mercoledì 29 luglio 2009

Pallone ovale e un po' a mandorla

Il Sol Levante ci ha battuto: i Mondiali di rugby del 2019 si giocheranno in Giappone. Quelli del 2015 invece tornano in Inghilterra. A Londra avranno da lavorare: dopo le Olimpiadi, il torneo della palla ovale, di certo non si fanno mancare nulla.
Un mondo nuovo, fatto anche di marketing e di confini che si allargano: il rugby, da un certo punto di vista, non è più così diverso dal calcio o dalla Formula 1, con una differenza. Che in Giappone comunque il rugby lo conoscono, tanto che la loro nazionale non manca gli appuntamenti mondiali e, in Estremo Oriente, ad Hong Kong già si disputano i raduni per i Rugby 7. In fila c’era anche il Sud Africa, detentrice del titolo.
"Il Dio del rugby ci ha sorriso - ha detto il presidente della federugby giapponese (JRFU) Yoshiro Mori dopo l'annuncio - sono orgoglioso ed emozionato di essere parte in causa di una decisione storica per il Giappone, l'Asia e il mondo del rugby in generale".
A Tokyo hanno capito molte cose: "Credo che l'International Board abbia preso questa decisione nell'ottica della globalizzazione del rugby", ha detto Nobby Mashimo, uomo a capo del comitato organizzatore giapponese: “Abbiamo una grande struttura dei trasporti e capacità di ospitare un strutture di grande livello. Credo che sia anche questo che abbia pesato nella scelta".
Una bella rivincita per il Giappone che per l’edizione della Coppa del Mondo del 2011 fu battuta dalla nuova Zelanda.

martedì 28 luglio 2009

Ultime parlamentari sulla Celtic League

In tempi di Nazionale di calcio alle prese con qualche partita, accade che spesso il Parlamento interrompa i lavori per permettere ai deputati di guardare il match in televisione. Questa volta, nei corridoi di Roma, ci arriva la palla ovale: la Lega Nord ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio dopo che il Benetton Treviso è stato escluso dalla Celtic League a favore degli Aironi di Viadana e dei Pretoriani di Roma. L’obiettivo è quello di rivedere la decisione del 18 luglio presa dalla Federugby.
“Tra le quattro domande prese in considerazione dagli Advisor vi era anche quella del Veneto; si sottolinea il termine Veneto perché di fatto la candidatura della Benetton Rugby andava a rappresentare tutte le società della regione, come risulta dal piano presentato alla federazione e esaminato dall'advisor”, si legge nel documento che ha primo firmatario il senatore Piergiorgio Stiffoni. “Chiediamo pertanto se non si ritenga debbano essere riesaminate con urgenza le 4 domande e la relativa documentazione, a fronte degli stessi dubbi avanzati dal consiglio della Fir in merito al lavoro svolto dall'advisor, e conseguentemente rivotate per l'assegnazione delle squadre alla Celtic League”.
Un'analoga interrogazione è stata presentata sempre dalla Lega alla Camera dei deputati, primo firmatario l'on. Gianpaolo Dozzo, insieme a tutti i deputati veneti del movimento. Dopo aver illustrato l'iter che ha portato alla decisione della Fir, i senatori della Lega rilevano come sia alquanto singolare che le 4 candidature ammesse dall'advisor siano state poste tutte sullo stesso piano, come se avessero gli stessi requisiti. “Tale singolarità - si legge nell'interrogazione - è stata rilevata anche dallo stesso Consiglio della Fir preso atto che, dopo aver ammesso Aironi e Pretoriani, ha deciso di istituire 2 commissioni, una tecnica e una di controllo finanziario, che entro il 30 settembre dovranno verificare se le due società hanno risposto a tutti i requisiti richiesti dalla Federazione, non fidandosi - scrivono i parlamentari veneti della Lega - evidentemente delle indicazioni dell'advisor”.
Nel Piano presentato alla Fir, il Veneto, con la candidatura della Benetton Rugby, era rappresentato da tutte le società della regione e, in questo piano esaminato dall' advisor era spiegato come “il progetto non coinvolgerà esclusivamente la città di Treviso, ma avrà un più respiro a caratura regionale e per tale motivo, pur rimanendo centrale la base di Treviso per allenamenti e sede amministrativa-logistica, l'idea resta quella di disputare gli incontri ufficiali anche in altre città venete per coinvolgere al meglio - è spiegato nel piano del Veneto alla Fir - tutta la passione rugbistica della regione”.
Ecco perché, secondo i senatori della Lega, “risulta singolare che questa società di advisor abbia posto la richiesta della Benetton Rugby sullo stesso piano delle altre non considerando che rappresentava in realtà una intera regione con questi numeri: 36 scudetti vinti su 80 assegnati così ripartiti Padova 11, Rovigo 11, Treviso 14. Il Veneto quindi rappresenta il 40% del campionato italiano Super 10”.

lunedì 27 luglio 2009

Nembo Kid


Qui a RightRugby non siamo soliti fare post ad personam, ma in questo caso il buon Pierre Spies se lo merita e, considerate le affinità del Socio, credo che anche a lui stia bene.

McCaw: ragazzi, facciamo i bravi


Sud Africa e Nuova Zelanda si troveranno nuovamente di fronte per la terza giornata del Tri Nations, a Durban, la casa dei Nathal Sharks. Tra gli All Blacks i musi lunghi per la sconfitta di sabato si notano ancora, con qualcuno - come Kaino - che ha ammesso che lui e i compagni hanno perso la battaglia degli avanti. Ma a parlare è soprattutto il capitano Richie McCaw che nella sconfitta dello scorso week end ha comunque dato segnali di ripresa dopo l'infortunio di otto settimane che lo ha tenuto lontano dai campi.

Parla di disciplina e mette in guardi i suoi: "Non volevamo concedere tutti quei calci, soprattutto qui dove ci sono grandi calciatori", ha commentato riferendosi alle punizioni regalate ai Boks che hanno avuto un peso importante sul risultato finale dell'incontro. "E' qualcosa su cui focalizzarci, porre attenzione, perché quando finisci sotto pressione e vai a caccia di tuornover, diventa facile commettere certi errori".
Di disciplina ha parlato anche la controparte con John Smit: "Siamo stati bravi, soprattuto quando ci trovavamo nella loro metà campo", ha commentato il capitano sudafricano. Solo un rammarico: "Sarebbe stato bello se fossero andati tutti a bersaglio", ha detto riferendosi ai calci di punizione battuti.
Intanto, notizia importante più che mai, Dan Carter da questa settimana tornerà ad indossare i colori di Canterbury. E non è poco.

domenica 26 luglio 2009

Griquas tengono la testa


Terza giornata di Currie Cup, con i ranghi delle top depauperati dei nazionali (Bulls e Sharks, ma qualche decisivo tasselo manca anche a Cheetahs e Western Province).
Ne approfittano i Griquas (*) di Kimberley, Northern Cape, per provare la fuga inanellando la terza vittoria in fila. Stavolta sistemano Boland con un fantasmagorico 80 -7: dodici mete, dieci delle quali trasformate, con tripletta dell'ala forte Bjorn Basson (22 anni), doppiette del flanker Kitshoff e del lock Lombaard, singoli del pilone Buckle (in foto), del nr.8 Mokuena, del centro Geel, dell'ala Dewald Pretorius e dell'apertura Oliver.
Anche la promossa Leopard soffre e perde malamente in casa per 19-40 coi Golden Lions: padroni di casa avanti fino a pochi minuti dalla fine del primo tempo quando la meta di Walter Venter manda davanti gli ospiti. I Leopardi recuperano e tornano in vantaggio fino all'espulsione definitiva di Japie; nei 20 minuti finali rimediano tre mete, tra cui quella finale di Earl Rose.
I Cheetahs senza Juan Smith e Broussow continuano a perdere ma almeno raccattano il primo punto in casa di Western Province: 19-13 finale, alla meta del figiano Nakeveluki rispondono con quella del tallonatore Strauss, ma sono 4 i penalty segnati da De Waal contro l'unico di Potgieter.
Contribuiscono alla fuga dei Griquas i Natal Sharks battendo i Bulls per 19-13: i giocatori di Durban aprono le operazioni con un drop del centro Swanepoel e le chiudono con la meta del subentrato tallonatore Skipper Badenhorst; tardiva la meta Bulls del flanker Dewald Potgieter capitano della nazionale A.

In classifica Griquas a 14 punti, Lions 10, Sharks e Bulls 8; inseguono Western Province con 8, poi Boland 4, Cheetahs 1 e Leopards 0.

(*) Il Griqualand West Griquas è una delle quattro più vecchie squadre sudafricane ( fondata nel 1886).
Il nome deriva dai "Basterds" o Griquas, insediati attorno a Kimberley nel Northern Cape (dove sta il nr.2 nella cartina). Si chiamavano così un tempo con orgoglio i sanguemisto insediati ai margini della Provincia del Cap, originati principalmente dalla fusione di Khoi-Khoi (Ottentotti) con Boeri eredi degli olandesi primi colonizzatori del Capo, caratterizzati dal colorito più chiaro e di lingua Afrikaans cioè (circa) olandese.
Un tipico esempio di aspetto Griqua è quello di Nelson Mandela; lui però non ha mai ammesso pubblicamente le sue origini, pur essendo nativo del Griqualand East (dove sta il nr.4 nella cartina), l'area tra Eastern Cape e Natal attorno alla città di Kokstad - dal nome del capo Adam Kok III che nel 1861 guidò 2000 Griquas da ovest a est verso la costa oltre i Drakensberg (Monti del Drago).
Mandela non ha mai ammesso le sue origini "miste" (che spiegherebbero i fondamenti della sua politica di coesistenza) forse perchè in epoca di apartheid i Griquas formavano un gruppo definto "Coloured" privilegiato e distinto dai neri; successivamente, in epoca di neorazzismo al contrario, il sangue misto è considerato poco positivamente.
Onore quindi alla antica squadra di rugby che contribuisce a mantenere identità e memoria dei "Bastardi".

sabato 25 luglio 2009

I primi della classe

Gli Springboks tornano in vetta al mondo del rugby grazie alla vittoria nella prima partita "Freedom Cup" con gli All Blacks di questo Tri-Nations (ce ne saranno altre due, la prossima tra una settimana sempre in Sudafrica).
Due partite in una: 17-3 al 45', ma il divario poteva essere molto più grande; un parziale di 11 -16 a favore degli ospiti nell'ultima mezzora.

Sab.25 luglio 2009
SudAfrica 28-19 Nuova Zelanda

Le formazioni sono il meglio schierabile oggi dai due team, con tutti i limiti noti degli All Blacks odierni: mediana provvisoria, seconde e terze linee in cerca d'identità e forma, tallonatore non capace di supplire i limiti in rimessa laterale, prima linea forte ma non dominante. Apparentemente meglio va nei trequarti, con Muliaina tra due potenze come Rokocoko e Sivivatu e coi due centri Ma'a Nonu e The Snake Conrad Smith.
Coach DeVilliers rimane nei suoi canoni: estremo non di ruolo per garanire potenza al piede e imprevedibilità di ripartenze, ali potenti e veloci per convergere dai lati sui calci. Cambia al centro, schierando il solido Fourie al posto del più manovriero Jacobs a fianco di DeVilliers il falco degli intercetti.
In mediana conta su uno che non si discute, il numero uno al mondo nel ruolo Du Preez, e insiste con Pienaar all'apertura. In terza linea Broussow rimpiazza Schalk Burger; il resto sono loro, la muta di avanti più affiatata e spietata del mondo in mano al leader John Smit.

Il primo tempo (la cronaca la trovate nel post del Socio) a parte i primi dieci minuti tattici, è letteralmente dominato dai Boks: quando decidono di finirla coi calci e partire fisici, sono devastanti. 80% del possesso, tre rimesse rubate, due mischie rovesciate, otto punizioni piazzabili procurate; il 17-3 mente, nel senso che il piede di Pienaar pur autore della meta tradisce, fallendo ben tre calci più una trasformazione.
E' un game plan semplice e spietato quello dei Boks, fatto di abrasività e pressione sia in fase difensiva che offensiva, la quale oltre a esaurire chi difende, perdipiù causa molti falli a chi la subisce.
In difesa si contende tutto quello che si muove (enormi Botha e Broussow), in attacco si va giù verticali al primo passaggio, tanto hanno l'imbarazzo della scelta nei ball carrier (oggi immensi il solito Spies e il redivivo Juan Smith, e quando si muove The Beast Mtawarira lo stadio si infiamma) e ci dispiace molto se il gioco risulta poco "champage", arioso e aperto. Ma che tranvate addosso alla difesa, un passaggio e via dentro e poi ancora e ancora!
Ce n'è anche per le due ali: a loro sono destinati i calci profondi di Pienaar e Steyn e anche un paio di DeVilliers.
Gli All Blacks sono annichiliti più che all'inizio contro gli australiani: sanno difendersi ma devono provarne troppe di borderline, e al vecchio Rolland non sfugge nulla, nessun tuffo in ruck o placcatore che non rotola via. In attacco poi i Kiwis non battono chiodo: inaridite le fonti di gioco, risultano prevedibili e soprattutto inferiori ai Boks nell'uno contro uno.

Nel secondo tempo succede qualcosa di interessante.
Il primo elemento è l'ingresso di Mornè Steyn all'apertura. Segna subito una bella punizione per il 17-3, ma poi si capisce come mai il coach gli preferisca Pienaar dalla precisione nettamente inferiore; si fa vedere meno e placca male. Difatti è a lui che scappa Conrad Smith e con una serpentina va in meta al 50', riaprendo inopinatamente la partita.
Non è solo un episodio, gli scafatissimi All Blacks sono tornati in campo cambiando tattica: ora contrastano la superiorità nella contesa dei Boks mandando non due ma ben quattro difensori in ogni ruck, tanto difendere al largo non serve.
Riescono così finalmente a fermare gli attachi avversari e a recuperare un gran numero di palle. In attacco i neozelandesi smettono di tentar ricircoli e allargamenti che ultimamente non gli funzionano, per passare a un più umile ma efficace penetro, apro veloce e ripenetro. In tale ottica l'ingresso di Weepu al 49', più rapido e immaginifico di Leonard, è essenziale.
Va a finire che i Kiwis mettono paura ai Boks, serrando sul 17-13 e poi al 65' sul 20-16.
Una delle forze dei Boks campioni del mondo, almeno in casa, è la pazienza, il saper soffrire senza scomporsi. Prima di tutto per la capacità dei Boks di mantenere il gioco lontano dalla propria area. Nemmeno scrambling che tanto l'attacco è sempre lì vicino, siamo alle competenze e attitudini individuali: Broussow e tutti gli avanti rallentano ogni attacco e ricostruiscono in un lampo la linea difensiva ogni volta.
Una partita in bilico la perde il primo che fa un errore, o la vince chi sa far pressione: succede agli ospiti attorno al 70' di sbagliare un passaggio sui 22 avversari, Mornè Steyn calcia via e si lancia, i Kiwis lo recuperano con affanno ma alla fine la palla capita in mano a Fourie lanciato coi suoi cento kili come un inarrestabile Tav sul lungolinea destro verso la meta. Un paio di penalty per squadra fisseranno il punteggio finale.

I neozelandesi ripetono il disastroso primo tempo di una settimana prima ma stavolta non ce la fanno a recuperare completamente. Eppure ci sono piaciuti di più della volta scorsa: nel secondo tempo avevano una chiara tattica, una idea strategica precisa.
Un Graham Henry non del tutto affranto ha dichiarato: ""We needed more composure and discipline and should've created more opportunities". Disciplina e creare più opportunità; prima han bisogno anche di fissare 'sta rimessa laterale e l'altra fonte, la mischia, e forse per questo aiuterebbe sostituire il mediano.
Chiaro che Donald è un ripiego ma stavolta non è male, mentre ci chiediamo come mai Leonard in mediana e non Weepu da subito (problemi di durata?).
Ci sono piaciuti Conrad Smith su tutti e non solo per la meta e il compagno di reparto Nonu; potenti e pericolose ma macchinose le due alone figiane, Muliaina come al solito non sbaglia nulla; tutto il pack invece ha perso il confronto coi rivali di ruolo, nessuno escluso: nemmeno McCaw, nemmeno Isaac Ross, Kaino o So'oialo.

Quanto ai Boks, a due anni dal trionfo di Parigi, proseguoino sulla falsarica Lions e rappresentano ancora un quesito devastante per tutti. Si sa come giocheranno: abrasivi e poco larghi, sempre a verticalizzare (sono le idee di DeVilliers accettate da John Smit e soci, o è piuttosto il gioco della squadra "imparato" al coach? Poco importa). Però pur sapendolo, nessuno riesce a sopravanzarli.
Come se non bastasse, i sudafricani hanno aggiunto due variantine prelibate: la prima per i razzi JP e Habana alle ali, terminali destinatari dei calcioni alti in fondo - se non altro per non farli congelare, la palla alla mano non arriva mai in fondo da loro.
La seconda è il cadeau loro gentilmente offerto dalla Irb, il ritorno alla inabbattibilità delle rolling maul dopo le Elv del demonio: nessun team, manco nei club boreali, le sa ancora sfruttare come loro.
Pierre Spies è stato raggiunto solo da Juan Smith come workload, ma la palma di Mvp la darei al suo compagno di club e di reparto, il compatto Broussow che batte nel ruolo il Migliore, Richie McCaw. E' l'interprete perfetto delle ruck moderne: placca tutti e zac, te lo trovi subito in piedi a rubar palla.
Davanti troneggia Bismark Du Plessis con capitan John Smit leader con l'esempio e Mtawarira, un classe 1985 (!) già devastante in un ruolo dove l'esperienza paga.
E' inutile nominare la seconda linea Matfield-Botha più dominante del mondo; in mediana Fourie Du Preez (27 anni e par più scafato di Troncon!) ha dato anche stavolta lezione di grabber al mediano opposto, come fatto con quello dei Lions.
Unico dubbio l'apertura: si potesse fondere l'intelligenza tattica, lo spirito di sacrificio, l'esserci sempre come un mediano di mischia di Ruan con la precisione di Mornè ... La coppia di centri fa faville anche se oggi DeVilliers s'è visto meno del solito, le rodatissime ali sono quelle giuste per il tipo di gioco dei Boks.
Frans Steyn infine, il pizzico di imprevedibilità che serve a un team quadrato come questo. Senza contare poi che in panca ti ritrovi signori come Roussow, Kankowski, Olivier ...
Basta così, si sarà capito oramai che i Boks di coach De Villiers mi piacciono troppo coi loro sorrisetti di sfida, li trovo la quintessenza del rugby fatto di combattimento e disciplina: dovessi affacciarmi mai col mio carro di là del Vaal, non avrei dubbi chi vorrei fosse nel mio Trek.
Dopo quel che hanno fatto ai Lions gli SPringboks meritano pienamente il primo posto del ranking mondiale. Tutto è comunque soggetto a costante verifica: settimana prossima a Durban non in quota, alla Nuova Zelanda "operaia" basterebbero un paio di "fix" e di adeguamenti e potrebbe tornare prima.

A casa degli Springboks gli affari si complicano

South Africa 28 - 19 New Zealand
Jul 25, 2009,
Free State Stadium, Bloemfontein

Due numeri, più che altro per mettere in chiaro come sono andate le cose e come andranno: il Sud Africa si è affidato solo sei volte agli offloads. La Nuova Zelanda solamente una volta di più, ma si spiegherà il perché. E adesso il Sud Africa, dopo 11 mesi, ha strappato agli All Blacks il primo posto nel ranking mondiale. Una rincorsa culminata con i successi sui Lions e nel debutto del Tri Nations 2009.
A Bloemfontein gli uomini di Graham Henry non hanno giocato male, hanno cercato di portare a casa tutto quanto ci fosse sul piatto. Ci si potrebbe affidare a quei titoli "grigi" che di tanto in tanto si usano nello sport, "Springboks troppo forti per gli All Blacks". Ma più che altro, c'è da dire che i campioni del mondo hanno messo a punto una regola fondamentale: prendere e correre, in verticale, due al massimo tre passaggi e dentro, non al largo. Placcaggio, forza per stare in piedi almeno un paio di metri e via di nuovo. Potenza fisica, magari con il rischio di arrivare a fine match stanchi e con un margine risicato da gestire, ma con la coscienza che quella intrapresa è la strada migliore.
Lo si intuisce subito, nel primo quarto d'ora di gioco, quando i padroni di casa avrebbero la possibilità di allungare subito affidandosi ai piazzati di Francois Steyn, che piazza una bombarda da metà campo, e Pienaar che però colpisce due pali, prima di centrarli. Nel frattempo Stephen Donald riagguanta per un solo attimo il pareggio sul 3-3.
A quel punto capita che i sudafricani si mettono ad imbastire quello che tanto amano: la cavalleria pesante, i cingolati che amano essere riforniti da rimessa laterale, poggiandosi sul perno Matfield e poi mettere su una cassaforte difficile da contrastare. C'è anche da dire che gli All Blacks non fanno la figura delle comparse e possono contare su un McCaw già più spigliato e autore di robe in ruck che solo lui può fare, su un Woodcock che impiega un attimo a prendere le misura a John Smit e ad un Kaino lesto lesto a mettere sotto pressione la mediana. C'è in compenso un Leonard che spreca le ottime piattaforma con introduzioni storte.
Falli, molti. Entrate laterali, fuorigioco, penalties concessi per maul fatte crollare o hands in the ruck. A farne le spese sono soprattuto gli ospiti. Al punto che al 16' l'irlandese Rolland avverte McCaw: fai rigare dritto i tuoi o saranno cartellini gialli. La marea nera non monta, le gazzelle si trasformano in leoni e cominciano a costruire la base di manovra nei 22 nemici. Dove la musica è sempre la stessa: passaggio e bum, passaggio e bum, la manovra si allarga non per il gioco alla mano, ma perché i giocatori finiscono lì. Grande serie di placcaggi da parte neozelandese, ma diventa dura quando poi non si ha la possibilità di avere un pallone di qualità con il quale ripartire.
E infatti arriva la meta Sud Africa: prima provano a fare breccia Smith e De Villiers, poi è il mediano a completare l'opera. Le operazioni offensive dei Boks sono per certi versi molto simili a quelle messe in atto nella campagna anglo-boera contro i Lions. E portano sempre gli effetti sperati. I sudafricani allungano sull'11-3 dopo 24'.
Le reazione dei kiwies si fa notare, ma la cavalleria pesante degli Springboks può contare su sminatori esperti come Brussow, che in ruck mette le mani ovunque pur di rallentare la manovra avversaria e lo sa fare molto bene, a costo di prendersi un fischio contro dall'arbitro, che in certe scelte penalizza gli All Blacks, ma il pallone è ovale, si sa.
E così si arriva dall'altra parte del campo con uno splendido Botha che corre come fosse un trequarti: per bloccare la controffensiva, gli All Blacks incappano nel fuorigioco quando l'azione è praticamente al centro dei pali e occasione più ghiotta non c'è per affidarsi nuovamente ad un piazzato per allungare ulteriormente: si va negli spogliatoi sul 14-3 dopo il calcio di Steyn perché Pieenar è a terra infortunato.
Alla ripresa ci pensa Morne Steyn a ripartire da dove era terminata la prima metà di gioco: altro piazzato, 17-3. Diventa dura, uno pensa giustamente, per la Nuova Zelanda. E allora ecco che arriva la smentita. Anche perché Henry sembra volersi affidare alla fanteria si-fa-per-dire leggera trasformata in pesante: sia Rokocoko che Sivivatu giocano come se fossero dei centri aggiunti e aiutano a conquistare terreno. Se non fosse che in touch i neozelandesi non sono al 100%, forse la tattica avrebbe dato frutti migliori, ma comunque paga.
Al 47' arriva la meta di Conrad Smith da una mischia ben pianta dai neozelandesi. Il centro, detto non a caso The Snake, sguscia via nella difesa sudafricana e riapre i giochi: 17-10. Poco più tardi Rolland fischia un fallo a Jacque De Villiers e Donald piazza in mezzo ai pali da posizione defilata un calcio fondamentale: 17-13: in meno di cinque minuti gli All Blacks tornano a mettere fiato sul collo ai padroni di casa che nella ripresa sembrano - e lo sono - meno incisivi che nella prima frazione. Però non modificano il loro schema: passaggio e bum, passaggio e bum.
Cinque minuti più tardi, a furia di snervare gli avversari, i Boks portano infatti a casa un altro piazzato con Steyn. La Nuova Zelanda costruisce comunque una solida difesa che non cede di fronte all'impatto fisico del Sud Africa. Tre punti si possono recuperare presto, tant'è che Donald riporta il risultato sul 20-16. Gli ospiti si spostano nella metà campo avversaria, i Boks provano addirittura a scogliere la pressione affidandosi alla bombarda di F. Steyn con un drop improvviso da centrocampo. Ma se hanno qualità nel difendersi, gli All Blacks non ce l'hanno nell'attaccare: Weepu - subentrato a Leonard - impartisce lezioni per una mini unit, trasmette il pallone che non viene gestito e quell'atleta superbo che è Spies lo calcia nell'altra metà campo, costringendo la Nuova Zelanda a ripiegare alla viva il parroco, tutto a vantaggio dell'accorrente Jacque Fourie che trova la fascia libera per correre in meta.
Fine della conversazione, direbbe Vittorio Munari. E' il 72', la partita praticamente finisce qui. Poi arriverà l'ennesimo calcio di punizione per il Sud Africa che negherà agli ospiti il punto di bonus. Tutto è da mettere in cascina nel Tri Nation.

South Africa: Francois Steyn (Sharks); JP Pietersen (Sharks), Jaque Fourie (Lions), Jean de Villiers (Stormers), Bryan Habana (Bulls); Ruan Pieenar (Sharks), Fourie du Preez (Bulls); Tendai Mtawarira (Sharks), Bismarck du Plessis (Sharks), John Smit (Sharks, capt), Bakkies Botha (Bulls), Victor Matfield (Bulls), Heinrich Brussouw (Cheetahs), Juan Smith (Cheetahs), Pierre Spies (Bulls)

Replacements: Chiliboy Ralepelle (Bulls), Jannie du Plessis (Sharks), Danie Rossouw (Bulls), Ryan Kankowski (Sharks), Ricky Januarie (Stormers), Morne Steyn (Bulls), Wynand Olivier (Bulls)

New Zealand: Mils Muliaina (Chiefs); Joe Rokocoko (Blues), Conrad Smith (Hurricanes), Ma'a Nonu (Hurricanes), Sitiveni Sivivatu (Chiefs); Stephen Donald (Chiefs), Brendon Leonard (Chiefs); Tony Woodcock (Blues), Andrew Hore (Hurricanes), Neemia Tialata (Hurricanes), Brad Thorn (Crusaders), Isaac Ross (Crusaders), Jerome Kaino (Blues), Richie McCaw (Crusaders), Rodney So'oialo (Hurricanes)

Replacements: Keven Mealamu (Blues), Owen Franks (Crusaders), Jason Eaton (Hurricanes), Kieran Read (Crusaders), Piri Weepu (Crusaders), Luke McAlister (Blues), Cory Jane (Hurricanes)

Referee:Alain Rolland (Ireland)

Assitant referees: N. Owens T. Hayes Television Match Official: G. Hughes

giovedì 23 luglio 2009

Scenari Peninsulari - update

UPDATE 10 (24/7): No, al NordEst non stanno silenti. Dal sito di Benetton Rugby:
"Treviso, 24 luglio 2009 - Con riferimento a quanto riportato su una testata giornalistica locale, Benetton Rugby desidera comunicare di aver fatto formale richiesta alla Federazione Italiana Rugby, in data 20 luglio 2009, per l'ottenimento delle copie delle offerte delle altre partecipanti per l'assegnazione dei due posti in Magners Celtic League. Precisa, inoltre, di essere, a tutt'oggi, in attesa di ricevere la documentazione richiesta".
Mica han chiesto di sapere chi ha votato chi; conoscere le offerte dei concorrenti e' legittima richiesta a un pubblico appalto, al fine di poter preparare altrettanto legittimo ricorso. Che non e' diretto tanto al mitico porto delle nebbie aka Tar del Lazio, quanto e' "bomba" destinata a cadere tra Dondi e Consiglio, con eventuali schegge verso la Lega Celtica e Super10, con buona pace di chi vorrebbe "congelare" il tutto. 
Ieri la Benetton aveva diramato un altro comunicato:
"Benetton Rugby desidera comunicare il proprio stupore nel constatare come, quella che doveva essere una gara meritocratica con garanzie economiche per partecipare alla Magners Celtic League, di fatto sia stata decisa da una scelta politica a voto segreto.
La nostra società, da sempre ha manifestato la sua aspirazione europea. E ritiene, nel corso della sua storia, di avere sempre onorato il gioco del rugby e di avere costantemente tenuto gestioni economiche impeccabili. Mai Benetton Rugby avrebbe rinunciato al suo diritto di competere ai massimi livelli consentiti, per mettere il proprio futuro agonistico nelle mani di una scelta politica che non tiene minimamente in considerazione la meritocrazia conquistata sul campo da rugby.
Desideriamo ancora ringraziare le società del Triveneto che ci hanno manifestato il loro sostegno. E siamo orgogliosi che siano così tante. Per quanto è nelle nostre possibilità, ci facciamo un punto di onore di non deluderle"
.
Oggi chiede la carta, ieri dettava la linea. Dondi muoviti, a breve partono gli avvocati.

UPDATE 9 (24/7): In silenzio i protagonisti "nordici", oggi si fanno finalmente vivi i Pretoriani. Stranamente il comunicato stampa non e' ancora reperibile nel loro sito, il quale oggi e' pure attivo, ma riporta solo l'annuncio dell'acquisto di due nazionali, Valerio Bernabo' e Giulio Toniolatti: potete comunque trovarlo qui.
Inizialmente il comunicato gioisce e si congratula coi Consiglieri per la ottima scelta e ribadisce i perche' di Roma: geopolitici - "I principi di rappresentatività territoriale", - e di fedelta' alla linea - "e di profonda collaborazione tecnico-organizzativa con la FIR".
In verita' ne aggiunge un terzo motivo: "di professionalizzazione del rugby italiano"; che ci azzecca direte, ve lo traduco: altrimenti ci toccava scalare al semipro come una Parma, una Padova, una Rovigo qualsiasi. Sarebbe oggettivamente la giusta dimensione anche per il rugby romano, cosi' promettente a livello di tesseramento e di movimento giovanile, ma tant'e', noblesse oblige.
Poi il testo si scaglia a testa bassa esprimendo "stupore e indignazione per le gravissime dichiarazioni del Vicepresidente Sig. Zeno Zanandrea, veneto". Sono quelle riportate qui sotto in Update 3.
A parte quel "veneto" quasi a spregio (code di paglia o regolamenti di conti loro; il livore e' ulteriore conferma che di voti veneti i Pretoriani in Consiglio non ne han presi), si mettono le mani avanti nei confronti del comitato di revisione, dato che la prossima verifica delle garanzie inquieta non poco.
Infatti il lamento che arriva da Roma e' monocorde, dai dirigenti ai tifosi armati di bandierone: no no, cosa fatta capo ha, e' la prima risposta quella che conta, Pretoriani in Celtic e' deciso e non si torna indietro. Segnaliamo, gira intanto per Roma e dintorni un curioso graffito da muro di stadio: "CA3F" che starebbe per "Chabal (?!) al Tre Fontane".
La ragione del nervosismo si palesa nella parte finale della dichiarazione: "In merito al Comunicato Stampa diffuso nella serata di martedì scorso dalla FIR, i Praetoriani Roma Rugby esprimono,invece, massima serenità rispetto alla verifiche in corso del processo di valutazione culminato con il voto del Consiglio Federale, considerato l’alto profilo professionale dei promotori della candidatura romana".
Tradotto: Zanandrea e' veneto ma tu caro Dondi no; anche se dici le stesse cose, a Roma ti vogliamo bene. Soldi? Ancora niente, ma stiamo sereni perche' somos todos caballeros.
Ai romani va riconosciuta la coerenza: l'avevan sempre detto che i piccioli sarebbero spuntati solo DOPO essere stati prescelti. Ecco perche' andavano scartati PRIMA. Se ora ce la faranno a reperirli (e se non sono dei mona non vedo ostacoli), la exit strategy di Dondi piu' che non Treviso par sempre piu' un vicolo cieco.

UPDATE 8 (23/7): sempre dal Gazzettino, titolo fulminante, articolo del solito Ivan Malfatto pieno di informazione: "Le big venete pronte a dire addio al campionato".
In sintesi le notizie sono due: la prima e' la conferma fattuale dell'inconsistenza della pietosa bugia da molti propalata dopo il Consiglio Federale - ad arte o per pigrizia mentale - sulla presunta spaccatura tra Treviso e il resto della Contea del rugby: se un effetto positivo il 18 luglio ha avuto, e' proprio quello di aver compattato il rugby veneto come non mai, dai tifosi alle dirigenze.
Tramontata la consistenza di tale leggenda metropolitana (ma non il tentativo di somministrarla ancora), c'e' chi da' ragione alla tesi Dondiana di "un solo franco tiratore" in Consiglio (ma Checchinato, nel mirino, giura di aver votato Treviso come chiesto dal suo Capo), mentre altri seguono la tesi del vicepresidente Zanandrea: veneti compatti sette su sette, galeotto fu il voto di scambio tra Pretoriani e Duchi imbastito attorno alle ambizioni del calvino Gavazzi, neo rappresentante italiano presso il comitato del 6Nazioni, colui che il 18 luglio chiese e ottenne il voto segreto "in nome della democrazia".
Resta agli atti che la raccomandazione indiretta ma chiara del Presidente ("Ho chiesto di non fare stupidaggini"), sia stata seguita-capita solo da due consiglieri su diciannove, una chiara delegittimazione che spiega l'ira di Kahn-Dondi indipendentemente da chi ha vinto. Cosi' come rimane a verbale la dichiarazione di un Consigliere: "questo e' il suicidio del rugby italiano".

La seconda serie di notizie che confermano la pista del suicidio e' tutta una serie prese di posizione e di prossimi incontri veneti al limite del "carbonaro". Paiono dire che la tattica "spargi-solidarieta' " intrapresa da Dondi convince solo fino a un certo punto: tutti calmi per adesso in Veneto mentre gli avvocati affilano le penne, ma anche determinati a vedere risultati concreti, altrimenti ci si prepara "ai materassi" ....
Il piu' esplicito e' Tommaso Pipitone presidente del Casinò di Venezia: «Fra le varie reazioni a caldo è stato ventilato anche l'abbandono (del Super10), come la più estrema».
Enrico Toffano del Petrarca Padova: «La prossima settimana noi quattro presidenti (di Petrarca, Treviso, Venezia e Rovigo) ci incontreremo per valutare. Ognuno ha i suoi problemi di budget. Una decisione come l’esclusione del Veneto dalla Celtic non fa altro che accentuare la voglia di...».Di lasciare il Super 10 e ripartire dalla A2 come il Calvisano.
Nel frattempo Il dg del Benetton Vittorio Munari e la presidente del FemiCz Susanna Vecchi (nel passato la piu' critica tra i veneti sull'approccio Benetton) si sono gia' incontrati a Rovigo e nulla trapela, mentre sul fronte federale Dondi saggia il terreno, confrontandosi col suo grande elettore nel Nordest, Tullio Rosolen.
Per il quale il vecchio gioco del controllo attraverso la contrapposizione tra ricchi e poveri sembra finito: tutte le 113 società rugbistiche della Contea del Rugby si ritroveranno per determinare una strategia comune nell’assemblea del Comitato interregionale delle Venezie (Civ): «La data più probabile è giovedì 30 luglio alle ore 20. Lunedì è già convocato un consiglio straordinario del Civ - afferma il presidente Roberto Bortolato.


Qui trovate tutti gli update all'originale post "Scenari Peninsulari" che narra gli esiti del "Gran Consiglio" federale del 18 luglio, quello che con l'Ordine del giorno Grandi delegittimo' Mussolini e fece crollare il fascismo in parte dell'Italia, portando alla Guerra Civile ...
No no, quello fu il 24 luglio '43 ... dopotutto pero', mutatis mutandis il 18 luglio 2009 non ci e' andato lontano, a giudicare dalla susseguente ira di Kahn-Dondi.
Forse con questo pronunciamento il Presidente ha colto che, dopo il salto al Sei Nazioni che lo vide protagonista dieci anni fa, il nuovo ipotetico "salto di qualita'" del rugby italiano non lo vedra' piu' alla guida?
Gli update di aggiornamento, i fatti per il debunking delle fole propalateci da tempo su questa storia mal impostata e peggio gestita, sono presentati rovesciati, il piu' recente sta in cima.

UPDATE 7 (22/7): Da Repubblica, allora, via il SeiNazioni da Roma? Alessandro Cochi, delegato allo Sport del Comune di Roma:"L'Amministrazione comunale vuole sottolineare l'attenzione che la città riserva da sempre al rugby e che sta costando ai romani circa 10 milioni di euro, cifra prevista per l'adeguamento dell'Impianto sportivo Stadio Flaminio al 'Sei nazioni' e che negli ultimi due anni è stato concesso gratuitamente. Le normative vigenti, il rispetto di leggi e regolamenti ci inducono a calcolare circa 2/3 anni per l'ultimazione del piano e i ritardi non sono dipesi dal cambio di Amministrazione, ma dai ritrovamenti archeologici nell'area. E' comunque motivo di dispiacere sentire continui ultimatum e leggere di minacce che paventano la possibilità di portare via dalla Capitale un torneo così prestigioso come il 'Sei Nazioni', che bene si sposa con il grandissimo flusso turistico che contraddistingue Roma".Capito? Non rompete, altrimenti ci spiacciamo.

UPDATE 6 (22/7): la telenovela continua! Sempre dal Gazzettino, prima di tutto l'appoggio - congiunzione da parte del Presidente Dondi delle due azioni legali, quella prevista del club e quella federale, con contentino finale (state buoni se potete!):
"Se troveranno errori sospenderò la delibera sull’assegnazione delle franchigie di Celtic League e riconvocherò il consiglio federale. E intanto mi attiverò con la Celtic per un’eventuale terza candidatura italiana".
Poi il retroscena "Dondi doc" sul Consiglio stesso: «Ho chiesto di non fare stupidaggini - svela - Ho detto: dobbiamo scegliere le due candidate migliori. Non ho fatto nomi. Ma tutti sapevano a chi mi riferivo. Invece è uscito quel risultato. Un colpo di mano. Ma io, Saccà, Barzoni e sei veneti abbiamo votato Treviso».
Il trio renderebbe i tre voti presi dall'accoppiata Aironi-Treviso e il "traditore" veneto sarebbe dunque uno solo (il Checchinato pubblicamente cazziato alla fine?), ma come concorda questo con la sua raccomandazione seguita da soli tre consiglieri? Aria di baruffa forte in casa ...
E' una ricostruzione lievemente difforme rispetto a quella di Zanandrea e Mazzariol («Abbiamo votato tutti e 7 compatti»), secondo cui Jago sarebbe uno dei tre non veneti sopra nominati da Dondi (Dondi incluso, il voto era segreto ...), ma aiuta comunque a far giustizia della prima ricostruzione del consiglio, divenuta leggenda metropolitana (2-3 o più veneti contro Treviso).
Guarda caso, a Treviso sta arrivando solidarietà a valanga da tutto il Veneto: dopo Petrarca e Venezia, arrivano quelle dei club di Oderzo, Trento, Piave, Jesolo, Rubano, Valsugana, Conegliano, Casale, Mogliano, Cus Padova, Montebelluna, Vicenza, Cus Verona, Bassano, Paese, Riviera, Belluno. Una vera ondata di indignazione verso la scelta della Fir, inclusiva di quelli che tra contradaioli di Siena sarebbero "gli acerrimi rivali" del club della Marca.

UPDATE 5 (22/7): IL Gazzettino quotidiano del Nordest e' fonte molto informata sul rugby. Interessa al suo lettore medio, quindi reperito ha le competenze minime necessarie per non confondere rugby union con rugby league, come fanno i Chiambretti e le Ripubbliche varie.
Ivan Malfatto chiarisce le linee del ricorso legale avverso la decisione del Consiglio Fir che si dice la Benetton Rugby sembra intenzionata a presentare:
"La contestazione dovrebbe basarsi sul principio che al voto del consiglio federale di Bologna andavano escluse le candidature non in ordine con i requisiti economici, secondo il capitolato d’ammissione inviato alle franchigie dalla Fir. Pretoriani e Duchi sembra non lo fossero. Quindi dovevano essere escluse.
Non avevano il diritto di partecipare alla votazione. Invece sono state ammesse, una di loro ha vinto e sono create due commissioni ad hoc (tecnica e finanziaria) che valuteranno entro il 30 settembre la congruità degli impegni annunciati.
Facile ora per le franchigie vincenti andare a battere cassa dagli sponsor, istituzionali o economici, con l’ok alla Celtic in tasca e arrivare alla data di scadenza con le coperture garantite. Secondo le regole, dettate e poi non rispettate dalla Fir, quelle coperture andavano garantite prima
".
Lo abbiamo denunciato subito, la vera mandrakata in Consiglio è consistita principalmente nell'ammettere candidature-zombie, al solo evidente scopo di creare lo spazio di manovra per i giochini di scambio col secondo voto a disposizione.
Il tutto condito e benedetto dalla opzione di voto segreto - scelta del tutto democratica, come del resto lo è il voto di scambio o la sua vendita. Per fare dell'ironia con chi finge ancora di non capire cosa sia successo per davvero a Bologna: come è stato riportato a verbale della riunione, "il suicidio del rugby italiano".
O come pensiamo noi sempre più saldamente, è l'inevitabile esplodere di tutte le contraddizioni accumulate in questo fallimentare 2009: la Celtic ma non per club, l'ossimoro di selezioni pagate da privati ma gestite e coordinate dai federali, la nazionale da rinforzare smantellando club e campionati.
E poi il profuvlio di pensiero debole spacciato in non modiche quantità: il professionismo da corroborare tornando al semipro, il grido di dolore anti stranieri scarsi ma nessuno tocchi l'equiparato, il tentativo di trapianto di uno sport da dove si pratica a dove potrebbe andar di moda, etc.etc.

UPDATE 4 (22/7): nuove ufficiali dal sito Fir:
"Il Presidente della Federazione Italiana Rugby Giancarlo Dondi, a seguito delle obiezioni mosse dalle entità sportive che hanno visto respinte le proprie richieste di partecipazione alla Magners Celtic League, ha dato mandato ai legali della Federazione al fine di verificare la correttezza e la legittimità della procedura seguita nel processo di valutazione delle candidature. Successivamente all'esito delle verifiche in atto, l’argomento potrà essere posto nuovamente all’ordine del giorno del Consiglio Federale".
Quali sarebbero le obiezioni mosse dalle entita' sportive che hanno visto respinte etc.etc.? Non pare che il comunicato Benetton dica nulla del genere: si mormora di frotte di avvocati pronti a scattare, d'accordo, ma non ci sono sinora fatto mosse ufficiali.
A chi sta rispondendo questo comunicato? La richiesta di verifica della "correttezza e legittimita'" procedurale parrebbe tutta interna alla Fir.
Se si volesse parlare di "procedure" come sottolinea il Socio, non serve essere un grand commis di stato per capire che a un concorso serio PRIMA si presentano titoli e garanzie reali e solo DOPO si stila la graduatoria. Invece nel caso han fatto l'esame ammettendo anche quelli che s'erano autoesclusi (i Duchi) tranne sospetto ripensamento finale ("no no, gioco anch'io"), senza verificare i documenti all'ingresso... Ma 'sti Advisor che li han pagati a fare?
Tant'e'. Siamo arrivati al regolamento di conti interno al Consiglio? Dondi ha deciso di mettere qualcuno alla gogna, di stanare i dissidenti, gli indisciplinati o quelli che credevano di potersi fare le loro piccole politichette personali anche su una decisione epocale del genere? Prima che la "fronda" contro di lui si organizzi? Invece di dare le dimissioni per manifesta incapacita' di far rispettare i propri indirizzi strategici?
Se fossimo alla corte di Re Luigi con Richelieu, Milady, il duca di Marlborough e d'Artagnan, ci sarebbe da pensare al complotto: i nemici storici di Dondi e della Fir (cioe' ... Munari?!) avrebbero sottilmente architettato la bocciatura della Benetton, al fine di far conflagrare le contraddizioni interne che ammazzeranno questo Consiglio.

UPDATE 3 (21/7): Esce allo scoperto Zeno Zanandrea vicepresidente federale (uno dei veneti di nascita che abbiamo definito "a libro paga Fir") sul Gazzettino: "Abbiamo votato compatti per Treviso (i consiglieri veneti, ndr), lo do per certo. Noi non abbiamo tradito Treviso. Sono stati gli altri a coalizzarsi contro".
Abbiamo criticato da tempo, armati di logica e di un minimo di aritmetica, la favoletta consolatoria e depistante dei veneti killer del candidato veneto. Poi e' arrivato il signorile comunicato della Benetton che tra l'altro ringrazia le altre societa' rugbistiche del Veneto per il supporto, ora arriva questa netta dissociazione.
Vera o falsa che sia - poco importa oramai - essa segnala comunque che qualche Consigliere inizia a capire che stavolta l'hanno combinata grossa.
Sono parole pesanti anche perche' Zanandrea sara' membro della commissione che dovra' valutare la solidita' delle garanzie presentate da Aironi e Pretoriani. E rincara la dose:
"Il Benetton non doveva avere problemi per essere ammesso in Celtic League. La candidatura dei Pretoriani non sta in piedi. Domani sarò a Roma per iniziare a spulciarne le caratteristiche e poi riferirò al presidente Giancarlo Dondi. La partita per il Veneto non è assolutamente chiusa". Interessante che in Italia non si salga per una volta sul carro dei vincitori. Comunque andra' a finire, e' iniziata proprio bene 'sta avventura Celtica ...

UPDATE 2 (20/7): Giacomo Mazzocchi per l'agenzia di stampa ilVelino, dopo aver elencato i solito mantra sui veneti contro i veneti già abbondantemente debunkato anche dal comunicato della Benetton, chiude senza volerlo con una informazione interessante:
Ho già dato avvio alla ricerca di un’alternativa all’attuale sede del Sei Nazioni in Italia” ci dice il presidente della Federugby Dondi.
Roma non sarà più la sede del Torneo a partire dalla stagione 2011. Purtroppo – prosegue - per quest’anno le cose sono andate troppo avanti: calendari e tutto il resto sono già predisposti ma il rugby italiano si è stancato delle promesse da marinai che ci arrivano da Roma, perché per lo Stadio Flaminio non si sta facendo niente. Neanche per l’edizione del 2011 abbiamo alcuna certezza che i necessari lavori annunciati saranno portati a termine. È per questo motivo – conclude - che non ritengo neanche chiuso il discorso della Celtic League: ho i miei seri dubbi che il budget presentato dai Pretoriani sia sostanziato per il 20 settembre dai soldi degli enti locali romani”.
Buumm, ecco svelato l'arcano: Dondi sta toccando con mano gli esiti delle promesse romane. Oppure sta solo tentando di forzare la mano agli Alemanni distratti? O e' quel "segnale" per i Veneti furiosi (mentre Benetton sfoggia calma olimpica)? Immagino i telefoni roventi.

UPDATE 1 (20/7): dal sito della Benetton rugby: dopo aver chiarito che la dimensione regionale e non locale nel progetto c'è sempre stata, cosi' come la volontà di collaborare correttamente con la Fir, la società pluricampione della Marca conclude sportivamente come segue:
Benetton Rugby, i suoi giocatori e i suoi dirigenti, desiderano ringraziare i tanti appassionati veneti ma anche di altre regioni per il sostegno ricevuto ed in particolare i dirigenti delle società venete.
Benetton Rugby non prenderà mai in considerazione l’idea di ritirarsi da una competizione (Campionato Italiano Super 10 o Campionato di Serie A) perché non ne condivide le regole o le decisioni. Ed assicura i propri sostenitori che onorerà come sempre il proprio impegno e la propria passione per il gioco del rugby.
Manco un disclaimer in legalese del tipo ".. salvo riservarci la verifica nelle sedi e con le modalità più opportune .. etc.etc.". Personalmente lo leggo come un gesto di tregua in attesa di ulteriori "segnali"
: un rimandare la palla in campo Fir.

martedì 21 luglio 2009

Cronache padane e ripassino di gestione aziendale

Mentre Oltremanica tutta questa baraonda non importa a nessuno, in Italia ha preso piede. Parliamo di Celtic League, ovviamente. Tanto che la roba si è trasformata in una issue politica ed è finita sulle pagine di un giornale politico come la Padania. I leghisti di questa faccenda si sono occupati da tempo e, al tempo, questo blog si era augurato invano che i parlamentari pensassero ad altro piuttosto che occuparsi di rugby a loro modo, vale a dire secondo le logiche romane - da intendersi come giochetti di palazzo.

"Treviso ha una meta ben precisa in testa" è il titolo di una intervista a Luca Zaia, ministro dell'Agricoltura, e trevigiano. Zaia non ci sta, lo fa capire subito anche se non vuole parlare di "dichiarazione di guerra" verso Roma e, più precisamente, verso il sindaco della Capitale Gianni Alemanno e il presidente della Provincia Piero Marrazzo. Questione anche di equilibri politici. Avranno fatto il loro lavoro sostenendo i Praetorians, dice Zaia. Anche se poi non si sa bene dove si giocherà il prossimo 6 Nations.
C'è chi accusa la Lega di aver sostenuto Viadana piuttosto che il Veneto, azzarda il giornalista. Zaia, ovviamente, nega: "Chi fa circolare certe voci, evidentemente, non sa le cose". E si pone a capo della protesta della Marca.
Arrivare a tutto questo significa che il giocattolo è rotto. E ha rotto. A Bologna hanno fatto le carte false e questo si è capito sin dall'inizio. I consiglieri si rimbalzano la responsabilità dell'esito delle votazioni, Dondi prova a fare il duro e pure le spallucce.
Rimaniano dell'idea espressa ieri, io e il socio. Il tempo che poi tutti vadano in vacanza e la cosa si spegnerà, per riaccendersi a fine settembre quando Aironi e Pretoriani dovranno mostrare le carte per le valutazioni economiche. E qui sta il punto che è tutto italiano: al momento della votazione, le possibilità economiche dovevano già essere belle che chiare. Lo insegnano anche a scuola che quando tocca presentare un progetto, è richiesto di mostrare la copertura finanziaria, anche se si tratta di una simulazione, di un compito in classe.
Lo sanno addirittura quelli che hanno frequentato che ne so, un liceo classico. Occhio, è l'appello rivolto ai nostri ambasciatori in terra celtica, che di là le cose funzionano diversamente.

lunedì 20 luglio 2009

Scenari Peninsulari / 2

Qui si tratterebbe soltanto di quotare quanto scritto dal socio nel post precedente, quello lungo e senza foto, ma che si lascia leggere senza chiedere di essere pazienti. Perché il vero dilemma – se così si vuole chiamarlo – di quello che è accaduto a Bologna sta proprio nel “faso tuto mi” che avrebbe dato fastidio alla Federazione italiana rugby, convinta come non mai che lo sbarco in Celtic League assicuri al rugby italiano prosperità, visibilità e potenzialità.

In effetti, non è mica certa questa conclusione. Dipende sempre dal modo con il quale si decide di approdare ad una realtà comunque ben diversa dalla nostra. La Celtic League è patria, negli ultimi periodi, di formazioni che accedono alle fasi finali di Heineken Cup (basta dare un’occhiata all’ultima finale, per l’appunto) e di giocatori che fanno parte delle nazionali che si contendono il 6 Nazioni (basta dare un’occhiata all’albo d’oro delle ultime due edizioni). La Celtic League è interessante, ma ambigua dal momento che alcune formazioni, come Cardiff nell’ultimo anno, arrivano nelle posizioni finale in campionato, puntando esclusivamente alla scena europea. Per affrontare un campionato così, occorre stile.

Stile lo poteva avere il Treviso targato Munari, diciamocelo sinceramente. Uno che sa e che conosce tutti, non è solo il Vittorio Munari che ci fa piacere ascoltare dai canali di Sky. Lui non le ha mai mandate a dire, tant’è che in occasione di alcune conversazioni di lavoro, lo aveva detto chiaro e tondo che quelli della Federazione, giusto per fare un esempio, mandano in giro per il mondo gente che non sa nemmeno parlare un inglese decente.

Se Treviso voleva correre da sola, aveva il dovere di farlo. È come nel calcio, parliamoci chiaro. Quando si profilava all’orizzonte un campionato che raggruppasse i team pallonari più grandi in Europa, si levarono gli scudi. In questo modo, era la predica della difesa, si tagliano fuori vecchie tradizioni di squadre minori che comunque meritano di militare in Serie A, se ci riescono. Però ecco che esiste la Champions League. E che formazioni storiche stanno fallendo sotto il peso del voler essere per forza di caso al passo con le altre, tra fideiussioni false e altre sceneggiate, in parte riparate da lodi prontamente approvati dalla Figc.

Nel rugby, sul campo come fuori, vige il merito. Treviso di merito ne aveva. Ieri sera è passato su Sky Sport 24 un interessante viaggio nella Marca che ha assistito al fallimento della formazione di calcio. Il pallone rotondo si è sgonfiato, nel centro sportivo gestito dai Benetton tutto invece fila liscio tra basket, pallavolo e rugby. Il Treviso aveva il dovere di correre per conto proprio, è esattamente quel prototipo di formazione italiana che ha strutture e concezione per affrontare un campionato sghembo come la Celtic.

Per affrontare questa avventura al di fuori dei nostri confini, bisogna saper ragionare come hanno fatto fuori confine. In Galles l’approdo alla Celtic è stato quasi obbligatorio. La costruzione del Millennium Stadium aveva provocato voragini nei conti della federazione e da lì è nata l’idea di mettere insieme delle franchigie provinciali: Cardiff, Swansea, Newport, Llanelli e Cardiff, tra le quali cui le ultime due sono e rimangono club. Mentre ha proseguito la sua strada il campionato nazionale gallese.

Proviamo a fare gli economisti e a ipotizzare un lungo periodo: Aironi e Pretoriani, qualora passassero l’esame dei conti a fine settembre, quanto intendono assicurare copertura economica? Dovessero andare male le cose, i board britannici non consentiranno mai di ricorrere ai pasticci all’italiana, come il lodo Petrucci o storie simili. Onestamente, rassicura molto di più una società come Treviso che decide di correre da sola perché se lo fa (e conoscendo tramite Munari il modus operandi dei britannici) ha chiaro in testa che economicamente ce la può fare.

It’s all about money, baby. Anche nei tempi di un rugby professionistico. Ciò non vuol dire che il fascino di questo sport sia andata a marengho. Altrimenti noi non manderemmo avanti questo blog. A Bologna l’hanno fatta grossa. Punto e basta.

Scenari Peninsulari

Warning: post lungo, articolato e senza foto: armatevi di pazienza o voi ch'entrate.

Il sempre informato e tempestivo Rugby1823 tira le sue conclusioni su tutta la vicenda che sta portando lento pede l'Italia alla Celtic - Caos Italia ha sempre significativamente titolato i suoi post sull'argomento.
E' una posizione informata, non meramente analitica ma anche propositiva, assieme a quelle a caldo e a volte più tifoserecce dei forum degli appassionati sulla famigerata scelta del Consiglio Federale del 18 luglio riguardante i team italiani scelti per la Celtic League 2010/11. La posizione può essere sintetizzata con un appello:
"dirigenti, politici e tifosi veneti da un lato, Dondi dall'altro, entrambi sembrano giocare sull'ambiguità. Se è così, amen, se non fosse così allora è ora di essere coerenti".
Essendo i veneti i primi responsabili dell'insuccesso di Treviso, argomenta Duccio Fumero, coi loro consiglieri federali a non averlo votato, essi dovrebbero riconoscere gli errori del "faso tuto mi" di Munari e Benetton e dello scetticismo ignavo di tutto il resto del movimento Veneto; a quel punto, un bel passo indietro e:
"Si integri la candidatura trevigiana. La si trasformi in una candidatura veneta. Si uniscano, una volta tanto, le forze, gli sponsor, le istituzioni (...), le capacità, i bacini e tutto quell'humus ovale che fa grande il Veneto e ci si presenti con i Dogi".
A nostro avviso è troppo tardi; Rugby 1823, cui rendiamo il merito di tentare di proporre una soluzione all'intricato caso, viene messo fuori strada da un errore di analisi peraltro parecchio diffuso (i Veneti primi nemici dei Veneti), e trascina un presupposto fallace, ossimorico: le franchigie federal-private. Andiamo con ordine.

PARTE PRIMA : CHI FU L'ASSASSINO?
L'errore a nostro avviso sta nel dare per buona la voce sentita da più parti (per rabbia e delusione, o forse per freddo depistaggio) e assumere che nel Consiglio "non tutti (i consiglieri veneti) hanno votato Treviso, anzi!".
Ma chi l'ha detto?
Guardiamo i numeri; 7 sono i consiglieri veneti di nascita (non dieci come si legge in giro) - Enore Bagatin, Carlo Checchinato, Francesco Mazzariol, Andrea Rinaldo, Luigi Torretti, Moreno Trevisiol e Zeno Zanandrea.
Tra questi, aspettarsi un voto "veneto" da Checchinato e Zanandrea a libro paga federale, piuttosto che da Mazzariol accasato a Parma da mo', mi sembra perlomeno azzardato. Quindi di "veneti" da un punto di vista politico in Consiglio ne vediamo tre, al massimo quattro: Treviso ha preso nove voti (uno dei quali da Dondi, un classico kiss of death), so what?
Depistaggio
Va riconosciuto che tale diffusa leggenda metropolitana - i veneti primi affossatori dei veneti - troverebbe un fondamento nel campanilismo locale a volte eccessivo, ma la matematica non è una opinione; forse lo sono i tentativi di questo o di quel protagonista di darsi un peso (negativo) che non ha (più).
Di più: dar risalto alle dichiarazioni di questo o quell'esponente del rugby veneto e quindi generalizzare le sue prolusioni, significa banalizzare una realtà diffusa e variegata; significherebbe inoltre non aver compreso come la competizione tra concorrenti sia cosa buona e giusta, sia indice di presenza, vitalità e capillarità.
A casa mia il fusionismo forzato al posto della sana competizione si chiama "dirigismo" o "cartello" e prima o poi cade, perchè non è connaturato al "mercato" inteso come luogo dove la domanda locale (di praticare e tifare) si incontra con l'offerta locale (di strutture per praticanti e tifosi).
Treviso faso tuto mi
Si imputa da sempre a Treviso un approccio "faso tuto mi" più da club che da potenziale franchigia a base regionale.
Sotto questo profilo la struttura della candidatura del team della Marca non pare granchè diversa da quella degli Aironi (incardinata al 99% su Viadana e il suo sponsor), mentre i Pretoriani sono la fusione di tre club cittadini "aperta" al Centrosud quanto la Benetton al resto del Veneto.
Guarda caso, Bando Federale alla mano (che ammetteva candidature alla Celtic da parte di "società, franchigie e selezioni"), nessuno nè prima nè durante il Consiglio ha contestato a Treviso di essersi presentato "da sola", casomai la voglia di "collaborare" sul serio coi federali.
Abbiamo già descritto l'apertura al resto del movimento veneto della candidatura Benetton, simbolicamente denominata Dogi e pronta a giocare anche a Padova e Rovigo.
Spacciare per "arroganza" la chiarezza nella catena di comando (e chi si occupa di management sa bene quanto valga), la assunzione di responsabilità di chi ci mette grano, risorse e organizzazione, è favoletta destinata a colpire i semplici, propalata da chi non gradiva il club che più di tutti merita e ha effettivamente lavorato per far arrivare gli italiani in Celtic League.
E i altri fioi?
Gli altri club veneti, dopo aver provato a assemblare una candidatura alternativa (Padova Rovigo e Venezia), si sono rapidamente tirati indietro causa le difficoltà economiche e han deciso di ripiegare al "livello due" (cosa che nostro avviso sarebbe molto corretta anche per altre parti d'Italia, segnatamente Parma e Roma), appoggiando esplicitamente o implicitamente (non concorrenza) la candidata Benetton a rappresentare il "Livello Uno" della Contea del rugby.
Aldilà, come detto, di qualche esternazione scettica o contraria - i Veneti fortunatamente hanno le loro opinioni individuali, non sono un monoblocco nordcoreano.
Crime Scene Investigation - Bologna (non Miami)
Questi sono i fatti che danno una lettura degli eventi in consiglio federale di Bologna abbastanza chiara: in sintesi, c'è stato chi ha saputo giocare la sottile partita del lobbying - non dei titoli e delle "evidenze" - meglio di Treviso. Altro che veneti traditori!
A fregare Treviso sono state due decisive, sottili "mandrakate": il voto segreto (chi l'ha richiesto? Gavazzi pare, il neoeletto rappresentante italiano al comitato 6Nazioni, ma guarda un po' ... e soprattutto chi l'ha concesso, caro Presidente?) e la decisione (again, di chi?) di non limitare il voto alle tre sole candidature "serie" in campo, come sarebbe stato logico.
I ben nove voti ai Duchi capitanati da Calvisano retrocessa e Parma ridimensionata sono un insulto all'intelligenza e alla serietà, ma anche un monumento di abilità tattica: due le opzioni, o vengono da chi (i Pretoriani) sapeva di giocare per il secondo posto e ha ottenuto dagli "amici" (5 consiglieri del Centro Sud, un paio di "federali" e qualche voto di pur legittimo scambio) di NON votare come seconda opzione nè Aironi nè tantomeno Treviso; o
in alternativa e/o assieme, come Gazzettino afferma, solo 3 dei 12 voti agli Aironi risulta accoppiato a Treviso (uno di essi sarebbe autodichiarato di Dondi), quindi avremmo un altro voto di scambio (legittimo per carità), la Bassa che appoggia la Bassa: i Ducali votano Aironi ( e si sapeva, in cambio verranno aggregati) ma anche viceversa.
Lungi da me alzare alti lai contro "Roma ladrona" o gli scaltri accordi tra politicanti che affossano il merito sportivo: si sapeva che sarebbe stato un pomeriggio dei lunghi coltelli, i polli e le verginelle dovevano rimanere a a casa.
Sia come sia, non sono congiure tra veneti ma tra potentati di palazzo.
Questa è a modesto avviso di chi scrive la più plausibile delle analisi sul come sia andata, supportata dalla aritmetica. Il resto è al più leggenda popolare, o freddo depistaggio per dividere ulteriormente il campo perdente (si sa, la sconfitta divide sempre già di suo), dando la colpa ai veneti dei guai veneti ; è dai tempi del lupo e l'agnello di Fedro e Esopo che ogni tanto qualcuno prova a dipingere la vittima - in questo caso Treviso - come colpevole - assieme al Veneto tutto - per lavarsi la coscienza di aver giocato sporco.

PARTE SECONDA: LA SCELTA CELTICA
L'assunto alla base di tutto 'sto ambaradan è il seguente: entrare in Celtic League è buono e fa bene al rugby italiano.
La posizione di questo blog al riguardo è sempre stata esplicita: non è detto, dipende.
Non dipende tanto dalle intenzioni, sane e garantite (sulla carta) - far crescere la nazionale e quindi il movimento intero, a dire il vero con ottica top down un po' da anni Novanta.
Dipende piuttosto dal COME, dalle MODALITA' con cui in Celtic si va.
In Celtic come?
Dalla morte della Lega (Lire) affossata dai contrasti tra club grandi e piccoli in cui proprio la scelta Celtica rappresntava uno dei punti di scontro, come mai è subentrata la Fir?
Lasciamo perdere la lettura becera della lotta di potere per il controllo del rugby in Italia con annessi diritti televisivi e quant'altro, anche se la trentina di milioni del bilancio della Fir non sono pochi.
Diciamocela tutta: si va in Celtic sperchè la Nazionale Fir ha fallito il Sei Nazioni 2009 e sono due anni che non vince una partita. Con abile mossa ha scaricato le responsabilità sue e di Mallett attribuendo il fallimento allo scarso livello del gioco nel campionato italiano.
Ora lo si sta per rendere ancora più scarso, addirittura semipro. Prima riuscivamo a vincere un paio di partite al 6Nazioni lo stesso ... E ci stanno almeno dieci nazionali che giocano all'estero, checcentra il Super10? A proposito di livello, ben tre club italici hanno sfiorato il passaggio del turno in Challenge l'anno scorso, e ora li ammazziamo tutti. Giusto per segnalare alcune delle palesi contraddizioni insite nella scelta federale.
Armiamoci e partite, guida la Fir.
Si va a fare la Celtic League con l'impianto per due selezioni nazionali tipo Oaks rumeni; poco male, il rugby scozzeese è cresciuto dopo aver deciso un passaggio simile.
Modello a selezioni federali quindi tipo Irlanda, con spese a cura della federazione, giocatori stipendiati principalmente dalla Fir e accurata dislocazione geopolitica delle stesse?
Pas de tout: per mancanza di piccioli federali, s'è fatto 'sto ibrido al ribasso delle selezioni "private" ma "pilotate" dagli staff federali. Madichessà?!
Come dire, i soldi veri ce li mette il fortunato prescelto privato, ma guida lo Stato (la Fir) che contribuisce alle spese per qualche centinaio di migliaia di euro (secondo il numero di giocatori di interesse nazionale schierati), contro un budget richiesto di almeno 5 milioni di euro.
Non sta in piedi, se non per quelli che prima o poi arriveranno a batter cassa e per i furbi, quelli cui serve pubblicità locale e contatti per altri scopi, e poi ti piantano sul più bello coi debiti stile calcio.
Un approccio Bartaliano
Sono i prodromi dell'insuccesso; se a questi si aggiunge il probabile invio di due selezioni poco organizzate e competitive, si rischia di spegnere presto gli entusiasmi e l'interesse (Juve - Auronzo interessa solo una volta l'anno, per vedere i "nuovi").
Verrebbe da dire con Bartali: l'è tutto sbagliato l'è tutto da rifare.
Ecco spiegate le perpessità, le resistenze, lo sconcerto e la fatica fatta ad accettare NON la Celtic League, ma QUESTA MODALITA' di entrarci, da parte di molti appassionati e anche di molti club.
In prima linea quelli veneti, tutti figli di iniziative locali private: gente che dedica il suo tempo alla passione e chiede non di guadagnarci ma almeno di non rimetterci, e vuole farlo mediante l'INDIPENDENZA di giocare con i soldi propri e degli sponsor che riescono a procurarsi. E' una questione di mentalità.

PARTE TERZA: IL PRESIDENTISSIMO
Scrive Rugby 1823: "Le parole di Dondi potrebbero essere deflagranti. Perché le sue parole dicono che queste votazioni sono state scandalose. Che è una scelta catastrofica per futuro del rugby italiano. Cioé, Dondi dice che i consiglieri federali hanno votato contro il rugby italiano. Probabilmente per interessi personali, per scambi di favore o, forse, proprio per far fuori Dondi".
Si aprirebbe quindi un problema politico, la cui soluzione auspicata sarebbe un definire una exit strategy tra Dondi e la dirigenza di Treviso, destinata a ricondurre la Benetton a più miti consigli (fuori Munari, sottomettersi al controllo federale anche sul piano tecnico, in nome dell'interesse nazionale), per configurare una candidatura assolutamente vincente secondo i crismi federali.
Si, ma non si poteva pensarci prima di votare? Ammettiamo sia sempre stata l'idea di Dondi, dopo il "fattaccio" par più un ricatto che un compromesso. C'è qualcosa che non convince.
Tra l'altro, al punto in cui siamo, puntare a ribaltare il tavolo prima delle scadenze (30 settembre per gli adempimenti formali da parte delle due prescelte) pur con il supporto del Presidente Fir, ci parrebbe oltremodo aleatorio: come reagirebbe una delle due prescelte qualora sopravanzata da Treviso? Come Treviso stessa. Che je direbbero allora?
Attendere, influenzandolo, il pronunciamento della Celtic League che avverrà con calma entro un anno da oggi? Troppo rischioso per tutti.
E' più semplice di così.
Noi la vediamo più lineare: se è vero che il Consiglio Federale ha preso una decisione contraria al volere del SUO Presidentissimo, allora questi dovrebbe trarne le immediate conseguenze e dimettersi. In alternativa, se ne ha la forza, costringa alle dimissioni chi ha cannato (Dondi è stato visto "cazziare" Checchinato alla fine del Consiglio).
Questo sarebbe il segnale: se invece come crediamo non farà nè l'una nè l'altra, allora la sua indignazione è solo un barbatrucco, volto a trattare su base non irrigidita dall'odio la cessione dei molti giocatori trevigiani da mandare in Celtic, teso a sottrarre gli opulenti vivai veneti dal controllo esclusivo della Benetton e a tentare in generale di tener buoni gli irati sconfitti, per tenere assieme i cocci del rugby italiano in deflagrazione.
(Guarda caso adesso sono tutti i Veneti irati e schierati all'unisono: come mai? Non erano divisi? E i fiumi di prosecco che avrebbero dovuto scorrere ai confini della Marca?)
Purtroppo non siamo più ai giochi al parco, ogni azione ha conseguenze e chi le determina per volontà o incapacità, se ne deve assumere le responsabilità: Benetton ha a questo punto tutti i diritti di tutelare come vuole e come riesce i propri investimenti e interessi, ricorrerendo a tutti i gradi di giudizio che potrà.
E poi anticipiamo: appena Benetton si nuoverà, finito il depistaggio dei veneti contro i veneti, assisteremo a grandi stracciamenti di vesti, ad altissimi sdegni da parte di chi, tifando per chi è stato privilegiato dirà che non si fa così, che si dovrebbe essere più "sportivi" (detto da chi ha saputo - merito suo - vincere una battaglia politica e non sportiva, non è male ...), che meglio sarebbe per tutti far buon viso a cattiva sorte, "un passo indietro per il bene del movimento" (non potevano farlo prima loro?), si deve accettare il verdetto, dura lex sed lex; altrimenti si rompe il giocattolo (adesso che è tutto loro) ...

CONCLUSIONE: COME SE NE ESCE?
Arrivati al punto in cui siamo, alla Federazione, quasi una Lady Macbeth cosciente del casino che ha combinato ma impossibilitata a far marce indietro, non rimane che dire: "What is done is done and never undone".
- Escludere Aironi o Pretoriani per far posto a Treviso: non si può più, a meno di clamorose e inopinabili cappelle di questi ultimi in fase di raccolta carte e fondi.
- Spingere Treviso a fondersi con una delle due: perchè mai dovrebbero starci entrambe? I secondi in Paradiso ci sono già e tratterebbero dall'alto, i primi mancano della mentalità per elemosinare, basta aver visto un Trofeo Topolino per capire la oggettiva superiorità organizzativa della Benetton, di gran lunga maggiore persino a quella della Fir stessa.
- Aspettare (o stimolare) il pronunciamento della Lega Celtica: non siamo certi vorrano toglierci le castagne dal fuoco, se solo capiranno in che vespaio si metterebbero.
No, a questo punto temiamo che le strade rimaste siano tutte e solo impervie per il rugby italiano, siano esse la secessione, l'abbandono del rugby union da parte di Benetton, i tribunali o chissà cos'altro.
Mi spiace non riuscire ad essere positivo e propositivo come Rugby1823, cui rendo il merito (assieme agli appassonati dei forum) di aver ispirato e informato l'organicità di queste riflessioni e la volontà di condividerle pubblicamente.
Sottolineo come esse siano del tutto personali, esprimendo al massimo oltre alla mia la posizione del Socio Ringo aka Brett, col quale peraltro non mi sono consultato prima di espormi, ma a cui Munari sta simpatico.
A questo punto non rimane che sperare che 'sta farsa sia solo un brutto sogno, o meglio resta da sperare in un colpo di scena, in un miracoloso colpo di coda al momento inatteso ma non impossibile nella patria di Machiavelli e dei Borgia.

UPDATE 1: dal sito della Benetton rugby: dopo aver chiarito che la dimensione veneta nel progetto c'è sempre stata, come la volontà di collaborare pienamente con la Fir, la società pluricampione della Marca conclude sportivamente come segue:
Benetton Rugby, i suoi giocatori e i suoi dirigenti, desiderano ringraziare i tanti appassionati veneti ma anche di altre regioni per il sostegno ricevuto ed in particolare i dirigenti delle società venete.
Benetton Rugby non prenderà mai in considerazione l’idea di ritirarsi da una competizione (Campionato Italiano Super 10 o Campionato di Serie A) perché non ne condivide le regole o le decisioni. Ed assicura i propri sostenitori che onorerà come sempre il proprio impegno e la propria passione per il gioco del rugby.
Manco un disclaimer in legalese del tipo ".. salvo riservarci la verifica nelle sedi e con le modalità più opportune .. etc.etc.".

UPDATE 2: Giacomo Mazzocchi per l'agenzia di stampa ilVelino, dopo aver elencato i solito mantra sui veneti contro i veneti sopra già debunkato come da comunicato della Benetton, chiude senza volerlo con una informazione interessante:
Ho già dato avvio alla ricerca di un’alternativa all’attuale sede del Sei Nazioni in Italia” ci dice il presidente della Federugby Dondi.
Roma non sarà più la sede del Torneo a partire dalla stagione 2011. Purtroppo – prosegue - per quest’anno le cose sono andate troppo avanti: calendari e tutto il resto sono già predisposti ma il rugby italiano si è stancato delle promesse da marinai che ci arrivano da Roma, perché per lo Stadio Flaminio non si sta facendo niente. Neanche per l’edizione del 2011 abbiamo alcuna certezza che i necessari lavori annunciati saranno portati a termine. È per questo motivo – conclude - che non ritengo neanche chiuso il discorso della Celtic League: ho i miei seri dubbi che il budget presentato dai Pretoriani sia sostanziato per il 20 settembre dai soldi degli enti locali romani”.
Buumm, ecco svelato l'arcano: Dondi sta toccando con mano gli esiti delle promesse romane. Oppure sta solo tentando di forzare la mano agli Alemanni distratti?

domenica 19 luglio 2009

Mostri e mostruosità


Doveva essere un sereno week end australe, con la prima del Tri Nations 2009. Si è trasformato in qualcosa di più. Partiamo dai primi, dai mostri, quelli in maglia nera, gli All Blacks, che ieri - come racconta più sotto il socio - hanno vinto il match contro l'Australia: i Wallabies erano riusciti ad allungare sul 10-0 nel cielo scuro di Auckland, poi sul 13-3, ma non sono riusciti a tenere botta ad un ritorno neozelandese che è molto interessante da analizzare.

Per tre fattori. Il primo, giunge proprio dalle file australiane. Quella di Robbie Deans è certamente una formazione che ha deciso di coltivare nuovi talenti, molto interessanti e che, fatta la dovuta esperienza, potranno dire la loro ovunque, quindi tanto vale imparare i loro nomi in vista del prossimo Mondiale. In due anni, giocando ad alti livelli come fanno lavoro, ne metteranno in cascina di esperienza.
L'edere di Larkham, il biondino Barnes, aveva già fatto vedere di che pasta è fatto nella partita contro il Galles nel 2007. Ieri si è mangiato, forse forse forse, l'occasione di mettere ancora più nei guai gli All Blacks al 17', quando si è lanciato come una terza linea su un calcio di liberazione di Donald, ha esplorato i ventidue neozelandesi creando lo spazio per Nanu, la terza linea che piccola non è affatto, per la meta da segnare sul 10-3.
Troppa frenesia negli ultimi metri, un passaggio all'indietro sballato e gli All Blacks si sono salvati. Un'azione che è un po' il ritratto di questa Australia: agli aussie evidentemente occorre giusto ancora un po' di tempo per mettere tutto a posto. E poi che Dio gliela mandi buona.
Il secondo, è il collega di Barnes da parte All Blacks, per quanto l'australiano ieri abbia operato da primo centro, pur essendo un'ottima apertura. Si parla in questo caso di Stephen Donald, il 10 neozelandese che ha un compito per niente facile: uscire dall'ombra ingombrante di Daniel Carter. Il ragazzo ha talento, Graham Henry lo ha abbracciato a fine partita perché i suoi calci sono valsi la prima vittoria nel torneo. Aveva inziato, però, con tutta la pressione del caso. Gamba nervosa, una frittata quasi completa sull'intercetto di Barnes, si vedeva che, come direbbe Munari, non colpiva l'ovale con l'intenzione di fare sentire al pubblico allo stadio e a casa che "toc" che indicasse un calcio ben fatto. Poi ha messo le cose a posto e il ragazzotto ha superato il primo test importante, in una partita in cui la Nuova Zelanda è andata a folate e ha trascorso i primi venti minuti a capire come si dovesse giocare a rugby. Un clima non facile per uno che deve assumersi le responsabilità una volta delegate a Carter.
Il terzo fattore è Richie McCaw, al rientro dopo otto settimane trascorse a rimettersi a posto. Non ha brillato, non è stato fluido, ha commesso un sacco di errori che non appartengono al suo repertorio, ma ha segnato la meta che ha cambiato l'andazzo dell'incontro facendosi trovare alle spalle di Konrad Smith per marcare i cinque punti. Come quando galoppava a fianco delle frecce di trequarti sulle quali poteva contare Henry. A dimostrazione che il rugby non è uno sport fisico, ma di testa. Nel senso che con un gran fisico non si va da alcuna parte se non è accompagnato da un cervello funzionante. Che fosse un leader, beh, quello era dato per scontato.
Mostri australi, in attesa degli alieni sudafricani. Mostruosità boreali, o meglio, italiane.
Lo ha spiegato bene sempre il socio. Il presidente della Federugby Giancarlo Dondi ha dichiarato di aver votato, nell'assemblea di Bologna, per Aironi e Treviso come squadre di casa nostra nella Celtic League. Aveva chiesto che si votasse per alzata di mano, ma non è riuscito ad imporsi - e la cosa deve fare molto pensare: dallo scrutinio segreto, sono spuntati i franchi tiratori.
Ora, ironia della sorte, va atteso il 30 settembre per capire che Aironi e Pretoriani abbiano la copertura finanziaria per accedere alla nuova avventura.
Hanno fatto la guerra a Munari e hanno vinto, si mormora ad alta voce in giro. Sarà che su questo blog il buon Vittorio è sempre risultato simpatico, ma non sembriamo di certo partigiani se scegliamo di stare dalla sua: aveva tutto il diritto di farlo. La squadra è mia e me la gestico io.
Certo, levare il rugby al Veneto è come togliere il palio a Siena, o il Gp a Monza. Ma ora che ci penso, ci hanno provato con la storia del Gp di Roma. La politica ha fatto il suo corso.

sabato 18 luglio 2009

Ultim'ora Celtic: come volevasi dimostrare ...


[In foto: The Undertaker (il Becchino) il wrestler: icona della Fir?]
E' stato pubblicato sul sito Fir il comunicato ufficiale sulla riunione del Consiglio Federale. E' ufficiale: han votato che l'Italia sarà rappresentata in Celtic League da Praetorians Roma e Aironi del Po di Viadana.
C'è anche l'elenco dei giocatori di interesse nazionale con cartellino del prezzo, la fantasmagorica decisione di ripescare il Gran Parma nel prossimo pleonastico campionato Super10 e l'appointment di Cavinato alla guida del'Under20 nazionale.

Inutile ogni ulteriore commento. Siamo sempre divertiti da quelli che "come avevo già detto tempo addietro...", ma stavolta, casualmente, nella nostra ignoranza e distanza siderale dall'ambiente locale, avevamo proprio descritto e sviscerato già tutto.
A questo punto mancano solo due cose per sancire una delle pagine più negative e perniciose per il rugby in Italia: le reazioni della Benetton e inopinabili "cadute" negli adempimenti formali da parte delle due prescelte, da presentarsi entro il 30 settembre.
Poi rimane pur sempre l'ultima parola alla Lega Celtica.
Mentre facciamo complimenti e tanti auguri alle due franchigie vincenti, a degna chiusura di una vicenda tanto provinciale quanto patetica riportiamo, sempre dal sito Fir (quindi ufficiale) il commento-beffa del Presidentissimo Dondi, in modo da rendersi conto in che pilatesche mani siamo:
"Sono molto dispiaciuto che una Società come la Benetton Treviso, che aveva presentato un’ottima candidatura, rischi di rimanere esclusa alla Magners Celtic League. Ad ogni modo, le due entità prescelte dovranno dimostrare entro il 30 settembre di possedere le garanzie finanziarie richieste per la partecipazione".

UPDATE: le reazioni della Benetton, si diceva. Well, secondo Mondorugby non si sono fatte attendere:
"Una volta appresa la notizia (...) il Benetton Treviso resta in attesa del giudizio della Commissione Tecnica e di una Commissione di controllo finanziario istituite ad hoc. Il club campione d'Italia starebbe comunque valutando la possibilità di ritirarsi dal prossimo campionato in segno di protesta, un'eventualità a cui secondo indiscrezioni potrebbe far seguito un'analoga decisione da parte VeneziaMestre".
Ancora complimenti e pronta con le canne da pesca Fir, forse servirà ripescare un altro paio di squadre per il Super10!

UPDATE 19/7: buon articolo esplicativo degli eventi di Ivan Malfatto per IlGazzettino.
Unico appunto: "Molti di loro (i consiglieri veneti, ndr) non hanno optato per il Benetton". Ma chi l'ha detto? Treviso ha preso nove voti potendo contare su cinque consiglieri veneti al massimo (infatti non van contati come "veneti" consiglieri a libro paga federale come ad esempio Checchinato, guarda caso successivamente "cazziato" da un furioso Dondi).
Da un minimo di analisi del voto emerge comunque che la vera mandrakata che ha fregato la Benetton è stata non chiudere il voto alle sole tre candidature "serie" ma lasciarlo aperto a tutte, e i nove voti andati agli improbabili "Duchi" della ritirata Calvisano la dicono lunga.
Il giornale riporta anche le reazioni in Veneto (il ministro Zaia: "come fare una gara di canottaggio nel Sahara", il sindaco di Treviso Gobbo: "ci vorrebbe una secessione rugbistica").

All Blacks sempre in sella


Sab.18 Luglio 2009, Ellis Park St., Auckland
Nuova Zelanda 22-16 Australia

New Zealand: 15 Mils Muliaina, 14 Cory Jane, 13 Conrad Smith, 12 Ma'a Nonu, 11 Sitiveni Sivivatu, 19 Stephen Donald, 9 Jimmy Cowan, 1 Tony Woodcock, 2 Andrew Hore, 3 Neemia Tialata, 4 Brad Thorn, 5 Isaac Ross,6 Jerome Kaino,7 Richie McCaw (capt), 8 Rodney So'oialo.
Repl.: Keven Mealamu, Owen Franks, Jason Eaton, Kieran Read, Piri Weepu, Luke McAlister, Joe Rokocoko.
Australia: 15 Adam Ashley-Cooper, 14 Lachie Turner, 13 Stirling Mortlock (capt), 12 Berrick Barnes, 11 Drew Mitchell, 10 Matt Giteau, 9 Luke Burgess, 8 Wycliff Palu, 7 George Smith, 6 Richard Brown, 5 Nathan Sharpe, 4 James Horwill, 3 Al Baxter, 2 Stephen Moore, 1 Benn Robinson.
Repl.: Tatafu Polota-Nau, Ben Alexander, Dean Mumm, Phil Waugh, David Pocock, Will Genia, James O'Connor.
Arbtitro: Craig Joubert (Rsa)

Ruvida battaglia d'esordio di Tri Nations, in cui i Wallabies sulla carta più dotati e completi non riescono ad aver ragione per l'ennesima volta di All Blacks aggrappati per carenza d'altro ai "loro" basics: far squadra, l'aggressività in ruck e la pressione territoriale; poi se qualche offload funziona vanno in meta, altrimenti si capitalizzano le indiscipline avversarie.
I padroni di casa han saputo stringere i denti e far fortezza all'Eden Park, dove ora sono imbattuti dai cugini di là del Mare di Tasman da 24 anni e dai quali non perdono in casa dal 2001.
Gli ospiti avevano ben presente che con qualunque release di All Blacks si vince solo applicandosi mente e corpo per 80 minuti, ma non sono riusciti a sfruttare appieno la superiorità del primo tempo e a replicarla nel secondo, messi sotto pressione nei breakdown e in mischia .
Una meta trasformata per squadra nel primo tempo, la differenza la fa la disciplina: un attentissimo arbitro Joubert stronca Baxter (novello Vickery) e la mischia chiusa australiana, nonchè ogni infrazione in ruck da ambo le parti. Ne risulteranno 5 punizioni centrate su sette tentate per Donald e tre su cinque per Giteau.

Al quarto minuto Berrick Barnes trova la meta per i Wallabies, più fluidi in attacco e pronti a contestare ogni singola palla in difesa. Giteau estende il vantaggio al 10 -0.
Lentamente gli All Blacks emergono dall'impotenza: Donald piazza il suo secondo tentativo per il 10-3 del 15' e pochi minuti dopo avviene la svolta della partita, negativa per i Wallabies: con un improvviso break su palla rubata gli australiani si trovano il Mar Rosso aperto verso la meta, ma Barnes sbatte il pallone sulla faccia di Palu che a sua volta seguiva il compagno troppo da vicino: meta quasi segnata, meta mangiata.
Meta mangiata, meta subita: al 26' capitan McCaw finalizza in meta un bello e lungo multifase, proponendosi col timing perfetto all'offload di Conrad Smith.
Alidilà degli episodi, è imbarazzante la superiorità Wallbies in rimessa laterale (4 rubate nel primo tempo), per l'assenza di Ali Williams ma anche l'insufficienza di Hore (che si rifarà nel gioco aperto); i Kiwis si rifanno con gli interessi in mischia chiusa, dove la prima linea australiana non troverà mai il bandolo della matassa e perderà preziosi possessi concedendo calci di punizione.
Si va al riposo sul 13-10, la sensazione è che gli Australiani non abbiano saputo sfruttare appieno una netta superiorità nel gioco aperto e in rimessa laterale.
Alla ripresa, nel giro di tre minuti gli All Blacks passano in vantaggio: 16-13 con due punizioni di Donald, ma Giteau livella la gara su 16 pari al 46'.
Si entra in una fase di equilibrio instabile che verrà rotto al 60'. In tale fase i padroni di casa si difendono meno affannosamente che nel primo tempo. Davanti i due team grosso modo si equivalgono e si annullano - George Smith al 100' cap, i dominanti Horwill e Sharpe in seconda linea, dall'altra parte il redivivo Richie McCaw, sofferente ma positivo come Kaino e So'oialo.
Rispetto al primo tempo i Wallabies non riescono più ad essere efficaci con i trequarti: Burgess fa il solito compitino senza incidere, Giteau inventa poco, Barnes scompare come Mortlock, Lachie Turner decisivo contro Italia e Francia non pesa, Drew Mitchell non trova spazio, Ashley Cooper fa l'estremo "all'italiana" inchiodato indietro.
Coach Deans prova a lanciare in mischia il giovane O'Connor al posto di Barnes, ma il ragazzo commette un paio di cappelle di handling e si rifugia nel routinario per il resto della gara; va meglio a coach Henry con il cambio Weepu per un sufficiente Cowan: i calcetti dalla base della ruck Tutta Nera diventano più profondi, i Wallabies vengono tenuti indietro e devono rimontare terreno con fatica.
Al 61' l'equilibro viene rotta ancora da una indisciplina australiana; subito dopo Giteau ha l'opportunità di pareggiare ancora ma la manca, mentre Donald ne piazza ancora uno negli ultimi dieci minuti di gara.

Brutto colpo per i Wallabies e per le loro aspettative in un anno che pareva finalmente quello giusto, dopo quasi un decennio di dominio neozelandese. Ci sono andati vicino ma non hanno saputo piazzare la zampata finale quando potevano nel primo tempo, nè mantenere la composture necessaria quando hanno sofferto.
Il Tri Nations è ancora lungo (si gioca su tre scontri con ogni squadra, nove partite per team), ci sarà una seconda chance per gli australiani fuori casa, in terreno neutro; certo che una occasione così, trovarsi completi e in forma davanti ai Kiwis al loro perigeo, non si sa se ricapiterà agli uomini di Robby Deans.
Gli All Blacks pur senza splendere e senza risolvere nessuno dei loro problemi (primo di tutti la linea mediana), incassano una vittoria essenziale per il vacillante morale e per la classifica, partendo bene per provare a tenersi la Bledisloe Cup e mantenendo per ora il primo posto del ranking mondiale. Andranno a giocarselo in Sudafrica nel prossimo weekend.

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