sabato 31 ottobre 2009

Nuova Zelanda secondo le previsioni


Dunque, il rugby neozelandese rispetta i pronostici: sia per quanto riguarda le semifinali della Air New Zealand Cup che per il quarto, inutile test di Bledisloe Cup contro l'Australia a Tokio pre tour europeo.
Canterbury 20 - 3 Hawke's Bay. I campioni in carica confermano il posto in finale casalingo e la rincorsa al settimo titolo NPC, tra l'altro sarebbe il primo team a vincere due volte in fila in 34 anni di storia del torneo. Nonostante la squadra di casa fosse depauperata di otto All Blacks, forse i due mancanti da Hawke's Bay (Guildford e Ellison) sono risultati più pesanti.
Gran parte del merito va alla solidità difensiva della squadra di Christchurch, contrapposta all'attacco martellante ma monodimensionale dei Magpies. Prese le misure ai ball carrier Waldrom e a Kennnedy e affidatisi al piede di Stephen Brett, i padroni di casa han saputo sfruttare le occasioni che si sono loro presentate, andando in meta tre volte con Whitelock, Isaac Ross dimenticato a casa da Graham Henry e Brett stesso.
Wellington 34 - 21 Southland. Anche la seconda semifinale finisce in replica a quella dell'anno scorso, risolta dal tallonatore di rincalzo dei Lions Dane Coles che nell'ultimo quarto va in meta due volte. Alla fine risultano tre mete per parte, ma sette sono i calci centrati da Piri Weepu schierato all'apertura (con 2 trasformazioni) e tre quelli per Robbie Robinson.
Prima meta per i visitatori col tallonatore Jason Ruthledge al 15', pareggiata dall'ala David Smith; quattro punizioni di Weepu concedono dodici punti di vantaggio ai padroni di casa alla fine del primo tempo.
Nella prima metà del secondo gli Stags si rifanno sotto con le mete del mediano Scott Cowan e del centro Kenny Lynn. Dopo una punizione di Weepu le due parti si fronteggiano sul 22-21 ed è il rimpiazzo Coles a sigillare il risultato, con due grandi sostegni alle penetrazioni di Hosea Gear e Victor Vito.
Quindi il prossimo 7 novembre sarà la finale classica e ampiamente prevista Canterbury - Wellington, sia pur messa in dubbio dalla chiamata degli All Blacks lontani dalle loro squadre.
Fusse che fusse la volta bona per Wellington alla sua quarta finale in fila? Aldilà del fattore campo (peraltro ampiamente compromesso dai lavori di ristrutturazione in corso alll'AMI Stadium), ci pare che l'esperienza presente lato Lions potrebbe essere superiore alla voglia di mettersi in mostra dei rimpiazzi rossoneri.

Già che li abbiamo nominati, cos'hanno combinato gli All Blacks lontano da casa, con l'Australia in quel di Tokio? Meritevole questa decisione di sottrarre i milgiori giocatori alla fase decisiva del campionato casalingo?
Beh, sono andati a farsi una sgambata senza nulla in palio - la Bledisloe Cup era già loro dopo la terza vittoria sull'Australia nel Tri Nations - ma dal grande senso "marketing". Qui i soliti romanticoni alzeranno grandi peana contro "l'avidità" delle Federazioni, ma dimenticano che non si fanno nozze coi coi fichi secchi.
I 45.000 presenti a Tokio hanno infatti sborsato una bella barcata di soldi ( i biglietti top costavano fino a 1000 dollari australiani), senza contare diritti televisivi e quant'altro. Una boccata d'ossigeno per le due Federazioni ,a non solo, una bella spinta propagandistica per l'Irb e il rugby tutto in quel ricco bacino in vista dei Mondiali 2019; molte altre partite di questo tipo vedremo nel prossimo futuro, dirottate vuoi in Giappone vuoi a Hong Kong o perchè no a Dubaii etc. (a proposito, è prossimo il mondiale Sevens). Non è solo il rugby signori, alziamo lo sguardo: Formula Uno docet, i baricentri sportivi mondiali si vanno virtualizzando grazie alla tv e spostando al miglior offerente.
Aldilà del business, cosa s'è visto a Tokio?
Non granchè direi: la solita Australia sprecona e poco "committed", che non capitalizza l'ottima pressione prodotta nel primo tempo, concluso col minimo vantaggio di 16-13.
Il tabellino segna una meta - falsa ma meritata- di Peter Hynes e una trasformazione più tre punizioni di Matt Giteau contro una meta di Sivivatu, con trasformazione e due punizioni di Dan Carter.
Gli All Blacks nella prima metà non sanno far altro che riproporre i soliti tentativi di sfondamento centrale utilizando tutti, Carter incluso all'occorrenza, come ball carrier. I Wallabies eseguono diligentemente e perbenino le loro cose: controruck, gioco tattico e ariose aperture ma capitalizzano troppo poco, tre soli punti di vantaggio a remunerare sei minuti contro tre nei ventidue avversari, maggior possesso e territorio e 4 sole palle perse contro le otto degli avversari. Oltretutto ci sarebbe anche l'espulsione temporanea di Sivivatu per il fallo in foto, ma gli Aussie usano la superiorità numerica solo per recuperare lo svantaggio, dopodichè pace, compitino svolto.
Dànno l'impressione di sottovalutare la pericolosità dell'avversario, al limite dle fregarsene proprio. Oltretutto i Wallabies iniziano a rivelare un paio di problemi che si dispiegheranno in tutta la loro gravità nel secondo tempo: le fonti di gioco, rimessa e mischia chiusa.
Nel secondo tempo la mancanza di "cuore" dei Wallabies emerge, assieme alla insufficienza piena nelel fonti di gioco; lato Kiwis, nulla di nuovo sotto il sole, se non la solita determinazione e una maggior attitudine al gioco bordeline, sia in fase di contesa (il solito McCaw che getta un po' troppe cose oltre l'ostacolo, non solo il cuore) ma adesso anche in attacco.
Al 45' la meta di Conrad Smith è chiaramente inficiata da una serie di veli dei giocatori in fuorigioco, che furbetti lemme lemme rientrando aprono un canale alla incursione dei compagni sul calcio di alleggerimento di Giteau dalla sua area di meta. Certo anche il mancato placcaggio da ultimo uomo di O'Connor su Smith depone malissimo: per un diciannovenne già oggetto di offerte milionarie, farebbe meglio a impegnarsi alla morte per difendere il suo posto in nazionale, ottenuto solo grazie alla forzata assenza di Berrick Barnes.
Gli sforzi dei Wallabies producono un paio di "quasi mete" e nulla di più, alla fine il risultato viene fissato sull'ennesimo impietoso 32 - 19 da quattro punizioni di Carter contro una per Giteau.
Partita invero bruttina per il morale Aussie e di coach Deans: non c'è bandolo della matassa, partono per il tour europeo esattamente nelle condizioni in cui si trovavano alla fine del Trinations e con in più degli infortuni pesanti come quello di Barnes.
Anche gli All Blacks però sbaglierebbero a gioire: Graham Henry vanta un record di otto a zero nei suoi test nell'emisfero boreale ma probabile debba scordarselo stavolta, se tutto quello che porterà su sarà solo un po' di tuning in rimessa laterale e giocate ai limiti del lecito, col solito focus nel rallentare le uscite avversarie dalle ruck.

venerdì 30 ottobre 2009

Antipasto al Currie

Venerdi' di Currie Cup prima del gran finale di domani tra Blue Bulls e Free State Cheetahs.
Notare, domani verranno celebrate anche le finali under 19 (Lions - Free State) e under 21 (Sharks - Free State): le rappresentative di Bloemfontein sono in tutte le tre finali; bel movimentino rugbistico su nell'Orange FS eh?
Chissa' che la cosa aiuti a respingere lontano da Bloemfontein certe idee che girano per il Sudafrica, cioe' far largo in ogni caso alla franchigia Southern Kings di Porth Elizabeth nel prossimo SuperXV, avvenga cio' a spese di Melbourne (improbabile: al proposito, visto che ovviamente in Sanzar non s'è raggiunta l'unanimità, sono stati nominati gli "arbitri" chiamati a prendere una decisione vincolante su dove sarà basta al XV franchigia del SuperRugby: sono due neozelandesi, l'ex capitano All Blacks David Kirk e Barry Paterson, ex giudice dell'Alta Corte) o a spese di un'altra tra le attuali cinque franchigie sudafricane costretta a cedergli il posto. Ci spiace per i Lions (ma temiamo che Johannesburg sia una piazza troppo importante), sara' un motivo in piu' per fare il tifo in finale per gli underdog Cheetahs, contrapposti alla corazzata Bulls con piu' Springboks di ogni altra squadra (ma soprattutto con Morne' Steyn).
Lasciamo i discorsi per il sabato e torniamo al venerdi': si disputano le due partite decisive di ritorno del mini torneo promotion relegation tra le ultime due classificate (Leopards, Cavaliers) e le prime due della First Division (Pumas, Eagles), per decidere chi giochera' in eccellenza l'anno prossimo.


I Platinum Leopards scendono a George "forti" del 47-42 con cui hanno sconfitto in casa gli SWD Eagles all'andata, sabato scorso. Il coach dei Leopards Chaka Willemse ha affermato che i suoi nel secondo tempo dell'andata hanno concesso troppi calci di punizione, nella parita di ritorno l'obiettivo sara' di essere piu' disciplinati.
Ci riusciranno (solo un calcio concesso) ma i Leopards cominciano la partita di ritorno appena conclusa in modo piuttosto remissivo e addormentato: perdono stupidamente il controllo del calcio di avvio e in 33 secondi subiscono la meta del capitano degli Eagles, l'estremo Bevin Fortuin alla sua 100' partita con il team di George, dopo 50 caps coi Cheetahs coi quali arrivo' anche in nazionale.
Tutto il primo tempo e' dominato dai padroni di casa, che arrivano al 18-0 con un'altra meta dell'ala Nelson, un drop e una punizione di Croy. I Leopards ricominciano a giocare solo nel finale del primo tempo, quando accorciano le distanze con una meta di forza del centro DeDonker.
Nel secondo tempo rientrano rigenerati e schiacciano gli Eagles nella loro metacampo, ma producono poco. Alla fine, tra il 60' e 70', riescono a passare con quanto gli serve: piazzano un'altra meta con l'altro centro van Rensburg trasformata e un calcio di punizione di Durand per il 18-17 finale e tengono a bada la carica disperata degli Eagles negli ultimi 10 minuti in cerca della meta, quanto gli basta per vincere lo spareggio.
Infatti le due squadre terminano a pari punti "di log" nella somma delle due gare: 5+1 i Leopards, 2+4 gli Eagles, dopodiche' vale la differenza punti fatti-subiti, e qui i Leopards mantengono un +4 minimale ma sufficiente. Quindi i Platinum Leopards di Pochetfsroom rimarranno con con le unghie e i denti nella divisione d'eccellenza della Currie Cup anche l'anno prossimo.

La seconda sfida e' in corso, UPDATE alla fine, in tempo reale (live su SuperSport).Cavaliers hanno sconfitto per un pelo i Pumas per 36-35, al Boland Stadium di Wellington. Il coach dei Pumas Jimmy Stonehouse si e' detto confidente che il suo team non perdera' l'imbattibilita' casalinga di tutta questa stagione nella partita di ritorno, stasera. Chester Williams, l'indimenticato unico di colore dei famosi Springboks del titolo mondiale 1995 e director of rugby di Boland, ha detto: “E' sempre dura giocare nell'altura di Witbank, ma lo stesso rimango confidente nei miei”. Le due squadre partono con 5 punti "di log" (Cavaliers) a 2 (Pumas) e +1/-1 di differenza punti.
Ed è una gran bella spazzolata quella rifilata dai Pumas: mantengono l'imbattibilità stagionale interna con un inappellabile 40-3, sei mete a zero più cinque conversioni contro un penalty, 26-3 al primo tempo. marcano mete gli avanti Joubert Meyer, Bouwer, Coetzer e i trequarti Mentz, Venter e Marx, converte l'ala Braam Pretorius. Tante mete, anche se di un solo team e molta disciplina in campo (solo tre penalty di cui due sbagliati, uno per parte): la classica bella partita di rugby sudafricano giocata a viso aperto e ad altissima velocità, com ela precedente, solo che stavolta il mismatch tra i due team è grosso.
Peccato per la squadra di Chester Williams completamente arresasi: pare avesse trovato uno sponsor da 12 milioni di rand e stesse per reclutare due argentini, un neozelandese e un australiano.

La classifica finale del mintorneo promotion-relegation: Pumas 7 punti, Leopards e Eagles 6, Cavaliers 5; in virtù della quale i Pumas salgono e i Leopards rimangono nella divisione di eccellenza della prossima Currie Cup.
A domani.

mercoledì 28 ottobre 2009

Antipasto corposo: Bledisloe Cup made in Japan, ecco gli uomini di Deans


Novembre, cadranno pure le foglie ma vengono a fare visita quelli del Sud e allora tanto vale cominciare a prepararsi in modo serio e professionale. Come? Gettando un occhio su quelli che saranno gli uomini a disposizione dell'Australia nel match di sabato in Giappone, in palio la Bledisloe Cup contro i soliti All Blacks. Voci di corridoio informano che Robbie Deans si affiderà a:


Adam Ashley-Cooper; Peter Hynes, Ryan Cross, Berrick Barnes, Digby Ioane; Matt Giteau, Will Genia; Wycliff Palu, David Pocock, Rocky Elsom, Mark Chisholm, James Horwill, Ben Alexander, Tatafu Polota-Nau, Benn Robinson.
Replacements: Stephen Moore, Matt Dunning, Dean Mumm, George Smith, Luke Burgess, Drew Mitchell, James O'Connor.

Beh, si prestano a degli approfondimenti. Per esempio, quel George Smith tra i rimpiazzi, assieme a Drew Mitchell, uno che sembrava destinato a partire fisso nel XV titolare e che poi, invece, naviga quasi nel limbo. In compenso, non si schiodano Palu e Barnes, consacrato da quell'incrocio con il Galles in quel di Cardiff per i Mondiali 2007. Ma soprattutto, non mancherà Nembo Kid, Rocky Elsom, e quindi è detto tutto. O quasi. Si dice, più che altro, che i wallabies hanno l'occasione dell'anno per rimediare ad un Tri Nations opaco, prima di mettere piede in territorio europeo. I tanti infortuni pesano, ma lo stesso Deans ha chiaro in testa che non può sbagliare. La panchina non tanto scricchiola, quanto pare isolata nel mare di tifosi scettici e perplessi.
"Tornare con Adam (Ashley-Cooper) ad estremo, serve a bilanciare la squadra", ha commentato così Deans una dele sue scelte. Non sarebbe dunque una bocciatura per James O'Connor nelle intenzioni del manager, dal momento che il ragazzo "ha trascorso un grande anno".
Dall'altra parte, Graham Henry svelerà tra poco il suo gruppo: tutti a disposizione, eccetto Luke McAlister. Sempre voci ben fidate dicono che, a conti fatti, gli uomini impiegati saranno gli stessi che hanno sconfitto l'Australia un mese fa 33-6.
La sfida nel paese del Sol Levante interessa alle due federazioni per testarsi a vicenda prima del trasloco nel Vecchio Continente. Come ha già sottolineato il Socio, il Sud Africa starà alla finestra in attesa di capire quanto i diretti rivali siano ancora lontani dallo standard degli Springboks, che da due anni a questa parte vincono tutto.
Dovessimo fare affidamento ai nomi, il book maker saggio punterebbe sulla Nuova Zelanda. Ma rimane il fatto che gli aussie il talento ce l'abbiano, manca solo - e non è poco - il talento stesso di metterlo in pratica. Bisognerà capire anche quali miglioramenti i neozelandesi abbiano fatto in rimessa laterale, perché parte della battaglia si combatterà lì.

UPDATE: Annunciata la formazione All Blacks per la disfida di Tokio che precedera' di una settimana l'avvio col botto dei test match novembrini: Inghilterra-Australia e Galles - Nuova Zelanda, e di due Italia-All Blacks e Irlanda-Australia nonche' Francia-Sudafrica e Inghilterra-Argentina.
Si registra la conferma dell'allora esordiente lock Donnelly e tre cambi rispetto all'ultima del TriNations, di cui due sono rientri da infortuni: tornano Conrad Smith al centro e Sivivatu all'ala sinistra, mentre Rodney So'oialo recupera il nr.8 e manda Kieran Read in panchina. Tra i rincalzi le novita' sono Corey Flynn tallonatore e Tamati Ellison utility back.
1. Tony Woodcock (58 Tests), 2. Andrew Hore (43), 3. Neemia Tialata (37), 4. Brad Thorn (33), 5. Tom Donnelly (1), 6. Adam Thomson (12), 7. Richie McCaw – capt. (76), 8. Rodney So’oialo (60), 9. Jimmy Cowan (28), 10. Dan Carter (62), 11. Sitiveni Sivivatu (39), 12. Ma’a Nonu (42), 13. Conrad Smith (25), 14. Cory Jane (7), 15. Mils Muliaina (77)
Riserve:16. Corey Flynn (5), 17. John Afoa (20), 18. Jason Eaton (13), 19. Kieran Read (12), 20. Brendon Leonard (12), 21. Stephen Donald (16), 22. Tamati Ellison - uncapped

martedì 27 ottobre 2009

Markette rugbistiche

I giornali e il web spesso sono occupati dallo starnazzare di checche isteriche e narrano di escort dalla mentalità imprenditoriale e di trans gelose; anche noi stavolta parliamo un po' di carnazza.
Ewen McKenzie in foto di carne addosso ne ha: che abbia un trascorso da pilone lo capirebbe chiunque. E che pilone! Con Tony Daly e il tallonatore Phil Kearns nei primi anni Novanta incuteva gran rispetto ed han formato probabilmente la migliore prima linea australiana di sempre.
Finita la stagione del rugby giocato Ewen ha intrapreso una proficua carriera di allenatore: prima coi Waratahs, inizialmente assistant poi dal 2003 head coach, guidandoli alle finali Super12/14 nel 2005 e 2008. Poi la sfortunata parentesi a Parigi sponda Stade Francais, da metà 2008 fino al mese scorso dopo poche giornate del suo secondo Top14; un clamoroso sack su di lui e il suo "collaboratore" (si fa per dire) Christophe Dominici. Ora è stato assunto dai Reds di Brisbane per tre stagioni di Super14/15, dove si ripromette di farne vedere delle belle coi vari Will Genia, Quade Cooper, James Horwill, Peter Hynes, Digby Ioane, Morgan Turinui, etc.
Fissato il suo prossimo futuro professionale, Ewen ne approfitta per uscire dal riserbo e togliersi qualche sassolino francese dalle scarpe numero quarantasette.
Non se la prende con Dominici, uno di quei classici francesi oh la la la che manco il capo può dirgli mai niente, McKenzie va direttamente sul bersaglio grosso, Max Guazzini patròn dello Stade Francais.
" Ha in mente solo due cose", ha dichiarato: "lo stadio (de France, non la squadra, ndr) e il calendario dove far posare i giocatori nudi".
Bel missilone nucleare per la mentalità puritana delle Colonies poco assuefatte come noi alle storie di bigoli, trans o escort o nudi artistici che siano.

McKenzie chiarisce la dimensione business e non "umana" di tali interessi: "He (Guazzini, ndr) has a marketing outlook which is not always in the best interests of sport". E dopo il chiarimento affonda: "Max could recruit one player over another just because he has a better look for the calendar".
Il coach australiano afferma di aver avuto giocatori che lui non avrebbe mai reclutato e altri cui è stato chiesto di andarsene perchè non volevano più mostrare le chiappe nel calendario (quest'ultima è una traduzione libera ma fedele del suo pensiero).
Dal marketing al marketting.
Vista con gli smaliziati occhi europeo-latini, l'idea del calendario "Les Dieux du Stade" (qui riprodotto da sito casualmente "queer") oramai al terzo anno è stata sicuramente vincente dal punto di vista del marketing sportivo: una operazione di rottura degli schemi tradizionali e molto anglosassoni, secondo i quali "ciò che è dello spogliatoio rimanga nello spogliatoio". Tale operazione, combinata con le magliette "artistiche" è stata sicuramente ottimale per sdoganare uno sport da faticatori presso le raffinate sensibilità di ambienti urbani Continentali snob. Sensibilità affatto diverse da quelle anglosassoni, dove classy implica from College e quindi giocoforza rugby union - in Argentina è uguale, coi Polo y Rugby Club della borghesia ricca.
Tra latini urbani invece no, il marketing conta e funziona se colpisce duro e si fa memorizzare, vedi trionfo prossimo venturo degli All Blacks nella Milano fighetta; le ricadute "queer" dopotutto sono sempre di gran moda, anche se, francamente ...

lunedì 26 ottobre 2009

Premier: mica male questi irlandesi


Giocare contro Leicester non è mai facile, perché i Tigers hanno tutti i mezzi per mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Automatismi consolidati, clever mind, ottimi giocatori che formano un organico ben distribuito e abituato sia a subire sia a mettere pressione. Non è un caso che Leicester finisca sempre per essere una variabile costante nella Heineken Cup. Ma sabato pomeriggio, i Tigers hanno dovuto fare i conti con un'altra formazione della Premiership inglese in grande spolevero: i London Irish. E hanno perso.

Nessuna meta, solo calci per i quattro punti pesanti che i padroni di casa si sono portati a casa. Guardando il match, si è però avuta l'impressione che gli Irish siano effettivamente la squadra da battere almeno nella stagione regolare. I playoff sono ancora lontani e impronosticabili. Nonostante l'assenza di marcature grosse, la partita ha messo in luce diversi elementi. Il primo, inconfutabile, che per l'appunto è dura giocarsela con Leicester, capace di tenere a bada gli Irish, molto più frizzanti e "favoriti" per la vittoria finale. Merito proprio di certe tecniche che il XV delle Midlands ha ben chiaro in testa. Non è un caso, nemmeno questo, che la società preveda che i suoi giocatori passino assieme anche i tempi morti lontani dal campo di gioco. Una sorta di società allargata, che include la vita famigliare. Si conoscono fin troppo bene, detta in soldoni.
Dall'altra, gli Irish hanno capito che di fronte avevano delle tigri magari un po' spuntate, non così rapaci, eppure non hanno nascosto il loro gioco: con i trequarti schierati piuttosto profondi per l'azione offensiva che spesso coincideva con un primo passaggio a saltare un uomo e poi via fino a concedere l'ovale a Tagicakibau, un'ala non solo veloce, ma anche intelligente.
E se Delon Armitage è fuori infortunato, gli Irish possono fidarsi ad un bussolotto che di cognome fa sempre Armitage: una terza linea pesante, tarchiata ed estremamente caparbia nell'applicare alla lettera il regolamento in fase di maul. Tant'è che Moody sembrava un po' nervoso, dato che in ballo c'è una maglietta da titolare per i test matches di novembre. Nervoso, a dirla tutta, era l'intero pacchetto di mischia di Leicester, compreso il nostro Castrogiovanni: gli avanti londinesi li hanno messi sotto in diverse occasioni grazie al lavoro di fino di Coetzee in fase di ingaggio e di Kennedy (come può mancare un Kennedy in una squadra Irish?, ndr) in rimessa laterale.
Oltremanica si lamentano per l'assenza di spettacolarità sia in Heineken che in campionato. Peccato che quando era stato loro chiesto di applicare le ELV risposero due di picche, accusando le Unions australi di dettare le regole. Infatti, una volta riaggiornate queste al modello boreale, è saltato fuori che la formazione più forte in assoluto è il Sud Africa. Eppure, al di là delle polemiche da tribuna stampa, la partita di sabato ha sancito la maturità dei London Irish, che hanno collezionato, due settimane fa, lo scalpo di Leinster alla prima giornata di Heineken. E non siamo nemmeno a San Patrizio.

Sesta di Premiership, nonostante la Nfl

Ripresa nel weekend con la sesta giornata anche la Guinness Premiership che ultimamente (prima della pausa) avevamo immeritatamente un po' trascurato.
Lo fa subendo domenica la concorrenza nientepopodimeno che del football americano Nfl, venuto a disputare a Wembley uno degli appuntamenti annuali fuoriporta, che ha attirato la bellezza di 84.254 spettatori: stavolta è New England Patriots - Tampa Bay Buccaneers. Un 35-7 non troppo eccitante, servito tra una pletora di punt e penalità; godibili la precisione di un poco "minacciato" qb Brady (in foto) e le ricezioni di Wes Welker (10 corse per 107 yards).


Torniamo a noi, al nostro sport "no pads, no helmets, just balls": domenica stessa i Saracens con Nieto pilone "loosehead" titolare e Aguero "tighthead" di rilievo, vincono la sesta partita su sei contro il fanalino di coda Leeds per 21-15.
Nonostante le due mete del centro Ratuvou, gli otto punti di Glen Jackson e i tre di Hougaard, come direbbe il famoso cronista sportivo cane, i Sarries "vincono ma non convincono". "We were wasteful" ha ammesso capitan Borthwick, "We were very poor out there" ha rincarato la dose il coach Brendan Venter; la scarsa disciplina (15 punti al piede di Ceiron Tomas, tra i quali il drop nel finale che dà a Leeds il bonus ) e la mancanza di continuità sono sotto i suoi riflettori.
In effetti sono l'unica squadra con sei vittorie su sei, ma è significativo il loro zero bonus guadagnati sinora; tanto che la seconda in classifica, gli Irish pur con una vittoria in meno ma tre bonus vinti sono a un solo punto di distacco. Comunque a guardare il bicchiere mezzo pieno, immaginarsi cosa faranno quando avranno messo a punto per bene il loro gioco ...

Sabato due vittorie casalinghe e tre fuori:
- vincono in casa le due squadre "mastino", Irish e Saints. a confermare la legittimità dei loro posti ai vertici della classifica (rispettivamente secondo e quarto).
I primi battono Leicester come sempre in emergenza mediana (Staunton e Grindal coprono le assenze di Vesty e Ellis) con un 18-12 tutto al piede ( e il solito giornalista cane potrebbe dire che un Lamb sconfisse i Tigers ...) ma non per questo poco intenso.
Northampton approfitta dell'espulsione temporanea di Andy Tuilagi per segnare le due mete a fine primo tempo (Foden e Rehiana) che le consentono la vittoria su Sale per 21-16, la qual enel finale recupera con Hodson un meritato bonus.
- i "corsari" sono Newcastle alla sua prima vittoria dopo tre pareggi, i solidi Wasps e i risalenti Harlequins.
I Falcons vincono a Bath 16-27 con tanto di bonus offensivo: due mete dell'estremo Amesbury ex Quins, una del ventenne mediano Micky Young e per il lock James Hudson ex Irish. Gopperth marca due sole trasformazioni e sette punti totali. La gara sembra più o menoin controllo dei padroni di casa grazie ai punti dei soliti Nicky Little, Matt Carraro e Michael Claaasens sino all'ultimo quarto di gara; poi siamo alle solite di questo inizio di stagione, non riescono a concretizzare il gran volume di gioco fino in fondo e chiudono la gara in ginocchio. E' la loro sesta sconfitta nelle ultime otto gare disputate, e il bello è che individualmente giocano bene e collettivamente mostrano un gioco che "gasa" ... e invece scivolano al penultimo posto della "tavola".
I cinici Wasps che nell'estate parevano in disarmo e invece stanno terzi, evidenziano con un 6-35 senza appello le fatali debolezze di Gloucester. che schierano Carlos Spencer all'apertura (tutti suoi i punti). Due mete del veterano Van Gisbergen, una del monumento Betsen (la seconda sinora) e poi il giovane centor Waldouck, 15 punti per Dave Walder.
I Quins guidano tutta la gara a Worcester e finalmente sganciano la "sfortuna" - e i bassifondi di classifica - che si tirano dietro da quest'estate, vincendo 22-26. Mete di Danny Care e dell'estremo Michael Brown, 8 punti per Nick Evans, altrettanti per il suo rimpiazzo il diciannovenne Rory Clegg.
La "tavola" della Premiership alla sesta giornata; notare in fondo, Leeds a parte, la triade "nobile" Bath, Sharks e Gloucester.

Pos

Team
Pld
W
D
L
F
A
TF
TA
TB
LB
Pts
1
No change (1)
Saracens
6
6
0
0
121
85
10
3
0
0
24
2
No change (2)
London Irish
6
5
0
1
167
71
15
6
2
1
23
3
No change (3)
London Wasps
6
5
0
1
137
82
14
6
1
0
21
4
No change (4)
Northampton Saints
6
4
0
2
129
96
11
7
1
2
19
5
No change (5)
Leicester Tigers
6
3
1
2
93
82
3
2
0
2
16
6
Up (11)
Newcastle Falcons
6
1
3
2
90
95
7
7
1
1
12
7
Down (6)
Worcester Warriors
6
2
0
4
107
113
8
10
0
3
11
8
Up (10)
Harlequins
6
2
1
3
89
113
6
8
0
1
11
9
Down (7)
Gloucester Rugby
6
2
0
4
96
136
9
13
0
1
9
10
Down (9)
Sale Sharks
6
1
1
4
85
109
5
9
0
3
9
11
Down (8)
Bath Rugby
6
1
1
4
92
113
10
13
0
2
8
12
No change (12)
Leeds Carnegie
6
0
1
5
58
169
4
18
0
1
3

domenica 25 ottobre 2009

Riprendono i Campionati

Riprendono i campionati europei, una breve sintesi di quelli conclusi nella giornata di sabato; giornata quasi ovunque "pazza" o almeno coi giudizi da sospendere, come spesso capita subito dopo un turno di Coppa. Vediamo i tre che han completato il turno nella giornata di sabato.

Top14, 10' giornata
La giornata "pazza" offre la testa a Castres del cui anticipo vittorioso su Bayonne abbiamo detto nel precedente post; adesso i Tarnais affronteranno un mese di fuoco, confrontandosi in sequenza con quattro grandi. Il turno inguaia Bayonne e Brive, offre un filo di sollievo a Montpellier e riporta il Racing quasi a contatto coi cugini dello Stade, vicini ai due gradini più bassi per i quarti di finale.
- Toulouse 23-3 Biarritz: tre a zero dopo mezz'ora, 10-3 alla fine del primo tempo (meta di Clerc oramai pienamente recuperato), poi droppino e punizione di Michalak, meta finale del centro Yann. Toulouse pur rimaneggiata vince in casa senza affanni ma ancora senza bonus. Biarritz non pervenuta nonostante il turnover post Coppa non fosse eccessivo (Harinordoquy, Yachvili, Ngwenya titolari).
- Montpellier 16-9 Clermont Auvergne: ecco un esempio di risultato pazzo, determinato da una meta iniziale del centro sudafricano Rees seguita da partita difensiva dei padroni di casa e giocata nella pratica solo nel primo tempo. I mediterranei guadagnano punti preziosi e morale, gli Alverni perdono il primo posto.
- Toulon 46-28 Bourgoin-Jallieu: partita "pazza" nel senso oppostp al tipico "recupero" post impegni di Coppa: fioccano le mete, sette per gli uni e tre per gli altri, 21 punti di Jonny Wilkinson con una meta.
Causa la regola francese sul bonus offensivo ne sorge anche un finale all'arrembaggio: al 60' la seconda meta di Bourgoin per il 34-18 toglie il bonus a Tolone (4 mete a due), al che rimedia la meta di Wilkinson al 70'; nel finale però un fallo del mediano di rilievo, l'australiano Henjak, causa la meta tecnica per Bourgoin a tre minuti dalla fine e Tolone si ritrova punto a capo. Ci pensa Loamanu a recuperare il punto addizionale con una grande meta all'angolo che scatena il delirio della folla.
- Montauban 20-6 Albi: partita fiacca, 6-6- a fine primo tempo ma il mismatch in campo è evidente.
- Brive 10-18 Racing Metro: continua la crisi di Brive, disciplinare e di sterilità d'attacco, nonostante la fulgida campagna acquisti estiva. Albi a parte e resurrezione di Montpellier nel conto, peggio di lei fa solo Bayonne. Dopo il 10-3 dei primi dieci minuti (conversione e penalty di Orquera), i parigini senza italiani e Steyn prendono il comando delle operazioni. Sei le punizioni segnate da Wisniewski, l'ultima delle quali toglie pure il punto di bonus difensivo ai padroni di casa.
- Stade Français 14-20 Perpignan: partenza tranquilla nel super scontro al vertice della decima giornata, 5-10 a fine primo tempo con una meta per parte: a Southwell risponde Mermoz. Nella prima parte del secondo tempo le squadre si pedinano e superano a vicenda coi calci di Dupuy e Porical, fino alla fine del terzo quarto di gara, lo stesso segna la meta ammazza partita, finalizzando il lavoro di Tuilagi e del mediano diciannovenne Florian Cazenave visto a Treviso. Dupuy più tardi recupera il bonus difensivo con un penalty.

Magners Celtic League, 6' giornata
Ulster rules, pur privo dei suoi due leader Paddy Wallace e Stephen Ferris batte al Ravenhill stracolmo i cugini del Leinster con un 16-14 minimalista ma significativo. Anche Edimbugh e Galsgow si rifanno sotto in alta classifica, mostrando che non si trattava di un fuoco di paglia iniziale.
Nell'altra gara domenicale, i Blues controllano agevolmente gli Ospreys finendo 20-12 dopo il 17-0 di inizio secondo tempo, parzialmente recuperato con la sostituzione del duo mediano Wells-Biggar con Walker- Hook. Sam Norton Knight schierato apertura segna un drop.

Classifica corta (a parte Connacht già staccata) e molto confusa, poco rispecchiante i reali rapporti di forza tra team. Non è inusuale in Celtic League, campionato sulla carta di altissimo livello ma in realtà funzionale e subordinato alle Coppe Europee e agli impegni delle rispettive nazionali; in un sondaggio analogo a quello che trovate in sidebar qui, secondo i lettori di Planet Rugby la Celtic risulterebbe il secondo campionato più prestigioso al mondo dopo la Currie Cup; a nostro avviso troppi "localisti" ci votano per considerare tale piazzamento veritiero (primo classificato a parte).

Pos
Team
P
W
D
L
F
A
PD
B
Pts
1.
Ulster
6
4
0
2
130
99
31
3
19
2.
Leinster
6
4
0
2
122
78
44
2
18
3.
Edinburgh
6
4
0
2
141
106
35
2
18
4.
Glasgow Warriors
6
4
0
2
131
101
30
1
17
5.
The Ospreys
6
3
0
3
115
96
19
3
15
6.
Munster
6
3
0
3
89
100
-11
2
14
7.
The Dragons
6
3
0
3
96
103
-7
1
13
8.
Scarlets
6
2
0
4
106
124
-18
2
10
9.
Cardiff Blues
6
2
0
4
94
112
-18
2
10
10.
Connacht
6
1
0
5
79
184
-105
1
5

Super10, 6' giornata
Riportiamo per comoda ingenuità la cronaca dal sito della Federrugby non avendo visto nessuna partita, solo ci consentirete di censurare qui passaggi stile "vince ma non convince" alla Max Vinella tipici dei cronisti sportivi, come ad esempio l'incipit: "Il sesto turno del Campionato Italiano Super 10 non risparmia colpi di scena, con incontri ricchi di mete o dall’esito incerto sino al fischio finale" (il provinciale che è in me s'è commosso alle lacrime).

Rugby Parma raggiunge Benetton Treviso al primo posto in classifica, (nonostante) la vittoria de L’Aquila: il trequarti gialloblù Irving, in pieno recupero e sul 19-19 ha la possibilità di dare ai suoi il successo su calcio piazzato ma fallisce il tentativo e pochi istanti dopo l’apertura aquilana Fraser marca dalla piazzola il 22-19 finale. Per L’Aquila è la seconda vittoria a tempo scaduto di stagione dopo quella dell’esordio su Viadana e porta gli abruzzesi al sesto posto, mentre Parma riaggancia Treviso in vetta alla graduatoria.
Il Plusvalore Gran Parma conquista due punti preziosi contro la Femi-CZ Rovigo, decisiva la meta nel recupero di Gerber trasformata da Tebaldi, che vale il pareggio 23-23, Bersaglieri ora quinti in classifica a quattro lunghezze dalla zona play-off. Il Plusvalore, pur rimanendo solo a fondo classifica non perde il contatto con le dirette concorrenti per la salvezza.
Vince il Petrarca Padova (in foto) che in casa ferma sul 24-17 i Consiag I Cavalieri Prato dopo aver chiuso in svantaggio i primi quaranta minuti. Il XV di Presutti mantiene però il pallino del giuoco (sic) nella ripresa con una meta tecnica e una del pilone Costa-Repetto che lanciano i tuttineri veneti al secondo posto in coabitazione con l’MPS Viadana. La meta nei minuti finali del pratese Giacci frutta comunque ai Cavalieri un punto bonus e la settima posizione.
Nelle zone più calde della classifica Futura Park Rugby Roma si risolleva dall’ultimo posto andando ad espugnare con una prova maiuscola il campo di un Casinò di Venezia in difficoltà, giunta alla terza pesante sconfitta consecutiva. La partita è decisa nel primo tempo da una tripletta di Gauthier (il poker personale arriverà nei minuti finali della gara), il Casinò non sembra mai in grado di rientrare in partita e alla fine esce dal campo pesantemente battuto (8-57) e scivola al penultimo posto in classifica con un solo punto di vantaggio sul Gran.

[In sintesi: l'Aquila dopo la pausa si ricompone, per ora in casa, e ferma l'occasione per Parma di passare in testa solitaria; Rovigo si fa raggiungere nel finale per l'ennesima volta quest'anno; Padova solida coi suoi giovanotti tiene il recupero di un bel Prato per nulla abbacchiato dalla penalizzazione; Roma finalmente batte un colpo dopo un periodaccio e decide di farlo fuori casa approfittando della crisi del Venezia Mestre.]
Super 10 – VI giornata
(tra parentesi i punti conquistati in classifica)
MPS Viadana v Benetton Treviso 22-6 (4-0) giocata ieri
Plusvalore Gran Parma v Femi-CZ Rovigo 23-23 (2-2)
Casinò di Venezia v Futura Park Rugby Roma 8-57 (0-5)
Petrarca Padova v Consiag I Cavalieri Prato 24-17 (4-1)
L’Aquila Rugby v Rugby Parma 22-19 (4-1)
Classifica: Benetton Treviso e Rugby Parma 20; MPS Viadana e Petrarca Padova punti 19; Femi-CZ Rovigo punti 15; L’Aquila Rugby punti 13; Consiag I Cavalieri Prato* punti 11; Futura Park Rugby Roma punti 10; Casinò di Venezia punti 8;M Plusvalore Gran Parma punti 7
(*quattro punti di penalizzazione)

sabato 24 ottobre 2009

L'Europa logora (chi ci prova)

Storie parallele di due team "spremutisi" in Coppa Europa; al ritorno nei loro campionati, in visita a validi competitori , fatalmente subiscono negli anticipi di venerdì una battuta d'arresto, imparando a loro spese quello che in Inghilterra e in Francia si sa da tempo: se giochi seriamente e ce la metti tutta in Coppa, ne subirai le conseguenze nel campionato casalingo.

Treviso reduce dal fantastico primo tempo e dal massacro nel secondo col Muster, nell'anticipo della sesta giornata del Super10 italiano sotto la pioggia battente viene sconfitto con un netto 22-6 a Viadana, la quale mentalmente e anche logisticamente è più "rilassata" dopo lo scontato esito dell'incontro casalingo con Leicester.
Le condizioni atmosferiche, l'assenza di Marius Goosen "spaccato" a Limerick e un po' di stanchezza mentale evidenziata dai molti errori, aprono la strada alla rinnovata confidenza dei futuri Aironi, che gli procura il controllo della gara con un bottino di due mete, una di Pratichetti e dell'estremo neozelandese Clare, 9 punti dell'apertura inglese Woodrow e un drop del centro australiano Johansson; lato Benetton solo un calcio per l'apertura sudafricana Botes e uno per McLean.

Anche Munster va a perdere a Edimbugh per 12-7 in una delle partite del venerdì della sesta giornata di Magners League; qui non è solo il contraccolpo dello sforzo (vincente) in Heineken Cup con Treviso, c'è anche un po' di situazioni ancora da fissare per i campioni in carica celtici.
Sta di fatto che "bastano" 4 punizioni del solito Chris Paterson a sistemare la meta di Wallace trasformata da O'Gara.
Nelle altre partite di Celtic League disputate venerdì, continua il momento sì degli Scarlets che liquidano i Dragons con un netto 18 -3 tutto al piede (6 calci di Priestland "vice" di Stephen Jones).
Nella norma la vittoria casalinga di Glasgow su Connacht: 4 mete (prima meta di Max Evans, poi doppietta del fratello Thom e infine John Beattie) più 12 punti di Parks, contro 15 punti dell'apertura Ian Keatley e la meta di Fionn Carr, il metaman leader nelle coppe europee. Domani le altre partite della sesta giornata dei due campionati.
Anticipo anche nel Sud Ouest francese, ma qui siamo alla decima giornata di Top14 e il logorio di Coppa stavolta non giustifica: Bayonne subisce la prima sconfitta casalinga da parte del sempre più in forma Castres. Un 6-15 sotto la pioggia, fondato sul realismo dei Tarnais e sulla indisciplina oramai cronica degli uomini di Craig Gower, che finalmente marca tre punti (un drop).

venerdì 23 ottobre 2009

Ultima giornata (regolare) di NPC

Ultima giornata della stagione regolare della Air New Zealand Cup, la seguiamo con un "semi life differito" e un po' di update.

- Giovedì sera: il leader della classifica Canterbury offre graziosamente a Southland un ticket per l'ingresso alle semifinali: sono della stessa Isola okkei, ma c'e' pur sempre la rivalita' di franchigia (gli Stags con Otago formano gli Highlanders nel SuperRugby); si sono fatti battere in casa con un bloccatissimo e pedestre 3-9. Vero e' che i rossoneri di casa erano già certi del primo posto in classifica, ma il campanello d'allarme per le semifinali è che la sconfitta casalinga arriva quando i numerosi nazionali di Canterbury (otto) sono andati, a preparare la tournèe europea; del resto anche Southland ha dovuto rinunciare a Jimmy Cowan.

La sconfitta casalinga comporta anche la perdita del popolare Ranfurly Shield (in foto), il trofeo che va messo in palio dal detentore per sette partite casalinghe a stagione, conquistato da Canterbury circa a meta' campionato e ora a Invercargill per la prima volta da 50 anni. Quindi doppia festa grande per Southland con possibili playoff e Shield presi in un colpo solo; oltretutto il coach Dave Henderson aveva il padre nell'ultima squadra ad aver portato il trofeo Ranfurly nella città piu' a sud della Nuova Zelanda (e la quinta piu' al sud del mondo, contando quelle con almeno 50.000 abitanti: prima Ushuaia poi Rio Grande ambedue in Argentina, seguono Punta Arenas in Cile e Rio Gallegos in Argentina - a cura del Dipartimento Didascalico Wikipedico di RightRugby).
Queste so' soddisfazioni ... Perdipiù lo Shield non può essere messo in palio in partite di playoff, per cui rimarrà laggiù in quell'avamposto della civilizzazione sino a 2010 avanzato.
A più tardi coi risultati delle due decisive partite del venerdì coinvolgenti le due altre squadre in pole position per i playoff: Wellington e Hawke's Bay.

- UPDATE venerdi':
- Wellington passa a Blenheim con un 14-22 su Tasman: con 43 punti i finalisti dell'anno scorso sono irraggiungibili al secondo posto dietro ai 47 di Canterbury e davanti ai 41 di Southland.
Partita non semplice, coi padroni di casa di fronte a un incerto futuro (si parla per Tasman di retrocessione "politica" per via della nuova struttura dei campionati NPC dall'anno prossimo, di cui gia' avevamo reso conto) a segnare due mete contro l'unica di Wellington, di cui la seconda a dieci minuti dalla fine per un parziale di 14-16, ma i Lions riescono a sfruttare le opportunita' al piede con Fili e Weepu, il quale mette in sicurezza la vittoria con due calci di punizione nel finale.

- Svolge in pieno il suo compito Hawke's Bay andando a vincere col bonus fuori casa a Whangarei per 13-32 su Northland, che vede approssimarsi il medesimo destino di Tasman.
In meta Kupa, Taumalolo, Lowe e Waldrom e 12 punti di Berquist; tutti i punti di Northland meta inclusa segnati da Lachie Munro.
I Magpies hanno raggiunto a 41 punti Southland e secondo le logiche "boreali" li supererebbero per differenza punti (+116 contro +56); invece sono sotto per via dello scontro diretto, perso a Invercargill il 20 agosto per 18-9.

Il team dei giovani Zac Guildford e Tamati Ellison chiamati in nazionale per ora quarto, dovra' attendere l'esito di Waikato (36 punti) - Auckland (35 punti) di domani per conoscere il suo destino: i secondi sono oramai tagliati fuori come l'anno scorso, mentre Waikato deve aggrapparsi alla vittoria col bonus. In tal caso con 41 punti supererebbe al quarto posto la rivale Hawke's Bay - i primi sono la casa dei Chiefs, l'altra e' affiliata agli Hurricanes nel SuperRugby - per via dello scontro diretto (30-22 il 3 settembre) e andrebbe a vedersela in semifinale con Canterbury.
Southland invece non rischia nulla, avendo battuto oltre a Hawke's Bay anche Waikato (16-6 nella prima giornata. il 30 luglio scorso); quindi se la vedra' in semifinale con Wellington.

UPDATE sabato: Auckland novello Alessandro taglia il nodo gordiano, andando a battere Waikato per 18-26. Netta superiorità della squadra di Joe Rocokoco, che imposta una partita ricca di iniziativa mettendo in crisi la coperta corta dei padroni di casa, monocordi sui tentativi sfondamento della linea.

A questo punto le semifinali di settimana prossima saranno precise identiche a quelle dell'anno scorso: scontri tra Isola Nord e Sud, escludenti ancora una volta l'estremo Nord del Paese (nessun "feeder" dei Blues nè dei Chiefs in semifinale), premiano gli Hurricanes con due province presenti e includono due "minnows" ma saranno "rispettose" dell'andamento del torneo di quest'anno (anche se manca un posticino per Bay of Plenty):
Canterbury (Crusaders nel SuperRugby) - Hawke's Bay (Hurricanes nel Superrugby): l'anno scorso finì 31-21;
Wellington (Hurricanes nel Superrugby) - Southland (Highlanders nel Superrugby)
: l'anno scorso finì 28-19.

Le altre gare ininfluenti di sabato:
- Manawatu batte North Harbour 42-16: mete di Foreman, Leota, Cama e ben 27 punti con due mete per Andrè Taylor, dall'altra parte 11 punti per Harris e una meta per Rudi Wulff;
- Otago vince in casa a fatica su Counties Manukau, 22 -19, nonostante le tre mete degli ospiti contro una sola del team dell'Isola Meridionale quest'anno decisamente sottotono.
Domani l'ultima, Bay of Plenty - Taranaki e la classifica finale.

UPDATE domenica:
Bay of Plenty perde in casa col Taranaki per 24-30, dopo aver guidato 24-6 a fine del primo tempo con quattro mete segnate. Finale drammatico, con gli Steamers all'assalto e oltre la linea con Elmiger dopo quindici fasi in overtime, ma viene chiamato il tenuto alto.
Quindici punti per Will Ripia dei visitatori, due mete per Hona di casa.
Il tabellone finale di regular season:

Pos Team P W D L F A PD B Pts
1. Canterbury 13 10 0 3 369 231 138 7 47
2. Wellington 13 9 0 4 362 237 125 7 43
3. Southland 13 9 1 3 259 203 56 3 41
4. Hawkes Bay 13 8 1 4 372 256 116 7 41
5. Auckland 13 8 0 5 272 223 49 7 39
6. Waikato 13 8 0 5 285 297 -12 4 36
7. Bay Of Plenty 13 7 0 6 268 267 1 4 32
8. Taranaki 13 6 1 6 252 251 1 2 28
9. Tasman 13 6 0 7 244 250 -6 4 28
10. Otago 13 5 0 8 260 283 -23 7 27
11. Manawatu 13 4 0 9 305 362 -57 8 24
12. North Harbour 13 4 0 9 244 320 -76 4 20
13. Northland 13 3 1 9 226 341 -115 2 16
14. Counties Manukau 13 2 0 11 235 436 -201 4 12
(in grassetto le squadre in semifinale, in corsivo quelle in odore di retrocessione).

Sotto godetevi la presentazione dei due giovanissimi freschi All Blacks from Hawke's Bay. Notizia, Zac Guildford ha gia' firmato per Canterbury l'anno prossimo.

giovedì 22 ottobre 2009

Lineout questa sconosciuta

Abbiamo dato conto del giro di valzer degli allenatori All Blacks di questa settimana: the boss Graham Henry s'e' conferito la responsabilita' diretta sugli avanti , "Shag" Hansen li ha mollati e ha preso i trequarti da Wayne Smith, che ora coordina la fase difensiva prima in mano a Henry. E i "senatori" della mischia All Blacks - McCaw, So'oialo, Thorn, Woodcock - pubblicamente apprezzano. Il motivo principale di tale switch e' la necessita' di "attenzionare" una delle fasi di gioco teoricamente piu' note ma di fatto sottovalutate anche da molti commentatori: la rimessa laterale. La cosa ci fornisce opportunità di produrci in uno di quei torrenziali approfondimenti tra l'analitico e il didascalico che tanto ci appassionano - sempre meglio comunque che prender cappello su Dondi o Scanavacca!

Un flashback

Un tempo, prima che le Elv rivoluzionassero il gioco pur essendo state in gran parte cancellate, rimessa laterale e mischia chiusa erano le cosiddette "fonti del gioco". Inevitabilmente da li' si partiva a sviluppare la fase d'attacco (pick&go o maul degli avanti, apertura ai trequarti) su una piattaforma di solide certezze: nove volte su dieci l'ovale rimaneva in controllo della squadra che lo lanciava/introduceva.
A quei tempi apertura e estremo si caratterizzavano per l'abilita' a "trovare la touch" al pari della precisione a trovare i pali, un mediano "calcettinista" come Guy Pardìes era guardato con rispetto ma anche con diffidenza, "estroso" era la sua definizione politically correct.
Divennero i tempi d'oro del rugby azzurro; il vertice massimo fu il 6Nazioni 2007, quando l'Italia guarda caso risultò la miglior nazionale europea nella percentuale di rimesse proprie conquistate e altrui rubate nonche' per conquiste in mischia chiusa.
Erano tempi di certezze, come nel gioco degli scacchi e' certo che la torre o il cavallo si muovano solo in determinati modi prefissati.
Il nuovo che avanza

Dopo un 2008 sperimentale per via delle Elv, l'apoteosi nel tour dei Lions e nel TriNations: si assiste al crollo delle certezze del passato.
La ragione primcipale, visto che le Elv sono state in gran parte scartate, è una maggior attenzione arbitrale a placcaggi e ruck a parità di regole (sempre quelle vecchie).
Tale cambiamento di attitudini ha provocato l'emergere di una nuova "fonte di gioco": la fase difensiva ben fatta, il fetching, il cui modello si chiama Heinrich Broussow dei Free State Cheetahs: (a) placcare, (b)mollare l'avversario, (c)rialzarsi, (d)metter le mani sulla palla, (e)rubarla. A prescindere da quanta altra gente sia arrivata nel frattempo e con lo step (d) eseguito prima che l'arbitro chiami la ruck formata.
A complemento, la rimessa laterale è evoluta a possibile garante del dominio territoriale e di possesso. Il miglior interprete mondiale è ovviamente Victor Matfield ma in realtà si tratta di una fase altamente integrata a livello di reparto, somigliante agli schemi del basket o ai calci da fermo del calcio: Matfield senza Botha, Smit o Bismark DuPlessis sarebbe come un motore Ferrari montato con una trasmissione Ssangyong ...
Depistaggi

I più non hanno riconosciuto i perchè del cambiamento nel rugby union, o non li hanno graditi; molti si sono fatti distrarre, attribuendo la superiorità sudafricana principalmente al cinico e spregiudicato utilizzo del piede, confondendo un mezzo con un fine.
E lì vai, mentre gli italiani si guardavano attorno smarriti come chi si accorga in ritardo che gli han zanzato il portafogli (aridatece le maul!) e si buttavano alla tipica nostrana caccia al colpevole (Mallett, Cariat, la prima linea, Bortolami, l'apertura ...), gli anglosassoni partivano con l'esercizio che meglio gli riesce: fingere obiettività mentre denigrano i punti di forza avversari, per tentare di svellerli cambiando le regole e non cambiar loro; ed ecco sorgere la solfa del noioso "aerial ping pong".
Peccato che molti tra cui il sottoscritto ricordino bene la noia ben più mortale delle partite tutte pedate sistematiche in touch: era il mondo dei Dominguez dài, da cui nasce la eterna cerca italica del Sacro Graal "apertura". Erano le squadre di ciccioni caracollanti a tre all'ora da una rimessa all'altra, di mediani con le mani senza piedi e aperture coi piedi senza mani, delle ali a sorridere alle ragazze in tribuna in attesa di ricevere le due palle due per partita. Yawn, rugby d'antàn no grazie, appassionava più una partita a scacchi tra russi che gli spintoni tra minatori gallesi e universitari del King's College. Almeno adesso tutti devono correre a lungo e sul serio, l'arbitro guarda i placcaggi e il possesso dell'ovale è costantemente conteso, altro che rugby league!
Contromisure Neozelandesi
Inizialmente pure il grande vecchio coach Graham Henry c'era cascato: vuoi per autogiustificare un anno con poche soddisfazioni, aveva alzato alti lai contro il gioco al piede che snatura le abilità con le mani classiche del rugby (league?). Arrivando senza vergogna a formulare la sconcertante richiesta di estendere la chiamata del "mark" dall'area dei 22metri fino a metà campo, con ripresa del gioco mediante mischia dal punto del calcio. Come dire che il portiere del calcio può usare le mani fino a metà campo e invece del rinvio, un calcio di punizione da dove è partita l'azione avversaria.
Ora forse l'ultima sconfitta coi Boks, dove i Neozelandesi han calciato in aria più degli avversari e la vittoria contro i Wallabies, dove è avvenuto il viceversa, sono servite a Henry, la chiave della resurrezione All Blacks deve passare dalle ex certezze degli avanti. Da cui la assunzione diretta di ruolo e responsabilità del coach sul punto cruciale del gioco "nuovo": non l'apertura, l'estremo o il primo centro calciatore ma gli avanti.
Anche il criticato Hansen avrà comunque il suo bel daffare coi trequarti: a parte imparare a difender palla in attacco senza trattenerla, dando tempestivo sostegno, pare superata l'epoca dei talentuosi "monoliti" tutti o dribbling o ball carrier o piede, serve sviluppare le capacità "allround" con atleti dotati di visione di gioco, in grado di interpetare avversari e momenti, utilizzando diversi tipi di tecniche secondo le situazioni. Da tale punto di vista le quattro novità tutte dietro nella selezione All Blacks - Zac Guildford, Ben Smith, Tamati Ellison e Mike Delany - così come l'esclusione di "specialisti" come Joe Rocokoco o Hosea Gear, paiono in tale direzione.
Altior citior fortior
Ma torniamo davanti: Graham Henry non ha responsabilità dirette sul reparto da molti anni, dai tempi del Galles; "The lineout has got a hell of a lot more sophisticated" ha riconosciuto il coach neozelandese "and there is a huge amount of expertise which goes into lineouts, a huge amount of analysis".
Indicativo il suo focus sulle rimesse laterali, dove non basta più memorizzare quelle tre o quattro paroline maori per i codici delle chiamate: avversari ben preparati sono in grado oggi di non farti toccar palla, la rimessa è divenuta una fase a schemi, dove precisi skill individuali si combinano con movimenti di reparto da studiare e praticare con la massima dedizione.
Studiando i singoli frame dei filmati dei "maestri" Boks, emerge ad esempio che Matfield raggiunge la massima altezza in rimessa molto più velocemente degli altri: merito indubbiamente suo ma anche di chi lo propelle in aria e dell'affiatamento complessivo sino al lanciatore. E' chiaramente una superiorità collettiva, di reparto; altro che spionaggio a carpire il labiale delle chiamate.
A dimostrazione che la freschezza mentale non è detto dipenda dall'età anagrafica, Henry s'è dichiarato "stimolato" dalla sfida; ispirato da un paio di amici (l'allenatore degli avanti dei Crusaders e della nazionale giapponese), ha introdotto negli allenamenti un macchinario costruito appositamente e prima mai usato (da loro: qualcosa del genere mi pare di averla già vista in giro). Si tratta di una sorta di pedana regolabile in acciaio, per mettere il saltatore all'altezza "giusta" e far pratica per tallonatore e ricevitori. Se la porteranno in giro nel tour europeo, dice.
Non sono solo le rimesse a necessitare di "tuning" davanti: i Kiwis, a partire da Richie McCaw, continueranno a prendersi rischi in ruck o nelle maul, ma devono imparare da Broussow a cambiare obiettivo, dal rallentare il gioco avversario a carpire il possesso. Tra l'altro oggi girano piazzatori da oltre metà campo come i due Steyn e non solo, i falli si pagano tutti cari da sessanta metri in giù. Nel riserbo dei loro allenamenti, immagino Henry avrà di che chiarirsi al proposito coi "senatori" della mischia.
Attenzione allora o Boreali, inconsapevoli sparring partners delle evoluzioni Australi, l'occhio dei campioni Tutti Neri è tornato non solo a iniettarsi di sangue ma anche a identificare innovazione.

mercoledì 21 ottobre 2009

RL Italia, possiamo solo migliorare

Qualche immagine, gli highlights e il resoconto della sfortunata "prima" dell'Italia del Rugby League nell'Europa che conta, contro la Scozia a Padova nel weekend scorso.
(Di Matteo Visona' - Firl)
Nel giorno che voleva essere la buona occasione per fare bella figura, l'Italia a XIII incassa il più alto passivo della sua (seppur breve) storia: 104 - 00. La Scozia presentava 9 professionisti nella maggior serie del Rugby a XIII d'Inghilterra e assieme al Galles sono in lizza per la vittoria finale; agli italiani mancavano alcuni uomini importanti trattenuti dalle rispettive squadre union per il campionato in corso, il raduno dei giocatori italiani è stato fin troppo ravvicinato per gli stessi impegni con le rispettive squadre, alcuni giocatori come Sands hanno raggiunto i compagni solo un giorno prima per l'allenamento di rifinitura.
Gli scozzesi si producono in una performance da 18 mete, convertendone la maggior parte mentre l'Italia fatica molto ad uscire dalla propria metà campo; gli highlander riescono a sfondare con più facilità sulle fasce laterali e meno su quelle centrali. Apre le danze Patterson (Lee) all'ottavo minuto, seguiranno a ruota e a più riprese Steele, Henderson, Fletcher, Moore, Cox, Nixon, Benn, Nanyn - autore di una splendida meta - e Fisher.
Nonostante gli italiani si siano avventati su ogni giocatore con determinazione dall'inizio alla fine, la superiorità tecnica dei britannici e la loro rodata esperienza sia di professionisti del Engage Super League, sia come team nazionale, hanno fatto la differenza. Gli italiani hanno mostrato determinazione nel correre appresso ad ogni scozzese mostrando il fianco ma senza mai mostrarsi perduti. Hanno fatto vedere dei buoni placcaggi apprezzati dal folto pubblico e in un più di un'occasione sono riusciti a sfondare la linea avversaria facendo sperare gli astanti in una meta che sfortunatamente non è arrivata.
La ferita è bella profonda e piena di sale ma non c'e' da giudicare pesantemente nessuno dei giocatori perchè s'e' visto la chiara volontà di fare il meglio possibile sino al fischio finale, davanti ad un pubblico incuriosito e partecipe che sembra aver capito questo intento.Degni di lode su tutti sono stati Shane Pavan (dichiarato man of the match per parte italiana), Marco Ferrazzano, sempre presente, Matthew Sands e John Grasso (italo-australiano in forza all'Amatori Catania).
In settimana i nostri si trasferiranno in Libano per affrontare la prossima avversaria, sfida che si presenta molto dura poichè quasi tutti i giocatori del Libano provengono dal campionato Australe NRL. I nostri avranno però una altra intera settimana per allenarsi assieme e rodare le impostazioni di gioco.
Le telecamere di Rugbymagazine hanno ripreso l'incontro e nella trasmissione di giovedì su Telefriuli e da venerdi on-line sul sito.Sotto il video con gli highlights del match in attesa che su ustream venga messo il video completo.
Nel girone B l'Irlanda ha sconfitto la Serbia per 82 - 00.

ITALIA: 1 Eduardo Lerna, 2 Manuele Cipriani, 3 Jason Dubas-Fisher, 4 Shane Pavan, 5 Pierluigi Gentile, 6 Filippo Veronese ,7 John Grasso, 8 Paul Stanica, 9 Nicolino Facco, 10 Greg Brincat, 11 Matthew Sands, 12 Marco Terrazzano, 13 Ludovico Torreggiani. A disposizione: 14 Rob Di Leva, 15 Andrea Zacchia, 16 Angelo Ricci, 17 Filippo Macerati.
SCOZIA: 1 Jamie Benn, 2 Jon Steele, 3 Kevin Henderson, 4 Mick Nanyn, 5 James Nixon, 6 Brendan Lindsay, 7 Gareth Moore, 8 Mitchell Stringer, 9 Ben Fisher, 10 Neil Lowe, 11 Alex Szostak, 12 Richard Fletcher, 13 Lee Paterson. A disposizione: 14 Paddy Coupar, 15 John Cox, 16 Andrew Henderson, 17 Rob Lunt
Mete: Paterson (8), Steele (11, 54), K Henderson (14, 27), Fletcher (20, 59), Moore (24), Cox (32), Nixon (34, 41, 47, 79), Benn (36, 70), Nanyn (65, 76), Fisher (67)
Calci di trasformazione: Nanyn 16/18.
Arbitro: Steve Ganson (Inghilterra)
Primo tempo: 0-54
Spettatori: 2139
Rugbyleague.com Man of the Match: Jamie Benn (Scozia)

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