisniewski per i parigini. LoCicero e Festuccia entrati nel secondo tempo, come Chabal e Fortassin, ma riescono solo a contribuire a ridurre il distacco. L'allievo Saint Andrè supera il maestro Pierre Berbizier.
La solidità: Castres 29 - 9 Bourgoin
Dopo la traumatica stagione passata, la squadra del Tarn punta alle certezze. Le trova nella linea mediana Tillous Borde - McIntyre ( 17 punti) e in un team più coeso. Bourgoin in crisi finanziaria e con la rosa forzatamente limitata non può che fungere da sparring partner.
La seconda chance: Biarritz 39 - 6 Albi
Non esiste una seconda opportunità di partire col piede giusto, ma concediamo, siamo solo agli inizi. Rientra il nazionale Traille e la squadra basca si ricompone dopo l'esordio negativo, col diciottennne Lesgourgues in mediana a rimpiazzare Yachvili e Peyrelongue all'apertura (10 punti). Due mete per Ian Balshaw da Gloucester e due del diciottenne estremo Couet-Lannes che portano il bonus.

Tre bonus offensivi distribuiti oggi (Tolosa, Biarritz, Clermont) e uno difensivo (Usap); nella prima giornata eran stati uno offensivo (Brive ) e due difensivi (Montauban e Albi).

Le statistiche complessive alla seconda giornata:
Miglior difesa : Toulouse (16 punti subiti),
Miglior attacco : Clermont (74 punti fatti),
Migliori realizzatori: Brock James (Clr.), Jonny Wilkinson (Tln.), Cameron McIntyre (Cas): 31 punti,
Miglior marcatore di mete : Anthony Floch (Clr.): 3 mete.


I migliori realizzatori del Top14 sono stranieri da sempre, ma i francesi san fare le mete: Floch, Heymans, Clerc, Rougerie e i giovani Couet-Lannes, Lamerat, Fall, Medard, Andreu.
E a quel movimento non mancano certo i calciatori-distributori: Elissalde, Beauxis, Peyrelongue, per non parlar di Parra, Mele', Skrela e Dupuy, o dei giovani Arrayet, Paillaugue e Lesgourgues ...
Li vediamo molto bene i Transalpini, anche in prospettiva: campioni nazionali, grandi star internazionali, giovani leve locali capaci. Effetto giovani della regola annunciata per la stagione 2011-12, quando i club dovranno avere il 70 % dei giocatori cresciuti nelle giovanili del Paese? Probabile: prima c'erano Montpellier, Tolosa, Clermont e lo Stade Francais sui giovani, adesso anche gli altri come Biarritz, Bayonne o Castres ci devono credere. Soprattutto, nessuno cambia le carte in tavola pensando ad abbassare il livello del campionato, sperando che sia la Nazionale a crescere e far crescere per infusione dello Spirito Federale Santo.
Classifica: Tolosa e Clermont 9 punti, poi Castres 8, Tolone 6, Biarritz, Perpignan e Brive a 5; Bayonne, Racing e Montpellier 4, Stade 2; in fondo Montauban e Albi 1, Bourgoin zero.

sabato 22 agosto 2009

Maramao Australia



Olympic Stadium di Sidney (80,228 spettatori), TriNations Tounament & Bledisloe Cup:

Australia 18-19 New Zealand

"Maramao perchè sei morto/pan e vin non ti mancava/l'insalata era nell'orto/e una casa avevi tu...", cantava un tempo il Trio Lescano; canzoncina adatta a Robbie Deans e i suoi eroi, che come Martin per un punto persero la cappa in casa.
Avevano tenuto la testa per tutta la partita, reggendo senza danni l'inferiorità numerica, rimediando in pochi minuti una meta degli avversari, passando indenni da un tentato drop di Carter a tre minuti dalla fine, ma alla fine si sono incartati all'ultimo minuto. Fatalità di tipo calcistico, imprevedibile e inopinabile?
Coach Deans punta il dito sulla "esperienza": "They're masters at getting home and we're working hard at acquiring that art."
In una certa qual misura anche Graham Henry gli dà ragione: ""Our guys showed a huge amount of intestinal fortitude. It just shows the guys have got the guts to hang in and keep going".
La miglior sintesi a nostro avviso arriva da un lettore di BBC Sport: "Pretty intense game, basic errors though, and Kaplan was OK".

Esaminiamo i fatti, alla ricerca della "leggibilità" che tanto ci piace nella partita a scacchi giocata coi muscoli.

Il primo tempo

Dopo gli alti lai anti-Boks, gli All Blacks usano il kicking game senza vergognarsene pur senza esagerare. Gli Aussie puntano più suoi grabber e sul lavoro paziente vicino agli avanti e anche le rolling maul: 73% il possesso dei casalinghi nei primi 20 minuti.
I Kiwis provano a muovere la linea arretrata e sono pericolosi quando lo fanno. In particolare si mette in luce McAlister (pur leso alla prima azione), sicuramente più a suo agio come centro che all'apertura. Ah, rendendo le cose semplici e senza fronzoli, gli All Blacks riescono a tenere in rimessa laterale. La percentuale di errori pare ridotta ma non scomparsa, così come la fallosità in ruck.
Se i problemi concreti dei Wallabies erano stati disciplina e rimesse, si può dire che li abbiano sistemati entrambi più che decentemente. Deans sistema tempestivamente un altro tema tattico: alla mezz'ora fuori Baxter che non regge Woodcock (a espertone, espertone e mezzo) e dentro Alexander in prima linea a destra, riassettando la mischia chiusa.
Il primo tempo termina logicamente 12-3 per i padroni di casa: 4 piazzzati su 4 per Giteau contro uno di Carter. La differenza la fa la disciplina e la capacità di superare la linea del vantaggio (78% Aussie contro 50% Kiwis), mentre gli errori di handling (6 a 1 nel tempo: avanti e tenuti in ruck) penalizzano anche stavolta il vantaggo territoriale dei Tutti Neri (63% del tempo nella metà campo avversaria).
E' break, ma i Wallabies possono recriminare: Sharpe lanciato a sieran sonata da un offload di Barnes ha il solo Cowan tra lui e la meta, ma non ci crede e viene placcato, guadagnando il facile ultimo calcio del tempo invece di una meta decisiva.

I cambi decisivi nell'intervallo e nei primi minuti del secondo tempo.
Berrick Barnes è tenuto in spogliatoio per problemi al ginocchio; Ashley va primo centro e l'Australia schiera nr.13 il "tradizionale" Ryan Cross. Henry risponde con la mossa dovuta (infortunio) ma alla fine decisiva di cambiare The Snake Conrad Smith con il più potente Ma'a Nonu.
Dopo qualche minuto esce anche un O' Connor ben partito ma poi privo di riferimenti (mala sequenza finale di un calcio di liberazione fallito e tentativo di drop sbananato) Mitchell passa estremo ed entra l'esperto Peter Hynes all'ala forte; anche McAlister poco dopo si va a cercare l'ennesima botta dura e deve uscire; entra Donald e va all'apertura spostando Carter primo centro: mossa già vista all'ultima, decisiva partita della scorsa edizione del TriNations.
In tutta questa girandola molto anticipata rispetto ai classici cambi per fiato finali, l'Australia perde raziocinio tattico e guadagna in contropiede (due discese lunghe di Hynes rischieranno di cambiare il volto della partita), mentre Graham Henry estrae dalla manica il decisivo Ma'a Nonu.

Secondo tempo: al 42' il solito Brown si fa espellere per tackle pericoloso ma gli Aussie reggono: Carter sbaglia il penalty per punire il fallo dell'australiano, piazza poi al 45' il 12-6 ma Giteau risponde subito col 15-6.
Spingi spingi però, gli All Blacks si installano definitivamente nell'area Aussie e questi ultimi cedono del tutto l'iniziativa: si rivedono dopo tanto tempo le ondate nere, portate primariamente da Sivivatu e Ma'a Nonu.
Al 50' Carter è in meta, ma l'ultimo passaggio di Sivivatu è in avanti; poi ci arriva Cowan, ma sfrutta una chiara ostruzione di Kaino. Solo al 60' Carter può capitalizzare una delle rare indiscipline avversarie segnando il 15-9. Too little too late?
Pare di si, l'Australia come sempre par risvegliarsi dall apassività solo quando viene avvicinata. Riguadagna terreno soprattutto grazie alle doti di velocista potente di Hynes, ma gli All Blacks però conservano il belief, fino a quando al 64' rubano palla nella metacampo avversa e ne sortisce l'azione decisiva.
Donald lancia McCaw, questi scarica subito a a Ma'a Nonu che incrociava dietro di lui, passaggio rapido a Reid sul largo sinistro poi Sivivatu; questi rompe un placcaggio e scarica su Nonu che aveva seguito, calando in meta. Carter trasforma per il primo vantaggio neozelandese, 15-16.
Il vantaggio dura solo pochi minuti, gli Aussie si risvegliano e paiono determinati e solidi quanto gli avversari: ripartono subito, testa bassa e palla passata a penetrare con Mitchell, Sharpe e infine Elsom, che guadagna il calcio del 18-16 (6 su 6 per Giteau oggi).
Mancano dodici minuti alla fine, i padroni di casa paiono in pieno controllo: ficcante discesa di Hines, poi mulitfase con penetrazioni di Cross, Smith e Horwill, boccato con maestrìa da Hore. Dopo un po' di ping pong aereo i Kiwis lanciano la sequenza d'attacco pick&go più lunga della partita, 14 fasi per guadagnare cinque centimetri la volta e preparare il drop di Carter. Il quale perà lo sbaglia malamente.
E' finita stavolta? Non con gli All Blacks: dopo un altro po' di ping pong, un calcetto di Carter sull'angolino destro della difesa australiana coglie Drew Mitchell e Lachie Turner in stato confusionale: vengono catturati, c'è il tenuto a terra e il calcio di punizione per Carter, che non può non infilare fissando il risultato finale.

Pareggiato il controllo delle fasi statiche, illeggibile la gerarchia territorio-possesso per via di errori e kicking game, da un lato la ritrovata disciplina degli australiani non è bastata a compensare la loro eccessiva compassatezza; dall'altro è come se gli All Blacks avessero deciso di affogare gli errori in un mare di quantità.
L'arbitro Kaplan è apparso veloce, preparato ed attentissimo: ogni replay di fatto ha smentito saccentino-Munari tutte le volte che ha enunciato il suo solito, categorico dissenso.
[Munari l'è un bravo fioeul preparato e brillante che alla fine ammette i suoi errori, ma con un difetto, dovrebbe smettere di pensare alla calciofila; gli slow motion da noi NON servono a valutare se l'arbitro abbia torto o ragione, ma per vedere dov'era, cosa ha visto e per comprendere la sua interpretazione, che può anche essere criticata].
Bledisloe Cup confermata e prima vittoria esterna del torneo: otto punti in 4 partite rilanciano alla grande le chances di mantenere il titolo degli All Blacks. Ora servirebbe una serie di "aiutini" australiani nelle prossime sfide casalinghe coi Boks, per poi battere questi ultimi in Nuova Zelanda e confermarsi nell'ultima sfida casalinga con gli Aussie.
Come dice Henry, è stata una vittoria "con le palle" e della persistenza caparbia più che del bel gioco.
A proposito, cari puristi, sarebbe questo il tanto osannato "bel rugby" da contrapporre al bieco "non juego"(*) dei Boks? Tanto bell'agonismo, d'accordo, e "palle" in campo eccome (ma anche in aria), tanto gioco rotto e multifase infarciti di errori di esecuzione.
Non solo "palle" comunque: Henry ha ancora una volta dimostrato di essere più wise di Deans nei cambi: la sostituzione di Conrad Smith con Ma'a Nonu col senno di poi è stata una genialata.
Grande Hore, forse il migliore in campo, esempio perfetto assieme all'umile Cowan di questi Neri Operai non perfetti ma determinati.
La terza linea Kaino-McCaw-Reid, pur più fallosa, s'è fatta lievemente preferire per iniziativa a Elsom-Smith-Brown; Isaac Ross oggi ha vagolato, spremuto in fase difensiva e molto concentrato nella rimessa, mente Thorn oramai fa solo più il thug difensivo, forse per mimetizzare McCaw; pari le prime linee.
Fuori abbiamo detto di Nonu ingresso decisivo e di Sivivatu nettamente preferibile a Rokocoko (quasi tutte le azioni d'attacco si sono sviluppate sul suo lato); il ritorno di Carter vale di per sè una iniezione di fiducia e tranquillità ai suoi.
Lato Aussie, poco da dire: buchi di ruolo non ne presentano (Burgess è mediano solo diligente, ma non sbaglia nè calci nè aperture), forse l'esperienza è un problema per davvero: nonostante le apparenze i Wallabies sono un team relativamente giovane, con i soli Baxter, Sharpe e Hines over 29 e il resto in media 25 enne.
O forse è un problema di "palle", cioè di leadership e focus nei momenti "caldi": a volte danno l'impressione di non aver del tutto chiaro cosa fare collettivamente, di far affidamento solo sugli skill individuali.
C'è una bella differenza tra i Boks che sfidano gli avversari a pallate e testate dicendo: "vediamo chi la prende e cosa sapete fare" e mezzore di passività, pur con ordine e disciplina.
Caro Deans, oramai son due anni a zeru tituli, senza contare il prima ...

(*): "non juego": epiteto coniato ai mondiali di calcio di Spagna 1982, vinti dall'Italia, dagli inviodiosi detrattori spagnoli del gioco italiano.

venerdì 21 agosto 2009

Il sasso in piccionaia di Henry


Siamo alla vigilia di uno snodo fondamentale per il TriNations 2009, la sfida Australia (1 punto in due partite) - All Blacks (quattro punti in tre partite).
Le due contendenti si trovano rispettivamente con quattro sfide davanti (tre in casa di cui due con il Sudafrica, un'altra fuori con gli All Blacks) e tre ( una fuori e poi due in casa), e col Sudafrica (dodici punti in tre partite) impegnato fuori casa per tre volte: è chiaro che i giochi sulla carta sono tutti ancora possibili, nessuno ha ancora vinto fuori casa.
Giocoforza concentrarsi allora da parte dei coach sul più o meno fine tuning del proprio team: ne avrebbero bisogno entrambi i contendenti di domani.
Aldilà dello strapotere fisico e tattico sudafricano, hanno ambedue mostrato aree di miglioramento, anche se molto resta da fare: in particolare nella disciplina, leadership e rimessa laterale per gli Aussie, nel gioco tattico, rimessa laterale, accuratezza e concentrazione per gli All Blacks.
Aldilà del lavoro "vero" da fare, anche la guerra psicologica può aiutare: a qualche flanker esterno il propalare un po' di polemiche nel campo avverso. Sono già al lavoro: Richie McCaw viene accusato dagli australiani di giocare sporco. Ci si attende ovvia replica sui trucchetti in mischia chiusa adottati dagli Aussie, vòlta a controbilanciare l'attenzione dell'arbitro, il particolaramente pistino Kaplan.

Invece Graham Henry spara più alto: ritorna sul tema delle regole, riaprendo la ferita Elv che sembrava sanata dalle recenti decisioni "di compromesso" della Irb.

Abbiamo detto e ripetuto la nostra posizione al riguardo: le Elv sono state una ottima esperienza con risultati interessanti che meritavano di essere approfonditi e raffinati, non aboliti. Invece abbiamo avuto una "restaurazione" quasi totale, a parte poche cosine poco significative, fortemente voluta dai Boreali anglosassoni. Detto molto francamente, abbiamo decisamente goduto nel vedere i Boks schiantare i Lions più forti mai visti da qualche decennio, che avrebbero dovuto essere i primi beneficiari del ritorno al passato delle rolling maul etc.etc.
Nella realtà lo strapotere dei Boks si fonda su qualcosa che con le Elv c'entra ben poco; i calci in aria sono un elemento addizionale al punto centrale, che è la aggressività in fase di contesa, sia aerea che terrestre: arrivarci prima, in tanti, seguendo le regole, senza distinguo tra fase d'attacco e di difesa, questa è l'essenza del gioco sudafricano attuale.
Ma tant'è, mentre i sudafricani godono delle false piste intraprese dagli avversari, cosa ne pensa in sostanza il navigatissimo coach degli All Blacks?

In sintesi dice, si voleva dare una svolta più spettacolare al gioco e s'è provato per un paio d'anni col le Elv e, ammette, ne è venuto fuori un gioco "shapeless", tutto corri e passa, secondo alcuni vicino al rugby a XIII.
Ora però siamo all'estremo opposto: Henry lamenta l'eccesso di gioco al piede, "rugby is in danger of becoming a kick-fest".

Il coach non si limita alla polemica un po' autoassolutoria, è anche propositivo: " se si permettesse di chiamare il mark sui calci in ogni parte del campo e non solo nei propri 22, concedendo un calci libero dal punto di ricezione o una mischia dal punto del calcio, si otterrebbe un gioco più spettacolare".
Gli da man forte capitan McCaw: " Oggi è conveniente metter palla in aria verso la parte giusta del campo, forzando gli avversari a fare errori. Credo che invece si dovrebbe premiare le capacità di gestione della palla con le mani. Questa è sempre stata l'essenza del rugby".

Della serie, predicare bene e razzolare male: Henry schiererà McAlister a seconda apertura contro i Wallabies, col chiaro intento di avere un secondo calciatore in campo oltre a Dan Carter; ma questo è realismo, è adattamento, è una corretta risposta al duo Giteau - Barnes dall'altra parte.
Quanto alla più che legittima esigenza di trovare un balance più spettacolare tra gioco al piede e alla mano, siamo convinti che la risposta non stia in un ritorno al passato remoto - il mark in tutto il campo - o era metacampo? - esisteva ai tempi del dilettantismo. Altro che deriva rugby league poi, col mark a tutto campo si precipiterebbe verso il footy australiano (ammesso che qualche folle tentasse acora gli up&under).
Se il coach degli All Blacks fosse ad esempio in grado di allestire una rimessa laterale appena decente, toglierebbe molte munizioni al gioco di calcio avversario. Se gli all Blacks continuassero a lavorare sul contrattacco (ben 10 sono stati i loro sfondamenti della linea del vantaggio nell'ultima partita con i Boks), migliorando la precisione sotto pressione e commettendo meno indiscipline in ruck, sarebbero a un ottimo punto.
Tutti gli strateghi han sempre ritenuto un enorme vantaggio l'aver di fronte un avversario pur molto forte ma prevedibile. La soluzione per gli All Blacks e non solo, sta allora nella applicazione dura e continua, nella esecuzione sempre più perfetta per mezzo del duro lavoro in allenamento. Non ci sono scorciatoie al duro lavoro di preparazione.
Comprendiamo la pressione a produrre risultati immediati cui sono sottoposti tutti i Graham Henry coach di campioni uscenti del mondo, ma sarebbe ora di finirla col vecchio schema anglosassone del "saremmo i più forti, belli e onesti, e perdiamo solo per via di trucchi subdoli e non english".
A proposito di distrazioni poi, caro Henry, domani giochi coi Wallabies e stai ancora pensando ai Boks? O ti spaventa anche il loro kicking game? O stai solo depistando, o cercando giustificazioni per il tuo "palle in aria"?
Sia come sia, adesso a lavorare! Vale anche per l'altro, Robbie Deans.


Le formazioni in campo domani a Sidney, agli ordini di John Kaplan:
Australia: 15 James O'Connor, 14 Lachie Turner, 13 Adam Ashley-Cooper, 12 Berrick Barnes, 11 Drew Mitchell, 10 Matt Giteau, 9 Luke Burgess, 8 Richard Brown, 7 George Smith (c), 6 Rocky Elsom, 5 Nathan Sharpe, 4 James Horwill, 3 Al Baxter, 2 Stephen Moore, 1 Benn Robinson.
Replacements: 16 Tatafu Polota-Nau, 17 Ben Alexander, 18 Dean Mumm, 19 David Pocock, 20 Will Genia, 21 Ryan Cross, 22 Peter Hynes.
New Zealand: 15 Mils Muliaina, 14 Josevata Rokocoko, 13 Conrad Smith, 12 Luke McAlister, 11 Sitiveni Sivivatu, 10 Dan Carter, 9 Jimmy Cowan, 8 Kieran Read, 7 Richie McCaw (c), 6 Jerome Kaino, 5 Isaac Ross, 4 Brad Thorn, 3 Owen Franks, 2 Andrew Hore, 1 Tony Woodcock.
Replacements: 16 Aled de Malmanche, 17 John Afoa, 18 Jason Eaton, 19 Rodney So'oialo, 20 Brendon Leonard, 21 Stephen Donald, 22 Ma'a Nonu.

giovedì 20 agosto 2009

Bloodgate - updated

Dean Richards prova a giocare in difesa: di fronte alle accuse di essere l'artefice di quanto accaduto a bordo campo e negli spogliatoi nel quarto di finale di Heineken Cup con Leinster, l'ex allenatore degli Harlequins ha dichiarato che è stata l'ala Tom Williams a chiedere di essere tagliato in bocca per coprire la carognata.
Poi ha provato a giustificare la messa in scena: "Ho sempre nutrito una grande passione per il rugby e nei minuti finali del quarto di finale - un risultato che i Quins non hanno avevano mai raggiunto prima -, ho permesso alla mia passione per il club di infrangere la promessa".


Notizie dall'interno dei Palazzi


Un paio di notizie dalla rugby-politica: niente paura, non ci invilupperemo ancora nella paroleria Celtica, se non indirettamente.

La prima viene dall'International Rugby Board che finalmente ha preso posizione ufficiale sulla vexata quaestio delle "uncontested scrum".
E' stata pubblicata una raccomandazione a tutte le union nazionali, sintetizzabile come segue: in tutte le competizioni nazionali e internazionali si potrà sostituire un giocatore di prima linea esclusivamente con un altro di prima linea; una volta terminati i sostituti abilitati, la squadra coinvolta rimarrà con un uomo in meno in campo.
Ove tale regola verrà adottata, la Irb raccomanda di autorizzare l'impiego di 23 giocatori per squadra per partita - 15 in campo + 8 rincalzi - anzichè i classici 22, a patto che in panchina vi siano (almeno) due piloni e un tallonatore. Mallett prenda finalmente nota.

Il provvedimento, anticipato da una regola simile nel Top14 (22 giocatori, in caso di piloni finiti si rimane in 14 ma la mischia si disputa comunque in otto), vuole scoraggiare l'uso "tattico" di falsi infortuni in prima linea, talora utilizzati dal team più debole davanti per forzare il passaggio alle mischie non contese e togliere un'arma all'avversario. Una volta adottata la raccomandazione dalle Federazioni, chi volesse togliere di mezzo la mischia non lo potrà più fare a cuor leggero, rimanendo con un uomo in meno in campo.
Chissà che le decisioni sul caso Harlequins finalmente portino a un chiarimento definitivo nel campo ambiguo e scivoloso delle sostituzioni, in mischia e altrove, tattiche o per sangue cioè definitive o provvisorie.
Forse le porcate sulle sostituzioni avevano un senso ai tempi romantici e tosti del rugby dilettantistico paesano quando, come ricorda qualcuno nei commenti, dopo una strizzata d'occhio del coach uno si metteva a zoppicare e chiamava il cambio; ciò non ha più senso sportivo in era di professionismo e di televisioni.
UPDATE: l'Italia si allinea (solo per il Super10), con la variante della possibilità e non l' obbligo dell'uomo di prima linea in più in panca; chi li termina rimane in 14 ma in mischia si mandano sempre otto uomini, come nel Top14.

La seconda notiza arriva dal Sanzar, l'ente che governa TriNations e SuperRugby: per il prossimo Super15, torneo che dal 2011, quando scadranno gli attuali contratti televisivi, rimpiazzerà l'attuale Super14, è stata presentata la candidatura ufficiale di una nuova franchigia, i Southern Kings sudafricani.
Bene uno dice, e allora?
Andiamo con ordine: il tema all'ordine del giorno da quasi un anno era ristrutturare il Super14, rendendolo più appetibile ai network e al pubblico.
Rinviato lungo il timido invito Irb a considerare gli Argentini (ampliando l'estensione del SuperRugby da 10 a 15 fusi orari), tutti i partner Sanzar erano d'accordo su aumentare il numero di match, di squadre ai playoff e aggiungere una franchigia, mentre su tutto il resto era bagarre: chi voleva sottrarre spazio ai tornei nazionali (gli Aussie) chi invece no (i sudafricani), per non parlare di dove piazzare la 15' squadra; solo i neozelandesi, dopo qualche sommessa proposta per una selezione dal Pacifico o dal Giappone, si dichiaravano a posto.
Andy Marinos, ex nazionale gallese nato in Rhodesia (in foto con Peter DeVilliers) e Ceo della Sanzar riusciva a raggiungere un compromesso, fondato su un Super15 con una fase preliminare a tre gironi da 5 squadre, ognuno da disputarsi in una delle tre nazioni.
Data tale struttura, logica vorrebbe la presenza di 5 squadre per Nazione, anche per minimizzare i costi logistici. Quindi la nuova franchigia avrebbe dovuto essere assegnata all'Australia che oggi ha 4 squadre nel SuperRugby, mentre sia Sudafrica che Nuova Zelanda ne hanno cinque.
Infatti la Federazione Australiana (ARU) presentava la candidatura di Melbourne, Victoria State, invitando tre candidati indipendenti a unire le forze.
Nulla però negli accordi citati vietava ai sudafricani di presentare una loro candidata; difatti la Saru ha presentato i Southern Kings, "inaugurati" con gran spolvero in giugno con la sfida (sfortunata) contro i Lions al Mandela Stadium di Porth Elizabeth (in foto). Se mai venissero scelti, verrebbero inseriti in un girone tutto australiano e andrebbero a giocarsi overseas tutte le partite in trasferta (da sei a nove ore di differenza di fuso).
Tant'è, la franchigia dell'Eastern Cape è molto ben appoggiata dal punto di vista politico - sia il presidente Zuma che il "padre della patria" Nelson Mandela provengono di lì vicino - anche se ad oggi è sprovvista di giocatori a livello internazionale (ricorda qualche altra candidata in qualche altro continente?).

Questa candidatura sudafricana, non inattesa ma un po' provocatoria in uno schema che pareva escluderli, potrebbe avere due obiettivi politici: tener alto il sempiterno conflitto con le Australiane, a rischio rompere definitivamente il giocattolo e andarsi poi a cercare altre eventuali sponde internazionali di ripiego (Europa? Argentina+Usa+Canada?); e/o potrebbe trattarsi di una briga politica tutta interna, vòlta a rimpiazzare una delle franchigie "bianche" degli Altipiani con questa nuova "nera"
. Avendo presente le mene passate dei politicanti Stofile, Hoskins, Watson etc. sulla "transformation" del rugby in Sudafrica, questo non è un mero esercizio di dietrologia.
Ricorda anche a voi tra l'altro i complotti e i Consigli di qualche altra Federazione?
La Sanzar per intanto non ha potuto far altro che ricevere la seconda candidatura ufficiale e richiedere un "business plan di dettaglio" ad entrambe i team, annunciando una scelta definitiva (e scontata?) entro ottobre.

Franchigie, business plan dettagliato, decisione - scontata - entro il, giochi di inclusione ed esclusione ... Dov'è che abbiamo già sentito di cose così?
Consoliamoci, la politica nello sport non regna solo da noi: non è tutto oro quel che luce ...
Si potrebbe commentare che gli azzeccagarbugli della Bisanzio nostrana privi di visione strategica e puramente tattici rischiano di mandare alfine tutto a ramengo, mentre laggiù con pragmatico spirito anglosassone, prima han deciso gli obiettivi futuri e il quadro di riferimento (aumento del numero di gare, i tre gironi uno per paese etc.), poi analizzano i "piccioli" a disposizione, i costi/benefici e solo alla fine arrivano ai nomi. Una questione di metodo o, come diceva De'Sanctis: "tal contenuto, tal forma".

mercoledì 19 agosto 2009

C'è del sangue, ma la ferita sarà ricucita


L’affare è grosso e merita calma. Molta calma. Ricapitolando, Oltremanica – e non solo – ci si domanda se il rugby sopravviverà al bloodgate che ha coinvolto i London Harlequins ormai non più guidati da Dean Richards, quella formazione conosciuta in tutto il mondo la maglietta a colori che ricorda tanto i tempi del dilettantismo. Ora, casomai, ci mettono sopra un’opera di Andy Warhol sulle divise, come a Parigi.

È la fine del rugby as we know it? A RightRugby, o meglio il sottoscritto, crede di no. Tutto quanto ha avuto inizio ai quarti di finale dell’Heineken Cup nell’epica sfida contro Leinster persa 5-6. L’ala Tom Williams viene sostituita al 69’ per sangue da Nick Evans, il trascinatore della formazione tanto nella fase di impostazione da mediano di apertura, quanto per il piede caldo che ha permesso ai Quins di vincere in trasferta contro lo Stade Francais in un epico girone di qualificazione, che a sua volta aveva già lasciato il campo malconcio. I londinesi perderanno comunque la partita perché Evans non trasformerà il calcio di punizione chiamato a battere. Ma in realtà, Williams non aveva alcun taglio: aveva solo “masticato” una pillola contenente del liquido rosso. Un taglio comparirà solo in un secondo momento, negli spogliatoi, per mano di fisioterapista Steph Brennan, membro anche dello staff della nazionale inglese.

Ed ecco servito il bloodgate che è costato caro ai protagonisti di questa sporca vicenda. La ERC ha infatti bandito Richards per tre anni, invitando tutte le federazione ad adeguarsi: in due parole, il tecnico starà per tre anni a piedi. Ha ammesso di aver preso parte alla bravata, di aver progettato la messa in scena della pillola, ma non del taglio operato in un secondo momento. Solo un mese fa aveva rinnovato con la società: “Sono fortemente dispiaciuto per il ruolo che ho giocato in un incidente inaccettabile che ha fatto così tanto male al rugby”. L’accusa del board dell’ERC è pesante: “Mr. Richards ha orchestrato il falso infortunio e ha coperto l’intera vicenda”.

Brennan, ormai prossimo al licenziamento da parte della RFU, è stato bannato per due anni, mentre a Williams, il primo a confessare quanto accaduto in realtà sul campo, rimarrà lontano dai campi di gioco per quattro mesi, dopo aver scampato una squalifica di un anno. Gli Harlequins, in quanto società, dovranno pagare una multa di 258.000 sterline e non potrà ricorrere in appello, idem per Williams. Tutto questo dopo 14 ore di intense discussioni, valutazioni, interrogatori.

È, senza dubbio, una brutta macchia per questo gioco e per gli Harlequins che, nella scorsa stagione, avevano strappato gli applausi di molti osservatori e addetti ai lavori, compresi gli autori di questo blog che apprezzavano la spavalderia con la quale Richards mandava i suoi in campo, rendendoli capaci di imprese come quelle in Heineken Cup. La beffa è che oltre al danno, gli arlecchini manco hanno vinto quel quarto: la domanda sorge dunque spontanea, perché rovinarsi comunque un futuro interessante con questa pagliacciata?

Gli angeli si sono sporcati le vesti e i volti si guardano a vicenda molto preoccupati: come è possibile che nel rugby stia accadendo tutto questo? La risposta rimane sempre la stessa: i furbi esistono da quando Dio ha creato gli uomini, se poi ci si mette di mezzo il professionismo, anche l’immacolato rugby finisce al purgatorio, se non all’inferno.

Stranamente la vicenda non ha trovato molto spazio nei media di casa nostra, perché altrimenti la musica sarebbe stata: ecco, pure questo è uno sport venduto al dio denaro e altre sinfonie molto simili. Come accaduto in occasione dei rugbisti australiani apparentemente coinvolti in stupri seriali. Certo, la palla ovale non ci fa una bella figura, ma siamo onesti e viviamo in un mondo che gira così, quindi proviamo a trovare non proprio delle soluzioni, quanto delle nuove vie da percorrere.

Il rugby as we know it è finito da un pezzo, lo abbiamo ribadito in diverse occasioni, ma questo sport ha la fortuna di essere nato in una nazione che da secoli si regge su regole non scritte, la Gran Bretagna. Il rugby è tanto uguale: sono regole non scritte quelle di bersi una birra post partita con l’avversario, come quella di ripagare il torto subito senza sceneggiate calcistiche, ma semplicemente puntando colui che ha compiuto una scorrettezza, come un pungo in fase di ruck, e ridarglielo con gli interessi, magari sempre in ruck, per poi farla finita lì. Non è violenza gratuita, è rispetto reciproco. Oppure prendersi giusto qualche secondo per il colletto e guardarsi con occhi infuocati. E poi salutare i vincitori o i vinti con un corridoio prima di andare sotto le docce. Insomma, ci siamo capiti.

Il bloodgate non è la fine del rugby o il suo ingresso ufficiale nel mondo dei peccatori, perché se i rugbisti non fossero peccatori, non si metterebbero a prendere e dare colpi per espiare i propri peccati. Questo lasciamolo dire ai soliti benpensanti che non saranno in grado comunque di rovinare il giocattolo, dal momento che si muovono sempre con i paraocchi per binari decisi dal pensiero comune, e non dalle regole non scritte.

Occorrerà un mea culpa, di quelli che fanno bene ogni tanto. Ma sopravviveremo a queste ore di sbandamento: Richards passerà tutti i tre anni lontano dalla panchina, Brennan si dedicherà ad altro, Williams a novembre sarà ancora a correre in campo. Le sentenze saranno rispettate. Non accade in molti altri posti una cosa del genere. La palla bislunga continuerà a farci divertire e a offrirci spunti per parlare di tutto un po’, compresi i fatti della vita. Perché chi di noi non ha mai dovuto fare i conti qualche stronzo furbetto che provava a farci fare brutta figura? Basta essere altrettanto furbi – onestamente – per rimettere i pezzi in ordine.

martedì 18 agosto 2009

Primi spunti dal Top14

Prima giornata del Top14 francese, tradizionalmente il campionato che inaugura la stagione del rugby in Europa. Non è solo il campionato più lungo della Galassia: assieme alla Guinness Premiership inglese è quello più ricco di "circolante" e quindi di campioni e di audience.
Siamo solo agli inizi, mancano alcuni giocatori importanti (ad esempio tutti i nazionali italiani e inglesi impiegati nei tour estivi, Frans Steyn e Contepomi); quest'anno, aldilà dei risultati e più che la mera cronaca che si può trovare in giro, proveremo a procedere per "flash" che illuminino eventi, squadre e protagonisti delle giornate. Sotto i risultati, coi link per chi è interessato a cronaca, formazioni, sostituzioni etc.

1ère journée
15/08/2009 CA Brive-Corrèze30 - 9Montpellier HRC
- USA Perpignan28 - 20Aviron Bayonnais
- Biarritz Olympique12 - 24Castres Olympique
- CS Bourgoin-Jallieu28 - 37Clermont Auvergne
- Montauban16 - 17Stade Toulousain
- SCA Albi13 - 19Racing Metro 92
14/08/2009 RC Toulon22 - 22Stade Français

La miglior squadra della giornata:
- Brive, prima solitaria in classifica grazie al bonus offensivo ottenuto con le tre mete a zero rifilate a Montepellier.
[Il che ci consente di mettere a fuoco la regola sul bonus offensivo peculiare del Top14, in vigore dalla stagione 07/08: lo prende chi segni tre mete più dell'avversario, non chi segni più 4 mete a prescindere. In generale la paticolarità francese non pare avere grossa influenza sulla quantità di bonus guadagnati (*); rende solo impossibile che ambedue i team conquistino il bonus offensivo e molto difficile il doppio bonus, anche diviso tra le due squadre]. (grazie a Pakeha_70).
Individualmente, in alto Luciano Orquera, autore di una bella sfida con l'avversario di ruolo Todeschini (tre piazzati a testa con un errore dell'italiano, ma per in nostro una meta e tre trasformazioni: 20 punti totali, miglior realizzatore della giornata), ha fatto dimenticare l'assente Andy Goode.
Shaun Perry, il nuovo mediano di mischia da Bristol, si è imposto come padrone del gioco con la sua fisicità. Con il prossimo ingresso dei nazionali Goode e Flutey (mentre hanno esordito Noon e l'ala Waqacedua), la settimana prossima la squadra del Corréze andrà subito a testare le proprie ambizioni a Tolosa.

Il miglior giocatore della giornata:
- Marc Andreu
, ventitreenne ala supersonica del Castres, arrivata da Tolone all'interno di un piano complessivo di consolidamento francese nella squadra del Tarn. Con le sue due mete (metaman del giorno col solito Napolioni Nalaga di Clermont), una all'inizio e l'altra alla fine della partita, ha dato il contributo decisivo alla vittoria dei suoi a Biarritz.

L'esordio della giornata:
Jonny Wilkinson prende per mano l'RC Toulon mettendo a segno 4 penalty, una trasformazione e un drop. Partita che finisce pari e patta come la sua personale sfida col mediano avversario Noel Oelschig dei rosa dello Stade Francais, autore di 3 penalty, una trasformazione e due drop.
A proposito di mediani, ottimo l'esordio del mediano Mignoni nei provenzali: è autore tra l'altro dell'intercetto su calcio di liberazione di Liebenberg che dà la meta al flanker Sourice. Rimandato invece l'estremo scozzese Rory Lamont, troppo "timido" nel suo esordio tra i tolonesi.
Lato Stade, assenti i tre nazionali italiani, è da segnalare l'ingresso in campo al 57' di Bastareaud, alla ricerca di annegare coi fatti le sciocchezze combinate nel tour nazionale estivo con le parole e i comportamenti; entrano nella ripresa gli acquisti "inglesi" Kaiser e Dupuy: cantiere aperto a Parigi.

La squadra delusione della giornata:
- Biarritz che perde in casa con Castres. Nonostante l'esordio dell'esperto Iain Balshaw nella linea arretrata basca, la mancanza di Traille si fa sentire: Brusque schierato estremo non dà il contributo d'esperienza necessario, e anche Cibray sostituisce il mediano Yaschvili come può. Alternando Courrent e Peyrelongue all'apertura, la partita al piede col neozelandese Cameron McIntyre di Castres finisce pari e la differenza la fanno le due mete a zero del già citato MVP Andreu.

L'occasione mancata:
- Bayonne senza Gower e Perugini, perde in casa dei campioni di Perpignan pur segnando due mete (l'ala Sam Gerber e l'ex AB Ross Filipo all'esordio) contro una dell'estremo Armand Battle, ma risultando deficitaria nel gioco al piede: sul banco degli accusati il due su sei dalla piazzola del mediano Cedric Garcia, contrapposto alle cinque punizioni messe a degno da David Melè più una di Laharrague autore anche di un drop. Grande partita di uno dei pochi stranieri dell'USAP, il lock Rimas Alvarez Kairelis, gran recuperatore di palloni in aria e in ruck.

Da rivedere:
- Tolosa stenta a Montauban in crisi finanziaria e con la rosa prossimamente tagliata, oltre ai trasferimenti massicci nella vicina Castres: dopo un primo tempo stitico (3-3) come capitava anche l'anno scorso, si trova sotto 16-10 a dieci minuti dalla fine; rimedia la partita solo credendoci fino all'ottantesimo. Quando Elissalde, subentrato al 20' a Michalak sofferente, trasforma la meta di Albacete su una iniziativa dell'ottimo Yann prelevato da Bourgoin e per un punto porta la vittoria dal Tarn all'Alta Garonna.
- Racing Mètro stenta anch'essa in esterna ad Albi nella sfida tra promosse dal ProD2.
Una meta per parte dei due estremi: il parigino Scarborough nel primo tempo, nel secondo Lapeyre porta gli albigesi al pareggio. La gara è riguadagnata dai parigini con un penalty di Wisniewski e col drop finale del nuovo Fortassin, esordiente negli ultimi dieci minuti. Lato albigese, qualche pensiero sul livello della cerniera mediana: gli errori al piede di Stewart, le scelte poco felici di Pagès.
La squadra di Berbizier presenta una prima linea titolare LoCicero-Festuccia-Orlandi (l'argentino a Rovigo la passata stagione), Dellapè a saltare con Nallet, Masi al centro, Chabal subentra al nr.8 Cronje; Frans Steyn arriverà a fine anno.
- Clermont: vince 28-37 con Bourgoin, squadra inviluppata nella crisi finanziaria, con soli 14 giocatori "mantenibili" a contratto, col presidente dimissionario e in via fusione coi vicini del Lyone Olimpique Universitaire in ProD2.
La squadra dell'Alvernia, per star nel classico del cronachismo cane, vince ma non convince: il risultato rimane in bilico fino all'ultimo quarto nonostante lo strapotere offensivo degli alverni. I favoriti sono sotto per 23-16 fino all'ultimo quarto, quando finalmente dilagano con tre mete oltre a quella iniziale di Nalaga (ancora Nalaga, poi Fofana al posto di Canale e Floch). Due sono però le mete subite (una per tempo, da Coetzee e Romanet). Notevole il contributo del solito Brock James: pronti via e un drop infilato, poi 4 trasformazioni e due punizioni, contro tre punizioni e due trasformazioni dell'aperura berjallese Boyet.

Notare anche per Clermont l'effetto della regola sul bonus offensivo: le 4 mete segnate avrebbero garantito il bonus e la testa del campionato ovunque ma non nel Top14, a causa delle due mete subite. Bonus e testa del campionato che invece di Clermont vanno a Brive, guarda caso la miglior difesa della giornata (solo 9 punti subiti): in Francia dovrebbero forse cambiar nome al bonus "offensivo" ...

(*): Nella scorsa stagione il Top14 ha distribuito 50 bonus offensivi e 80 difensivi in 26 giornate. Se usiamo come "pietra di paragone" la Guinness Premiership, che adotta la regola internazionale sul bonus offensivo, laggiù si sono avuti 41 BO e 64 BD su 22 giornate.
Sono una media di quasi due BO guadagnati per giornata in entrambe i campionati (per l'esattezza 1,9 in GP e 1,8 in T14), un rapporto BO su BD di 0,66 in Inghilterra e 0,62 in Francia. Quindi la regola "alla francese" sposta di pochissimo, probabilmente toglie solo i doppi bonus (uno in due anni in Francia), se ne deduce che tra Boreali segnare 4 mete o tre in più dell'avversario è ugualmente arduo.
Interessante l'Italia: 28 BO e 35 BD nella scorsa stagione significano un rapporto più alto tra bonus offensivo e difensivo (0,8), ma meno BO guadagnati in media (1,5 per turno): è più arduo prender bonus nel Super10, ma tra i due è più complicato quello difensivo, sintomo che la forbice tra migliori e peggiori è da noi più larga.
Tutt'altra musica si respira invece nell'altro Emisfero, dove più che "primo non prenderle" vale il "vince chi fa più mete": nel Super14 ultimo scorso si sono registrati 58 bonus offensivi e 48 difensivi in 13 giornate, una media di quasi 4,5 BO (cioè di 4 o più mete segnate) per turno ... altro mondo.

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