domenica 30 settembre 2007

Vamos a ganar, Argentina!

Ore 17.00:
nessuna sorpresa al Vèlodrome di Marsiglia: la Francia degli esclusi - Rougerie, Dominici, Jauzion, Mignoni fino al 20', il 22enne Beauxis all'apertura, Remy Martin dal 60' - regola in souplesse una appagata Georgia 64-7 e 10 mete.
Posto ai quarti e bonus acquisiti per la Francia; in più con 15 punti fa saltare una opzione: l'Argentina o vince il girone (le basta un punto) o è fuori. Ulteriore pressione o nuove motivazioni per i Pumas?
Quanto all'Irlanda (con alle spalle tutta la Francia, oltre a 25.000 irlandesi sugli spalti) può solo puntare a dilagare, segnando almeno 4 mete all'unica squadra che non ne ha subita ancora nessuna.

Argentina-Irlanda 30-15
Che bel rugby "stile boreale" competente e sereno, sia individuale che collettivo sa mostrare la nazionale con più cognomi italiani in squadra di tutte ;)
La più bella cosa fuor di Oceania che sia dato vedere oggi, alla faccia delle cinque partite l'anno che si può permettere una Federazione i cui problemi finanziari fanno sembrare le casse di quella scozzese (che polemizza con la nostra per i premi partita che essa non può permettersi) il deposito di Paperon de'Paperoni.
Di fronte i Pumas non hanno uno sconclusionato Galles o una mediocre Scozia, c'è un'Irlanda caricatissima e decisa, priva di punti deboli e che non commette errori; però la superiorità argentina in tutte le fasi ha quasi dell'irridente tanto è netta.
A livello individuale ognuno dei gauchos agisce secondo il suo ruolo senza approssimazioni e indiscipline: gli avanti giocano mischie e rimesse con esperienza e a terra con competenza e cattiveria senza pari, le ali Agulla e Borges sempre dove devono essere, i due centri gemelli Contepomi attenti e bene assortiti; e poi i piedi fatati di Corleto Felipe C. e dello stesso Pichot, per non parlare di quelli di Hernandez che incornicia tre drop.

A livello collettivo i Pumas difendono sono veloci e coprono il campo alla perfezione, si gioca stabilmente nella metacampo irlandese, salvo folate sempre respinte al mittente tranne in un paio di occasioni.
Cosa poteva fare di più la nazionale del Trifoglio? Francamente poco con il materiale disponibile, la partita non se la sono persa, l'ha nettamente vinta una Argentina migliore di loro; certo che dagli irlandesi non arriva nessun errore importante, ma come ultimamente solito, nemmeno lampi di genio o break decisivi.
Brian O'Driscoll segna la prima meta agli argentini di tutto il torneo (e mostra tutta l'ispida rivalità in campo - anche individuale - urlando "Shove it!" in faccia a due avversari); la meta di Murphy riapre le speranze dei devoti di San Patrizio a inizio secondo tempo, ma il resto della partita è la festa del gioco dalle pampas, fatto non solo di aggressività nel gioco a terra e calci "kick&clap" ma denso di varianti e opzioni:
- avanzamento supportato di centri e avanti a palla riconquistata;
- qualche riciclo in riconquista a schieramenti "rotti";
- seconda fase con calci in campo o (a volte) di ricerca della touche;
- fasi di pick&go o maul avanzanti in area dei 22m avversaria;
- se non c'è un'ala pronta a chiudere l'azione (una meta a testa, da manuale del classic rugby), apertura per l'inesorabile drop di Hernandez.
Ma che belli!
Finisce che i Pumas doppiano i punti degli irlandesi mentre gli bastava perdere con piccolo scarto, senza mai mollare il controllo della partita; alla fine sono due mete per parte, ma tre drop e tre punizioni argentine contro una irlandese, con possesso e territorio ampiamente appannaggio dei gauchos.
Onore e ammirazione per la nazionale che si afferma prima forza del rugby latino, dimostrando che la vittoria con la Francia non è stata un caso. Altro fatto notevole e inedito, le nazionali celtiche sono tutte fuori dai quarti tranne la più debole, la Scozia (per "merito" italiano; magra consolazione, i nostri veri "cugini", gli argentini, ci vendicheranno molto presto).
Altro che quarto di finale "potabile" come il solito incompetente (il sottoscritto) ha affermato, 'sti giaguari qui li può fermare solo una delle tre nazionali superstar.
In serata ottimo allenamento difensivo e di uscita da fasi statiche (rimessa e mischia) per il Sudafrica in formazione tipo, contro una tosta e spregiudicata squadra Usa che meritava di più nel torneo. Finisce 64-15, nove mete contro due.
Notevole l'ala Ngwenya from Zimbabwe, accreditato di 10'6" sui 100metri e lo dimostra piantando sul posto in velocità un certo Bryan Habana per volare in meta.

Finita la fase a gironi, i veri appassionati non si distraggono "solo" perchè l'Italia è fuori (sigh!), il prossimo weekend saranno quarti di finale: sabato Australia-Inghilterra a Marsiglia e Francia - Nuova Zelanda a Cardiff (che sabato!), domenica Figi-Sudafrica ancora al Vèlodrome e Argentina - Scozia a Parigi.
La settimana di Right Rugby che manca sarà dedicata ai bilanci e alle somme da tirare sinora dopo 40 partite giocate; siamo temporalmente a metà strada della Coppa del Mondo e restano 8 partite da giocare, quelle decisive: when the goings get tough, the toughs get going...

sabato 29 settembre 2007

Tutti con gli azzurri, ancora una volta

Italia - Scozia 16 -18
Sono le lacrime di Troncon al momento dell’inno. Sono le lacrime di Troncon e dei compagni alla fine, al momento della sconfitta e della fine del viaggio italiano in Francia. Diciotto a sedici per la Scozia, diciotto punti che arrivano da sei pedate precise al millimetro del cecchino infallibile Paterson, l’unico che tra i suoi è riuscito a fare la differenza. Match di rugby, non ci piove sebbene St. Etienne sia battuta dall’acqua che rende il terreno scivoloso e rende la palla una saponetta difficile da governare in uno scontro, la Madre di tutte le Battaglie, fatto di nervi e di cuore, di errori e di falli che alla fine sono costati cari.
Subito il 6-0 della Scozia, con Mauro Bergamasco che placca un uomo senza palla e finisce in panchina per dieci minuti. Si inizia male, Pez calcia direttamente fuori un drop di ripresa del gioco, segno che la tensione è tanta. Non è la partita di Edimburgo, non ci saranno intercetti ad aprire la strada verso la meta. La strada buona però la trova il capitano, quel Troncon che indossa la maglia italiana per 101nesima volta. Gli azzurri si fiondano nei 22 avverarsi con una palla alta-e-sotto-a-pedalare. Ad un metro dalla linea della gloria Troncon prende palla da una ruck e sguscia in mezzo alle maglie bianche e blue navy. E’ il grido di battaglia che viene lanciato, è la sensazione che questa partita davvero pende da una parte e dall’altra. Ma la prima frazione di gioco termina sul 12-10 per gli scozzesi, perché a sistemare le cose ci pensano altre due pedate di Paterson, mentre Bortolussi ne può infilare una sola.
L’Italia si sfilaccia di meno, cerca di tenere il bandolo della matassa, ma irrimediabilmente, a ridosso della zona calda, sbaglia. Prova ad inventarsi cose che nell’occasione è meglio evitare perché in partite come queste occorrono robe semplici. Bisogna andare alla ricerca del fallo avversario, come ben sanno gli scozzesi. Si va sul 15-10, poi sul 18-10 ed allora la spia comincia a segnare riserva per i figli di Scozia. Paterson non ha più possibilità di calciare, mentre Bortolussi sì. Ne infila due, ma altrettanti due ne sbaglia. Di poco, di un niente. La punizione della vita arriva quando ormai il cronometro indica che mancano dieci minuti a dividerci tra Parigi e l’aereo per casa. E’ una delle due punizioni che si spengono nel vuoto.
Quando ormai i giochi sembrano fatti gli azzurri devono provarci alla mano, ribaltare i piani del gioco e arrivare nella metà campo avversaria non con il piede, ma con quello che rimane per andare a conquistare un fallo o, chi lo saprà mai, per la seconda meta che metterebbe la parola fine. La fine invece si materializza sull’ovale portare in rimessa dalla Scozia a tempo scaduto. Un libro si conclude ed iniziano le lacrime.
Quelle di Troncon, per l’appunto. Ma anche quelle di Parisse e di Lo Cicero. Di Vittorio Munari che a stento si trattiene nel commentare i volti della nostra nazionale. Sconfitta sul tabellone, non sul campo, tanto che Mauro Bergamasco raduna tutti in cerchio e ordina di uscire a testa alta, mentre i tanti tifosi azzurri applaudono e chiedono il giro di onore, mentre gli scozzesi si rendono conto del pericolo scampato, di non aver fatto la fine del Galles. Ci sono le medaglie ricordo. Ci sono i tricolori che sventolano. C’è il capitano che chiede scusa come se avesse fatto qualcosa da non fare e che viene portato fuori sulle spalle dei compagni. Sullo sfondo si muove Pierre Berbizier, l’allenatore che ha reso oro le tante fatiche dal 2000 a questa parte. E pensare che dopo la sconfitta contro la Francia a Roma nel debutto nel 6 Nations, qualche italiano, prestato al rugby, chiedeva la testa della nostra nazionale. Da domattina Berbizier non sarà più il nostro piccolo generale, tornerà a Parigi, al Racing, assieme al Barone. L’ultima impresa non gli è riuscita, ma la sconfitta di questa sera non cancella tre anni di duro lavoro.
Lo sport italiano dovrà ricordarsi di questa nazionale, nell’attesa di segnare i nomi di quelli che, una volta per tutte, supereranno lo scoglio fatidico per accedere ai quarti, tra le otto formazioni che si giocheranno la Web Ellis Cup.
A St. Etienne si è concluso un altro ciclo. Ci penserà Danny a buttar giù una critica, ad analizzare quello che è funzionato e quello che non quadrava. Chi è un romantico conservatore può solo provare a far leva sulle emozioni. Si è chiuso un ciclo, nonostante tutto, vincente. Nel ’99 non ce lo saremmo nemmeno immaginati di arrivare a così poco dall’obiettivo. Due punti. Si riparte da qui.

LA VERSIONE DI DANNY
Triste spettacolo a St.Etienne - Italiani troppo indisciplinati - Paterson imperiale.
Sono i sottotitoli di un articolo francese, è sintesi perfetta di una triste piovosa serata autunnale senza lampi nè tuoni, meta di Troncon a parte.
Come sottolina Ringo/Brett, massimo rispetto per gli Azzurri a un passo dall'impresa storica, contro un avversario pur ampiamente alla nostra portata come tasso tecnico e agonistico. Solo che gli Highlanders hanno dimostrato più esperienza e sangue freddo.
Bravissimi i nostri ad assorbire in mischia le pericolose terze linee scozzesi e ad annullare totalmente le incursioni di Rory Lamont da dietro, ma la nostra superiorità netta viene rovesciata da tre numeri:
- le sei indiscipline azzurre che consegnano palla a Paterson, eppure si sapeva che è un cecchino;
- la netta prevalenza azzurra nel possesso palla e una lieve inferiorità nel territorio occupato, mentre il piano era il viceversa, pressarli nella loro metacampo e farli sbagliare.
Tutto il resto è più o meno pari, incluse le rimesse perse (4 contro 3 loro).
Insomma ce la siamo persa da noi - per un pelo, il che fa ancora più rabbia - per indisciplina tecnica (falli) e tattica (mancata esecuzione fino in fondo ai 22 metri avversari del nostro game plan). Troppo carichi, quindi poco lucidi.
Peccato, per Troncon per i giocatori e per il movimento tutto; il danno è che questa triste serata piovosa ci costerà probabilmente una retrocessione nel ranking Irb a favore degli scozzesi (e occhio ai figiani incombenti!), proprio quando subito sopra di noi il Galles traballava. Oltre al danno, la beffa di aver perso una irripetibile occasione, il quarto di finale concesso alla Scozia si preannunciava per noi "potabile" come non mai.

Clamoroso a Nantes: Fiji elimina Wales!

Fiji - Wales 38-34
In attesa del commento ufficiale del mezzo gallese Brett, probabilmente già in trepida clausura pre match dell'Italia, prendo la parola completamente sgolato dopo la partita più appassionante del Mondiale sinora.
Ma quale Tonga sorpresa del torneo! in troppi avevamo trascurato i segnali di quanto poco mancasse alle Fiji per passare da bella e romantica a vincente, come spetta agli autentici "Brasiliani del rugby".
Oltre al loro usuale "rugby champagne" tutto ricicli ma meno "pazzo" e solo fisico degli altri isolani, dovevano solo sistemare un po' la rimessa laterale, il piede e il cervello del petrarchino Nicky Little in apertura c'erano già (UPDATE: nel finale Nico ci ha rimesso il ginocchio, è out per almeno sei settimane); e così hanno fatto.
Il resto della partita sempre in bilico l'han fatto le residue indiscipline isolane (ai figiani un cartellino giallo è costato 4 mete, un passaggio improvvido la quinta), ma soprattutto l'ha determinato la passività, lo smarrimento e una certa arroganza del Galles - esemplificata dai gesti tronfi di Gareth Thomas e Shane Williams in meta, come a dire "job done" e il resto vaffa.; ma sulle pecche gallesi lascio la parola a Brett, lo credo bello carico al riguardo, come tutti nella "RugbyNation" celtica.
Invece i figiani non si sono persi d'animo dopo aver perduto, in 14, 22 punti di vantaggio; a proposito di disciplina sottolineo i 4 calci di punizione subiti dai celtici contro uno, è l'unico elemento statistico differenziato tra le due squadre, la differenza a favore delle Fiji sta tutta lì, mostra anche chi ha saputo tenere in mano il pallino della gara.
Va sottolineato che questa sconfitta è solo la punta dell'iceberg della già accennata crisi generalizzata del rugby boreale. Ci sovviene "The World turned upside down": leggenda narra fosse la canzone suonata delle bande a Yorktown, quando le truppe inglesi del generale Cornwallis si arresero a George Washington nel 1781.

LA VERSIONE DI BRETT
Wales crash
Fonti sicure mi assicuravano che nel remotissimo caso in cui il Galles avesse vinto il Mondiale, Cardiff sarebbe andata a fuoco. Beh, Cardiff a fuoco ci è andata oggi per la più clamorosa delle sconfitte giunta al termine di una partita al cardiopalma. Il 38-34 per Fiji, giunto quando i giochi sembravano fatti per i gallesi, è un incudine che cade sui piedi di Jenkins e dei suoi uomini. E’ rosso vergogna, non il solito indossato dai dragoni.
Mai nessuno si sarebbe atteso un fatto del genere. Non è per fare del male, ma affiancare la meta di Dewes alle giocate del Galles anni ’70 sembra davvero una eresia. Con i gallesi i Lions vincevano le sfide contro la Nuova Zelanda. Oggi il Millenium sembra un teatro per tenori senza voce. Per una dinastia in declino. Il Millenium oggi è vuoto.
Il Galles di questo Mondiale ha segnalato tutti i limiti di una nazionale che nello scorso 6 Nations almeno aveva avuto l’orgoglio di battere i nemici di sempre, gli inglesi, per evitare il cucchiaio di legno. Non c’era esperienza che tenesse in campo, nel fresco pomeriggio di Bordeaux. Il Galles si è fatto fregare dalla disordinata frenesia delle Fiji, non abituata a giocare normalmente. Capace di volate lungo tutto il campo e di pasticci clamorosi nel momento di difendersi dalla pressione avversaria. Data una regolata però alla rimessa, gli isolani hanno stravolto tutti i progetti di Jenkins portandosi sul più sorprendente dei 25-3. Solo allora i gallesi si sono ricordati di essere in campo, ma quei 25 punti erano ormai destinati a fare la differenza. Nonostante il gran recupero fino al 34-31 a pochi istanti dal fischio finale. La grande paura sembrava passata. Certo, il risultato non era dei più sicuri, ma da lì all’andare a perdere ce ne passa.
Col cavolo se hai di fronte le Fiji. E l’incubo si trasforma in realtà.
Mancanza di attrito. Placcaggi molli. Chiamate complicate. Poca alternativa ai soliti schemi. Gioco prevedibile e solidità mentale impalpabile. Sono queste le caratteristiche dell’ultimo Galles. Noi ci ostiniamo a dire che due anni fa non era così, che quel gioco sexy e alla mano, ricetta fondamentale per il Grand Slam nella corsa verso il 6 Nazioni 2005, è l’unico modo per dare linfa a questa formazione. Non è un caso che nel momento in cui i gallesi hanno accelerato siano riusciti a ribaltare le carte in tavola. La mischia non è delle migliori, ma i trequarti rimangono rapidi e frizzanti. Tutto inutile, perché se mancano le basi poi la casa crolla al primo soffio di vento.
Nei primi venticinque minuti della partita che in tutto il Galles faticheranno a dimenticare, ognuno andava per conto suo, senza le idee chiare e senza un compagno in sostengo. I placcatori rincorrevano le frecce oceaniche senza allungare le mani alle gambe e portandole a terra. D’accordo che poi hanno ripreso a giocare, ma è quel “ripreso” che è di troppo. Venticinque punti sono un macigno e forse qualcuno nella WRU si sarà svegliato dal torpore. Troppo tari anche stavolta, però.
Rimane il grande mistero: come è possibile che le franchigie provinciali vincano contro le dirette rivali irlandesi e scozzesi nella Celtic League per poi notare un tasso atletico e tecnico minore negli incontri internazionali? Al quale si aggiunge la fatidica domanda: valeva la pena lasciare a casa Gavin Henons, uno di certo poco simpatico, ma che in una formazione così avrebbe certamente potuto fare la differenza? Ed infine: quando tornerà il Galles?

Ps: qui la cronaca dalla Rugbynation
Ps2: il giorno dopo, qui e qui
Ps3: non hanno aspettato che Jenkins desse le dimissioni.

L'Australia si prende tutto

L’Australia fa il pieno: 20 punti in quattro partite, sempre a bonus e sempre molto concentrata. A dirla tutta, nella partita contro il Canada, vinta 37-6 dopo un avvio con il freno a mano tirato, i Wallabies qualche volta si sono improvvisati un po’ sciuponi, non gestendo sempre benissimo l’ovale, ma d’altra parte hanno concesso ben poco ai canadesi permettendosi di essere sornioni. A livello tattico, i professori del rugby non hanno modificato più di tanto il loro assetto, distendendosi per tutta la lunghezza del campo e facendo leva sull’abilità dei ricicli quando si trattava di dettare il cambio di passo. Bella la partita dell’estremo Latham: ogni volta che si infilava tra i due centri (uno dei quali oggi era Tuquiri) ha creato la superiorità numerica che a portato in meta i suoi compagni, senza sprecare un possesso. Senso della posizione e abilità nel prevedere gli avversari. Niente di nuovo sotto la pioggia di Bordeaux, ma una ripassatina non fa mai male.

Telegramma da Tolosa

All Blacks vincono 85-8 su Romania - stop - Quattordici mete - stop - Tredici neozelandesi - stop - Partita da scuola rugby - stop - Importanza del sostegno - stop - In pratica: loro ci sono sempre - Applausi a rumeni per meta Tincu - stop - Ora si vola a Cardiff - stop - Sotto a chi tocca - stop.

venerdì 28 settembre 2007

England - Tonga, primo playoff

Prepartita
La prima sfida "the winner takes it all" del lungo week end rugbistico mondiale è questo venerdì sera tra Jonny Wilkinson, l'alfa e l'omega dell'Inghilterra da un lustro a questa parte e Pierre Hola, mediano tongano attualmente quinto realizzatore assoluto del mondiale.
Tonga va annoverata come la sorpresa del torneo (Argentina a parte); oltre al piede di Hola possiede tonnellate di entusiasmo e soprattutto tanti ticci belli grossi e tosti alla Finau Maka, tanto da far dire al loro immaginifico allenatore: "agli inglesi tireremo addosso il lavello da cucina". Probabilmente voleva solo dire che dopo l'impresa della sconfitta di misura col Sudafrica hanno finito le munizioni, ma la frase ben ne illustra l'approccio "fisico".
Se ai Pacifici in teoria basterebbe un pareggio per qualificarsi, con Wilko in campo onestamente le loro speranze si azzerano. D'altro canto in uno sport così fisico i singoli sono sempre a rischio: se il famoso lavello da cucina polinesiano - di quelli belli pesi in ceramica di una volta - atterrasse casualmente proprio addosso al mediano biondo? Speriamo sia un bel match e nessuno si faccia male sul serio.

La partita: England - Tonga 36-20
La calma è la virtù dei forti e infatti i più forti inglesi alla fine vincono, ma fino alla meta di Tait al 57' qualche momento di dubbio se non di quasi smarrimento lo devono aver passato.
Gli inglesi fanno i tosti sin dalla danza tongana, a significare che non hanno paura dello scontro fisico; ci crede soprattutto il motivatissimo Moody al rientro in squadra, che si va a cercare con grande successo cartellate pesantissime fin dal primo minuto e per tutta la partita. Forse i tongani hanno scambiato il biondo nr.7 per Wilko, fatto sta che il lavello di cui sopra è ripetutamente atterrato su di lui.
Gli inglesi esplorano sin dall'inizio la retroguardia ben piazzata dei tongani invece di cercare rimesse laterali dove dominano e sono i tongani ad andare in meta al 17', sfruttando i punti deboli inglesi: la lentezza delle terze linee (carne-da-macello-Moody a parte) ma ancor di più la fragilità dei centri inglesi.
San Wilkinson ci mette subito una pezza con un drop una punizione e un trick da gran marpione che manda in meta Sackey; alla lunga il lento lavoro ai fianchi degli avanti inglesi sfalda la mischia rossa e dal 60' in poi c'è solo la squadra inglese.
Di fatto finisce con un punteggio degno di partita di un Sei Nazioni o Tri-Nations, a comprovare il significativo passo avanti in questa coppa del mondo delle cosiddette squadre di seconda fascia ("minnows"). O che sia piuttosto l'arretramento delle nazionali boreali? Tutto è relativo ...

Considerazioni postpartita
Adesso sarà Australia-Inghilterra nei quarti, come preventivato.
Pensando all'Inghilterra in prospettiva quarti, concordiamo con John Kirwan che ha commentato: "questa è stata l'ultima partita di Olly Barkley al centro". Farrell è più solido, Olly tornerà a fare il vice-Wilko, quello che nessun suddito di Sua Maestà sia augura entri mai. Del resto lui e Tait (un po' meglio) che hanno sofferto le penetrazioni di tali Sukanaivalu Hufanga e Epeli Taione, li vogliamo vedere contro Mortlock e Giteau?
Se si vanno ad analizzare i mismatch con gli australiani reparto per reparto, coach Ashton dovrà fare grosse riflessioni anche sulle sue terze linee: Rocky Elsom e George Smith già pregustano. Magari però sono superiori nella mischia chiusa ...
A confrontare reparti o peggio individualità si corre però il rischio di perdere the big picture: questo mondiale sta facendo emergere problemi comuni a tutte squadre boreali. Mentre Australia e Nuova Zelanda (ognuna a modo suo) giocano ad allargare le difese per imporre uno contro uno devastanti (*), quassù invece siamo ancora tutti a stringere il gioco sul punto d'incontro, secondo il comandamento dei militari pre-radio da campo, convergere dove c'è fragor di mischia.
Ne riparleremo in fase di bilanci tecnici; da questo punto di vista l'unica squadra boreale ad avere una alternativa, un "Piano B", e quindi la più temuta dagli australi assieme all'esoterico Sudafrica, è proprio l'Inghilterra.
Questo jolly, l'asso (biondo) nella manica delle casacche con la Rosa, stasera ha superato i mille punti in match internazionali e si avvicina sempre più al record di punti in Coppa del Mondo detenuto dallo scozzese Gavin Hastings.

(*) sotto questo profilo sono sempre più convinto che la debacle italiana contro al Nuova Zelanda sia stata causata non tanto da un cedimento caratteriale latino, quanto abbia rappresentato una specie di Guernica, l'inerme paesino basco sul quale le forze dell'Asse testarono per la prima volta in corpore viri il bombardamento aereo a tappeto.

Tutti con gli azzurri

Italia e Scozia sono due mondi diversi tra loro che domani si affronteranno per sapere, finalmente, chi accompagnerà gli All Blacks (altra galassia proprio questi) ai quarti dalla pool C. Danny l’ha definita la Madre di tutte le Battaglie. Io mi metto a ruota e concordo appieno. Per noi e per gli scozzesi è la prova del nove, è come se Berbizier accompagnasse i suoi ragazzi all’esame di maturità prima di abbandonare la cattedra. Sabato 29 settembre equivale al 5 febbraio 2000: quel giorno l’Italia vinse, guarda caso, contro la Scozia 34-20 nel suo debutto al 6 Nations. In campo c’erano: Pini; Denis Dallan, Manuel Dallan, Martin, Stoica; Dominguez, Troncon; Visser; Mauro Bergamasco, Giovanelli; Gritti, Checchinato, Paletti, Moscardi, Massimo Cuttitta. Segnammo una sola meta, con De Carli. Al resto ci pensò il piede fatato di Dominguez.
Contro la Scozia abbiamo vinto anche questo inverno a Edimburgo: la nostra prima vittoria esterna nel torneo. Guarda caso. E così domani, andando alla ricerca della prima qualificazione alla fase finale – finalissima della Coppa del Mondo, ci ritroviamo ancora contro le truppe di St. Andrew.
Entrambe le formazioni non hanno impressionato fino ad ora. E’ quindi lecito che entrambe abbiano avuto la testa rivolta alla Madre di tutte le Battaglie, incorrendo in qualche ostacolo di troppo. Prendiamo la Scozia: domenica contro la Nuova Zelanda ha schierato le riserve, sfiorando solo in un paio di occasioni non la metà, ma la linea dei 22 avversari. Sono usciti dal Murrayfield a secco.
Domani non ci sarà il capitano Bortolami, ma a guidarci sul campo ci penserà Troncon, l’uomo con la faccia giusta per fare saltare i nervi nei soldati racchiusi nella trincea avversaria. Si respira già aria di polvere da sparo, cannoni e mortai marciano assieme ai colori della patria. Manca solo che qualcuno si prenda il compito di accendere la miccia. E poi serriamo i ranghi e andiamo avanti assieme. Tutti con gli azzurri.

giovedì 27 settembre 2007

Zitto...

...il nemico ti ascolta.
Intanto nella Rugbynation pregano Alfie di rimanere dopo il Mondiale.

Breakin news: Bortolami out, Troncon capitano


Annunciata la formazione Azzurra per la Madre di tutte le Battaglie contro la Scozia, sabato sera: capitan Bortolami non ce la fa a recuperare l'infortunio, dentro al suo posto in seconda linea Del Fava a fianco di Dellapè; Troncon in mediana eredita la fascia.
Altri rilievi: Perugini (okkio ai cartellini) al posto di LoCicero in prima linea, Pez apertura sostituisce DeMarigny (che aveva giocato estremo nella partita vincente del Sei Nazioni al Murrayfield), Sole blind-side flanker rileva Zanni infortunato, Masi va all'ala con Robertson.
La "spina dorsale" della squadra (nr.2-8-9-10-15) è composta da Festuccia, Parisse, Troncon, Pez, Bortolussi; Mauro Bergamasco confermato open-side flanker, i due centri sono nuovamente Mirco Bergamasco e Gonzalo Canale. Completa il XV il grande Castrogiovanni a pilone.
E' formazione solida, difensivamente aggressiva, dall'impostazione "old skool" poco avventurosa; vedremo probabilmente un'Italia molto focalizzata sulla conquista territoriale, grossa enfasi su calci tattici, mischie chiuse, ruck, maul e (speriamo) rimesse laterali.

UPDATE: a stretto giro di posta giunge la formazione scozzese.
Nessuna sorpresa, tutti i migliori saranno in campo: Paterson all'ala con Sean Lamont, Rory Lamont estremo, Hogg terza ala, i due mediani saranno Blair e Parks.

Garbage time. E applausi al Portogallo

Georgia 30 – Namibia 0
Tre mete per la gente del Caucaso, a secco i sudafricani. Così si riassume una modestissima partita tra due nazionali in cerca di gloria e di una vittoria al Mondiale. La Georgia ha giocatori sparsi per la Francia, mentre la Namibia può contare solo sulla mischia come reparto migliore: se poi questa non tiene il ritmo, allora le cose si mettono davvero male e il risultato vale più di un’intera cronaca. Sotto la pioggia, si conclude così la sfida tra le due povere formazioni capitate nel girone della morte.

Samoa 25 – Stati Uniti 21
La prima frazione di gara si era conclusa sul 22-3 per gli isolani. Nella seconda la reazione statunitense, fatta di un rugby dilettante e ancora senza anima. Giocare alla mano o inquadrare gli avanti avversari per procedere con calma e raggruppamenti dai quali far ripartire le azioni? Ai samoani spetta il compito di dimostrare che non sono portati solo per i placcaggi che lasciano il segno agli avversari e sul taccuino dell’arbitro che di tanto in tanto esibisce un cartellino giallo. Potevano combinare di più in questo torneo, invece rischiano la beffa anche con le stars and stripes.

Questo è garbage time, le partite che si disputano a giochi fatti e con le grandi già con la testa ai quarti. Tra tutte, i complimenti spettano al Portogallo, alla prima apparizione ai Mondiali, nazionale che ha sempre tenuto testa agli avversari e che si è tolta lo sfizio di segnare agli All Blacks con una meta, una conversione, una punizione ed un drop. In tutti i modi possibili insomma. Oltre alla delusione delle Samoa, come detto sopra, onestamente mi aspettavo qualcosa di più dal Canada. Non tanto alla luce della brillante prestazione per metà gara contro il Galles, quanto perché può vantare una tradizione più consolidata. Non aveva fatto male nemmeno come capro espiatorio nella trasferta in Nuova Zelanda lo scorso giugno.
Il dubbio rimane: conviene tenere questo assetto o diminuire il numero di squadre? Ne riparleremo, forse, dopo la trasferta nella terra dei kiwi del 2011. Altra storia.

mercoledì 26 settembre 2007

Telegraph o Guardian?

"I was in New Zealand this summer and asked Steve Hansen, the All Blacks' (forwards, ndr) coach, how he wanted the quarter-finals to pan out if they were best to favour his side. He had no doubts - "France in Wales" - and it wasn't because he wanted to revisit old haunts."
(Nigel Melville sul Guardian)
Qui a fianco la risposta ai supposti nightmare neozelandesi a incontrar la Francia nei quarti evocati dal Telegraph, pubblicata a stretto giro di posta sul "cugino" Guardian; fonte l'ex trequarti inglese Nigel Melville, ora presidente della Federazione Rugby Americana.
Aldilà delle preferenze di Hansen, siamo in ogni caso nel pieno di un incubo politico: un quarto di finale coi padroni di casa fuori casa, e poi due settimane di Torneo in Francia senza i Bleus - o senza i favoriti ...
Bel prezzo da pagare alla politica "do ut des" usata dai francesi in Irb per guadagnarsi l'organizzazione di questa Coppa del Mondo ... Ma anche a credere che non ci fosse alternativa, chi sarà stato quel genio che ha predisposto i calendari del Torneo?
Collega di chi non ha controllato l'indistinguibilità delle maglie in Scozia-Nuova Zelanda? O amico di chi, a sentire due che se ne intendono come Wilkinson e Carter, sta facendo casino coi palloni ...
C'è poco da dire, la Irb ha fatto il salto al professionismo oramai diversi lustri fa, ma sembra ancora colma di dilettanti allo sbaraglio.

In Alfie they trust

Rugbynation in fermento: dovrebbe tornare Gareth Thomas in vista del match dentro-o-fuori contro Fiji

martedì 25 settembre 2007

L'IRB lo vuole così

Sarà anche "garbage time", umido e piovoso da autunnale giornata atlantica, ma Right Rugby non perde un minuto della World Cup 2007.
Canada -Giappone 12-12
Il secondo pareggio nella storia della Coppa del Mondo è la somma vettoriale di due debolezze: quella fisica giapponese, capace di controllare la partita solo fino al 50', e quella canadese che concretizza poco l'immensa e abrasiva mole di gioco "all'inglese" che sviluppa.
La forza di volontà dei figli del Sol Levante spinta oltre le residue energie, unita a una certa qual ingenuità dei canadesi, gli fa agguantare il pareggio ben oltre l'ottantesimo minuto.
Felici per il buon coach Kirwan, spiacenti per un movimento che meriterebbe di più.
Portogallo-Romania 10-14
La partita che tutti aspettavano con ansia ... Battute a parte, le massicce Querce carpatiche si installano nella metà campo portoghese (alla fine spendono 11 minuti dentro l'area dei 22m avversaria, contro 1 minuto dei portoghesi in quella rumena), ma perdono regolarmente il controllo palla. I portoghesi rimangono in vantaggio per 72 minuti ma, fisicamente inferiori, cedono a un paio di mete di forza.
Rumeni rimandati a quando riusciranno a coprire tutti i 15 ruoli, non solo la mischia più un campione del calcio in lungo. Complimenti ai dilettanti Lobos che chiudono la loro prima partecipazione al mondiale con un punto e una meta segnata in ogni partita, AllBlacks inclusi.

Spieghiamo infine l'arcano del titolo: da tempo nell'International Rugby Board si dibatte se non sia il caso di limitare la fase finale dei mondiali a 16 squadre. L'obiettivo sarebbe, in uno sport così tecnico, di rendere le squadre partecipanti al Torneo un po' più "omogenee"; inoltre, in uno sport molto fisico, di limitare il rischio di perdere protagonisti nelle sfide che contano per infortuni in partite "minori".
Invece niente, la IRB invece di ispirarsi ai playoff Nfl - e ad Arbore "meno siamo meglio stiamo" - insiste ad emulare la Fifa: si vede nel Torneo a 20 squadre una opportunità marketing per estendere l'interesse e il numero di praticanti fuori dalle solite nazioni. Per cui la Coppa del Mondo del 2011 in Nuova Zelanda sarà anch'essa a 20 squadre, poi si vedrà.
Come la Fifa, la Irb poi si contraddice, consentendo ai Paesi rugbisticamente più "ricchi" di naturalizzare chi gli pare, depauperando così altre Nazioni; ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano (ed è meglio che noi italiani stiamo zitti al riguardo).

Al Telegraph ci stanno già facendo un pensierino

In merito ad un eventuale quarto Nuova Zelanda - Francia, riportano a galla i fantasmi del passato

Chabal y va tamponner!

I francesi hanno un nuovo eroe sportivo. L'erede di Zinedine Zidane manco a farlo apposta usa anche lui la testa - per sfondare (cfr. video in sidebar: "Il placcaggio del secolo"); si chiama Sèbasten Chabal e gioca a rugby.
Giocatore imponente e dalle chiome incolte quasi fosse un guerriero gallo, generoso e senza paura, colpisce la fantasia dei transalpini per la sua scatenata irruenza alla Obelix (anche se poco continua), al punto da costringere coach Laporte, troppo freddo e razionale per essere un suo estimatore, a inserirlo tra i titolari.
Recentemente un gruppo africano francofono gli ha fatto pure la canzoncina che impazza laggiù per radio e internet (170.000 contatti su youtube in due settimane per il video qui sotto); il refrain - Chabal y va tamponner! - ripreso dagli slogan calcistici per Zidane, è stato cantato in coro dagli spettatori durante Francia-Namibia.

lunedì 24 settembre 2007

Altro piccolo ripasso

Sarà il caso, ma le prime squadre ad avere i posti tranquilli ai quarti sono tutte australi: Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda. Là il rugby è religione e quindi si sono visti bene dal non scherzare troppo con i santi. In effetti, dando una occhiata alle loro pool, pareva un po’ impossibile che non tagliassero il traguardo per primi.
Gli australiani hanno alle spalle il Galles che si gioca il passaggio di turno con Fiji. Il Sud Africa ha asfaltato i campioni in carica inglesi e poi si è concesso qualche brivido contro Tonga (guarda caso, formazione australe pure lei), gli All Blacks hanno chiuso le pratiche Italia e Scozia e ora attendono le partite che contano. Hanno gli occhi rivolti alla pool della morte per capire se dovranno vedersela contro l’Argentina o, peggio, contro i padroni di casa francesi che pare abbiano ingranato la marcia giusta dopo la vittoria sull’Irlanda.
Non è un caso: sono le migliori squadre al mondo, non ci piove. NZ e SA possono contare sulla panchina senza subire troppo i cambiamenti, mentre i Wallabies durante la Coppa si gasano e tornano ad essere i professori di sempre. Dal mio punto di vista, sono stati i migliori sino ad ora. Sono scesi in campo sempre concentrati al punto giusto per dettare le condizioni, anche contro il Galles a Cardiff dove nel primo tempo hanno messo le mani sulla partita invadendo il territorio avversario e tirando fuori dal cilindro una brava apertura, quel giovane Barnes che pare essere uno dei migliori acquisti della stagione. D’altra parte sono tutti attesi alla prova del fuoco per confermarsi.
Tornando alle prime due, come detto, hanno avuto una pool facile, per quanto non sia mai facile una partita di rugby. La Nuova Zelanda in particolare, ma questa è una macchina progettata da tempo dal preside Graham Henry. Gli Springboks rimangono, per il sottoscritto, l’antidoto più efficace per scombussolare i piani. Anche se c’è quella sconfitta subita in casa nell’ultimo Tri Nations… Ma quella è tutta un’altra storia.

Calendario ragionato della settimana rugbistica

Ultima settimana di Pool, mancano 12 partite alla conclusione della interminabile ma interessante fase a 20 squadre della Coppa del Mondo di rugby 2007.
Dopodichè di nazionali ne rimarranno solo otto, solo più scontri diretti "passa-chi-vince" e basta coi bonus - al limite in caso di parità extra time, sudden death e sfida ai calci piazzati.
Ovviamente delle dodici partite rimaste non tutte hanno il medesimo grado di interesse, a prescindere da tifo o simpatie.
Già sono matematicamente decise le prime di tre gironi su 4 - SudAfrica, Australia, Nuova Zelanda; anche il quarto girone ha un vincitore in pectore, all'Argentina basta infatti un solo punto.
I giochi rimangono ancora aperti, almeno sulla carta, per determinare tutte le seconde classificate.
Inoltre rimane una speranziella francese di vedere se l'Irlanda riuscirà a regalarle il primato del girone, importante perchè significherebbe evitarsi gli AllBlacks - perdipiù a Cardiff - nei quarti.
Per orientarci e "scremare" le partite rimanenti nella sola prospettiva della classifica, possiamo suddividerle tra: "garbage time" (come gli americani sbrigativamente definiscono i finali di partita a risultato acquisito), interessanti e decisive.

Le partite "garbage time" sono sette; nell'ordine:
a) Tutte le partite infrasettimanali rimanenti:
- martedì 25 alle 18.00 Canada - Japan; alle 20.00 Portogallo - Romania;
- mercoledì 26 alle 18.00 Georgia - Namibia; alle 20.00 Samoa - Usa.
b) Nel weekend:
- sabato 29 ore 13.00 Nuova Zelanda - Romania;
- sabato 29 ore 15.00 Australia - Canada;
- domenica 30 ore 20.00 Sudafrica - Usa.


Nel novero delle partite "interessanti" ne iscriviamo tre; esse sono:
- venerdì 28 ore 21.00: England - Tonga
- sabato 29 ore 17.00: Fiji - Wales
- domenica 30 ore 15.00: Francia - Georgia.

Le prime due partite sono a pronostico relativamente scontato ma si sa mai, sono pur sempre scontri diretti e senza domani con in palio il secondo posto in classifica dei gironi A e B.
Mettono a confronto i progressi degli inglesi e la tradizione gallese con due delle rivelazioni del torneo, un gradino sotto la grande Argentina (già peraltro da tempi non sospetti individuata da qualcuno), uno sopra la Georgia.
Interestingly enough
, nel caso (raro) di parità, passerebbero Galles su Fiji e ... Tonga su Inghilterra, per via della differenza tra punti fatti e subiti.
Nella terza sfida è fondamentale (per i padroni di casa) che i Galletti battano i rognosi Figli del Sole, possibilmente con il bonus.

E ora marcatevi l'agenda, preparatevi a staccare il telefono, trovate la scusa giusta con fidanzate/i, sistemate consorti nonni figli cani gatti etc., verificate i collegamenti del decoder Sky, pronti il divano, la birra le trombe le bandiere, urlo (nonchè rutto) libero:

Le partite decisive per le composizioni dei quarti di finale sono due:

- sabato 29 ore 21.00 Italia - Scotland

- domenica 30 ore 17.00 Argentina - Irlanda

La prima è un autentico playoff: chi vince si qualifica, in caso di pareggio passerebbe la Scozia (ha due punti in più in classifica). La partita è già diventata una sfida classica nel torneo delle Sei Nazioni, le squadre si conoscono bene, nel corso del 2007 si è fatta preferire l'Italia ma a questi mondiali le prestazioni si sono decisamente rovesciate.
Come se non bastasse la qualificazione ai quarti di finale è un'impresa SEMPRE riuscita alla Scozia in tutte le edizioni della Coppa del Mondo sinora (nel 1991 arrivò quarta) e MAI all'Italia sinora. Ma c'è sempre una prima volta.

La seconda partita è invece molto più complessa negli esiti, sarà un thriller alla Hitchkock tra due nazionali al top mondiale, una in ascesa l'altra forse a fine ciclo, una con quasi più cognomi italiani in squadra della stessa Italia, l'altra molto simpatica ai tanti "pubbaroli" (altrimenti detti "soci dea bira").
L'Irlanda si è sempre qualificata per i quarti tranne che nel 1999, eliminata ai playoff proprio dall'Argentina in quello che fu l'unico passaggio ai quarti dei Pumas.
Aldilà di chi vince o perde ogni minima variazione del punteggio potrà significare buono o no buono per tutte le TRE squadre potenzialmente coinvolte nel passaggio del turno, Argentina Irlanda e Francia; quest'ultima è l'unica certa di qualificarsi, ma non sa in che posizione. Seguite prego (se interessa):


Pool D (il girone della morte): gli esiti possibili

Partiamo dal presupposto che la Francia vinca con la Georgia.
- All'Argentina basterà prendere un punto (cioè perdere con meno di 8 punti di scarto) per risultare prima del girone; essa passerebbe (seconda dietro alla Francia) anche se perdesse senza il bonus, purchè l'Irlanda la battesse senza guadagnarne, segnando cioè meno di quattro mete.
- L'unica chance per l'Irlanda di passare il turno sarebbe di vincere col bonus senza concederlo ai Pumas: le serve una larga vittoria. In tal caso la Francia vincerebbe il girone e l'Irlanda passerebbe seconda.
- Una curiosa eccezione allo scenario sopra descritto avviene se la Francia vincesse con la Georgia ma senza prendere il bonus, e due ore dopo si avesse una larga vittoria dell'Irlanda sull'Argentina. Avremmo tre squadre a 14 punti, ognuna delle quali ha battuto un'altra; passerebbero la Francia prima con l'Argentina seconda per via delle migliori differenze tra punti fatti e subiti, ammenochè l'Irlanda non vincesse con più di 97 punti di scarto ...

In sintesi my advice: Argentina prima e Francia seconda: 75%; Francia prima e Irlanda seconda: 20%; Francia prima e Argentina seconda: 5%.

Buon divertimento e occhio al muscolo (cardiaco).

domenica 23 settembre 2007

Niente di nuovo sul fronte australe

Kapa o pago: niente haka tradizionale da parte dei neozelandesi che optano per la danza con il taglio di gola finale ad indicare che sono arrivati ad Edimburgo per crocifiggere anche la Scozia, ormai proiettata alla sfida di sabato prossimo contro gli azzurri e allora propensa a non schierare tutti i giocatori chiave. Per di più dopo poco tempo perdono Paterson, il cecchino che guarda caso oggi non centra l’obiettivo, sostituito dopo una botta che lascia il segno alla vista. A dirla tutta, daltonici corrono il rischio di esserlo un po’ tutti visto che gli All Blacks vestono in grigio e la Scozia ormai ha abbandonato l’intera uniforme blue navy. Un bel casino (cfr. foto: chi gioca contro chi?).
Ad inaugurare il tabellone è il capitano Richie McCaw dopo cinque minuti, poi arrivano quelle di Howlett e Kelliher. In trentacinque minuti siamo al 20-0 (si aggiunga un calcio di punizione di Carter che però non trova due conversioni). Da parte loro gli scozzesi non giocano male, anzi in un paio di occasioni dimostrano di avere comunque le idee abbastanza chiare: palla sul lato chiuso e avanti di turno che prova a rompere la linea nemica. Conviene prendere appunti in vista di sabato prossimo. Si segnala in particolare Webster, peccato solo per la perdita precoce di Paterson.
La superiorità degli All Blacks si nota in ogni settore. La prima linea con Hayman, Oliver e Woodcock (quella schierata anche dalla tollbar di Rightrugby) è una macchina da guerra che sa aiutarsi con i trabocchetti di chi conosce il duro mestiere. I tre quarti conosco a memoria le giocate della linea mediana e quale idea passa per la testa di Kellher. Il programma di Graham Henry al momento non presenta sbavature, sia che si tratti di gioco spettacolare che di optare per scelte pragmatiche. Eppure la Scozia è tosta e, onestamente, fa una figura migliore di quella italiana. Sarà il fattore campo (che non equivale a vittoria sicura, ma a carica di orgoglio di fronte al pubblico di Edimburgo); sarà che comunque la Nuova Zelanda ha ormai raggiunto il suo scopo e quindi non preme sempre sull’acceleratore; sarà il grigiore del cielo che rallenta i tempi di giocata: gli highlanders dopo tutto tengono per quanto possano.
La meta del bonus arriva al 62’ ed è di Ali Williams che già è lungo, se poi distende le braccia per schiacciare l’ovale non c’è niente da fare. Due minuti dopo Carter cavalca per tutto il campo e appoggia in mezzo ai pali, poi trasforma: 35-0. Al 74’ arriva la doppietta di Howlett: 40-0, grazie di tutti e arrivederci.
Tra Australia e Fiji, giocata qualche ora prima a Montepellier, finisce 55-12. Bella partita nella prima parte, poi i Wallabies mostrano tutta la loro organizzazione offensiva e difensiva, guidati da un Matt Giteau che in grande stato di forma e dal piedino mica da ridere di Barnes, il nuovo Larkham. Aussie ormai con la testa ai quarti senza peccare troppo di presunzione come invece hanno fatto i sudafricani ieri contro Tonga. Ma ogni partita è storia a sé, si attendono tempi più duri.

sabato 22 settembre 2007

Presunzione, orgoglio, resurrezione e ascensione ai quarti

SudAfrica - Tonga 30-25
C'è molto di irritante in Sud Africa - Tonga: l'attitudine sufficiente degli Afrikaner, il giovane professorino Barnes, arbitro molto english nel senso deteriore del termine, la piazzola vintage di sabbia di Andrè Pretorius che si mangia 4 penalty su 4.
Tonga gioca come sa e può, rischia di dimostrare una volta di più la validità del credo di Brett, che nel rugby la motivazione ("l'inno") conta più di tecnica e tattica.
Nella realtà la partita più che altro dimostra che nel rugby non si può scendere in campo con l'idea di giochicchiare: la gambetta tirata indietro significa rischiare non solo i fischi ma anche la sconfitta (oltre che farsi male).
Partita arruffata svogliata e priva di senso della panchina lunga, poi dei titolari sudafricani fino al 50', quando in meno di dieci minuti si svegliano, stiracchiandosi segnano le tre mete che gli mancano per il bonus, per poi tornare a ronfare; ottima l'attitudine volonterosa e spregiudicata dei tongani per tutto il match, che diviene addirittura eroica dal 70' quando a loro volta recuperano il punto di bonus grazie a due mete e un calcio.
Alla fine si ottiene un classico esempio di eterogenesi dei fini, un risultato eccitante da una partita irritante: Sudafrica vince con il bonus e chiude il discorso per il primo posto nel girone A, mentre Tonga ottiene quel punto di bonus difensivo che potrebbe dare alla sfida con l'Inghilterra di venerdì prossimo una prospettiva più intrigante.

Inghilterra - Samoa 39-22

E' una Inghilterra differente quella che scende in campo nel bel campo di Nantes; ci sono diversi cambi (tra gli altri, fuori i deludenti Catt e Farrell, Gomarshall mediano di mischia, Lewsley estremo, la coppia Barkley-Tait al centro e Cueto all'ala), ma la vera differenza la fa la presenza di Jonny Wilkinson in apertura.
Wilko in campo è un fattore intimidatorio per gli avversari, significa che ogni indisciplina sarà pagata a caro prezzo, ma porta anche morale, concentrazione e direction alla sua squadra; nemmeno ai tempi di Maradona "ne' su' cenci" si è vista una nazionale di vertice così "tossicamente" dipendente dal carisma di un solo giocatore.
L'Inghilterra parte concentrata, va in meta al primo minuto e si ripete al 31'; in mezzo un sacco di indiscipline samoane pagate 3 punti l'una, ma nonostante tutto questi ultimi non si fanno staccare.
Nel secondo tempo Samoa va in meta al 45' - siamo 26-22 per gli inglesi - aprendo una lunga fase di equilibrio. L'Inghilterra erode lentamente ma inesorabilmente le energie della mischia samoana, mentre questi ultimi mettono più volte in crisi le linee arretrate inglesi con lunghi calci seguiti da imponenti galoppate.
L'equilibrio viene rotto prova-a-dire-da-chi, da Wilkinson con un drop e una punizione attorno al 70'; poi capitan Corry al 75' e Sackey all'80' mettono a segno la seconda meta personale ciascuno e portano il bonus in cascina.
Importante vittoria dell'Inghilterra, il bonus afferrato all'ultimo secondo pareggia quello inopinatamente ottenuto dalla rivale diretta Tonga col Sudafrica; quel che conta è che s'è visto un bel progresso nel gioco e soprattutto nella confidenza, con Wilko in campo la nazionale della Rosa ci ha un suo perchè. Dopo la Francia di ieri, sono tornati in pista anche i detentori del titolo.

Argentina-Namibia 63 -3
Il solido risultato si commenta da sè; nessuno sconto alla Francia, come da regolamento del Torneo all'Argentina basterà un punto contro l'Irlanda per vincere il girone D.

Inni di battaglia

Non esistono analisi che funzionino: è al momento degli inni che si capisce come andrà a finire la partita. Prendete ieri sera Francia – Irlanda. Sia da una parte che dall’altra c’erano occhi lucidi non solo sul campo, ma anche sugli spalti. Si respirava la carica standosene seduti sul divano di casa, guardando semplicemente la televisione e lasciandosi prendere dalle note e dalle parole che risuonavano nel cielo parigino. Si è inteso immediatamente, ieri, che sarebbe stata partita tesa e vinta da chi avrebbe avuto i nervi meno tesi. Come Michalak, perché se solo avesse avuto poca lucidità e la gambetta, non avrebbe sfornato quel calcetto per la sua ala che ha dettato il nuovo ritmo alla partita. E al Mondiale.
Nel rugby gli inni sono (quasi) tutto. Oggigiorno, prima dei grandi incontri, mentre i giocatori sono in fila nel tunnel degli spogliatoi pronti a fare il loro ingresso in campo, il clima sale con qualche colonna sonora tratta da film come Il gladiatore o roba simile. Si percepisce la sensazione di essere in mezzo ad una battaglia. Di essere nell’arena a sostenere la propria identità e il proprio orgoglio nazionale. Poi entrano i giocatori, accolti dal tripudio della folla. Scattano e si fermano, si ritrovano in cerchio e si caricano con le parole del capitano. Poi si distendono che le facce rivolte alla tribuna centrale e si abbracciano per l’inno di casa. Si abbracciano e si strattonano, ciascuno tira verso di sé il compagno afferrandogli la maglietta come a voler dire: “Dove vai tu, arriverò pure io”.
La gente, dentro e fuori dalle mura, si gasa. E chi riesce a razionalizzare di più la tensione va a vincere. La Francia ieri sera poteva rendersi protagonista del più grande fiasco della sua storia: uscire al primo turno dal Mondiale giocato in casa. L’Irlanda doveva dimostrare che Namibia e Georgia erano stati scherzi, che era giunta a Parigi per fare sul serio. Ma l’Irlanda, lo abbiamo detto più volte, è l’eterna incompiuta. E’ come l’Argentina calcistica di quest’ultima parte di storia sportiva, data sempre per favorita e poi irrimediabilmente sepolta dalle critiche per la delusione che si trascina dietro. I galletti gli hanno strapazzati anche a Dublino nello scorso 6 Nazioni, rubandogli la vittoria al nuovo stadio, tempio del calcio gaelico, con l’ultima azione dell’incontro. E’ finito un ciclo, sempre ammesso che fosse cominciato: perché senza le vittorie che vai cercando, è difficile parlare di capitolo che si chiude.
Gli inni ce lo avevano fatto intuire. Figurarsi quando si tratterà di affrontare la Nuova Zelanda, che attacca con God of nations e finisce con l’Haka. Altro che megalomani, loro hanno capito tutto.

venerdì 21 settembre 2007

Francia-Irlanda, fuori i secondi

Prepartita - ore 18.00
Con Francia - Irlanda siamo al primo vero momento della verità del Torneo: chi perde è paticamente fuori dai quarti di finale, e stiamo parlando delle due migliori nazionali europee della stagione.
L'Irlanda è sfavorita sulla carta: arriva da due partite così così - uno striminzito 32-17 con la Namibia, un pauroso 14-10 difeso coi denti con la Georgia; tanto che l'allenatore ha deciso di cambiare una delle figure chiave, il metronomo della squadra, il famoso mediano di mischia Peter Stringer.
E non è tutto, al momento negativo e al dover giocare la partita decisiva nella tana del nemico, si aggiunge il fatto che la Francia ne rappresenti la "bestia nera": in 82 confronti l'Irlanda ha perso 49 volte, pareggiato 5 e vinto solo 28, con l'ultimo successo in Francia che risale al 2000.
Gli irlandesi sono silenti, consapevoli sia di giocarsi pressocchè tutto sia di essere sfavoriti; unica àncora, il loro famoso fighting spirit.
Sul piano tattico la mossa Eoin Reddan mediano di mischia può venir letta come tentativo in extremis di cambiare l'ormai prevedibile gioco irlandese di sempre alla luce della mossa vincente Argentina: spostare il pallino del gioco dalle mani di Stringer ai piedi di Ronan O'Gara, per esplorare con continuità al piede la parte arretrata della difesa transalpina.

La Francia non si può permettere in alcun modo di perdere: sarebbe la prima volta che il Paese organizzatore della Coppa non arriva nemmeno ai quarti e la prima volta che la Francia viene eliminata nella prima fase. Il tutto proprio nell'anno in cui i Galletti contavano, grazie al fattore campo, perlomeno di arrivare in finale se non di vincere. Un tonfo senza attenuanti nè precedenti per l'intero movimento rugbistico transalpino.
I francesi non ci vogliono nemmen pensare; al punto che il dibattito transalpino "esorcizza" la questione, dando per scontata la vittoria e focalizzandosi piuttosto sulla convenienza di lasciare che gli irlandesi conquistino un punto di bonus, per agguantare il primo posto nella pool ed evitare il quarto con gli AllBlacks a Cardiff.
[Seguite il ragionamento perverso: l'Argentina è virtualmente a 14 punti, basta che sconfigga la Namibia col bonus. La Francia batte l'Irlanda e arriva a 10 (o 11 col bonus); se lascia al XV del Trifoglio il bonus questi salirebbero a 10 pts., così da superare l'Argentina in caso di vittoria irlandese nello scontro diretto finale (anche senza bonus). Ai Bleus non rimarrebbe che vincere col bonus contro la Georgia per arrivare a 15 punti e ottenere il primato nel girone. So' diabbolici ...]
La questione tattica aperta della Francia (non certo "sanata" dalla vittoria sulla Namibia) deriva dalle pecche mostrate con l'Argentina, segnatamente la sua rigidità, l'incapacità a cambiar gioco a fronte dei "quesiti", per dirla alla Munari, posti dall'avversario.
Tutta la Francia conta che risposta a detti eventuali quesiti sia già data, mediante la "razionalizzazione" di ruoli e protagonisti in campo che coach Laporte ha dovuto ingoiare suo malgrado: l'esperta coppia mediana tolosana Elissalde-Michalak, Heymans all'ala dove fa meno danni e più mete che non da estremo, ruolo affidato all'esperienza di Poitrenaud; infine Chabal, l'icona nazionale di Obelix, sia pur fuori posizione, in campo a furor di popolo. Per suonare la carica, allons enfants de la Patrie ...
Vedremo per chi arriverà le jour de gloire, se ne riparla tra poche ore. Stay tuned.

La partita - ore 23.00
Eravamo stati profeti: Francia-Irlanda, i secondi sono fuori, a meno di una larga vittoria sull'Argentina nell'ultima partita.
Il game plan era quello anticipato: Irlanda a prendere il pallino con O'Gara che calcia in campo, Francia che prova a ripartire.
La Francia ci mette in più una copertura magnifica con un doppio estremo fisso - Poitrenaud più un'ala a turno - e risponde a ogni pedata con il piede di Michalak; nei primi 24 minuti ci sono 11 calci in campo per parte.
Gli irlandesi non fanno strada, privi di sbocchi perdono progressivamente lucidità; i francesi si fanno via via più sicuri e marcano penalty le poche volte che si presentano avanti.
La Francia aumenta progressivamente la pressione e sfiora due volte la meta, ma l'Irlanda si difende con grinta.
Il primo tempo si chiude su un 12-3 molto tattico e ancora rovesciabile; unica prodezza individuale il drop di O'Gara, significativo perchè rimarrà l'unico sbocco concesso dall'attenta difesa francese in tutta la gara.
Il secondo tempo inizia con il nervosismo e la fretta (e qualche eccessiva penalizzazione dell'arbitro) a tarpare le ali ai Trifogli ma se i francesi si fanno preferire, la partita rimane in equilibrio sostanzialmente aperto.
Fino a quando arriva il fatto inedito per l'Irlanda di O'Connor e O'Callaghan, seconde linee tra le migliori del mondo: la Francia ruba o disturba regolarmente le rimesse irlandesi (alla fine ne ruba 5 contro 15).
Laporte s'accorge che il sottile equilibrio in campo può essere definitivamente sbilanciato e fa la mossa vincente, sostituisce Chabal al 46' con il saltatore Nallet. Da lì in poi è tutto in discesa per la Francia.
Al 58' sul 15-3 capolavoro di Clerc e Michalak: il primo si sposta sul lato aperto di una mischia sui 22 metri irlandesi, Trimble ci casca e lascia la copertura del lato chiuso, il secondo riceve palla e fingendo di calciare avanti invece tocca alla Pirlo di esterno in area di meta sul lato chiuso mentre Clerc tornava indietro, passava dietro la mischia e schiacciava indisturbato l'assist.
Clerc raddoppia al 68' e ci sono un paio di cartellini, ma la partita è già finita da un pezzo: il risultato è 25-3 per i pienamente ritrovati Galletti, soprattutto nella lucidità e nel morale.
Michalak vince la sfida dei numeri 10 su O'Gara, Reddan sostituto di Stringer proprio non s'è visto, tanto valeva tenere l'esperienza del primo in campo; bravissimo Bonnaire terza ala francese, strumentale nella vittoria nella battaglia della rimessa.

I dragoni si sono svegliati

11 mete: sono il bottino di guerra dei gallesi che vincono 72-18 al Millenium Stadium di Cardiff contro il Giappone di John Kirwan. Dopo le non brillantissime prestazioni contro Canada ed Australia, il Galles ottiene una convincente vittoria al termine di un match comunque divertente grazie anche alla grinta dei giapponesi che mettono a segno due mete. A dirla tutta, i primi minuti hanno sottolineato ancora una volta gli errori del Galles in fase di possesso, per quanto a sprazzi torni il gioco che li ha portati sul gradino più alto d’Europa nel 2005. Dopo la meta iniziale del seconda linea Jones, arriva quella del Giappone dopo una lunga galoppata lunga tutto il campo di gioco e conclusa con la realizzazione dell’ala Endo. E’ il campanello di allarme per il Galles che si mette a lavorare duro. Da segnalare che in campo ci sono sia Stephen Jones che James Hook, impiegato come primo centro.
Proprio Hook segna la seconda meta evitando una serie di placcaggi. Poi è il turno del tallonare Rhys Thomas con la sua prima meta internazionale con la maglia del Galles. E prima della fine del primo tempo, Kevin Morgan segna la quarta meta, quella del bonus, quella che porta i dragoni sul 29-11.
Si riprende da dove si era terminato. Mike Philips, il mediano di mischia che milita negli Ospreys, segna la prima meta della seconda metà di gara dopo solo un minuto e pochi istanti dopo consegna a Shane Williams la palla per la sesta meta che porta il punteggio sul 41-11. E’ valanga rossa: per Williams è la trentatreesima meta con il Galles che si avvicina alla vittoria numero 300 della sua storia.
Dafydd James è l’autore della meta del 48-11 grazie alla conversione di Jones. La reazione giapponese trova la meta dell’ala Onozawa, ma la valanga rossa non si è ancora arrestata. Cooper, Martyn Williams e Shane Williams completano l’operazione e fanno sorridere il pubblico di casa.
Alla squadra di Gareth Jenkins occorreva un’iniezione di fiducia e i settantadue punti di ieri sera non possono che far bene alla salute. Finalmente si è rivisto il rugby che ha reso il Galles una delle squadre più divertenti da guardare, peccato che ultimamente siano poche le occasioni per farlo. Il Giappone ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma il suo è stato un bel mondiale fino ad ora. Riprende la corsa verso i quarti per i dragoni che si giocheranno il passaggio del turno contro le isole Fiji. Le previsioni indicano che ci sarà da stare svegli.

mercoledì 19 settembre 2007

Back to basics. Right now

E’ andata: pratica Portogallo chiusa. L’Italia esce vincitrice per 31-5 contro i lusitani e, onestamente, basterebbe questo per raccontare la partita. Ma il dovere di cronaca di impone di raccontare altro, non solo le tre mete (doppietta di Masi e una di Mauro Bergamasco) e la buona forma di Bortolussi ai piazzati. In una sola espressione, è stato un match giocato correndo avanti e indietro per il campo. In avanti soprattutto, considerate le palle perse dagli azzurri e dalla poca determinazione nel riandarle a conquistarle. Il Portogallo lo avevamo già assaggiato nella fase di qualificazione, asfaltandolo 83-0, ma questo è il Mondiale per la debuttante che fino ad ora ha mantenuto il suo intento, quello di vendere cara la pelle e di tornare negli spogliatoi tra gli applausi degli spettatori e degli avversari.
Poca determinazione. Lo dimostra la seconda meta degli azzurri: fallo a nostro favore, arriva Troncon che nemmeno ci pensa a indicare i pali da poco fuori i ventidue, afferra l’ovale e calcia in touch. Rimessa vinta, cassaforte e meta di Bergamasco. Ma abbiamo dovuto attendere la metà del secondo tempo, dopo che la prima trasformazione era avvenuta nei primi tre minuti di partita. Al Parco dei Principi aleggiava lo spettro della brutta prestazione come contro la Romania. Ad un certo punto è il Portogallo a gestire il bandolo della matassa per quanto sia sotto nel punteggio. Poi lo scatto di orgoglio finale con il calcetto di De Marigny che sorprende la retroguardia avversaria e la palla raccolta e schiacciata da Masi, l’aquilano che corona così una bella prestazione. Ma al largo la palla non circola. E questo non è un bel segnale in vista della partita contro la Scozia che non ha brillato contro i rumeni, ma dalla sua ha l’abilità di concretizzare le basi del rugby, come ricordava il nostro Danny. Berbizier dovrebbe ricordarle anche ai nostri.
Quindici i calci di punizione concessi al Portogallo. Sarebbero un favore esagerato al cecchino Paterson. Da segnalare anche il nervosismo che indica due cose: 1) frustrazione per le occasioni buttate al vento; 2) superiorità di gioco, ma poca pazienza a metterla in pratica.
Il punto di bonus non è arrivato, sarebbe stata una carica in più in vista del duello decisivo del 29 settembre. Guidano All Blacks e scozzesi a quota 10, l’Italia è a 8, la Romania a 1 e il Portogallo ancora a secco. Ma non in quanto a determinazione.
Ringo

LA VERSIONE DI DANNY
L'Italia riesce a destabilizzare tutte le certezze del rugby: rubare 4 mischie chiuse su 9 e 6 touche su 14 all'avversario, detenere il 62% del dominio territoriale e il 57% del possesso palla, non sbagliare nessun penalty, beh secondo i sacri testi ci s'aspetterebbe che tale squadra dilagasse nel punteggio.
Invece gnente, le mete, una in meno del necessario, arrivano solo quando i portoghesi sono sorpresi nei primi minuti o sfiniti nel finale.
E' una Italia "stitica" perchè sprecisa, a tratti contratta: perde palle in modo non provocato, fallisce più del 10% dei placcaggi (7 su 59, uno di deMarigny costa la meta), concede 10 calci di punizione più un cartellino giallo.
Cos'è andato bene? S'è visto un flebile filo di confidenza in più nel muover palla, la mischia a tratti si ricorda di essere la migliore del mondo (australiani dixerunt), buono il piazzamento tattico dei trequarti.
Tra i singoli Troncon è spesso veloce nelle ripartenze (era ora!), i due centri in particolar modo Masi, un volonteroso Bergamasco, Bortolussi riscattato, Ghiraldini ottimo all'esordio; negativi Canavosio troppo alto e incerto in fase d'attacco, Vosawai imponente ma approssimativo, deMarigny troppo fragile in alcuni placcaggi, Bortolami nel mirino dell'arbitro (scarso).
Speriamo in questi 10 giorni di riposo e lavoro, perchè oggettivamente la non trascendentale ma cinica Scozia rifila all'Italia di stasera dai dieci ai sedici punti.
Abr

martedì 18 settembre 2007

Giro di boa al Murrayfield

La non trascendentale Scozia fa le cose giuste, mette a nudo le inconsistenze della Romania che gioca in otto (la mischia) ma fa danni in quindici, e vince 42-0 con sei mete trasformate.
Si mettono in luce i mediani Parks e Blair, il cecchino Paterson, l'estremo Rory Lamont e Hogg, solida e scattosa terza linea autrice di tre mete.
Con la vittoria la Scozia torna al 10' posto del ranking mondiale subito alle spalle dell'Italia, scavalcando Samoa, superata anche da Fiji e Tonga.
Prendendo la Romania come riferimento, la differenza tra Scozia e Italia non pare nè tecnica nè tattica, sta nel mestiere e nella personalità, ma c'è evidente; oggi essa "vale" trentasei punti (la stessa che c'è stata tra Sudafrica e Inghilterra), anche se loro hanno potuto giocarsela in casa.
Ci vorrà in ogni caso da parte Azzurra molto cuore e cojones - creatività speriamo di no - per venirne fuori positivamente.
Scozia-Romania segna la metà della fase a gironi del Torneo, tutte le squadre hanno disputato due partite su quattro. Italia - Portogallo di domani inaugura il secondo tempo per tutte le 20 squadre, terminato il quale la sera del 30 settembre ne rimarranno solo otto.
E' opportuno allora riprendere le nostre previsioni del 3 settembre (post inaugurale di questo blog) per verificare se e quali variazioni siano intercorse.

Pool A: dominio come previsto del South Africa. England deludente, ora però rientra Wilkinson; per la volonterosa ma scomposta Tonga, pur attualmente seconda con 4 punti di vantaggio, non vedo grosse chance di qualificazione. Samoa e Usa sono fuori dai giochi.
Pool B: l'Australia si rivela ancora una volta una certezza fatta di solidità qualità e esperienza; le Fiji attualmente in seconda posizione hanno fatto vedere un gran bel "rugby champagne" romantico, accompagnato però da solidità difensiva e disciplina; il Wales cinque punti sotto dovrà sudare tutte le sue rosse camicie per strappare il secondo posto agli isolani, ma l'impresa è decisamente alla sua portata; Canada e Japan già irrimediabilmente a casa.
Pool C: dominata ovviamente da New Zealand, la sorpresa negativa è stata la scarsa personalità mostrata dall'Italia, terza staccata di sei punti dalla solidità senza frilli di Scotland; dobbiamo e possiamo comunque continuare a credere che tutto si deciderà con lo scontro diretto tra le due all'ultima giornata. La sopravvalutata Romania e il modesto Portogallo sono out.
Pool D: il "girone della morte" è tutto ancora aperto, non ovviamente per Georgia e Namibia. Per come è fatto il calendario del girone, l'Argentina ha la vittoria a portata di mano, mentre il secondo posto sarebbe disputato tra Francia e Irlanda; lo scontro diretto tra le due è venerdì, diciamo passerà la prima perchè "ringalluzzita" al contrario della seconda (che tra l'altro ha perso tutti gli ultimi cinque incontri coi Galletti).

Sic rebus stantibus le previsioni del 3 settembre per i quarti si modificherebbero solo per i risultati del girone D (in neretto i cambiamenti);
il 6 ottobre avremmo:
- a Marseille: Australia - England (la finale dell'edizione scorsa),
- a Cardiff: New Zealand- France.
e il 7 ottobre:
- a Marseille: Zuid Afrika-Wales,
- a Saint Denis: Argentina-Scotland/Italia.
Quattro squadre australi contro quattro boreali.
Dovesse veramente andare così, incontrare la Francia sarebbe un bell'impiccio imprevisto nella strada neozelandese verso la finale (e viceversa!) ma c'è da dire che si giocherebbe a Cardiff; viceversa confrontarsi per un posto in semifinale tra Argentina, Scozia o Italia sarebbe una notevole opportunità once in a lifetime.
Tutto ciò produrrebbe verosimilmente le seguenti semifinali tutte australi - sorpresoni a parte:
il 13/10 a SaintDenis: Australia -New Zealand;
il 14/10 a SaintDenis: South Africa-Argentina;

Mentre gli All Blacks vivono nella tranquilla certezza che la Webb Ellis Cup può essere vinta o persa solo da loro e cambia nulla chiunque sia l'avversario, secondo questa previsione nessuno meriterebbe il Trofeo più dell'Australia: per agguantarlo dovrebbe far secchi in sequenza il campione uscente, gli AllBlacks e dulcis in fundo il Sudafrica.
In compenso la strada verso la finale si spiana ogni giorno di più davanti alla Tribù bianca Afrikaner al suo ultimo Mondiale - dopodichè laggiù anche lo sport dei bianchi passerà sotto il completo controllo della maggioranza nera, dai criteri selettivi molto più "affirmative" e "democratici" che meritocratici.
Forecast indicativi questi, a livello di "Guida al Campionato"; nel rugby tutto è sempre teoricamente possibile, anche se poi "tutto" càpita solo dalle fasi avanzate ad eliminazione diretta, vedi edizione 2003.
Il 20 ottobre finale di Coppa del Mondo 2007 a Saint Denis; il giorno prima finalina 3°-4°.

lunedì 17 settembre 2007

Formazioni

Annunciata l'Italia che scenderà in campo mercoledì contro il Portogallo. Tutto come previsto da Ringo, sarà una Italia giovane (Pratichetti, Canavosio, Ghiraldini) e dei rincalzi (DelFava, Vosawai) con la prova d'appello per la coppia Troncon - al centesimo cap - e deMarigny in mediana.
Grandissima novità per l'Irlanda che venerdì si gioca (praticamente) tutto in un match decisivo contro la ringalluzzita Francia: fuori perchè "poco in forma" nientepopodimeno che il mediano di mischia Stringer, il metronomo; non sarà nemmeno in panchina. Al suo posto Eoin Reddan dei London Wasps; altri cambi, il recuperato Trimble all'ala sinistra al posto di Hickie e Flannery tallonatore al posto di Rory Best, frattura del pollice.
Eppoi, annunciaziò, Sua Maestà Johnny Wilkinson scenderà in campo contro Samoa: il salvatore della patria inglese è chiamato forse anzitempo rispetto ai piani perchè non possono più permettersi il rischio di prendere sottogamba chichessia.
Da questo punto di vista fa scuola di serietà il Sudafrica: pur essendo una delle squadre più in forma del momento e con una panchina particolarmente "qualificata", ha annunciato che contro Tonga manderà in campo la formazione titolare.

Cogliamo infine l'occasione per sottolineare una situazione sfuggita ai più (insigni commentatori di Sky inclusi), per inaugurare una sorta di "Angolo della Tecnica".
Ci riferiamo a Galles-Australia a Cardiff: a fine secondo tempo, in seguito dell'espulsione della seconda linea Nathan Sharpe la mischia dei Wallabies s'è schierata un paio di volte contro la mischia "normale" a otto gallese con una formazione a sei (due piloni più tallonatore davanti e TRE seconde linee) come si fa in Rugby League (il rugby a 13, molto diffuso in Australia), e ha retto l'impatto. Quando si sono trovati a difendersi a 5 metri dalla loro linea di meta gli australiani hanno inserito un settimo uomo dietro e sono riusciti a far arretrare la mischia gallese dall'uomo in più.
Gli Aussies non sono supermen, sono solo molto tecnici; hanno semplicemente sfruttato il fatto che l'apporto in spinta delle due terze linee ala in mischia chiusa è solitamente poco significativo, il loro ruolo è direzionare più che spingere i piloni.

A Nord si trema. A Sud vincono

A Londra e Dublino sudano freddo. Perché l’Inghilterra si è spaventata e ha preso una batosta che fa molto male: campioni in carica (ancora per poco evidentemente), sono usciti dal campo a secco di punti contro una delle favorite per la vittoria finale, quel Sud Africa che già li aveva rispediti al mittente due volte di fila lo scorso giugno. Da allora niente è cambiato, addirittura tutto è peggiorato per gli inglesi. Anche l’Irlanda se l’è fatta sotto e non per colpa delle troppe pinte che scivolano veloci nei pub o sugli spalti, ma perché contro la Georgia stava per avverarsi il peggiore degli incubi: compromettere quasi definitivamente il passaggio della fase a gironi nella pool della morte.
Se la gode l’Argentina che fino ad ora ha fatto il suo dovere e respira un po’ la Francia dopo la vittoria per 87-10 sulla Namibia. Rigurgito d’orgoglio o vittoria per il popolo? Onestamente propendo per la seconda, perché un conto è vincere con la povera Namibia, un conto perdere a Parigi, di fronte al proprio pubblico, nella gara d’esordio contro i Pumas. Ogni partita è un discorso a sé, giusto, ma non per chi deve dimostrare di essere l’alternativa europea al dominio australe.
A proposito di australe: i professori tornano vincitori dal Millenium confermando un’ottima difesa che è tutto se poi possono contare su un valido attacco. Ha portato buoni frutti anche l’impiego del giovane Barnes, anche lui con la faccia un po’ alla Paperoga Larkham e la stessa determinazione. I Wallabies non sono mai morti, lo avevano lasciato intuire durante il Tri Nations. Non sono da meno i vicini neozelandesi: non vale la pena di ricordare il match con il Portogallo se non per il divertente siparietto tra le riserve delle due formazioni dopo il fischio finale. McCaw & Co. si sono sostituiti ai soci giocando a calcio con i colleghi lusitani. Altro mondo quello ovale, non ci piove.
Torniamo ai nostri affari, ora. Mercoledì si scende in campo proprio contro il Portogallo che già avevamo incontrato nella fase di qualificazione vincendo senza problemi. Con la Romania non abbiamo giocato bene, ma abbiamo vinto e quattro punti fanno sempre morale. I problemi vengono dall’infermeria. Dellapé ha subito un infortunio muscolare segnando la meta contro i rumeni. Anche Griffen non è nelle migliori condizioni, gli fanno compagnia Sole e Pez. Il XV che scenderà in campo dovrebbe schierare Troncon e De Marigny in mediana, Canavosio e Pratichetti come ali, Vosawai flanker come Mauro Bergamasco, mentre il fratello Mirco non dovrebbe esserci.
Questa volta niente scherzi.

domenica 16 settembre 2007

Bellezze dei Mari del Sud

Canada - Fiji
Confronto tra due tipi opposti di old skool nella prima partita nella domenica dei Pacific Islanders.
L'abrasivo "gioco all'inglese" troppo scolastico dei "dilettanti" canadesi, contro il solido romanticismo alla mano dei figiani; il finale è appassionante e quasi beffardo.
Gli isolani dal gioco più "elegante" (rispetto a tongani e samoani) demandano ogni fase pensante al petrarchino Nicky Little, che gioca di fatto due ruoli e mezzo - apertura, estremo e ogni tanto anche mediano di mischia - mentre gli altri si esaltano in serpentine e ricicli.
I canadesi sono meno disciplinati, perdono i loro possessi palla e non riescono a toglierlo ai figiani; ai primi basta trovare una quadra appena decente nelle rimesse laterali per alimentare i loro bellissimi attacchi battenti alla mano: risultato, 3 mete in 55 minuti.
La partita si riapre dal 60' quando le Giubbe Rosse, per dirla alla Raimondi finalmente si ricongiungono con le basi del loro gioco, fatto di maul avanzanti e pick&go degli avanti; solo purtroppo per loro perdono troppe opportunità importanti per fallosità e imprecisione.
Sia come sia il Canada arriva nel finale sotto break palla in mano a 5m dalla linea di meta avversaria; fanno diligentemente le loro mittetrecentiventisette fasi con gli avanti, sono lì a un metro dall'obiettivo, ma all'81' la palla schizza fuori dalla ruck. L'estremo figiano non ci pensa proprio a calciar fuori per vincere e basta; cavalca invece per tutto il campo e chiude gioco, set, partita e punto di bonus per Fiji; finale 29-16.
Samoa-Tonga
Una Francia con meno "universali", più gente di ruolo e creatività - la coppia tolosana Elissalde e Michalak in mediana, Pointrenaud estremo con Heymans spostato all'ala, Chabal in campo ancorchè seconda linea non terza - liquida la Namibia in serata per 87-10, agevolata da un "aiutino" dell'arbitro che al 20' del primo tempo sul 12-3 espelle definitivamente un namibiano "diffidato". Visto dalla Francia: "Tout bon pour le Bleus"
Le danze di guerra polinesiane iniziali per il derby tra Tonga e Samoa promettono scontro fisico senza compromessi. Invece la più tecnica ed organizzata Samoa forse già ha la testa su come "farsi" i barcollanti inglesi: controlla la partita senza grosso impegno, capitalizzando sulle indiscipline della volonterosa ma sbrindellata Tonga.
Il game plan samoano funziona fino al 60', quando gli avanti tongani guidati da Finau Maka "il martello del dritto per dritto", premiano la forza di volontà della squadra e vanno in meta di forza, per condurre la partita.
La squadra di Gavin Williams e Tuilagi alza il ritmo nei dodici minuti finali, ma è la sagra dell'imprecisione samoana contro l'indisciplina tongana; il primo rosso dei mondiali (pugno in mischia di Tole) e un successivo giallo non demoralizzano i tongani, che pur in 13 chiudono in trincea una storica vittoria 19 a 15.
Finale in gloria, bello e romantico come i Mari del Sud: tutti in cerchio inginocchiati a render grazie al Signore.

sabato 15 settembre 2007

Another (European) one bites the dust ..

Tutti gli sport di squadra hanno una componente di confrontation ritualizzata importante - gli inni, le maglie etc.- ma il rugby è sicuramente quello in cui essa è più evidente e decisiva. Analogamente al pugilato - altro sport di confrontation - tecnica tattica e fisico fanno oggettivamente la differenza, a patto che siano costantemente pilotate da due driver mentali, la disciplina e la motivazione.
Se manca la prima, perdi sommerso da calci di punizione palle perse e cartellini gialli; è la storia dell'Italia fino al 1999. Quando manca la seconda e ti trovi davanti un picchiatore magari poco tecnico ma deciso, son dolori.
La seconda situazione che ho detto è capitata giusto all'Irlanda, vincente di misura (14-10) sugli assatanati giocatori "francesi" nativi della Georgia, che le hanno tenuto baldamente testa per tutta la partita, sono addirittura rimasti in vantaggio per dieci minuti e l'hanno schiacciata nei suoi ventidue metri per tutto l'ultimo quarto di partita.
La formazione irlandese era quella titolare, già contro la Namibia aveva convinto poco; non mi sono accorto di loro particolari errori o manchevolezze, a parte l'impeccabile ma irritante Stringer mediano di mischia, involontario lanciatore dell'unica meta georgiana.
Sull'altro fronte la banda di scaricatori del Mar Nero dal tasso tecnico abissalmente inferiore, più "fisici" ma anche più disciplinati (un cartellino se l'è preso un irlandese), ha badato solo a fare il suo gioco: gli avanti fanno a capocciate (in inglese si dice "pick&go"), il nr.10 calcia ai pali alla rimessa laterale e prova i drop (4 tentativi a vuoto), quello col piede potente fa l'estremo, gli altri fanno numero e corrono. Punto. Gli irlandesi, noblesse oblige, li han lasciati fare.
Il fatto fondamentale è che in campo c'era una squadra sola con motivazioni all'altezza del rischio di farsi la bua, e fine dell'analisi della partita.
A livello di Pool, una sconfitta irlandese (l'hanno rischiata eccome nel finale) sarebbe stata un regalo troppo grande per la Francia, mentre la mancata conquista del punto di bonus agevola l'Argentina nei giochi - se possibile sempre più confusi e aperti - del "girone della morte".
Per certi versi la partita ha ricordato Italia - Romania nell'andamento e nell'esito; guarda caso Irlanda e Italia più o meno pari furono nell'ultimo incontro di warm up premondiale. La Georgia è più monodimensionale ma anche più disciplinata della Romania, a sua volta lievemente più tecnica; tra di loro sarebbe un bel match e per noi è andata meglio ci fosse la Romania.
A pensarci bene c'è una sola squadra del Sei Nazioni che si sia comportata più o meno in linea con le aspettative sinora: è la Scozia la nostra avversaria diretta. Speriamo l'aria cambi in fretta ...

L'Australia si prende il Millennium

Si gioca al Millenium Stadium di Cardiff il big match del sabato tra Galles e Australia. Ai Wallabies la faccenda non è piaciuta più di tanto, ma il calendario era stato stabilito da tempo e così belle esemplari di aussie girls si fanno notare non solo in Francia. Si gioca nell’arena del Galles che non trova però lo spirito giusto per affrontare una determinatissima Australia, nella quale gli automatismi fanno ben più che la differenza. E un pizzico di sfortuna perseguita i padroni di casa. Un paio di ore prima la Nuova Zelanda disbriga con 16 mete - 108-13 - la pratica Portogallo. I lusitani comunque non demeritano: segnano una meta, una punizione e un drop e reggono dignitosamente l'impari confronto.
Partita di record mondiali: è portoghese il primo drop segnato in questa edizione (attesa più lunga di sempre), Nick Evans sale al terzo posto di sempre ai mondiali con 14 trasformazioni, 13 mete di differenza è record assoluto.

Già nel primo quarto di partita il Galles perde Sonny Parker, sostituito da Kevin Morgan che prende il posto di Gareth Thomas spostate a secondo centro. Per poco, perché Mortlock lo ripaga del placcaggio con la spalla a Barnes ed è costretto a lasciare il posto a Jamie Hook, il grande bocciato della prima giornata che si era detto amareggiato della scelta del manager Jenkins. Al contrario l’Australia è scesa in campo senza Larkham, geometra all’apertura, ben sostituito però dal quasi debuttante Barnes che veste la maglia gialla-verde per la seconda volta nella sua giovane carriera. Trova il varco per mandare Matt Giteau in meta, beccandosi il placcaggio irregolare di Thomas, e piazza un drop da fuori i 22 nel momento di riassesto dei dragoni. Poi ci pensa una bella meta di Mortlock, portando sul 18-3 i suoi a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Dal piede impreciso di Stephen Jones i punti del Galles che fatica ad avvicinarsi all’area dei 22 australiana. I gallesi faticano anche in rimessa, mentre gli australiani giocano sereni e difensivamente collaudati.
La meta che chiude il primo tempo arriva allo scadere dei primi quaranta minuti con Latham, servito abilmente da Micthell a cui riesce un riciclo mentre viene spinto fuori dal campo. Tutto troppo facile per l’Australia che chiude sul 25-3 e ad un passo dalla marcatura per il bonus.
Ma i primi cinque minuti della seconda metà di partita sono tutti per i gallesi che finalmente portano pressione nell’area dei 22 avversari e alla fine raccolgono la prima meta con il numero 8 Thomas, dopo che Jones aveva optato per una punizione da calciare in touch. Grosso rischio, ma il risultato giustifica la scelta. Hook trasforma, 25-10. Gli animi si accendono dopo che il Galles riesce ad organizzarsi difensivamente e Latham rifila un placcaggio in ritardo a Morgan. L’arbitro neozelandese Steve Walsh lascia correre, ricorrendo solo a warnings e non estraendo il cartellino giallo. I dragoni sono più tonici, hanno voglia di far bene e, pur faticando, spingono il gioco dall’altra parte del campo. Hook ormai si incarica di calciare tra i pali: 25-13.
Al 60’, però, la svolta: Stephen Jones non afferra un up and under di Latham poco fuori i 22, l’estremo raccoglie e vola a schiacciare in meta per il punto di bonus. I ruoli si ribaltano: Hook compie il suo lavoro, Jones non fa la differenza. Il Galles non riesce a sfruttare al meglio la superiorità numerica per l’espulsione temporanea di Mitchell. A cinque minuti dal termine anche Sharpe va a fargli compagnia perché non rotola via dopo un placcaggio. Solo ora Shane Williams trova lo spazio per la seconda meta. A tratti torna il Galles del Grand Slam nel 6 Nations 2005 che si affida alla velocità dei trequarti e alle ripartenze veloci dalla ruck. Ma le lancette del cronometro ormai sono girate troppo per riportare in partita i red dragons: finisce 33-20. I wallabies guardano dall’alto nella pool A dopo aver regolato tempi e modi per quasi tutta la partita. Il Galles ha lottato sino alla fine, ma svegliandosi con 40 minuti di ritardo.
Ringo

LA VERSIONE DI DANNY
Solo un'aggiunta - doverosa - sulla autorevolissima prestazione australiana.
Segnare 4 mete e vincere con 12 punti di margine nella tana dei Dragoni dove il pubblico è sempre sedicesimo in campo, reggendo costantemente il pallino della partita anche quando la va "a sportellate", candida i Wallabies ad essere una delle tre forze del Torneo assieme a All Blacks e Springboks.
I punti di forza australiani sono il gioco "a memoria" e l'esperienza degli interpreti. Unico punto un po' così è la mischia chiusa, ma per il resto sono impenetrabili in difesa (Elsom, Palu, Smith), monumentali in rimessa (Vickerman, Sharpe), mentre in attacco giocano magistralmente una sorta di "prima t'allargo poi ti penetro", imperniato sui grandi vecchi Gregan mediano di mischia, Latham estremo e i due centri Giteau e Mortlock. Come se non bastasse, fuori l'apertura veterana Larkham per un po', ti pescano questo giovane Barnes - somigliante al primo, capelli biondi a parte - sicuro e pieno di personalità. Bene si comporta all'ala Drew Mitchell, espulsione a parte strumentale in almeno un paio di mete, mentre il più famoso Lote Tuqiri rimane in ombra.
Abr

Recent Posts


Latest Rugby Headlines


Championships

Rugby Values

rugbyboots.net

rugbyboots
We take a look at all the rugby boots on the market, show you the best for your position, the conditions and whether it is rugby union or rugby league you need the boots for.

Rugby news from Scrum.com

Rugby World News

Premiership News

SuperSport.com News

Eurosport - France

SudOuest.fr - rugby

Il Rugby in Italia (via RugbyCS)