domenica 31 maggio 2009

Super Bulls

I Bulls erano sicuramente i favoriti nella finale del Super14 disputata al Loftus Versfeld di Pretoria, ma nessuno immaginava un tale massacro dei Chiefs di Waikato County, Nuova Zelanda, nonostante la pesante assenza di Sivivatu oltre al mediano Brendon Leonard nei loro ranghi e il rientro di Wynand Olivier nella squadra di casa: massimo numero di mete in una finale Super14, massimo distacco di sempre in temrini di punti.
Una prestazione che giustifica l'ambizione dei Bulls di imporsi come generazione vincente: due titoli in tre anni per iniziare a scalzare il decennale dominio dei Crusaders. Sconfitti questi ultimi in una gara, la semifinale, almeno inizialmente più impegnativa della finale, magistrale in termini di adeguamento per il cambio repentino nell'impostazione del gioco che i sudafricani riuscirono a compiere.
Quest'anno poi i Bulls sono riusciti nell'impresa di battere tutte le neozelandesi, in casa o fuori, tranne per l'appunto i Crusaders sistemati alfine in semifinale.

Bulls
61 - 17
Chiefs

Bulls: 15 Zane Kirchner, 14 Akona Ndungane, 13 Jaco Pretorius, 12 Wynand Olivier, 11 Bryan Habana, 10 Morné Steyn, 9 Fourie du Preez, 8 Pierre Spies, 7 Dewald Potgieter, 6 Deon Stegmann, 5 Victor Matfield (c), 4 Bakkies Botha, 3 Werner Kruger, 2 Derick Kuün, 1 Gurthrö Steenkamp. Repl.: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Rayno Gerber, 18 Danie Rossouw, 19 Pedrie Wannenburg, 20 Heini Adams, 21 Burton Francis, 22 Marius Delport.

Chiefs: 15 Mils Muliaina (c), 14 Lelia Masaga, 13 Richard Kahui, 12 Callum Bruce, 11 Dwayne Sweeney, 10 Stephen Donald, 9 Toby Morland, 8 Sione Lauaki, 7 Tanerau Latimer, 6 Liam Messam, 5 Kevin O'Neill, 4 Craig Clarke, 3 James McGougan, 2 Aled de Malmanche, 1 Sona Taumalolo. Repl.: 16 Hika Elliot, 17 Joe Savage, 18 Toby Lynn, 19 Serge Lilo, 20 David Bason, 21 Mike Delany, 22 Sosene Anesi.

Arbitro: Jonathan Kaplan

S'inizia con una sveglia, suonata dagli ospiti davanti alla folla strabordante e alle cheerleaders tinte di blu, al settimo minuto con la meta di Leila Masaga, sugli sviluppi di un up&under sudafricano raccolto nei 22m dei Chiefs. L'ala sfugge a Kirchner e curvando s'invola sul lungolinea destro cogliendo la difesa sbilanciata, passa facile Matfield ultimo uomo e chiude in meta.
Se qualche Bulls si preoccupa, sono i tifosi non gli atleti in campo: nel giro di dieci minuti scarsi sono già sul 21-7, chiudono il primo tempo 34-7 e alla fine segnano otto mete contro due.
Il tutto costruito sulla capacità di imporsi fisicamente nei punti di contesa, non col numero ma con la determinazione, in continuità col secondo tempo con i Crusaders. Una volta recuperata palla, vuoi per i calci di guadagno territoriale dei Chiefs vuoi dai punti di contesa, i Bulls offrivano l'imbarazzo della scelta a un ispirato Fourie DuPreez, ancora il miglior mediano del mondo: se stesso, firmando due mete decisive - la prima del pareggio e la seconda del sorpasso definitivo al 12'; oppure lanciare all'ala (Habana al 15', la seconda meta al 40' se la procura da solo con un intercetto da 60 m), aprire per il drop di Steyn se la difesa è schierata (al 22'), far affidamento sui pesi massimi del pack e al centro - Matfield al 58' segna d'agilità raccogliendo palla da una ruck sulla linea di meta, Olivier al 67' finalizza un'azione alla mano, Spies galoppa al 72' dai suoi 10m alla meta, Roussow sfonda al 79'.
Al 46' Muliaina prova a scuotere i suoi con una bella iniziativa conclusa in mezzo ai pali, ma oggi non ce n'era per nessuno, tanto che pare persino superfluo l'assoluto dominio Bulls in rimessa (le prime quattro dei Chiefs sono state tutte rubate).

Tra i Chiefs si fa segnalare la aggressività del pilone ball carrier James McGougan, gli sforzi dell'All Blacks Kahui, le serpentine di Masaga, la classe di Donald, mentre tutti gli altri a partire dalla terza linea con Lauaki (un esempio di minimo risultato col minimo sforzo, giustamente lasciato a casa da coach Graham Henry dai test di fine giugno contro Francia e Italia), Latimer (neo All Blacks) e Messam (confermato All Blacks) risultano meno determinati e sicuri di quanto servirebbe.
L'esperienza e la freddezza di Mils Muliaina (neo capitano All Blacks) non bastano a prendere per mano la squadra e condurla a giocare il loro gioco con più convinzione. C'è anche da dire che oltre alle assenze di Sivivatu e Leonard, il repentino infortunio del tallonatore nonchè pilone destro o sinistro Aled de Malmanche rivelatosi quest'anno, ha tolto dai piedi un altro Chief protagonista.

Un grande display di tutti i Bulls, giovani e vecchie glorie, come la contraerea Bakkies Botha impiegato proficuamente anche nei punti di contesa, come Victor Matfield al secondo titolo da capitano e l'eterno ghepardo Bryan Habana.
Spicca la cerniera mediana col migliore in campo DuPreez e l'infallibile Steyn (si è potuto permettere di sbagliarne un paio tra penalty e trasformazioni oggi), dai stratosferici up su cui si lanciano under dei mastini da paura; Zane Kirchner e Wynand Olivier alla ennesima legittimazione a titolari Springboks; una terza linea Stegmann-Potgieter-Spies giovane e atletica (viste le ultime due mete, una per partita, da quattrocento-ostacolista di Spies?), che può permettersi di tener gente come Roussow e Wannenburg in panchina; una prima linea mix di esperienza (Gouthro Steenkamp) e freschezza (Kruger, Kuun e il subentrato Ralepelle); solo Akona Ndungane all'ala e Jaco Pretorius al centro mostrano qualche flessione "da umani". A referto persino il giovane Burton Francis rilievo di Steyn, sua la trasformazione al 79' che fa superare ai Bulls i sessanta punti.

Una prestazione che ricorda il titolo Super14 2007 dei Bulls emerso dalla finale thriller tutta sudafricana che pose l'ipoteca sul titolo mondiale: stavolta pare un chiaro messaggio ai Lions in visita, vincenti 37 -25 alla prima uscita d'acclimatamento coi Royal XV, una collezione dai bassifondi di Curre Cup, che comunque stava sopra 25-13 sin oltre un quarto d'ora dalla fine.

venerdì 29 maggio 2009

Notizie dall'interno


Stasera a Calvisano alle 21.00 la sfida one-off piu' importante della stagione del rugby di club italico, finale Super10 di domani a parte: il Cammi riceve i Dragons di Newport-Gwent, la vincente disputera' la Heineken Cup edizione 2009/10.
Sul piatto c'e' la possibilita' realistica di un inedito tre formazioni italiane nella principale rassegna del rugby europeo per club/selezioni; ironia della sorte, cio' avverrebbe proprio alla vigilia del depotenziamento del campionato d'eccellenza nazionale e quindi dei club nazionali per mano della Fir, in micidiale e autolesionistica controtendenza rispetto a tutti i piu' quotati Premiership, Top14 e Celtic League stessa.
Una auspicabile e del tutto raggiungibile vittoria del Cammi (il precedente del 2007 a Newport gia' accennato qui parla chiaro) sarebbe una sorta di esplicito messaggio alla Fir: " macheczz... di strategia del czz... hai messo in piedi?" - scusate il francese, ma tant'e.
Per il club della bassa bresciana in palio c'e' molto, molto di piu' di un mero premio "di consolazione" post sfortunata semifinale Super10 con Treviso; la definiremmo piuttosto una legittimazione sul campo delle ambizioni calvine a ergersi a punto di riferimento del rugby nel Nord Ovest. La diremmo quasi necessaria, a valle della presentazione ufficiale del piano "Duchi", loro candidatura alla partecipazione in Celtic League. In bocca al lupo ai Guerrieri (o gia' Duchi?).

A proposito del depotenziamento del Super10, il Gazzettino di oggi fa delle anticipazioni interessanti sulla ristrutturazione in senso dilettantistico del futuro campionato "d'eccellenza" italiano immaginata da Ascione ed esperti Fir (la Lire avendo gia' ricevuto l'estrema unzione), una volta depauperato nel 2011 di una sessantina tra i migliori giocatori per le selezioni Celtiche (nonche' abbandonato di conseguenza dagli sponsor piu' ricchi).
Ivan Malfatto accenna sul giornale della rugby-province del Nordest a un campionato a 12 squadre dai budget ridotti, con 18 italiani su 22 in lista per partita, da disputarsi tre volte la settimana come un tempo. Sarebbe organizzato in due gironi da sei squadre da giocarsi prima del Sei Nazioni di febbraio, finito il quale si disputerebbero due poule, una delle migliori (sei?) per eleggere le due finalisteper il titolo, l'altra i playout per la retrocessione.
Altra novita', durante il Sei Nazioni verrebbe istituito un torneo per 4 selezioni, derivate da non specificate aggregazioni delle 12 squadre precendenti; sarebbe una sorta di warm up per la Euro Challenge Cup cui queste selezioni parteciperebbero al posto dei singoli club.
Super franchigie in Celtic League e in Heineken Cup, selezioni intermedie in Challenge, tutto "spintaneo" e top-down, ma che avranno mai fatto di male i club alla Federazione?
Proprio dopo il miglior anno per le italiane in Challenge e, incrociamo le dita, magari dopo che tre club italiani si sarebbero guadagnati la partecipazione alla Heineken Cup con le loro forze. Come minimo intempestivo. Speriamo che l'unione faccia la forza, ma a noi quando si giocava ci dicevano che era la coesione l'allenamento e l'applicazione a farla, non la somma delle forze sulla carta; anche qui tant'e', speriamo bene.

Ferve intanto l'attesa per il rugby week end del Flaminio di Roma con quattro finali; purtroppo coincidono spazialmente e temporalmente col G8 della Giustizia, il che ovviamente non agevola le logistiche e i flussi dei tifosi.
Sia come sia, il clou domani alle 20.00 sara' ovviamente Benetton Treviso - Montepaschi Viadana per l'assegnazione dello scudetto nr.78, forse l'ultimo o il penultimo veramente degno di questo nome. Inoltre avremo l'Aquila - Consiag Cavalieri Prato (sabato alle 17.30) finale campionato di A1, Petrarca Padova - Mantovani Lazio (oggi alle 18) finale del campionato Under19, infine la finale del campionato femminile Benetton Treviso - Sitam Riviera del Brenta (domenica).
Vincano i migliori (speremo de no, rispondeva con understatement el Paron Nereo Rocco quando l'allenatore avversario lo salutava con tale frase fatta).

UPDATE: Come non detto, Calvisano 17 - 42 Newport Gwent. I penultimi classificati della Celtic League "were rarely troubled by the Italians after running in six tries at Stadio Comunale San Michele" e c'è poco altro da dire, per i padroni di casa schiacciati e penetrati alla mano come nel burro fuso, spiraglietto di speranza offerto da Gonzalo Garcia a fine primo tempo per il 10-28, poi seconda meta della bandiera a fine partita, di mischia con Bernabò.
In prospettiva strategica c'è da riflettere amaramente: ma che ci andrebbero affà i Duchi da soli in Celtic. Calvisano va in Challenge Cup, quattro le gallesi in Heineken Cup con le due le italiane finaliste di Super10.

martedì 26 maggio 2009

I Lions iniziano a svelare la cavalleria pesante

Signori (il “signore” ci pare superfluo, siamo consapevoli che questo blog molto probabilmente lo leggono in maggioranza maschi), siamo pronti. Allacciate le cinture, il volo di Right Rugby per il Sud Africa ha ormai inizio. Ci siamo, sabato ore 2.00 locale, al Royal Bafokeng Stadium di Rustenburg, al via il tour dei Lions contro la rappresentativa Royal XV. Contiamo di arrivarci in tempo per il kick off.
La pressione sale, i giochi si fanno seri, gli uomini di Gran Bretagna e Irlanda chiamati a far valere il loro rugby – e quello boreale – ormai si stano allenando sotto il sole boks e intanto, da casa, arrivano le pressioni. Perché così deve essere.
Non c’entrano la stampa o i giornalisti, ma è colpa (?) di Warren Gatland, componente dell'entourage tecnico: i Lions devono assolutamente vendicare la brutta prestazione in Nuova Zelanda nel 2005. Mica parole semplici, ma una ferita riaperta quando mancano poche ore alla guerra. “Tutti i Lions erano molto dispiaciuti di come andò il tour in Nuova Zelanda”, ha raccontato Gatland al Telegraph, con particolare riferimento ai giocatori che giungevano dai Wasps, dei quali era allenatore all’epoca.
Sempre all’epoca Gatland predisse un secco 3-0 per gli All Blacks. Azzeccò. D’altra parte il manager del Galles ha sempre parlato chiaro e diretto, non si è mai nascosto, è sempre tra i migliori a mettere pressione agli avversari. Prima della sfida chiave contro l’Irlanda nell’ultimo Six Nations ha litigato a parole con O’Connell. Oggi la seconda linea irlandese è uno degli uomini chiave della spedizione in Sud Africa.
Gatland non si è sbilanciato questa volta vista anche la posizione che ricopre, piuttosto è certo che i Lions hanno del materiale esplosivo e con le nuove regole che governano la maul – non si potrà far crollare – non partono più così vantaggiati nel confronto nel gioco di mischia. E in più i Lions hanno tre settimane e sei warm up marche per levare la ruggine dalle vecchie tecniche. E ancora: in squadra c’è Simon Shaw, scuola Wasps, che conosce bene trucchi, arte e mestiere dell’essere un avanti.
Shaw è anche l’unico sopravvissuto della spedizione vittoriosa del 1997, sempre contro gli Springboks. Gatland è alle prese con la preparazione: “Il Sud Africa è molto dinamico nel break down. Ogni contrasto è potenza pura al 100%. Dobbiamo spendere molto tempo in questo senso. Devi essere fisico quando hai di fronte il Sud Africa”. Poco importa quindi chi si troverà di fronte la mischia Lions, occorrerà essere duri, concentrati e sempre presenti nelle azioni.
La cavalleria pesante sta scaldando le polveri. La fanteria per ora gioca ancora a nascondino.

The wind of Keltia (*)

Dal sito della FIR:
Roma – La Federazione Italiana Rugby comunica di aver ricevuto entro i termini fissati alla mezzanotte di ieri, lunedì 25 maggio, sei dossier di candidatura da parte di altrettante entità sportive intenzionate a partecipare, dalla stagione sportiva 2010/2011, alla Magners Celtic League.
Hanno fatto pervenire alla Federazione i rispettivi progetti, contenenti la documentazione richiesta dal Board della Celtic League, le seguenti entità sportive:
- Aironi
- Duchi Nord Ovest
- Emilia-Romagna Dukes
- Praetorians
- SQPRoma
- Benetton Treviso
I dossier verranno analizzati dettagliatamente dal Consiglio Federale che si riunirà a Roma, presso la sede dello Stadio Olimpico, nella mattina di sabato 30 maggio.
Successivamente, e comunque entro il mese di luglio, la FIR renderà noti i nomi delle due entità deputate a rappresentare l’Italia nella Celtic League".


Arriva in Italia il vento celtico, arriva il tempo di uscire allo scoperto. Una sintesi delle candidature:
- gli Aironi, prima candidatura manifestatasi "seriamente", sono guidati da Viadana, col Gran Parma e Colorno, sostenuti dice dai soldi di una primaria entita' bancaria;
- i Duchi Nord Ovest sono il nickname di Calvisano, che si presenta come Brescia e mira a coinvolgere (col nome) altre realta' a Ovest dell'Oglio;
- Emilia Romagna Dukes sono il nick di Parma sponda Overmach, che con Noceto cerca supporti in direzione Reggio - Modena; gia' dal nome si potrebbe pensare che stiano inteloquendo con i Duchi precedenti (ma anche con gli Aironi per meri motivi geografici) per unire prima o poi le forze, secondo la direzione che prendesse il vento federale:
- le due romane: una prettamente "cittadina", i Pretorians, unione di Capitolina, Lazio e Futura Park: l'altra nonostante il nome SPQR non basata su nessun club ma aperta a tutto il centro sud da l'Aquila a Catania;
Infine Treviso: in solitaria, sostenuta dalla forza dello sponsor Benetton, dal palmares recente (come sottolineato nel post precedente, e' unica pressoche' sempre presente in finale di campionato negli ultimi dieci anni) e dal suo know how organizzativo oggettivamente superiore a quello di ogni altra realta' rugbistica della Penisola.

E i mitici Dogi veneti? un chiarimento/auspicio arriva proprio dal presidente Amerino Zatta sulle colonne del Gazzettino di oggi, dove parla di progetto "Benetton Dogi" e non Benetton Treviso:
"Treviso - Benetton capofila di un progetto che unisce il management e le risorse di Treviso, la tradizione e il vivaio di Padova, la passione e il pubblico di Rovigo, l’appeal turistico e il marketing di Venezia. In una parola i moderni Dogi.
Eredi nell’era del rugby professionistico di quelli che infiammavano gli stadi dell’era dilettantistica (anni ’70-’90). Sintesi di tutta la potenza di fuoco che il Veneto con la sua storia e i suoi risultati (35 scudetti e la maggioranza degli italiani di formazione in Nazionale) sa esprimere in questa disciplina.
È il succo del progetto della franchigia di Celtic League presentato ieri (ultimo giorno utile) dal presidente del Benetton Treviso, Amerino Zatta, a quello della Fir Giancarlo Dondi.
I posti per entrare nel campionato celtico dal 2010/11 per l’Italia sono due. Le candidate in lizza sono cinque oltre a Treviso: i Pretoriani di Roma, l’Spqr-Lupi del centro-sud (presentata ieri anche questa), gli Aironi di Viadana, la Via Emilia di Parma e Calvisano-Brescia per il nord-ovest.
Venerdì il consiglio federale si riunirà per discutere sulle credenziali chieste dalla Celtic a ogni candidato (dieci in tutto: stadio da almeno 5 mila posti, aeroporto, tradizione, risultati, budget da 8 milioni di euro, eccetera). La decisione sulle due prescelte avverrà entro luglio. Poi ci sarà un anno di rodaggio prima di entrare nel torneo con le dieci squadre di Scozia, Galles e Irlanda.
La grande novità della proposta è che Treviso non corre più da sola, come aveva dichiarato all’inizio. Il club più organizzato e vincente d’Italia (19 finali e 10 scudetti su 22 dell’era play off) si propone come capofila e catalizzatore delle altre realtà venete. Mette a disposizione il suo «know-how», come ama definirlo Zatta, perchè la candidatura del Veneto unito (benedetta sul fronte politico anche dal sindaco Giampaolo Gobbo e dalla Lega Nord) diventi vincente.
Mettendo bene in chiaro però, con un’altra frase cara al presidente, che «el can de tre paròni xe morto de fame». E che quindi le redini, la cabina di regia, devono restare a Treviso. Riusciranno gli altri partner ad accettarlo, capendo che per loro ci sono comunque spazi immensi di gratificazione e realizzazione, trasformando il progetto in realtà? Vedremo. Qui come sempre il Veneto dei campanili è il più grande nemico di se stesso.
«Treviso con la candidatura formalizzata ieri - precisa Zatta - ha dato la disponibilità a essere il punto di riferimento per questo tipo di franchigia. Pensa e crede che sia opportuno realizzarla in collaborazione con altre società venete. Che non sono soltanto Padova, Rovigo e Venezia, ma tutte quelle del territorio che riterranno di far parte del progetto. Ci vorrà del tempo per metterle insieme e affinare una collaborazione. Ma Treviso dà la sua disponibilità per andare in tale direzione. Compresa la possibilità di giocare i match di Celtic anche al Battaglini, al Plebiscito, o a Mestre se sorgerà uno stadio adeguato».
Il presidente non si sbilancia su quando trapelato dal colloquio con Dondi, ma pone l’accento sulla garanzia di solidità che al progetto Benetton Dogi (invece di Benetton Treviso) dà proprio il sostegno di uno sponsor così di peso. «È un’azienda che da trent’anni - conclude Zatta - investe nel rugby e continua a credere in questa disciplina. Spero che la Fir al momento di scegliere, con il criterio del buon senso che da sempre afferma di avere come linea guida, tenga conto di una realtà del genere».

Purtoppo il Veneto non è ancora la Catalunya e Treviso pur Dominante (nel rugby) non ha il profilo per proporsi come Serenissima, per cui l'appello di Zatta agli altri club veneti per ora appare solo un "tratteremo bene i nostri prigionieri" ed è destinato a raccogliere ben poco, almeno per ora.
La strategia di Zatta-Munari dell'autosufficienza trevigiana parte da lontano, dai tempi dell'uscita dalla Lire e parte dal presupposto che il rugby italiano non possa permettersi di rinunciare ai soldi e al know how organizzativo della Benetton.
E' vero, sono anni luce avanti a tutti in Italia (Fir inclusa), basta aver visto un trofeo Topolino per capire; purtroppo l'essere troppo belli bravi e di successo procura non solo ammiratori ma anche paura, sorda invidia e tanti nemici.
Non per caso appena Dondi potesse, sicuramente lascerebbe la Benetton fuori dalla Celtic con grande piacere: la Fir da un lato vuole una Treviso isolata giocando sulla sua "arroganza", dall'altro conta su una fusione Duchi-Dukes che magari coinvolga prima o poi anche gli Aironi.
Un elemento fondamentale per la strategia Fir è che i produttivi vivai veneti rimangano "terra di nessuno": sono strategici per poter ripopolare di italiani una selezione reggino-mantovano-bresciano-parmense e una romano-federale. Petrarca in primis, le altre venete su questo contano e per questo stanno alla finestra: sanno bene che chiunque vinca avrà bisogno dei loro vivai.
Treviso ha giocato sinora una partita borderline: una chiara rotta di collisione con Dondi ma senza poterlo esplicitare, senza potersi proporre come esplicita "fronda", come alternativa a questa Fir arroffona, disorganizzata, autocratica e feudale, cavalcando la diffusa opposizione popolare al Presidentissimo e al suo fedele Mallett; forse si riserva di farlo in caso di sconfitta, ma forse allora sarà troppo tardi.

[UPDATE 29/5, Comunicato Rugby Parma - Rugby Calvisano: "Con la presente si comunica che i Presidenti delle Società Rugby Parma, Rugby Noceto Rugby Reggio e Rugby Modena, quali firmatari della candidatura alla Magners Celtic League degli Emilia Romagna Dukes, e Francesco Casali, quale firmatario e in rappresentanza delle Società proponenti la Franchigia Duchi Nord-Ovest, hanno raggiunto in data odierna un accordo per unire le due candidature in un unico progetto. Questa nuova entità, che aggrega 12 società ed un ampia area del territorio italiano del nord ovest, prenderà il nome di DUCHI". Treviso inizi a preoccuparsi sul serio].

Tant'e', pare la trattativa Opel, ognuno cerca in questa fase di gonfiare i pettorali e far la voce piu' grossa (o suadente) che puo'. Di tempo per politica, accorpamenti, fusioni, polemiche e salti della quaglia ce n'e' a bizzeffe in questa commedia all'italiana, prima di arrivare al 2011 e scendere davvero al vento dei campi celtici.
Un grazie ai postatori indefessi del forum rugby.it per il materiale e le riflessioni.

(*) vecchio (1972), suggestivo brano all'arpa celtica del cantautore bretone Alan Stivell:

lunedì 25 maggio 2009

Campionati minori alla ribalta


Nel weekend sono state determinate le finaliste del Super10 italiano: niente scontro tutto lombardo come pareva possibile dopo l'andata, il 30 maggio al Flaminio di Roma sara' sfida lombardo veneta tra Viadana e Treviso, prime e seconde in stagione regolare.
E' notevole che una delle finaliste cambi regolarmente ma Treviso ci sia quasi sempre da dieci anni a questa parte e piu'.
Va sottolineato che Calvisano perdente con Treviso puo' ancora giocarsi l'accesso alla Heineken Cup, contro Newport Gwent Dragons in casa il 29 maggio ore 21.00, per un inedito tre italiane in Coppa Europa.
Sara' una riedizione della sfida del 2007 in Galles, quando i bresciani arrivarono a condurre 15-3 grazie alle mete di Spragg e Bernabo'. Thomas e Charteris pareggiarono al 70', poi Roland de Marigny sbaglio' un penalty che avrebbe riportato avanti Calvisano; Paul Emerick allora coi Dragons chiuse la partita per i padroni di casa in zona Cesarini.
L'anno scorso lo spareggio sempre coi Dragons non fu giocato per il forfait degli italiani, impegnati nella data prestabilita' dalle semifinali del campionato nazionale (a proposito di organizzazione ..).

Veniamo alle semifinali:
Montepaschi Viadana – Femi Cz Rovigo 15-11 (Pt 12-3)
Davanti a 5000 spettatori, partita con un ritmo non elevato anche a causa del caldo, gli ospiti sono forzati a ribaltare la sconfitta dell'andata, commettendo piu' errori. Sblocca Bortolussi per Viadana, in meta sugli sviluppi di una mischia a centrocampo; Rovigo accorcia le distanze trasformando un piazzato. Al 30’ l’arbitro espelle temporaneamente il pilone rodigino De Marchi e concede una meta tecnica ai viadanesi, il vantaggio e' 12 a 3. Due punizioni concesse a Bustos a fine primo tempo vanno fuori.
Nel secondo tempo il ritmo cala ulteriormente, Viadana controlla la partita e Rovigo crede nella rimonta: prima piazza Bustos poi va in meta di Bacchetti e si portano a meno uno. Il sogno finisce al 33’ quando Hore trasforma una punizione per il 15 a 11 finale. Rovigo si accommiata tra gli applausi.
Marcatori: 10’m Bortolussi, 15’cp Bustos, 29’m tecnica Viadana tr Hore; 49’cp Bustos 68’m Bacchetti, 73’cp Hore.
Benetton Treviso – Cammi Calvisano 15 – 11 (Pt 15-3)
Calvisano in sostanza non prova seriamente a difendere la vittoria dell'andata. La partita si decide nel primo tempo, con Benetton a bersaglio subito con Marcato; risponde Fraser ma Vilk va in meta per Treviso sugli sviluppi di una touche con inserimento per l’uomo interno che passa all’ala biancoverde. Benetton ancora in meta con Louw per il 15 a 3 con cui termina la prima frazione.
Nel secondo tempo gli ospiti accorciano le distanze con Fraser ma non riescono a recuperare lo svantaggio per la poca incisività dei trequarti e la solida difesa di Treviso, abile a gestire il vantaggio e ad attaccare sugli errori degli avversari.
Marcatori: 3’cp Marcato, 9’cp Fraser, 17’m Vilk, 33’m Louw tr Marcato; 50’cp Fraser.

E' da tempi non sospetti che questo blog sostiene una maggior similarita' e compatibilita' tecnico-tattica del nostro rugby con quello francese molto piu' che non quello anglosassone - celtico (prova ne siano le performance delle nostre nelle coppe), quindi il parallelo ci sorge spontaneo: anche la seconda divisione francese ha stabilito le squadre che si sfideranno per la promozione in Top14.
Il Pro D2 infatti promuove direttamente al Top14 la prima classificata (quest'anno il Racing-Metro di Colombes, Parigi), mentre la seconda da promuovere emerge dai playoff tra le squadre classificate dal secondo al quinto posto nella stagione regolare: quest'anno Albi-La Rochelle (terza e quarta classificata) e Agen-Oyonnax (seconda e quinta). Le due vincenti si sfideranno il 31 maggio a Montpellier, in palio la promozione al Top14.
Sorpresona nella gara di domenica, Oyonnax passa a Agen per 15-18, sfruttando la miglior difesa del campionato, una mischia dominante e il piede dell'estremo ventitreenne Pierre-Yves Montagnat schierato ala, che portano gli ospiti a chiudere il primo tempo in vantaggio per 6-12.
Nel secondo tempo l'Agen recupera e sfiora la meta in un paio di occasioni, come se non bastasse Montagnat sbaglia due punizioni, infine arriva il pareggio dei padroni di casa su calcio dell'apertura Jerome Miquel autore di tutti i punti dei suoi.
La supremazia della squadra dell'Ain (a nordest di Lione, verso il confine svizzero) in mischia chiusa paga: a tre minuti dalla fine della partita, al quarto recupero di palla della mischia di Oyonnax su introduzione avversaria, un difensore dell'Agen commette fallo; stavolta calcia il subentrato apertura Sébastien Bouillot e chiude la partita a favore dei suoi, nello scuorno dei grandi favoriti della vigilia.
Piu' che sorpresa ad Albi c'e' confusione nel finale. La partita con lo Stade Rochelais termina 12 pari, 15 pari dopo i tempi supplementari: 5 punizioni per l'Agen tirate da tre giocatori diversi, contro un drop iniziale e quattro punizioni per Sébastien Boboul di La Rochelle. Il primo tempo s'era chiuso col vantaggio deio Rochelais per 6-9, ripresi subito e superati dai padroni di casa, poi riagguantati dagli ospiti al 67'. Nell'extra time, ancora La Rochelle avanti, raggiunta al 94' dal secondo penalty del mediano ventitreenne Kevin Boulogne.
A termini di regolamento la vittoria e' stata assegnata agli Albigesi per il superiore numero di punizioni concesse dagli avversari e trasformate. Un metodo meno thrilling dei "rigori" della semifinale Heineken a Cardiff, coll'ulteriore difetto di essere regola non ben nota ai giocatori e alle panchine: alla fine della partita tutti a vagare per il campo cercando chi potesse dar contezza su quale squadra risultasse vincente. Cose che capitano nei campionati dei minnows.

domenica 24 maggio 2009

Bulls drop dopo drop ma non solo



Sab. 23 Maggio 2009, Loftus Versfeld, Pretoria
Bulls 36-23 Crusaders

Bulls:15 Zane Kirchner; 14 Akona Ndungane, 13 Marius Delport, 12 Jaco Pretorius,11 Bryan Habana, 10 Morné Steyn, 9 Fourie du Preez; 8 Pierre Spies, 7 Dewald Potgieter, 6 Deon Stegmann, 5 Victor Matfield (c), 4 Bakkies Botha, 3 Werner Kruger, 2 Derick Kuün, 1 Gurthrö Steenkamp. Repl.: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Rayno Gerber, 18 Danie Rossouw, 19 Pedrie Wannenburg, 20 Heini Adams, 21 Burton Francis, 22 Gerhard van den Heever.
Crusaders: 15 Leon MacDonald, 14 Jared Payne, 13 Tim Bateman, 12 Ryan Crotty, 11 Adam Whitelock, 10 Stephen Brett, 9 Andy Ellis, 8 Thomas Waldrom, 9 Richie McCaw (c), 6 Kieran Read, 5 Isaac Ross, 4 Brad Thorn, 3 Owen Franks, 2 Jason Macdonald, 1 Wyatt Crockett. Repl.: 16 Daniel Perrin, 17 Ben Franks, 18 Michael Paterson, 19 George Whitelock, 20 Kahn Fotuali'i, 21 Colin Slade, 22 Hamish Gard.
Arbitro: Bryce Lawrence (New Zealand)

Ma che partitone appassionante! Che riconciliazine col rugby dopo certe brutture recenti, soprattutto qui tra noi Boreali! Finito un primo tempo memorabile, tra i migliori che ricordi anche in termini di adattamento tecnico tattico e non solo di display individuali, mi sovvenivano i numerosi e rispettabilissimi " abbasso le ELV, menomale le rolling maul torneranno legali".
Siii i carrettini , sai l'eccitazione ...e gli infiniti calci in rimessa, gli spezzettamenti da fischi arbitrali, le manate sul muso, il sumo nel fango e chiamare tutto questo "tattica", "gioco di scacchi": contenti loro ... Salvo poi trovarli ad ammirare a bocca aperta i Rocky Elsom che salgono da down under a farci vedere come si giocherebbe a rugby mettendoci meno furbetteria e più mentalità. Ogni riferimento alle finali di Heineken o di Challenge Cup non è casuale. Scusate la digressione, ma ce l'avevo qui nella strozza.

Torniamo alla semifinale di Super14, la nona in dieci anni per i Crusaders (otto vinte, l'unica persa nel 2007 proprio a Pretoria), la seconda - sempre contro i Crusaders - per i Bulls.
I Neozelandesi conservano solo due reduci del 2007, Richie McCaw e Leon McDonald, il resto è un imponente e coraggioso rinnovamento generazionale che, assieme agli infortuni, ha tenuto i campioni in carica in ballo per qualificarsi ai playoff sino all'ultimo minuto della regular season. Quanto ai Bulls, mix più equilibrato di vecchi e nuovi, risente pesantemente dell'assenza dei due centri titolari Wynand Olivier (infortunato) e JP Nel (squalificato).
La prima mezz'ora della partita è di spiccatissima marca Crusaders: arrivano al parziale di 7-20 con due punizioni (una di Brett l'altra di McDonald) e due mete, la prima dell'ala forte Whitelock concessa dal Tmo al 14', risultato di mani veloci sul lato chiuso, la seconda al 24' di Kieran Read che approfitta della sua dimensione per volare più alto di Ndungane e fottergli un up&under di McDonald a un metro dalla linea di meta.
Disciplina, gioco largo, up&under, velocità, offload e aggressività in fase di contesa: i Saders usano tutto il repertorio rugbistico e mettono in crisi i Bulls monodimensionali, attaccati al loro kicking game ma privi della capacità di penetrare velocemente per disputare i calci alle linee arretrate avversarie.
I visitatori sono oltretutto abilissimi a incasinare le fonti del gioco Bulls, i fortini considerati inespugnabili della mischia chiusa e della rimessa laterale. Da tutto ciò deriva il 67% del possesso a favore Crusaders nella prima mezzora di gioco, sono regolarmente installati nella metacampo blu, da cui i 13 punti di scarto.
Nel frattempo c'era stato un importante acuto: all'11' i trequarti e le terze linee sudafricane stretchano la difesa avversaria e per non più di un millisecondo si apre un gap sulla destra della ruck; Bryan Habana converge e ci si infila razzente, servito al volo da DuPreez per la prima meta dei padroni di casa.
E' una lezione: l'unica cosa che possono fare i Bulls per provare a risalire la china è smetterla di dar via il possesso coi calci e invece mantenerlo, attaccando mediante sfondamenti centrali e successivi rapidi allargamenti.
Il momento della svolta può essere identificato nel 29', quando l'estremo Zane Kirchner, unico baluardo di lucidità dei suoi nella prima mezzora, ferma da ultimo uomo una incursione di Whitelock destinata alla meta.
Da quel momento monta in cattedra il metronomo Fourie Du Preez, le terze linee sudafricane Pierre Spies, Dewald Potgieter e Deon Stegmann iniziano a percuotere assieme ai centri Marius Delport e Jaco Pretorius i più famosi Thomas Waldrom, Richie McCaw e Kieran Read, togliendo l'iniziativa ai neozelandesi e mettendoli sulla difensiva.
Al 33' Kirchner lancia Ndungane sulla sinistra e lo manda in meta, convertita da Steyn; i Crusaders sono sotto pressione e nel giro di tre minuti si trovano in 14 per il cartellino giallo a Waldrom.
Siamo 14-20 e inizia una nuova partita sotto il segno di Mornè Steyn. Nel giro di 4 devastanti minuti Steyn mette a segno due drop e Pierre Spies cala una meta dopo una corsa di 50 metri. Alla pausa siamo 27-20, un recupero di venti punti in otto minuti.
Nel secondo tempo i due team iniziano a "misurare" un filo di più le loro iniziative e la partita si fa tesa e combattuta, soprattutto dopo che al 50' Andy Ellis centra un drop che riduce le distanze a soli tre punti.
Ma la giornata di grazia di Steyn è solo cominciata: inanella una punizione e altri due drop tra il 67' e il 71' minuto, consentendo ai suoi di rilassarsi nella consapevolezza che basti portarlo nei pressi e poi ci pensa lui. Nei pressi? L'ultimo drop lo centra da metà campo...

Onore al merito dei giovani Crusaders per aver saputo porre quesiti tattici agli avversari cui la stragrande maggioranza delle altre squadre non avrebbe saputo dare risposta vincente. A maggior ragione va riconosciuto il merito di questi Bulls che sanno risorgere dalla batosta iniziale e "convertirsi" d'amblè a un gioco del tutto diverso da quello solito; grande prova di qualità, maturità e controllo, se non è l'X Factor questo ...
Fondamentale Zane Kirchner, metronomo Du Preez, terzelinee impressionanti (oscurano progressivamente gente come McCaw e Read) , rincalzi affidabili; quanto a Mornrè Steyn sempre più capocanoniere del torneo, ricorda anche fisicamente tal Butch James, quindi Peter de Villiers coach degli Springboks dovrebbe star sereno.

Finale la settimana prossima al Loftus Versfeld: ai Chiefs conviene presentarsi ben preparati, pur avendo coi Bulls un record di otto vittorie e sole cinque sconfitte. Il 24 aprile scorso a Pretoria finì 33-27, con due mete di Kuun, una di Olivier e 18 punti di Steyn contro tre mete Chiefs (Lauaki, Bruce e Kahui: guarda caso il nr.8 e i due centri) e 12 punti di Donald.

sabato 23 maggio 2009

Leinster consacra l'anno irlandese



Sabato 23 Maggio 2009, Murrayfield, Edimburgh - Heineken Cup Final
Leicester 16-19 Leinster

Leicester Tigers:
G Murphy [capt]; S Hamilton, A Erinle, D Hipkiss, A Tuilagi; S Vesty, J Dupuy; M Ayerza, G Chuter, M Castrogiovanni, T Croft, B Kay, C Newby, B Woods, J Crane. Replacements: B Kayser, J White, L Deacon, L Moody, H Ellis, M Smith, J Murphy

Leinster: I Nacewa; S Horgan, B O'Driscoll, G D'Arcy, L Fitzgerald; J Sexton, C Whitaker; C Healy, B Jackman, S Wright, L Cullen [capt], M O'Kelly, R Elsom, S Jennings, J Heaslip. Replacements: J Fogarty, R McCormack, D Toner, S O'Brien, S Keogh, R Kearney, G Dempsey

Referee: Nigel Owens (Wales)

Come scriveva una settimana fa il socio in occasione della finale di Guinness Premiership, Leicester quest'anno ha sempre vinto di poco, ma ha sempre vinto. Ecco, questa volta ha perso di poco, ma ha perso. Al Murrayfield di Edimburgo hanno vinto gli altri, gli irlandesi, quelli del Leinster che in semifinale hanno eliminato i legittimi pretendenti al secondo titolo di fila in Heineken Cup, Munster. Nel pomeriggio assolato di Scozia hanno chiuso il lavoretto, nell'anno in cui l'Irlanda intera celebra da una parte il Grand Slam al Six Nations e dell'altra la massiccia convocazione nei Lions, ormai a cinque giorni dal debutto in Sud Africa.
Ha vinto soffrendo contro una squadra forte e quadrata come è quella inglese ed infatti tutto è rimasto indeciso fino all'ultimo, fino a quando i Tigers hanno tentato l'ultimo ed inutile assalto all'arcigna difesa del Leinster superbamente guidata da Cullen ed Elsom, il Nembo Kid che ha lasciato l'Australia per vincere in Europa e ha visto lungo.
Una sfida tra fanti, cavalleria pesante e bombardamenti: corse negli spiragli, corse ad affondare il placcatore per creare spazi e pedate per buttare indietro l'avversario. Sfida tra incursori e vinta, a mente fredda, dagli irlandesi in rimessa - manco a dirlo - e con le basi gettate nella mischia ordinata, anche quando il fiato veniva meno e la lucidità pure: i Tiger a questi scontri sono abituati, Leinster no.
L'allungo di Leinster - Ma proprio Leinster aveva incanalato nel verso giusto la partita, allungando sul 9-3 grazie al piazzato di un altrettanto superbo Sexton (il mediano di apertura ha sostituito alla grande Contepomi, assente di lusso della giornata) e ai due drop, il primo di O'Driscoll e il secondo ancora di Sexton, calciato lontano dai pali e da posizione defilata sul lato, ma con l'ovale ben piantato in mezzo alla porta. Dall'altra parte, l'unico sussulto fino ad allora era stato quello di Dupuy.
Non che sembrasse fatta per gli irlandesi di Michael Cheika, però... Ed invece i Tigers hanno alzato il ritmo, affidandosi a due schemi sicuri: quel bestione di Tuilagi che sulla rimessa raccoglie il passaggio di Dupuy e si butta nelle maglie avversarie, rubando centimetri e creando la piattaforma con la quale ripartire al largo. C'è però da aggiungere un'altra cosa: il neozelandese Hamilton non propriamente al 100%, come già sabato scorso contro gli Irish. Un po' appannato come tutta la formazione, Castrogiovanni compreso.
Il recupero delle tigri inglesi - Eppure Leicester non ha mollato, venendo ripagato dello sforzo. Ci ha pensato Stan Wright, il pilone irlandese che commette fallo in ruck, beccandosi il giallo da un impeccabile Nigel Owen. Nell'azione precedente era inziata l'invasione inglese, con Hipkiss che vola via alla difesa molle e Horgan che per stenderlo prova quasi ad agguantarlo con uno sgambetto, ma fallisce perché il centro avversario ha le ali ai piedi. Leinster in dieci al 32' del primo tempo, manovra che si allarga più facilmente per le tigri e Woods che resiste alle cariche muovendosi con insolita agilità tra due placcaggi e mezzo e segna la meta che manda negli spogliatoi le duellanti sul 13-9 per gli inglesi, grazie anche ad una precedente punizione messa a segno sempre da Dupuy.
Nembo Kid e soci - La riscossa nella ripresa è segnata da Rocky Elsom e da Brian O'Driscoll, che resisterà in campo fino alla fine nonostante qualche colpo di troppo difficile da assorbire: per un attimo si sposterà all'ala, poi tornerà in mezzo al campo. Ottima la prestazione di Nacewa, soprattutto nel secondo tempo quando Sexton non ha più la precisione dei primi 40' nello spostare l'asse del gioco: sarà l'estremo neozelandese a metterci una piega, vincendo alla lontana la sfida con il connazionale Hamilton.
Leinster si riporta in avanti perché rispetta le regole elementari del rugby: sostegno, sostegno e sostegno. Ogni volta che gli attaccanti vengono placcati, si guardano attorno a cercare il socio in aiuto ed infatti la meta che rimescola le carte in tavola arriva da un riciclo di O'Driscoll per Heaslip ed è meta. Sexton trasforma, si finisce sul 16-16. Intanto Cullan continua a governare alla grande i suoi in touch, i Tigers ora sono all'angolo. Non ne hanno più, provano ad attaccare ma non hanno l'abbrivio giusto per mettere sotto pressione Leinster. Sexton mette a segno un calcio di punizione che fa esplodere i tanti irlandesi presenti al Murrayfield: è il sorpasso dopo la lunga rincorsa, 19-16.
Champagne - Ultimi dieci minuti: la sensazione - ovvia - è che chi-sbaglia-paga. Sbagliano le tigri, ma non tanto perché mancano una chiara occasione, quanto perché semplicemente non ne ce la fanno più, Leinster ha ancora la forza di partire reattiva dai blocchi da gioco fermo, ha la sensazione che stavolta la finale è sua. Non come nel 2003, ad esempio, quando andò a Munster. Nell'ultima sferzata offensiva, Leicester perde palla in ruck, commette fallo e Owen fischia la punizione per Leinster. Sexton gli bisbiglia "se calcio fuori è finita?". L'arbitro risponde di sì.
Si stappano le bottiglie di champagne, Leinster è sul trono d'Europa, meritatamente. Conclude l'anno magico del rugby irlandese che ora è chiamato al test più duro, contro gli Springboks, ma questa è tutta un'altra storia. A Edimburgo hanno fatto la storia.

Challeng-ing final


Ven. 22 May 2009, Twickenham The Stoop
Bourgoin 3-15 Northampton
Northampton Foden; Diggin, Clarke (30' st Ansbro), Downey, Reihana; Myler (39' st Everitt), Dickson (26' st Dickens); Easter, S Gray, Best; Kruger (30' st Day), Fernandez Lobbe (40' Lawes); Murray, Hartley (38' st Sharman), Tonga'uiha (34' st Smith).
Bourgoin A Forest; Coetzee, Viazzo (40' st Laloo), David, Coux (16' st Denos); Boyet, Parra (34' st M Forest); Labrit (23' st T Genevois), Jooste, Frier; Basson (12' st S Nicolas), Levast; Wihongi, J Genevois (18' st Vigneaux), Tchougong (28' st Cardinali).
Arbitro George Clancy (Irlanda)
Marcatori 9' e 21' c.p. Myler, 33' c.p. Parra, 38' c.p. Myler; s.t.: 9' e 29' c.p. Myler.
Note al 36' esp. temp. per Best e Parra; al 35' st esp. T Genevois; Nothampton promossa in Heineken Cup.


Al The Stoop di Twickenham finale di Euro Challenge Cup d'altri tempi; ruvida e abrasiva, con tanto di contusi, due gialli e un rosso nel mezzo di più o meno sane scazzottate e un enorme nervosismo malamente gestito dal poco adeguato arbitro irlandese Clancy.
La partita sul piano concreto viene decisa da cinque piazzati di Myler su cinque tentativi (più due drop falliti) contro una punizione centrata da Parra e un drop fallito da Boyet. Vale a dire dalla capacità dei Saints di capitalizzare le occasioni, rispetto alla dose massiccia di errori e perdite di possesso dentro ai 22m avversari dei più ariosi e fantasiosi francesi.
Pallino in mano inglese dall'inizio: caricano furiosamente a fasi ripetute mantenendo possesso e territorio per tutti i primi dieci minuti, incassando solo un 6-0 per l'accurata difesa francese mai in affanno.
Dopo i dieci minuti iniziali la partita fatalmente si riequilibra e i Saints mirano a depotenziare la supremazia della mischia avversaria e a rallentarne l'attacco manovrato ricco di offload dei francesi, che pure risulta prono a troppi errori e perdite di possesso.
Al 33' il pack di Euan Murray & compagni viene impietosamente rollato via dai francesi, procurando l'unico piazzato messo a segno da Parra per un 6-3 che rinfranca i Berjallens.
Guarda caso è proprio il momento in cui il nervosismo a fior di pelle vien fatto degenerare quasi scientificamente in rissa. L'incapacità arbitrale a gestire con polso le fasi di contesa, proteggendo la sicurezza dei giocatori, stimola i Saints a insistere sulla china del fine che giustifica i mezzi, agevolati dall'infiammabilità della temper francese.
E' un approccio spregiudicato borderline secondo i più classici stilemi inglesi, solo meno mascherato del solito, che trova in Hartley, giovane tallonatore talentuoso ma teppista sin nella sua fisiognomica l'interprete più scatenato, nel mediano Dickson il provocatore designato su Parra e in occhi-di-ghiaccio Myler il "mandante" dalle mani nette.
Provocazioni, ginocchiate, "forchette" negli occhi e mani sul muso, sgambetti e ostruzioni: parafrasando Manzoni, la sciagurata (squadra francese) rispose, cascandoci come tanti pesci boccaloni, a partire da Parra i cui vent'anni emergono tutti.
Tra risse e confrontation pagano solo Best che per un millimetro non perde l'occhio e si ritrova sostanzialmente incolpevole in panca puniti, assieme all'esagitato più che pericoloso Parra.
Nonostante tutto, nel finale del primo tempo Boyet manca di pochissimo un drop di lunga gittata sfiorando il secondo quasi-riaggancio, ma si rimane sul 9-3.
Il secondo tempo prosegue sulla falsariga del primo, coi francesi incapaci di trovare la bussola e i Saints concentrati sul mantenere alto il livello del nervosismo in campo e capitalizzare ulteriori calci di punizione, nella degenerazione in termini disciplinari mano a mano che il tempo passa ed entrano i rincalzi, alcuni dei quali pericolosi sampegoni (*) degni di platee rugbistiche molto più periferiche.
Quello che rimane sono un paio di gialli per rissa, Parra steso nel secondo tempo da una entrata killer di Lawes - grave infortunio alla spalla e probabile adieu ai test match di giugno - un rosso a Genevois autonominatosi Chuck Norris il giustiziere che uscendo manda a cagare arbitro e steward.

Peccato, perchè di valori in campo ce ne sarebbero di interessanti; il confronto tra i giovani Myler-Foden da una parte e Parra-Boyet dall'altra.
Risalta per vicinanza temporale la differenza con la semifinale di Super14 dello stesso giorno: nella finale boreale furbetterie e mani sul muso prevalgono sulla semplice assoluta bellezza della quantità di moto dispiegata e galoppante: emme (massa) per vu (velocità). Non c'è paragone.
Poi c'è chi dice che il rugby è salvo perchè ci restituiranno il "carrettino", mavadavial...
Tant'è, alla fine godono i più consistenti e convinti Saints, netti favoriti almeno da quando Bourgoin eliminò gli Irish vincitori "designati" del torneo. Gode pure Brive: per il rotto della cuffia e dei drop di Andy Goode trova un posto in Heineken Cup. Si rassegnano i Wasps, l'anno prossimo saranno i "vincitori designati" di Euro Challenge Cup...

I team della prossima edizione di Heineken Cup:
ENGLAND (7): Leicester Tigers, Harlequins, London Irish, Bath Rugby, Sale Sharks, Gloucester Rugby, Northampton Saints;
FRANCE: ( 6): Perpignan, Toulouse, Stade Francais Paris, Clermont Auvergne, Biarritz, Brive;
IRELAND: (3): Munster, Leinster, Ulster;
ITALIA (2): Viadana, Treviso o Calvisano;
SCOTLAND (2): Edinburgh, Glasgow Warriors;
WALES (3): Ospreys, Cardiff Blues, Scarlets;
la 24' squadra sarà determinata da una partita da giocarsi in Italia venerdì 29 maggio tra Newport Gwent Dragons (penultima non scozzese in Celtic) e quella tra le due eliminate nelle semifinali del Super10 italiano che abbia finito la regular season col miglior piazzamento (quindi a questo punto la perdente della semifinale tra Treviso o Calvisano).

I team della prossima Euro Challenge Cup:
ENGLAND (5): Wasps, Saracens, Newcastle Falcons, Worcester Warriors, Leeds Carnegie;
FRANCE (8): Bourgoin, Bayonne, Montpellier, Montauban, Toulon, Castres, Racing-Mètro Paris, la seconda promossa dal ProD2 (Albi o Oyonnax);
ITALIA (3): Overmach Parma, Petrarca Padova, Rovigo;
CELTICHE (1): Connacht.
OTHERS: Bucuresti Oaks (selezione rumena), la vincitrice del campionato spagnolo (Madrid?);
la 20' squadra sarà la perdente del confronto del 29 maggio tra Newport Gwent Dragons e la terza classificata del Super10 italiano.

(*): dicesi in Veneto di persona alta e massiccia ma al contempo scoordinata e scomposta.

venerdì 22 maggio 2009

Waikato in finale


Ven. 22 Maggio 2009 - Waikato Stadium - Hamilton, Nzl
Chiefs 14-10 Hurricanes

Quinta semifinale persa dagli Hurricanes eterni secondi: negli ultimi istanti, la nebbiolina che scende mentre tentano inutilmente di sfondare la difesa Chiefs a tre metri dalla meta ha probabilmente ricordato a qualcuno la finale 2006, persa nella nebbia di Christchurch contro i Crusaders.
Partita molto fisica giocata in velocità a viso aperto, senza risparmio in fase di contesa e di offlload, tutta quantità di moto emme (massa) per vu (velocità) altro che masse inerziali da Premiership, a mille all'ora senza pause o remissioni: un classico, spettacolare scontro australe che nulla ha da invidiare al rugby a XIII quanto a dinamismo e aggressività.
Grande risulta l'equilibrio nelle statistiche di possesso, territorio e anche errori; a loro pro i Canes riescono a imbrigliare il piede di Donald (zero su due punizioni più un drop fallito, ma due conversioni decisive da parte dell'uomo che aveva segnato tutti i punti dei Chiefs nelle ultime due partite), ma non a far decollare la partita sopra i venti-venticinque punti, lande tipiche delle loro vittorie.
Merito dei Chiefs, che si fanno preferire per la compattezza nella fase difensiva e di contesa; suicida alla fine risulta la scelta dei Canes dai centri migliori del Pianeta - Ma'a Nonu e Conrad Smith - di calcettare dietro e lateralmente verso il triangolo allargato più letale del Super14 - Sivivatu, Muliaina col trottolino Masaga: sarà l'errore che gli costerà la partita.
Alla fine ha pesato più l'assenza di Kahui e quella in corso d'opera di Waldrom per i Canes, privando la terza linea di alternative solide a So'oialo, che non quella del mediano titolare dei Chiefs, ben sostituito da Morland.
L'inizo è subito al fulmicotone, dopo un notevole equilibrio gli Hurricanes confermano al 20' il loro ruolo di favoriti, andando in meta per primi col metaman del torneo Ma'a Nonu, finalizzando un veloce allargamento sulla sinistra dentro la linea dei ventidue.
I Chiefs ovviamente non ci stanno e dopo sette minuti la pressione dei loro avanti determina l'espulsione temporanea del pilone Schwalger per falli ripetuti in ruck.
Donald fallisce il calcio di punizione, ma al 37' il gigantesco Sione Lauaki, uno dei protagonisti della gara, riceve in posizione di ala sinistra, rompe un placcaggio, caccia via il pari ruolo So'oialo (in foto) e segna una meta d'angolo, trasformata da Donald. Riposo sul 7 pari, fedele a quanto visto in campo.

Nel seconto periodo continua l'equilibrio instabile. Lato Canes c'è So'oialo che canta la messa (fa il ball carrier) e porta il Cristo (si sacrifica in difesa), i due centri vagolano con poco costrutto (incredibile l'ubiquità di Conrad Smith), Corey Jane incollato in fondo e Weepu a cercare di inventare, ma sia lui che l'apertura Ripia calciano alto e poco più.
I Chiefs sono più solidi, ancorati su Lauaki più devastante che pigro stasera, con pack e centri attentissimi in difesa e il citato terzetto arretrato pronto allo scatto del mamba.
A metà tempo l'episodio cruciale: ennesimo calcio dalle retrovie Hurricanes (Ripia) nel campo Chiefs, raccoglie Muliaina che passa a Sivivatu, questi gira veloce al largo a destra, raddrizza intonso aggirando un paio di avversari, corre per cinquant ametri poi scarica su Morland a sostegno, il quale assorbe i difensori e scarica infine su Muliaina che ha seguito l'azione e segna in mezzo ai pali. Donald trasforma, 14-7, i Chiefs vanno in finale per la prima volta nella loro storia. Domani sapranno l'avversario e il luogo della finale, Pretora o casa loro.

Chiefs: 15 Mils Muliaina (c), 14 Lelia Masaga, 13 Dwayne Sweeney, 12 Callum Bruce, 11 Sitiveni Sivivatu, 10 Stephen Donald, 9 Toby Morland, 8 Sione Lauaki, 7 Tanerau Latimer, 6 Liam Messam, 5 Kevin O'Neill, 4 Craig Clarke, 3 James McGougan, 2 Aled de Malmanche, 1 Sona Taumalolo.
Repl.: 16 Hika Elliot, 17 Joe Savage, 18 Toby Lynn, 19 Serge Lilo, 20 Brett Goodin, 21 Mike Delany, 22 Sosene Anesi.

Hurricanes: 15 Cory Jane, 14 Tamati Ellison, 13 Conrad Smith, 12 Ma'a Nonu, 11 David Smith, 10 Willie Ripia, 9 Piri Weepu; 8 Rodney So'oialo (c), 7 Scott Waldrom, 6 Victor Vito, 5 Jason Eaton, 4 Jeremy Thrush, 3 Neemia Tialata, 2 Andrew Hore, 1 John Schwalger.
Repl.: 16 Ged Robinson, 17 Jacob Ellison, 18 Bryn Evans, 19 Karl Lowe, 20 Alby Mathewson, 21 Jason Kawau, 22 Zac Guilford.

Arbitro: Stu Dickinson (Australia)

martedì 19 maggio 2009

I Saints non temono i leoni. Danny fuori dall'Inghilterra


Dalla perfida Albione giungono notizie sempre fresche e sintomatiche: prima fra tutti, anche i British Lions devono fare i conti con i club della Premier. Come nel caso di Euan Murray, il pilone scozzese dei Northampton Saints che venerdì sera dovrà affrontare il Bourgoin nella finale di European Challenge. Dovrebbe anche presentarsi al ritiro dei Lions, ed invece il club lo ha trattenuto con forza.
Una situazione simile a quella di Leinster: simile, non uguale. Gli irlandesi sabato si giocheranno il posto più in alto del gradino europeo nella finale di Heineken Cup contro Leicester. Il tempo di scendere in campo ad Edimburgo e poi si aggregheranno al resto della compagnia destinata alla spedizione sudafricana in quel di Pennyhill Park, quartiere generale dei Lions. D’altra parte, se non ci vanno gli irlandesi, allora chi?
Ma il rifiuto categorico dei Saints di permettere a Blair di prepararsi al meglio ha fatto arrabbiare e non poco i vertici della selezione, per quanto preferiscano tenere un profilo basso. O almeno così ha provato Ian McGeechan, che ha già guidato i Lions nella tournée del 1997 vinta 2-1 proprio contro i Boks. Il tecnico è ottimista, anche alla luce delle decisioni dell’Irb di riportare alle vecchie condizioni le regole della maul: sarà vietato farla crollare e da lì si potranno costruire le azioni offensive dei suoi, facendo affidamento al pacchetto di mischia. A ciò si aggiunge il fatto che i Lions avranno sei match per familiarizzare tra loro (quelli con i club sudafricani o le selezioni come gli Highveld XV, incontro che apre il tabellone il 30 maggio). Gli Springboks, invece, arriveranno “cold” alla prima disfida.
Dalla guerra diplomatica tra la Premier Rugby e i Lions (c’è di mezzo pura la Rugby Football Union), passiamo a trattare proprio di nazionale inglese, dove torna il campione del mondo 2003 Steve Thompson, ma da dove se ne va al momento Danny Cipriani. Gli inglesi disputeranno due incontri con l’Argentina: prima in casa, all’Old Trafford, poi in trasferta nelle Pampas dei Pumas.
Thompson, 30 anni, ritorna ai livelli internazionali dopo un brutto infortunio al collo che, si diceva, avrebbe messo a rischio l’intera carriera. Ha provato pure a fare l’allenatore con Brive, in Francia, poi tra un’operazione Oltremanica ed una Oltreoceano, negli Stati Uniti, è tornato disponibile e Martin Johnson, suo collega di reparto nel temibile pack di Australia 2003, lo ha richiamato all’ordine. Lui, ovviamente, non poteva che non rispondere al vecchio capitano. Tra i vecchi – nuovi nomi c’è pure quelli di Lewis Moody, il cui ultimo cap risale all’estate 2008 in Nuova Zelanda.
Il povero Danny? Nel frattempo si accontenta di essere nella selezione dei Saxons per la Churchill Cup. In verità è ufficialmente in stand-by per i Lions. Certo è che o qualche club si mette di nuovo a fare i capricci o dovrà guardarseli in televisione.
È il professionismo, caro mio, e non puoi farci nulla. Non ci riescono nemmeno i Lions.

England:
Forwards: S Armitage (London Irish), S Borthwick (Saracens, capt), G Chuter (Leicester), J Crane (Leicester), T Croft (Leicester), L Deacon (Leicester), N Easter (Harlequins), D Hartley (Northampton), J Haskell (Wasps), B Kay (Leicester), N Kennedy (London Irish), L Moody (Leicester), T Payne (Wasps), T Rees (Wasps), C Robshaw (Harlequins), S Thompson (CA Brive), J White (Leicester), D Wilson (Newcastle), N Wood (Gloucester)

Backs: D Armitage (London Irish), D Care (Harlequins), M Cueto (Sale Sharks), B Foden (Northampton), A Goode (CA Brive), J Turner-Hall (Harlequins), D Hipkiss (Leicester), P Hodgson (London Irish), T May (Newcastle), O Morgan (Gloucester), J Noon (Newcastle), D Strettle(Harlequins), M Tait (Sale Sharks), S Vesty (Leicester), R Wigglesworth (Sale Sharks).

Fine campionati boreali



Terminata la Magners Celtic League nel weekend, coi verdetti importanti gia' definiti da tempo: titolo a Munster e Connacht ultima quindi in Euro Challenge l'anno prossimo. Le ultime partite sono servite a definire la classifica nelle terre di mezzo.
Spicca il volo tardivo spiccato dagli Scarlets: battono i Cardiff Blues nel recupero di mercoledi' e sabato Ulster per 43-17 (sei mete e 13 punti di Rhys Priestland) e conquistano un quinto posto in classifica inopinato alla vigilia.
Posto ceduto proprio dai Blues che perdono in casa con Edimbugh per 14-36 (due mete di De Luca, poi Godman, Cairns e 11 punti di Paterson contro una meta di Nicky Robinson una di Chris Czekaj), una ulteriore vittoria sonante che legittima il secondo posto degli scozzesi e il ruolo di rivelazione del campionato.
Piazzamento quello dei Gunners reso possibile dalla sconfitta di Leinster 18-9 con i Dragons e il giorno prima dalla vittoria di Munster su Ospreys per 36-10 (due mete di David Wallace, una per Leamy, Warwick e Horgan, 11 punti di O'Gara; tutti di James Hook i punti gallesi una meta inclusa). Leister ovviamente e' del tutto focalizzata sulla finale Heineken di settimana prossima, mentre la vittoria di Newport e' ininfluente, rimangono penultimi e sono destinati allo spareggio con la terza classificata del Super10 italiano per accedere alla Heinken Cup 2009/10 (sempre che gli italiani quest'anno si degnino di accettare la sfida).
I Warriors di Glasgow infine hanno liquidato Connacht per 30-9.

Finita anche la regular season del Top14 francese. Anche qui nell'ultima giornata rimaneva poco da stabilire.
Prima in classifica s'e' confermata Perpignan andando a vincere a Castres 26-32: avanti con la meta di Guirado e due calci di Melee, i catalani si sono fatti raggiungere e superare da due mete e due penalita' dei padroni di casa nel primo tempo; nel secondo una meta di Farid Sid e il piede di Melee (due drop e due punizioni) hanno ridato la vittoria all'USAP.
Nonostante la sepoltura 6-80 del Tolosa sul Mont de Marsan (dieci mete, doppiette di Lamboley e Medard), nonostante gli stessi punti degli Alverni e una miglior differenza punti, Tolosa rimane quindi seconda.
Terza Clermont vincente in modo analogo a Dax 75-3 (undici mete, doppiette di Mignoni in foto e del top scorer del campionato Nalaga, in meta anche oggi Gonzo Canale). Rimane quarto lo Stade Francais che perde 31-27 a Bayonne (4 mete a due, una di Mauro Bergamasco e una per il "neo-italiano" Craig Gower di Bayonne; baschi sempre avanti nel punteggio).
Baiona non entra in zona Heineken (potenziale) per il pareggio in exremis di Brive a Bourgoin: Parra gioca solo mezzo tempo ma Boyet tiene in piedi la baracca, raggiunge con una meta e due calci la squadra del Correze, che torna al condurre al 60' con un drop di Andy Goode, pareggia Laloo cinque minuti piu' tardi, punizione di Morgan Parra al 75' per la apparente vittoria e drop del pareggio al 77' indovinate di chi. Ora ai brivisti non rimane che fare il tifo proprio contro gli Iserani impegnati in finale di Euro Challenge venerdì prossimo: se perdessero, il posto in Heineken Cup è di Brive, mentre per lo stesso motivo i Wasps tiferanno contro i connazionali Saints di Northampton.
Chi invece si guadagna sul campo l'accesso certo alla Heineken con un brillante rush finale e' Biarritz vincente anche col Montauban 38-10 (4 mete, 18 punti di Yachvili).
Infine Tolone-Montpellier finisce 23-3 (due mete del pilone Taimopeau, una per Tana Umaga): i provenzali ripartiranno l'anno prossimo da Jonny Wilkinson; Montpellier invece perde coach Galthie' l'ex Stade prima ancora che arrivi, preferisce rimanere a Parigi.
Le semifinali: Tolosa - Clermont è la piu' esplosiva - la miglior difesa contro il miglior attacco, mentre con Perpignan-Stade Francais abbiamo un team coeso ma non completo in tutte le fasi e in tutti i reparti contrapposto a un super squadrone ultimamente confuso e forse non nel totale controllo di coach Ewen McKenzie.
La finale del 6 giugno potrebbe essere una riedizione del 2003 (Tolosa -Stade), del 2007 (Clermont-Stade), una storica Tolosa -Perpignan (finale nel 1921, 1924 e 1926) o la del tutto inedita Clermont-Perpignan. Perugini a parte, l'italianita' direbbe "2007" ma ci piacerebbe anche "l'inedita"; pero' il fascino emanato dalla "storica" non sarebbe comunque male.
Qui alcune interessanti statistiche del campionato Top14.

Nel frattempo, andate delle semifinali del Super10:
Femi CZ Rovigo 19 - 23 Montepaschi Viadana
Marcatori: 4’cp Hore (Viadan), 9’m Bortolussi tr Hore (Viadana), 15’cp Bustos (Rovigo)s, 22’m Di Maura tr Bustos (Rovigo), 47’cp Law (Viadana). Secondo tempo: 4’e 17' cp Bustos (Rovigo), 24’m tecnica Viadana tr Hore, 28’cp Bustos (Rovigo), 35’cp Hore (Viadana).
Importante ipoteca sul passaggio alla finale ottenuta davanti a 5,500 spettatori rossoblu. Avanti Viadana, pareggio a meta' del primo tempo, di nuovo passa Viadana, sorpasso del Rovigo al 17' del secondo tempo; poi una meta tecnica per Viadana cui segue una inferiorita' numerica che consente a Rovigo di riportarsi a meno uno. Nel finale il piazzato di Hore chiude la gara.
Cammi Calvisano 18 – 13 Benetton Treviso
Marcatori: 13’cp Fraser (Cammi), 16’m Williams tr Marcato (Benetton), 23’e 33' cp Fraser (Cammi). Secondo tempo: 2’drop Goosen (Benetton), 15’e 21' cp Fraser (Cammi), 24’cp Marcato (Benetton), 25’cp Fraser (Cammi).
Davanti ai 4,000 spettatori di Calvisano, una meta di Williams, un drop di Goosen e un piazzato di Marcato non bastano a Treviso per contrastare il display perfetto al piede di Fraser autore di tutti i 18 punti casalinghi col 100% di precisione.
Partite di ritorno nel prossimo weekend.

lunedì 18 maggio 2009

Russell Crowe: non male, il ragazzo



Dicevamo che Russell Crowe ha investito nella Rugby League australiana: nel video, l'attore in azione in un torneo con amici. Il giovanotto dimostra buone qualità, forse sarà anche per questo motivo che il giornalista si impapina al momento del calcio di avvio.

Un Mike dalle sette vite


In due anni, i London Irish sono arrivati due volte ad un passo dalla redenzione: in Heineken Cup un anno fa, quando in semifinale vennere battuti da Tolosa, e sabato scorso, quando hanno perso contro Leicester per il titolo di Guinness Premiership. Hanno svolto un buon lavoro, regalando alla nazionale anche un giocatore che diverrà prezioso nei prossimi anni, Delon Armitage. Ma tra le fila degli Exiles gioca anche tale Mike Catt, uno che a 36 anni ha disputato il campionato del mondo in Francia, divenendo il più vecchio rugbista nella storia dei Mondiali.
Una spedizione finita in finale contro il Sud Africa, ma solo quattro anni prima anche lui era nella selezione di sua Maestà che ha trionfato in Australia. Mike Catt è anche l'allenatore dei trequarti degli Irish: d'altra parte in campo è ormai una autorità, uno di quei vecchi che hanno ancora abbastanza fiato da ossigenare il cervello nei momenti che contano di una stagione.
Non sorprende quindi che Mike Catt sia stato utilizzato come pedina fondamentale nella tattica sia da Clive Woodward che da Brian Ashton: lui era il secondo regista, l'uomo che con la maglia della nazionale doveva assorbire la pressione portata su Jonny Wilkinson. Un lavoro dietro le quinte, in un primo momento, perché gli occhi inevitabilmente cadevano sul piede sinistro di Jonny, quando in realtà alle sue spalle c'era sempre un Catt pronto a giocare in profondità, ad attaccare la linea avversaria e a fare da sostegno ad uno dei trequarti lanciati in corsa.
Però, il buon vecchietto Catt (nato sudafricano, a Port Elizabeth il 17 settembre 1971, una gara con la maglia dei Lions nel 1997) ha soprattutto dovuto portare sulle proprie spalle le sgangherate prestazioni di una Inghilterra pre Mondiale, quando i detentori del titolo del 2003 sembravano condannati a fare da comparsa a Parigi. Lui può giocare apertura, ala, estremo e centro, in occasione dell'inno nazionale saluta sempre la telecamera che passa in rassegna i volti dei XV in campo, muovendo il mignolo da dietro l'orecchio destro che finge di grattarsi.
Di ritorno dall'Australia sembrava destinato a non indossare più la maglia della nazionale, dal 2006 è arrivata una seconda giovinezza.
Dopo 12 anni con Bath (220 caps) è sceso a Londra, ha siglato un contratto con gli Exiles: dal 2004 è sceso in campo 46 volte e segnato 43 punti, oltre a venire nominato Guinness Premiership Player of The Season 2006. Ci ha provato anche quest'anno, ma il ruggito delle Tigri domate da Martin Corry è stato più forte.

domenica 17 maggio 2009

Prime le Tigri


Leicester Tigers 10 - 9 London Irish

Subs


No.

Subs


Geordan Murphy 15 Peter Hewat
Replacement off


Scott Hamilton 14 Adam Thompstone
Replacement off


Ayoola Erinle 13 Delon Armitage



Dan Hipkiss 12 Seilala Mapusua

Replacement off
Johne Murphy 11 Sailosi Tagicakibau



Sam Vesty 10 Mike Catt



Julien Dupuy 9 Paul Hodgson



Marcos Ayerza 1 Clarke Dermody
Replacement off
Replacement off
George Chuter 2 Danie Coetzee
Replacement off
Replacement off
Julian White 3 Richard Skuse
Replacement off


Tom Croft 4 James Hudson



Ben Kay 5 Bob Casey



Craig Newby 6 Declan Danaher
Replacement off
Replacement off
Ben Woods 7 Steffon Armitage

Yellow card

Jordan Crane 8 Chris Hala'ufia

Replacements
Replacements
Replacement on
Benjamin Kayser 16 Alex Corbisiero
Replacement on
Replacement on
Dan Cole 17 James Buckland
Replacement on


Louis Deacon 18 Gary Johnson
Replacement on
Replacement on
Lewis Moody 19 Richard Thorpe
Replacement on


Harry Ellis 20 Elvis Seveali'i
Replacement on
Replacement on
Matt Smith 21 Peter Richards



Tom Varndell 22 Tom Homer
Replacement on

Finalissima della Guinness Premiership, come tradizione a Twickenham di fronte a una folla record, 81.601 spettatori. Non facciamoci ingannare dallo striminzito margine finale, i Tigers di quest'anno vincono sempre per pochi punti ,ma vincono sempre.
Manca tra gli Exiles la torre Kennedy, assenza apparentemente piu' rilevante di quella di Castrogiovanni dalla parte opposta (infortunio serio, si dice ernia?) rimpiazzato dal nazionale Julian White; manca ancora Flood, gia' sostituito in modo eccellente all'apertura da Sam Vesty in semifinale Heineken la scorsa settimana; Mauger assente, al centro al posto di Vesty c'e' ancora Erinle ex Wasps.
Gli Irish sono una squadra "rognosa" e fisica ma sprovvista di guizzo, di un campionissimo maturo, geniale e fuori dagli schemi capace di rovinare il feroce aplomb dei magistrali interpreti del rugby albionico di Leicester da anni sulla breccia.
Di fatto una volta sorvegliato in modo speciale Delon Armitage per stroncare sul nascere le sue iniziative, una volta opposta altrettanta fisicità ai fisici di Mapusua, Tagicakibau e Hulu'afia, ai Tigers non rimaneva che "prendere atto" dell'acume tattico poco incisivo di Mike Catt e giocare la solita partita, cioe' commettere meno errori dell'avversario per svangare anche questa.
Gli Irish contrapporranno la solita partita attentissima in difesa (e stavolta anche decentemente corretta, diversamente dalla semifinale coi Quins), senza mai offrire opportunità ai falchi Geordan Murphy, Scott Hamilton e ai due centri (e forse qui l'assenza di un ball carrier alternativo come Castro. s'e' fatta piu' sentire), ne' al piede di Dupuy.
In piu' gli Exiles han saputo porre grossi quesiti sul controllo delle fonti di gioco, tradizionale elemento di supremazia avversaria: a parte i primi minuti confusionari infatti gli Irish hanno gestito bene le loro rimesse e han saputo generare qualche problemino alla mischia avversaria.

Pronti via e al ventiquattresimo secondo di gioco gli Exiles fan capire che non sono solo di passaggio a Twickenham mediante un drop di Hewat da 45 metri.
Le Tigri impiegheranno 17 minuti per pareggiare con una punizione di Dupuy, mediano francese sulla via del ritorno in patria (Stade Francais?), già vincitore del Top14 con Biarritz e preferito ancora una volta al mediano della nazionale inglese Ellis (quando il gioco si fa duro ...).
Hewat manderà poi sul palo un non difficile calcio piazzato, Delon Armitage ne sbaglierà un altro e 3-3 rimarrà il punteggio finale di un primo tempo poco "strutturato", anche se il pallino del gioco è chiaramente di Leicester, mentre gli Irish com'è giusto li ostacolano e fanno i "corsari".
In particolare alla fine del primo tempo i londinesi insistono a meno di un passo dalla meta ma la tattica "brute force" della legione straniera Mapusua, Tagicakibau e Hulu'afia non riesce a scalzare i solidi Tigrotti. Non fosse stato per il cartellino giallo a J.Crane, reo dell'ennesima entrata laterale, tale display difensivo avrebbe potuto essere la svolta della partita, negativa per gli Irish.
Nei primi dieci minuti del secondo tempo la superiorità numerica frutta solo tre punti agli Irish da Delon Armitage (due su sei la prestazione al piede stasera) ma gli Irish conducono per 6-3, mentre Hamilton e G.Murphy e Hipkiss (più in ombra Erinle e Croft) iniziano a sgroppare e aprire qualche break.
Più passa il tempo più emerge il peso negativo dell'inesperienza di queste altitudini dei londinesi rispetto al ruolo di favoriti in svantaggio anche se di poco dei provinciali; a un certo punto Catt si arrabbia moltissimo coi suoi per di un grabber precipitoso da "palla che scotta" degno della nazionale italiana, mentre stavano bastava aver pazienza e insistere.
Nel frattempo il golden boy Jason Crane, lo stesso del piazzato decisivo nel shoot-out di Cardiff, lo stesso che s'è fatto espellere poc'anzi, riesce a svellere la difesa Irish e "rapinare" la meta decisiva attorno al 60', finalizzando una lunga fase d'attacco; Dupuy trasforma, siamo 10-6.
Non è un episodio idolato, prima e anche subito dopo la meta i Tigers sono protagonisti di profonde penetrazioni con Matt Smith sostituto di Johne Murphy per infortunio nel primo tempo, di Erinle e del suo compagni di reparto, un ottimo Hipkiss.
A otto minuti dalla fine Delon Armitage segna un altro penalty da metà campo che porta il risultato sul 10-9, ma manca la sensazione che la partita sia riaperta.
Infatti vince il mestiere, e Leicester vendica la sconfitta subita dagli altri londinesi Wasps l'anno scorso - a proposito di vincenti, quella partita fu l'addio di Dallaglio, quest'anno tocca a un altro monumento, capitan Martin Corry. Rimane così limitato a sole 5 il novero delle squadre vincitrici della Premiership: Leicester Tigers e Wasps, Bath, Newcastle e Sale Sharks.

Onore agli Exiles, anche se incassano la seconda cocente delusione dell'anno dopo l'eliminazione in casa da parte del Bourgoin dalla Euro Challenge Cup cui parevano inevitabilmente destinati.
La squadra di coach Booth nel passato lottava per non retrocedere e l'anno scorso è arrivata alle semifinali (di Heineken Cup); ha potenza fisica da vendere nei trequarti - Catt a parte, più anziano giocatore in una finale di sempre coi sui 37 anni.
Per poter puntare con decisione all'ultimo passo, gli manca forse una cerniera mediana più brillante (Catt e Hodgson sono onesti disbrigatori di pratiche del ruolo), qualche rifinitura nel triangolo allargato (Delon Armitage estremo, un'ala) e anche un po' più di pack a fianco degli ottimi Steffon Armitage, Hala 'ufia e Kennedy assente, segnatamente in prima linea.
Cockers Cockerill coach dei Tigers queat'anno ha la possibilità si sfatare il mito più robusto del rugby boreale: la Premiership logora chi cerca di dominarla.
La settimana prossima in un Murrayfield anch'esso sold out per la finale di Heineken Cup contro il Leinster di O'Driscoll, Leicester la città del rugby potrà giocarsi serie chance per una storica doppietta campionato-Europa, di quelle tipiche della Tolosa d'antan.

sabato 16 maggio 2009

Derby a Durban


telecronaca semilive di Sharks - Bulls, ultima gara di regular season del Super14:
Sharks: 15 Stefan Terblanche, 14 Odwa Ndungane, 13 Adrian Jacobs, 12 Riaan Swanepoel, 11 JP Pietersen, 10 Ruan Pienaar, 9 Rory Kockott, 8 Ryan Kankowski, 7 Jean Deysel, 6 Keegan Daniel, 5 Johann Muller (c), 4 Steven Sykes, 3 John Smit, 2 Bismarck du Plessis, 1 Tendai Mtawarira. Repl.: 16 Jannie du Plessis, 17 Deon Carstens, 18 Albert van den Berg, 19 Jacques Botes, 20 Charl McLeod, 21 Monty Dumond, 22 Andries Strauss.
Bulls: 15 Zane Kirchner, 14 Akona Ndungane, 13 JP Nel, 12 Wynand Olivier, 11 Bryan Habana; 10 Morné Steyn, 9 Fourie du Preez, 8 Pierre Spies, 7 Dewald Potgieter, 6 Deon Stegmann, 5 Victor Matfield (c), 4 Bakkies Botha, 3 Werner Kruger, 2 Derick Kuün, 1 Gurthrö Steenkamp. Repl.: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Rayno Gerber, 18 Danie Rossouw, 19 Pedrie Wannenburg, 20 Heini Adams, 21 Burton Francis, 22 Jaco Pretorius.

Arbitro: Craig Joubert (South Africa)
Agli Sharks serve assolutamente una vittoria con bonus per agguantare l'ultimo posto utile in semifinale; i Bulls dal canto loro sono già certamente qualificati ma se non vinceranno, niente semifinale a Pretoria.
Primo tempo:
2':  punizione piazzabile a favore Sharks per maniin faccia di Bakkies Botha a Kankowsi, centrale sui 22m avversari, ma vanno in rimessa: devono vincere segnando 4 mete. I Bulls ruberanno palla.
Da quel momento sono gli ospiti a menare le danze, schiacciando i padroni di casa nella loro metacampo con pochi up&under loro marchio di fabbrica e molto possesso in avanzamento.
15': i Bulls concretizzano la pressione con la meta dell'estremo Zane Kirchner sull'angolo destro su apertura veloce da ruck di DuPreez, poco dopo che Steyn ha sbagliato un penalty (loro ci provano a metterli dentro): 0-7.
Gli Sharks tornano a premere riguadagnando metri di campo. 
18': altra punizione per gli Sharks, più o meno nella medesima posizione della precedente, stavolta giocano veloce e The Beast Mtawarira rimane corto di un centimentro dalla meta!
23': sin bin per il centro JP Nel dei Bulls reo di un placcaggio non chiuso su Terblanche che pare francamente veniale. Sugli sviluppi altri due calci piazzabili giocati e non calciati dagli Sharks; richiamo ai Bulls per i falli ripetuti in difesa, ancora nulla di fatto.
28': calcio di Steyn stoppato da Terblanche dentro ai 22m Bulls, superiorità numerica per andare in meta ma gli Sharks commettono un in avanti! Troppi errori di handling.
31': Jacobs arriva a un metro dalla meta dopo una bella fuga combinata sul lato destro, viene buttato fuori.
35' Al reitnro di Nel Bulls ancora in 14, Steegman il flanker sin binned per fallo in ruck. Il calcio di punizione degli Sharks ancora in rimessa, stavolta ce la fanno a portarla giu', nasce un classico carrettino (mica sono vietati) ed ecco la meta Sharks di Keegan Daniel, non trasformata da Kockott: 5-7.
39': Bulls reagiscono con una serie di up&under dei Bulls che proura gran guadagno territoriale, alla fine Pietersen è costretto retrocedendo a annullare in meta. Mischia ai 5m, un paio di percussioni,  palla a Mornè Steyn che centra il drop: 5-10 e squadre al riposo.
Primo tempo con Sharks troppo frenetici e error prone; Bulls in controllo ma un po' troppo fallosi nella fase centrale.
Secondo tempo (da "circoletto rosso" direbbe Rino Tommasi)
43': Odwa Ndungane va in meta per gli Sharks sull'angolo destro, dopo una serie di attacchi manovrati da tutti i lati, con Terblanche a penetrare e cercare la rottura; Kockott trasforma, 12-10, Sharks con due mete segnate per la prima volta in vantaggio e per la prima volta vedono la luce.
47': terza meta per gli Sharks! Nasce da un fuga sulla destra di Terblanche, scarico a The Beast Mtawarira che non si fa abbattere e guadagna un sacco di metri, oflload a Pienaar a sua volta offload a Odwa Ndungane che abbattuto lancia la palla indietro alta, arriva il lock Sykes che per la sua altezza porta via palla all'indomito The Beast che ha seguito e avrebbe meritato di segnare. Kockott trasforma, 19-10.
52': reazione Bulls, il minore dei fratelli in campo Akona Ndungane va in meta dopo quindici fasi guadagnando metri su metri, Morne Steyn trasforma: 19-17.
Chissà quante volte è successo che due fratelli vadano entrambi in meta nella stessa partita, ma per squadre avversarie ... 
58': altra azione manovrata degli Sharks con Pienaar in cattedra, stavolta sulla sinistra, Pietersen buttato fuori da Akona Ndungane a 5m dalla meta.
61': incursione Bulls che svariano sui due lati del campo e appena toccata la linea dei 22m scaricano su Morne Steyn che mette a segno il suo secondo drop:19-20.
E' lo stesso punteggio con cui gli Sharks persero a Durban coi Bulls la famosa finale Super14 del 2007. La partita è più equilibrata e aperta dopo la sfuriata iniziale Sharks: le due squadre se la giocano, a cercare la 4' meta gli Sharks, a vincere la partita capitalizzando ogni opportunità da tre punti i Bulls. Anche il numero di errori è diminuito; partita senza pause, fantastico secondo tempo.
69': infortunio a Pienaar che esce: mancherà agli Sharks.
70': punizione a favore Bulls sulla liena dei 22m avversari,  decidono anche loro di andare in rimessa perchè tre punti più uno non basterebbero contro una quarta meta che sanno gli Sharks cercheranno comunque. Molte fasi sui 5metri, altra punizione gestita sempre con percussioni.
74': Sugli sviluppi Danie Roussow in meta per i Bulls! Morne trasforma, 19-27.
Gli Sharks ripartono a testa bassa alla rugbyleague, manca la lucidità di Pienaar, comunque avanzano.
78': Bismark du Plessis arriva in meta dopo un sacco di fasi d'attacco Sharks e una punizione guadagnata sui 5m, ma rimane tenuto alto.
80': mischia ai 5 m conseguente, introduzione Sharks, Kankowski si stacca dal fondo e segna la quarta agognata meta! Kockott droppa senza piazzare per guadagnare tempo: 26-27!!
Ma l'arbitro ne ha abbastanza e dice che il tempo è finito: per un punto ...

Incredibile entusiasmante secondo tempo tra le due sudafricane.
La domanda sorge spontanea: come mai gli Sharks non hanno giocato così nelle ultime quattro settimane, dopo aver dominato il periodo iniziale del torneo? Migliore degli Sharks The Beast Tendai Mtawarira: una potenza sconfinata unita a un dinamismo da terza linea: ricorda Castrogiovanni, solo un po' più in carne.
Grande vittoria fatta di esperienza e scelte perfette da parte dei Bulls: gioco alla mano alternato agli up&under nei momenti giusti, i drop, cercare la meta invece di calciare tra i pali negli ultimi dieci minuti ... tutti bravi, ma sopra a tutti la certezza Mornè Steyn Man of the Match.

Semifinali Super14 nel prossimo weekend: Bulls - Crusaders a Pretoria, Sfa; Chiefs - Hurricanes a Hamilton, Nzl.

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