Dal Comunicato stampa odierno della Federazione Italiana Rugby:
"Roma – Il Consiglio Federale della FIR, riunitosi oggi a Roma presso la sede dello Stadio Olimpico sotto la presidenza di Giancarlo Dondi, dopo aver analizzato con scrupolosa attenzione le molteplici problematiche lo sviluppo dell’alto livello ed aver espresso apprezzamento per gli sforzi sostenuti negli anni dai Club partecipanti al Campionato Italiano d’Eccellenza,
ha deliberato all’unanimità l’adesione del movimento rugbistico italiano al circuito attualmente denominato Magners Celtic League.Tale decisione scaturisce dalla presa di coscienza collettiva, da parte dell’ente che governa il rugby italiano, della necessità di adeguarsi nel minor tempo possibile all’alto livello professionistico.
La Federazione percorrerà pertanto da subito, presso gli organi competenti, tutte le iniziative volte a garantire la
partecipazione di quattro squadre alla Magners Celtic League, o comunque di due Selezioni. In ambo i casi, la partecipazione economica della FIR sarà limitata alla sola utilizzazione dei giocatori di interesse nazionale, mentre il
numero massimo di atleti a lista gara non eleggibili per la Squadra Nazionale non potrà superare il numero di cinque.
Il Consiglio ha altresì ravvisato, qualora venisse accettata la partecipazione di quattro squadre alla Magners Celtic League, la necessità di garantire una continuità tra tale manifestazione ed il campionato italiano,
con la promozione della vincente di quest’ultimo nella competizione internazionale in luogo della squadra italiana peggio classificata, ferma restando la sussistenza dei requisiti strutturali, tecnici ed economico finanziari che consentano l’ammissione a tale campionato".
Il commendo di Dondi: “
Penso che oggi il Consiglio abbia preso all’unanimità una decisione epocale, imprimendo una svolta al movimento di vertice italiano per adeguarlo alle Federazioni dell’alto livello mondiale. Desidero ringraziare tutti i club di Super 10 per gli sforzi ed i sacrifici profusi sino ad oggi, ma purtroppo con l’apertura al professionismo abbiamo dovuto effettuare delle scelte in proiezione del nostro futuro”.
Da rimanere senza parole: decisionismo, determinazione e testa bassa, roba da pack!
Complimenti alla Fir, evidentemente le ultime prestazioni della nazionale hanno esasperato Dondi e i consiglieri federali tutti, inclusi quelli di emanazione societaria:
face the truth, non c'erano alternative al seguire le implorazioni/intemerate di Nick Mallett.
Non sarà una passeggiata di salute, lo si sappia, da qui presumibilmente al 2010; dettagli operativi a parte (c'è tempo), tanto per cominciare attendiamo le risposte dalla Magners-Celtic League (
ma pare che il direttore David Jordan e perfino i gallesi siano favorevoli in linea di principio).
Accettassero quattro squadre italiane, sarebbe tutto più semplice: al fine di allineare il numero di italiani di livello alle regole, presto o tardi i club potrebbero superare i campanilismi e formare tra loro delle "
federazioni spintanee" con una logica intelligente, fondata sul territorio, dal basso, stile gallese neozelandese o irlandese (ad es. Neath + Swansea che diventano Ospreys).
Ad esempio potremmo avere le padane
Zebre e Ducali Parma, Viadana, Calvisano federate assieme, come i
Dogi di Padova Rovigo Venezia; il
Benetton potrebbe rimanere squadra a sè (è l'unica col profilo organizzativo e la solidità per farcela da sola) e infine i
Lupi del centro sud (Roma, l'Aquila etc.).
La ragione ci fa purtroppo essere scettici: ci parrebbe strano che i Celtici accettino ben quattro squadre italiane al pari delle irlandesi e gallesi e tenendone solo due scozzesi; con 14/16 squadre poi, sarebbe fin peggio del Top14 francese.
Verosimilmente finirà che parteciperanno due selezioni italiane che faranno anche la Heineken Cup, mentre i 4 club migliori (opportunamente dapauperati dei migliori italiani e rimpinzati di stranieri?) andrano in Challenge -
Vedarem, ma quel "
purtroppo" riferito da Dondi ai club che han fatto "sforzi e sacrifici sino ad oggi" è significativo.
Vedremo le reazioni dei club che sino a ieri con qualche eccezione (segnatamente le romane, con Rovigo astenuto) avevano fatto barriera dura, non credo contro il concetto Selezioni in sè ma correttamente contro l'esproprio da parte di un dirigismo centralista staccato dalle logiche dei territori.
Il punto infatti non è tanto quante, bensì come e dove le faranno queste selezioni.
La base territoriale è fondamentale in tutti gi sport ma soprattutto nel rugby, come insegnano proprio i celtici precursori delle Selezioni Regionali. Da noi probabilmente c'è Roma da "premiare" indipendentemente dai meriti del suo movimento (sono stati i più rapidi ad "allinearsi" alla Fir, e vorrei anche vedere; e poi c'è lo stadio federale), cosicchè il Nord, dove sta il grosso della base, si ritroverebbe accumulato tutto assieme? E come verranno distribuiti i giocatori in questa logica evidentemente squilibrata?
Tiriamo su una frontiera tra le due Selezioni sul Po o sull'Adige? Sistemata la selezione del CentroSud al Flaminio, quella del "Nord" (o NordEst?) dove giocherà? A Milano che
l'è semper un gran Milan, ma dove, al Giuriati? Sul delicato "
green" dell'Olimpico di Torino per via degli sponsor, oppure nella centro padano del
politically correct, la Reggio Emilia dove ti invitano per iscritto a non fischiare i calci avversari? Piuttosto all'Euganeo di Padova: dimensioni giuste (20.000), centro del bacino rugbistico per eccellenza, a 25km da Venezia per la gioia del terzo tempo degli ospiti celtici? Un tempo si parlava anche di Genova,
nursery italiana ai primi del Novecento di tutti gli sport di squadra di derivazione anglosassone rugby incluso ... peggio di tutto sarebbe fargli fare i pellegrini itineranti.
E i giocatori di interesse nazionale prelevati dalla Fir e messi a disposizione delle selezioni, chi saranno? Sottrarranno i migliori ai club italiani? Saranno quelli all'estero che giocano poco? Non credo infatti che sia economico riscattare Parisse o Castrogiovanni dallo Stade e dai Tigers ...
Un sacco di punti concreti e importanti rimangono da chiarire.
La preoccupazione forte è pensare ai club rimossi e schiacciati da logiche dirigistiche stile Gosplan e piani quinquennali, con
squadre lontane da tifosi e vivai e piazzate con logiche di sponsorship o degli stadi "giusti": in un Paese dove rugby e scuole stanno su due pianeti diversi e quindi i giovani giocano solo dove ci sono club e crescono com'è ovvio nei club più esperti ed organizzati, affossare i club significherebbe assestare un colpo micidiale a tutto il movimento, a partire dalle giovani leve.
La nostra posizione, si sarà capito, è scettica a livello diremmo ideologico nei confronti delle decisioni centraliste
top-down , con tanto di
mavalà a quelli che si stracciano le vesti sul degrado del rugby italiano tutta colpa dei club che si permettono di incassare venti punti dagli Ospreys (!!!).
Si vede che non hanno mai visitato un
college anglosassone o visto una partitella in un qualsiasi paesino del SudOuest francese: provare a sviluppare un movimento agendo solo dall'alto e prescindendo dal territorio sarebbe come giocare a rugby senza pack.
Al contempo siamo consci che dopo il salto quantico dell'adesione al Cinque (poi Sei) Nazioni del 2000, il movimento rugbistico italiano sta progredendo a passo troppo lento rispetto agli altri; inoltre l'introduzione delle nuove regole oggettivamente non ci aiuta per le caratteristiche del nostro gioco.
Serve realismo e non ideologie, come per superare la crisi economica globale: non è purtroppo praticabile attendere che "la libera iniziativa imprenditoriale" sistemi da sola le cose, un
kick off garantito come in tutto il resto del mondo (Inghilterra e Francia a parte) dalle "Union" nazionali, serve anche da noi.
Il compromesso raggiunto ci pare ragionevole nella misura in cui verrà innestato nel modo giusto sui club senza contrapporsi ad essi o espropriarli, quindi se ci saranno le corrette ricadute economiche e tecniche.
Ben vengano quindi le Selezioni o (meglio sarebbe) le federazioni di club. E' importante smovere le acque, a questo stadio non si può fare i grilli parlanti critici e immobilisti: certo che la differenza tra il successo e l'avventurismo la farà l'implementazione pratica della risoluzione strategica della Fir, del cui coraggio diamo atto a Dondi e a tutta la dirigenza.
Se ne parlerà per fine 2009 (difficile) o per il 2010/11 (
too little too late in funzione mondiali 2011?); nel frattempo prepariamoci a un anno intriso di infiammate ( e forse sterili) discussioni.
UPDATE: Cominciano a parlarne
anche fuori Italia. E ovviamente credono più alle
due Selections che ai 4 Club. La
BBC chiarisce: "
The select XVs are likely to be amalgamations of existing Italian clubs or a collection of Italian players who are not already signed up by top teams in England or France".