
New Zealand 27-6 Italia
New Zealand: 15 Muliaina; 14 Masaga, 13 Toeava, 12 Nonu, 11 Rokocoko; 10 McAlister,9 Leonard; 1 Crockett, 2 Mealamu,3 Afoa, 4 Thorn, 5 Ross, 6 Kaino, 7 Latimer, 8 Read.Repl.ts: De Malmanche, Woodcock, Franks, Whitelock, Weepu, Jane. Italia: McLean; Robertson, Canale, Garcia, Mi Bergamasco; Gower, Tebaldi; Perugini, Ghiraldini, Rouyet, Geldenhuys, Bortolami, Zanni, Ma Bergamasco, Parisse. Repl.ts: Sbaraglini, Staibano, Del Fava, Favaro, Toniolatti, Burton, Pratichetti.
Arbitro: George Clancy (Irlanda) Perdente ma non male l'ultimo impegno pre ferie degli Azzurri, considerando il
track record e i valori assoluti in campo: d'accordo non è stato il divario più basso mai preso dai Tutti Neri (furono 10 punti nel mondiale del '91 a Leicester), ma rappresenta il più basso punteggio mai segnato dagli All Blacks contro l'Italia e una delle due volte su undici incontri che riusciamo a non fargli superare i 50 punti.
Le forze in campo - La formazione di casa non è certo il meglio mai visto aldilà del Mar di Tasman, ma nemmeno una nazionale sperimentale: fuori la mediana Cowan-Donald poco brillante coi Galletti torna Leonard e provano McAlister apertura; Toeava deve tornare al centro per l'infortunio di Conrad Smith e Isaac Ross al posto del previsto Ali Williams ancora rotto, il resto è quelo che passa il convento oggi,
I nostri in campo sono il meglio che possiamo: mediana confermatissima, rientra Zanni flanker, Rouyet va al posto dell'infortunato Aguero davanti, Geldenhuys lock farà la sua migliore partita e Robertson all'ala con Mi Bergamasco (finalmente) sull'altra ala a difendere ma anche a provare qualche galoppata e i due Gonzo in mezzo. C'è al limite qualche minimale perplessità sulla parte mediana e trequarti della panchina: forse Quartaroli meritava una prova in più e Toniolatti e Pratichetti una in meno, ma è una questione primariamente di coperture.
La sintesi - Ne risulterà una prestazione difensiva molto tosta e sufficientemente attenta da parte dei nostri: all'italiano l'ultimo sforzo prima delle ferie viene bene, i perdenti designati rendono meglio quando sono meno tesi, più sereni.
Diciamolo subito, non illudiamoci troppo su fantomatici miglioramenti: abbiamo commesso più o meno lo stesso numero di placcaggi falliti delle altre partite, abbiamo subito più o meno la solita trentina di punti (tre mete convertite e due punizioni). Quel che è peggio, siamo sempre sterili in attacco (no mete, due punizioni su cinque tentativi), si gioca quasi esclusivamente per capitalizzare le punizioni o per qualche (sgangherato) tentativo di drop, manco potessimo contare su un Dominguez - mettiamo a segno meno del 50% delle opportunità.
In ogni caso, ammesso e non concesso di arrivare a una efficacia del 100%, puntare a fare 3 punti per azione offensiva invece che 7 è un altro sport, chiamiamolo "
itty rules" similarmente all'
ozzy rules australiana tutta calci tra i pali.
Tutto ciò detto, torniamo realisti e ammettiamo comunque che è stato un successo, data la nomea di nostra bestia (tutta) nera detenuto dagli avversari.
Un visibile miglioramento è avvenuto nel controllo territoriale, ed è stato imponente: 90% nei primi venti minuti, più del 60% a fine partita. Così tanto imponente da pensare seriamente che buona parte del "merito" sia dovuto certamente al netto miglioramento azzurro nel gioco tattico ma anche agli All Blacks: vacui, lenti,
execution povera dei fondamentali, privi di leadership in campo e di idee, monocordi come nel primo tempo della gara coi francesi; tutt'altra cosa rispetto alla verve e alla sagacia degli australiani.
Vero è che gli avversari oramai sanno della nostra "stitichezza" offensiva, per cui,
who cares se ci installiamo nella loro metà campo, questa nostra fatale mancanza di pungiglioni li mantiene sereni.
La cronaca - Nonostante il dominio territoriale azzurro, apre le marcature attorno al 10' McAlister, prendendo le spese di viaggio del primo affacciarsi nella metacampo italiana, con una punizione da 45metri.
Prima e dopo è tutto e solo Italia, aggressiva in difesa (di grave c'è solo una cappella iniziale di Parisse, imitatore di Schalk Burger "l'oculista";
gli costerà otto settimane di squalifica) ma sterile come al solito in attacco. Controlliamo tutto decentemente, tranne la mischia chiusa dove la nostra prima linea soffre. Seconde, terze linee, centri e mediani italiani placcano come forsennati e si ripiazzano bene ingaggiando un solo difensore per ruck, ma abbiamo i soliti problemi in seconda linea difensiva e non sul gioco tattico: una delle due ali (Kaine) e l'estremo (Luke) fanno del loro meglio ma non rappresentano certo la linea del Piave.
Infatti al secondo affaccio in territorio italiano gli All Blacks passano: Isaac Ross il migliore dei suoi ruba una rimessa, McAlister lancia perfetto al piede Rocokoco sul lato opposto e questo passa sopra i due summenzionati come una lama calda entra nel burro. Il primo tempo si chiude con una punizione di McLean procurata da un break di Canale.
Nel secondo tempo il controllo del territorio italiano declina un po' e la qualità del gioco All Blacks migliora un filo: calciano meno, provano più offload, Weepu sotto questo profilo è più elettrico degli altri mediani. Giusto quel che basta per raggiungere tre volte la meta: la prima viene giustamente annullata a Kieran Read per una spinta di Masaga su McLean, poi Isac Ross inizia una azione e la finalizza in mezzo ai pali e dieci minuti dopo ancora lui rompe la linea di difesa azzurra e lancia in meta l'esordiente flanker Whitelock.
Prima delle due mete l'estremo italiano aveva messo a segno una punizione, a metà tempo Parisse tenta e fallisce un drop frettoloso e Gower un altro più sensato.
Positivo comunque il finale italiano, se non altro perchè i rincalzi reggono senza i crolli di Melbourne: Staibano al posto di Rouyet, Pratichetti per l'esaurito Canale, Favaro per il maturatissimo Zanni, Del Fava per Bortolami restauratore della rimessa laterale, Sbaraglini per Ghirladini, Burton per Garcia ma in realtà a rilevare Gower apertura, Toniolatti a dar respiro al positivo Tebaldi.
Bilanci finali - Un giudizio sintetico sui Neozelandesi in vista del prossimo
Tri Nations col titolo 2008 da difendere in partenza il 18 luglio: o cambiano qualcosa o rientra qualcuno, oppure quella vista è nettamente la squadra più debole del trio australe: prevedibile, scarsamente "iluminata", priva di leadership, con una mediana poco riconosciuta.
Gli italiani a fine stagione.
Sotto il profilo individuale possiamo contare su una terza linea di buon livello internazionale (Parisse, Mauro B., Zanni) con tanto di ottimo giovane rincalzo (Favaro), mentre la seconda è tornata decente col recupero di Bortolami e l'emergere di Geldenhuys e Del Fava sempre pronto. Buone notizie tutto sommato anche dal centro, dove Garcia risponde con due ottime partite in fila a chi l'aveva stroncato senza appello per il suo 6 Nazioni; quanto a Canale, si sa, era il più usurato di tutti, ma il finalista del Top14 guarda caso c'era in molte delle occasioni in cui l'Italia è andata vicina alla meta; Gower è una bella scoperta, anche se appare chiaro che oggi potrebbe dar di più al centro. Tebaldi rappresenta il vero dividendo della spedizione australe: ottimo, finalmente abbiamo un doppio nel ruolo con Picone; Mirco B. è sempre affidabilissimo
utility back, meglio ala forte che centro, si addice al suo dinamismo ed ecletticità.
Le
dolenti note arrivano da davanti e
de drìo: cambiano i piloni ma la prima linea soffre sempre con tutti e in fondo al campo
sorry ma siamo di livello bassino. McLean ela squadra tutta offre finalmente una prestazione tattica positiva dopo due insufficienti (la prima con l'Australia addirittura pessima) ma non riesce a fermare mai nessuno che rompa la linea e come lui Robertson, per cui risultiamo vulnerabili al gioco rotto e ai rapidi rovesciamenti di fronte - se ne sono accorti gli australiani, meno per fortuna gli All Blacks.
Inoltre, se il gioco dei nostri è finalizzato a capitalizzare le punizioni, ci servirebbe un piede più certo di quello di Luke, a costo di qualche kilo e centrimetro in meno (tanto lui da solo non butta giù manco Stringer...).
Solo che tutte queste caratteristiche
all in one non ce l'ha nessun estremo italico: ci vorrebbe Masi per il fisico e Marcato per il piede, oppure ne cerchiamo qualcuno da "nazionalizzare"? Tanto un nonno italiano non si nega a nessuno, tra Argentina (passata di moda nella gestione Mallett), Australia e persino Sudafrica ...
Sul
piano complessivo, il 2010 ripartirà da punti fermi, se si riuscirà a non ricominciare daccapo anche stavolta: rimediati certi smarrimenti e ricerche del Sacro Graal in mediana del 2008 e 2009, trovata più sistematicità nei placcaggi e nei piazzamenti difensivi, allungata finalmente la panchina, ora reggiamo per 80 minuti (nell'ultima partita) e sappiamo mantenere una buona disciplina per tutta la gara. Lavoro da fare ce n'è eccome anche in fase difensiva e sulle fasi statiche, eccome; il dubbio amletico apertura e estremo non è certo risolto, ma forse una luce in fondo al tunnel c'è.
Solo che, come una automobile, conta poco mettere perfettamente a punto l'impianto elettrico e i freni, se cambio e motore continuano a grattare e battere in testa: è ora di metterci le mani e in fretta.
Ci riferiamo al
gioco d'attacco: nel tour si sono viste alcune iniziative di Gower, una delle quali ha prodotto la meta, e un paio di Canale in tre partite. Non si può dar la colpa solo ai trequarti, per sviluppare l'attacco servono certezze nelle fonti del gioco. Se invece ti fai rubare le rimesse chiave e non puoi contare sulla mischia chiusa, meglio riparlarne più avanti.
All fine il
bilancio rimane positivo visto da dove s'arrivava, lo fa capire Parisse nelle dichiarazioni di fine partita, in cui ricorda i 70 punti subiti ai mondiali e si dichiara soddisfatto e orgoglioso di questa Italia, Mallett all the same, "aver concesso 13 punti nel primo tempo e 14 nel secondo agli All Blacks è una prestazione di cui andar fieri.
Gli Azzurri han svolto il
game plan assegnato, sconfitti con "onore", cioè rimanendo in campo per 80 minuti, peccato come al solito sia mancata "la fortuna"; bene bravi, ci mancherebbe scordare un sano realismo.
Consentirete però, a proposito di mentalità perdente, certe scene di giubilo con sorrisoni abbracci e
high five in Mondovisione nel
coaching team italiano a fine partita se li potevano risparmiare. Felici di esser usciti dal ring "in piedi", senza ver rifilato manco un pugno serio all'avversario? Beh, questo è esattamente il modo sbagliato per (ri-)costruire il rispetto internazionale per gli Azzurri; o era solo la gioia per aver salvato il posto di lavoro?