venerdì 29 febbraio 2008

Guinness Premiership, il calendario del week end

Tra oggi e domenica il maggior campionato inglese torna di scena. Oggi è il turno di Sale-Worcester e Newcastle-Wasps. Domani gli Irish sfideranno i Saracens, gli Harlequins il Gloucester e i Tigers il Leeds. Domenica chiudono Bristol e Bath. Dando una occhiata alla classifica, si tratta di un turno da up and down, con la prima della classe Gloucester impagnata a Londra contro gli Harlequins che sono a metà classifica e Leicester che invece sfiderà la cenerentola dell'anno. Match importante per Bath che con Bristol cercherà di tenere il ritmo delle prime.

CELTIC LEAGUE - Impegnate anche le formazione della Magners League. Cardiff e Munster si giocano il terzo posto, Leinster affronterà l'ultima in classifica Connacht. Turno tranquillo per Llanelli con Ulster, Warriors - Ospreys giocano per un posto migliore a metà classifica. Edimburgo può continuare a rimanere legato al quartetto in testa contro i Dragons di Newport.

giovedì 28 febbraio 2008

Bannato per 13 settimane!

La commissione disciplinare guidata da Christopher Quinlan (England), con Dr. Barry O'Driscoll (Ireland) e Mike Rafter (England), ha inflitto 13 settimane di ban a Mauro Bergamasco, reo (confesso?) di deliberata ditata nell'occhio a Lee Byrne, estremo gallese, il migliore in campo nel corso dell'ultima partita del Sei Nazioni al Milennium.
La sospensione inizia il giorno 3 marzo, data in cui il nostro aggressivo flanker dovrebbe ritornare disponibile post lieve infortunio alla spalla, e spirera' il 2 giugno.
Sei Nazioni finito (e non solo) per il maggiore dei Bergamasco Bros. e brutto colpo al morale gia' incrinato degli Azzurri.
E' un triste epilogo per una stagione personale iniziata con un autorevole step-up alla fine dell'ultima partita dei Mondiali (ricorderete il suo fervorino alla squadra eliminata dalla Scozia 18-16, con capitan Troncon zittito dalle lacrime miste di rabbia e commozione per la sua ultima partita: "Possiamo uscire a testa alta, non dobbiamo piangere!"). Ci era molto piaciuta la sua prestazione monstre contro l'Irlanda, dove mise in mostra grinta e placcaggi memorabili; segui' una partita dignitosa e importante ma senza brillii contro l'Inghilterra, poi una francamente insufficiente al Millennium, "ingiuria" a Byrne a parte.

La stessa commissione ha invece "assolto" Carlo del Fava per "insufficienza di prove" dall'accusa di gioco pericoloso (uno sgambetto?) su Stephen Jones nel corso della stessa partita.
Sia Mauro B. che DelFava erano comunque stati deselezionati dalla squadra a scopo cautelativo da Mallett in vista della prossima sfida in terra parigina, per ironia della sorte "casa" di Mauro.

UPDATE: Alla luce delle sentenze Mallett aggiunge due ulteriori giocatori alla rosa in partenza per Parigi, per un totale di 24 convocati: sono l'assolto Carlo del Fava e Tommaso Reato.

Due altre notizie OFF TOPIC dai "piani alti" del rugby:
- La Irb sta studiando la fattibilita' di una supersfida megagalattica tra la vincitrice del Sei Nazioni e quella del Tri-Nations. La creme de la creme, una sorta di campionato del mondo disputato ogni anno a partita secca.
La citta' di Hong Kong, gia' sede del famoso e frequentato torneo di rugby sevens (fine marzo), s'e' autocandidata come campo neutro atto ad ospitare tale sfida.

- La vittoria dell'Inghilterra sulla Francia l'ha riportata al quarto posto nel ranking mondiale Irb, prima delle boreali, scavalcando l'Australia e scavando un solco di piu' di 3 punti (un'enormita') tra quest'ultima e la sesta classificata, la Francia.
Sempre a livello di ranking mondiale e guardando alle squadre minnows, nelle prima meta' di febbraio c'era sfuggita la poderosa risalita della Georgia al 14' posto, grazie alle vittorie su Romania e Russia.
Sulla scia della buona performance al Mondiale, la Georgia diviene la prima delle "non grandi e famose", subito dopo Samoa e Tonga e prima di Canada, Romania, Russia Giappone e Usa.
Sapendo dell'entusiasmo dai risvolti identitari che incontra il rugby nella piccola e giovane nazione caucasica, ci vien da commentare: piccole RugbyNation crescono ..

mercoledì 27 febbraio 2008

Riassuntino

Giusto per avere davanti agli occhi la classifica del 6 Nations:
RBS 6 Nations 2008 Standings

Pos

Team
P
W
D
L
F
A
Pts
1Up (2)Wales3300103426
2Up (3)Ireland320171504
3Down (1)France320166514
4No change (4)England320166584
5No change (5)Italy300338860
6No change (6)Scotland300334910

La partita chiave per l'Italia è ovviamente contro la Scozia, nell'ultima giornata di fuoco che vedrà in campo Wales-France, quando i primi si saranno giocati la Triple Crown a Dublino e i francesi ci avranno ospitato a casa loro.
Come dicevamo ieri, la differenza punti conta ed il Galles ne ha messi 103 subendone 42 (+61), mentre la Francia sta a 66-51 (+15). In effetti il Galles di Warren Gatland è la nazionale che ha collezionato vittorie più larghe, soprattutto contro l'Italia sabato scorso. Da segnalare, per gli amanti delle statistiche come il socio, che nei secondi tempi davvero i gallessi esprimono una maggiore quantità di gioco e le tre vittorie conquistate fino ad ora nascono proprio negli ultimi 40'. A volte con la complicità degli avversari, vedi Inghilterra e azzurri.
Poi ci sarebbe l'Inghilterra, per l'appunto. Una nazionale che non muore mai. Pur non giocando bene contro di noi e pur avendo concesso al Galles una vittoria preziosissima al debutto, alla fine dei conti ha battuto la Francia ed è d'obbligo considerarla tra i trionfatori finali. L'Irlanda balbetta, però poi vince o sa vendere cara la pelle come nella trasferta di Parigi.
Due giornate alla fine, due giornate cariche di aspettative e adrenalina. Non potevamo aspettarci un 6 Nations migliore.

Programma Erasmus per l'Italrugby

Coach Mallett ha diramato i convocati per la partita di Parigi del nove marzo (subito dopo la festa della donna; speriamo di rimanere sufficientemente "irremovibili" a Parigi, come le virtuose del buon tempo andato, per non farcela fare a noi la festa ...).

Trequarti: Mirco Bergamasco (Stade Francais), G Canale (Clermont-Auvergne), E Galon (Overmach Cariparma), A Masi (Biarritz), K Robertson (Arix Viadana), A Marcato (Treviso), S Picone (Treviso), A Sgarbi (Treviso), E Patrizio (Petrarca Padova), J Erasmus (Montepaschi Viadana), A Galante (Rolly Gran Parma).
Avanti: M Castrogiovanni (Leicester), L Ghiraldini (Calvisano), A Lo Cicero (Racing Metro Paris), S Parisse (Stade Francais), F Ongaro (Saracens), S Perugini (Toulouse), J Sole (Arix Viadana), A Zanni (Calvisano), M Bortolami (Gloucester), C Nieto (Gloucester), P Travagli (Overmach Cariparma).

Rientrato Caino Robertson dall'infortunio (ma Sgarbi rimane), torna dall'era geologica precedente anche il vecchio grande amico di Troncon: Ongaro al posto di Festuccia come secondo tallonatore; esclusi i due a rischio Mauro B. e Del Fava, under scrutiny dal board arbitrale per gioco pericoloso.
Al loro posto arrivano Galante e Erasmus, bel nome batavo per un sudafricano doc: dopo il minimo storico di "naturalizzati" in squadra toccato col Galles, ricomiciamoooo .. (ma dopotutto giochiamo contro i francesi, che non si fanno certo scrupoli a impiegare nativi del Mali).

{ UPDATE 28/02:
La Francia risponde all'Italia con ben otto cambiamenti rispetto all'ultima partita:
Trequarti: D Yachvili (Biarritz), J Tomas (Montpellier), F Trinh-Duc (Montpellier), Y Jauzion (Toulouse), D Traille (Biarritz), Y David (Bourgoin), J Malzieu (Clermont-Auvergne), A Floch (Clermont-Auvergne), A Rougerie (Clermont-Auvergne), V Clerc (Toulouse).
Avanti: F Barcella (Auch), J-B Poux (Toulouse), N Mas (Perpignan), G Guirado (Perpignan), D Szarzewski (Stade Français), L Nallet (Castres), J Thion (Biarritz), P Pape (Stade Français), I Diarra (Montauban), L Picamoles (Montpellier), F Ouedraogo (Montpellier), I Harinordoquy (Biarritz).

Tre rientri da infortuni - Harinordoquy, Malzieu, Jauzion - e ben cinque nuovi arrivi: tre tra gli avanti - Barcella, Guirado e Diarra - e due nei trequarti - David e Tomas.
La domanda sorge spontanea: Lievremont deve dar dei segnali ai suoi, oppure ci prende sottogamba, o deve far recuperare, preservare (e/o punire) qualcuno, oppure teme la nostra mischia? O tutte e tre assieme? }

Qui gli highlights della partita col Galles. Vicino quelli delle altre due.

"It’s all about exposure"
Interessante il fatto che non solo l'Italia soffra i problemi di un campionato inflazionato di stranieri, di talenti in giro per il mondo e al contempo di giovani paradossalmente con poche possibilita' di giocare.
In concomitanza con la vittoria del Croke Park, l'Irlanda del rugby e' stata letteralmente shockata dal 67-7 con cui la nazionale A (una sorta di "under21") e' stata sottomessa dagli equivalenti scozzesi. E c'erano 4 "nazionali veri" in campo.
O'Sullivan non ha dubbi: la colpa e' dell'apertura sempre piu' larga agli stranieri delle 4 squadre provinciali - Munster, Leinster, Ulster e Connacht; e panchinano i giovani. Gia' sentita 'sta storia? In particolare ci sono dei ruoli, come il mediano d'apertura, dove un movimento imponente come quello irlandese non riesce a produrre validi ricambi per O'Gara. Gia' sentita anche questa vero?
"I giovani praticanti talentuosi ci sarebbero, ma e' solo questione di esposizione (all'esperienza di gioco)", sottolinea O'Sullivan.
Come se non bastasse, con giocatori del calibro di Eoin Reddan e Geordan Murphy rispettivamente nei Wasps e a Leicester, ci sono problemi ad averne la disponibilita' continuativa per la nazionale (ricordiamo che i campionati inglese e francese non si fermano durante il Sei Nazioni) e sempre piu' ce ne saranno nel futuro. Siamo arrivati al punto: professionismo vs. nazionali, qual'e' l'essenza del rugby nella versione "union"?
Ovviamente l'erba del vicino e' sempre la piu' fresca: in Irlanda ci sono "solo" 4 team provinciali impegnati nei tornei di livello (Magners, Heineken e Challenge Cup), mentre inglesi e francesi con campionati a 12 e 14 squadre secondo O'Sullivan "diluirebbero" meglio l'effetto stranieri.

martedì 26 febbraio 2008

Impressioni (live) da Cardiff

Gli eterni incompiuti. Così sono sembrati agli occhi dello spettatore dalle tribune del Millennium gli azzurri di Nick Mallett. Ed occorre mettere in chiaro subito un paio di cose. Prima di tutto, il coach non ha colpe e guai a chi osasse tirare fuori la storia che l'Italia non è da 6 Nazioni. Chi me lo spiega allora l'entusiasmo della scorsa edizione dopo le vittorie su Scozia e Galles? Una passione presto svanita? Probabile, ma qui si tratta del mood classico degli italiani che sono pronti ad abbandonare la barca quando sta affondando, prima ancora di sapere se effettivamente l'imbarcazione affonderà.
Il XV sceso in campo a Cardiff era l'unico XV possibile con tutti i suoi limiti, ma anche con tutte le sue potenzialità. Nel primo tempo siamo stati noi a mettere alle corde i padroni di casa, come testimoniava non solo la quantità di gioco prodotta e la meta e mezza messe a segno, ma anche un'analisi tattica andata in onda la sera dopo su BBC Wales: nei primi quaranta minuti, per ogni placcaggio su un gallese, erano due gli italiani pronti ad anadare a conquistare l'ovale, mentre i difensori avversari arrivavano sul luogo del delitto con qualche attimo (di troppo) di ritardo. Il che significa come il nostro sia un gioco strutturato e ben congegnato. Un gioco che dura il tempo di una frazione di partita, come spesso abbiamo scritto su questo blog, e che necessita di ricambi come il rugby comanda. E che, purtroppo, al momento non sappiamo permetterci.
Poca concentrazione, Galles gasato al massimo, nervosismo e chissà che cosa hanno fatto il resto nei rimanenti 40 minuti. Quelli che sino ad ora hanno regalato al Galles il primo posto in classifica, basta ripassare le precedenti perfomance dei dragoni contro l'Inghilterra e la Scozia. E contro l'Italia, ci aggiungerei.
Gli spazi concessi dai nostri trequarti erano lampanti agli occhi dello spettatore al Millennium, presagio di un 34-0 che ha lasciato l'amaro in bocca. Poi ci si è messa la fatica, con il volume di placcaggi dei nostri, destinati alla difesa perenne. Placcaggi = fatica che monta = Shane Williams e compagni che sfuggono in velocità. Poi aggiungiamoci l'uomo in meno (Mirco Bergamasco) e la matematica non è più una opinione.
Ora che si fa? Questa è la domanda che vale oro. Contro la Scozia possiamo vincere, non ci piove. Contro di lei ci giochiamo il cucchiaio di legno. Contro la Francia a Parigi? Perdiamo? O perdiamo onorevolmente? O magari vinciamo? Chiaro che quest'ultima è davvero l'ultima delle ipotesi. Però questa è l'Italia di adesso: imprevedibile. Nel bene e nel male. Up and down.
Quanto al Galles, nulla di dire. Il socio mi prendeva in giro quando, durante il Mondiale, profetizzavo: dagli sguardi al momento degli inni si possono capire molte cose. Bene, sabato prima che entrassero in campo gli uomini di Gatland, si sono viste le fiamme da due dragoni a bordo campo, una standing ovation ha accolto Joe Calzaghe, campione di boxe italo-Welsh, e i cori alla Bread of Heaven hanno letteralmente eccitato l'ambiente. E la cosa importa, perché ormai è chiaro che quella è la Rugby Nation, ossia il luogo dove il rugby sta prendendo alcuni tratti caratteristici del calcio. Nel bene e nel male, anche in questo caso. A Cardiff ci credono e fanno bene, anche se il saggio Warren Gatland richiama alla calma e alla strategia del "un passo alla volta". E fa i conti in tasca: la differenza punti conta. Guarda caso, il Galles è quello con l'attivo migliore.

domenica 24 febbraio 2008

Chiarimenti al Sei nazioni

Le altre due partite del sabato, Terza giornata del Sei Nazioni:
Irlanda 34- 13 Scozia.
Irrisoria, irridente quasi la facilità con cui la squadra casalinga liquida una quanto mai aggressiva ma inconcludente Scozia.
Questa domina territorio e possesso con punte incredibili nel primo tempo, ma riesce solo a marcare la prima e unica meta in sei partite, di Simon Webster al rientro.
Sorniona e cinica l'Irlanda, tutta il contrario di quella vista con l'Italia: lascia sfogare, regge in difesa con umltà, mestiere e forza (altra convincente prova del pack) e poi rende produttiva in pieno la prima occasione con Wallace al 22'. E' solo la prima delle ripartenze irlandesi, in cui si distingue Geordan Murphy uomo del match inizialmente escluso (aveva qualcosa da farsi perdonare all'ala, umiliato da tre mete di Clerc nell'ultima partita) e ripescato estremo in extremis.
Bene l'ala Tommy Bowe (due mete, una in foto), e poi il solito Brian O'Driscoll, regista dei break (fin che gli regge il fisico), grande in particolare ad attirare al difesa e lanciare la lontana ala chiusa Kearney per la seconda meta; spettacolare O'Gara, in particolare in uno dei suoi assist alla Pirlo per la meta del pilone Horan all'ala (ma che schemi fanno?!) e nel "sottomano" che lancia la prima meta di Bowe.
L'altra buona notizia per l'Irlanda, oltre alla tranquilla capacità di resistenza, alle nuove leve finalmente inserite dal conservativo O'Sullivan e al killer instinct dimostrati, è il rientro del grande O'Connell in seconda linea, fuori dai Mondiali.
Dal lato scozzese Hadden si lagna (con ragione) della lack of composture scozzese, incolpando immaturità e qualche cedimento disciplinare (Natan Hines); nella realtà la partita è la dimostrazione che nel rugby la buona volontà, la capacitaà di calcio e anche le buone mani da sole non bastano per trasformare dominio di possesso e territorio in vittoria.
Prima di tutto serve un pack potente, poi è fondamentale la capacità di far break, vuoi coi trequarti vuoi con la forza. La Scozia vista sinora non sembra possedere nè l'una ne l'altra; è solo più vivace e vogliosa grazie alla regia esperta di Paterson. Sono buone notizie per l'Italia.

Francia 13-24 Inghilterra
la prima vittoria del Sei nazioni in terra di Francia in otto anni, la seconda di fila dopo quella mondiale, giunge per gli inglesi alla fine di una battaglia non spettacolare ma adrenalinica e a tratti entusiasmante.
L'abilità della pragmatica Inghilterra è di fondare lo scontro sui suoi punti forti: ancorandosi al superbo pack con la prima linea Sheridan-Regan-Vickery che umilia ripetutamente la corrispondente Bleus e solo l'Italia può reggere; attentissima a anticipare Clerc e Rougerie al largo, incollando Heymans a fondo campo, facendo barriera al centro con Flood e Wilko splendido e senza paura in versione difensiva; giocando di rimessa con il razzente Sackey e il piedino fatato tornato fatale di Jonny.
La Francia non è per nulla intimidita da tale approccio, di fatto la partita si regge aperta in bilico sino a pochi minuti dalla fine. Gli unici appunti da fare ai galletti forse riguardano la mediana: a tratti eterea la personalità di Trinh-Duc quando Traille, preso dal fronteggiare i centri albionici non può rimboccargli le coperte, ed eccessivo il tempo che si prende il diciannovenne ma autocratico mediano di mischia Parra per aprire, manco fosse Stringer.
Il primo episodio dà la cifra dello scontro: al quinto la Francia riparte dai suoi 22 come se giocasse contro la Romania, Jamie Noon abbatte brutalmente Heymans mentre riceve il passaggio, la palla schizza a Sackey, calcetto e volata in meta.
Al trentesimo la meta di Nallet su azione del pack francese non segna una inversione di tendenza, ma solo un warning raccolto dagli inglesi: ogni caduta di tensione può essere fatale.
L'equilibrio assolutamente instabile continua per tutto il secondo tempo nonostante il forcing francese; appena l'Inghilterra riesce a guadagnare un po' di campo, un drop di Wilko come ai vecchi tempi taglia le gambe ai francesi.
Yachvili e Skrela entrati in mediana riportano sotto la Francia negli ultimi dieci minuti, ma la partita viene chiusa da una meta dell'esordiente ordinato mediano di mischia Wigglesworth, degna conclusione della prova di supremazia offerta dal pack inglese.
Ecco, l'Inghilterra ha giocato la partita perfetta che potrebbe giocare l'Italia date le sue caratteristiche attuali (drop a parte, nonostante Marcato ci possa provare): attenta in difesa, spietata negli avanti, umile e dedita al centro durante le sfuriate avversarie (un gusto vedere i sacrifici di Wilkinson in difesa), pronta a fiondarsi in meta al primo errore e con la forza del pack.
Sono sempre i maestri, almeno tra noi Boreali.

As a result della terza giornata abbiamo il Galles solo in testa con tre vittorie, seguita dalla "muta" riallineata composta da Irlanda (seconda) e Inghilterra (quarta) con due vittorie e una sconfitta; stesso score della Francia (terza), solo dal mood più "inca**ato". Quinta e sesta procedono squassate a zero vittorie, rispettivamente Italia e Scozia.
Nevertheless, attenti nella RugbyNation a cantar vittoria o parlare di grande slam, ora la strada si fa in salita.
Nella prossima giornata il Galles infatti va a sfidare una riconfortata Irlanda al Croke Park, mentre la strada si fa in discesa per Inghilterra e Francia, che rispettivamente vanno a trovare la derelitta Scozia e attendono la demoralizzata Italia.
In discesa più per la squadra della rosa dei Lancaster anche l'ultima giornata: attende l'Irlanda a Twickenham, mentre la Francia visiterà il Millennium. Nell'ultima giornata c'è anche l'interessante sfida (per noi) Italia-Scozia che verosimilmente attribuirà il cucchiaio di legno.

sabato 23 febbraio 2008

La Giovine Italia cade al Millennium

L'Italia fa un bel passo indietro, non c'è molto da aggiungere. La delusione porterebbe a chiudere qui il post su Galles-Italia di oggi, 47-8, punteggio da altre epoche e altri avversari.
Si torna a problematiche che si ritenevano superate: l'incapacità di sfruttare le opportunità del primo tempo, la distrazione fatale che ci fa perdere il pallino della gara, le fallosità di troppo, nell'ultimo quarto non siamo in campo.
Eppure per tutto il primo tempo questo Galles non pare lontano dalla nostra portata: li controlliamo decentemente sia negli avanti che nei suoi celebrati reparti arretrati, anzi per lunghi tratti li spaventiamo: i buuu del Millennium al calcio di Marcato di fine primo tempo, raccontano di un filino di tensione nel pubblico gallese.
Il primo campanello d'allarme è la rinnovata indisciplina dei nostri, che regala a Stephen Jones i primi sei dei suoi diciotto punti finali su calcio; non incappandoci giovani inesperti ma vecchi senatori con cinquanta caps, probabilmente è la spia del lavorìo ai fianchi messo in atto dai gallesi, fatto di tanta pressione sul punto di contatto, mai appariscente e nemmeno vincente in sè, ma destinato a farsi sentire alla lunga.
Andiamo in meta per primi (in foto): il grande Castrogiovanni approfitta di una incomprensione in rimessa laterale gallese; Marcato centra il palo nella tentata trasformazione e siamo 6-5. I Welsch pareggiano il conto mete e ci distaccano nel punteggio con una meta larga dell'estremo Byrne, nata da un calcio battuto veloce causato da un fuorigioco entro i nostri 22 (indisciplina).
Nel mezzo un favoloso break ci fa alzare in piedi: da Masi a Galon che apre per Gonzo Canale una autostrada a dodici corsie vuota come la tangenziale di Milano a ferragosto, ma la palla gli fa saponetta -chissà a cosa stava pensando, forse Bergamasco lo "disturba" lì vicino - e sfuma così un uno-due che avrebbe cambiato volto alla partita.
All'equazione si aggiunge l'uno su tre nei calci di Marcato (ma già si sapeva; sfiga vuole piuttosto che i due errori coincidano con due pali) e si arriva al pur dignitoso e promettente 13-8 di fine primo tempo, che avrebbe potuto benissimo essere un 13 pari o addirittura 20 a 13 per noi senza rubare nulla.

Due importanti eventi subito all'inizio del secondo tempo cambiano totalmente il corso della partita.
Gatland sostituisce Peel ed entra il più massiccio, veloce e fantasioso Phillips a mediano di mischia; a questo si aggiunge l'evento fatale vero: mentre stiamo ripartendo con una bella seconda fase larga alla mano, il loro centro Shanklin "legge" un passaggione lungo e piatto a Sgarbi di un impalpabile Masi che pure le talpe sotto il prato del Millennium avevano intuito; l'ala nostra non converge e il centro loro s'invola per un 20-8 del tutto gratuito. La cosa ci stronca il morale.
L'Italia regge ancora per dieci minuti e una espulsione (indisciplina), si avvicina anche alla linea di meta in un paio di occasioni (sfumate anche qui per, indovina un po': indisciplina), ma è solo una questione di tempo: il Galles preme preme sugli avanti e sui centri e poi cerca i break o apre (molto meglio Phillips di Peel, più veloce e imprevedibile); i suoi trequarti non sono certo gli ultimi arrivati e alla lunga i mismatch Shanklin-Canale, Shaun Williams-Sgarbi o Byrne-contro -tutti si fanno sentire.
Alla fine Shaun Willliams segna due mete e altrettante Byrne, il migliore in campo; se non altro metà squadra - i nostri avanti - reggono nonostante un paio di tentativi gallesi di sfondamento di forza, nel tentativo di dimostrare al loro pubblico una superiorità totale. Nisba.
Nelle altre partite avevamo operato un surge nel secondo tempo, stavolta invece il bilancio è sconsolante: 34 a zero.
Il Galles è squadra convinta dei suoi mezzi, ben messa in campo, con due ottimi mediani di apertura, sia il titolare Jones che il sostituto Hook, e con un ottimo reparto arretrato, quando riesce a metterlo in moto.
Purtuttavia non dà mai l'impressione di essere trascendentale, nemmeno nel secondo tempo dove semplicemente pare approfittare dei regali altrui. Certo che 'sta cosa di ricevere regali nei secondi tempi gli riesce guarda caso con tutti: prima sfianca gli avversari mediante una costante, apparentemente improduttiva aggressività, col possesso palla e coi calci di sfiancamento piu' che di spostamento.
Di tutti i commenti letti al riguardo, quello piu' convincente mi pare il seguente:"The scoreline suggests a rout; the narrative of the match was less conclusive. Yet Wales should still take enormous credit from a second-half performance which, with a liberal sprinkling of help from their opponents, confirmed a priceless ability to strike from any angle and every distance ..." - Nick Cain, Sunday Times.

Questa Giovine Italia alla fine s'è rivelata fragile e nervosa. Non tanto nei nuovi beninteso: i più deludenti sono stati Masi, poi Sole, Canale, Dellapè e i Bergamasco.
A Sgarbi, Picone e lo stesso subentrato Buso che pur non hanno certo brillato non si può imputare molto; mentre la responsabilità e il peso dei calci (e della sfiga) non hanno annichilito Marcato, che ha anzi mostrato una bella personalità in campo: è stato ricco di iniziative (con qualche piccola imprecisione e ingenuità nel suo kicking game vòlto a tenere i gallesi lontani, ma in confronto al Masi è stato un monumento) sia come estremo che nel suo ruolo di apertura. Infatti Masi fin che c'è stato era più a coprirlo mentre lui caracollava avanti o calciava, che non a provare a esercitarsi nel suo nuovo mestiere. A proposito di personalità.
Marcato direi essere l'unica nota positiva del giorno: potremmo aver trovato una vera apertura capace anche di giocare tatticamente, non solo un estremo di ripiego; uno da rifinire con l'esperienza, non da riprogettare.
Tra l'altro, riflessione a voce alta, Marcato non avrà il fisico da centro ma è uno che placca senza tirarsi indietro, un po' come Wilko; meglio sarebbe anche sotto il profilo difensivo schierarlo all'apertura, dove può impegnarsi senza problemi su avversari a inizio corsa, piuttosto che non da estremo, votato al recupero impossible contro centroni e alone oramai lanciatissime. Cosa forse più adatta .. proprio a Masi (vedi Heymans, ex centro francese).

Inciso finale: qui si analizza la partita; non va dimenticato però che l'obiettivo di Mallett non è di vincere il Sei Nazioni 2008 e nemmeno di battere il Galles al Millennium, piuttosto quello di far crescere progressivamente una Italia del rugby che si collochi stabilmente tra le prime otto al Mondo nel 2011.
In tale ottica ci stanno l'attenzione alla mentalità vincente (non si scende mai in campo per perdere "ben") ma anche un (bel) po' di esperimenti e quindi di up&down; ci sta anche la serena analisi che con un (mezzo) giocatore nei ruoli cruciali e a forza di naturalizzazioni e riconversioni forzate dei pochi talenti a disposizione, tanto avanti non si va.
Per risolvere il busillis più che con Mallett servirebbe prendersela anche con la Federazione, ad esempio chiedendole di trovare rapidamente un modo di far giocare e calciare i Marcato vari in squadre dove non siano coperti dai Goosen vari.
Moral suasion
alle Società, oppure Progetto nazionale mediante aggregazioni di nativi "provinciali" al posto del Super10? Adottando di fatto modelli neozelandi-sudafricani o irlo-gallesi, più adatti a movimenti numericamente limitati (per la demografia laggiù, per il numero di praticanti da noi), finedola di scimmiottare gli anglo-francesi (altri pianeti per dimensioni del movimento) o il calcio?
Non facile; in ogni caso Mallett è responsabile della selezione e del gioco, non certo delle quantità e qualità messe a disposizione da un movimento in crescita ma afflitto da modelli calciottardi: chi ha due lire investe nel maori di turno e draga i giovani talenti locali, ma li panchina.
Nel frattempo che troveremo una quadra PER Mallett e non DA Mallett, qualche soddisfazione dovremo pur prendercela per tirare avanti.
L'abbiamo sfiorata con gl'inglesi e al Croke Park, scordiamoci di averla dai francesi; ma con la Scozia vista sinora, eh li' non avremo scuse.
By the way
siamo ancora avanti a loro in classifica, quinti per minima differenza punti; avendo prossimamente da affrontare gl'inglesi (loro) e i francesi (noi), si preannuncia tra le due un bel derby de legno, cucchiaio in palio, nell'ultima giornata al Flaminio.

mercoledì 20 febbraio 2008

Italia per il Millennium

Mentre la formazione gallese e' nota da 10 giorni, oggi alle 16.00 Nick Mallett ha annunciato quella italiana per sabato ore 17.00 ora di Greenwich.

15 Andrea Marcato, 14 Alberto Sgarbi, 13 Gonzalo Canale, 12 Mirco Bergamasco, 11 Ezio Galon, 10 Andrea Masi, 9 Simon Picone, 8 Sergio Parisse (cap.), 7 Mauro Bergamasco, 6 Josh Sole, 5 Carlo Del Fava, 4 Santiago Dellape', 3 Martin Castrogiovanni, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Salvatore Perugini.
In panchina quattro avanti: il tallonatore Festuccia, il pilone Lo Cicero, il seconda linea ex capitan Bortolami al rientro (se supera un problema al naso) ed il flanker Zanni; Travagli mediano di mischia, due trequarti: l'esordiente Paolo Buso ed il centro petrarchino Enrico Patrizio.


Confermati i centri, la seconda e la terza linea, il reparto che cambia di piu' causa infortuni e' quello arretrato: un'ala e un estremo nuovi. Confermato Galon all'ala chiusa, avremo Sgarbi al secondo cap (primo da titolare) a sostituire Caino Robertson all'ala aperta e Andrea Marcato estremo al posto del fratturato David Bortolussi.
E' questa la posizione del resto che Marcato aveva gia' ricoperto nei recenti scampoli di match giocati in ambedue le sfide precedenti. Solo che stavolta portera' in piu' la responsabilita' dei calci di punizione (almeno parziale: forse inizia a provarci anche Masi), cosa che non fa nel suo club dove e' "coperto" da un certo Goosen. Certo che iniziare a provarci al Millennium .. brr...
Altra importante novita' e' Simon Picone (in foto) mediano di mischia al posto di Travagli: la sua volitiva prestazione del secondo tempo coronata da una meta con l'Inghilterra, ha evidentemente convinto Mallett. Abbiamo infine il pilone Perugini al posto di LoCicero.
Mentre Marcato Picone e Sgarbi sono all'esordio come titolari in una partita importante, tre giocatori festeggeranno il cinquantesimo cap: Mirco Bergamasco, Santiago Dellape' e Salvatore Perugini. Un bel mix tra giovani in cerca di gloria e vecchi senatori.

Peccato non si giochi con le nuove regole (ELV) in sperimentazione australe, limiterebbero il numero di calci di punizione. Sara' interessante vedere gli assetti che l'Italia assumera' contro una squadra piu' votata al gioco largo delle altre sinora incontrate; sara' importante serrare bene i ranghi nel primo tempo, anche se entrambe le squadre sinora si sono espresse al meglio nelle seconde (o terze) parti della partita.
Dopo aver ricordato che i Dragoni con noi non vincono da due anni e che in casa loro li abbiamo gia' battuti due volte e pareggiato una, la parola passi al campo e vinca il migliore ("speremo de no", rispondeva sempre il Paron Nereo Rocco).

La terza del Sei

Arrivano gli annunci delle squadre che scenderanno in campo per la terza giornata del Sei Nazioni. Ricordiamo la classifica provvisioria subito prima della svolta di (piu' di) meta' Torneo:
1) Francia, due partite vinte
2) Galles, due partite vinte
3) Irlanda, una vinta e una persa
4) Inghilterra, una vinta e una persa
5) Italia, due perse
6) Scozia, due perse.

L'Inghilterra in visita a Parigi per la sua partita decisiva - o vince o adieu ai sogni di gloria continentale - annuncia pochi ma decisivi cambiamenti in neretto):
15 I Balshaw (Gloucester); 14 P Sackey (Wasps), 13 J Noon (Newcastle), 12 T Flood (Newcastle), 11 L Vainikolo (Gloucester); 10 J Wilkinson (Newcastle), 9 R Wigglesworth (Sale Sharks); 1 A Sheridan (Sale Sharks), 2 M Regan (Bristol), 3 P Vickery (Wasps, capt), 4 S Shaw (Wasps), 5 S Borthwick (Bath), 6 J Haskell (Wasps), 7 M Lipman (Bath), 8 N Easter (Harlequins).
Rimpiazzi: L Mears (Bath), M Stevens (Bath), B Kay (Leicester), T Croft (Leicester), P Hodgson (London Irish), D Cipriani (Wasps), M Tait (Newcastle).

Avrete notato il nuovo mediano di mischia del Sale al posto di Gomarshall lievemente infortunato alla schiena, tanto bravo ai Mondiali quanto impalpabile nelle prime due partite del Sei Nazioni. Rientrano inoltre i due superpiloni Sheridan e Vickery assenti in Italia. Rimane qualche dubbio per Borthwick, assente dalla recente partita di campionato Bath-Wasps, e per la piena salute di Sackey. Definitivamente fuori invece anche Moody (tendine d'Achille) dopo Tindall, Streetle e Rees.

La Francia alla caccia del terzo titolo in tre anni risponde a sua volta con quattro cambi:
15 C Heymans (Toulouse); 14 A Rougerie (Clermont-Auvergne), 13 D Marty (Perpignan), 12 D Traille (Biarritz), 11 V Clerc (Toulouse); 10 F Trinh-Duc (Montpellier), 9 M Parra (Bourgoin); 1 L Faure (Sale), 2 D Szarzewski (Stade Francais), 3 N Mas (Perpignan), 4 L Nallet (Castres, capitaine), 5 R Millo-Chluski, 6 T Dusautoir (Toulouse), 7 J Bonnaire (Clermont-Auvergne), 8 L Picamoles (Montpellier).
Rimpiazzi: W Servat, J-B Poux (Toulouse), P Pape (Stade Français), F Ouedraogo (Montpellier), D Yachvili (Biarritz), D Skrela (Stade Français), A Floch (Clermont-Auvergne).

Confermato il trio arretrato delle meraviglie con Clerc ala chiusa, rientra Trinh Duc in mediana al posto di Skrela e fa coppia inedita con Morgan Parra, 19 anni, a sua volta a rimpiazzare l'infortunato Elissalde.
Altri volti nuovi sono lo skipper della mischia Picamoles, entrato nel finale della scorsa partita e la seconda linea del Montpellier Romain Millo-Chluski .
Bella per tutti questi giovani l'involontaria battuta del coach Lievremont: "Et si leur expérience n'est pas immense à ce niveau, ils en ont déjà plus qu'il y a trois semaines". Della serie, son qui che gironzolano gia' da tre settimane, sara' pur ora che inizino a far qualcosa, no?

La Scozia fanalino di coda (sorry ma speriamo lo rimanga a lungo) giochera' cosi' al Croke Park sotto gli occhi della Pricess Anne:
15 H Southwell (Edinburgh); 14 N Walker (Ospreys), 13 S Webster (Edinburgh), 12 A Henderson (Glasgow Warriors), 11 R Lamont (Sale Sharks); 10 C Paterson (Gloucester) 9 M Blair (Edinburgh, captain); 1 A Jacobsen (Edinburgh), 2 R Ford (Edinburgh), 3 E Murray (Northampton Saints), 4 N Hines (Perpignan), 5 S MacLeod (Llanelli Scarlets), 6 A Strokosch (Gloucester), 7 Allister Hogg, 8 TBC.
Sostituti: F Thomson (Glasgow Warriors), G Kerr (Edinburgh), J Hamilton (Leicester Tigers), TBC, C Cusiter (Perpignan), D Parks (Glasgow Warriors), N De Luca (Edinburgh).

(TBC non e' la malattia, sta per To Be Confirmed).
La grande novita' e' Paterson in mediana. Non e' solo dare al cecchino quel che e' del cecchino, dopo la panchina della prima partita e l'ingeresso all'ala nella seconda; aldila' della bocciatura di Parks e' probabilmente un segnale di svolta tattica. Rory Lamont e Simon Webster rientrano nei trequarti da infortuni, mentre debuttano nel pack Scott MacLeod (gia' visto ai Mondiali) e Alasdair Strokosch.
John Barclay pare non farcela in terza linea dove rientra Hogg, Kelly Brown e Ross Rennie si contendono il nr.8.

L'Irlanda di O'Sullivan alla eterna (da un po') ricerca di un gioco produttivo si schierera' come segue:
15 G Dempsey (Leinster); 14 T Bowe (Ulster), 13 B O’Driscoll (Leinster, captain), 12 A Trimble (Ulster), 11 R Kearney (Leinster); 10 R O’Gara (Munster), 9 E Reddan (Wasps); 1 M Horan (Munster), 2 B Jackman (Leinster), 3 J Hayes (Munster), 4 D O’Callaghan (Munster), 5 M O’Driscoll (Munster), 6 D Leamy (Munster), 7 D Wallace (Munster), 8 J Heaslip (Leinster).
Rimpiazzi: R Best (Ulster), T Buckley (Munster), P O’Connell (Munster), S Easterby (Llanelli), P Stringer (Munster), P Wallace (Ulster), S Horgan (Leinster).

Murphy sta a casa: paga le sanguinose scorrerie di Clerc nell'ultima uscita in Francia e cede il posto a Bowe all'ala aperta.
Il grande O'Connell rientra in panchina dopo aver saltato le prime due partite del torneo (e' fuori dai Mondiali per infortunio). Mick O’Driscoll rimpiazza O'Kelly nel pack, unico cambio negli avanti dopo l'incoraggiante prova del reparto nel secondo tempo contro la Francia. Qualche dubbio su capitan Brian O'Driscoll, infortunatosi lievemente in allenamento.

lunedì 18 febbraio 2008

Magners League (fast) update: Leinster batte Cardiff

E' successo quello che era nell'aria nello scontro in alta classifica tra Leinster e i Blues di Cardiff, con gli irlandesi ad avere la meglio: 24-17 il risultato finale. Cardiff ha disputato una partita quasi perfetta, cedendo nel finale e lasciando a Leinster il primo posto solitario con 37 punti. Secondi gli Scarlets, a cinque lunghezze di distanza. Munster vince di misura ad Edimburgo sui Gunners (11-7), Ulster supera i Dragons e lascia sola all'ultimo posto Connacht, sconfitta dagli Ospreys.

Breaking News: un Reale al Croke Park

La notizia è talmente sconvolgente da meritare un chissene, pur ricolmo di riverenza: probabilmente ci sarà la prima visita al Croke Park di Dublino di un membro della Royal family: avverrà sabato prossimo, quando la principessa Anne calerà per assistere alla sfida Irlanda-Scozia.
La presenza della principessa Anne a una partita della Scozia non è certo una novità, come non lo è una sua visita a Dublino (ci andò anche nel 2002, a vedere la "sua" Scozia battere i padroni di casa); la novità riguarda la presenza di un reale britannico proprio al Croke Park, sede provvisoria delle partite della nazionale di rugby irlandese in attesa della ristrutturazione dello stadio di Landsdowne Road.
Quello stadio, casa del football "gaelic code", fu infatti sede del famigerato massacro del "bloody sunday" nel 1920, ultimi anni di occupazione britannica prima dell'indipendenza (ci fu un secondo bloody sunday causato da gl'inglesi nell'isola, a (London)Derry nel 1972, forse ancor più noto al popolino in quanto "cantato" dagli U2).
Per quasi novant'anni sino all'anno scorso nessuna squadra inglese aveva mai potuto metter piede al Croke Park, figuriamoci un reale. Ma per fortuna il tempo è il miglior medico.
Da notare che un monarca regnante britannico non ha mai visitato l'Irlanda indipendente. L'ultima visita nell'isola risale infatti a George V nel 1911.

domenica 17 febbraio 2008

Le vespette pungono Bath

Si è giocato ieri in Inghilterra nel week end senza 6 Nations. Match ad alta adrenalina a Bath, dove i padroni di casa ospitavano i London Wasps. E' finita 42-34 per i londinesi. Ottima prestazione di Danny Cipriani: una meta, quattro conversioni, tre piazzati. A dimostrazione che il ragazzino ha imbeccato la strada giusta, nonostante leprove deludenti in nazionale contro Galles ed Italia, ma certo avrà tempo per dimostrare le sue abilità. Soprattutto quando la nazionale inglese la smetterà di tirare i remi in barca all'inizio del secondo tempo, come ha fatto ben notare Vittorio Munari in telecronaca.
Dopo un parziale di 10-0 in cinque minuti, Bath si è fatta raggiungere, subendo una gran meta del mediano d'apertura sopra citato. Calcetto a scavalcare, pallone raccolto e grande agilità di gambe per evitare due placcaggi, volo d'angelo per schiacciare la palla in area di meta. Tutto nell'arco di quaranta metri di azione personale. E' il segnale che i Wasps non sono di certo andati a Bath per perdere. Il primo tempo si conclude comunque sul 20-13 Bath.
Alla ripresa del gioco, è tutto un darsi da fare degli Wasps per ribaltare il risultato. Mete di Haskell di Lewsey (2), Cipriani che non sbaglia un calcio. Bath risponde con la meta di Fuimaono-Sapolu trasformata da Olly Barkley. Siamo sul 27-35. La meta di Leo e la conversione di Cipriani fanno 42 per gli ospiti, che subiscono la meta di Browne quando ormai non c'è più tempo per Bath.
Gli altri risultati: Sale vince 29-3 sul Leeds, gli Harlequins battono 36-15 Worcester.

Super prima

I risultati della prima giornata di Super14 svoltasi tra venerdì e sabato:
Crusaders 34 - Brumbies 3
Reds 22 - Highlanders 16
Sharks 17 - W.Force 10
Blues 32 - Chiefs 14
Waratahs 20 - Hurricanes 3
Stormers 9 - Bulls 16
Cheetas 22 - Lions 23
Siamo alle prime battute, poco di significativo s'è potuto vedere. Tra questo molto in Sudafrica: i Bulls si confermano fuori casa ma perdono Habana per un mese, i Lions in trasferta battono i Cheetas per la loro prima vittoria con un altro team sudafricano dopo nove tentativi. E abbiamo guarda caso due neozelandesi in testa a punteggio pieno più bonus.
Il punteggio attribuito è quello Irb "classico" (quello in vigore nei campionati nazionali e nelle fasi eliminatorie del mondiale coi bonus point in caso di 4 mete segnate o di una sconfitta per meno di sette punti), per cui la prima classifica è:
Crusaders, Blues 5;
Waratahs, Sharks, Bulls, Reds, Lions 4;
Cheetahs, Highlanders, Western Force, Stormers 1;
Hurricanes, Chiefs, Brumbies 0.

Veniamo alla sperimentazione di (parte delle) nuove regole.
La prima impressione personale è stata quella della confusione in campo e a volte negli arbitraggi, scotto direi inevitabile.
S'è assistito a una sensibile riduzione del numero di piazzati e all'aumento del tempo giocato palla in mano, ma anche l'aumento di "ping pong rugby" in campo, anche se non verso le rimesse laterali.
Le nuove regole dal maggior impatto sono state sostanzialmente tre:
- il rinforzo del "via le mani" immediato non appena formata la ruck, portatore di palla incluso, ha portato a un sacco di cambi di possesso;
- le rimesse laterali a parità vera nel numero di attaccanti e difensori (mediano tallonatore e altri non partecipanti almeno a due metri) ha provocato una maggiore aleatorietà nel possesso in rimessa;
- il calcio libero al posto della punizione per tutti i falli eccetto fuorigioco e gioco pericoloso, ha provocato, oltre che a una diminuzione dei piazzati, anche una maggior difficoltà a risalire il campo di gioco: se prendi una punizione e la calci fuori regali la rimessa all'avversario, se riparti alla mano lì rimani, se calci up&under ridai il possesso agli avversari ...
In generale per quanto sopra detto s'è visto più gioco alla mano (già tipico del rugby australe, ma s'è visto anche nei team sudafricani), con un numero spropositato di palle perse e relativi cambi di possesso (anche due o tre volte di fila) via ruck o intercetto; s'è assistito indubbiamente a più minutaggio di gioco e meno spezzettamento da fischi (quindi meno fiato da tirare per i giocatori) ma anche a tanta confusione senza gran conquiste territoriali.
Pare un gioco meno tattico, più veemente e aleatorio di prima insomma, più fondato sui fondamentali individuali (ball handling, fisicità) che sulla tattica di squadra. Un gioco ancora più adatto di prima a universali fisicamente piazzatissimi, alla faccia di uno dei due driver affibbiati a Paddy O'Brien e team internazionale sulle nuove regole, cioè creare un gioco aperto a tutti i i tipi di fisico umano (il secondo main driver essendo, consentire una costante "contestabilità" del possesso palla: obiettivo pienamente raggiunto).
Ovviamente le squadre devono ancora assimilare bene le novità e adattarsi ai mutamenti cambiando le tattiche di gioco: si apre un periodo di notti insonni per molti allenatori.
Per adesso ad esempio pochi hanno sfruttato il maggior spazio dato alla mischia chiusa (cinque metri in più rispetto alla linea dei trequarti) per lanciarsi nel varco accelerando il tallonaggio, tutti invece paiono aver già capito che la copertura del campo arretrato in tutte le fasi diviene cruciale, in quanto la perdita di possesso è sempre incombente e si calcia up & under di più (grrr questo nun me piace).
Questo primo impatto con le nuove regole per dirla all'americana mi ha lasciato mixed emotions.

venerdì 15 febbraio 2008

Super14 sperimentale

Mentre tutta l'attenzione dei rugbisti boreali e' concentrata sul Sei Nazioni, parte oggi il Super14, il piu' importante torneo per club australi, o volevo dire per club in assoluto?
I team coinvolti sono quelli stellari noti, costituiti nel caso di Sudafrica e Nuova Zelanda assemblando atleti tesserati in squadre locali diverse in "superteam regionali" - modello seguito anche da Irlanda e Galles - mentre l esquadre australiane sono organizzate in "franchigie" all'americana.
Dal Sudafrica:
- Bulls (campioni in carica) di Pretoria, che attinge giocatori dalla Limpopo Province,
- Sharks di Durban - Natal Province (finalista l'anno scorso),
- Cheetas di Bloemfontein - Orange FreeState,
- Stormers di CapeTown - Western Province,
- Lions (ex Cats) di Johannesburg - North West e Mpumalanga Provinces.
Dall'Australia:
- Queensland Reds,
- Western Force di Perth,
- New South Wales Warathas,
- Camberra Brumbies.
Dalla Nuova Zelanda:
- Highlanders di Dunedin - giocatori da Otago, North Otago e Southland,
- Blues di Auckland (semifinalista la scorsa edizione) - da Northland, Auckland, North Harbour,
- Chiefs di Hamilton - dalle contee di Manukau, Waikato, Thames Valley, King Country e dalle squadre di Bay of Plenty,
- Crusaders di Christchurch (semifinalista l'anno passato, squadra piu' titolata del torneo) - da Nelson Bays, Marlborough, Buller, West Coast, Canterbury, Mid Canterbury e South Canterbury,
- Hurricanes di Wellington - da East Coast, Poverty Bay, Hawke's Bay, Taranaki, Wanganui, Manawatu, Wairarapa-Bush, Horowhenua-Kapiti e Wellington.

Il torneo ha una struttura molto semplice: tredici partite all'italiana, le prime quattro fanno semifinali incrociate (prima contro quarta e seconda contro terza) a partita secca in casa delle meglio classificate, la finale tra le due vincenti e' in casa della miglior qualificata. Qui il calendario (fixtures) completo.
Per forza di cose (sedici turni) e' un torneo molto lungo e senza soste da meta' febbraio alla finale del 31 maggio. Siamo alle primissime battute, l'apertura oggi e' stata una suggestiva Crusaders - Brumbies ricca di memorie (34-3 per la cronaca); avremo tempo di entrare nei dettagli da domani, al completamento delle sette partite della prima giornata.

Quest'anno c'e' di piu' oltre a vedere gran gioco gran squadre gran campioni: c'e' la grossissima interessante novita' dell'applicazione delle cosiddette ELV - Experimental Laws Variation.
Ebbene si, dopo studi e sperimentazioni nel chiuso dell'Universita' di Stellenbosch e la benedizione della Irb, un primo pacchetto di succose modifiche regolamentari verranno sperimentate in questo torneo dal grosso seguito mediatico ( qui l'elenco completo delle ELV approvate). Per vedere (non piu' di nascosto) l'effetto che fa.
Sostanzialmente le variazioni importanti - abolizione delle bandierine agli angoli del campo a parte - sono quattro:
1) Calcio dall'area dei 22: quando la palla viene portata nell'area dei 22 metri dalla difesa (mediante corsa indietro, passaggio o altro), in caso di calcio fuori la rimessa avviene al punto di uscita della palla solo se essa prima ha toccato il campo, altrimenti avviene parallelamente al punto del calcio [Obiettivo: scoraggiare il gioco tattico],
2) Rimessa veloce: la palla puo' essere lanciata anche indietro, non piu' solo perpendicolare alla linea laterale [Obiettivo: incentivare le rimesse veloci].
3) Linea del fuorigioco in situazione di mischia: i trequarti della squadra che non ha il possesso (difesa) devono stare a cinque metri indietro rispetto alla mischia, non piu' solo dietro l'ultimo uomo della mischia [Obiettivo: dare spazio alla partenza dell'attacco].
4) Calcio libero: tutti i falli che non siano offside, gioco pericoloso e ingresso non dal "cancello posteriore" in maul/ruck, vengono puniti con un calcio libero anziche' con calcio di punizione. [Obiettivo: diminuire il peso dei calci di punizione sul risultato finale].
Da domani pomeriggio su Sky potremo farci una idea dell'impatto di 'ste ELV sul gioco.

mercoledì 13 febbraio 2008

Ultimissime dalla RugbyNation

Non solo mischia le carte ben 11 giorni prima del match contro l'Italia, come spiega il socio Danny qui sotto. Gatland paragona i suoi uomini agli All Blacks. Se lo dice un kiwi, può anche essere. I casi sono due: o è un gran spaccone o è uno con le idee chiarissime. In entrambi i casi, è quello che serviva al Galles.

Il Galles per noi

Gatland vuole fare l'eccentrico a tutti i costi: mancano ben 11 giorni alla sfida del Millennium con l'Italia ma, fatto altamente inusuale, ha già annunciato la formazione gallese.

15 L Byrne (Ospreys); 14 M Jones (Llanelli Scarlets), 13 T Shanklin (Cardiff Blues), 12 G Henson (Ospreys), 11 S Williams (Ospreys); 10 S Jones (Llanelli Scarlets), 9 D Peel (Llanelli Scarlets); 1 G Jenkins (Cardiff Blues), 2 M Rees (Llanelli Scarlets), 3 R Thomas (Newport Gwent Dragons), 4 I Gough (Ospreys), 5 I Evans (Ospreys), 6 J Thomas (Ospreys), 7 M Williams (Cardiff Blues), 8 R Jones (Ospreys, capt).
Rimpiazzi: H Bennett (Ospreys), Duncan Jones (Ospreys), Deiniol Jones (Cardiff Blues), G Delve (Gloucester), M Phillips (Ospreys), J Hook (Ospreys), S Parker (Ospreys).

Sei le novità rispetto alla partita con la Scozia, e il blocco a 13 Ospreys su 15 inizia finalmente a sfoltirsi.
L'innovazione più lampante è la conferma dell' "experienced duo" Scarlets in mediana, ben comportatosi una volta entrato a 20 minuti dalla fine con la Scozia; il duo Ospreys Hook e Phillips finisce in panca.
Altro importante cambio riguarda tutta la prima linea, dove Gethin Jenkins, Rhys Thomas e il tallonatore Matthew Rees partono per la prima volta da titolari in questo Sei Nazioni. Infine, scontato il suo "purgatorio" post Inghilterra, rientra l'ala Mark Jones al posto del debuttante Jamie Roberts.
L'impressione è che Gatland più che l'Italia abbia nel mirino l'attenzione dei suoi: vuole stroncare, a colpi di sei cambi di titolari per partita senza guardare in faccia nessuno, il peggior avversario dei gallesi: l'autocompiacenza.
Nevertheless, massimo rispetto per l'Italia: "Italy are tough opposition and have been progressing well under a new coach in Nick Mallett", ha dichiarato. “They gave England a scare last week and they always rise to the occasion and pick up a result somewhere in the Six Nations and we need to be on our guard.
Da qualche parte prima o poi andremo a prendercela la vittoria che cerchiamo sempre, lo assicura Gatland; vediamo che sia magari proprio al Millennium dove l'ultima volta pareggiammo; contro la stessa squadra l'anno scorso vincemmo in casa una bella partita dal finale rocambolesco.
Quest'anno per nostra sfortuna Gatland i suoi li tiene tutti sulla corda.

UPDATE: e dal nostro lato Bortolami rientra nel giro azzurro.

UPDATE 14/2: Tegola sulla nazionale: Bortolussi fratturato. Ora si che si dovra' fare i creativi ...
Anche Caino Robertson e' fuori per infortunio.
Mallett ha chiamato a sostituirli nei 22 nazionali Buso (esordiente) e Nitoglia (17 caps) del Calvisano. Nitoglia ha deciso di non rispondere per motivi personali, lo rimpiazza Galante (Rolly Gran Parma, 2 caps).

martedì 12 febbraio 2008

Habemus highlights!

Tanto cercare, tanto criticare Irb e Rbs (critiche fondatissime comuque) - ci riferiamo a video riassuntivi delle partite del Sei Nazioni - e li avevamo sotto il naso, bastava visitare l'apposito sito allestito dalla tanto vituperata La7! Asciutti, scarni (3 minuti e via), col commento made in La7 oime', ma pur sempre meglio di niente.
Tutto e' bene cio' che finisce bene: per questo e perche' pubblica il codice per l'embedding dei video stessi, perdoniamo ufficialmente La7 a nome di tutti gli appassionati per le telecronache del Cecio.
Alleghiamo qui Italia - Inghilterra tanto per iniziare.

Ve lo insegno io il calcio

Ci manca anche un gioco al piede: possibile, nel Paese campione del mondo nel calcio?
Non sono qui per insegnare alla gente a calciare il pallone. Per quello c'è il calcio. Usare il piede solo per il gusto di farlo significa regalare palloni e touche agli avversari. Non si tratta di non calciare mai, ma di calciare quando è intelligente farlo. E questo credo che nessuno lo abbia mai insegnato agli italiani.
Nick Mallet (ct dell'Italia, 3 lauree di cui una a Oxford), intervista alla Stampa di martedì 12 febbraio 2008

Rieccoli

Saltano sempre fuori a rovinare le feste. I giornalisti, intendo. Tacciono di rugby per tutto l'anno, poi si mobilitano in occasione del 6 Nazioni o del Mondiale. E inziano a spararne di tutti i colori. E' successo anche in occasione della sconfitta contro l'Inghilterra. Uno fra tutti, quello del Giornale (Elia Pagani?, non ricordo bene) che si inventa un titolo del genere: dite all'Italia del rugby che bisogna anche vincere.
Come se fosse facile. D'accordo che l'Inghilterra di domenica non era l'Inghilterra migliore. D'accordo che abbiamo pagato caro il solito errore ad inizio partita. D'accordo che ci hanno fatto un regalo per riportarci sotto. D'accordo tutto questo, ma questi giornalai sono gli stessi che scrivevano di quanto l'Italia non fosse pronta per il salto di qualità nel torneo ovale più antico, e prestigioso, al mondo.
L'anno scorso celebrarono le due vittorie contro Scozia e Galles. Quest'anno si buttano a capofitto di una squadra nuova in alcuni punti chiave (linea mediana, ad esempio) e che ha un nuovo allenatore arrivato a novembre, mica un anno fa. Mallet ha chiesto tempo, loro hanno fatto orecchie da mercante ed ora non perdono occasione per criticare il Bortolussi di turno in attesa che ci indichino un probabile sostituto.
Ma di questo non trattano. Forse per un solo motivo: che, a parte gli incontri internazionali, del campionato italiano importa poco a nessuno. E guai a seguire per tutto l'anno uno sport così poco pallonaro e agitato.
Non ci resta che sperare nelle nuove leve.

lunedì 11 febbraio 2008

Notate la differenza

Qui si parla di decisioni dubbie prese dall'arbitro. Se ne parla, appunto. In un altro paese, per un altro sport, urlano. C'è sempre da imparare dal mondo ovale.

Performante Parisse

Questo il XV ideale per il Times alla seconda giornata del VI Nazioni:
15 Cedric Heymans (Francia); 14 Aurelien Rougerie (Francia), 13 Tom Shanklin (Galles), 12 Gavin Henson (Galles), 11 Vincent Clerc (Francia); 10 Jonny Wilkinson (Inghilterra), 9 Jean-Baptiste Elissalde (Francia); 8 Sergio Parisse (Italia), 7 Martyn Williams (Galles), 6 Thierry Dusautoir (Francia); 5 Ian Evans (Galles), 4 Donncha O’Callaghan (Irlanda); 3 John Hayes (Irlanda), 2 Dmitri Szarsewski (Francia), 1 Marcus Horan (Irlanda).
Premiate le prestazioni degli avanti irlandesi in terra di Francia (entrambe i piloni e Donncha in seconda linea), del triangolo arretrato delle meraviglie francese (che mette in ombra la prestazione di Shane Williams) e dei due creativi centri gallesi. Wilko e' l'unica nomination per gli inglesi, nessuno scozzese selezionato (nemmeno Paterson).
Personalmente avrei premiato Toby Flood al centro, il nostro Castrogiovanni tra i piloni, e un inglese a caso (Simon Shaw?) in seconda linea per come ci hanno disturbato in rimessa.
Solo capitan Parisse dei nostri (dopo la prima giornata c'era anche Mauro Bergamasco), ma in compenso il Times elegge il best player della partita a miglior giocatore in assoluto della II giornata.
"E' stato semplicemente monumentale contro l’Inghilterra" si legge nella motivazione, "Ha conquistato palloni in touche, ha caricato costantemente la linea del vantaggio (anche con l’aggiunta di una destrezza nel gioco con i piedi) e ha messo sul campo tutto il suo cuore, guidando i suoi alla carica e controllando tutto il gioco".

Citiamo infine, sempre a proposito della II giornata del VI Nazioni, un gustoso "riceviamo e pubblichiamo" di Dagospia:
"L'Accademia del Cruschello comunica a Francesco Mazzariol de La7 che l'aggettivo ‘‘performante'', da lui utilizzato ieri circa 150 volte durante la telecronaca di Inghilterra-Italia del Sei Nazioni, non esiste. All'occorrenza, può comunque scegliere tra efficiente, potente, adeguato, incisivo, utile e un'altra mezza dozzina di sinonimi ben più performanti".

domenica 10 febbraio 2008

Bianchi al Flaminio, ma di paura

Italia 19-23 Inghilterra
Dunque, mettiamo i fatti del Flaminio nel loro giusto conteso: nelle quattro precedenti discese a Roma l'Inghilterra ha segnato 185 punti lasciandocene fare 46; nella intera storia del nostro rugby e dopo 13 incontri, sono l'unica squadra europea sinora mai battuta.
Avrete già capito che qui si tende a vedere il bicchiere mezzo pieno per questa sconfitta di misura subita dagli inglesi, per questo secondo punto virtuale strappato ai favoriti sulla carta.
No non fraintendetemi, non ho la mentalità di certi militaristi italici fissati sulla "sconfitta si ma con l'onore delle armi" (concetto che ai guerrieri veri anglosassoni è sempre suonato incomprensibile e barocco); come ha dichiarato Parisse, RBS best player ufficiale della partita: sconfitta è sconfitta, onorevole o meno poco cambia. L'amaro in bocca quindi rimane, ma crediamo che ogni partita vada valutata nella giusta prospettiva senza che il tifo faccia dimenticare che:
a) se si commettono errori è sovente perchè li induce la pressione avversaria, e
b) gli inglesi, pur ancora insufficienti nel fiato e nei rincalzi, hanno meritato la vittoria.

La cronaca in sintesi: pronti via e c'è da registrare al largo una meta di Sackey al terzo minuto, lanciato con un bell'offload di Wilkinson, molto criticato in patria per la partita col Galles ma oggi al suo millesimo punto in test match; va detto che la situazione è innescata con mestiere dagli inglesi, che sporcheranno le nostre rimesse laterali e molte ruck per tutta la partita.
Al dodicesimo siamo su 7-6 grazie a un paio di calci di Bortolussi (un ottimo 4 su 4 alla fine) ma poco dopo arriva la seconda meta inglese: un calcio di alleggerimento di Bortolussi viene stoppato, appoggio a Wilko che fa da pivot e apre per l'acrobatico Flood. Ancora un paio di punizioni di Wilko e il primo tempo si chiude sul 20-6.
Nel secondo tempo si assiste fin dall'inizio a una bella e costante pressione italiana sul punto d'incontro, sia su palla nostra che avversaria; è il fatto tecnico che sta diventando il trademark dell'Italia di Mallett, assieme alla tenuta nel tempo e alla mischia chiusa rincalzi compresi, oggi laureatasi la migliore d'Europa al cospetto dei Maestri del gioco d'impatto.
Il tempo che passa ci favorisce e iniziamo a realizzare break in attacco, soprattutto al centro ma anche al largo (finalmente!), coi Bergamasco ma anche con Sgarbi esordiente, con Caino Robertson (fermato al 70' da una disperata francesina di Noon), Parisse, Dellapè, Masi e veramente tutti; nessuno si estranea dalla lotta, ma la novità è che questo ora vale anche in fase d'attacco.
Prima gli rosicchiamo tre punti (due calci di Bortolussi contro uno di Wilko; ancora un partita disciplinata dei nostri), poi abbiamo la possibilità di marcare come con gli irlandesi: calcio lungo di Bortolussi in touch ai cinque metri, ma vuoi che avevamo appena cambiato tallonatore (Festuccia al posto dell'ottimo Ghiraldini), vuoi il solito mestieraccio dirty albionico, ci rubano la rimessa!
Comunque siamo protagonisti in campo, sia come terriorio che possesso, gli inglesi dal fiato corto visitano la nostra metà campo solo in seguito ad affannosi calci di alleggerimento.
I nostri attaccano in 15 con molta efficacia, ma alla fine o la precipitazione ci fa dar via il possesso col solito up and under del c@zz... (cfr. irlandesi ieri), o il mestierone dei navigati inglesi coglie a volte l'arbitro disattento in ruck e nelle rimesse laterali.
Infine però la pressione del nostro pack, una certa lucidità apportata dal mediano di mischia Picone (cui in seguito si aggiungerà Marcato all'apertura) e la nostra immutata aggressività sul pitch si fa sentire e anche gli inglesi commettono finalmente un fatal error. E' Cipriani subentrato a Wilkinson a subire il replay dell'intercetto su Bortolussi del primo tempo, e mi manda Picone in meta!
Gli inglesi distano solo quattro punti ma ci restano solo quattro minuti e le ali dell'entusiasmo ci concedono opportunità ma non lucidità; vista dall'altra parte, gli inglesi sono allenati a "far quadrato" sin dal 1815.
Di fatto al 78' palla in mano nella metacampo avversa, calciamo il possesso a un incredulo Balshaw che chiama il mark; ci rende la palla non lontano ma Festuccia lancia male la rimessa e la partita viene terminata da "buonsenso-Marcato" nei nostri ventidue.

Guardiamo le cose in prospettiva: stiamo crescendo, stiamo costruendo qualcosa di solido se traguardato su quattro anni, ci stiamo guadagnando il rispetto di tutti quelli che incontriamo, che vincono ma godono al fischio finale dell'arbitro, sospirando di sollievo per la fine della pressione e delle nostre bòtte (regolamentari).
Pretendere di più in un Sei Nazioni giocato 3 volte su cinque fuori casa e con visitatori come l'Inghilterra ci sembrerebbe presuntuoso. Non è neppure questione di fortuna o di smetterla di fare errori: l'Italia deve andar oltre la vittoria episodica (una due o cento di fila non importa), deve divenire prima di tutto un avversario consistente e temuto. Per me siamo sulla buona strada, considerati anche i limiti numerici e storici del nostro movimento.
Per adesso vinciamo tutti i secondi tempi (13-3 stavolta), presto inizieremo a giocare dal primo minuto anziche' dopo venti o trenta e allora vinceremo le partite.

LA VERSIONE DI RINGO
Lo ammetto: sabato scorso ho sbagliato di grosso. L'Italia di Nick Mallet è quanto di meglio ci si potesse aspettare. E la partita andata in scena al Flaminio oggi pomeriggio ne è la dimostrazione. Gli azzurri hanno perso contro una Inghilterra rimaneggiata, ma ancora una volta hanno mostrato la determinazione del match contro l'Irlanda. Così il XV di Brian Ashton torna da Roma bianca per lo spavento di ripetere il capitombolo di una settimana fa contro il Galles.
Andiamo con ordine. Brutta partenza per i nostri, infilati da solito asse Wilko-Sackey con il primo che supera la nostra difesa con un calcetto dei suoi calibrato per l'ala che si invola in meta. 7-0, doccia fredda.
Ma non troppo. Bortolussi pianta in mezzo ai pali i calci che deve piazzare in mezzo ai pali. I nostri rispondono con la mischia che oggi ha peccato solo in rimessa. Il che non è poco, ma per il resto ha lottato come le veniva richiesto. Purtroppo l'estremo combina un pasticcio, cercando di liberare un ovale a ridosso dei nostri ventidue e concede la ripartenza dei trequarti inglesi che concludono con Tobey Flood il lavoro. Poi Wilkinson fa il resto con i suoi calci e il binario imbeccato dalla partita sembra morto per l'Italia.
Il secondo tempo è altra storia. Gli inglesi rimangono a secco, gli azzurri ci credono, pasticciano, si ripigliano e tornano all'arembaggio. Pian piano, dal 20-6, si arriva al 20-12, poi l'apertura di Sua Maestà allunga ancora di tre punti. Cambi: Picone e Marcato al posto di Travagli e Masi, Cipriani sostituisce Wilkinson. Gli inglesi calciano e ricalciano, facendo arrabbiare non poco i commentatori di BBC (sì, mi sono salvato da Cecinelli), poi ci restituiscono il regalo del primo tempo. Cipriani prova il sombrero ai danni di Picone che si becca l'ovale sul muso e corre in meta. 23-19 a pochi minuti dalla fine. Troppo pochi per poter sperare nel miracolo finale.
Ora su la testa, che tra due settimane si vola in Galles contro i dragoni che promettono bene. Ma l'Italia di Mallet ha quel-non-so-che di sudafricano che li porta a crederci sempre. Parisse, capitano al cinquantesimo cap con la maglia della nazionale, mvp. Detto tutto.

sabato 9 febbraio 2008

Brividi finali allo Stade de France

Francia 26 - 21 Irlanda
Altra storia a Parigi rispetto a Cardiff. La Francia ha vinto e non ci piove. Teoricamente ha vinto in cinquanta minuti grazie alla prestazione di Vincent Clerc (in foto), ossia l'uomo giusto al posto giusto al momento giusto quando i trequarti francesi infilivano la difesa irlandese come un coltello nel burro caldo. Altro che caldo, burro sciolto del tutto. Hat trick per lui e spettacolo finito.
Invece gli irlandesi, come per miracolo, si sono accorti di essere in campo anche loro. Forse sbagliavamo, forse il verde rimane il colore della speranza. Dal 26-6 al 26-21 finale. Roba di cinque punti.
Vi ricorda qualcosa? Certo, quel 16-11 di una settimana fa a Dublino contro l'Italia. Una storia del genere era già andata in scena qualche 6 Nations fa, quando dopo un primo tempo a fiumi di champagne, quasi quasi i galletti si ritrovavano con la cresta rasata dal risveglio di Finnegan, per dirla alla Joyce.
Questo pomeriggio le due nazionali hanno scritto il secondo capitolo di quella vicenda. Facce nuove e vecchi vizi per la Francia di Livremont, che comunque dimostra se non di essere affidabilissima, di saper però rendersi un osso duro per tutti. Quanto a O'Sullivan e i suoi, rimane l'ultima ancora di salvezza nella partita contro gli inglesi a Twickenham.

LA VERSIONE DI ABR
Alla fine del primo tempo avevo annotato mentalmente: ecco una squadra - quella francese - realmente "back to basics": dieci arcigni cacciatori-raccoglitori (gli otto di mischia più i due centri: Nallet e Mela, le due favolose terze ala coloured, i marpioni Bonnaire Traille e Marty etc.), una mediana non eccelsa ma scattosa, un triangolo arretrato ali-estremo da paura se lanciato in velocità, vuoi su contropiede vuoi su azione manovrata.
Erano ANNI (dalle prime apparizioni di Habana al Super14) che non si vedeva un mismatch come quello sul lato chiuso di Clerc: ogni volta che s'infilava lì Heymans a raddoppiare era meta quasi garantita, mostruosa la differenza di velocità tra Clerc e il difensore nella prima meta; anche Rougerie all'ala aperta operava incursioni "fisiche", devastanti.
L'Irlanda era sempre la solita da qualche anno a questa parte; compassata, attenta in difesa (mismatch a parte), solida nel possesso, svolgeva diligente il suo compitino: si prendeva il suo ma non di più con gli avanti, tentava quel paio di penetrazioncine (roba piccola s'intende) con i centri e l'estremo; infine regalava regolarmente il possesso all'avversario una volta che O'Gara o chi per lui tentava up 'n under o aperture all'ala, alla mano o al piede che fossero. Non perchè male eseguiti anzi, solo prevedibili, studiati in video, cablati nella difesa che non attendeva altro.
Gioco scontato e perciò non efficace è dir poco, e per fortuna che "a-chi-la-dò-stasera" (la palla of course ..) Stringer se ne sta in panca!

Nella seconda metà del secondo tempo però cambia inopinatamente tutto: il pack francese non difende più (sciolto, svanito, in debito d'ossigeno, indebolito dai cambi di Lionel Faure e Dimitri Szarzewski ), mentre quello irlandese prende finalmente ad attaccarlo senza remissione e aperture, calando due mete di forza e sfiorando quella della vittoria all'ultimo minuto.
Potevano probabilmente farcela gli irlandesi, se solo avessero avuto la pazienza di insistere col pick and go degli avanti; invece nostalgia canaglia, hanno istintivamente aperto il gioco e sparacchiato il solito maledetto calcetto dell'avemaria per l'ala, prontamente trascinato fuori da un Bleus e fine delle trasmissioni.
Almeno si spera che serva da lezione: agli irlandesi - per me il mito O'Gara è stato il peggiore in campo per scelte suicide - e ai francesi - non è detto bastino 4 mete a zero per vincere se gli avanti ti mollano.
Lezione anche per noi italiani: la partita è finita solo quando l'arbitro fischia, e può valere più un pack solido, col fiato e i rincalzi di livello che non un trio stellare Clerc Heymans Rougerie indietro (certo però che averceli ...).

Molli al Millennium?

Galles 30 - 15 Scozia
Il Galles sconfigge nettamente la Scozia al Millennium con due mete di Shane Williams, una di Hook e un paio di calci per i gallesi; cinque penalty di Paterson per gli scozzesi.
I gallesi ora si ritrovano con 2 vittorie zero sconfitte in attesa di ricevere l'Italia, visitare l'Irlanda e infine ospitare la Francia; l'obiettivo minimo a portata di mano per essere scaramantici è ...la Triple Crown!
Nessun dubbio che una sola squadra, il Galles, abbia giocato per vincere dominando possesso e territorio e abbia meritato la vittoria.
Risultato a parte però (e in attesa della valutazione del supporter nella "Versione di Ringo" qui allegata), Gatland meglio farebbe a meditare, perchè ha vinto più per limiti altrui che per miglioramenti del suo gioco.
Lo sa bene del resto: “We are trying to get a bit of shape into our game. We know the way we want to play, it's just a matter of implementing it by the players. I have said it will take two years to be a really good side", ha dichiarato alla fine.
Di fatto a tre quarti della gara s'era sul 17-15, col Galles capace di trovar sbocchi solo grazie a spunti individuali (mete di Shane Williams - in foto - e di Hook) e falloso negli avanti; un Galles contratto, incapace di dar consistenza al suo dominio tattico su una squadra avversaria oggettivamente "spuntata".
Insomma nulla di nuovo sotto il sole: da un lato abbiamo il solito Galles, capace di andare in meta come poche squadre boreali (ma questo già si sapeva prima di Gatland) ma che ancora una volta dà la sensazione di scarsa consistenza tattica per ampie fasi della partita, capace di sfruttare al più errori degli avversari come contro l'Inghilterra sabato scorso.
Dall'altro abbiamo la solita Scozia, che gioca per superare la metà campo e capitalizzare le indiscipline avversarie grazie a garanzia-Paterson (5 piazzati su 5).
La squadra di Hadden col rientro di Paterson è infatti ancora più "monodimensionale" che con la Francia domenica scorsa: inconsistente Parks all'apertura, indisciplinato Hines in mischia, incerto De Luca al centro; solo Blair ha qualche sprazzo in mediana ma la squadra sembra incapace di costruire attacchi sia davanti che coi trequarti, pare incentrata esclusivamente sul "resistere resistere resistere" e sui calci del richiamato Paterson: come e peggio dell'Italia ai tempi di Dominguez.
La somma di due debolezze fa un equilibrio: a venti minuti dalla fine solo due punti separavano gli avversari ma Gatland ne aveva abbastanza: sostituiva tutta la spina dorsale della squadra (2, 8, 9 e 10), tornando alla "vecchia" mediana Mondiale (e prima ancora Lions) degli Scarlets - Dwayne Peel e Stephen Jones - ed effettivamente nel giro di pochi minuti la sua squadra metteva in sicurezza il risultato con la seconda meta di S.Williams al 68' (forse il tv match officer Carlo Damasco qui ha "premiato il gioco" più che applicato il regolamento).
Coach Gatland comunque alla fine si dichiara soddisfatto, ma l'accento è sulla inconsistenza avversaria più che sui meriti dei suoi : " “The guys thoroughly deserved to win (..) There was only one team I felt was really trying to play some rugby. Scotland, apart from a couple of minutes, didn't threaten our line (..) I think they made it pretty easy for us, just trying to get something off the ruck, but they didn't make any inroads. They never really threw the ball wide.
Un momento significativo della partita è nel finale: l'indisciplina del Galles su iniziativa di Danielli (altro expatriate dopo De Luca?) concedeva a Paterson il sesto penalty piazzabile, ma gli scozzesi sceglievano la rimessa laterale per tentare di riaprire la partita. Giunti a un metro dalla meta ci hanno provato per cinque o sei fasi ma nulla da fare, la Scozia non va in meta da tot partite (quattro?) nè coi trequarti nè con gli avanti.
Brava la difesa gallese in quella circostanza? Mmmm ... Al posto degli highlander la mischia italiana li avrebbe rasi al suolo, guarantee.
Ecco, spero vivamente che gli Azzurri abbiano visto la partita: non siamo (più) figli di un dio minore rispetto a questi, c'è un indubbio livellamento nelle maggiori nazionali boreali; per quanto s'è visto potremmo giocarcela alla pari non solo con la Scozia ma anche contro il Galles, se solo si riuscisse a far leva costante e senza timori reverenziali sui nostri punti di forza precipui.
Se poi questo Galles ha battuto l'Inghilterra, allora potremmo farlo anche noi per la prima volta nella nostra storia, a patto di essere continui, spietati e privi di distrazioni (tutte cose però che vanno contro il nostro carattere nazionale); in realtà, Paterson a parte, ci mancano certe splendide individualità gallesi là dietro ...

LA VERSIONE DI RINGO
Il Galles di Gatland è vispo come il furetto Shane Williams che oggi si è reso protagonista di un paio di belle mete (una forse anche un po' dubbia) nella partita che ha dato ai dragons la seconda vittoria in questo 6 Nations: 30-15 il risultato finale ai danni di una Scozia che evidentemente è riuscita a combinare qualcosa in più rispetto alla magra figura contro la Francia al Murrayfield domenica scorsa. Poi va da sé che i quindici punti siano arrivati da cinque calci di Paterson. Ma questa è un'altra storia. O meglio: è la storia della Scozia degli ultimi anni.
Tre mete per il Galles, una doppiette: Shane Williams, appunto, e James Hook, il giovane mediano di apertura che ai Mondiali sembrava aver tradito le aspettative, cedendo il posto al veterano Stephen Jones. Il ragazzo sembra aver ingranato la marcia giusta dopo le conferme del match contro l'Inghilterra. E così lui e i suoi compagni potranno prepararsi alla sfida contro l'Italia al Millennium Stadium sapendo di aver scombussolato parecchi piani per la classifica finale.

venerdì 8 febbraio 2008

Se il verde non è più il colore della speranza

Il rugby è uno sport che lascia il segno. Leggenda narra che in Nuova Zelanda calcolassero il valore di un giocatore in base al numero delle tacchettate sulla schiena: più uno ne aveva, più voleva dire che non aveva timore di lanciarsi in mischia a conquistare la bislunga pazza palla ovale.
Oggi il rugby lascia il segno anche in Italia grazie all’attenzione mediatica che si è accesa sulla nostra nazionale e l’ultimo pretesto giunge dall’assenza di buoni calciatori in una nazione che impazzisce per il calcio. Sarà anche per questo che il nuovo ct Mallet, in vista del prossimo incontro di 6 Nazioni contro l’Inghilterra, in programma domenica al Flaminio di Roma, ha lasciato che i suoi si allenassero con il pallone rotondo. Aiuta la mobilità degli arti inferiori degli avanti (gli uomini di mischia) che saranno chiamati ad affrontare un pacchetto di mischia tra i più pesanti al mondo, fanno sapere dal ritiro della Broghesiana. Ma il dubbio che si tratti di una risposta ironica alle critiche di questa settimana non è poi così infondato.
Da parte sua, la stessa Italia ha lasciato il segno di ritorno dalla trasferta di Dublino dove ha fatto sudare la fatidiche sette camicie all’Irlanda, perdendo per solo cinque punti. Sono infatti ore cariche tensione quelle che si respirano sull’isola verde in vista del match a Parigi contro la Francia. L’ultima affermazione irlandese in casa dei transalpini risale al 2000 e da cinque anni non riesce a ripetersi nemmeno nelle mura amiche. Le speranze svanirono un anno fa, quando le bleus furono i primi a vedersela contro l’Irlanda nel nuovo stadio, il Crocke Park, teatro il 21 novembre 1920 di uno dei più cruenti episodi della lotta fra irlandesi ed inglesi: la Polizia ausiliaria del Regno Unito irruppe durante una partita di calcio gaelico ed iniziò a sparare sulla folla, uccidendo 13 spettatori.
Solo sfortuna? - Da allora qualsiasi disciplina sportiva britannica venne bandita sul quel campo, eccezion fatta per il rugby, visto che il vecchio stadio della nazionale è in fase di ristrutturazione. Tutta l’Irlanda era convinta che il clima di un anno fa avrebbe ridato slancio ai suoi beniamini, ed invece fu una meta francese sul finire dell’incontro a tramutare un giorno da ricordare in beffa. Nonostante la gloriosa rivincita (almeno allegorica) sull’Inghilterra di Jonny Wilkinson, pare proprio che il trasferimento non abbia portato bene a O’Driscoll e compagni.
Un Mondiale gettato alle ortiche venendo eliminati nella fase a gironi, prestazioni opache contro formazioni per niente quotate come la Namibia, incisività smarrita e volti perplessi fanno da cornice alla nuova Irlanda, che poi tanto nuova non è perché Eddie O’Sullivan è rimasto sulla panchina nonostante la figuraccia nella Coppa del Mondo. Poi è arrivato il fatidico sabato 2 febbraio, tinto di azzurro. L’azzurro dell’Italia che ha messo alle strette gli avversari nel loro stadio. Stai a vedere che questo Crocke Park porta sfortuna? Se lo domandano in molti.
Non sarebbe nemmeno la prima volta. E di mezzo ci sono ancora gli italiani. Lo scorso settembre, in vista del campionato del Mondo, le due formazioni si sono affrontate i un test match dal sapore amaro per i nostri, allora guidati da Pierre Berbizier. Una strana decisione arbitrale ci negò una chiara meta che avrebbe sancito la vittoria per l’Italia. Si giocava a Belfast, dove l’Irlanda non scendeva in campo da più di quarant’anni. Un po’ per questioni politiche, un po’ per scaramanzia. Dopo quella sera di fine estate, nessuno nella federazione irlandese ha più parlato di giocare in Irlanda del Nord. Per quanto la maglia verde venga indossata sia da giocatori della Repubblica irlandese che da sudditi di sua Maestà inglese perché residenti oltre confine, in quel pezzo d’Irlanda che l’Ira rivendica da ottant’anni a suon di bombe.
E la bomba ovale ora sta per scoppiare nelle mani di O’Sullivan, ma non solo. Brian O’Driscoll, il capitano per eccellenza dell’ultima generazione, non ha più il sostegno del pubblico, si è ritrovato placcato da quelli che erano i suoi fan e forse si sentiva meglio dopo il placcaggio rifilatogli da Mauro Bergamasco sabato scorso.
Tony Ward, 19 caps con l’Irlanda tra gli anni ’70 e ’80, ha chiarito dove vanno messe le mani per aggiustare le cose nella formazione attuale: centro, tallonatore, seconda linea, terza linea, ali. Insomma ovunque. Peccato che O’Sullivan è allergico ai cambiamenti. Tra poco però potrebbe assistere al suo. E qui non è questione di sorte avversa. Non basterebbe nemmeno trovare un quadrifoglio nella terra dove il trifoglio è simbolo nazionale.

Le altre quattro delle Sei

La Francia non ha timori a cambiare una squadra vincente, i lavori sono ancora in corso; sei le sostituzioni di Lievremont per la partita casalinga di sabato contro l'Irlanda:

15 C Heymans (Toulouse); 14 A Rougerie (Clermont-Auvergne) 13 D Marty (Perpignan), 12 D Traille (Biarritz), 11 V Clerc (Toulouse); 10 D Skrela (Stade Francais), 9 J-B Elissalde (Toulouse); 1 N Mas (Perpignan), 2 D Szarzewski (Stade Francais), 3 L Faure (Sale), 4 A Mela (Albi), 5 L Nallet (Castres), 6 F Ouedraogo (Montpellier), 7 T Dusautoir (Toulouse), 8 J Bonnaire (Clermont-Auvergne)
Rimpiazzi: W Servat (Toulouse), J Brugnaut (Dax), L Jacquet (Clermont-Auvergne), L Picamoles (Montpellier), M Parra (Bourgoin), F Trinh-Duc (Montpellier), A Floch (Clermont-Auvergne).

Era previsto un giro in panchina di Clerc, forse la migliore ala in Europa al momento, per responsabilizzare e valutare Rougerie, ma un lieve infortunio del bravo esordiente Malzieu lo sposta sul lato chiuso; Trinh Duc lascia il posto in mediana al piu' esperto Skrela.
Mentre la Francia sembra aver trovato la terza linea definitiva - nr.8 Vermeulen a parte, definitivamente fuori per frattura a una costola, ma c'e' l'esperto Bonnaire - negli avanti subentrano il piu' esperto tallonatore Szarzewski, Mas pilone e il giovane seconda linea Mela.
Lievremont pare uno difficile da accontentare: nonostante la supremazia dimostrata al Murrayfield sabato ha dichiarato che c'e' un gap enorme tra la giusta soddisfazione per l'impegno e lo spirito di squadra dimostrati, e "the enormous failure in the construction of our play, our attitude at the breakdown to get quicker ball, some concerns in the scrum, a very vague kicking game and badly-used ball''. Miii ... abbiamo fatto bene allora a sospendere il giudizio su questa Francia (per "insufficienza di prove").

Il suo prossimo oppositore Eddie O'Sullivan ha apportato solo qualche aggiustamento all'esitante Irlanda vista contro l'Italia.

15 G Dempsey (Leinster); 14 G Murphy (Leicester), 13 O'Driscoll (Leinster, captain), 12 A Trimble (Ulster), 11 R Kearney (Leinster); 10 R O'Gara (Munster), 9 E Reddan (Wasps); 1 M Horan (Munster), 2 B Jackman (Leinster), 3 J Hayes (Munster), 4 D O'Callaghan (Munster), 5 M O'Kelly (Leinster), 6 D Leamy (Munster), 7 D Wallace (Munster), 8 J Heaslip (Leinster).
Rimpiazzi: R Best (Ulster), T Buckley (Munster), M O'Driscoll (Munster), S Easterby (Llanelli), P Stringer (Munster), P Wallace (Ulster), S Horgan (Leinster).

Easterby e Best retrocedono in panchina, Trimble viene promosso titolare al posto dell'infortunato D'Arcy, come Kearney con cui costituira' la coppia di ali.

Un tempo un Galles vincente a Twickenham sarebbe stato letteralmente portato in processione per le strade: non con il coach kiwi Gatland, che ha pubblicamente criticato gli atteggiamenti di alcuni titolari nella prima fase della gara contro gli inglesi e che ha apportato alcune sostituzioni al team che riceve domenica la Scozia in casa.

15 L Byrne (Ospreys); 14 J Roberts (Cardiff Blues), 13 T Shanklin (Cardiff Blues), 12 G Henson (Ospreys), 11 S Williams (Ospreys); 10 J Hook (Ospreys), 9 M Phillips (Ospreys); 1 D Jones (Ospreys), 2 H Bennett (Ospreys), 3 A Jones (Ospreys), 4 I Gough (Ospreys), 5 I Evans (Ospreys), 6 J Thomas (Ospreys), 7 M Williams (Cardiff Blues), 8 R Jones (Ospreys, capt).
Rincalzi: M Rees (Llanelli Scarlets), G Jenkins (Cardiff Blues), Den. Jones (Cardiff Blues), G Delve (Gloucester), D Peel (Llanelli Scarlets), S Jones (Llanelli Scarlets), S Parker (Ospreys).

Arrivano Jamie Roberts all'ala aperta al posto di Mark Jones, Tom Shalklin al centro per Sonny Parker e Ian Evans rimpiazza l'infortunato Alun-Wyn Jones in seconda linea. Ma non e' tutto, Gatland ha lasciato fuori il flanker Alix Popham e retrocesso in panca il pilone Gethin Jenkins> hanno "a few things to work on".
In questo modo ci sono "solo" 12 Ospreys titolari invece che 13 come a Twickenham.

La Scozia apporta poche modifiche alla squadra perdente in casa contro la Francia e coach Hadden avanza la tesi: "non basta una sconfitta per cambiar tutto".

15 C Paterson (Gloucester); 14 N Walker (Ospreys), 13 N De Luca (Edinburgh), 12 A Henderson (Glasgow Warriors), 11 S Webster (Edinburgh); 10 D Parks (Glasgow Warriors), 9 M Blair (Edinburgh); 1 A Jacobsen (Edinburgh), 2 R Ford (Edinburgh), 3 E Murray (Northampton Saints), 4 N Hines (Perpignan), 5 J Hamilton (Leicester Tigers), 6 J White (Sale Sharks, captain),7 J Barclay (Glasgow Warriors), 8 K Brown (Glasgow Warriors).
Rincalzi: F Thomson (Glasgow Warriors), G Kerr (Edinburgh), S MacLeod (Llanelli Scarlets), A Hogg (Edinburgh), C Cusiter (Perpignan), G Morrison (Glasgow Warriors), H Southwell (Edinburgh).

Paterson guadagna il suo 83' cap eguagliando il top performer ever scozzese e viene offerta un'altra chance al giovane centro Nick De Luca.

giovedì 7 febbraio 2008

Formazione I(talia)

Mallett ha nominato la squadra anti inglese per la partita al Flaminio sabato:

15 D Bortolussi (Montpellier); 14 K Robertson (Arix Viadana), 13 G Canale (Clermont-Auvergne), 12 Mirco Bergamasco (Stade Francais), 11 E Galon (Overmach Parma); 10 A Masi (Biarritz), 9 P Travagli (Overmach Parma); 1 A Lo Cicero (Racing-Metro), 2 L Ghiraldini (Calvisano), 3 M Castrogiovanni (Leicester), 4 S Dellape' (Biarritz), 5 C del Fava (Ulster), 6 J Sole (Viadana), 7 Mauro Bergamasco (Stade Francais), 8 Sergio Parisse (Stade Francais, capitano).
Rimpiazzi: C Festuccia (Racing-Metro), S Perugini (Stade Toulousain), C Nieto (Gloucester), A Zanni (Calvisano), S Picone (Treviso), A Marcato (Treviso), A Sgarbi (Treviso).

Praticamente nessuna novita': Masi confermato apertura (in foto) con Travagli scrum-half e fiducia a Bortolussi estremo e calciatore (di mejo nei calci non ne abbiamo).
Galon, il mancino che sabato scorso ha fatto 50 minuti solidi, sostituisce l'infortunato Canavosio all'ala; Nieto rientra in panca a far coppia con Perugini per una linea di piloni di rincalzo che almeno un paio di squadre del Sei Nazioni sarebbero felici di schierare titolari; sempre in panca, Sgarbi e Picone subentrano a Galon e Reato.
La nostra Nazionale e' (si puo' dire?) una squadra doppiamente straniera: 10 titolari su 15 giocano all'estero - il club piu' selezionato su ben dieci rappresentati (di cui sette stranieri) e' lo Stade Francais con 3 titolari (tre del Benetton sono in panchina); 8 su 15 giocatori (capitano incluso) sono nati all'estero. Ma tant'e'.
Mallett parte dalla solida prestazione tutta cuore e aggressivita' del Croke Park e desidera aggiungere una miglior organizzazione e disciplina, possibilmente dal primo minuto e senza pause.

L'Inghilterra risponde con 5 cambiamenti "formali" - quattro infortuni e un rientro - per quella che coach Ashton definisce "the real England", con il compito di dimostrare che tutto sommato solo di "sei minuti di follia" si tratto' a Twickenham sabato scorso.

15 I Balshaw (Gloucester); 14 P Sackey (Wasps), 13 J Noon (Newcastle), 12 T Flood (Newcastle), 11 L Vainikolo (Gloucester); 10 J Wilkinson (Newcastle), 9 A Gomarsall (Harlequins); 1 T Payne (Wasps), 2 M Regan (Bristol), 3 P Vickery (Wasps, capt., a rischio per infortunio), 4 S Shaw (Wasps), 5 S Borthwick (Bath), 6 J Haskell (Wasps), 7 M Lipman (Bath), 8 N Easter (Harlequins).
In panchina: L Mears (Bath), M Stevens (Bath), B Kay (Leicester), L Narraway (Gloucester), R Wigglesworth (Sale Sharks), D Cipriani (Wasps), M Tait (Newcastle).

Mantenuto Balshaw nonostante il non certo impeccabile ultimo quarto con il Galles, la massa di Vainikolo si conferma all'ala chiusa dov'era entrato nell'ultima partita; Tait si affaccia dalla panchina.
Tim Payne rileva il micidiale pilone Sheridan (debilitato da una puntura d'insetto, della serie Davide abbatte Golia), Jamie Noon rimpiazza Tindall, costituendo un centrocampo tutto Newcastle Falcons con Wilkinson e Flood.
Easter rientra e manda in panca Narraway al nr.8, aggiungendo esperienza a una terza linea molto giovane (Lipman, Haskell e Narraway sommavano sette caps assieme).

By the way, la sconfitta inglese gli e' costata cara anche a livello di ranking Irb: l'Inghilterra cede il quarto posto mondiale all'Australia (quattro australi ai primi quattro posti) e scende al quinto, mentre il Galles sale all'ottavo che era della Scozia, lasciando il decimo a quest'ultima. L'Italia rimane undicesima.
Ma i morti si contano solo alla fine della guerra.

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