Visualizzazione post con etichetta 6N 08/09. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 6N 08/09. Mostra tutti i post

lunedì 22 novembre 2010

John, il movimentista

Oltre che ad essere l’allenatore del Giappone e opinionista per Sky, John Kirwan si traveste pure da intrattenitore, come ha fatto sabato dopo il match tra Italia – Australia per lanciare i Mondiali 2011 che si tengono a casa sua, Nuova Zelanda. Tra uno sponsorizzazione e l’altra al fianco di Jona Lomu, si è concesso qualche minuto per essere sottoposto ad alcune domande da Right Rugby. Tema centrale del breve colloquio, proprio la prossima Coppa del Mondo.
Il coach neozelandese è tra quelli che ha sollevato la questione sui calendari del torneo. Il guaio per squadre di seconda fascia come il suo Giappone sta nei giorni di riposo tra un match e l’altro: se ve bene ne hanno cinque, se va male addirittura solo tre come capiterà alla Russia, che per la prima volta parteciperà al torneo.
Quali sono le soluzioni? La risposta non è scontata perché, teoricamente, i modi sono due: o si rivede completamente il calendario o si diminuiscono il numero delle squadre. “Però è bello vedere formazioni come la Romania o il Giappone e tante altre”. E allora che si fa? La logica porta a rivedere i “turni di lavoro”. “L’ideale sarebbero sei giorni per ogni nazionale tra un incontro e l’altro”, suggerisce l’ex ala All Blacks, campione mondiale nel 1987.
Rimanendo down under, come vede questa Super League che cambierà lo scenario delle franchigie? Non c’è il rischio che alcuni protagonisti arrivino alla World Cup o alle competizioni internazionali più stanchi del solito? “Tutto sta nella rosa”, focalizza da subito Kirwan. “Se io sono stanco, ci deve essere un altro pronto a sostituirmi e così via. Bisognerà avere delle rose competitive e ampie”.
È un movimentista l’ex ct della Nazionale, che nella sua mente disegna progetti di ampio respiro. Tipo introdurre il sistema playoff nel Six Nations e mettere in comunicazione Tri Nations e 5 Nations, la competizione che vede coinvolte le squadre asiatiche. Ovvero fare in modo che l’ultima qualificata tra Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa vada a giocare contro la vincitrice del secondo.

Più movimento di così...

mercoledì 14 aprile 2010

6 Nations 2011, la febbre del venerdì sera

Il 6 Nations 2011 comincerà di venerdì 4 febbraio, precisamente di sera, con un classico tra i classici: Galles vs. Inghilterra. E' la prima vera grande novità della prossima edizione del torneo, vinto quest'anno dalla Francia, che sa cosa vuol dire giocare prima ancora che il week end sia ufficialmente iniziato.

Quest'anno i transalpini hanno espugnato il Millennium Stadium di Cardiff per 26-20 proprio di venerdì sera e aveva fatto lo stesso un anno fa tra le mura di casa a Parigi.
Dunque i match giocati di Friday Night non sono una novità: lo è il fatto che il kick off della prossima edizione avvenga in tale occasione. Con un incontro di cartello, tra l'altro.
Il 6 Nations per tradizione veniva disputato di sabato, prima che venisse introdotto un incontro la domenica pomeriggio (1998, Scozia-Inghilterra, vittoria in trasferta per 34-20 a Murrayfield quando ancora era un affare a cinque). Undici anni più tardi, il calendario ha cominciato a mettere in conto la possibilità che una partita venisse disputata prima del sabato: nonostante le facce contrariate di tifosi e puristi, i vertici hanno tenuto conto anche del fatto che in televisione il programma tirava. E davanti a certi numeri, è inutile fare troppi calcoli.
Tant'è, ecco il calendario della prossima edizione (con l'augurio di non ritrovarci all'ultima giornata per riscoprirci al solito punto di partenza):

RBS 6 Nations 2011 Fixtures (all kick off times local to where the match is being played)

Friday February 4th
Wales v England, Millennium Stadium, 19:45

Saturday February 5th
Italy v Ireland, 15:30
France v Scotland, 18:00

Saturday February12th
England v Italy, 14:30
Scotland v Wales, 17:00

Sunday February 13th
Ireland v France, Aviva Stadium, 15:00

Saturday February 26th
Italy v Wales, 15:30
England v France, 17:00

Sunday February 27th
Scotland v Ireland, 15:00

Saturday March 12th
Italy v France, 15:30
Wales v Ireland, 17:00

Sunday March 13th
England v Scotland, 15:00

Saturday March 19th
Scotland v Italy, 14:30
Ireland v England, Aviva Stadium, 17:00
France v Wales, 20:45

venerdì 3 aprile 2009

Hadden out

Mossa abbastanza prevista, Frank Hadden coach della Scozia dal 2005 e' stato portato a dare le dimissioni dai boss della Federazione scozzese.
Nonostante il passaggio del turno al Mondiale, ha mancato l'obiettivo minimo che gli era stato dato - almeno due vittorie nel torneo delle Sei Nazioni - per la terza e ultima volta in fila; per cinque volte nelle ultime sei edizioni la sua Scozia e' finita tra le ultime due, esattamente come l'Italia. Oltre alle sconfitte in sequenza sono state criticate certe sue scelte, come lasciar spesso fuori Chris Paterson o il centro Max Evans.
Sic transit ... ora la Scozia cerca un altro allenatore: se volessero ne avremmo giusto uno qui che parla bene inglese ...

La cosa interessante che coinvolge anche noi italiani e' una considerazione di Hadden:" Sono convinto che questa squadra (la sua ndr) potrebbe anche vincere il Sei Nazioni. Il principale ostacolo e' lo scarso tempo che ci viene concesso per la preparazione".
La Lega Celtica libera tutti i giocatori e anche la Premiership ha un accordo con la federazione scozzese ma alcuni giocatori (nove di quelli in campo contro gli inglesi nell'ultima partita) giocano in squadre senza accordi, per cui il tempo minimale per preparare il torneo, stimato in otto settimane consecutive di "ritiro" come ad esempio fa l'Inghilterra, non viene rispettato e i ragazzi sono costretti a pendolare avanti e indietro dai loro club.
A maggior ragione cio' e' necessario, sostiene Hadden, in tempi di cambiamenti di regole e conseguenti tattiche di gioco. Senza considerare l'effetto sulla forma dei giocatori.
"The two teams with the poorest preparation (Scotland and Italy) are at the wrong end of the championship. That's a fact." ha dichiarato Mike Blair capitano scozzese. E ha aggiunto: "Sono gli errori individuali quelli che ci affossano. Il coach puo' farci poco, e' una questione di tempi di lavoro".
Siamo tra le squadre con la "poorest preparation" e si vede; secondo qualcuno questo non e' un problema, e' IL problema. Ma da noi si pensa perdipiu' alle maul, alla Celtic League e a far fuori i capintesta; il che va di gran moda - Wagoner docet - e indubbiamente a volte aiuta, ma in se' risolve poco, soprattutto quando non e' chiara l'alternativa.

lunedì 23 marzo 2009

Conseguenze

In Irlanda si celebra, in Inghilterra quasi si recrimina ma si e' contenti, in Galles ci si gratta la ponza cercando di capire cosa sia sucesso, e in Francia, Scozia e Italia ci si interroga a vari livelli su cosa cambiare e quale sia l'alternativa. Chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto: questo e' il tabellone finale del Sei Nazioni 2009 appena terminato.

PosTeam
Vinte
PersePuntiFattPuntiSubitiDiff.Punti MetePunti
1Ireland
5
012173481210
2England
3
21247054166
3France
3
212410123146
4Wales
3
2100811986
5Scotland
1
479102-2342
6Italia
0
549170-12120

L'Irlanda ha vinto per la raggiunta coolness (del resto la potenza e' nulla senza il controllo): seconda di poco come punti fatti e subiti, solo terza per mete fatte, ha vinto le sue partite con punteggi non stellari, senza distribuire batoste ma mostrando grossa consistenza: una vittoria pur un punto (Inghilterra in casa), una per due punti (Galles fuori casa) fossero solitarie sarebbero casuali, messe in fila raccontano la raggiunta e matura saldezza dei Verdi.
Si fa notare lo score dell'Inghilterra: migliore come punti fatti, e punti subiti e quindi miglior differenza punti, piu' mete fatte di tutti: c'e' un fondamento nelle recriminazioni di coach Johnson per l'esito delle due partite in trasferta imputabile alla (scarsa) disciplina mostrata. Anche se per dirla tutta l'Inghilterra ha compreso ed espresso il "suo" gioco progressivamente, a partire dalla seconda gara, quella al Millennium.
Le prime tre squadre hanno i medesimi punti fatti ma la erratica Francia ne ha subiti molti di piu': per quanto la riguarda vale piu' la batosta data all'Italia o quella subita dall'Inghilterra?
Il Galles scende dal primo posto dell'anno scorso al quarto; Avesse perso la partita con l'Italia (non ci sarebbe stato scandalo), sarebbe in quel medesimo posto. Gatland sostiene che riconfermarsi quando tutti t'aspettano al varco e' piu' difficile che vincere di sorpresa, ma forse qualcosina s'e' rotto tra i Dragoni, il divario in termini di mete fatte con le prime tre e' evidente (meta' degli inglesi), per una squadra che nei secondi tempi dell'anno scorso appariva devastante in attaccoe con una difesa da due mete subite in tutto il torneo contro le due subite in tre minuti sabato.
Quanto alle due in fondo, Scozia e Italia, fanno comunella, cosa abbastanza consolante per noi, terrorizzati dal "sentirci soli".
Non ci sarebbe nessuno scandalo se fossero entrambe con una vittoria a testa in classifica e piu' vicine in termini di punti subiti (se l'Italia non si fosse arresa con la Francia). La differenza sta nei punti segnati: solo due mete nel torneo per noi (ma anche la Scozia non scherza con 4) e nello scontro diretto (due delle quattro mete scozzesi).
Checche' ci piaccia pensarlo da masochisti quali siamo, dai numeri emerge chiaro che il SeiNazioni non vive un "problema Italia" ma piuttosto una crasi, un distacco netto tra le prime quattro - ognuna in grado di battere le altre in qualsiasi momento - e le ultime due: oggi possono solo sfidarsi tra loro per il cucchiaio di legno.
Salvo ferite autoinflitte da una delle quattro maggiori, come il Galles con noi.

Vediamo anche il cambiamento del ranking mondiale alla luce dell'ultima giornata del 6Nazioni:
IRB World Rankings - 23 March 2009
Position (last week)Member UnionRating Point
1(1)NZLNEW ZEALAND92.68
2(2)RSASOUTH AFRICA89.45
3(3)AUSAUSTRALIA85.86
4(4)IREIRELAND83.27
5(6) ARGARGENTINA81.56
6(7) ENGENGLAND80.96
7(5) WALWALES80.59
8(8)FRAFRANCE79.94
9(10) FJIFIJI75.24
10(9) SCOSCOTLAND75.23
11(11)SAMSAMOA72.57
12(12)ITAITALY71.23
13(14) GEOGEORGIA70.39
14(13) TGATONGA70.05

Irlanda consolida il quarto posto staccando l'Argentina quinta, Inghilterra torna al sesto posto e il Galles giù settimo; Francia bassa all'ottavo e Scozia che cede, come preventivato, il decimo posto all'inattiva Fiji. Sotto la decima piazza, Samoa rimane undicesima e Italia dodicesima.
Essendo i gironi mondiali gia' decisi, si tratta solo di movimenti "virtuali" e privi di conseguenze pratiche; ci potrebbe essere però qualche "collateral damage" di tipo "morale", guarda caso per noi italiani.
Conseguenze per l'Italia
Dopo questo Sei Nazioni tragico siamo "tallonati" a meno di un punto da una squadra Europea, la Georgia. Non accadeva da anni, convinti come siamo di lottare per il quinto posto in Europa con la Scozia.
I Lelos sono settimi in Europa dopo la vittoria 29-21 sulla Russia nel campo neutro in Ucraina, sostitendo da tempo la Romania (nostro tradizionale avversario ai tempi in cui eravamo "primi delle seconde" in Europa) che e' in crisi al 18' posto del ranking e ha licenziato la settimana scorsa l'allenatore neozelandese.
Ora, pensare a Flutey piuttosto che Ronan O'Gara, Shane Williams o Medard in trasferta a Tbilisi invece che a Roma, ce ne corre. Certo che lo scenario prossimo venturo fa venire certi pensieri, infatti dopo le delusioni dei Test Match di novembree scorso e questo Sei Nazioni, a giugno andremo presumibilmente a rischiare ulteriori punti Irb in Australia (due partite) e Nuova Zelanda.
[UPDATE: come fa notare Paolo C. nei commenti, in realta' NON perderemo punti e non ne guadagnera' Australia o Nzl (vedere qui, punto "how the Rankings are calculated"), essendo il divario tra la nostra Nazionale e la loro diventato maggiore di dieci punti: mioddio come siamo scesi in basso, siamo l'unica del 6Nazioni cosi' distante dalla terza del ranking, mentre l'unica 6N entro i dieci punti dalla prima e' l'Irlanda. Rimane il fatto che una europea e' a meno di un punto da noi e non e' la Scozia ...].
Mallett non era certamente ubriaco quando in tempi non sospetti ha concordato con la Fir questo tipo di calendario, che al confronto Leonida e i suoi Trecento spartani fanno ridere; non per caso da sabato scorso ha iniziato a lagnarsi della difficolta' di allenare una squadra "che gioca solo contro squadre piu' forti.
In ogni caso non esiste piu' quel gap netto tra le prime sei in Europa e la sesta, e i Georgiani o chi per loro possono reclamare meccanismi di promozione -retrocessione al Sei Nazioni a nostre spese. Ricordo che c'era anche chi avrebbe voluto sostituirci con una selezione Argentina locata in Spagna. Si possono preventivare gia' un po' di polemiche interne montanti e di punzecchiature da parte dei soliti str..zi anglosassoni.
Ce ne sarebbe abbastanza per mutare certi scenari considerati consolidati: un "muoia Sansone con tutti i Filistei" che poco ci affascina, ma e' tutto cosi' realistico in una primavera/estate di decisioni "politiche" e quindi id esposizione mediatica e competitiva - tra Celtic, candidatura ai Mondiali e Nazionale in crisi - che si preannuncia poco allegra per il rugby nostrano.
C'e' comunque da rimanere sconcertati della mancanza di lungimiranza ( o amore del brivido?) della dirigenza tecnica e gestionale del rugby italiano: si sono messi da soli una bomba ad orologeria in sede... (sede, intesa come posto di lavoro capito?).

sabato 21 marzo 2009

Bentornata, Irlanda!



Millennium Stadium, Cardiff: Wales 15 - 17 Ireland

E' la partita delle partite. I detentori del titolo che hanno svanito i sogni di Grand Slam vs. i rivali che dal 1948 non trionfano come Dio comanda cioe' col Grand Slam, e da venticinque non vincono il titolo. E' Wales - Ireland. E' al Millennium Stadium di Cardiff e i dragoni rossi hanno bisogno di una vittoria con 13 punti di scarto per ripetere il trionfo targato Warren Gatland di un anno fa. Arbitra l'inglese Wayne Barnes che in questo stadio concesse un famoso avanti alla Francia ai quarti degli ultimi Mondiali contro la Nuova Zelanda.
Animi accesi, la sfida è da battaglia. Si battibeccano Ryan Jones che ha preso il posto dell'infortunato dell'ultimo minuto Andy Powell a numero 8 (e ha ceduto il suo in terza ala a Dafydd Jones, recuperando in panca l'Osprey Jonathan Thomas) e Donncha O'Callaghan, per un fallo del primo. Mischia totale in campo, poi piano piano la situazione torna alla normalità e O'Gara può cominciare bene nello stadio dove ha vinto una Heineken Cup con Munster, ma il primo calcio va fuori. L'Irlanda prova a sentirsi subito a casa e preme sull'acceleratore. E sono passati solo tre minuti.
I placcaggi sono quelli che lasciano il segno, come succede nell'Emisfero sud quando i sudafricani devono regolare dei conti in campo.
La prima grande occasione per l'Irlanda - 13': mischia ai cinque metri per l'Irlanda, lunga fase prima da una serie di ruck sul limite, poi palla fuori, ma O'Driscoll commette un avanti nel passaggio a Fitzgerald. Si salva il Galles di fronte ad una Irlanda che vuole mettere al sicuro il punteggio, una meta cambierebbe subito l'esito dell'incontro. Il Galles dovrebbe farsi sentire, per ora deve difendersi. E come si dice, la migliore difesa è l'attacco: dopo un quarto d'ora è ancora 0-0.
Gli irlandesi sono ben organizzati in touch, momento strategico nella campagna in trincea di Cardiff. I gallesi a dirla tutta ci provano a folate e quando vanno in velocità sono difficili da prendere, però manca quella precisione fondamentale per chiudere il discorso. Ci provano in particolare in un paio di occasioni, ma l'Irlanda regge il confronto.
Mettere tutto il fieno in cascina - Alla mezz'ora esce Lee Byrne, l'estremo che si è spesso rivelato arma decisiva per il Galles. Gli irlandesi lo hanno preso di mira sin dall'inizio, al suo posto Jamie Roberts che va al centro lasciando la responsabilita' di estremo a Gavin Henson. E arriva il primo calcio di punizione per il Galles: va a calciare Stephen Jones ed è 3-0.
E' a questo punto gli irlandesi ci riprovano, entrano nella metà campo nemica ed è a questo punto che gli avanti gallesi inziano a sacrificarsi nelle fasi statiche, costringendo gli altri al fallo.
Ribaltamento di situazione e arriva il calcio di Stephen Jones da 49 metri per il 6-0. Il Galles vuole portare a casa tutto, qualunque cosa si possa recuperare ogni volta che si varca la linea di metà campo.
Finisce il primo tempo e dalle tribune del Millennium si alza, come sottofondo, la colonna sonora di The Dark Knight. Giusto per far capire che aria si respira da quelle parti: mancano solo sette punti, una sola meta per ribaltare il destino cinico e baro.
Secondo tempo - La ripresa è all'insegna della volata dell'ala dipinta di verde nonche' irlandese presso gli Ospreys gallesi: Tommy Bowe. San Patrizio oggi è dalla sua ma al suo primo tentativo Gavin Henson dice no e ci tiene a far sentire la sua presenza in campo, placcandolo. Gli irlandesi provano, di nuovo, a spingere. E' subito battaglia di centrimetri tra la cavalleria pesante mentre la fanteria leggere si dispone ai lati.
Si arriva sotto i pali, poi una nuova puntata in avanti, sempre in una battaglia di centrimetri. Barnes chiede di fermare il tempo e di vedere se questo maledetto ovale è stato schiacciato o meno. E' così, la firma di O'Driscoll. O'Gara trasforma: 6-7 per l'Irlanda.
Tutto in un minuto - E' il 44' ed è già il momento chiave. Ed infatti ecco quanto accade al 45': mischia per gli ospiti, la palla esce perfetta perfetta per essere calciata nella metà campo avversaria, in una zona scoperta dove si invola Tommy Bowe, l'ovale gli rimbalza giusto giusto in mano e lui ha la strada libera per segnare la meta del trionfo irlandese. O'Gara trasforma: 14-6 per l'Irlanda. Dagli spalti si alzano le note della canzone ribelle The Fields of Athenry.
I dragoni però sono duri a morire, Stephen Jones con un calcio di punizione suona la carica. La linea difensiva messa in campo da Declan Kidney è però impeccabile e respinge l'invasore, puntano dritta sui trequarti chiave del Galles di Gatland.
55', altro piazzato di Stephen Jones, risultato sul 12-14. La scalata gallese è ancora lunghissima e impossibile.
I soldati di San Patrizio sanno arrangiarsi e usare tutti i reparti per affondare il possesso nel territorio avversario, è ormai chiaro che il Galles dovrà cedere lo scettro ai valorosi irlandesi. Non per questo progetta l'ultimo sgambetto, quello di vincere il match ed impedire ai folletti di conquistare in un solo boccone torneo, Gran Slam e Triple Crown per aver battuto le rivali britanniche.
Droppo io, droppi tu - Ci prova con il drop di Stephen Jones negli ultimi dieci minuti di gara: il Galles torna avanti e il Millennium fa festa, come se fosse la grande vittoria. Sul conto di fine gara peseranno le punizioni sbagliate di Henson (da meta' campo) e Jones (da un metro piu' avanti), che tenterà l'ultimo tiro disperato dopo che O'Gara ha risposto al drop del numero 10 avversario con un altro drop ad una manciata di minuti dal fischio di Barnes. Si chiude così, 17-15 per l'Irlanda.
Applausi - 61 anni dopo quel 1948, quando il rugby era tutta un'altra vicenda di uomini e di regole, l'Irlanda riguadagna un Grand Slam e sale sul tetto europeo 24 anni dopo l'ultima volta, nel 1985 quando le Nazioni erano ancora Cinque. E' infatti la prima vittoria dell'Emerald Island al Sei Nazioni pur avendo accumulato ben quattro Triple Crown in dieci anni; di sempre sono al secondo Grand Slam, alla decima triple Crown e undicesima vittoria nel torneo (buoni ultimi tra le britanniche). Prende il posto del Galles e lo avevamo già sottolineato nei giorni scorsi: due nazionali che sono due anni fa, in occasione dei Mondiali di Francia, avevano lasciato brutti ricordi per le eliminazioni nel turno a gironi.
Prima i dragoni, oggi l'armata di San Patrizio. In due anni succede di tutto. Trionfa l'Irlanda di Kidney a conclusione di una stagione meravigliosa per il rugby irlandese: Munster campione d'Europa, nazionale imbattuta nel 6 Nations ed ora ancora una Heineken Cup da spartirsi. E scorrendo i nomi dei club dai quali provengono i XV neocampioni della competizione più antica al mondo, sognare è lecito e concesso.
Bentornata, Irlanda!

(QUI gli highlights BBC)
Una considerazione by Abr
(NB.: il "rosso" in foto con O'Driscoll non e' un gallese, e' Rog - Ronan O'Gara).
Scenario: e' dal 2000 che l'Irlanda gioca ad altissimo livello con la stessa celebrata generazione di giocatori, vincendo 3 Triple Crown in nove anni ma non riuscendo mai a portare a casa nulla di piu' di delusioni (al 6Nazioni, al Mondiale); come altre tre volte sono arrivati all'ultima giornata con le mani sul Trofeo, a giocarsela in casa dell'avversario piu' pericoloso.
Come sempre i Verdi giocano bene ma alla fine del primo tempo perdono 6-0; ce n'e' abbastanza per farsi venire certi pensieri fatalisti o no?
Invece gli irlandesi rientrano in campo e nel giro di due minuti piazzano due mete: nella prima superbo pack e grande intuizione di O'Driscoll autentico leader in campo che si improvvisa mediano e poi si compenetra nel pack chiudendo l'iniziativa come contro l'Inghilterra; nella seconda, grande responsabilita' del duo Shane Williams -Gavin Henson che arrivano fiacchi sul possibile placcaggio a Bowe.
Ma non e' ancora finita: nonostante le due mete a zero i gallesi gli passano davanti ancora, sempre e solo col piede di Stephen Jones. Un pizzico di protagonismo dell'arbitro Barnes, un po' di "mestiere" nel gestire gli attacchi gallesi, fino a quando uno sfondamento individuale di Phillips crea le condizioni per il drop al 75' , i padroni di casa sono un punto avanti a pochi minuti dalla fine.
Gli irlandesi avrebbero vinto lop stesso il Torneo, ma per capirci vincerlo perdendo con i campioni uscenti sarebbe stato come uno schitto di piccione sul tight del matrimonio.
Tranquilli, nessun problema stavolta: due minuti dopop il pack riprende a macinare terreno e avversari, i trequarti continuano a impegnare la difesa e l'ovale non scotta in mano a Ronan O'Gara, che risponde a drop con drop.
Come spesso capita la fortuna arride a chi la prenda per il bavero e la costringa a guardare dalla sua parte: il tentativo di calcio finale di Stephen Jones da metacampo ricorda quello contro l'Italia che tanto indispose Gavin Henson e ottiene il medesimo esito: corto e fine della storia.
Qualcosa e' evidentemente cambiato nelle teste degli stessi medesimi ragazzi di sempre: dai leader Rog (Ronan O'Gara,) O'Driscoll, O'Connell, ai leader del passato ma ancora importanti (Rory Best, Peter Stinger Man of the Match il sabato precedente), al grande irlandese degli Ospreys Tomy Bowe e tutti gli altri.
Gran bel lavoro di coach Declan Kidney, l'autentico "X Factor" di questa Irlanda: non e' per niente semplice trasformare un gruppo di campionissimi, alcuni "up in the hill" (con la puzza sotto il naso) e in ballo dal 2000 dopo averle provate tutte ottenendo tantissimi piazzamenti ma nessun trofeo, in un gruppo di vincenti.
Esercizio di gran lunga piu' difficile che non trasformare un gruppo di mediocri giocatori poco esperti in un team solido e rognoso, dal gioco efficace, difficile da battere: per questi basterebbe far le cose giuste credendoci, ai primi e' indispensabile inoltre non commettere il minimo errore. Non nominate il nome di Declan Kidney se passate dalle parti di Nick Mallett.

La nuova Inghilterra promossa a (quasi) pieni voti

Twickenham, London: England 26 - 12 Scotland

In Inghilterra avevano avvertito Martin Johnson, giusto per non perdere il vizio di mettere pressione sul manager di turno: la vittoria con la Francia non avrebbe valore se non fosse arrivata anche quella contro la Scozia. Dall'altra parte gli scozzesi avevano la storia contro, dal 1983 non espugnano Twickenham e di mezzo oggi c'era la Calcutta Cup, il primo trofeo dal quale tutto ebbe inizio. 6 Nations compreso.
Di mezzo c'è un torneo che lascia abbastanza contenti gli Highlanders - il cucchiaio di legno lo hanno rifilato a noi e si sono battuti con orgoglio anche contro l'Irlanda -, meno i tuttibianchi che però, a conti fatti hanno raggiunto un insperato secondo posto nel Torneo, che pero' irriterebbe gli esigenti media inglesi del settore quanto l'analoga piazza conquistata ai Mondiali non fosse che sembra stiano ingranando, grazie a certi nuovi innesti come Delon Armitage giusto per citarne uno
Primo tempo - Un match a due facce: i primi minuti sono in mano scozzese ma il brutto 'infortunio del mediano tuttobianco Ellis al 16' sostituito (bene stavolta) da Danny Care da' agli ingesi la possibilita' di parlarci sopra e ne risulta un resto di primo tempo tutto di marca inglese. I primi tre punti li mette a segno il solito cecchino Chris Paterson dopo otto minuti. Non è difficile intuire anche la tattica della Scozia: far cadere nel tranello dei falli i rivali, mai così presi di mira dagli arbitri e che hanno affollato la lista di sin bin in queste cinque partite. Poi, però, i padroni di casa salgono in cattedra. Johnno ha le idee chiare, meglio puntare su quelli che una settimana fa hanno umiliato la Francia.
Occorrono una ventina di minuti per vedere la prima meta con Ugo Moyne e sette minuti più tardi la replica è di Riki Flutey, con la conversione di Tobey Flood. Inizia a prendere il largo l'Inghilterra, si aggiungono altri sei punti con il piede caldo di Tobey Flood, fino ad arrivare ad un tranquillo 18-3.
Se la Scozia fosse un pelino più brava con le mani... - Ma è Inghilterra - Scozia, non una partita qualsiasi. Per quanto si capisca che la prima potrebbe chiudere i conti quando vuole, grazie alla grinta e alla continuità di gente Simon Shaw, Joe Worsley, Phil Vickery ed Andrew Sheridan. Eppure ecco che angoli da smussare ci sono, con la Scozia che non molla, si organizza, si difende e poi prova a ripartire, soprattutto nel secondo tempo, quando il distacco si assottiglia.
E' di nuovo merito dei piazzati di Paterson e Godman, questa volta l'indisciplina inglese si fa sentire. Se non fosse per una mediocre abilità nella gestione dell'ovale nel gioco slanciato degli scozzesi, sarebbe un bel casino per Martin Johnson.
Si arriva infatti al 18-12, in meno di venti minuti il cielo sopra Twickenham si fa un po' più pallido.
Inghilterra di rimbalzo - Basta però un drop di Daniel Care per ristabilire le distanze, quando l'orologio segna il 72'. Occorrevano punti per la Scozia, accade l'esatto contrario.
Dal 75' la mischia è no contest, dopo il forfait di Julian White: non ci sono più piloni tra le file inglesi. E da una mischia no contest arriva la terza meta dei padroni di casa con Matthew Tait, Andy Goode sbaglia la trasformazione ma poco importa, è 26-12. Nell'occasione della meta si fa male il centro scozzese Hugo Southwell che sbatte contro Armitage con il collo e la testa durante un placcaggio. La stessa dinamica dell'incidente di Harry Ellis.
La 116esima Calcutta Cup va all'Inghilterra. E Martin Johnson ora può dormire sonni tranquilli.

(QUI gli highlights BBC).
Un commento "tennico" (by Abr)
Innanzitutto onore alla grinta di coach Johnson e dei suoi che dopo l'inizio stentato e le due sconfitte conquistano di slancio il secondo posto del torneo. Piazzamento che di l'establishment inglese avrebbe potuto salutare con la stessa rabbia che costo' il posto al suo predecessore Ashton piazzatosi secondo al Mondiale 2007; stavolta invece sono tutti contenti e celebrativi.
Al contempo la Scozia, dice Hadden ma anche capitan Blair, squadra relativamente giovane Paterson a parte, ha dato tutto quello che e' nelle sue possibilita' attuali, rimanendo in partita fino al 70'; poi s'incolpano i soliti errori individuali e altre amenita' mallettiane: il rugby, e' un fottutissimo fatto, rimane uno sport che non perdona i mismatch, difficile da vincere a questi livelli senza mai attraversare quella sottile linea bianca, pur arrivando a un metro da.
Sta di fatto che la Scozia chiude il Torneo al quinto posto, con una unica vittoria contro i peggiorati italiani e per di piu' in casa al Murrayfield.
Tutt'e' due i tempi iniziano nello stesso modo: la Scozia intraprendente riesce a bloccare le iniziative inglesi, creando piu' di qualche problema e una iniziale paranoia da falli nei bianchi con la rosa. Peccato che non riescano a dare continuita' a tale tattica perfetta, peccato che il livello medio delle individualita' sia troppo squilibrato tra i due team.
Peccato infine per quella fuga di Thom Evans lungo la linea sinistra dell'attacco al 12' sullo 0-3, "terminata" da Ugo Monye, poteva cambiare l'inerzia della gara. Pochi minuti dopo, al 16' forse e' stata proprio la pausa dovuta ai soccorsi a Ellis a consentire agli scossi tuttibianchi un indispensabile "regroup".
Da quel momento l'intensita' e' cresciuta e i fantasmi sono svaniti dalle teste dei ragazzi di Martin Johnson, ricostruendo la "Fortezza Twickenham" con tre vittorie casalinghe in fila. Al 23' a forza di precussioni lungo tutto la linea alla fine i bianchi trovano il mismatch: Monye si beve Paterson e un centro e cala in meta e dopo pochi minuti e' il turno di Flutey, che ha in verita' poco controllo dell'ovale quando lo schiaccia ma per Damasco TMO e' tutto ok; ancora una meta di potenza sugli svilupppi di una rimessa laterale.
Nel secondo tempo gli scozzesi risalgono dal 18-3 al 18-12, non male, ma al 72' Danny Care gioca il vantaggio con un drop e al 77' gli inglesi sfruttano una mischia no contest per lanciare in meta Tait.
Adesso nella perfida Albione possono persino recriminare, ahhh se non avessimo perso per un punto in Irlanda, ahh se avessimo tenuto di piu' la disciplina la' e a Cardiff ...
Tant'e', oggi si puo' giustamente dire che questa Inghilterra ha trovato una sua fisionomia molto assomigliante guarda caso al suo allenatore: grinta, intensita', scompostezze mitigate dall'esperienza e dalla voglia di vincere. Secondo Johnson il prossimo passo per migliorare e' quello fisico: per battere gli australi (da' per scontato quindi che i boreali siano tutti battibili), serve che tutti e non solo alcuni raggiungano una adeguata massa per velocita' (uguale quantita' di moto).
Un'ultima nota, urge una nuova ELV da inserire al piu' presto: abolire quell'assurdita' della mischia "no contest", situazione troppo comoda e addirittura losca in certi frangenti (contro la Francia gli ultimi minuti di gara erano stati una sofferenza per la mischia inglese). Perche' non rendere obbligatoria la presenza in panca di almeno due o tre prime linee (piloni/tallonatori)?

La Francia si vendica con l'Italia di legno.




Roma, Stadio Flaminio: Italia 8 - 50 Francia

Ai francesi non rimaneva certo molto da pretendere da questo torneo dopo la scoppola che si sono dovuti portare a Parigi da Twickenham. L'Italia idem, se non altro che c'era di mezzo l'orgoglio per un brutto 6 Nazioni. Splende il sole sul Flaminio ma pioveranno per tutti gli 80 minuti le mete dei galletti che decidono di alzare la cresta con gli azzurri, le vittime sacrificali e i poveri malcapitati che ci mettono del loro per peggiorare la situazione.
Gli uomini di Mallett inziano forte, cercando di mettere sotto pressione una Francia un po' sorniona e scomposta, ma ad aprire le marcature è il mediano di apertura d'Oltralpe, Morgan Parra. Un po' sorniona, ma la sensazione è che sarà una Francia pure cinica.
C'è il vento che fa le bizze. E dopo 10' minuti il vento gira in campo, nel senso che la Francia prende confidenza e punta dritto agli spazi lasciati liberi dall'Italia con una veloce serie di passaggi che puntano alla cosiddetta "fisarmonica" alla Vittorio Munari: allargare e stringere il campo. I nostri rincorrono e cavalcano con poche palle in mano. Parra al 15' replica con un altro piazzato: 0-6. L'occasione per accorciare ci sarebbe la punizione dal piede di Marcato tre minuti più tardi, ma la palla esce. Al 22' invece fa centro.
Il problema è che gli azzurri si limitano a giochicchiare e a non costruire, la Francia invece sa quello che vuole. L'azione della meta lo mette in chiaro.
Il bel (?) gioco dura poco - Calcio francese, Griffen e Marcato danno un'occhiata al pallone che scende, nessuno avvisa il mediano di mischia che sta arrivando sparato Jauzion che salta in cielo, ruba l'ovale ed ora il possesso è francese nella nostra metà campo. Palla ad uscire, finché non arriva a Chabal che decide di levarsi parecchi sassolini dalla scarpa: invece di essere placcato, è lui che va a placcare correndo con la palla in mano Griffen e Mirco Bergamasco e non lo ferma più nessuno. Schiaccia in meta, Para non sbaglia un colpo: al 27' è 13-3 per la Francia.
L'Italia finisce qui. Thrin-Duc ha tutto lo spazio che vuole, da azione di rimessa, per andare subito in meta, stavolta senza conversione: al 29' è 18-3 per i galletti.
La Francia ci fa girare come fossimo una bambola - E' una presa in giro: si riparte, palla alla Francia, altro calcio up and under e non la piglia Griffen, ma di nuovo il francese Medard, arriva Dusatoir che serve nuovamente l'ala: meta + calcio di Parra, al 32' è 25-3 per la squadra di Lievremont che gioca a rugby.
Gli italiani si limitano a dire che c'è un in avanti in occasione del primo tocco su Griffen, ma non è una giustificazione tattica: gli azzurri erano in grande ritardo nel ricomporre la linea di partenza sull'aggancio, poi non arrivato, del nostro mediano.
Tre mete in sei minuti: nemmeno il più tecnologico dei live scoreboard può tenere botta.
Impressionante, a parte la performance di Chabal, come i francesi riescano sempre ad andare oltre il placcaggio e a stare in piedi quel tanto che basta per attendere un sostegno. Le basi di questa disciplina che, purtroppo, la nazionale italiane ha dimenticato di ripassare nel 6 Nations 2009.
Secondo tempo - Al ritorno dagli spogliatoi, l'Italia rimane lì, mentre la Francia no e dopo due minuti Heymans va in meta: al 42' è 32-3 per i blues. Cinque minuti e Parra segna di nuovo da un calcio di punizione.
Dio piacendo questo torneo è giunto all'ultimo capitolo.
La Francia va di nuovo vicinissima alla meta con Fritz, ma è Sergio Parisse a spingerlo fuori dal campo al momento più propizio e il numero 8 transalpino non può schiacciare in meta. Non c'è storia, gli azzurri vanno alla ricerca del sussulto di orgoglio, ma se c'è l'intenzione, manca del tutto l'organizzazione per proseguire. Tutta manna dal cielo per i nostri avversari.
L'arbitro irlandese Alain Rolland al 55' concede una meta un po' così a Nallet che raccoglie l'ovale da una ruck sulla linea di meta nostra e la appoggia in area. Difficile capire quanto sia valida. Non c'è più Parra, ma Michalak a calciare: la prima non è buona, punteggio sul 40-3.
Parisse e la seconda meta azzurra in tutto il torneo - Finalmente c'è gloria anche per l'Italia alla ripresa del gioco, con Sergio Parisse che conclude una bella azione di Andrea Marcato che con un calcio supera la difesa avversaria, poi agguanta il pallone, serve il capitano: è 40-8 per i francesi, la conversione di Marcato si ferma sul palo.
Al 68' sono 97 i placcaggi degli italiani, 50 quelli dei francesi.
Oramai nemmeno Rolland fa più il giudice di gioco e non fischia un passaggio in avanti del nuovo entrato Bastareaud a Michalak che poi serve Heymans che va in meta: 45-8.
A parte gli errori di Rolland, l'azione indica il cervello spento dei nostri: McLean dai 22 calcia malissimo in touch con tutto lo spazio a sua disposizione. Dalla rimessa parte la nuova folata viziata dal fallo di Bastareaud.
75': ottava meta per la Francia con quella di Malzieu. E' 50-8.
Finisce come doveva finire: il cucchiaio di legno 2009 è dell'Italia, in grado di risollevare la testa solo contro il Galles una settimana fa. Ci sarà tanto da dire, ancora tanto da discutere, dalle scelte azzardate di Mallett al debutto contro l'Inghilterra alla partita che ha segnato la nostra condanna con la Scozia.
Niente facce sconsolate e frasi fatte: qui tocca mettersi al lavoro immediatamente.

(QUI gli highlights BBC)
Mismatch - come da foto sopra (by Abr)

Uno scuornatissimo presidente Dondi lamentava a fine partita "li abbiamo lasciati giocare". Nella realta' esiste un termine ben preciso anglosassone per descrivere cos'e' successo al Flaminio: "to be outplayed", si dice quando qualcuno ti batte spiazzandoti, infilandoti d'incontro per usare un termine pugilistico. Indipendantemente dal fatto che ti sia superiore sul piano tecnico individuale (come nel caso in questione) oppure no.
Bastano un paio di numerelli statistici a descrivere la situazione.
Nel primo tempo la presenza nelle metacampo e' stata all'incirca pari tra le due squadre (19min40sec a testa circa), peccato che il possesso palla sia stato di 20min53sec per la Francia e di miseri 5min48sec (!!) per l'Italia.
Vale a dire che siamo stati si' di la' ma senza giocare, anzi restituendo velocemente il possesso. Non tanto per via degli errori come nelle prestazioni precedenti (ne abbiamo fatti 16 contro 18 francesi, 4 turnover vinti contro 5 avversari) quanto coi calci (32 possessi italiani calciati, il 20% dei nostri). Dato che siamo prevedibili, ci aspettavano al varco: han ringraziato dei regali che NON ci hanno restituito (han calciato 25 volte, il 12% dei loro possessi), sono ripartiti (23 drive da ruck contro 5 nostre), ci hanno allargati (la fisarmonica di cui parla il Socio) e finalmente ci hanno infilati.
Nel secondo tempo abbiamo sistemato il possesso (in lieve vantaggio nostro) ma a quel punto loro, forti del vantaggio acquisito ci hanno inchiodati nella nostra metacampo (31min11sec dalla nostra parte contro 15min33sec nella loro).
E' tutto qui: qualcuno ha preparato la gara meglio di qualcun altro. Piuttosto, quello che nessuno s'aspettava dopo il Galles e' trovare italiani proni agli eventi negativi, privi di carica, assolutamente incapaci di reagire.
A fronte di tale rassegnazione cosmica dei nostri (come scrive anche Planet Rugby, non si vince mai se il primo a non crederci e' il tuo allenatore), gli episodi divengono fatali.
La prima meta si poteva ancora catalogare come fatalita': Griffen salta meno di Jauzion e Chabal sfonda, questi sono fatti noti; certo che la seconda linea di difesa ...
La seconda meta invece grida vendetta al cospetto degli dei: esattamente la stessa meccanica, persino come posizione di campo, di quella segnata in prima fase da Danielli in Italia Scozia. Buco nella "coda" della rimessa tra Bergamauro e McLean, ridicoli la capacita' di recupero e i placcaggi della seconda linea di difesa (Griffen, Rubini): errare e' umano, perseverare ...
Le ultime due mete (Medard seconda e Malzieu) fanno parte del "garbage time", quelle parti di gara in cui non c''e piu' nulla da dire e da fare. Altro "regalo" e' quello al 42' di Bergamauro (pessimo) a Heymans: calcetto rasoterra, modo infantile di cadere in trappola contro la difesa rovesciata invece di andare a contatto e settare il piece. Nella propria metacampo per giunta: chiaro che i nostri "pensano" troppo e han paura di sbagliare, invece che lasciar pensare i muscoli e giocare (anche) per divertirsi.
Ci stanno anche ben tre mete regalate ai Galletti dall'ineffabile e distratto Rolland: due chiari passaggi in avanti nella prima di Medard e in quella finale di Malzieu, piu' quella del pack attribuita a Domingo (Kaplan che e' pignolo ma sa le regole, aveva negato una meta identica a Harinordoquy contro il Galles: fin che l'ovale e' dentro una ruck lo puoi solo tallonare, se lo prendi in mano e' "hands in ruck" e punizione contro).
Tant'e' , avrebbero vinto con quattro mete a una invece che sette.
Alla luce di queste considerazioni non si salva nessuno degli arrendevoli e confusi nostri, nemmeno Parisse con quei passaggi dietro la schiena dai nostri 22m degni di miglior causa. Marcato, friabile ultimo baluardo, fa vedere l'unico brillio con quel calcetto al 56' recuperato e successivo offload dal perfetto timing a Bergamauro che lancia in meta Parisse; Zanni mette in mostra la sua buona volonta', qualche bella palla rubata in ruck e un in avanti che spegne la nostra migliore iniziativa a fine primo tempo; Ghiraldini ancora una volta fa funzionare mediamente bene la rimessa (2 perse 11 prese, 1 a 7 quelle francesi) ma nulla piu'.
Nessuno merita ulteriori segnalazioni se non negative (Rubini si fa bere in velocita' da Trinh Duc, Bergamauro spento, prime e seconde a sacrificarsi in ruck e basta, Griffen come gia' detto fa il supplente, Pratichetti il precario, Canale coi suoi calcetti del cavolo a regalar possessi; persino Mirco oggi vagola confuso per il campo; e un'ala sul lato chiuso nella meta di Malzieu, dov'era, mentre l'estremo si toglie per non rischiare di farsi male?).

Una pero' in particolare che mi rimane nella strozza la dico: McLean a un certo punto l'avrei voluto picchiare (in modo figurato s'intende; anche se in quel momento, sentite le mie urla, sono arrivati tutti a chiedermi se m'ero fatto male).
Aldila' dei suoi vari errori (i due calci iniziali del 6-o francese sono due tenuti suoi in fila, la meta "decisiva" di Trinh Duc al 27' e' segnata dal "suo" uomo, etc.etc.), ho visto tutto il nostro Torneo riassunto nel momento in cui, dopo tanta fatica per ottenere una rimessa ai 5metri e tre quattro buone fasi in pick&go, t'arriva palla a lui e chettifa' ?
Invece di attaccare la linea o passare a un centro come si fa dal Trofeo Topolino alla Web Ellis Cup, 'sto figlio di un estremo calcia ... maddove se stavamo sui 5m? Calcia dentro all'area di meta .... Ma che e', basket, andiamo a rimbalzo?! Bastava continuare con le percussioni; invece nessuna pazienza, nessuna lucidita', nessuna fiducia, solo (poche) palle che scottano.
Speriamo che crescano, speriamo che qualcosa di importante cambi tra chi ha la responsabilita' di istruire e preparare questi ragazzi e le partite.
O capintesta Dondi, siamo d'accordo che nel rugby ci vuole innanzitutto umilta', ma cio' detto non ci piace sentirti dire che "abbiamo la sconfitta nel nostro dna"; comunque, visto che nessuno puo' mandarti a casa per alcuni anni, almeno speriamo cazzierai di brutto chi di dovere, instillando a Mallett ("non e' in discussione, lo e' tutto l'insieme") qualche spunto su come rivoluzionare al piu' presto lo staff tecnico. Il tutto con parole tue...
I francesi? Ingiudicabili, avevan ben poco davanti; un game plan ben eseguito da Parra, Trinh Duc e Traille.

giovedì 19 marzo 2009

Ultime formazioni per il Sei Nazioni

Ultima elencazione delle formazioni annunciate e "mini guide ai match" per la quinta e ultima giornata del Sei Nazioni prevista sabato che arriva.
Italia prima a scendere in campo con la Francia alle 14.30, poi Inghilterra- Scozia alle 16.30 a Twickenham per chiudere alle 18.30 col gran finale dal Millennium Galles - Irlanda, il match che decidera' la Triple Crown, la vincitrice del torneo e dell'eventuale Grand Slam, mentre gli altri due confronti avranno in palio "solo" Calcutta Cup e Trofeo Garibaldi alla sua terza edizione.

L'Italia e' sempre buona ultima ad annunciare le sue (abbastanza scontate, ma non per questo a volte non sorprendenti) formazioni; appena annunciata la pubblicheremo. Senza aspettarci gran variazioni rispetto alla formazione che ha decentemente tenuto il campo con il Galles B.
UPDATE ore 14.30: come volevasi dimostrare, vedi formazione annunciata sotto.
Per adesso abbiamo la solita lista dei 24, dai quali e' stato espunto a sorpresa Masi che pareva ristabilito: evidentemente Mallett desidera mantenere la medesima impostazione tattica attuata contro i gallesi, ergo ha bisogno di un estremo calciatore come Marcato piu' che di un assaltatore.
Quindi nemmeno stavolta ci sara' concesso valutare l'aquilano del Biarritz nel suo ruolo di centro a fianco di Canale; del resto fargli posto significherebbe spostare all'ala Mirco, uno degli uomini piu' esperti e in forma che abbiamo, dove per come giocano i trequarti italiani oggi non puo' che dare un apporto sporadico. Forse Masi stesso, se a giocare estremo ci puo' anche stare, proprio non se la sente di piazzarsi lui all'ala "forte" (ruolo difficile oltre che underestimated) dopo le figure rimediate grazie a Mallet l'anno scorso all'apertura.
Abortito l'obiettivo delle due vittorie nel Torneo, rimane questa sfida con una "bestia nera" storica degli italiani; il rugby francese e' sempre stato un modello lontano ma piu' chiaro da imitare di quello anglosassone, un movimento che e' una sorta di "nume tutelare" delle nostre velleita' di ingresso nel Gotha del rugby europeo ma allo stesso tempo sempre col nasino all'insu' nei nostri confronti.
Non e' un caso che quest'anno in Challenge Cup tre squadre italiane su quattro abbiano sfiorato il colpaccio del passaggio del turno proprio grazie a vittorie esterne in casa dei Cugini, tranne essere bruscamente risvegliati dai sogni proprio da una serie di sconfitte principalmente coi francesi.
Arbitro sara' l'irlandese mezzo francese Alain Rolland, sulla carta una garanzia.

15 Andrea Marcato (Benetton Tv); 14 Giulio Rubini (Overmach Pr), 13 Gonzalo Canale (Clermont), 12 Mirco Bergamasco (Stade Francais), 11 Matteo Pratichetti, 10 Luke McLean, 9 Paul Griffen (tutti del Cammi Calvisano); 8 Sergio Parisse (capt.), 7 Mauro Bergamasco (entrambi dello Stade Francais), 6 Alessandro Zanni (Cammi Calvisano); 5 Marco Bortolami (Gloucester), 4 Santiago Dellape (Toulon); 3 Carlos Nieto (Gloucester), 2 Leonardo Ghiraldini (Cammi Calvisano), 1 Salvatore Perugini (Stade Toulousain).
Repl.: Franco Sbaraglini (Benetton Tv), Martin Castrogiovanni (Leicester Tigers), Carlo Antonio Del Fava (Ulster), Josh Sole, Pablo Canavosio (entrambi dell'Mps Viadana), Luciano Orquera (Brive), Roberto Quartaroli (Overmach Pr).
La Francia scende al Flaminio con poche variazioni: l'esperto Traille schierato estremo al posto di Medard (evidentemente Lievremont vuole avere una alternativa tattica alle sole ripartenze da dietro tipiche del giovane tolosano), riportato all'ala come al suo debutto mandando Malzieu in panca; Fritz outside centre manda Bastareaud in panchina a pensarci sopra, Bonnaire terza linea blindside con Dusatoir openside e Chabal riportato per carita' di patria in seconda linea la posto di Thion. Salta anche il pilone "inglese" Faure, torna Barcella. Invariata la mediana ma pronto in panchina Michalak al posto di Tillous Borde.
In sostanza Lievremont vuole dare una prova d'appello ai suoi, contando e sul loro desiderio di riscatto e forse anche sull'avversario non propriamente impegnativo. La sua lettura dell' humiliation della scorsa settimana e' che i suoi, aldila' di qualche erroruccio sottile ma catastrofico di formazione (vedi Chabal terza ala), abbiano giocato individualisticamente invece che come squadra.

France: 15 Damien Traille (Biarritz); 14 Maxime Medard, 13 Florian Fritz, 12 Yannick Jauzion, 11 Cedric Heymans (tutti del Toulouse); 10 Francois Trinh-Duc (Montpellier), 9 Morgan Parra (Bourgoin); 8 Imanol Harinordoquy (Biarritz), 7 Julien Bonnaire (Clermont), 6 Thierry Dusautoir (Toulouse); 5 Sebastien Chabal (Sale Sharks), 4 Lionel Nallet (Castres, capt); 3 Sylvain Marconnet, 2 Dimitri Szarzewski (entrambe dello Stade Francais), 1 Fabien Barcella (Biarritz)
Repl.: William Servat (Toulouse), Thomas Domingo (Clermont), Jerome Thion (Biarritz), Louis Picamoles (Montpellier), Frederic Michalak (Toulouse), Mathieu Bastareaud (Stade Francais), Julien Malzieu (Clermont).
Del tutto invariata l'Inghilterra, stessissima squadra che ha messo sotto la Francia.
Toby Flood recupera l'infortunio alla spalla (con qualche residuo dubbio) subito propiziando la quarta meta e anche Joe Worsley sara' della partita nonostante una ferita che ha richiesto sei punti di sutura.
Il challenge per gli inglesi che con la Scozia in casa non perdono dal 1983, sara' da un lato far vedere che l'intensita' messa in mostra coi francesi non era episodica, dovuta alle falle aperte negli avversari piu' che alla loro forza; dall'altro farebbero un grosso errore a rilassarsi pensando che il problema disciplina sia definitivamente risolto.
Anche perche' di fronte hanno il cecchino Paterson pronto a punirli; oltretutto il pack albionico dovra' non solo controllarsi nelle ruck, anche in mischia chiusa dovran darsi da fare per prendere subito le misure agli scozzesi che ha fatto sudare chiunque, irlandesi inclusi, almeno per un tempo.
L'arbitro sara' il sudafricano Marius Jonker, a mio personale avviso uno dei migliori. La brutta notizia per gli inglesi e' che sa valutare una mischia e le ruck.

15 Delon Armitage (London Irish); 14 Mark Cueto (Sale Sharks), 13 Mike Tindall (Gloucester), 12 Ricky Flutey (Wasps), 11 Ugo Monye (Harlequins); 10 Toby Flood, 9 Harry Ellis (entrambe di Leicester); 1 Andrew Sheridan (Sale Sharks), 2 Lee Mears (Bath), 3 Phil Vickery (Wasps), 4 Steve Borthwick (Saracens, capt), 5 Simon Shaw (Wasps), 6 Tom Croft (Leicester), 7 Joe Worsley (Wasps), 8 Nick Easter (Harlequins).
Repl.: Dylan Hartley (Northampton), Julian White (Leicester), James Haskell (Wasps), Nick Kennedy (London Irish), Danny Care (Harlequins), Andy Goode (Brive), Mathew Tait (Sale Sharks).
La Scozia largamente invariata introduce solo Scott Gray in terza linea al posto di Barcklay chiamando in panchina Kelly Brown.
Sara' tosta riconfermare il successo casalingo dell'anno scorso contro la auld enemy anche se nella realta' le armi le avrebbero: pack abrasivo per scombussolare la fragile disciplina inglese, piede di Paterson per punirli; si trattera' di vedere se il carattere degli scozzesi sapra' reggere la pressione di Twickenham.
Coach Hadden ci provera' con il massimo sforzo, dipendendo la sua sopravvivenza sulla panca scozzese dal display che la sua squadra sapra' fornire. Siamo infatti sotto il livello minimale di due vittorie nel torneo stabilito inizialmente dal suo datore di lavoro Gordon McKie presidente della SRU anche se, ripensando alla partita persa con l'Irlanda .... "Without making excuses, I think we have been unlucky" ha dichiarato. Decodificando, a Hadden probabilmente bastera' perdere onorevolmente per conservare il posto.

Scotland: 15 Chris Paterson (Edinburgh); 14 Simon Danielli (Ulster), 13 Max Evans, 12 Graeme Morrison, 11 Thom Evans (all Glasgow); 10 Phil Godman, 9 Mike Blair (capt., entrambe Edimburgh); 8 Simon Taylor (St.Francais), 7 Scott Gray (N.Saints), 6 Al Strokosch (Gloucester), 5 Jim Hamilton (Edimburgh), 4 Jason White (Sale Sharks), 3 Euan Murray(N.Saints), 2 Ross Ford (Edimburgh), 1 Al Dickinson (Gloucester). Repl.: Dougie Hall, Moray Low (entrambe Glasgow), Nathan Hines (Perpignan), Kelly Brown (Glasgow), Chris Cusiter (Perpignan), Nick De Luca, Hugo Southwell (entrambi Edimburgh).
Il Galles ritorna al classico dopo le divagazioni nella Citta' Eterna, cambiando solo la coppia di centri rispetto alle prime due partite: Shanklin prende il posto a Jamie Roberts lasciando il suo a Gavin Henson.
Tutto il resto e' stato restaurato, a partire dal pack dove dei romani messi in crisi dagli Azzurri rimangono titolari solo Powell e Alu-Wyn Jones, con tanto di fascia di capitano restituita da quest'ultimo al legittimo proprietario (non parente) Ryan Jones. In panchina viene confermato il giovane mediano Fury per le indisponibilita' di Gareth Cooper e Martin Roberts.
Perduto in ogni caso la possibilita' del bis del Grand Slam, il titolo e' ancora li' da prendere, manca solo la vittoria con almeno 13 maledetti punti di distacco.
A tal fine il sottile psicologo Gatland che prima del match con l'Inghilterra aveva rivelato "conosciamo le chiamate in rimessa degli inglesi" (giusto per metterli in confusione), ha dichiarato: "i miei giocatori me lo dicono spesso, di tutte le squadre del mondo quella che meno sopportano e' l'Irlanda". In effetti gente come Ronan O'Gara riesce poco simpatica a molti, vero Castro.?

Wales
: 15 Lee Byrne (Ospreys); 14 Mark Jones (Scarlets), 13 Tom Shanklin (Blues), 12 Gavin Henson, 11 Shane Williams (entrambe Ospreys); 10 Stephen Jones (Scarlets), 9 Mike Phillips (Ospreys); 8 Andy Powell (Blues), 7 Martyn Williams, 6 Ryan Jones (capt); 5 Alun-Wyn Jones, 4 Ian Gough; 3 Adam Jones (tutti Ospreys), 2 Matthew Rees (Scarlets), 1 Gethin Jenkins (Blues).
Repl.: Huw Bennett (Ospreys), John Yapp (Blues), Luke Charteris (N.-G. Dragons), Dafydd Jones (Scarlets), Warren Fury (London Irish), James Hook (Opreys), Jamie Roberts (Blues).
L'Irlanda ritorna ai titolari provati, alla ricerca della miglior "chimica" che garantisca confidenza e saldezza di nervi in quella che sara' la bolgia del Millennium.
Dei quattro rincalzi (di livello) introdotti contro la Scozia, riprendono il loro posto in panca Stringer, Leamy e Best per far posto ai titolari O'Leary, Heaslip e Flannery. Solo Gordon D'Arcy conserva il posto di titolare al centro rimpiazzando Paddy Wallace, forse il coach Declan Kidney conta sul suo affiatamento con O'Driscoll.
E' la squadra che ha prevalso sugli inglesi per un punticino quella che al Millennium dovra' capitalizzare su 13 punti di margine per riportare nell'Emerald Island un titolo che manca da 25 anni: i gallesi non li battono con un margine piu' grande dal 1983.
Un occhio infine all'arbitro: il mitico inglesino Wayne Barnes, quello di Francia-Nuova Zelanda al mondiale. Preparato ma protagonista, scarsamente influenzabile dal pubblico. Ma anche ogni tanto prono a grossolani errori di valutazione.

Ireland: 15 Rob Kearney (Leinster), 14 Tommy Bowe (Ospreys), 13 Brian O'Driscoll (capt.), 12 Gordon D'Arcy, 11 Luke Fitzgerald (tutti Leinster), 10 Ronan O'Gara, 9 Tomas O'Leary; 1 Marcus Horan , Jerry Flannery, John Hayes, Donncha O'Callaghan, Paul O'Connell (tutti Munster), Stephen Ferris (Ulster), David Wallace(Munster), Jamie Heaslip (Leinster). Repl.: Rory Best, Tom Court (entrambe Ulster), Mick O'Driscoll, Denis Leamy, Peter Stringer (tutti Munster), Paddy Wallace (Ulster), Geordan Murphy (Leicester Tigers).

lunedì 16 marzo 2009

Rush finale

Se la matematica non è una opinione, al Galles occorre una vittoria con 13 o più punti di vantaggio sull'Irlanda per vincere nuovamente il 6 Nations. Per la proprietà commutativa, all'Irlanda basta non perdere la testa per riuscire, finalmente, a vivere felice dopo la risurrezione post Mondiale di Francia 2007. Questa edizione del torneo sta regalando emozioni a non finire e la cosa non può che fare piacere a tutti quanti amino questo sport.
Al punto che oggi l'Inghilterra ha messo fuori gioco, in modo definito, la Francia. L'ha umiliata. A Twickenham è finita 34 - 10. Un risultato che aiuta a porsi diverse domande.
Il Galles, per esempio, che ha avuto una due settimane fa durante la trasferta parigina? Era la pratica da chiudere per ripetersi ed invece Warren Gatland ha dovuto fare i conti con il deficit delle formazioni boreali, quel killer istinct che invece è segnato nel dna delle compagini australi. Ieri al Flaminio ai dragoni è venuto il fiatone e il braccino contro un'Italia che, anche lei, fa sorgere un interrogativo: dove era finita contro la Scozia? La nazionale di Mallett è tornata a cadere con onore, per lo meno un passo in avanti è stato compiuto. I limiti di casa nostra li conosciamo e se qualcuno non l'avesse ancora capito, non è solo per via delle nuove regole etc. etc. che fatichiamo: Gatland può permettersi di levare l'ottimo Byrne per Shanklin, noi robe del genere ce le scordiamo. E' la nostra mediocrità alla quale si sono aggiunte altre situazione quest'anno, come uno spogliatoio un po' allo sbando e la sterilità in fase di realizzazione di mete. Il killer istinct, vecchia storia. E così, contro una nazionale modesta, ma tosta come la Scozia, le ferite sono venute a galla.
Ma è l'Irlanda a brillare, con il suo verde che martedì si appresta ad essere bagnato dalla birra per la festività di San Patrizio. Un gruppo che ha attraversato più delusioni che soddisfazioni negli ultimi anni, data spesso tra le favorite e finita (quasi) sempre dietro la vincitrice, se non ancora più dietro in altri casi. Il trauma della eliminazione prematura ai Mondiali è stato digerito con grande fatica, è costata una panchina e annessa rivoluzione nello staff tecnico. Ma ha sempre potuto contare sull'humus di casa sua, ad esempio la colonia di Munster - non a caso detentrice dell'Heineken Cup.
Così sabato prossimo, al Millennium Stadium in quel di Cardiff, va in scena il match clou dei match clou. Tra le due nazionali che hanno compiuto i passi in avanti più significativi negli ultimi due anni. Non è un caso nemmeno questo.



TeamPts.GVPariPPFPS+/-
1Ireland844001045846
2Galles64301856421
3England44202985840
4France442027493-19
5Scotland241036776-9
6Italia0400441120-79


UPDATE: qui sotto gli effetti delle partite del weekend sul ranking IRB.
In attesa del confronto finale al Millennium il Galles scivola indietro come la Francia e l'incolpevole e inattiva Argentina; a proposito di inattive, Fiji tifa inglese nella prossima Calcutta Cup per "mangiarsi" anche il posto scozzese; salgono Inghilterra e Irlanda, ora prima tra le Boreali. Italia "stabile" al tredicesimo posto, il 10' e' lontano oltre tre punti pieni.



IRB World Rankings - 16 March 2009
Position (last week)Member UnionRating Point
1(1)NZLNEW ZEALAND92.68
2(2)RSASOUTH AFRICA89.45
3(3)AUSAUSTRALIA85.86
4(6) IREIRELAND81.98
5(5)WALWALES81.88
6(4) ARGARGENTINA81.56
7(8) ENGENGLAND80.80
8(7) FRAFRANCE79.02
9(9)SCOSCOTLAND75.39
10(10)FJIFIJI75.24
11(11)SAMSAMOA72.57
12(12)ITAITALY72.15
13(13)TGATONGA70.05
14(14)GEOGEORGIA69.66
15(15)CANCANADA69.12
16(16)JPNJAPAN68.05
17(17)RUSRUSSIA66.91
18(18)ROMROMANIA66.15
19(19)USAUSA63.55
20(20)URUURUGUAY62.78

Recent Posts


Latest Rugby Headlines


Championships

Rugby Values

rugbyboots.net

rugbyboots
We take a look at all the rugby boots on the market, show you the best for your position, the conditions and whether it is rugby union or rugby league you need the boots for.

Rugby news from Scrum.com

Rugby World News

Premiership News

SuperSport.com News

Eurosport - France

SudOuest.fr - rugby

Il Rugby in Italia (via RugbyCS)